Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo venti



Forse era stato il "pathos" del giorno precedente la causa dell'infermità della cubana, che si era svegliata con 38 di febbre, un mal di testa martellante e le forze azzerate. O forse erano stati i ripetuti viaggi in aereo, Los Angeles/ New York- New York/ Los Angeles, a cagionarle un malessere fisico. Le ragioni potevano essere molteplici, fatto che sta che Camila era costretta a letto. La cosa che la faceva imbestialire era la tempestività beffarda con cui si era presentata la malattia.

Avrebbe dovuto essere sul campo, invece era confinata in panchina. E che panchina! Un letto matrimoniale pieno di medicine, briciole di biscotti e riviste nemmeno sfogliate. Fortunatamente Dinah aveva supplito egregiamente la sua momentanea assenza, incaricandosi personalmente di seguire Lauren durante tutto il giorno e tentare di apparire quanto più discreta possibile. "Senza dare nell'occhio," aveva ammiccato. Ovviamente il piano erano andato a rotoli esattamente cinque minuti dopo, non che Camila sperasse in una durata più consistente.

«Ho già una scorta, Camz. Non ho bisogno anche dei tuoi tirapiedi.» Aveva scherzato la corvina, mimando gesti intimidatori alla polinesiana, sempre in aveste spiritosa.

«È solo una precauzione, dato che io non posso intervenire.» Tossicchiò, sbuffando infine per la noia che le provocava quell'inghippo indesiderato.

«Effettivamente avevo notato l'assenza di uno dei miei gorilla.» La prese in giro la corvina.

«Simpatica, davvero simpatica.» Cantilenò con accento birignao la cubana, occluso dal raffreddore. Lauren sorrise, era così tenera.

«Che cosa hai intenzione di fare adesso? Spero niente che metta a rischio la tua vita!» Sottolineò protettiva la cubana, sperando che un monito bastasse per dissuaderla da propositi dinamitardi.

«No, aspetterò. La notizia è stata diffusa in tutto il paese, sono sicura che qualcuno ci aiuterà a smascherare l'identità dell'hacker.» Serrò la mascella. Agognava per un po' di sana giustizia, che detto da lei era alquanto irriverente, ma vero.

«Non vedo l'ora.» Ringhiò a denti stretti la cubana, già sul piede di guerra.

Lauren sospirò. Non era il momento di campare castelli in aria, soprattutto date le condizioni fisiche della cubana. «Ok, meglio che tu riposi adesso, tanto Dinah è sempre qui di vedetta.» Risero entrambe.

La cubana la salutò e le augurò buona giornata, quindi tornò a inabissarsi nella sua "valle di lacrime". Fu una giornata monotona e tediosa, stracolma di intenzioni ma vuota di azioni. Era troppo fiacca per attuare il suo volere, troppo annoiata per smetterla di annoiarsi. L'unica distrazione che si concesse fu quella di rivisitare alcune pratiche burocratiche, valutare i tassi d'interessi, e spilluzzicare articoli qua e là che ritraevano lei e Lauren in una cornice romantica ed eroica al contempo. I titoli erano sensazionalistici come da prassi, le foto lascivano libero arbitrio all'immaginazione, che da un abbraccio affettuoso ricamava su trame secondarie. Era come se quasi tutta l'America fosse maggiormente interessata nell'evoluzione sentimentale delle due donne, che nel crimine clamoroso commesso da un pazzo armato. Ah, a proposito. L'FBI aveva interrogato "il pazzo armato", che realmente si chiamava John Tevez, ispanico naturalizzato americano, trentasei anni. Si rifiutava ovviamente di collaborare, e l'unica indiscrezione che si era lasciato sfuggire era stato un commento mordace che aveva messo alle strette i detective: "Tanto chiunque mi abbia assunto ha talmente tanti soldi che mi tirerà fuori di qui in ventiquattro ore."

Camila rimuginava su quell'affermazione, che non era per niente scontata. Poteva significare che era stato profumatamente pagato per quel lavoro, e che quindi il mandante si sarebbe potuto fare avanti per scagionarlo, sapendo bene quanto rischioso fosse che la fonte si trovasse circondata da agenti.

Dovevano solo aspettare che facesse un passo falso.

Attorno al primo pomeriggio, Ally chiamò la cubana, chiedendole come procedeva in generale. Le dispiaceva non aver potuto prender parte alla spedizione, ma non avrebbe voluto pesare economicamente su nessuno, e perciò, impossibilitata ad auto finanziarsi, aveva preferito permanere a Los Angels. Jessie era tornata ai suoi doveri. Si stava occupando di seguire il torneo, che ristagnava noiosamente. Era sempre molto seguito, ma ormai iniziavano a delinearsi i papabili vincitori, ed era scoraggiante classificarsi puntualmente nella top 30, senza mai eccellere.

Camila parlò anche con quest'ultima. Scambiarono qualche parola, ma la donna sembrava stranamente evasiva. Era da qualche giorno che invece di tartassarla la stava ignorando. La cubana era sicura che fosse successo qualcosa, era una sensazione sottopelle, ma sapeva che non era il momento propizio per intavolare l'argomento. Non così.
Le fece presente comunque che per lei ci sarebbe sempre stata, qualsiasi cosa necessitasse, ma ciò parve sconfortata ancora di più invece che rincuorarla.

A sera la cubana cucinò un brodo già pronto, si accontentò di un documentario sulle amantidi religiose e dissotterrò scaglie di cioccolato dalla confezione di gelato alla nocciola. Dinah aveva prenotato una stanza in un albergo più economico, a pochi isolati. Si informò se Camila abbisognasse di qualcosa e poi tornò a dormire.

La cubana stava per seguire il suo esempio quando ricevette il suo telefono si illuminò. Era Lauren.

«Ehi.»

«Ehi.»

Si schiarì la voce per non sorridere spudoratamente. «Come va?»

«Bene, tu piuttosto come stai?» Il suo tono rauco era così seducente da provocarle brividi.

«Sopravviverò.» Scherzò, ottenendo una risatina che non agevolò affatto lo stomaco in subbuglio.

«Scusa l'ora, volevo metterti al corrente.» Premise la corvina, stuzzicando la curiosità dell'altra. «Ho ricevuto un po' di email, persone che si sono candidate per aiutarci, ovviamente in forma anonima. Alcuni sostengono di aver già rintracciato l'hakcer, ma vogliono essere pagati. Altri pretendono soldi prima ancora di identificarlo.» Lauren sospirò. Probabilmente non aveva calcolato che l'esporre pubblicamente il manifesto d'aiuto avrebbe potuto attirare anche arrivisti con secondi fini.

«Sono sicura che ci sarà davvero qualcuno disposto ad aiutarci.» La incoraggiò la cubana, speranzosa.

Lauren reclinò appena la testa, la sua voce si addolcì: «AiutrCi?» Sottolineò.

Camila inspirò profondamente, deglutì e aumentò la pressione sull'apparecchio. «Beh, ci siamo insieme tutti, no?» Tentò di sviare, creando un diversivo che non fece molta presa.

Lauren annuì fra se e se, abbassò lo sguardo e sospirò. «Camz» Ti prego non chiamarmi così, diamine «Posso farti una domanda?»

«Uhm-uhm.» Mugolò affermativa, ma decisamente nervosa per il clima intimo che si respirava.

«Tu.. Voglio dire..» Non le capitava spesso di balbettare, anzi: le era successo solo due volte. La prima, con Camila. La seconda, con Camila.

«Nel mio ufficio, quando John ti ha fatto quella domanda, tu hai detto, hai detto una cosa.» Esordì incerta, avvampando e maledicendosi allo stesso tempo.

«Non sei molto d'aiuto.» Ridacchiò la cubana, tentando di far mente locale.

«No, lo so...» Respirò rumorosamente, si prese qualche istante di pausa, poi proseguì. «Camila, è vero che mi ami?»

La cubana sbarrò gli occhi, farfugliò qualcosa che nemmeno lei seppe riconoscere cosa, dopodiché sprofondò in un silenzio abissale.

«Mi dispiace, lo so che è una domanda molto difficile, è solo che continua a tornarmi in mente e ho bisogno di sapere se è vero o se l'hai detto per aiutarmi, non so...» Avrebbe voluto una doppia razione di whisky, forse tripla, per affrontare l'imbarazzo che la pervadeva, ma invece aveva solo il suo respiro.

«Lauren, è complicato.» Testimoniò infine la cubana, cercando di essere il più lucida possibile.

«Com-complicato in che senso? È vero o no?» Dio, non era mai stata così, lei. Non era mai stata... cosi!!!

«Lauren, non posso rispondere a questa domanda.» Si morse il labbro inferiore, ma prima che la corvina potesse nuovamente intervenire si affrettò a soggiungere: «La verità è che odio stare senza di te, ma quando sto con te odio me stessa

Intercorse un silenzio consacrante. Non erano gli anni, non erano i tormenti, non erano i peccati, non erano nemmeno i tradimenti o le cicatrici. Era la rottura, quella interna, che ancora oggi spaccava la cubana a metà. Non aveva mai amato nessuno come amava Lauren, ma non era nemmeno mai stata ferita tanto come l'aveva ferita Lauren. C'era un modo per riconciliare ciò che aveva perso e ciò che voleva, oppure no?

Lauren non poteva biasimarla, e per quanto quella confessione la strappò, non poté che annuire che sussurrare che aveva ragione.

«L'ultima cosa che voglio è condannarti. Non ho bisogno di dedicare la mia vita alla vendetta, anche perché non sopporterei di farti soffrire. Ma non voglio nemmeno essere più Io quella che soffre. Devo, devo trovare un punto d'incontro, ammesso che esista.» Chiarì, tirando su col naso un po' per il raffreddore, un po' per...

«Posso aiutarti? In qualche modo, qualsiasi modo.»

La cubana ci rifletté lungamente prima di dire: «Forse si.»

«D'accordo, come? Farò tutto.» Non si risparmiò Lauren, pronta a qualsiasi cosa pur di alleviare il dolore della cubana.

«Hai detto che ci sono ancora dei segreti fra noi.» Prese un bel respiro, si soffermò per qualche istante nel baratro che la divideva da ciò che sapeva e ciò che non voleva sapere, poi riemerse. «È il momento di saperli.»

—————

Spazio autrice:

Ciao a tutti.

Capitolo più corto e di passaggio, lo so. Presto scoprirete cosa Lauren sta ancora nascondendo, in più chiarirò le dinamiche dell'aggressione, ma tutto con calma. A breve verrà svelata anche l'identità dell'hacker, che ancora nessuno di voi ha intuito 😝

A presto!

Grazie mille a tutti.

Sara.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro