1
Sono per metà inglese e metà italiana e penso che non tutte le ragazze della mia età abbiano la possibilità di andare nel Regno Unito per frequentare la palestra olimpionica di ginnastica più conosciuta: la Leeds Gymnastics Club.
Per essere italiana, l'inglese lo mastico abbastanza, e tendo a sottolineare abbastanza, bene: capita ogni tanto di avere dei vuoti per alcune parole inglesi, ma alla fine vado a intuito.
Sono in aereo adesso, tra qualche minuto sarò in aeroporto diretta a casa di mia nonna paterna, di origini esclusivamente Britanniche e God save the Queen.
Mia nonna mi aspetta proprio dove aveva detto: qualche macchina più avanti ai taxi gialli, con portella aperta e motore acceso.
A volte detesto il loro curare anche i dettagli.
-Hi Grandma- dico felicemente entrando in macchina, riscontrandomi con mia nonna che mi lancia un'occhiataccia. Vi risparmio il suo discorso inglesino e ve lo traduco, come tutto il resto d'ora in poi, tranne ciò che non capisco: quello rimane in originale, ricordatevelo.
-Levati quel sorriso dalle labbra: appena arriviamo a casa ti lavi, ti cambi e vai dritta alla palestra Leeds, siamo chiari?- mi disse con tono intransigente.
-Si, signora- dissi mettendomi la cintura. Deve essere successo qualcosa perché mia nonna non me la ricordo per niente così. Appena a casa, mio nonno mi stringe tra le sue grandi braccia.
-Honey, I missed you- mi disse facendomi sciogliere.
-Mi sei mancato anche tu nonno- gli faccio sapere stringendolo di più a me. Per fortuna il nonno non è cambiato.
-Forza Alice! Siamo già in ritardo!- mi urla nonna dalla cucina.
Guardo mio nonno che con un sorriso fa spallucce.
Corro velocemente in bagno a sciacquarmi e cambiarmi più velocemente che posso e mi infilo una tuta e una maglia e corro giù per le scale, entrando in macchina diretta alla palestra.
Rimango a bocca aperta appena entro nella palestra: è molto ma molto più grande di tutte le palestre che abbia mai visto in Italia.
C'erano un sacco di persone: bambini, adolescenti e ragazzi della mia età che erano già a lavoro. Subito mi si avvicina un uomo che sembrerebbe un allenatore.
-Ciao, sono il tuo allenatore, puoi chiamarmi John. Sei Alice giusto?- mi chiese stringendomi la mano. Dio quanto parlano veloci. Annuisco, vedendo un gruppo di ragazzi a torso nudo sfidarsi in una serie di esercizi. Uno di loro corre verso me e il mio allenatore.
-Sei nuova?- mi chiede sorridendomi.
È della mia stessa altezza, biondo, occhi celestissimi e sorriso bianchissimo, per non parlare del corpo che ha.
-Sì, sono Alice, tu sei?- chiedo stringendogli la mano.
-Nile...Nile Wilson- dice con un sorriso smagliante.
-Nile, ti dispiacerebbe seguirla in questi giorni?- chiese l'allenatore verso di lui, che lo guardò e annuì.
-Nessun problema- disse per poi sistemarci in un angolo della palestra.
-Bene, iniziamo con un po' di stretching- inizia, battendo più volte le mani.
Mi tolgo la giacca, rimanendo con il pantalone e il top sportivo, notando gli occhi di Nile vagare sulla mia figura, abbassando il volto e sorridendo come una scema.
Iniziamo così qualche esercizio alle gambe.
-Non ti ho mai visto qui: non sei inglese, vero?- mi chiede mentre lo guardo distrattamente, presa da ciò che mi è intorno e interessata a osservare gli esercizi di ginnastica di alcuni ragazzi.
-No, vivevo in Italia- dissi cambiando gamba per l'esercizio.
-Hai uno sguardo diverso dagli altri- disse facendomi fermare e voltarmi per guardarlo meglio.
-Spiegati- dissi guardandolo attentamente. Sorrise e cambiò esercizio, mentre lo seguii a ruota.
-Tu non ti fermi al guardare solo l'esercizio: lo segui nei minimi particolari, l'emozione, l'intensità, lo sforzo che c'è dietro. Noti sfaccettature che ad altri sfuggono: semplicemente il tuo è uno sguardo sognante e i tuoi occhi brillano di una luce mai vista- mi spiega, facendomi comparire un sorriso sulle labbra che non finisce più.
Annuii, guardando verso le sbarre.
-Ho sempre amato, fin da piccola la ginnastica: ogni volta mi incantavo, come la prima volta che la vidi. L'eleganza, la passione, la dedizione e la perfezione è qualcosa che mi ha sempre attirato. Quando accidentalmente ho fatto la mia prima verticale, ho deciso di dedicarmi completamente a lei, alla ginnastica- spiegai alzandomi e facendo stretching con le braccia.
Lo sguardo di Nile era intenso, di un celeste mai visto e di una serietà senza confronto.
-Io mi sono fatto parecchie fratture, ma ho sempre continuato- mi spiegò, avviandosi al tappetino elastico.
-Vuoi?- mi chiese indicandolo. Sorrisi e annuii. Così mi avvicinai al bordo e saltai, lasciandomi andare.
-Sei fenomenale- ero riuscita ad atterrare perfettamente, senza perdere l'equilibrio, librandomi in aria come un piccolo colibrì. Feci un salto carpiato in avanti.
-Sono quasi due mesi che non tocco la ginnastica, per problemi articolari. Ma ora voglio vedere di cosa sei capace tu- dissi sorridendogli.
Ricambiò il sorriso e mi invitò a seguirlo alle sbarre. Iniziò con una serie di slanci, all'inizio facili e poi sempre più difficili, catturando completamente la mia attenzione.
Finì in bellezza, atterrando alla destra delle barre, in perfetto equilibrio.
Rimasi senza parole, a bocca aperta, battendo le mani contenta.
-Avevo sentito parlare della tua bravura, Nile, ma mai fino a questo punto- mi complimentai appena si avvicinò a me, sorridente, mentre i miei occhi caddero sui suoi tatuaggi.
-Ti piacciono?- disse. Beccata, come al solito.
-Sono davvero molto belli, specialmente quello delle limitazioni- dissi indicandolo sul suo fianco.
-Mi fa piacere- disse facendomi l'occhiolino e per poco non caddi a terra. Qualcuno venne correndo verso di noi, un tipetto biondo, poco più alto di Nile.
-Hey Bro, can you come?-
-Yeah, sure. Alice he is Jay- disse Nile, presentandomelo, mentre mi rivolgeva un sorriso mozzafiato.
-Ciao- dissi alzando la mano, salutandolo. Continuò a sorridermi e mi fece l'occhiolino per poi andare più lontano con Nile. Okay che ho visto molti ragazzi di ginnastica ma qui sono tutti degli Dei greci, porca miseria.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro