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2 - Heartbroken college boys

Warning: gli asterischi indicano un salto temporale, mentre i trattini indicano un cambio di scena nello stesso lasso di tempo. Non so perché ve lo stia dicendo, volevo avvisarvi per rendere le cose più semplici (?)



***



Better off as lovers

And not the other way around



Calum's pov



«Quindi, fammi capire bene, Ashton ha detto a Michael di te e lui?», chiese Luke di nuovo, roteando gli occhi quando annuii, «E ti preoccupi di questo? Quanto sei idiota».

Rigirai il ghiaccio nel bicchiere con la cannuccia, fissando incredulo Luke. «Non dirmi che tu non ti preoccupi. Potrei morire da un momento all'altro!», sbottai, terrorizzato.

Da quando Ashton aveva raccontato a Michael della nostra scappatella di Santa Cruz avevo la paura ragionevole che Michael sarebbe comparso a casa mia da un momento all'altro brandendo un coltello da macellaio. Potevo sembrare paranoico, ma ero dell'idea che Michael non avrebbe sopportato di sapere che il suo migliore amico è stato con me, insomma, è successo già con Luke e mi odia da quando l'ha scoperto!

«Ma dai, sta tranquillo. Michael capirà, non può essere l'unico ad aver avuto una vita sessuale attiva alle superiori», cercò di tranquillizzarmi Luke, poggiando una mano sulla mia spalla.

Sospirai. «Lo sai com'è fatto. È già geloso di me per il nostro rapporto, adesso viene a sapere che ho quasi scopato con il suo migliore amico otto anni fa... Avrà sicuramente reagito male».

Luke intanto stava guardando il suo cellulare. «Uhm, Ashton dice che non ha reagito poi così male... È solo un pochino sotto shock- aspetta. Che vuol dire quasi scopato?», sbottò, fissandomi accigliato.

«Significa ciò che significa, scemo».

Luke si grattò la nuca. «Uh, quindi gli ha raccontato solo di Santa Cruz», dedusse.

Annuii. «Sì. Pensavo lo sapessi, tu ed Ashton vi parlate no?».

«Certo ma... Non sapeva che lo sapessi, quindi non ha specificato - a proposito, ce l'ha con te perché me l'hai detto. Quindi, gli ha detto solo di Santa Cruz e non del college?».

Scossi la testa. «Credi che se l'avesse fatto adesso sarei qui a confidarti le mie paure? Sarei già sotto terra», dissi, rabbrividendo.

No, che Michael sapesse di me ed Ashton era fuori discussione. Che poi, sì, Michael già sapeva di me ed Ashton, ma sapeva soltanto di Santa Cruz; non sapeva che durante il college io ed Ashton eravamo stati insieme. Niente di serio, ovviamente, il nostro era solo un accordo per sfogare la nostra frustrazione repressa - almeno credo che non sia stato niente di serio. Del resto quanto potrebbe avere influenza, nella vita di una persona, del sesso con il tuo migliore amico?



***



- Due anni prima -



«Mi ripeti il motivo per cui ti sei fatto queste orride ciocche bionde?».

Sbuffai, alzando gli occhi al cielo mentre Ashton mi guardava con sguardo critico. «Volevo cambiare un po', Ash. Ogni tanto fa bene cambiare, non credi?», borbottai, estraendo una sigaretta dal pacchetto che avevo posato sul tavolo e portandomela alle labbra. Accesi la sigaretta sotto lo sguardo ora accigliato del mio migliore amico. «Che vuoi adesso?».

Ashton si strinse nelle spalle, afferrando il suo bicchiere di the ghiacciato e bevendone un piccolo sorso. «Non mi piace che fumi», mugugnò, imbronciato.

«E a me non piace che ti lamenti di me», replicai, sbuffando fumo mentre parlavo, «E poi Michael fumava come un turco, non te ne sei mai lamentato».

Ashton si morse il labbro inferiore. «Con Michael era diverso», borbottò, «Non metterlo in mezzo, adesso stiamo parlando di te. E poi solo perché non ho mai detto niente a Michael, non voleva dire che non mi infastidisse».

Feci spallucce. «Va bene, come dici tu. Ah, stasera hai da fare?».

«Sai che non ho più un bel niente da fare da quando Ali mi ha lasciato», rispose, accigliandosi.

Gli feci uno sguardo compassionevole. Dimenticavo spesso quanto Ashton potesse essere ancora triste dalla separazione con Alicia. Era stata la sua prima ragazza, era comprensibile. Non che ci capissi qualcosa, comunque; le relazioni amorose non erano mai state il mio forte. «Sai quanto mi dispiaccia che vi siate lasciati, Ash, e capisco che tu possa sentirti triste, ma credo sia ora di voltare pagina».

Ashton mi guardò scettico. «È passata solo una settimana, Calum. So che sei romanticofobico o qualsiasi cosa sia ma-».

«A-romantico», lo corressi, accigliandomi, «Ascolta i miei consigli per una volta! Stasera Danny ha organizzato una serata a casa sua per la partita, e ci saranno un sacco di ragazze. Quindi, tu stasera vieni con me e niente storie».

Ashton sospirò. «Lo sai che passerò una serata intera a lamentarmi».

«Lo so e non mi importa. Che ne sai, magari incontri "quella giusta", chiunque possa essere. Oppure una bella scopata? Che ne so. Basta che la smetti di fare il musone, odio vederti triste», borbottai, accigliandomi verso la fine del discorso. Non credevo ad una singola parola che avevo detto, ma una cosa era vera, io non sopportavo di vedere Ashton triste. Nei sei anni in cui ci siamo conosciuti ho cominciato a considerarlo come un fratello; era anche l'unico amico stretto che mi era rimasto, visto che Luke non si faceva sentire da secoli. Mi domando perché abbia deciso di tagliare i ponti con me così improvvisamente; ormai ci parliamo soltanto per messaggio una volta ogni mille anni e la cosa mi intristisce molto. Dopotutto, Luke è il mio migliore amico.

«Stai pensando a Luke, vero?».

Alzai la testa, fissando Ashton con un sopracciglio alzato. «Come hai fatto ad indovinare?».

Ashton si strinse nelle spalle. «Hai la stessa faccia che aveva Michael quando lui l'ha mollato. Ancora non vi parlate?».

Scossi la testa, amareggiato. «Qualche messaggio senza risposta», spiegai, «Ogni volta che vado a trovarlo a casa o non c'è o non mi apre».

Ashton sbuffò. «Sicuramente si è stancato di te ed ha deciso di mollarti. Proprio come ha fatto con Michael».

Mi rabbuiai. «Non dire così. So che sei arrabbiato, ma... Luke aveva le sue ragioni», difesi il mio migliore amico con determinazione, come facevo sempre. Non era raro che Ashton facesse commentacci su Luke; succedeva, anzi, troppo spesso.

«Sì, okay, chiudiamo il discorso altrimenti litighiamo», tagliò corto Ashton, alzandosi, «Ho bisogno di una mano con la spesa. Mi aiuti?».

Spensi la sigaretta nel posacenere, poggiandoci poi il mozzicone ed alzandomi. «Okay. Come mai devi fare la spesa? Di solito la fa sempre tua madre, no?», chiesi, seguendo Ashton alla sua auto.

«Mia madre è di nuovo in vacanza con Lauren ed Harry quindi mi tocca fare l'uomo di casa. Che palle», mi rispose Ashton, mettendo in moto.

«Non riesco a capire perché non vai mai in vacanza con loro».

Ashton mi guardò brevemente, incredulo. «E passare due settimane in compagnia di quegli strampalati in un altro paese? No grazie».



—-



Casa di Ashton era stranamente silenziosa, senza sua madre e le sue canzoni indie sparate a tutto volume e Lauren ed Harry che litigavano. Entrammo in cucina, posando le buste di carta sull'isola in granito.

«Perché mi hai dato la busta più pesante?», mi lamentai per l'ennesima volta con Ashton, mentre estraevo una lattina di Coca cola dal frigo. Mi sedetti sul bancone, osservando il mio migliore amico sistemare le cose che avevamo comprato nei vari mobili in cucina.

Ashton fece spallucce. «Non mi andava di portare cose pesanti, oggi».

Sbuffai. «Ma tu sei più forte rispetto a me», dissi, lanciandogli un'occhiataccia mentre si prendeva la mia lattina, bevendone il contenuto, «Hey! Quella era mia».

Ashton alzò un sopracciglio. «Casa mia, coca cola mia».

«Non ti fa schifo poggiare la bocca dove l'ho poggiata io? Di solito sei così schizzinoso», notai, riprendendomi la lattina. Rispetto a quando l'avevo aperta era leggerissima.

«Ci conosciamo da secoli, ci siamo pure baciati. Perché dovrei essere schizzinoso con te?», rispose Ashton, arrossendo leggermente quando menzionò il fatto che ci fossimo baciati.

Sorrisi malizioso, stringendo una guancia di Ashton fra le dita mentre lui mi guardava accigliato. «Uh, la mia principessina, tutta imbarazzata», cantilenai, «Di solito non menzioni mai Santa Cruz, strano».

Ashton si voltò, tornando a sistemare la cucina. «Facevo degli esempi sul perché io non sia schizzinoso con te», rispose, «Non posso essere schizzinoso quando io e te ci siamo baciati, non credi?».

Mi leccai le labbra, osservando il sedere di Ashton, fasciato alla perfezione dagli skinny jeans neri che portava. Di solito faccio del mio meglio per non pensare a lui in quel senso, ma dopo che ha menzionato Santa Cruz non posso non guardarlo e pensare che diamine, Ashton mi deve ancora una scopata. No, non ho dimenticato per niente la promessa che gli feci ben sei anni fa.

«Calum?».

La voce del mio migliore amico mi riportò alla realtà. Fissai il mio sguardo sul suo viso, sorseggiando distratto la mia coca cola. «Uhm?».

«Sento i tuoi occhi su di me. Che succede?».

Scossi la testa. «Cosa dovrebbe succedere? Non ti sto neanche guardando, idiota», dissi nervoso, poggiando la lattina ormai vuota sul bancone e scendendo da esso, «Uh, fa caldo. Vogliamo fare il bagno?».

Ashton mi guardò confuso. «Okay... Mi sembri così strano. Sicuro che non ci sia niente che non va?».

Annuii. «Sicurissimo».

Ashton non abboccò. «Va bene, allora... Vado a prendere i costumi da bagno. Aspettami qui», sbottò, correndo fuori dalla cucina.

Lo guardai sparire nel corridoio con un sopracciglio alzato, prima di decidere che avrei potuto fare il bagno perfino in mutande. Avevo bisogno di buttarmi nell'acqua gelata, pensare ad Ashton in quel senso aveva reso i miei skinnies ancora più stretti. Così, uscii fuori; chiusa la porta-finestra in vetro, mi sbottonai i pantaloni uscendone con non poche difficoltà, sospirando di sollievo quando mi liberai dell'indumento che opprimeva in parte la mia erezione. Mi sfilai la maglietta e corsi in acqua, tuffandomici dentro. Ah, fredda al punto giusto.

Stavo nuotando beato nell'acqua gelata quando sentii la porta-finestra aprirsi. I miei progressi andarono tutti a farsi fottere quando Ashton avanzò verso di me, indossando niente se non un paio di boxer neri e gli occhiali da sole. Si sedette sul bordo della piscina mentre mi avvicinavo a lui nuotando.

«Ti avevo chiesto di aspettarmi in cucina», borbottò, posando gli occhiali sul lettino più vicino a lui ed immergendosi in acqua.

Feci spallucce, nuotando il più lontano possibile da lui. «Beh, tu avevi detto che saresti andato a prendere i costumi da bagno, perché sei in boxer?», chiesi, cambiando discorso.

Ashton roteò gli occhi. «Non li ho trovati. Che c'è, ti crea problemi il fatto che abbia solo i boxer addosso?», mi chiese, in tono di sfida ed affilando il suo sguardo.

Sì. Mi crea troppi problemi che però tu potresti risolvere benissimo, pensai, limitandomi però a dire «Non mi crea nessun problema. Ti ho solo chiesto perché non avessi un costume addosso».

«Non penso sia questo grande dilemma, Dio mio, ma perché stiamo litigando per un costume da bagno?», chiese esasperato, nuotando verso di me.

Alzai gli occhi al cielo. «Nessuno sta litigando. Ti ho solo chiesto una cosa, per l'amor del cielo!».

«Ti eccita il fatto che non abbia il costume? Che indossi soltanto un paio di boxer?».

Quasi mi cadde la mascella. Come cazzo faceva ad indovinare sempre? Dovrà avere qualche sesto senso nascosto...

«Che cazzo di domanda è?», chiesi nervoso, mordendomi le labbra mentre Ashton avanzava verso di me.

Il riccio si leccò le labbra. «Andiamo, ammettilo. Mi guardavi come se avessi voluto mangiarmi, prima. E adesso stai indietreggiando. Scommetto che hai un'erezione».

Beh, non ce l'avevo finché non l'aveva menzionata. Grazie Irwin. «Smettila di crederti chissà chi. Stai solo dicendo cazzate», dissi, andando a sbattere contro il muro della piscina. Cazzo. Adesso non ho più vie di scampo, Ashton è vicinissimo a me e se provassi a scappare mi inseguirebbe.

Respirai pesantemente mentre Ashton mi raggiungeva, inchiodandomi tra il suo corpo e il muro della piscina. Un sospiro soddisfatto lasciò le sue labbra quando i nostri corpi vennero a contatto. «Proprio come pensavo», commentò, sorridendo malizioso, «A quanto pare ti ecciti ancora con poco».

Chiusi gli occhi. «Lasciami stare, Ashton, ti prego», implorai, sentendomi davvero patetico. E bugiardo. No, non volevo per niente che Ashton mi lasciasse stare; d'altronde era anche un bel po' che non facevo sesso.

Ashton rise malizioso, poggiando le sue labbra sul mio collo. «Perché dovrei? Tanto ti piace», mi fece notare, passando la mano destra sul cavallo dei miei boxer. Un gemito lasciò le mie labbra al contatto.

«Mi conosci troppo bene», mi arresi, ridacchiando e facendo ridere Ashton a sua volta sulla mia pelle.

«Già, sei un tipo piuttosto arrendevole», concordò Ashton, alzando il viso e incollando le sue labbra alle mie, «Ew, sai di sigarette».

Alzai gli occhi al cielo. «Beh, allora non baciarmi», mi lamentai, afferrando Ashton per i fianchi e facendolo finire contro il muro, posto precedentemente occupato da me, «Abbiamo un conto in sospeso, io e te».

Ashton alzò un sopracciglio. «Un conto in sospeso?».

«Santa Cruz, sei anni fa. Ti ricorda qualcosa?», mormorai, baciando il collo ad Ashton, «Ti promisi una scopata che però non mi sono mai preso», dissi, afferrando Ashton per le cosce, «Direi che è ora di mantenere la promessa, non credi?».

Ashton ansimò. «Aspetta, non qui», mugugnò mentre continuavo a baciare il suo collo, «A-andiamo in camera mia ti prego».

Sorrisi malizioso. «Come desideri, principessa».

Lasciai andare Ashton, nuotando per raggiungere la scaletta della piscina. Non appena uscii, notai subito che Ashton fosse sparito. Mi guardai intorno con un sopracciglio alzato, decidendo poi di entrare in casa. Ashton non era neanche in cucina. Pensai di continuare a cercarlo quando mi resi conto che Ashton probabilmente mi aveva ingannato, scappando non appena avevo voltato le spalle per uscire dalla piscina. Dannazione. Questa me la paga! Non può lasciarmi con un'erezione insoddisfatta, non può!

Salii di sopra, sbattendo i piedi nudi sul pavimento in parquet. «Ashton Fletcher Irwin! Vieni subito qui!».

«NO!», sentii urlare, «Io non voglio fare sesso con te!».

Sbuffai alzando gli occhi al cielo. «Dai Ash, non voglio fare sesso con te».

«Ah no?».

Mi passai una mano in faccia. «Se non vuoi, non lo faremo. Non posso costringerti, lo sai. Sei anni fa non l'abbiamo fatto perché tu non ne eri sicuro, ricordi?».

Una manciata di secondi dopo ciò che avevo detto, Ashton uscì da camera sua, avanzando timidamente verso di me. «Non voglio parlare di sei anni fa», cominciò, arrossendo.

Feci spallucce. «Tutto ciò che dovevi fare era dirmi che non volevi, ecco. Non ti costringerei a fare qualcosa che non vuoi fare».

Ammetto che fossi un tantino confuso riguardo alla situazione. Non era stato lui, a cominciare tutto? Per la prima volta, io non avevo fatto niente per cominciare qualcosa. Era stato lui a spalmarsi contro di me e ad insinuare che avessi un'erezione, o l'ho sognato? Ha cominciato lui. Perché si era ritirato dicendo che non voleva fare sesso con me quando gli ho menzionato Santa Cruz, allora?

Ashton abbassò lo sguardo. «L-lo so, è solo che... Dio, non so come dirlo».

Alzai un sopracciglio. «Cosa dovresti dirmi?».

Ashton sospirò. «Io, ecco... sono confuso? Insomma, non voglio farlo, io non sono gay, mi piacciono le ragazze ma... tu sei... tu sei così sexy, Calum. Sei irresistibile e il mio corpo mi sta implorando di farmi scopare da te in ogni modo conosciuto al genere umano ma il mio cervello dice che è una cosa insensata ed è sbagliato perché tu sei il mio migliore amico e non posso provare attrazione fisica verso di te, senza contare che non provo qualcosa per te e mi sembrerebbe soltanto di usarti - perché cazzo ti stai togliendo i boxer nel bel mezzo del mio corridoio?!», sbottò, interrompendo il suo discorso.

Feci spallucce. «Tu vuoi fare sesso con me? E lascia stare le macchinazioni del tuo cervello idiota».

Ashton si guardò intorno, come a non guardarmi. Quasi sbuffai. «Uhm... S-sì?».

Sorrisi malizioso, afferrando Ashton per un polso e trascinandolo in camera sua, scaraventandolo sul letto e mettendomi su di lui. «Bene, allora facciamo sesso», dissi frettoloso, incollando le mie labbra alle sue. Mentre la mia lingua si insinuava nella sua bocca, la mia mano destra percorreva il suo corpo soffermandosi al tessuto bagnato dei boxer, la sua erezione evidente sotto la stoffa nera. Premetti la mia mano su di essa, facendo gemere Ashton nella mia bocca. Mi godetti i suoni che lasciavano le sue labbra, sentendomi sempre più eccitato. Dio, avevo dimenticato quanto Ashton potesse essere irresistibile.

«S-smettila di provocarmi e fa ciò che devi fare», gemette Ashton, infastidito.

Mi staccai dal suo collo, guardandolo innocentemente. «Ma ho appena iniziato con te», commentai, mordendomi il labbro inferiore, «Ci sono delle cose che ho sempre voluto farti, principessa».

Il respiro di Ashton ebbe un intoppo. «C-cosa?», mi chiese, timoroso mentre gli abbassavo i boxer.

Sorrisi malizioso. «Beh, hai detto che ti guardavo come se avessi voluto mangiarti, prima, no?», Ashton annuì dopo averci pensato per qualche secondo, «È proprio ciò che voglio fare».

Ashton mi guardò sconvolto per qualche secondo, mentre io scendevo sul suo corpo, riempiendo di baci la sua pelle abbronzata che sapeva di cloro. Leccai i suoi addominali, facendolo gemere. Sorrisi malizioso, arrivando proprio dove volevo arrivare. Toccai il piccolo anello di muscoli con le labbra ed Ashton sussultò, facendo per chiudere le gambe. Scossi la testa, alzandola e guardando Ashton con fare severo. «Vorresti soffocarmi o cosa?».

Ashton scosse la testa. «N-non voglio che tu faccia ciò che volevi fare. È imbarazzante».

Alzai gli occhi al cielo. «Non è imbarazzante. È come farlo ad una ragazza».

«Non lo è!».

Sbuffai. «Aiuterebbe se ti mettessi di schiena? Così non mi guardi», suggerii, nonostante volessi che Ashton mi guardasse più di ogni cosa al mondo. Soffro un po' di manie di protagonismo, sì.

«Oh, okay».

Ashton si girò sul letto, sorreggendosi sulle ginocchia e sui palmi delle mani e io quasi venni alla vista. Cercai di controllarmi e tornai concentrato a ciò che stavo facendo; dopo aver leccato l'entrata, cercai di infilare la punta della lingua dentro con scarsi risultati. Così, mi portai due dita in bocca e le succhiai, rendendole bagnate a sufficienza. Il polpastrello del mio dito indice segnò il piccolo anello di muscoli prima che lo infilassi dentro. Ashton gemette ad alta voce alla sensazione, irrigidendosi.

«Rilassati, principessa», dissi, muovendo il mio dito avanti ed indietro, facendo gemere Ashton.

«N-non mi chiamare p-principessa, fottuto idiota».

Ridacchiai. «Ma lo sei», replicai, infilando anche il dito medio, «Sei la mia principessa».

«Non lo sono- oh Dio!», sbottò Ashton; probabilmente avevo colpito la sua prostata.

«Dicevi?», chiesi malizioso, leccando attorno alle mie dita ed infilando la punta della lingua dentro, dilatando Ashton ulteriormente. Ashton emise un sussulto strozzato.

«Morirò», sbottò, tra gli ansimi.

Decisi che ne avesse avuto abbastanza, così estrassi le mie dita da lui. «Girati, voglio che mi guardi».

Ashton si girò di schiena, tenendo le sue gambe aperte mentre mi guardava esausto. «Pensi che riuscirò a sopravvivere?», mi chiese, facendomi ridere, «Mi sento di morire».

«Beh, non morire prima di aver avuto un orgasmo, allora», lo presi in giro, «E poi sarebbe strano spiegare a tua madre che sei morto mentre facevi sesso con me quindi cerca di sopravvivere».

Ashton scoppiò a ridere. «Sei così scemo».

«Detto da te è un complimento», replicai, portandomi sempre più vicino a lui, «Siccome è la tua prima volta, devo andare piano. A meno che...».

«No», sbottò Ashton, «Non azzardarti».

Alzai un sopracciglio. «Non devo azzardarmi a fare cosa?».

Ashton si leccò le labbra. «Andare piano. Non voglio che tu vada piano. Non sono una ragazzina, ho ventitré anni. Lo prenderò come un uomo della mia età».

Ridacchiai. «Come desideri, principessa».

«Non chiamarmi principessa!», quasi strillò, facendomi scoppiare a ridere definitivamente.

«Forse è meglio starmi zitto», sospirai, «Sei pronto?».

«Sta zitto e scopami».

Oh. Da dov'è uscita, questa?

Nonostante mi sentissi in vena di sfottere Ashton senza ritegno, mi limitai a soddisfare le sue richieste - anche perché davvero non reggevo più la tensione che si era accumulata nella stanza. Avvicinai il mio pene ad Ashton, respirando pesantemente mentre infilavo la punta dentro. Ashton emise un sussulto spezzato, mordendosi il labbro. Gli avrei chiesto se stesse bene ma lui mi fece cenno di continuare e basta, così lo riempii completamente, sentendomi letteralmente in Paradiso. L'ho già detto che non faccio sesso da un bel po'?

«Dio mio», sbottò Ashton, «Adesso ho la piena certezza che morirò».

«Non fare tanto il melodrammatico, dovresti prenderlo come un uomo della tua età o no?», lo presi in giro, muovendomi appena. Un sussultò lasciò le labbra di Ashton, a cui io risposi sorridendo malizioso.

«Cosa avevamo detto a proposito del parlare, Calum?», mi ricordò Ashton, lanciandomi un'occhiata severa.

«Giusto, giusto. Devo stare zitto e scoparti. Ma tu me le tiri da bocca certe cose», mi difesi, imbronciandomi leggermente.

«Se non la finisci tirerò davvero quslcosa dalla tua bocca», sbottò il riccio.

Quella minaccia mi lasciò basito, non avevo mai sentito Ashton parlare così e la cosa era davvero bizzarra. Decisi però di lasciar perdere, cominciando a muovermi lentamente nel corpo di Ashton, al che lui emise un gemito di protesta. Roteai gli occhi accelerando i miei movimenti, sperando che così la principessa sarebbe stata contenta. E beh, era contenta eccome: Ashton prese a gemere sempre più ad alta voce, spingendosi contro di me. Sorrisi malizioso, andando sempre più veloce, alla ricerca di quel punto che avrebbe mandato Ashton fuori di testa. Quando colpii la sua prostata, Ashton urlò - letteralmente - implorandomi di farlo di nuovo. Ovviamente l'accontentai, come potevo non farlo?

Ormai Ashton era creta nelle mie mani, vicinissimo all'orgasmo che avrebbe travolto anche me. Mi affrettai ad afferrare il suo pene, pompandolo a ritmo delle mie spinte finché entrambi non venimmo quasi in sincrono, Ashton sul suo stomaco e la mia mano, ed io dentro di Ashton. mi accasciai su Ashton, poggiando la testa sul suo petto e respirando sollevato.

«Ew. Che schifo!».

Alzai la testa, guardando Ashton confuso. «Che c'è adesso?».

«Ho la tua... roba dentro di me. Che schifo! Mai più».

Ridacchiai, prima di baciare Ashton. «Su, non fare tanto lo schizzinoso».

«Tu non ti comporteresti diversamente se fossi nella mia situazione - cosa che succederà presto. Dobbiamo pareggiare i conti, Hood».

Scossi la testa, rotolando via da Ashton. «Non succederà, tranquillo. A parte che sarebbe strano, siamo migliori amici».

Ashton mi fissò scettico. «Quindi, tu puoi mettermelo in culo e passarla liscia ma io non posso pretendere un piccolo favore? Mah», protestò.

Mi poggiai con un gomito sul cuscino. «Stavo solo mantenendo una promessa fatta sei anni fa, Ash. Non ci sarà niente di sessuale tra di noi ulteriormente a ciò che è successo oggi, ci siamo intesi?».

Ashton sbuffò. «Come vuoi, sono troppo stanco per litigare».



***



** in caso non lo sappiate, una persona a-romantica è una persona che non prova attrazione sentimentale per un'altra persona, ma che può esserne attratta fisicamente o provare altri tipi di amore nei suoi confronti. Calum si definisce a-romantico perché non ha mai sentito attrazione sentimentale per nessuno. **


[A/N] Buongiorno!

Lo ammetto, mi ero quasi dimenticata di postare. Lo giuro, mi è completamente passato di testa, ahaha

Con questo capitolo entriamo nel vivo della storia, comunque. Credete che Ashton non voglia riscattare il suo premio e che Calum non glielo lascerà fare? Siete fuori strada.

Non sono riuscita ad arrivare al capitolo 5 come mi ero prefissata di fare, sono ancora a metà del 4. Spero di riuscire a finirlo in questa settimana, lol

Detto questo, ci vediamo sabato con il capitolo 3! ♥

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