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13 - In the end, you're still my best friend

All this delusion in our heads

It's going to bring us to our knees

Calum's pov



Entrai nell'auto di Luke sbattendo la portiera, facendo spaventare il ragazzo.

«Mio Dio. Ti devo ricordare che sono un ragazzo che si spaventa facilmente?», sbottò, preoccupandosi subito non appena notò l'espressione sconvolta che dovevo sicuramente avere, «Okay, cos'è successo?».

«Niente», scossi la testa, «Mi porti il più lontano possibile da qui per favore?».

«Certo - Ashton ti ha detto se ricorda dov'è la tua auto?», mi chiese Luke, mettendo in moto.

«Sì. È alla centrale di polizia, stanotte ho fatto i più grandi casini della mia vita a quanto pare».

«Oh Dio. Ti sei fatto arrestare?!», sbottò Luke, voltandosi verso di me di scatto.

Abbassai la testa. «Ricordami di non bere mai più. Faccio solo cazzate».

«Beh... Io e Mali una volta abbiamo scommesso che ti saresti fatto arrestare per guida in stato di ebbrezza e ho vinto! Mali mi deve venti dollari - Santo Cielo Calum, perché stai piangendo?!», mi chiese Luke preoccupato, accostando l'auto sul ciglio della strada.

«S-sto piangendo? Non me ne sono accorto», borbottai, toccandomi la guancia con i polpastrelli. Sì, a quanto pare stavo piangendo.

«Perché piangi, Cal? Cos'è successo con Ashton?».

Sapevo di potermi fidare di Luke, così gli raccontai tutto. Di come mi fossi sentito imbarazzato per colpa di quel messaggio vocale che mi metteva a nudo, di come mi fossi sentito stupido per aver guidato ubriaco, di come mi fossi sentito umiliato per essere stato, in qualche modo, usato da Ashton, nonostante l'umiliazione fosse quasi totalmente offuscata dalla sensazione che quella fosse stata la notte migliore della mia vita, ma che non potevo ricordare niente perché ero ubriaco marcio; di come avevo amato il modo in cui Ashton aveva detto "fare l'amore", di come quelle parole, dette da lui, mi facevano sentire un essere speciale, degno di attenzioni.

Gli dissi praticamente qualsiasi cosa mi passasse per la testa su Ashton, tra singhiozzi e sorrisi e lacrime silenziose che morirono fra le mie labbra e, inaspettatamente per entrambi, fra quelle di Luke. Non so per quale motivo Luke mi avesse baciato, forse per farmi sentire meno solo; ad ogni modo non me ne lamentai, perché fu una cosa talmente breve da non essere quasi neanche degna di nota. E poi una volta io e Luke ci baciavamo sempre, certo sto parlando di sei anni fa, però...

«Perché mi hai baciato?», chiesi, quando mi fui calmato.

Luke aveva ripreso a guidare, quindi teneva gli occhi incollati alla strada. «Era solo... Il mio modo per dimostrarti che ci sono? E poi speravo che ti calmasse. Una volta Lydia ha baciato Stiles per farlo calmare da un attacco di panico», rispose Luke, facendo spallucce, «Anche se non penso che la nostra relazione si possa paragonare a quella di Stiles e Lydia.... Molto probabilmente io e te siamo Scott e Stiles».

Alzai gli occhi al cielo. «Quante volte ti ho detto che non devi parlare di Teen Wolf con me? Sai che non ti posso capire!», mi lamentai, facendo scoppiare a ridere Luke.

«Scusa... Ma sai che io amo quella serie».

Sospirai. «Un po' troppo. E comunque... Grazie».

«Di cosa?», mi chiese Luke, voltandosi brevemente per guardarmi.

Sorrisi timidamente. «Di tutto, direi».



---



Una settimana. È passata una settimana da quando ho "litigato" con Ashton e ancora non ho provato a parlare con lui. Ma beh, non è che lui abbia fatto questo grande sforzo per cercarmi. Se si aspetta che sia io a fare il primo passo si sbaglia di grosso.

Stavo ancora da Luke, nonostante adesso passassi da mia madre per stare con lei, visto che le mancavo e lei mancava a me. Non me la sentivo a lasciare Luke da solo, soprattutto perché di notte non riusciva ancora a dormire. Beh, neanche io riuscivo più a chiudere occhio, quindi finivamo per guardare film e serie tv. Luke mi ha costretto a guardare tutte le stagioni di Teen Wolf e credetemi, non c'è stata tortura peggiore di sentirlo parlare a raffica di Tyler Hoechlin e delle cose che si sarebbe fatto fare da lui. E io che pensavo che il sesso sarebbe stato un argomento delicato per lui...

«Quindi, fammi capire, settimana scorsa ti sei fatto arrestare, hai fatto sesso da ubriaco con Ashton e gli hai confessato tutti i tuoi sentimenti - per poi negare tutto come il grandissimo coglione che sei. Mi sbaglio?», borbottò Mali, intenta a passare lo smalto rosso sulle unghie dei suoi piedi.

In quel momento ero a casa, Luke mi aveva costretto a tornarci nonostante le mie proteste. Diceva che avevo bisogno del conforto di mia sorella dato che lui non poteva dirmi niente di rassicurante riguardo alla situazione; come se poi mia sorella potesse essermi d'aiuto. Il fatto era che non potevo neanche prendermela con Luke, aveva problemi più importanti di cui occuparsi e non lo biasimavo per niente. Luke aveva bisogno di un ambiente sereno e tranquillo, e io con la mia negatività non potevo di certo aiutarlo.

Sospirai, portandomi la sigaretta alle labbra e facendo un tiro. Da quando era successo tutto quel casino avevo cominciato a fumare sempre di più, perché fumare non mi faceva sentire più rilassato quanto prima. Questo mi innervosiva a tal punto che fumavo cinque sigarette di fila e quasi non me ne accorgevo.

«Non ti sbagli. Soprattutto sulla parte del coglione», mugugnai, portandomi le ginocchia al petto.

Mali mi rivolse un'occhiata tra il divertito e il preoccupato. «Beh, ho tre cose da dire. Uno: sapevo che saresti stato arrestato, un giorno; due: sei davvero un coglione e tre: cos'hai intenzione di fare con Ashton?».

«Cosa dovrei fare? Cercherò di andare avanti e di dimenticarlo. Tanto ormai pensa che io consideri il suo 'amore' una cazzata...», risposi, gettando il mozzicone nel posacenere. Stavo per prendere un'altra sigaretta ma Mali mi sgraffignò il pacchetto da sotto al naso, «Che fai? Ridammele!», sbottai, cercando di riprendere le mie sigarette ma fallendo miseramente.

«Mi stai facendo innervosire, puzzi di fumo e fai leggermente schifo da capo a piedi», ribatté Mali, infilandosi il pacchetto di sigarette nella tasca posteriore dei pantaloni.

Mi imbronciai. «Quindi non devo fumare perché secondo te faccio schifo da capo a piedi? Non è neanche una scusa decente! Perché non usi la solita cazzata del 'ci tengo a te' e 'il fumo fa venire il cancro ai polmoni'?».

«Calum, tu fai davvero schifo da capo a piedi. Sei un disastro, hai i capelli in disordine, sembra che non ti lavi da mesi. E la puzza di fumo non aiuta per niente», borbottò, afferrandomi la mano, «Senti, lo dico perché ci tengo a te. Non stare con Ashton ti sta distruggendo, anche se credo che Luke questo te l'abbia detto già - a proposito, gli devo venti dollari a quel bastardo».

Alzai un sopracciglio. «Non avevi detto che anche tu pensavi che sarei stato arrestato?».

Mali scosse la testa. «Eh, avevo scommesso che saresti stato arrestato per atti osceni in luogo pubblico», confessò, facendo spallucce.

«Atti osceni in luogo pubblico, mh... È probabile», mugugnai, facendo ridere mia sorella, «E comunque siete entrambi dei bastardi. Scommettere su cose del genere?».

Mali scoppiò a ridere. «Oh, andiamo, era ovvio che sarebbe successo».

«Non sto dicendo che non sarebbe successo, sono abbastanza coglione da farmi sbattere in galera a quanto abbiamo già avuto modo di vedere», borbottai, «Ma comunque è vile scommettere su cose del genere, non credi?».

«Mmh, forse. Però vedi, quando ci sono di mezzo i soldi tutto è lecito. Certo, adesso ho perso venti bigliettoni... Potevi farti arrestare per atti osceni in luogo pubblico, idiota!».

Feci spallucce. «E pensare che una volta stavi per vincere la scommessa...», ridacchiai, arrossendo leggermente.

Mali alzò un sopracciglio. «Come, scusa?».

«Io ed Ashton... Abbiamo scopato nel bagno dell'università il giorno della mia laurea», dissi tutto d'un fiato, facendo scoppiare a ridere mia sorella.

«Oddio! Lo sapevo. Lo. Sapevo!», disse, ridendo sempre più forte, «È stata la prima cosa a cui ho pensato quando non vi abbiamo visti più!».

«Hey, mi metti in imbarazzo così...», borbottai, «Se avessi saputo che avresti reagito così non te l'avrei mai detto».

«Beh, avreste potuto farvi sgamare... Anche se ci sarebbe andato anche Ashton di mezzo. Mi dispiacerebbe per lui».

Mi imbronciai. «Non ti dispiacerebbe per il tuo piccolo fratellino?».

«Ovviamente no, mi avresti portato venti bei dollaroni!».

«Stronza», borbottai, sentendo bussare alla porta.

Mi alzai, correndo in casa; appena aprii la porta fui tentato dal richiuderla. Non potevo credere ai miei occhi, ma lui era lì, proprio davanti a me. Aveva le braccia incrociate al petto, mi fissava con quell'espressione dolce ma apprensiva, e potevo sentire il suo profumo capace di creare dipendenza a centimetri di stanza.

«Ti prego, non sbattermi la porta in faccia», implorò, congiungendo le mani a mo' di preghiera.

Sospirai. «Sono tentato dal farlo», dichiarai, restando fermo come una statua, «Che ci fai qui, Ashton?».

«Sono venuto per parlare», mi rispose, facendo un cenno con la testa all'interno della casa, «Sei solo in casa?».

«Di cosa vuoi parlare?», borbottai, capendo istantaneamente le sue intenzioni, «E no, non sono solo in casa, c'è Mali con me».

Ashton si passò la mano fra i capelli, leggermente più lunghi del normale. Avrebbe dovuto tagliarli, ma a lui piacevano così. E poi, stava bene lo stesso... Come del resto sta bene con qualsiasi cosa.

«Voglio parlare di noi, Calum. Dobbiamo risolvere la situazione, non me ne andrò finché non avremo trovato una soluzione».

«Accomodati allora», bofonchiai sarcastico, «Voglio proprio vedere quanto velocemente ci ritroveremo nudi l'uno avvinghiato all'altro».

Ashton mi fulminò con lo sguardo. «Non voglio fare sesso con te, non stavolta», ribatté, fermandosi per guardarmi, «Abbiamo bisogno di parlare».

«Abbiamo bisogno anche di molte altre cose», sospirai, sedendomi a tavola di fronte a lui, «Allora, parla. A te la parola».

«Dio... non so più cosa dire», mugugnò Ashton, arrossendo, «Ho dimenticato tutto ciò che avevo intenzione di dirti».

«Adesso dirai che sei stato accecato dalla mia bellezza e perciò non ricordi le parole?», borbottai, trattenendo a stento una risata. Beh, io vedevo Ashton come un tipo che faceva e diceva cose piuttosto cliché, quindi ai miei occhi l'avrebbe fatto e anche volentieri.

Ashton rise. «Credi davvero che io dica cose del genere?».

Alzai le spalle. «Eh, mai dire mai».

«Okay, okay, non siamo qui per parlare di cosa io dica o no. Dobbiamo parlare della situazione che si è creata tra me e te».

Poggiai le braccia sul tavolo. «Io ciò che penso te l'ho già detto. Adesso tocca a te», borbottai, abbassando lo sguardo.

«Tu non mi hai detto ciò che pensi, Calum. Lo so per certo», ribatté, fissandomi con'intensità tale che quasi mi si gelò il sangue nelle vene.

Per un attimo pensai all'opportunità di dirgli la verità, ma alla fine optai per mentire ancora. «Ah, sì? Come faresti a saperlo, mi leggi nel pensiero?».

Ashton scosse la testa, lasciando che una risata amara sfuggisse alle sue labbra. «L'ho capito da come ti sei comportato quella notte. Eri... Diverso, dalle altre volte in cui abbiamo fatto sesso. Mi toccavi come se avessi davvero il bisogno di sapere che io fossi lì con te, che fosse tutto vero. E mi hai detto che amavi, Cal. Ti ho sentito forte e chiaro».

«Ero ubriaco, non capivo ciò che-».

«Smettila!», mi interruppe Ashton, strillando ed alzandosi dalla sedia ed afferrandomi per il colletto della maglietta, «Smettila di mentire a me e a te stesso! Smettila di arrampicarti sugli specchi, Calum! Perché non lo ammetti e basta?».

Il mio respiro ebbe un intoppo a causa della vicinanza del viso di Ashton al mio. «Perché non ce la faccio, okay? Non ce la faccio ad ammetterlo», risposi, abbassando gli occhi.

«Oh, Calum... Perché rendi tutto sempre così difficile?», mugugnò Ashton, avvicinando sempre di più il suo viso al mio.

«Lo sai che sono fatto così», borbottai in risposta, annullando la distanza che c'era tra le nostre labbra.

Le labbra di Ashton si modellarono perfettamente sulle mie, dannatamente fredde finché il calore provocato dal contatto non le riscaldasse. Poggiai una mano sul polso di Ashton, sentendo il battito accelerato del suo cuore attraverso esso. Il mio cuore non batteva più lentamente del suo, forse più veloce. Era un testa a testa per riuscire a vedere quale avrebbe preso il volo per primo.

Senza rendermi conto delle mie azioni mi alzai, seguendo Ashton dovunque mi volesse portare; mi ritrovai seduto sulle cosce di Ashton, il riccio era seduto sul divano e mi reggeva per le cosce.

Cercai di staccarmi da lui, nonostante non volessi farlo. «Ash-Aston, hai detto che-».

Ashton mi interruppe poggiando di nuovo le sue labbra sulle mie. «Dimentica ciò che ho detto, per favore. Io v-voglio farlo di nuovo. Voglio fare l'amore con te, Calum».

Scossi la testa, scivolando sul divano. «N-no. Sappiamo entrambi come andrà a finire se cediamo adesso», mugolai, abbassando lo sguardo, «Hai ragione tu, dobbiamo parlare».

«Possiamo parlare dopo», ribatté, afferrandomi una mano fredda, «Avevi ragione anche tu, io e te non possiamo stare insieme senza desiderare di strapparci i vestiti di dosso a vicenda».

«Non ho mai detto questo, Ash».

«Era sottointeso».

«Senti, Ashton... Io davvero non posso farlo. Non se ciò che provo per te è così grande e spaventoso», dissi esasperato, passandomi una mano fra i capelli. Mi alzai dal divano, «Ho intenzione di dirti tutta la verità. Mi ascolterai?».

Ashton annuì veemente. «Sono venuto qui per questo, no?», ridacchiò, tornando subito serio.

Sospirai. «Io... Io non sono sicuro di cosa provi. Mi dicono tutti che è amore, ma... Io non l'ho mai provato, quindi non so bene come definirlo. Forse come la sensazione di ricevere un pugno nello stomaco... In effetti, scoprire ciò che provo per te è stato davvero come ricevere un pugno nello stomaco. E ricordi, com'è iniziato tutto? Era solo un gioco, ai miei occhi tu sembravi così innocente, volevo soltanto corromperti un po'... Finendo per corrompere anche me stesso. Il me diciassettenne vedeva tutto come un gioco, come sai, non avrebbe mai pensato alla possibilità che sei anni dopo si sarebbe ritrovato innamorato dell'innocente principessa che l'aveva fatto divertire una notte in gita. Quella notte è stata la prima volta in cui qualcuno a parte Luke mi facesse un complimento sincero, lo sai?».

Ashton si morse un labbro. «L'avevo intuito. Arrossisti. E nonostante mi avessi risposto dicendo che chiunque te lo dicesse, non potei fare a meno di pensare che il mio complimento ti fosse piaciuto», disse sorridendo, ricordando i vecchi tempi. Dio, eravamo cambiati così tanto da quella notte a Santa Cruz... Quasi non eravamo più le stesse persone.

«Beh, mi è piaciuto, forse un po' troppo», ridacchiai leggermente, «Ho pensato a quel complimento per tutto il resto della gita, quando ti guardavo. Mi chiedevo quando sarei riuscito a ad averti di nuovo... L'occasione l'ho avuta con sei anni di ritardo, ma ne è valsa la pena, no?».

«Uh... Direi di sì. Anche se... Qualcosa nei tuoi occhi mi fa pensare che la tua opinione sia leggermente diversa dalla mia».

Sospirai, sedendomi di nuovo sul divano. «In parte. Se non avessi avuto la brillante idea di mantenere fede alle parole di Calum adolescente non mi troverei nei casini e di certo non staremmo parlando di me e te, adesso».

«Non abbiamo bisogno di parlare. Ho capito, sei innamorato di me. Io ricambio. Ti basta?», borbottò Ashton, esasperato.

«No, non mi basta. Vedi Ash, io... Io non posso farti una cosa del genere», dissi, scuotendo la testa.

«Che vuoi dire con questo?».

«Voglio dire che io e te non possiamo stare insieme, semplice. Io e te siamo troppo diversi l'uno per l'altro - io non saprei gestire una relazione e tu non sapresti gestire il casino che viene stando con me», borbottai in risposta, prendendo un respiro profondo.

Ashton sbuffò. «Avevi detto che non avresti mentito più, perché continui a farlo?!», sbottò stringendo le mani a pugno.

«Non sto mentendo! Sto solo dicendo la verità, sei tu troppo illuso per accettarla!», esclamai, alzando la voce più del dovuto.

«Come può essere la verità, questa?!», replicò Ashton, «Sono solo le paranoie che ti fai!».

«Non sono paranoie, Ash. È la pura verità. Sono una persona incasinata, posso solo farti del male - cosa che ho già fatto del resto», obiettai, tenendo lo sguardo basso.

Non sapevo perché stessi dicendo quelle cose. Volevo solo che Ashton andasse via, lasciandomi da solo com'è che merito di stare. Volevo che Ashton mi odiasse, che non volesse parlarmi più - il tutto perché volevo liberarmi di quel peso nello stomaco, quel peso che tutti chiamavano amore ma che io definivo solo angoscia.

«Tu non mi hai fatto del male, Calum. Non ne saresti capace», borbottò Ashton, allungando la mano per accarezzarmi la guancia ma lasciandola cadere nello spazio tra di noi.

«Ne sarei capace, invece».

«Smettila, okay? Non riesco a capire dove vuoi andare a parare».

Sospirai. «Non lo so neanche io, a dire il vero. So solo che io e te insieme non mi sembra una buona idea», ammisi, mettendomi a gambe incrociate sul divano.

«Siamo già qualcosa, io e te, lo sai?», mugugnò Ashton, «Voglio solo che diventi qualcosa di definito. Perché voglio che tu sia mio in ogni senso».

Scossi la testa. «È qui che ti sbagli. Io e te non siamo niente se non amici che hanno giocato troppo con il fuoco. Ci siamo avvicinati troppo e ci siamo scottati».

Ashton alzò le spalle. «A me non dispiace bruciare se è con te».

Ridacchiai. «Non ne avevo dubbi... Ma il problema non è questo. Il problema è... Ciò che questa cosa diventerà. Cosa faremo? Diventeremo una cosa esclusiva? Cominceremo ad uscire insieme? Dirai a tutti che sono il tuo ragazzo? Tutto questo mi spaventa».

Ashton mi afferrò la mano, stringendola. «Non deve spaventarti».

«Ma lo fa. Mi spaventa perché so che ti perderò un giorno, per un motivo o per un altro. Queste cose non durano mai, Ashton, siamo onesti!», sbottai, sciogliendo la sua presa dalla mia mano, «Arriverà il giorno in cui tu ti arrabbierai con me per qualcosa che ho sbagliato, oppure che io mi stancherò di ciò che abbiamo, e allora cosa ci resterà? Niente. Neanche la nostra amicizia».

Ashton mi guardò deluso. «Quindi, non vuoi stare con me per la paura della fine della nostra relazione che non è neanche cominciata?».

Mi morsi il labbro inferiore. «Hai centrato il punto».

«Quindi mi volevi solo per il sesso, ma quando ho cominciato a pretendere di più non sono andato più bene?».

Deglutii, cercando di scacciare il groppo che le parole di Ashton avevano formato nella mia gola. «Te l'ho detto che è iniziato tutto come un gioco», sussurrai, abbassando lo sguardo.

Sentii Ashton alzarsi dal divano. «Perfetto. Sarà meglio uscire definitivamente dalla tua vita, allora».

Stava per andarsene quando io corsi verso di lui, fermandolo poggiando la mia mano sul suo polso.

«Lasciami andare, Calum. Sarà più facile per entrambi», sospirò Ashton, con un piede fuori dalla porta.

Ormai respiravo pesantemente, le lacrime bagnavano le mie guance arrossate. «S-sei ancora il mio migliore amico, v-vero?».

Ashton sospirò. «Non potrò mai non essere il tuo migliore amico. Forse non sarà mai più come prima, ma... Non posso fare finta che la nostra amicizia non esista. Ma adesso, ti prego Cal, lasciami andare. Per il momento voglio vivere la mia vita senza pensare a te, perché pensare a te al momento potrebbe uccidermi».

Annuii. «A-allora... Chiamami quando sarai pronto, okay?».

Ashton accettò flebilmente, uscendo da casa mia. Solo in quel momento mi accorsi della cazzata che avevo fatto, proprio quando non potevo più ritirare le parole dette. Ero completamente intontito sulla porta, con le guance bagnate dalle lacrime e le braccia di Mali Koa attorno a me, le sue parole di conforto nel mio orecchio non erano altro che un brusio incomprensibile. L'unica cosa che riuscivo a capire, al momento, erano le parole di Ashton, le mie, e una frase che non avevo detto, ma che avrei dovuto urlare.

E quella frase era un semplice ti amo.

***



Del resto quanto potrebbe avere influenza, nella vita di una persona,del sesso con il tuo migliore amico?

Beh, non so quanto possa influenzare la vita di un'altra persona, ma so per certo che ha influenzato la mia vita drasticamente. E continua ad influenzarla tutt'ora.

Del semplice sesso ha stravolto tutte le mie convinzioni, fatto cadere i miei muri uno per uno, lasciandomi scoperto ed inerme agli attacchi di un sentimento che non avrei mai pensato potesse entrare in contatto con me. Del semplice sesso mi ha portato ad innamorarmi della persona sbagliata, una persona facile da abbattere e manipolare, quasi uguale a me ma così diversa, in realtà.

Sarebbe dovuto essere tutto un gioco, una distrazione che avrebbe dovuto beneficiare ad entrambi, ma che alla fine non ha fatto bene a nessuno dei due, soprattutto a me. Perché adesso sono io quello con il cuore spezzato, costretto a guardare la persona che ama amare qualcun'altro, qualcuno che, in cuor tuo, sai che merita di più l'amore di quella persona, più di quanto lo meriti tu. E la cosa peggiore è che è stata tutta colpa mia... non sono stato io ad averlo rifiutato, del resto? Non sono stato io a decidere di restare amici, quando sapevo che Ashton avrebbe potuto darmi di più?

So che però l'ho fatto per il nostro bene. Perché sì, forse in un'altra vita, io ed Ashton saremmo potuti essere qualcosa di più. Ma in questa era fuori discussione. Perché io ed Ashton eravamo troppo vicini per amarci in un modo che non fosse fraterno, nonostante ciò che è successo fra di noi. Io ed Ashton siamo troppo codardi per rischiare di rovinare la nostra amicizia con dei sentimenti superficiali, ma siamo troppo stupidi per ammettere che la nostra amicizia si è rovinata già due anni fa e che non è come prima. Che non sarà mai più come prima.

E diamine, se avessi saputo che del sesso con il proprio migliore amico avrebbe causato tutti questi danni, due anni fa mi sarei stato zitto.

Fine.

***

[A/N] E si conclude qui, finalmente, anche questo capitolo della serie di Wrapped Around Your Finger, serie che ormai mi è entrata nel cuore e non ne uscirà facilmente. Devo ammettere che è stato difficile scrivere questa storia, sapendo soprattutto il suo finale. Mi sono affezionata ai cashton al punto che volevo cambiare le cose e farli mettere insieme, sigh - ma ahimè, ormai la storia era stata scritta. Non riesco a capire perché le idee sui side pairings mi vengono sempre a metà/fine storia :(

Vi confesso che ormai mi sono affezionata così tanto ai cashton di questa storia che se penso al povero Cal, costretto a far finta che i ragazzi non lo attraggano più perché il ricordo di Ashton è troppo forte, costretto a guardare Ashton e Thaisse insieme e ad immaginare le cose come sarebbero andate se non avesse detto determinate cose, mi fa stare male. Odio far soffrire i miei personaggi, eppure continuo a farlo perché sono cattiva ... rido

Vorrei ringraziarvi per aver seguito questa storia. Tutti voi, chi ha votato, chi ha commentato e chi ha letto in silenzio. Un semplice 'grazie' è riduttivo, dovrei dedicarvi 20k+ parole per dimostrarvi quanto davvero sono grata del fatto che abbiate supportato - e sopportato - questa storia. Anche se non riuscirei ma a scrivere 20k+ parole AHAHAH

Tornando seri, davvero, grazie mille. Vi bacerei ad una ad una (o manderei il vostro fave a farlo ✌)

Au revoir (sempre se abbiate voglia di sopportarmi ancora AHAHA),

Teresa. ♥♥

~ Self promo ~ in caso non ne abbiate ancora abbastanza di me, da settembre comincerò a postare una Muke. La storia si chiama Slut Wars e... il titolo penso sia abbastanza esplicativo dai AHAHAHA

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