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8 CAPITOLO - Young love - (revisionato)

DRACO
<<Harry James Potter! Esci immediatamente da quel maledetto bagno!>> Urlai, incrociando le braccia al petto, fissando la porta chiusa con cattiveria.
Il Grifondoro era chiuso lì dentro da diverse decine di minuti e dallo scrosciare costante ed infinito dell'acqua intuii che stesse ancora sotto la doccia. Non avrei mai creduto in vita mia che ci fosse qualcuno che rimanesse più tempo di me in bagno, ma stavo cominciando a ricredermi.
<<Hai un intero dormitorio a disposizione e rompi me? Cercati un altro bagno.>> Gridò, Harry di rimando, mentre io sbuffavo rumorosamente.
La porta non era stata chiusa a chiave e per un momento pensai di fiondarmi dentro e dargliele di santa ragione, ma poi conclusi che se solo mi fossi arrischiato ad entrare, saremmo finiti a fare cose ben diverse dal picchiarci o fare la doccia.
Con un sospiro, quindi, lasciai la stanza con il mio accappatoio alla mano ed i miei preziosi prodotti per la pelle al sapore di cocco e avocado, cercando un bagno.
Ogni camera ne possedeva uno, per cui entrai nel primo che mi capitò a tiro, accertandomi prima che fosse per lo meno al limite della decenza.
Una volta sotto il getto dell'acqua fu facile abbandonarsi ai propri pensieri e riflettere su ciò che stava succedendo tra me ed Harry. 
Era successo tutto così in fretta, da farmi chiedere se fosse reale, o solo il frutto della mia immaginazione. Ci avevo pensato così tanto... ma a quello che mi aveva detto Harry, anche lui aveva pensato a me. In pratica eravamo stati due stupidi, attratti l'uno dall'altro, troppo testardi per ammetterlo. Probabilmente l'unica cosa logica da fare, sarebbe stata recuperare il tempo perduto. Sbuffai. Era davvero possibile che quel coglione di un moro mi stesse davvero cambiando? La mia mente mi aiutò nella risposta, ripescando tra i miei ricordi quello della sera in cui la mia missione di uccidere Albus Silente si rilevò un vero fallimento. L'aria fredda della torre di astronomia, il preside in condizioni precarie... Harry era sotto le travi del pavimento con lo sguardo assente. Non ci era voluto molto ad avvistarlo. Era come se la sua presenza mi avesse catturato, non appena avevo messo piede lì sopra. Lo avevo sentito, e mi ero subito voltato nella sua direzione, cogliendolo alla sprovvista. Inutile dire, che dopo averlo fatto, la mia convinzione di poter uccidere realmente qualcuno era crollata, come era crollato il suo sguardo su di me.
Perso nei miei pensieri non mi accorsi di aver cominciato a strofinarmi il braccio, sopra il marchio nero facendolo diventare tutto rosso. Sorrisi amaro.
Non si toglie con il sapone Dray. Mi ricordò la mia coscienza, che come molte volte accadeva, prese in prestito la voce di Blaise.
Già, sarebbe stato tutto più facile se avessi potuto cancellare tutto quel male con un po' d'acqua e sapone. Ma forse il mio destino era davvero quello di diventare un assassino, di uccidere a sangue freddo un uomo che in realtà non aveva fatto nulla contro di me, se non istruirmi ad essere migliore. Forse il mio fato voleva che io fossi cattivo.
Invece in quel momento mi sentivo soltanto come un escluso, appartenente a nessuna schiera. Certo, ero diventato un Mangiamorte, ma non avevo mai voluto diventare tale. Soprattutto ora che Harry aveva finalmente capito ciò che provavo e ricambiava pienamente.
Sarei riuscito a combattere con Voldemort contro il mio stesso amore? Decisamente no.
''Ed ho ancora più paura che in quell'istante tu non sarai accanto a me, ma al suo fianco.'' Aveva detto Harry. Sarebbe potuto accadere sul serio?
Scossi la testa come a voler far uscire quelle parole dalla testa, liberandomene.
<<Malfoy!>> La voce di Harry arrivò alle mie orecchie, piacevole e miracolosa, come un oasi nel Sahara, risvegliandomi dal torpore in cui ero caduto.
<<Sfregiato. Hai un intero dormitorio a disposizione e rompi me? Cercati un altro Malfoy.>> Gli feci il verso, sentendo in risposta, la sua risata soffocata.
<<Non ti sarai mica offeso?>> Urlò lui, in tono canzonatorio.
<<Oh sì, dovrai farmi un grosso regalo per farti perdonare... magari buttarti dalla torre di astronomia.. oppure esplodere insieme ad una delle tue pozioni.>> Gridai ancora. <<Per ciò che vedo a lezione non ti sarebbe troppo difficile.>> Sorrisi cogliendo la palla al balzo, felice di aver detto qualcosa degna del vecchio Malfoy.
<<Oppure potrei dire all'intera scuola di quanto ci siamo divertiti in questi giorni. I tuoi amici sarebbero davvero lieti della buona novella.>> Concluse, malizioso e non mi fu difficile immaginarlo sorridere furbamente. Aveva il coraggio di dire quelle cose solo perché c'era una porta a dividerci, ci scommettevo.
Con uno scatto chiusi l'acqua e uscii fuori gocciolando tutto il pavimento prima di avvolgermi nel mio accappatoio caldo e confortante, non degnandomi nemmeno di pulire.
La figura del moro sul pavimento mi fece sorridere. Era appoggiato ad uno dei letti della stanza, a gambe incrociate, e stava leggendo una rivista, sicuramente trovata da quelle parti. Quando uscii dal bagno, il suo sguardo smeraldo si spostò su di me, e i suoi occhi verdi mi trafissero, spuntando sopra alla montatura degli occhiali. Non ero sicuro di ciò che riuscisse a vedere in quel momento, ma era ugualmente molto sexy con l'aria da intellettuale.
<<Siiii?>> Cantilenò in modo infantile, quando si accorse che mi ero imbambolato a guardarlo. Mi riscossi, eliminando il sorriso ebete che sicuramente aleggiava sul mio viso e cercai di tornare serio buttando i miei flaconi di sapone addosso al moro, in una richiesta implicita di portarli al proprio posto.
<<Da quando sono il tuo schiavo?>> Si lamentò lui, mettendo il broncio. Mi strinsi nelle spalle.
<<Da sempre?>> Feci ironico. Lui non rispose, ma raccolse le bottiglie di sapone e si alzò. Quando lo guardai i figura intera, per poco non urlai.
<<Ma quelli sono i miei boxer?>> Feci sconvolto, guardando il moro sfilare con un paio delle mie mutande ed una delle mie felpe, che aveva di sicuro rubato dal mio armadio.
Lui sorrise malizioso. 
<<Per l'angelo.*>> Commentai assente e lo segui con lo sguardo mentre andava via.

***

HERMIONE
<<Giorno, Principessa.>> Kevin mi sorrise, sedendosi accanto a me sul suo letto, che dalla sera precedente era diventato mio.
Ricordavo di averlo abbracciato, mentre mi faceva fare il giro turistico dell'appartamento, proprio nel momento in cui, aprendo una delle tante porte di legno scuro, mi aveva mostrato una camera enorme dalle ampie vetrate che davano sul bel vedere di Londra.
C'era un letto a baldacchino di almeno due piazze e mezzo che campeggiava nel suo verde chiaro in mezzo alla stanza. Vari mobili erano posizionati qua e là in ordine, ricordandomi per una frazione di secondo il locale in cui abitavo da piccola e dove molte volte il castano aveva alloggiato. Lo stesso appartamento nel quale troppe volte, avevamo giocato insieme, fino ad addormentarci sfiniti sul tappeto.
La casa sembrava minuscola vista dal di fuori, ma così come il Signor Weasley aveva incantato la tenda al torneo di Quidditch rendendola ampia come una casa, così aveva fatto Kevin, trasformando un piccolo appartamento in un enorme villa lussuosa.
<<Buongiorno.>> Risposi io, sorridendo, con la voce impastata dal sonno.
Avevo sempre evitato di farmi vedere appena sveglia, persino con Harry e Ron, ma con Kevin, farlo mi faceva sentire normale.
<<Ti va di fare un po' di sano shopping babbano? Come sai i loro soldi valgono molto meno dei nostri, ragion per cui in questo mondo siamo ricchi.>> Esultò piantando i suoi occhi chiari nei miei.
<<E puoi permetterti solo un monolocale?>> Lo presi in giro alzandomi a sedere, ma evidentemente calcolai male lo spazio perché mi ritrovai a pochi centimetri dalla bocca di lui, che presi a fissare senza dire una parola.
Lui si avvicinò, e prima che riuscissi a tirarmi indietro, anche se in effetti non ne avevo grande intenzione, azzerò la distanza tra noi e mi baciò.
Fu soltanto un veloce e innocuo bacio a stampo, ma mi diede una scossa assurda. Avrei voluto tanto prenderlo per il colletto e risentire quel tremito, ma cercai di contenermi. Lui rise.
<<Mi piace risparmiare.>> Disse, rispondendo alla mia domanda, poi, dopo avermi dato un bacio sulla fronte, lasciò la stanza salutandomi con la mano.
Mi ributtai sul letto coprendomi il viso con le coperte, sorridendo felice.
Nei recessi della mia mente sentii di stare tradendo Ron, ma sapevo perfettamente che il mio amore per lui era stato solo un ripiego, qualcosa di futile -come la cotta per Draco- e che lasciandoci la nostra relazione alle spalle avevamo fatto la cosa migliore per entrambi.
Lui meritava qualcun altro. E forse lo meritavo anche io.

La colazione era già pronta quando, non senza imbarazzo, uscii dalla stanza, vestita di tutto punto. Avevo optato per un jeans attillato nero e un maglione rosso e giallo comprato qualche anno prima in onore della mia casa Grifondoro.
Kevin era seduto ad una delle sedie, leggendo il giornale. Capii subito che si trattasse della gazzetta del profeta, grazie alle immagini animate, ma preferii distogliere lo sguardo.
Non mi andava di sapere cosa stesse succedendo nel mondo magico, non in quel momento in cui riuscivo a respirare un po' di liberta. Così non chiesi nulla, limitandomi a sprofondare nella comoda sedia dall'altro lato del tavolo.  Kevin aveva preparato i pancake, riempendo il mio piatto di panna e fragole. Sorrisi. Erano passati secoli dall'ultima volta che avevamo fatto colazione insieme, eppure ricordava ancora quello che preferivo.
Mangiammo in silenzio, ma non fu un silenzio imbarazzante, al contrario, fu piuttosto piacevole mentre ci godevamo la presenza l'una dell'altro.
<<Allora? Piaciuta la colazione? Possiamo andare?>> Mi chiese Kevin, una volta che ebbi finito di mangiare, rivolgendomi uno dei suoi soliti sorrisi. Annuii convinta, mentre toglievo tutti i piatti e li mettevo nel lavandino, con la promessa di lavarli subito dopo pranzo.
<<Certo, andiamo.>> Risposi, cercando di mantenere un freno all'entusiasmo.
Ero appena stata mollata dal mio ragazzo per essere stata una stronza, non avrei dovuto essere triste e depressa, o quanto meno sentirmi un po' colpevole?
Per un momento la nostalgia dei momenti passati insieme a Ron mi bloccò: le cene con la sua famiglia, le sue infinite partite a scacchi magici e i suoi compiti non finiti, ma poi Kevin mi prese la mano e la strinse nella sua, e i pensieri molesti volarono via come una piuma al vento.
Scendemmo le scale della palazzina, fino a quando non arrivammo in un garage.
<<Non mi dire che hai anche una macchina.>> Esclamai sorpresa. Ma poi mi accorsi che probabilmente abitare in una città babbana comportasse delle ''regole''.
Non si poteva di certo andare in giro con la metropolvere, o rubando un auto a qualche babbano di passaggio.
<< A questo ci hanno pensato i miei genitori. Quando ancora potevano farlo, almeno.>> Lo disse con il suo solito sorriso, ma si vedeva lontano un miglio che la situazione lo faceva stare male. Kevin era il nipote di Gellert Grindelwald, uno dei possessori della bacchetta di Sambuco nonché vecchio amico di Albus Silente e più grande mago oscuro di tutti i tempi, secondo solo a Voldemort. La sua famiglia era potente, e famosa. Eppure lui aveva litigato con i suoi genitori ed era andato via di casa non tornando più nemmeno una volta. 
Quali erano state le cause del loro litigio? Mi meravigliai di non saperne la risposta.
Mi fermai di colpo e di conseguenza anche Kevin si bloccò accanto a me, guardandomi confuso, con una mano sulle chiavi della macchina.
<<Che succede, Jean?>> Chiese, vedendo la mia faccia seria, con l'ansia che lo avvolgeva dalla testa ai piedi. La riuscivo a percepire attraverso i suoi occhi grigi, che mi fissavano in attesa.
<<Non mi hai mai detto cosa è successo con loro. I tuoi genitori intendo.>> Dissi. Neppure i miei genitori mi avevano detto nulla, liquidando ogni volta l'argomento. Adesso che ci riflettevo, non vedevo i genitori di Kevin da anni, e non solo perché neppure io ero più tornata a casa durante le vacanze, ma perché i miei genitori non li ''frequentavano'' più, spesso come una volta. Ricordavo che fossero state quelle le parole che mi avevano rivolto, quando io avevo chiesto maggiori informazioni sulla vicenda. Già all'epoca mi era parso strano, e avevo deciso di non farci caso, ma adesso? Adesso i dubbi tornarono. Come avevano potuto i genitori di Kevin, che lo avevano sempre amato e stimato con tutto il cuore, lasciarlo da un momento all'altro a causa una lite? E come avevo fatto io, ad essere così stupida da crederci?
Doveva essere successo dell'altro.
<<Perché me lo chiedi adesso?>> Chiese. La domanda era intrisa di una strana antipatia, ma il tono in cui la rivolse a me non lo era affatto. Kevin sembrava soltanto stanco e sconfitto.
<<Perché mi sono resa conto solo adesso di non averne mai saputo il motivo.>> Ribattei sicura di me e sentii la voce prendere la piega da maestrina che molti odiavano.
<<Non è importante.>> Rispose Kevin. E la cosa mi convinse ancora di meno.
<<Kevin Gellert Grindelwald. Dimmi subito cosa è successo, oppure io non mi muoverò da qui per il resto dei miei giorni.>> La mia voce, un po' più alta, lo costrinse a sospirare e a guardarmi negli occhi con aria rassegnata.
<<Quella lettera che ti ho mandato due anni fa, era tutta una menzogna.>> Confessò. Il respiro mi si mozzò in gola, impedendomi di respirare.
<<Non ho litigato con i miei genitori, Jean. Loro sono...>> Fece una pausa e io capii al volo. Non c'era alcun bisogno di continuare il pensiero. 
Loro erano morti. Morti. I genitori del mio migliore amico erano morti, e io non gli ero stata accanto. Non lo avevo supportato nel momento del bisogno, lasciandolo solo ad affrontare tutto il dolore della perdita.
Con la mano ancora nella sua, mi sporsi verso di lui, abbracciandolo di slancio.
Perché non me lo aveva mai detto? Perché se l'era tenuto per sé? Scommettevo che aveva chiesto anche ai miei genitori di tenermi tutto segreto.
<<Come è successo?>> Mormorai, stringendolo più forte che potevo. Lui scosse la testa.
<<Voldemort.>> Disse solo.
La rabbia mi ribollì nelle vene e serrai la bocca, prima di cominciare a dire cose di cui mi sarei amaramente pentita. Quel lurido bastardo aveva passato la vita a mettere a repentaglio quella di Harry e adesso aveva messo a rischio anche quella di Kevin oltre a quella di mille altre persone, anche babbane. 
Sta pur certo che metterò fine alla tua vita come tu hai messo fine alla vita delle persone che ho amato. Voldemort. Promisi a me stessa.



*Per l'angelo: esclamazione che usano spesso in Shadowhunters quando sono meravigliati.


Ecco a voi l'ottavo capitolo.. preludio dei capitoli che ho amato più scrivere. Come al solito spero sia stato di vostro gradimento.
Non dimenticate di accendere la stellina :) *moe moe*

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