4 CAPITOLO - Here with you - (revisionato)
DRACO
Quando rientrai in classe, Piton non si agitò esageratamente. Riuscii a trovare una scusa plausibile per il mio ritardo, e visto che ero uno dei più bravi a Pozioni, e che Piton non era il tipo da togliere punti alla sua stessa casa -se non per motivi davvero gravi- me la cavai con un richiamo verbale. Per Harry, però, non fu la stessa cosa. Entrò dopo la fine della prima ora, portando con sé un permesso scritto della signorina Mcgranitt, ma Piton preferì ugualmente diffamarlo di fronte tutta la classe, tra risatine generali dalla parte Serpeverde. Prese in giro alle quali fui costretto a partecipare, date le gomitate di Tiger e le occhiatine insistenti di Goyle.
Harry sembrò non accorgersene, mentre si sedeva ad un banco vuoto con la faccia rivolta verso il pavimento, chiuso in se stesso. Era raro vederlo in quello stato, e sapere che questa volta ero di per certo io la causa, mi faceva tremare dalla rabbia e dal senso di colpa.
Il mio cuore sembrava volersi fermare.
<<Cosa succede al povero Potteruccio?>> Pansy si avvicinò al mio orecchio, ridacchiando.
Lei, al contrario di Blaise, sembrava non essere arrabbiata con me dopo la notte precedente. Quando le avevo chiesto il motivo, si era stretta nelle spalle, confessandomi di essersi accorta da tempo delle mie preferenze sessuali, e che se mi avesse lasciato da solo in un momento del genere, probabilmente non sarebbe stata degna di considerarsi mia amica.
Io l'avevo ringraziata con un sorrisino malinconico. Non lo avrei mai ammesso ad alta voce, ma Blaise e Pansy, così come Theo, erano i miei migliori amici, e gli volevo un bene dell'anima, anche se ero restio a dimostrarlo con le parole.
<<Magari vuole mamma e papà.>> Le risposi sogghignando amaramente, anche se dentro stavo bruciando d'odio verso me stesso. La mia migliore amica annuì. Stette per dire qualcosa, ma io tornai alla mia pozione, dissuadendola dal continuare la conversazione.
<<Ottimo signor Malfoy. Pozione eccellente, come al solito. Dieci punti a Serpeverde!>> Dopo un ora e mezza di lavoro, che avevo passato immerso nei miei pensieri, ero finalmente riuscito a finire la mia pozione, ed il professore non poteva che esserne contento.
Anche io riacquistai un po' del mio buon umore, capendo di aver fatto un ottimo lavoro.
<<Per quanto riguarda lei, Signor Potter. Credo proprio che dovrebbe prendere esempio dal suo compagno Malfoy. Sei anni a lezione con me e ancora non riesce a raggiungere la mediocrità. Dieci punti in meno a Grifondoro.>> Il volto di Piton era severo e sconfortato, mentre guardava il mora dall'alto in basso. Harry era nella stessa identica posizione di quando era entrato in aula, con le mani strette in grembo. Aveva lasciato la sua pozione a bollire senza muoversi di un solo millimetro perso in chissà cosa e adesso guardava stralunato fuori dalla finestra, sotto lo sguardo preoccupato e confuso di Hermione.
Per un attimo lei si distrasse dall'amico, voltandosi nella mia direzione. I suoi occhi si scontrarono con i miei. Le feci un cenno svogliato con la testa, noncurante e lei arrossì abbassando il viso e contemplando il suo calderone.
***
In un paio di giorni la situazione tra me e Blaise si risanò. E lo stesso accadde con Harry.
Io e lui tornammo a gareggiare stupidamente per i corridoi e a prenderci in giro fino a morire. Ogni volta che i nostri sguardi si incrociavano, uno dei due parlava. Non importava se dalle nostre bocche uscivano solo cose cattive, io ero felice. Incontrarlo per i corridoi, guardarlo camminare insieme ai suoi amici... Era pur sempre qualcosa, anche se il ragazzo sembrava spento, non sorrideva più come prima, non lo faceva mai.
E forse anche io avevo lo stesso aspetto triste, solo che cercavo di non notarlo.
E poi ci ritrovammo insieme nella stanza delle necessità. Non ricordavo se ci fossimo dati appuntamento in precedenza oppure fossimo capitati in quello stesso posto solo per un fortuito caso, e non mi interessava nemmeno. Lui era lì, davanti a me.
Tutto quello che riuscivo a sentire era il desiderio di volerlo tutto per me, di stringerlo tra le mie braccia e di non lasciarlo andare.
Avevo bisogno di lui, e sapevo con certezza che anche lui aveva bisogno di me. Glielo leggevo in faccia. Senza perdere un attimo mi ritrovai sulle sue labbra morbide.
Aveva pianto, come quel giorno nel bagno, e i suoi occhi verdi erano inondati dalle lacrime calde, ne sentivo il sapore salato sulla mia bocca.
<<Draco.>> Sussurrò, ed il suono del mio nome acquistò un altro significato. Non mi era mai piaciuto come in quel momento, pronunciato dalla voce roca e sensuale del mio Harry, carico di affetto e di promesse.
Velocemente tolsi la maglietta e la buttai sul pavimento, prima di fare lo stesso con quella del ragazzo, cominciando ad accarezzargli il petto, mentre le nostre labbra non accennavano a volersi fermare, dividendosi soltanto pochi istanti per riprendere fiato.
Anche gli altri indumenti finirono inevitabilmente a terra, andando a creare uno scomodo e disordinato giaciglio. Un momento eravamo in piedi, e quello dopo io ero a cavalcioni su di lui, guardandolo dall'alto: sembrava un essere etereo e bellissimo, con quei capelli più scombinati del solito e gli occhiali leggermente inclinati. Mi guardava affannato, passandomi dolcemente la mano sulle labbra screpolate. Sorrisi.
<<Ti voglio.>> Bisbigliò, facendomi rabbrividire.
E io lo accontentai, entrando dentro di lui con un sospiro agitato, e fermandomi per studiare la sua espressione. Sembrava indifeso, smarrito. Non il coraggioso Potter, che avevo imparato a conoscere negli anni, ma qualcun altro.
Il ragazzo dolce e amareggiato che era riuscito a distruggere quel muro solido che proteggeva il mio cuore. Il ragazzo che volevo proteggere a tutti i costi, anche se non ci riuscivo, ed ero io stesso la causa del suo dolore.
<<Non piangere. Sono qui.>> Dissi, tornandolo a baciare.
Lui annuì, così cominciai a muovermi, lentamente, spingendomi dentro e fuori con una dolcezza che non mi apparteneva, meravigliandomi di me stesso. Forse per Harry sarei potuto cambiare sul serio...
<<Draco... Svegliati. Abbiamo lezione, e siamo di nuovo in ritardo.>> Blaise quasi mi buttò giù dal letto, facendomi spaventare, interrompendo il meraviglioso sogno che stavo facendo, scatenando la mia ira e il mio disappunto.
Non riuscivo a stare con Harry nemmeno nei mie sogni.
<<Fanculo, Zab!>> Impugnai la bacchetta e scaraventai ogni oggetto alla mia portata verso il mio amico, che confuso si riparò dietro alla colonna del suo letto a baldacchino, fino a quando la mia sveglia non volò dal comodino, entrando in collisione con la sua testa bacata.
<<Questo è per avermi svegliato.>> Dissi, e con un ghigno soddisfatto varcai la porta del bagno.
***
In qualche modo, il tempo continuò il suo corso, i giorni si susseguirono uno dopo l'altro, e alla fine arrivò anche Dicembre. Le vacanze di Natale erano alle porte, mentre le lezioni cominciavano ad essere più leggere e l'aria invernale e festiva aleggiava nell'aria.
All'inizio del mese mia madre mi aveva mandato una lettera, dicendomi che per quell'anno sarei dovuto rimanere a scuola. Non me ne aveva spiegato il motivo, ma io ne ero felice.
Sarei potuto rimanere da solo a pensare a quello che stava succedendo dentro e fuori di me, e soprattutto avrei potuto passare le ore a deprimermi, senza dare mille spiegazioni.
Già, era proprio un bel programma. Soddisfaceva ogni mia più rosea aspettativa.
Afferrai il pacchetto di sigarette di Theo, appoggiato sul pavimento accanto a me, e ne accesi una. Ricordavo la prima volta che Theo me ne aveva fatta fumare una. Le aveva trafugate dalla Londra babbana, quando era andato a fare spese con i suoi genitori, e da allora nessuno di noi ne aveva potuto fare più a meno. Se i miei genitori lo avessero saputo, sarei stato messo in punizione a vita. Non tanto per il fumo, ma per il fatto che mi piacesse usare una cosa che apparteneva al mondo babbano, eppure non mi importava.
<<Te ne lascio un pacchetto, ma tienitelo per tutte le vacanze.>> Theo mi strizzò l'occhio, sorridendo, mentre continuava a fare la sua valigia per tornare a casa. Io e lui eravamo rimasti gli stessi di sempre, anche dopo l'accaduto alla festa dei Grifondoro. Theo aveva avuto la maturità di capire che il mio era stato un gesto da ubriaco, e la nostra amicizia valeva più di una cosa del genere. Ne ero contento.
<<Conoscendolo le finirà in due giorni.>> Blaise, che se ne stava sul suo letto leggendo una rivista datagli da Pansy, anche se io disapprovavo, sorrise sornione.
<<Quanta poca fiducia...>> Sbottai io offeso, prima di scoppiare a ridere. <<Credete di poter sopravvivere senza di me per tutte le vacanze?>> Chiesi poi, facendo i miei finti occhi dolci.
Loro risero e si sedettero accanto a me. L'indomani sarebbero partiti entrambi, e non li avrei rivisti per ben due settimane.
<<Oh, credo proprio che morirò appena varcato il portone della scuola Dray.>> Mi prese in giro Blaise, drammatico, mettendosi una mano sul petto.
<<Cerca solo di non esagerare con il cibo, o ti sentirai male... o peggio ancora: ingrasserai. Diventerai una palla di lardo bionda che rotola per i corridoi tra l'aula di Trasfigurazione e giù... per i campi di Erbologia.>> Continuò a schernirmi bonariamente Theo, imitando la voce della professoressa Cooman, mentre io lo guardavo disgustato.
Non potei fare a meno però di ridere, ringraziandolo per il consiglio prezioso.
Forse ero io quello che non sarebbe riuscito a sopravvivere senza di loro durante le vacanze. Certo che mi sto proprio rammollendo... Pensai. Dove era finito il cazzuto Draco Lucius Malfoy? Sospirai.
<<Bene bene, basta sentimentalismi e consigli idioti. Alzate le chiappe brutti decerebrati! Si festeggia!>> Mi alzai con eleganza e tenendo la sigaretta in equilibrio tra le labbra mi allontanai non curante per andare a prendere la radio, che tenevamo nascosta nell'armadio di Blaise.
Un cuscino però mi colpì a tradimento la testa facendo cadere la sigaretta ormai spenta e rovinando in modo irreparabile i miei capelli. Mi voltai verso i miei amici, guardandoli famelico.
<<Quindi... avete scelto morte.>> Borbottai serio.
Afferrai la bacchetta, con lo sguardo fiammeggiante per la rabbia.
Nessuno, neppure i miei migliori amici, potevano rovinarmi i capelli.
Con un solo movimento accesi la musica e buttai tutti i cuscini che avevo a tiro ai due di fronte a me. La cosa continuò per vari minuti, fino a quando, probabilmente attirata dal chiasso, Pansy non entrò nella camera, guardandoci male.
<<Lo sapevo che vi stavate divertendo senza di me!>> Urlò, esibendo il suo pigiamone pesante a forma di unicorno, prima di correre nella mia direzione, prendendo un cuscino da terra.
Io fui più veloce, e la colpii dritto in faccia, facendola crollare al suolo prima di compiere il suo attacco premeditato. Sorrisi orgoglioso. Dietro di lei i due gorilla Tiger e Goyle avevano preso dei guanciali caduti in precedenza e si apprestavano ad attaccare. Da quando la mia stanza era diventata così affollata? Beh, più persone da colpire...
<<Vincerò io plebei!>> Urlai, e con una risata malefica cominciai la battaglia vera e propria.
HARRY
<<Senti Harry. So che hai già preso la tua decisione, ma...>> Hermione si bloccò, torcendosi le mani, agitata. Era il giorno prima dell'inizio delle vacanze di Natale e, insieme a Ron, eravamo seduti davanti al camino della sala comune per la nostra ultima serata insieme.
<<Herm, davvero. Voglio rimanere qui quest'anno. Ho bisogno di recuperare alcune materie e migliorarmi in altre se voglio diventare Auror. Lo sai anche tu che se vengo con voi non riuscirò a concludere niente.>> Risposi tranquillo io. Mi ero preparato più volte a quella domanda, ed ero prontissimo sulla risposta. Certo, non erano propriamente quelle le mie intenzioni principali, ma era pur sempre una mezza verità. Sorrisi ai due ragazzi al mio fianco. <<Non ti preoccupare, riceverai ugualmente il tuo regalo, Herm.>> Continuai ridendo. Lei sembrò riprendersi un poco.
<<Ron che ne dici di concedermi la rivincita agli scacchi dei maghi?>> Chiesi, poi, alzandomi dal divanetto e avviandomi verso il tavolino adiacente.
<<Non si rifiuta mai un offerta del genere.>> Si illuminò il rosso, e dando un bacio sulla guancia alla sua ragazza mi raggiunse ridendo.
***
DRACO
Ero talmente stanco, dopo essere rimasto sveglio fino a tardi con i miei amici, che la mattina dopo mi alzai quasi all'ora di pranzo. La colazione era ormai saltata così decisi di passare il tempo accendendo la radio a tutto volume cantando come un ubriaco. E ballando come un pazzo in preda alle convulsioni, dovute ad una crisi epilettica. Insomma, diedi il meglio di me, consapevole che nessuno dei Serpreverde fosse rimasto a scuola. Ero libero di fare ciò che volevo. In effetti era la prima volta che rimanevo ad Hogwarts durante le vacanze, e c'erano diversi sfizi che mi volevo togliere...
Una volta concluso il mio rito selvaggio, e lavato a dovere, scesi le scale ed uscii dalla sala comune. Nei corridoi non volava una mosca, nessuno all'orizzonte.
Ne ero felice, dato che ero vestito con un pantalone della tuta nero ed una felpa dello stesso colore più grande di almeno una taglia.
Avevo I capelli ancora umidi dopo la doccia, che ora ricadevano in bionde ciocche scomposte sulla fronte facendomi immaginare una scritta al neon sopra di esse su cui si poteva leggere "sono appena caduto dal letto". Ero consapevole che quello non fosse affatto il mio stile, ma ero troppo pigro per aggiustarmi anche in quella situazione. Io mi facevo bello per essere guardato, non per girare nei corridoi vuoti della scuola.
Non riuscii nemmeno a fare due passi nel corridoio desolato più vicino a me, che una voce conosciuta mi colpì, come una pugnalata per un suicida: dolorosa, ma pur sempre piacevole. <<Draco?>> La voce di Harry mi chiamò, in tono di sorpresa. Aggrottai la fronte, ma quando mi voltai in direzione del rumore, non vidi nessuno.
Benissimo, era il primo giorno di vacanze e già avevo le visioni. Si prospettavano due settimane davvero interessanti. Stetti per proseguire per la mia strada, quando un secondo rumore non mi fece fermare. Mi girai nuovamente verso la fonte del suono e di nuovo non fui sorpreso del fatto che non ci fosse nessuno. O meglio, che io non vedessi nessuno.
<<Potter so per certo che sei lì, quindi esci fuori.>> Misi le mani sui fianchi come faceva sempre mia madre prima di una sgridata e guardai fisso nel punto in cui sospettavo ci fosse il ragazzo.
Passarono diversi secondi, e cominciai a credere di aver preso un abbaglio, ma poi la testa di Harry venne fuori dal nulla.
<<Maledizione.>> Borbottò, colto con le mani nel sacco. <<Cosa diamine ci fai qui?>> Chiese, poi, togliendosi il mantello dell'invisibilità e piegandolo in pochi istanti, lo rimise al sicuro sotto la maglietta. Fece un passo e mi guardò negli occhi, costringendomi ad indietreggiare.
Anche lui non indossava l'uniforme, ma al contrario, aveva un pantalone sportivo ed una maglietta attillata di un colore violetto che risaltava i suoi occhi verdi. I capelli erano più scombinati del solito, ma la cosa non mi sorprese affatto.
<<Oh, io sono nel mio corridoio Sfregiato. Sei tu che stai facendo come al tuo solito, qualcosa di sospetto.>> Infilai le mani nelle tasche della felpa poiché cominciavo ad avere freddo, fingendomi del tutto indifferente alla sua presenza, anche se in realtà il solo sapere che anche lui era rimasto per le vacanze, mi faceva battere il cuore all'impazzata.
<<Io? Cosa ti fa pensare che stia facendo qualcosa di sospetto?>> Fece anche lui qualche passo indietro, come ad allontanarsi dall'accusa che gli avevo rivolto.
<<Stavi girando con indosso un mantello dell'invisibilità, in una scuola vuota, sapendo perfettamente che non c'era nessuno...>> Lo rimbeccai, come se fosse stata la cosa più logica al mondo. Lui arrossì e chinò il viso.
<<Qualcuno a quanto pare c'era.>> Bisbigliò piano. Feci finta di non sentirlo.
<<Bene. E' stato un piacere, Malfoy. Adesso me ne vado.>> Disse poi, ad alta voce, alzando gli occhi verso di me, assumendo una faccia autoritaria, così strana su di lui che per poco non scoppiai a ridere.
<<No, Potteruccio. Non vai da nessuna parte se non mi porti con te.>> Mi imposi, la sua faccia perse tutta la serietà, che venne sostituita dallo shook.
<<Come sarebbe che vieni con me? No, assolutamente no.>> Quasi urlò, sconvolto, con gli occhi spalancati e un leggero rossore sulle gote.
<<Non fare così, Potter. O io vengo con te, oppure tu. Rimarrai. Qui.>> Cantilenai, recitando ogni parola con finto fare innocente, ma sottolineando per bene il concetto.
No, non me lo sarei fatto scappare adesso che ne avevo l'occasione. Non potevo essere suo amico, ma niente mi impediva di passare del tempo con lui. Mi sarei annoiato a morte senza fare niente, quindi...
Harry, sei appena diventato il mio nuovo passatempo. Pensai e con un ghigno feci un gesto della mano per indicare la via davanti a me, chiedendogli implicitamente di fare strada.
<<Non mollerai vero? Tipico di te... >> Sopirò, capendo che non me ne sarei andato. Si portò una mano dietro la nuca imbarazzato. <<Ma se mi rompi le palle ti schianto e ti lascio nei corridoi.>> Minacciò, serio. Risi. Era proprio carino quando si arrabbiava.
<<Wow, ho capito a cosa ti serviva essere invisibile, non volevi far sapere al mondo della tua dubita sanità mentale.>> Dopo qualche minuto di strada in perfetto silenzio, eravamo arrivati di fronte ad un quadro, rappresentante una natura morta. Ed Harry lo stava fissando. <<Sai che qui c'è solo un quadro, vero Harry?>> Il ragazzo trasalì mentre pronunciavo il suo nome, poi si riprese e mi guardò sprezzante.
<<Potresti smetterla di dire stronzate, e stare in silenzio?>> Chiese esasperato, ed anche imbarazzato. Non potei fare a meno di fingermi sconvolto.
<<Linguaggio, Potter!>> Gridai, lui ridacchiò, scuotendo la testa.
<<Questa è una porta! Guarda ed impara, stupido ciarlatano!>> Mi diede un colpetto sulla fronte, e continuando a sogghignare avvicinò le mani al quadro, cominciando a fece il solletico ad una pera, che cadde ridendo, sotto i miei occhi sorpresi.
<<Che cazzo...>> Borbottai, mentre una porta si apriva dietro la cornice proprio come aveva previsto Harry.
<<Linguaggio, Malfoy!>> Mi rimbeccò il moro. Subito mi invase un piacevole calore ed un meraviglioso profumo di cibo arrivò fino alle mie narici. Mi lasciai trasportare da esso, scendendo delle ripide scale in pietra, fino a quando non arrivai all'interno di un enorme salone. <<Benvenuto nelle cucine di Hogwarts.>> Harry sorrideva, fiero. Mi guardai intorno con gli occhi che luccicavano. Quello era il paradiso! La stanza era più grande persino della sala grande, ed era piena di grandi piani di lavoro, coperti da quantità industriali di cibo. Ogni cosa si potesse desiderare era lì: stecche di cioccolata, budino, gelato, dolci di ogni tipo...
<<Allora è questa l'origine dei nostri banchetti? Lo avrei dovuto intuire.>> Mormorai, meravigliato. Guardai anche in direzione del mio accompagnatore. Lui era lì, accanto a me, ma invece di guardare la sala, con il suo sorriso smagliante fissava me. ME.
E statti quasi per saltargli addosso e abbracciarlo, preso da una strana euforia, quando un piccolo elfo dall'aria familiare si avvicinò a noi, fermandomi.
<<Harry Potter, Signore, è bello rivederla.>> Disse il piccolo, con un sorriso, poi si voltò verso di me e il sorriso svanì.
<<Padron Draco.>> Fecee inchinandosi, freddamente. Raggelai. Era Dobby, l'elfo domestico che per anni aveva servito casa Malfoy, ma che Harry aveva liberato.
In un istante, evitando di incontrare il mio sguardo, i due al mio fianco cominciarono a chiacchierare piacevolmente, e io mi sentii quasi a disagio.
Al Manor avevo elfi che spuntavano come funghi da ogni dove, e non avevo mai solo osato aprir bocca con loro se non per dargli degli ordini. E invece eccolo lì, Harry. Lui ne conosceva uno e a vedersi gli era anche molto legato. Erano amici. Lui ed un Elfo Domestico.
Cazzo, era adorabile.
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Ehilaaa ho giá concluso in precedenza questa fanfiction quindi temo che i miei aggiornamenti verranno pubblicati con il minimo intervallo di tempo e aimè quelli che (spero) la seguono, mi dovranno sopportare ogni giorno. Spero che per il momento vi stia piacendo e.... al prossimo capitolo!
Non dimenticatevi di accendere la bella stellina :) :)
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