Ucraina
Non so ancora come intitolare questo pensiero. La maggior parte delle volte, il titolo è la prima cosa che mi viene in mente ma, stavolta, mi sento un po' svuotata.
Come i miei colleghi finiscono il turno, hanno organizzato un'uscita tutti assieme. Andiamo alla chiusura di uno dei locali più fighi che c'è qui ed a me va bene. Domani sono in turno alle tre. Posso anche bere. Farmi a merda. Bere e fumare quanto voglio, fino a che non mi faranno male la gola ed i polmoni.
Metterò il vestito rosso. Quello lungo dietro e corto davanti senza spalline.
Il collega che mi piace ha appena parcheggiato la golf kart. Era andato a buttare la mondezza perché lui è uno chef de range.
Non so se mi piace. Non so se io piaccio a lui. So che parliamo tanto. Che mi capisce e quando mi guarda con quei suoi occhioni azzurri, mi chiedo se, ogni giorno, possano sembrarmi più belli.
Ci sarà anche lui stasera. Chissà se, con un po' di alcool in corpo sarò in grado di lasciarmi andare ed abbracciarlo quanto vorrei.
Non so se lo merita. Non so se si merita la dolcezza che riservo così a pochi. Le mie mani, il mio corpo od il mio profumo.
Non so sei io mi merito lui. Non ho ancora capito ne meriti di più o di meno.
So solo che abbiamo parlato tanto. Talmente tanto da sentirmi quasi svuotata e con un peso in meno sulle spalle. Lui ha detto. Ed io anche. Cose che,a nessuno dei miei colleghi avevo mai detto.
Mi incasina un po' la testa e mi da fastidio la possibilità che lui non voglia fare niente con me perché ha paura che mi affezioni. Mi da fastidio perché ha ragione. Perché credo di essermi già affezionata a lui e se ci andassi a letto, non ci sarebbero proprio più speranze.
Ma va bene così.
Lui ed i suoi capelli biondi del cazzo.
Neanche mi piacciono i principi con gli occhi azzurri ed i capelli biondi. Dico sempre che mi piacciono di più i mori con gli occhi penetranti ed i riccioli.
Ma lui ha i capelli lisci e biondi, gli occhi tanto azzurri che fanno quasi vomitare ed una testa che mi piace tanto.
E poi, con me che sono tutta scura, con la pelle bella abbronzata d'estate, i capelli castani e gli occhi scuri, almeno a mio avviso, facciamo un contrasto davvero interessante.
Mi prende anche per mano, a volte. Mi sfiora le dita. Mi guarda e sembra esista solo io. E poi mi sfugge di nuovo ed ho paura di non riuscire più a recuperarlo fino a che, le nostre teste, alla fine, riescono a raggiungersi di nuovo.
Ho appena trovato il titolo a questi pensieri.
Ucraina perché lui si è trasferito in Italia con la famiglia quando era un bambino ed adesso è un ometto di 25 anni, un po' più alto di me e con gli occhi talmente tanto azzurri che, se li guardo da vicino, mi accorgo abbiano anche pagliuzze grigie.
È freddo. Ti comunica con gli occhi e con i pochi gesti, con le frasi che sembrano lanciate a caso e che ti sorprendono perché, quando tu sei sempre convinta lui non abbia visto un cazzo, in realtà ha visto tutto.
E mi piacciono le teste come le sue perché non le capisci mai fino all'ultimo ed i ragazzi nelle mie storie, casualmente, hanno il carattere schivo e freddo come il suo. Salvo poi scoprirsi completamente diversi.
Il problema è che, nelle mie storie, le protagoniste (che sono sempre più belle di me), non hanno il tempo contato. Una stagione che sta per finire e lui che prenderà un aereo per chissà dove ed io che tornerò nella mia città di merda a studiare in un'università che ha scelto me ma che non ho scelto io.
E va bene così.
Almeno ho qualcosa da raccontare.
Almeno ho avuto un quarto di ciò che faccio vivere alle mie protagoniste. Una testa che non capiscono. Un volto che dimostra con gli occhi, il cuore che batte forte per i piccoli gesti ed i discorsi che saranno sempre e solo vostri e di nessun altro.
Perché, ti diranno che non vi conoscete, che non avete mai parlato seriamente e tu, cazzo, saprai non sia affatto vero. Perché avete parlato eccome, voi due. Nella tua macchina mentre guidava lui. Sui divanetti scomodi di un bar, con delle heineken davanti che i vostri discorsi non vi facevano finire.
E va bene che gli altri dicano che noi non ci conosciamo perché mi basta leggere i suoi sguardi per farmi convincere che teniamo un segreto che sappiamo solo noi due.
Mi fa sentire una bimba.
Mi fa sentire importante.
E mi fa incasinare e, si, forse mi va anche bene così.
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