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Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi

Io già ve lo dico.
Non ho idea di dove andrà a finire questo pensiero. E non è come tutte le volte, che realizzo un'evidenza del genere solo quando ormai inizio a scrivere e, come avrebbe detto la mia prof delle superiori sono "un fiume in piena".
Ma lo dico da subito.
Perché sto scrivendo per la necessità di farlo. Perché adesso ne ho bisogno e perché, scrivere, è ciò che mi riesce fare meglio.
È un casino la mia vita.
Sono un giocattolo difettoso e, si, è quasi poetico dirlo ma pagherei tutto l'oro del mondo perché questa definizione non mi calzasse così perfettamente a pennello. E la parte peggiore è che io, per essere un giocattolo difettoso, manco mi ci sforzo.
È così e basta.
La mia vita è un casino ed io cerco di tenere assieme i pezzi tra le dita sottili.
Fine delle storia e non c'è un cazzo di niente di figo in questo.
Io, ve lo dico, fa cagare.
Ma veramente.
Perché, che mi giri mi giri, sbatto sempre da qualche parte.
E, non è che abbia esattamente un carattere facile io.
Sono un gemelli.
Sono un tornado.
Parlo un sacco, sono istintiva ed ho anche la risata fortissima. Sono impulsiva e non vedo sfumature. Non è un tratto del mio carattere che può piacerti. Io me ne rendo conto.
Non sto simpatica alle persone.
O mi amano o gli sto cazzo e credono sia una sfigata.
Non ho vie di mezzo e così è la mia vita.
O va tutto alla grande o è una fottuta merda colossale.
Ecco, è da un po' che è una fottuta merda colossale e l'unica cosa che mi porta ed evitare l'imminente suicidio, è farci una risata.
Adesso, non vorrei che fraintendeste ciò che ho appena detto. Quindi, ci fermiamo un attimo e vi spiego.
Non sto assolutamente sottovalutando l'argomento.
Anzi.
Lo dico con cognizione di causa.
Non prendo le parole alla leggera.
Sono proprio seria e, per chi mi conosce tramite le mie storie, avrà imparato che, per capirmi, c'è bisogno di leggere tra le righe. Quindi, fatelo anche quando dico che sul suicidio ci rido su.
Ovviamente non rido quando le cose mi vanno male. Altrimenti sarei una cazzo di squilibrata che ride ogni secondo della giornata ininterrottamente ed istericamente.
Uno spettacolo pietoso che non augurerei a nessuno.
Significa che cerco di prendere aria.
Perché è questo che vuol dire per me ridere. Prendere aria.
Si dilatano i polmoni e tu lasci uscire tutta la merda, prendendo una bella boccata di freschezza. E, il dolore, sembra anche passare per mezzo secondo e tu sei talmente tanto nella merda che a quel mezzo secondo ti ci aggrappi come se fossero ore.
O l'eternità.
Il punto è che, credo che se io mi dovessi fermare per un solo istante a guardare la mia vita, o ci faccio un film tragi-comico stile Boldi/De Sica, o un dramma tedesco recitato di merda.
Io ci penso un attimo, no? Apro la porta di casa mia e bestemmio. Una bella bestemmiona che mi sentono dall'altra parte d'Italia e, quando mi chiedono una spiegazione, come la ascoltano, mi accarezzano una spalla, mi offrono il caffè e poi mi pagano pure un paio di sedute dallo psicologo.
Ed adesso, voi vi starete anche chiedendo cosa ci sia che non vada nella mia vita.
Ed io vi dico che non potrei dirvi tutto un po' per privacy un po' perché, nelle mani sbagliate, certe informazioni potrebbero rovinare la vita di quel sparatore abusivo di sperma comunemente chiamato "babbo" (aka papà per la maggior parte d'Italia ma dalle mie parti non si usa).
Quindi, per proteggere la sua dignità che, fino a che non cambio cognome va purtroppo a pari passo con la mia, non vi posso dire nulla.
Quello che però mi sento di dirvi è che, il sopracitato sparatore abusivo di sperma ci ha provato seriamente, in questi anni, a rendermi realmente difettosa. A togliere anche quel briciolo minuscolo di poeticità dalla scritta tatuata sul mio braccio.
E, vaffanculo che non ci è riuscito. 
Perché, quando parlo di poeticità, quando parlo di risate, io parlo delle cose che, nella mia vita non sembrano andare a rotoli. Delle cose, nella mia vita, che sono un appiglio saldo.
Parlo di mia zia che mi ha aperto la porta dicendomi, con sorriso:"dai, vieni a casa".
Parlo dei miei amici che mi ascoltano quando gli parlo del mio sogno americano e non mi giudicano se prendo il cappuccino con latte di soia. Parlo dei miei amici che sono single come me e, per San Valentino, gli va bene portami fuori a cena ed anche delle rose.
Parlo della mia migliore amica che sta a Firenze e che compra i biglietti per i concerti dei nostri cantanti preferiti e mi dice che il suo tramonto più bello è qualunque visto con me.
Parlo della mia migliore amica qua con me che si stressa per l'Erasmus, per i biglietti alla Cappella Sistina e che sa abbastanza cose su di me da potermi rovinare in mezzo secondo ma non l'ha ancora fatto.
Parlo del mio cagnolino che è talmente bello che, se ci penso, mi viene da piangere. Che è l'unica cosa veramente bella della mia vita. Che è l'unica cosa bella che io avrò mai.
Parlo dei risparmi sul mio conto corrente ai quali mi aggrappo perché sono la mia unica via d'uscita. Perché sono l'unica possibilità che ho di smetterla di considerarmi difettosa.
Parlo di quando, a casa mia, nessuno aveva pupille dilatate e scatti d'ora.
Parlo di quando le cose andavano bene. Quando nessuno urlava ed a me piaceva tornarci.
Perché, le cose non è che sono sempre andate male. Per anni sono andate talmente tanto bene che, se ci penso adesso, sotto le coperte di un letto che non è il mio, mi sembrano le pagine di un bel libro.
Ma, quella pagina dorata è scomparsa del tutto.
Io sono a casa da mia zia con un mucchio di canzoni in testa che rispecchiano come mi sento. Con gli occhi ancora un po' gonfi di pianto, lo stomaco contratto ed il cuore pesante.
Io mi guardo attorno e cerco di capire come tenere assieme i pezzi cullandomi davanti all'evidenza che, comunque, qualcosa che vada bene, in fin dei conti, ci sia. Ed è questa certezza, minuscola per qualcuno, che mi aiuta a rimanere viva.
Ed un'eterna speranza del cazzo che, fino ad adesso non mi ha portato da nessuna parte, ma alla quale mi ci aggrappo a prescindere tanto, comunque, non è che al momento abbia molta scelta.
Però, è figo che, vista da fuori, io sembri pure una figa. Perché mi vesto o con i cappotti o con le pellicce (rigorosamente sintetiche perché sono contro quelle vere), metto un sacco di rossetti e viaggio spesso. E poi, la mia famiglia (escludendo me stessa e mio padre -buffo-) è benestante da morire.
Comunque, il punto è che ci stavo riflettendo proprio oggi mentre facevo colazione. Ero con due miei amici, uno che conosco dai tempi delle superiori e l'altro che conosco da giusto qualche mese. Questo che conosco delle superiori, di me sa parecchie cose quindi, sapeva cosa ci fosse realmente dietro mentre parlavo ma, l'altro, che sa una percentuale minima della mia vita del cazzo, mi guardava come se fossi Gesù. Io quest'anno devo fare un sacco di viaggi. Quattro in tutto e considerato sia una studentessa di vent'anni, non è esattamente scontato. Considerato anche che lui sia poco più grande di me e l'unico viaggio che ha fatto è stato andare a Londra due settimane fa, tipo, mentre io, a volte, mentre elenco i posti dove sono andata, qualcuno me lo dimentico pure, la situazione diventa buffa ed io dovevo sembrare la sorella di Elettra Lamborghini. O della Ferragni (vedete un po' voi chi vi piace di più).
Riflettevo sul fatto che, mentre parlavo, dovevo sembrare una super fighissima quando, in realtà, dentro di me mi sento uno schifo. E la mia vita è uno schifo. Perché, fuori da casa va bene ma, dentro quelle mura, è tutto un casino.
È tutto un io che scappo, che urlo, che ho paura. Un io che rimango perché sono un pacchetto completo col mio cagnolino e non saprei proprio dove sbattere la testa. È tutto un io che mi sento talmente triste che, se ci rifletto troppo a lungo, mi sembra che il cuore mi stia venendo strappato a pezzi da mani gelide. Un io che mi sento così piccola e sola e distrutta che mi chiedo come faccia a continuare.
Perché sono un bel "gilted box" si direbbe in inglese. E gilted è una parola splendida perché sono le cose dorate ma non fatte d'oro. Sono bella fuori ma, se scavi un po' più a fondo, ti spaventi e corri via.
Ed io aspetto solo il momento di diventare oro. Di non essere più dorata.
Aspetto il momento in cui sarò oro fuori e dentro. In cui spiegherò le ali e andrò via da tutto questo dolore.
Perché, per il momento, mi guardo attorno e mi rincuoro al pensiero di non essere sola. Al pensiero che, nonostante ci abbia provato a rendermi diffidente, invidiosa, gelosa, cattiva, maliziosa, arrogante, egoista, infida, io sono buona. E sono riuscita a circondarmi di talmente tanto amore che, quasi quasi, riesco pure a dimenticarmi di quello che mi manca dentro casa. Anche se per poco.
Perché ho talmente tanto amore che mi sento anche forte e, piano piano, il dolore diventa una fitta leggera e, dopo, una cicatrice.
Perché ho zii splendidi, una carriera universitaria e lavorativa perfettamente avviate, degli amici mozzafiato, passioni, obbiettivi, sogni e ce la posso fare.
E, io ve lo dico, a chiunque mi abbia letto fino a qui. A chiunque si senta solo. A chiunque sia preso a calci, gettato a terra, noi possiamo farcela.
E non è una puttanata, che cazzo, non lo è.
Perché io sono dieci anni che penso di non farcela ma sono ancora qui.
Sono ancora qui e lotto.
Perché mi amo e mi amano. Perché non sono sola e, anche quando penso di esserlo, sbatto gli occhi un paio di volte e mi rendo conto d'essermi sbagliata su tutta la linea.
Perché ho pensato a finirla, che non ne valesse più la pena.
Ma non è vero.
Vaffanculo, non è vero.
Perché c'è ancora così tanto da vivere, da sognare, anche da sbagliare e va bene così.
E sarà bellissimo.
Perché, prima o poi, dipenderà da noi ed è esattamente questo che mi fa andare avanti più di tutto. Che prima o poi, dipenderà da me.
Che sarò io a muovere le carte in tavola e sarà bellissimo.
"Un girasole per te" mi hanno detto una volta ed io lo interpreto così. Un raggio di sole tra una coltre di nubi a ricordarti che niente e nessuno potrà mai spegnere la tua luce.
Ma, questo, dipende sopratutto da te.
Vi voglio bene.
Mi voglio bene.
Mi vogliono bene.
Sono triste, sono bella, sono amata, sono incompleta, sono difettosa, sono impulsiva, sono orgogliosa. E, quando ascolto i miei amici ridere, quando il mio cagnolino mi viene incontro, quando bevo il the con mia zia, quando guardo il mare e passeggio su Ponte Vecchio, sono pure felice.
E vaffanculo il resto.
E vaffanculo pure tu che sei uno sparatore abusivo di sperma ed io, a te, per te, col cazzo che mi piego.

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