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Capitolo tredici.

La madre di Lauren si mise a braccia conserte. «Dov'eri?»

«Non sono affari tuoi, domani ho scuola, mi devo svegliare presto, ciao.» disse e salì le scale.
«Lauren Jauregui, vieni qui immediatamente.» disse e fece le scale pure lei.

«Che vuoi? Lasciami in pace.» disse Lauren chiudendo la porta anche se poi, Clara entrò in camera sua.
«Con chi eri?» chiese.
«Con la ragazza che mi piace! Ora esci, non ti ho dato il permesso di entrare.» disse Lauren ringhiando.

«Dovresti vergognarti di rivolgerti così a me.» disse Clara.
«Tu invece di non capirmi.» disse semplicemente Lauren.

Cara uscì dalla stanza di Lauren e quest'ultima si mise a letto.

Il giorno seguente, Camila andò a scuola come il resto del suo gruppo.

Però, fuori da casa Cabello, Camila si trovò davanti Lauren che l'aspettava dall'altra parte del cancelletto.

Aveva in mano il famoso "Mind of Mine". Lauren sorrise un po' nel vedere la ragazza che piano piano chiudeva la porta alle sue spalle.

Camminò verso il cancello e lo aprì rimanendo di fronte a Lauren che le sorrideva. «Ciao.» disse Camila.
«Non pensavo che...»
«Fossi qui?» ipotizzò Lauren e Camila annuì dolcemente.

«Questo è per te.» disse Lauren sentendo calore sulle sue guance.
«Oh, ti... Ti sei ricordata.» disse Camila e Lauren annuì.

La maggiore offrì la mano a Camila che subito l'afferrò e insieme, andarono a scuola.

la struttura era vasta, piena di studenti, le due ragazze andarono al gruppo dove c'erano Troye, Shaun, Dinah, Normani e Ally. Appena le due ragazze si lasciarono le mani, gli sguardi degli amici si distolsero altrove.

Lauren sentì qualcosa addosso, si girò e vide Edward con varie palline di carta in mano.

Non erano ancora entrati nell'istituto e già rompevano le scatole al gruppo innocente. Lauren si abbassò e prese la pallina di carta e la portò al cestino.

«Inquinate.» disse Lauren. Il ragazzo insieme al suo amico fecero un ghigno. «Non avete di meglio da fare?» chiese sempre.

«No, sinceramente.» disse Michael e lanciò una pallina di carta su Camila che si mise subito dietro Lauren, indifesa. «Non parla ancora? Dov'è il suo stupido quadernetto? Volevamo leggere le sue stupidaggini.» disse.

«Intanto, non dovete guardarla, manco lanciare un minimo di questa merda su di lei.» disse Lauren con fare protettivo.
«Ah, davvero?» disse il ragazzo mentre si avvicinava, rimase poco distante da lei.

Un miscuglio di gente si mise in cerchio proprio per vedere la situazione e la tensione tra i due.

Lauren stringeva i pugni, saldamente. «Davvero. Smettila di sfidarmi.» disse.
«Sì, esatto, non sfidarla perché... Perché ti stende, ecco.» intervenne Troye mentre stava dietro Shaun.

«Parli parli, però stai dietro le persone.» disse Edward rivolto a Troye. «Ora pensiamo a questa frocia.» disse scrocchiando le dita.
«Ti fa onore chiamarmi così?» chiese Lauren.

Camila si sentiva inutile, afferrò la maglia di Lauren in modo da trattenerla, il ragazzo si stava avvicinando troppo a lei.

Michael lanciò un'altra palla di carta addosso a Camila. «Parla, invalida.» disse.

Questo fu quello che fece impazzire completamente Lauren. Prese il ragazzo e gli diede una spinta da farlo cadere, Lauren si vide Edward andarle addosso, Jauregui lo prese e lo spinse.

«Ti ci metti anche te? Schifoso?» chiese, il ragazzo guardò Lauren con stupore, quella sensazione sparì in un sorriso amaro. Edward la guardò, alzò le mani a Jauregui.

Un pugno ben azzeccato andò nello stomaco di Lauren e questa si piegò dolorante.

La ragazza dagli occhi verdi decise di usare la gamba destra, diede un calcio allo stinco del ragazzo, quest'ultimo si piegò tenendosi la gamba dolorante.

Pensò che il tutor era utile a qualcosa. «Ora levati.» disse e si spostò con il resto del gruppo.
«Sì, levati.» disse Troye imitando Lauren.

I ragazzi entrarono dentro la struttura. «Stai bene?» chiese Lauren a Camila, la piccola annuì e si poggiò a lei.

«Ti proteggerò io, va bene?» sussurrò sulla sua testa mentre lasciava le labbra su essa.
«Grazie, ma non dovresti rischiare per me.» disse Camila con un filo di voce.
«Mi piace rischiare. Specialmente se si tratta di te.» ammise Lauren buttando un sospiro.

Dinah e il resto del gruppo si guardarono, sorrisero. «Sei... Davvero carina.» disse Camila e diede un bacio sulla guancia di Lauren.
«Rendi tutto più bello, e io sono felice.» disse Lauren sinceramente.

Keana raggiunse il gruppo con le sue auricolari incastrate alle orecchie. «Oh, ecco Keana.» sorrise Lauren.
«Ciao ragazze.» disse Issartel togliendosi le cuffie. «Che mi sono persa?» chiese.
«Una rissa! Pugni, calci, spinte, coltelli, pistole...» disse Troye.

«La tua fantasia mi stupisce un sacco, Sivan.» disse Ross.
«Oh, okay... Quindi?» chiese lei nuovamente.

«Nulla di importante, non mi va di parlarne.» disse Camila.
«La gente è troppo ignorante per capire dei sentimenti, non ha di meglio da fare, la gente se la prende sempre con i più deboli.» disse Lauren.

Le ragazze dopo essersi sistemate nei propri armadietti andarono alle proprie classi.

Camila avvicinò la mano a quella di Lauren facendo scontrare l'indice con il suo. «Uhm?» Lauren guardò Camila e quest'ultima sorrise.
«Prendimi la mano.» disse dolcemente.

La sua voce era lieve, piena di timidezza. Lauren la trovava dolcissima. «Va bene.» disse e le prese la mano facendo incrociare le dita alle sue.

Si formò calore nel viso di entrambe e Camila decise di nascondere il viso nella spalla di Lauren. «Oh, ti prego non fare così che mi fai tenerezza.» rise.

Finalmente raggiunsero la classe ed entrarono. Le ragazze andarono a sedersi e Jauregui mise la borsa nera sul banco.

«Laur... » la chiamò Camila.
«Dimmi, ti ascolto.» disse Lauren piano.
«Io... »

«Ora iniziamo l'appello.» disse la professoressa e iniziò a nominare tutti gli studenti. Ne mancavano alcuni.

La lezione iniziò, Camila prestava attenzione, al contrario di Lauren, lei come al solito era distratta a guardare la ragazza vicino a sé.

L'ora di storia era noiosa, forse troppo. Lauren disegnava qualcosa nel suo album, si stava annoiando.

Camila guardava le linee che tracciava, cercando di memorizzare i passaggi.

«Sei brava.» disse complimentandosi.
«Oh, ti piace?» chiese la grande.
«Perché non colori?» chiese.
«Non mi piace... Però potrei.» disse.

Camila rimase a pensare. «Perché no?» chiese.
«Perché... Niente, lascia perdere.» sospirò.

«Dimmi, ti ascolto.» disse.
«Camila, non lo so. Non ora... Stiamo parlando troppo, finirà che ci sgrideranno.» sospirò Jauregui.

«Mi farai colorare?» chiese. «Voglio renderlo colorato, questo bel disegno deve avere un po' di vita, non credi?» bisbigliò.

«Va bene.» disse Lauren e diede il foglio a Camila. Come al solito erano due corpi femminili, ma senza un dettaglio.

Camila colorò con cura, facendo uscire leggermente la punta della lingua.

Dopo un po', Lauren si accasciò sul banco.

Si mise a dormire.

Camila decise di lasciare il disegno che stava colorando e di disegnare Lauren. Per lo meno, ci provò.

Camila rise un po' e continuò a tracciare linee su linee, le piaceva vedere Lauren così, in un momento così dolce. Le piaceva vedere Lauren e basta.

Dopo un po', finì di disegnare e decise di svegliare Lauren. «Hey, Lolo. Sveglia.» disse scuotendo Lauren. La ragazza dagli occhi verdi la guardò.
«È suonata?» chiese.
«Scema.» disse Camila ridacchiando.

«Com'è venuto il disegno?» chiese e Camila le fece vedere quello che le aveva fatto.
«Sei tu.» disse.
«Sto... Dormendo?» chiese insicura.
«Sì.»

Suonata l'ora, le ragazze si sposarono di classe. Come al solito, le ore erano una noia mortale.

Arrivò l'ora di pranzo e le ragazze andarono alla mensa. «Che giornata noiosa.» disse Keana.

«Ti capisco, oh Gesù.» disse Normani.
«Non nominate il Cristo.» le rimproverò Ally.
«Oh, va bene.» disse Normani alzando le mani.

Keana attirò l'attenzione di Dinah, Ally, Normani e dei ragazzi. Issartel indicò Camila e Lauren che cercavano di mangiare il cibo rivoltante. «Dai, mangia.» disse Camila.
«Dio, non ce la faccio! Sto per rimettere.» tossì Lauren e Camila infilò il cucchiaio nella bocca di Lauren.

«Oh, che carine.» disse Shaun.

«Camila, ti prego, basta!» quasi urlò Lauren e Camila rise. «Ora però tocca a te.» imboccò Camila e questa buttò giù con forza.
«N-non è poi così male.» disse e Lauren aprì la bocca stupita. La ragazza dagli occhi verdi si trovò un cucchiaio in bocca. «Chiudi la bocca, potrebbero entrare cose che manco immagini.» rise Camila.

«Pervertita.» roteò gli occhi mentre si tolse il cucchiaio dalla bocca. «Non... Bleah, che schifo» il cucchiaio di Lauren sprofondò nel cibo incollato dal colore giallo.

«Non si dice che schifo alla roba da mangiare, Lolo.» la rimproverò e mangiò, la ragazza fece una faccia e sputò sul piatto. «Non ci credo... C'è un capello.» disse.
«Credo di sentirmi male.» disse Lauren. Dopo un po', le ragazze andarono ognuna in classe.

Gli studenti erano ansiosi dell'uscita.

Finalmente la campanella suonò dopo che l'ora finì. Il gruppo di amici tornò a casa. Lauren e Camila erano dietro a tenersi per mano. «Sono stata bene anche oggi.» disse. «Ho paura però.» aggiunse.

Lauren guardò il naso di Camila per poi guardarle gli occhi. «Di cosa?» chiese.
«Di mio padre... Non so come... Ma succederà qualcosa.» disse.
«Vieni da me, in caso. Oppure chiamami, verrò a prenderti.» disse Lauren portandosi Camila più vicina a sé.

«Va bene, ci proverò, Lolo.» disse lei poggiando le braccia sul suo petto e si accoccolò un po'.
«Ti andrebbe di uscire?» chiese Lauren.
«N-noi due?» chiese incredula.

«Sì, noi due. Ti andrebbe?» sorrise.
«Sarebbe bellissimo...» si morse il labbro.
«Sì, voglio uscire con te.» le diede un bacio.

Ma non dove Lauren voleva.

La ragazza dagli occhi verdi si toccò la guancia. «Perfetto.» disse come se ci fosse rimasta male.

Le ragazze tornarono, Lauren accompagnò Camila, Dinah decise di lasciarle sole.

Finalmente arrivarono e Camila guardò Lauren. «Mi dirai tu l'ora?» chiese. «Poi ti dirò se riuscirò ad uscire o no...» disse.
«Per tuo padre?» chiese Lauren e strusciò il naso con il suo.
«Sì, ho paura che me lo impedisca...» disse.
«Non aver paura. Poi dimmi, se mi dirai di no, capirò. Sta tranquilla.» sorrise.

Camila porse la guancia a Lauren e quest'ultima le diede un dolce bacio da far sorridere entrambe. «Sei bellissima.» disse Camila e abbracciò Lauren.

La ragazza dai capelli neri aprì la bocca, ma non appena lo fece, Alejandro uscì fuori dalla casa facendo separare le due ragazze. «Camila, entra dentro.»

«Papà...» disse con un filo di voce.
«Niente, entra.» disse.
«Signor Cabello, mi sembra esagerato, ci stiamo solo salutando.» disse Lauren.
«Camila entra dentro, se non lo farai tra cinque minuti, torno fuori a prenderti con la forza.» disse ed entrò dentro casa.

Camila aveva gli occhi umidi, Lauren ringhiò e diede un bacio sulla fronte alla piccola.

«Volevi dirmi qualcosa?» chiese triste.
«Nulla, nulla di importante...» mormorò Lauren e Camila alzò lo sguardo e fece scontrare il naso con quello della maggiore.
«Sicura?» disse.

Lauren ebbe un gran senso di baciarla e di non fermarsi più.

Era una voglia quasi impossibile da controllare. La ragazza dagli occhi verdi sospirò sulle labbra di Camila.

«Sì, sono sicura Camz.» disse Lauren.

I cinque minuti passarono e Alejandro uscì nuovamente. Lauren si chiese se quell'uomo avesse un cronometro o qualcosa di simile.

«Dai...» iniziò Camila. «A dopo forse.» disse.
«La vedo un po' dura... Avvisami, ti prego.» Lauren le diede un bacio sulla guancia.
«Spero che non mi tolga il cellulare, in caso non aspettarmi.» disse Camila mentre entrava in casa con Alejandro.

«Ci-... » mormorò ma la porta si chiuse. «... Ao.» sospirò e si grattò il capo.

La tensione in casa Cabello era tanta.

«Camila, è la tua ragazza?» chiese.
«No, papà.» sospirò. «Perché mi stai facendo questo? Sono da ieri che non ti vedo.» disse.

«Perché mi aspettavo tutt'altro da te, Camila Cabello. Sono molto deluso, schifato.» disse con rabbia.
«Non sono problemi miei se ti faccio schifo, sono così tanto un peso per te?» gli chiese urlando.
«Camila non alzare la voce con me.» il padre cercò di parlarle sopra.

«Come tu riesci a farmi stare di merda, io riesco ad alzare la voce. Non puoi dirmi chi amare, non sei nessuno per dirmelo

Forse quel "non sei nessuno per dirmelo" fu la goccia che fece traboccare il vaso.

La guancia rossa di Camila pulsava, le lacrime salate della ragazza caddero sul pavimento. «Ti odio.» disse con un fil di voce e corse in camera sua prima che il padre la raggiungesse.

La ragazza si rinchiuse a chiave, si chiese dove fossero la madre e la sorella. Camila non voleva stare con lui, manco per un momento.

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