Capitolo quindici.
«Cosa vuole sapere di me?» chiese Lauren mentre camminava con Sinuhe che pensò subito a che chiederle.
«Non saprei, in generale. Chi sei Lauren?» chiese nuovamente e Lauren si limitò a sorridere.
«Sono figlia di Clara e di Mike Jauregui.» disse Lauren spiegando un po'.
«Li conosco di nome, hai due fratelli, giusto?» chiese.
«Sì, proprio così.» disse Lauren. «Un maschio e una femmina.» sorrise.
«Ah, bene.» disse la donna.
«Sono di origine cubana, mi sono trasferita qui da due anni per colpa della guerra. Ho perso una gamba, appunto come può vedere, ho un tutor che mi aiuta nel movimento.» disse Lauren e Sinuhe sorrise un po'.
Pensò che Lauren e Camila si somigliavano un sacco. Era molto felice di questo. Sapere che pure un'altra ragazza aveva quasi passato lo stesso problema di sua figlia, la rendeva quasi felice.
«Sono gay. Mia madre è contraria, avrebbe preferito che mi innamorassi di un bel ragazzo.» spiegò. «Mio padre invece ha accettato le mie preferenze. È fiero di me e mi ama.» disse Lauren con un dolce sorriso in volto.
«Tu ami tuo padre?» chiese Sinu e Lauren annuì con la testa.
«Moltissimo. Lui c'è sempre per me, come io ci sono per lui.» disse.
La donna camminava, Lauren decise di camminare a braccetto con lei.
«Mi fai sentire vecchia.» disse e Lauren rise forte. «Cosa ne pensi di mio marito?»
«Non lo so, sinceramente pensavo fosse un uomo in gamba. Invece no, non lo è. Sono rimasta sconvolta dopo l'azione che ha fatto a sua figlia. Signora, stia attenta. Non affidi Camila nelle sue mani.» disse Lauren e Sinu sospirò.
«Se vuole affidarsi, si affidi a me. Camila è come un tesoro.» disse nuovamente. «Se dovesse andare tra le mani di Alejandro beh, quel tesoro verrà distrutto nel corso degli anni.» disse sempre e la donna al suo fianco sospirò.
Lauren aveva ragione, Camila se fosse stata nelle mani del padre, avrebbe passato le pene dell'inferno. Non avrebbe voluto che questo accadesse.
«Cosa ti piace fare?» chiese la donna.
«Stare con sua figlia, poi giocare a Softball e il disegno... Amo disegnare.» disse e Sinu sorrise.
«Come ti trovi con Camila?» chiese la donna e Lauren rimase in silenzio per qualche minuto, la ragazza aprì la bocca.
«Benissimo, deve sapere sapere che lei è stata la prima ragazza a farmi ribattere il cuore dopo due anni.» disse. «Sua figlia mi ha fatto impazzire, mi ha fatta girare la testa. Voglio aiutarla e renderla felice in tutti gli effetti.» disse Lauren sospirando.
«Che è successo?» chiese la donna.
«Non ho molto da dire, era solo un amore non corrisposto. Sono sempre stata una ragazza che ama l'arte in tutto, però ho perso la voglia di colorare quando Lucia se ne andò da me.» disse Lauren e Sinu annuì.
«Nel mondo, siamo stati creati per amare una persona che ti starà vicina per il resto della vita. Nessuno al mondo deve stare solo, sarebbe impossibile vivere senza quella parte che ti ama con tutto il cuore.» disse Lauren aprendo il suo cuore alla donna.
Il tragitto continuava e Lauren finalmente accompagnò Sinu a casa. La ragazza salì sulla sua macchina e tornò dai suoi fratelli nella sua abitazione.
Erano passati giorni e Camila andò a scuola solo una volta.
INIZIO FLASHBACK: il ritorno a scuola.
Arrivò Simon Cowell nella stanza della giovane per dirle che sarebbe tornata a casa in questo momento. «Come ti senti?» chiese.
«Bene, sempre se si può definire tale.» mormorò Camila facendo ridacchiare il medico.
Camila aveva rifiutato l'invito di Lauren, ovvero, quello di stare a casa da lei.
«Sei pronta per tornare a casa?» chiese.
«No, non sono pronta a nulla. Odio tutto.» disse Camila.
«Mi dispiace per ciò che passi, davvero. Però devi. Non puoi stare qui per tutta la vita.» mormorò scherzosamente.
«Lo so, purtroppo. Qui mi trovo molto meglio rispetto a quel posto di merda.» disse Camila senza badare al suo linguaggio.
«Forza Camila, hai fatto tanto fino ad oggi e farai altro anche per gli altri.» disse.
Camila sospirò. «Mi può dare un passaggio?» chiese e Cowell corrugò le sopracciglia confuso.
«Dove?» chiese.
«A... A scuola.» sospirò. «Voglio andare a scuola... Mi porti?» disse quasi implorando.
«Cabello, ti sei appena ripresa, sei quattro giorni qui. Ti conviene tornare a casa.» disse l'uomo e Camila negò con la testa.
«La prego.» disse.
Cowell rimase a pensarci. Avrebbe rischiato che Camila si sarebbe sentita male. «Dai, non chiedo molto...» disse con voce da cucciolo indifeso.
«Va bene. Tra dieci minuti torno da te, vestiti.» disse il suo medico di fiducia.
L'uomo uscì dalla stanza e Camila andò a mettersi qualcosa di pesante. Non voleva sentire freddo.
Passarono circa otto minuti e Camila era pronta.
Il suo medico andò da lei e le sorrise. «Tua madre sa già dove stai andando, non vede l'ora di accoglierti.» disse l'uomo e Camila si morse dolcemente il labbro.
Era così eccitata di vedere Lauren. Il giorno precedente era venuto il gruppo di amiche, però, non ci fu traccia di Lauren.
Camila appunto venne informata da Normani che Lauren era a fare una partita di softball.
Le mancava da morire, erano passati quattro giorni da quel bacio.
Lauren e il resto del gruppo stava facendo lezione, ovviamente ognuno in classi diverse.
Lauren aveva preso la sua prima nota, era nervosa, sgarbata quasi con tutti.
A Lauren mancava semplicemente Camila.
Era più forte di lei, non voleva essere pressata, non voleva essere scocciata da nessuno.
Cosa molto improbabile, in classe venne Edward giusto per chiedere qualcosa ad un suo amico.
Lo sguardo del ragazzo si piombò sulla ragazza che anche lei, lo fissò.
Il maschio fece un ghigno e Lauren roteò gli occhi. Il ragazzo uscì dopo alcuni minuti, Lauren intanto cercò di prestare attenzione alla lezione.
L'ansia di non vedere Camila era tanta, era preoccupata, non l'aveva vista il giorno prima.
«Jauregui, spiega un po' la seconda guerra mondiale.» disse la docente di storia e Lauren non rispose. «Jauregui.» la chiamò nuovamente.
«Non ho voglia, mi lasci stare.» disse.
«Perché?» chiese.
«Perché non sono dell'umore giusto, la prego.»
La donna voltò lo sguardo e chiamò qualcun altro.
Dopo alcuni minuti arrivò il bidello che bussò la porta. «Avanti.» disse la docente e il bidello aprì la porta.
«Chiede Camila se può frequentare nonostante sia arrivata ora.» disse l'uomo e la donna l'accolse con un dolce sorriso.
«Certo che sì, prego.» disse e Camila entrò.
«Mi scusi... Ma non ho portato il... Materiale.» sospirò Camila.
Lauren appena sentì la voce della ragazza si illuminò e sorrise come un ebete anche se, la sua mente chiedeva il motivo della sua presenza.
«Non importa, Cabello. Ora vai a sederti e cerca di seguire.» disse la donna con calma e Camila fece come le era stato detto.
«Ciao.» disse Camila a Lauren, quest'ultima non smetteva di sorridere.
«Ciao bellissima. Mi sei mancata.» disse piano.
«Anche tu.» sorrise Camila e Lauren intrecciò le dita con le sue.
«Ma perché sei qui?» le chiese.
«Mi mancavi, volevo vederti. Non volevo stare un altro minuto senza di te, quindi ho chiesto a Simon Cowell di portarmi a scuola.» sorrise Camila e Lauren sospirò.
«Sai che non dovresti sforzarti?»
«Lo so, lo so benissimo. Però preferisco sforzarmi e soffrire invece di non vederti.» rispose Camila e si poggiò un po' su Lauren che l'avvolse tra le sue braccia.
Alcune ore dopo, le ragazze andarono alla mensa, come ogni giorno. Keana parlava con Normani fino a quando Michael la spinse con forza facendola cadere.
Issartel si alzò e Lauren si fiondò ad aiutarla. «Tutto bene?» chiese.
«Non capisco perché l'ha fatto.» disse Keana sistemandosi un po'. «Sì, sto bene.» aggiunse Keana e Lauren sospirò.
Edward apparve come al solito dietro Camila. «Hey invalida» disse.
«Che vuoi? Vattene.» disse Camila cercando di non aver paura.
Dinah si mise davanti alla sua migliore amica. «Lasciala stare, siete solo in due, mentre noi in sette.» disse la polinesiana.
«Volevo solo divertirmi, siete un gruppo interessante.» disse Edward mentre picchiettava il piede sul pavimento.
«Vattene.» disse.
Camila spostò Dinah. «Mi avete rotto, fatevi la vostra vita.» disse Camila.
«E tu chi sei per dircelo?» intervenne Michael.
«Io sono Camila Cabello, e ora lasciateci in pace.» disse.
«Ci affronti? Ragazzi, Camila l'invalida ci sta affrontando.» disse il ragazzo e i ragazzi che erano li alla mensa li guardarono con curiosità.
«Cabello, se io ti dovessi toccare con anche con un solo dito, tu staresti già in terra a piangere.» disse. «Oppure preferisci che a quel viso già malandato ci aggiungessi qualche altro bel livido?»
«Pensi di farmi paura?» chiese Cabello e diede una forte spinta a Ed è lo fece sbattere contro il tavolo facendogli affondare la mano nel cibo giallo e molliccio.
«Ugh, che schifo, non ci credo.» disse il ragazzo schifato e agitò la mano per togliere la roba che sembrava incollata ad essa.
«Cabello hai fatto un grosso sbaglio.» disse il ragazzo ringhiando mentre si avvicinava avidamente alla piccola.
Camila decise di deviarlo e di conseguenza fargli lo sgambetto in modo da farlo cadere sul tavolo dove erano seduti il resto del suo gruppo.
Edward si alzò con il viso pieno di cibo e morto dalla rabbia decise di dire a Michael di prendere Camila.
La giovane non appena sentì quelle parole corse via, Michael la inseguì senza esitare.
Lauren si accorse della situazione e non appena fece un passo, venne trattenuta da Edward che la mantenne per le braccia e le fece sbattere il viso sul tavolo.
«Bastardo, ti ammazzo.» disse lei mentre si dimenava. «Togliete un capello alla mia ragazza e io vi tolgo dalla faccia della terra.» disse Lauren.
«La tua ragazza? Oh, bello.» disse Edward mentre teneva la ragazza dai capelli neri.
Intanto Camila correva, se ne sarebbe fregata del suo problema ai polmoni. Michael era veloce. Forse troppo per i suoi gusti.
Camila decise di ostacolare il ragazzo cercando di far cadere qualche cosa.
Inutile.
La ragazza non smetteva di correre.
Era arrivata nella sua classe era in trappola.
Intanto alla mensa Dinah era riuscita a liberare Lauren, aveva preso coraggio di sbattere il vassoio sulla testa di Edward in modo tale di fargli lasciare Lauren.
Lauren corse via dopo aver ringraziato la sua amica.
Molti professori stavano iniziando ad intervenire riguardo al tutto casino.
«Vattene pezzo di merda.» disse Camila e sputò sul viso del ragazzo.
«Tu, brutta...» decise di sbattere la ragazza al muro facendole scontrare la testa contro la parete.
Camila si toccò la testa dolorante e ricevette un pugno allo stomaco.
«E ora? Hai ancora il coraggio di sputarmi?» la sfidò e Camila rispose con un'altro sputo mischiato con il sangue.
«Hai per caso, leccato una vagina durante il suo periodo del mese?» lo prese in giro Camila e lo guardò.
Il ragazzo alzò il pugno, ma venne fermato da Lauren che piano piano gli contorceva il braccio dietro alla schiena. «E ora?» sussurrò. «Hai perso.»
Camila con gli occhi leggermente lucidi sorrise un po'. «Grazie.» sussurrò e Lauren sorrise.
Il ragazzo sentiva dolore al braccio, Camila vide il ragazzo quasi piangere dal male che Lauren le stava causando. «Laur, ferma.» disse la ragazza e Lauren strinse ancora di più il braccio.
«Jauregui, smettila, mi stai facendo male.» disse. La ragazza lasciò il ragazzo che si mise in ginocchio dal dolore.
Lauren guardò Michael che si scusava. «Mi dispiace tantissimo.» disse.
«Non è con me che ti devi scusare, ma con Camila.» disse Lauren. «Non avete capito un cazzo di me, ora fila via.» disse.
«Scusami Camila, davvero.» disse il ragazzo e corse via.
«Piccola, tutto bene?» chiese Lauren guardando Camila che si alzava.
«Sì, ora che ci sei...» tossì.
Lauren si avvicinò a lei e le pulì le labbra dolcemente con la manica della sua felpa. «Però così ti sporchi...» disse guardando la manica di Lauren.
«Preferisco che sia sporca la mia roba che il tuo viso.» disse Jauregui e baciò dolcemente Camila sulle labbra.
La ragazza dagli occhi dal color cioccolato strinse la felpa della ragazza che la stava baciando.
Però non ricambiò.
Lauren stranita guardo la ragazza che iniziò ad aver dei strani sintomi. Il suo fiato iniziò a mancarle, le sue gambe erano deboli che subito le cedettero.
Gli occhi della giovane si fecero bianchi per poi piombare per terra sbattendo la testa.
Camila era svenuta.
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