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capitolo venti

POV Charlotte

La mattina seguente, il letto sembrava un’isola in mezzo a un mare in tempesta. Non avevo dormito, la testa affollata dai pensieri. Le risate di Liam, il modo in cui mi guardava, e quel gesto dolce della sera prima continuavano a ripetersi come un vecchio film proiettato nella mia mente.

Emily dormiva accanto a me, il respiro lento e profondo. Era la mia costante, il mio rifugio nei momenti di caos, ma era anche il simbolo di una vita che cercava disperatamente di sfuggire. Non tornava a casa sua da quasi un anno, e io non gliene facevo una colpa.

Senza far rumore, scivolai giù dal letto e mi diressi in bagno. L’acqua calda della vasca mi avvolse, cercando di sciogliere le tensioni accumulate. La musica in sottofondo mi faceva compagnia, ma non riusciva a zittire del tutto la mia mente.

Quando uscii dalla vasca, il telefono sul davanzale vibrò. Era Ethan. Messaggi, uno dopo l’altro, insistenza che si trasformava in angoscia.

“Incontriamoci nel parchetto vicino casa dopo scuola. Dobbiamo risolvere.”
Premetti invia con un respiro tremante e spensi internet. Non potevo affrontare altro, non subito.

Emily si era svegliata quando tornai in camera. Aveva i capelli arruffati e gli occhi gonfi di sonno, ma era comunque bellissima. La salutai con un «Buongiorno, principessa!» mentre lei scendeva le scale senza rispondere, diretta in cucina.

Quando la raggiunsi, era già seduta al tavolo con una ciotola di cereali e latte. Il telefono era incollato alla sua mano, e rideva sommessamente mentre scriveva.

«Chi è il fortunato oggi?» le chiesi, cercando di nascondere la curiosità.
«Nessuno di importante... e tu non mangi?»
«Mangio a scuola,» replicai con un sorriso forzato.

8:17. Tardi. Non ci fecero entrare fino alla seconda ora, quindi ci sedemmo nel corridoio. Emily, però, sparì subito con Thomas, il ragazzo con cui si frequentava. Rimasi sola, a guardare il telefono e il soffitto alternandoli in una sorta di gioco senza senso.

Dopo qualche minuto, li vidi. Emily e Thomas, appoggiati a un angolo del corridoio. Lei rideva nervosamente mentre lui le accarezzava il viso con la punta delle dita. Poi, senza alcun preavviso, si baciarono.

Non era un bacio timido o dolce. Le loro bocche si cercavano con intensità, le mani di Thomas esploravano ogni curva del corpo di Emily senza inibizioni. Sembrava che il mondo attorno a loro non esistesse, e il rumore delle loro labbra che si univano riempiva l’aria come una melodia stonata.

Cercai di ignorarli, ma il disagio cresceva. Fortunatamente, Liam arrivò poco dopo. Il suo sguardo cadde immediatamente su di loro, e la sua espressione si fece perplessa. Fece una smorfia, poi mi vide e il suo volto si rilassò.

«Salvami» gli dissi, accennando ai due innamorati, e lui rise. Mi salutò con un bacio sulla guancia e tirò fuori i libri per ripassare fisica.

«Ripassiamo insieme?» chiese, sedendosi accanto a me.

Emily si accorse della sua presenza solo qualche minuto dopo, staccandosi da Thomas con un’espressione imbarazzata. «Quando sei arrivato?» domandò, cercando di sembrare disinvolta.
«Da un po’. Ti stavi chiaramente divertendo» rispose Liam con un sorriso malizioso indicando con gli occhi il ragazzo dietro di lei.

«Devo andare sono le 9.00 la palestra mi aspetto» dico prendendo tutto e salutando Liam ed Emily con un bacio alla guancia.

Il resto della mattinata passò tranquillo fino a ginnastica. La palestra era fredda, ma sapevo che presto avrei sudato abbastanza da non sentire più nulla. Dopo il riscaldamento, il professore ci divise in squadre per una partita di pallavolo.

Ero nervosa. Sapevo che, se avessi sbagliato, i miei compagni non avrebbero perso tempo a farmelo notare. La pressione era palpabile.

«PALLA!» urlò una ragazza dell’altra squadra, pronta a battere. La palla volò alta, e i miei occhi seguirono la sua traiettoria. Mi preparai, ginocchia piegate, mani pronte.

La palla arrivò dritta a me. Palleggio, la passo al centrale, poi al laterale. Schiacciata. Punto.

La partita era serrata. Ogni punto era una battaglia, ma alla fine, con una schiacciata finale, vincemmo. Il sollievo e l’adrenalina mi travolsero, e mi diressi verso il bagno per cambiarmi.

Stavo per aprire la porta quando Ethan apparve dal nulla. Il suo sguardo era scuro, intenso, e prima che potessi reagire mi afferrò per il polso e mi spinse nel bagno. Mi spinse contro il muro, chiudendo la porta dietro di sé con un clic deciso.

«Non posso aspettare fino a dopo scuola, Charlotte. Io non ce la faccio più!» sbottò.

«Lasciami andare!» lo pregai, la voce tremante.
«Prima spiegami tutto» insistette, gli occhi fissi nei miei.

Gli raccontai tutto, la voce che tremava mentre le lacrime scendevano inarrestabili. Alla fine, lui sembrava sconvolto, ma non abbastanza da lasciarmi andare.

«Io ti amo, Charlotte» mormorò, il suo volto a un soffio dal mio.
«Non me ne andrò, ma ti prego, non farmi del male» sussurrai, il cuore che martellava nel petto.

«Posso?» chiese, e senza aspettare una risposta, le sue labbra catturarono le mie. Era un bacio disperato, intenso, che mi fece sentire piccola e vulnerabile.

Cercai di respingerlo, ma le sue mani si mossero lungo il mio corpo, lasciandomi impotente. Il rumore di qualcuno che entrava nel bagno lo fece fermare.

Ethan si staccò bruscamente, ma prima che potessi dire qualcosa, notai un’ombra fuori dalla porta. Si muoveva lenta, incerta.

Un dito si posò sulle mie labbra, e mi girai di scatto. Liam.
Mi fece segno di fare silenzio, con lo sguardo vigile. Le sue dita tese verso le sue labbra, poi indicò la porta. La tensione nell’aria divenne quasi insostenibile mentre ascoltavamo il rumore di passi avvicinarsi.

Il rumore della porta del bagno che si apre mi paralizzò. Ethan si girò verso la fonte del suono, mentre io restavo schiacciata contro il muro, con il cuore che batteva all'impazzata. Cercai di controllare il respiro, ma ogni movimento sembrava amplificato in quel silenzio teso.

Ethan mi guardò per un istante, poi fece un passo indietro, come se finalmente si rendesse conto di quanto fosse sbagliato tutto ciò. Ma la tensione nei suoi occhi non era svanita.

I passi fuori dal bagno si fermarono. Qualcuno si era avvicinato. Poi, una voce risuonò dall'esterno. «Ehi, c'è qualcuno? Ho lasciato qui la mia bottiglietta...»

Le mie mani tremavano mentre mi stringevo contro il muro, cercando disperatamente una via d’uscita. Ethan, invece, sembrava indeciso sul da farsi. Guardava verso la porta, poi verso di me, come se stesse cercando di calcolare il prossimo passo.

Con un gesto rapido, mi portò un dito alle labbra, intimandomi di stare zitta. Nonostante tutto, il suo sguardo era diverso. Non c'era più solo rabbia, ma anche una strana inquietudine, quasi una forma di rimorso.

Rimanemmo in silenzio, ascoltando i rumori fuori dal bagno. Dopo un attimo, i passi si allontanarono, e la porta non si aprì. Qualunque fosse stata l'intenzione di chi era fuori, sembrava essersi dileguata.

Ethan si lasciò andare a un respiro profondo, poi si voltò di nuovo verso di me. «Charlotte...» mormorò, la sua voce più calma, ma ancora tesa.

«Lasciami andare» gli dissi, con un filo di voce. Non sapevo neanche a cosa stessi alludendo. Le emozioni mi si erano mescolate così tanto che non riuscivo a pensare lucidamente.

«Io non... io non volevo farti paura» disse, facendo un passo indietro. Ma non si scusò.

«Allora perché?» lo interruppi, con la voce rotta. «Perché continui a spingerti così oltre? Non capisci che... che non ce la faccio?»

Ethan abbassò lo sguardo, e per un attimo pensai che avrebbe finalmente detto qualcosa che avesse un senso, qualcosa che potesse spiegare tutto. Ma quando tornò a guardarmi, nei suoi occhi c'era solo una disperazione che non riuscivo a decifrare.

«Perché ti amo, Charlotte» disse infine, con una sincerità che mi colpì come un pugno nello stomaco.

Mi sentii sopraffatta, incapace di rispondere. Le lacrime iniziarono a scendere senza controllo, e lui, invece di allontanarsi, fece un passo avanti, sfiorando il mio viso con una mano.

«Posso?» chiese, il suo sussurro così vicino alle mie labbra che potevo sentire il suo respiro.

Non risposi. Non potevo. Deglutii rumorosamente, cercando di trovare una via d'uscita da quel momento soffocante. Ma lui non aspettò. Avvicinò le sue labbra alle mie, catturandole in un bacio lento ma intenso, carico di emozioni che non volevo condividere.

Il mio corpo si irrigidì, ma lui non sembrò accorgersene. Sentii le sue mani scendere lungo i miei fianchi, e il mio istinto prese il sopravvento. Lo spinsi via con tutta la forza che avevo, e finalmente si staccò, guardandomi con un misto di shock e dolore.

In quel momento, la porta del bagno si aprì di scatto, e ci girammo entrambi verso il rumore. Un ragazzo del secondo anno entrò, fermandosi di colpo quando ci vide.

Ethan si passò una mano tra i capelli, visibilmente scosso, mentre io cercavo di ricompormi, il cuore che batteva all'impazzata.

«Va tutto bene?» chiese il ragazzo, con un’espressione confusa.

Non risposi. Non potevo. Tutto ciò che volevo era uscire da quel bagno e dimenticare quel momento.

Il ragazzo continuò a fissarci, ma l'atmosfera tra di noi era troppo tesa perché potesse esserci spazio per le parole. Ethan sembrava sull'orlo di una tempesta emotiva, e io... io non riuscivo a smettere di tremare. Il mio respiro era ancora affannoso, e mi chiedevo se avessi preso la decisione giusta nel respingerlo.

Alla fine, il ragazzo del secondo anno fece un passo indietro, come se avesse capito che non doveva interferire ulteriormente. Con un cenno imbarazzato della testa, mormorò un rapido «Scusate» e si ritirò dalla porta.

Il silenzio che seguì fu assordante. Io mi appoggiai contro il muro, cercando di stabilizzare il mio battito cardiaco, ma non ci riuscivo. Ethan non aveva mosso un muscolo, rimaneva lì, immobile, come se stesse cercando di raccogliere i suoi pensieri.

Poi, dopo un lungo istante, finalmente parlò. «Non posso continuare così, Charlotte.» La sua voce era quasi un sussurro, ma le parole mi colpirono come un pugno.

«Cosa stai cercando di dire?» chiesi, cercando di non tremare.

Si avvicinò di nuovo, ma questa volta con più cautela. «Mi sta distruggendo vederti con Liam. Ti... ti amo, Charlotte, ma vederti con lui, sapere che sei felice senza di me... non ce la faccio più a stare zitto.»

Le sue parole mi scossero, ma non avevo risposta. Forse non era il momento di rispondere, forse non avevo nemmeno una risposta da dargli. Mi sentivo intrappolata, in un angolo che non avevo mai voluto raggiungere.

«E io, Ethan?» mormorai, guardandolo negli occhi. «Cosa dovrei fare io adesso?»

Lui si bloccò, come se avesse capito che anche io ero in difficoltà. «Non lo so» disse, abbassando la testa. «Non so cosa tu voglia. Ma non posso nascondere i miei sentimenti più a lungo.»

Io lo guardavo, cercando di capire cosa stava cercando di comunicarmi. C'era tanto dolore nei suoi occhi, ma anche un desiderio che non potevo ignorare. E, allo stesso tempo, mi sentivo come se stessi cadendo in un abisso che non avrei più potuto fermare.

Poi, senza preavviso, sentii un rumore provenire dal corridoio. Una voce che si avvicinava. «Ehi, c'è qualcuno lì dentro?» era la voce di un insegnante, probabilmente di quelli che avevano appena finito la lezione.

Mi scossi, all'improvviso consapevole della situazione. Non potevamo essere scoperti, non lì, non in quel momento. Ethan sembrò accorgersene allo stesso tempo, perché fece un passo indietro, ma non se ne andò. Anzi, mi guardò un'ultima volta, in silenzio, come se stesse cercando una risposta che non avevo.

Prima che potessi dire qualcosa, sentii il rumore delle scarpe che si avvicinavano sempre più. Ethan mi guardò una volta ancora, poi fece il gesto del silenzio, mettendosi un dito sulle labbra per farmi capire che dovevo stare zitta.

Rimasi immobile, il cuore che martellava nel petto, aspettando che quella presenza se ne andasse. Il passo si allontanò lentamente, fino a sparire nel corridoio. Ethan si allentò e si voltò, fissandomi per un lungo attimo.

«Non è finita, Charlotte» sussurrò, con una durezza che non avevo mai sentito prima. «Non per me.»

E con quelle parole, senza aggiungere altro, uscì dal bagno, lasciandomi sola con i miei pensieri, confusa e piena di paure.

Mi avvicinai lentamente alla porta e la richiusi dietro di me, il suono della sua voce che ancora risuonava nella mia mente. Ma in quel momento, non sapevo cosa fare. Sapevo solo che avrei dovuto affrontare tutto questo, presto o tardi.

⚠️angolo autrice⚠️
Scusate per luunga assenza, infatti per farmi perdonare ho pubblicato un capitolo più lungo.
Finalmente ho terminato questo capitolo, non facevo altro che torturarlo HAHSAH.
Spero sia di vostro gradimento vi voglio bene:)
Xoxo💋aury

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