capitolo sette
POV LIAM
Mi fiondai fuori casa, il cuore che martellava nel petto. La testa era piena di pensieri su Charlotte, sulla sua scomparsa improvvisa e sulla maledetta sensazione che qualcosa non andasse. Appena aprii la portiera della macchina, però, Melany si infilò al posto del passeggero senza nemmeno chiedere il permesso.
<<Ehi, dove pensi di andare così di fretta?>>mi chiese con quel suo tono provocante. Prima che potessi rispondere, si sporse verso di me e mi stampò un bacio sulla guancia. Mi irrigidii, il mio sguardo fisso sulla strada davanti a me.
<<A salvare Charlotte>> risposi secco, con tono deciso.
Melany sbuffò, incrociando le braccia. <<Sempre questa Charlotte... Non capisco cosa ci trovi in lei. Seriamente, Liam, è solo una ragazzina problematica.>>
Non risposi, concentrato sulla guida. Passammo il resto del tragitto in silenzio, visitando tutti i posti che pensavo potessero avere un collegamento con lei. Bar, parco, vecchi garage... Nulla. Nessuna traccia.
Il nostro paesino era piccolo, ma i luoghi da controllare sembravano infiniti. Mentre giravo per una via laterale, notai un foglio affisso su una porta. Una foto di Emily, con scritto "Scomparsa", e sotto il numero di Charlotte.
Fermati di colpo, strappai il foglio dal muro e presi il telefono. Se Charlotte aveva un numero per essere contattata, era l’unico modo per trovarla. Digitai il numero, usando la funzione per nascondere il mio.
<<Stai davvero chiamando quella?>> commentò Melany, lanciandomi uno sguardo scettico. Non le risposi.
La linea squillò un paio di volte prima che lei rispondesse.
<<Pronto?>> La sua voce era tesa, quasi tremante.
<<Charlotte, sono io.>>
Un attimo di silenzio, poi rispose con tono sospettoso <<Chi è “io”?>>
<<Liam.>>Mi schiarii la gola, cercando di non sembrare troppo ansioso. <<Ho trovato i volantini su Emily. Dove sei? Ti prego, dimmelo.>>
Dall'altra parte della linea, udii un respiro pesante. <<Non dovresti essere qui, Liam. Non posso coinvolgerti in questa cosa.>>
<<Charlotte, ti prego, smettila con questo gioco. Ti sto cercando da ore. Dove sei? Non me ne frega niente dei pericoli, voglio solo aiutarti.>>
Lei rimase in silenzio per qualche secondo, poi parlò con voce bassa <<Al porto. Ma non venire.>>
Il telefono si spense prima che potessi rispondere. Mi sentii stringere lo stomaco mentre fissavo lo schermo spento.
<<Al porto, eh?>> commentò Melany, ridacchiando. <<E tu pensi davvero di andare lì per salvarla? Forse non ti ha detto tutto di sé, Liam. Forse non è la ragazza innocente che credi.>>
Mi girai verso di lei, con il volto scuro. <<Non me ne importa nulla di quello che pensi, Melany. Se vuoi scendere, fallo adesso.>>
Lei scosse la testa, fingendosi offesa. <<Sei ridicolo.>>
Ripresi a guidare, diretto al porto. Non sapevo cosa avrei trovato, ma ero deciso a riportare Charlotte indietro.
POV CHARLOTTE
Mi avvicinai al porto, il cuore martellante nel petto. Le parole di Liam al telefono riecheggiavano nella mia mente, ma dovevo fare questo da sola. Mentre avanzavo, scorsi una figura maschile, avvolta in un giubbotto con il cappuccio alzato e una sciarpa che gli copriva parte del volto. Quando gli fui abbastanza vicina, sussurrò: <<Eccoti, piccola Charlotte. Seguimi.>> La sua voce era bassa e leggermente roca.
Lo seguii verso una barca ormeggiata lì vicino. La mia mente era un turbine di domande su Emily: era davvero lì? Cosa le avevano fatto? Salimmo a bordo, e una volta all'interno, l'uomo si tolse il giubbotto, rivelando un giovane sui venticinque anni. Aveva spalle larghe e una corporatura atletica, con capelli castani spettinati e occhi di un verde penetrante. Il viso era segnato da una leggera barba incolta, che gli conferiva un'aria trasandata ma affascinante.
Mentre ci dirigevamo verso la cabina inferiore, il mio telefono squillò. Lui me lo strappò di mano con un sorriso malizioso: <<Non sono ammessi telefoni.>>Scendemmo nella cantina della barca, dove una luce fioca illuminava un corpo legato a una sedia. Il nastro adesivo le copriva la bocca, e i vestiti erano strappati, lasciandola quasi nuda. Il cuore mi si spezzò nel riconoscere Emily.
Corsi verso di lei, le lacrime che mi rigavano il viso. <<Che cosa le avete fatto?>> urlai, la voce rotta dal dolore. Il ragazzo rise, un suono freddo e privo di empatia.
<<Emily ha avuto ciò che meritava>> disse con indifferenza. <<E ora tocca a te, Charlotte.>> Il terrore mi paralizzò mentre realizzavo di essere caduta in una trappola. Le sue mani si mossero rapide, afferrandomi con forza. Lottai, ma la sua presa era ferrea. Con un movimento brusco, mi spinse contro la parete della cabina, immobilizzandomi.
<<Perché?>> riuscii a sussurrare, cercando di trattenere le lacrime. Lui inclinò la testa, osservandomi con un misto di curiosità e disprezzo.
<<Perché no?>>rispose semplicemente, prima che il buio mi avvolse.
Il buio mi avvolse, ma la mia mente rimase vigile, affollata da pensieri confusi e paure. Sentivo il cuore battere all'impazzata, mentre cercavo di capire come fossi finita in quella situazione. Emily era lì, davanti a me, ridotta in quello stato pietoso. E ora, io ero la prossima.
Non potevo permettere che accadesse. Dovevo trovare una via d'uscita, per me e per Emily. Concentrandomi, cercai di rilassare i muscoli, fingendo di essere priva di sensi. Ascoltai attentamente i movimenti del mio rapitore, cercando di capire se fosse distratto o lontano.
Dopo qualche minuto, sentii dei passi allontanarsi e una porta chiudersi. Aprii lentamente gli occhi, adattandomi alla penombra della cantina. Emily era ancora legata, ma sembrava cosciente. Mi avvicinai a lei, cercando di non fare rumore.
<<Emily>>sussurrai, <<sonp qui. Ti tirerò fuori.>>
I suoi occhi si riempirono di lacrime, ma annuì debolmente. Esaminai le corde che la tenevano legata, cercando un modo per scioglierle. Le mani mi tremavano, ma dovevo restare calma. Dovevo essere forte per entrambe.
Mentre lavoravo sulle corde, sentii un rumore provenire dal ponte della barca. Il mio cuore saltò un battito. Qualcuno stava salendo a bordo. Mi fermai, trattenendo il respiro, cercando di distinguere i suoni.
<<Charlotte!>>
La voce di Liam risuonò nella notte, piena di preoccupazione. Il sollievo mi travolse, ma dovevo agire in fretta. Se il mio rapitore lo avesse trovato, sarebbe finita per tutti noi.
"Liam, è una trappola!" pensai disperata. Ma non potevo gridare, non potevo avvertirlo senza attirare l'attenzione. Dovevo liberare Emily e trovare un modo per uscire da quell'incubo.
Con rinnovata determinazione, ripresi a lavorare sulle corde, pregando che Liam fosse abbastanza cauto da non cadere nelle mani del nostro aguzzino. Il tempo stava per scadere, e ogni secondo poteva fare la differenza tra la vita e la morte.
Mentre lottavo con i nodi, sentii dei passi avvicinarsi alla porta della cantina. Il panico mi attanagliò, ma non potevo fermarmi ora. Dovevo liberare Emily, dovevamo essere pronte a fuggire.
La porta si aprì con un cigolio, e una figura apparve nell'oscurità. Trattenni il respiro, sperando che fosse Liam. Ma quando la luce illuminò il volto del nostro rapitore, il terrore mi paralizzò.
<<Pensavi davvero di poter scappare?>> disse con un sorriso maligno. <<Ora pagherete entrambe per la vostra stupidità.>>
Il mio cuore sprofondò, ma dentro di me una fiamma di ribellione si accese. Non avrei permesso che ci distruggesse. Avrei lottato con ogni fibra del mio essere per proteggere Emily e me stessa.
La notte era ancora lunga, e la nostra battaglia per la sopravvivenza era appena iniziata.
Il respiro del rapitore era caldo e sgradevole sul mio viso mentre le sue mani si muovevano con intenzioni disgustose. Il cuore mi batteva forte nel petto, un misto di paura e rabbia. All'improvviso, attraverso la penombra della cabina, vidi una figura avvicinarsi alla barca. La luce fioca rivelava solo un'ombra alta e decisa, i passi silenziosi ma determinati. Trattenni il fiato, sperando che non fosse un complice del nostro aguzzino.
Il rapitore, distratto dalla sua vile attività, non si accorse dell'arrivo dell'intruso. In un attimo, la figura misteriosa salì a bordo, avvicinandosi con movimenti felini. Un pugno preciso colpì il rapitore, che crollò a terra privo di sensi. Solo allora, alla luce tremolante, riconobbi il volto di Liam, segnato dalla preoccupazione e dalla determinazione.
<<Charlotte, Emily, siete salve ora>>disse con voce roca, avvicinandosi a noi. I suoi occhi scrutavano i nostri volti, cercando segni di ferite.
Emily, ancora scossa, riuscì a mormorare un debole <<Grazie>>. Io, invece, sentivo un tumulto di emozioni contrastanti. La gratitudine per essere stata salvata si mescolava alla rabbia e alla delusione per le voci su Liam e Melany.
<<Dobbiamo andare via subito>> continuò Liam, iniziando a sciogliere le corde che ci tenevano prigioniere. <<Non sappiamo se arriveranno altri.>>
Annuii, evitando il suo sguardo. Le mani di Liam lavoravano velocemente, ma sentivo il suo sguardo su di me, cercando un contatto che non ero pronta a ricambiare.
Una volta libere, ci aiutò a salire sul ponte. La notte era fredda, e l'aria salmastra pungeva la pelle. Emily si appoggiò a Liam, ancora debole, mentre io mi tenevo a distanza, cercando di raccogliere i miei pensieri.
<<Charlotte>> iniziò Liam, la voce carica di preoccupazione, <<so che sei arrabbiata, ma ora la cosa più importante è mettervi al sicuro.>>
Lo guardai, finalmente incrociando il suo sguardo. <<Parleremo dopo>>risposi freddamente. <<Ora pensiamo ad uscire da qui.>>
Liam annuì, rispettando la mia distanza. Ci guidò lungo il molo, sempre all'erta, fino a raggiungere la sua auto parcheggiata poco distante. Mentre ci allontanavamo, il silenzio tra noi era carico di parole non dette, promesse infrante e speranze ancora da definire.
La notte ci avvolgeva, ma sapevo che presto avremmo dovuto affrontare non solo i nostri demoni interiori, ma anche le verità nascoste che minacciavano di dividerci.
Appena salita in macchina, Melany mi lanciò uno sguardo carico di disprezzo. Senza perdere tempo, si avvicinò a Liam e, con voce melliflua, disse:
<<Amore, non pensavo avremmo avuto ospiti stasera. Dove ci porterai di bello?>>
Liam, mantenendo lo sguardo fisso sulla strada, rispose freddamente:
<<Non è il momento, Melany. Dobbiamo assicurarci che Charlotte ed Emily siano al sicuro.>>
Melany sbuffò, incrociando le braccia sul petto. <<Sempre a fare l'eroe, eh? Forse dovresti preoccuparti di più di chi ti sta accanto ogni giorno.>>
Ignorai i loro commenti, in questo momento il mio unico pensiero era andare a casa e curare le ferite a Emily, le mie ferite potevano anche rimanere così...sono abituata.
Le cosce mi bruciavano ancora per i lividi lasciati dalle mani del rapitore. Pensieri cupi mi affollavano la mente:
"Se Liam non fosse arrivato in tempo, cosa mi sarebbe successo?"
Ma ora eravamo in macchina, lontane da quell'incubo. Mi voltai verso Emily, la sua espressione era pallida e spaventata. Con voce tremante, le chiesi:
<<Emily, ti ha fatto del male mentre io non c'ero?>>
Emily annuì lentamente, gli occhi colmi di lacrime. Un'ondata di colpa mi travolse per non averla trovata prima. Dalla parte opposta, Melany rise sommessamente, e Liam le lanciò un'occhiata fulminante.
<<Non c'è nulla di divertente in tutto questo, Melany>> disse Liam con tono duro.
Lei alzò le spalle, fingendo indifferenza. <<Solo che mi sembra tutto così... drammatico.>>
Liam sospirò, tornando a concentrarsi sulla guida. Il resto del viaggio trascorse in un silenzio teso, rotto solo dal rumore del motore.
Arrivati a casa, Emily scese per prima, rivolgendosi a Liam:
<<Grazie per tutto, davvero.>>
Io la seguii, aggiungendo con voce fredda:
<<Sì, grazie.>>
Liam annuì, il suo sguardo cercava il mio, ma io evitai di incontrarlo. Melany, ancora seduta in macchina, ci osservava con un sorrisetto soddisfatto.
Entrammo in casa, chiudendo la porta alle nostre spalle. Il calore dell'ambiente familiare contrastava con il gelo che sentivo dentro. Sapevo che, oltre a guarire dalle ferite fisiche, avrei dovuto affrontare anche quelle emotive, e la presenza di Melany complicava tutto ulteriormente.
POV Liam
Mentre guardavo Charlotte ed Emily entrare in casa, un senso di sollievo misto a preoccupazione mi pervase. Melany, seduta accanto a me, ruppe il silenzio:
<<Allora, eroe, torniamo a casa nostra?>>
Casa nostra? Era casa nostra. Ma evitai di rispondere per non finire a litigare.
La sua voce era intrisa di sarcasmo. La guardai, cercando di mantenere la calma.
<<Melany, non è il momento per queste battute. Quelle ragazze hanno appena vissuto un trauma.>>
Lei alzò un sopracciglio, divertita. <<Oh, poverine. Ma forse dovresti preoccuparti di più di chi ti sta accanto ogni giorno, non credi?>>
Sospirai, accendendo il motore. <<Non capisci, vero? Non si tratta solo di te o di me. Si tratta di fare la cosa giusta.>>
Melany sbuffò, incrociando le braccia. <<Sempre il cavaliere senza macchia. Ma ricorda, Liam, non puoi salvare tutti.>>
Le sue parole mi colpirono, ma decisi di non rispondere. Mentre guidavo verso casa, i pensieri volavano a Charlotte. Il suo sguardo freddo, la distanza che sentivo crescere tra noi. Sapevo che avrei dovuto affrontare quella situazione, ma con Melany al mio fianco, tutto sembrava più complicato.
Arrivati a casa, Melany scese dall'auto, dirigendosi verso l'ingresso. Io rimasi un attimo seduto, cercando di raccogliere le idee. La notte era silenziosa, ma dentro di me infuriava una tempesta di emozioni. Sapevo che le scelte fatte quella sera avrebbero avuto conseguenze, e che presto avrei dovuto affrontarle, una ad una...
⚠️angolo autrice⚠️
Capitolo un pò più lungo del solito ma spero con tutto il cuore che vi piaccia!!
Cosa ne pensate?
Lasciate una stellina e un commento per dare una possibilitá a Charlotte e a Liam(se ci sará😝)
Tik tok:moon..litaury
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Vi amo!!💓
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