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Capitolo uno. - "Tu sei un girasole."

Stavo sistemando tanti di quei fogli sulla mia scrivania, quando la porta colorata di bianco davanti a me non si aprì lentamente.

I miei occhi marroni analizzarono attentamente la dolce signora, che entrava dentro il mio studio tappezzato di poster e disegni.

Era il ventotto gennaio, le temperature a New York, come ogni anno, erano gelide.

La donna fece entrare sua figlia che mi guardava con timore. Era alta, dai capelli neri e lunghi. I suoi occhi verdi erano spenti, senza alcuna emozione.

Mi alzai dalla sedia e andai ad accogliere le mie due nuove clienti. «Prego, accomodatevi.» sorrisi e loro due si misero sedute sulla sedia.

«One Direction?» chiese la ragazza davanti a me, mentre guardava i poster appesi sulle pareti grigie.
«Sì, sono proprio loro.»

«Mi dispiace che Zayn abbia lasciato.» disse e io persi un battito.
«Lauren, tesoro, perché non vai un po' fuori?» le chiese gentilmente la madre.

«Un po' fuori? No! Ci sono i suoni.»

Guardai attentamente i movimenti della ragazza davanti a me, le sue mani stringevano forte la sua maglietta a maniche corte dei Nirvana. «Perché non ubbidisci a tua madre?» le chiesi dolcemente e Lauren si alzò ed uscì senza dire nulla.

«Buon pomeriggio, dottoressa Cabello,» disse la donna per poi porgere la mano verso di me, l'afferrai subito e gliela strinsi. «Sono Clara Jauregui e quella che ha visto prima, è mia figlia Lauren.»

«Uhm, piacere.» sorrisi e mi sedetti nuovamente sulla sedia. «Quanti anni ha sua figlia?»

«Ventidue.» disse lei.
«Capisco, è grandicella.»

«Sì! Ha dei problemi mentali, vorrei che l'aiutasse a risolverli almeno un po'.»

«Sono la terapista più conosciuta nel centro di New York.» sorrisi dolcemente.

Clara mi parlò degli eventuali problemi di sua figlia Lauren, era una storia molto interessante, quanto triste. «Ho sentito come prima Lauren ha parlato di "suoni".» le ricordai.

«Lauren ha sempre avuto paura di questi, l'unica cosa che tollera sono le chiacchierate tranquille e la musica.» disse Clara e io annuii segnando tutto su un taccuino.

«Mia figlia, all'età dei tre/quattro anni, ha iniziato ad aver paura di certi suoni, specialmente di quelli forti, come gli scoppi.»

«Gli scoppi?» chiesi mentre sistemai i miei occhiali da vista sul mio naso.
«Sì, gli scoppi.» ripeté.

«Gli scoppi col botto?»

«Proprio quelli.» sospirò e io segnai nuovamente.
«Ad esempio, inizialmente di cosa aveva paura?»

«Aveva paura delle bolle delle gomme da masticare, addirittura del flash delle macchine fotografiche.»

Rimasi confusa.

«Come?»

«Del flash.» disse piano e io rimasi un po' sconcertata.
«Come si può aver paura del flash?»

«Aveva paura che "scoppiasse". Ogni volta che vedeva la macchina fotografica, piangeva.» disse lei e io sorrisi un po'. Certo che ne avevo sentite di tutti i colori, ma questa proprio, batteva ogni paura.

«Ora, Lauren di cosa ha paura?»

«Ha paura dei fuochi artificiali, dei fulmini e lampi.» disse.
«Capisco.»

«Non bisogna mai prenderla con le cattive, mai urlarle contro. Finisce per piangere come una bambina di cinque anni.»

«Vorrei che me la lasciasse un po' con me.» dissi io mentre finii di scrivere l'ultima parola.
«Va bene, la chiamo.»

La donna uscì dalla stanza e io aspettai Lauren, non vedevo l'ora di parlare con lei, ero curiosa di sentire la sua versione.

Non appena la vidi entrare da sola, accolsi la ragazza con un sorriso. «Bentornata.»

«Ciao.»

«Siediti.» sorrisi indicando la sedia vuota davanti alla scrivania. Lauren si mise per terra. «Ugh...»

«Girasole.»

«Cosa?» spalancai gli occhi.

«Tu sei un girasole!»

Sudai freddo e mi misi davanti a lei, stando in piedi. «Beh, il girasole vuole parlare un po' con te.»

«Che fiore sono?»

«Una rosa, che ne dici?» proposi.
«Perché?»

«Cosa, perché?»

«Perché sono una rosa?»

Sorrisi dolcemente e mi misi seduta davanti a lei, sul pavimento a scacchi bianchi e rossi. «Le rose sono forti, e tu mi dimostri questo.» dissi.
«Come fai a saperlo se nemmeno mi conosci?»

«Lo vedo, le rose si difendono con le spine, pungendo le brutte cose.» cercai di parlare con semplicità.
«E quindi? Io non ho le spine.» si guardò.
«Non hai le spine ma hai le forze per scacciare via le tue paure.»

«Non sono forte.» disse. «Non vado in palestra.»

«No?» risi e lei mi guardò storto.
«Mi stai prendendo in giro?»

«No, no.» sorrisi e poggiai una mano sulla sua spalla, sentendo una certa scossa.

«Quella forza, come può essere la tua testa, posso esserlo anch'io.» dissi. «Voglio aiutarti a scampare dalle tue paure.» sorrisi e Lauren mi guardò sbalordita.

«Girasole.» sorrise lei e mi guardò con dolcezza.
«Rosa.» le feci l'occhiolino.

«Ho freddo.» commentò e io mi alzai da terra e le porsi la mano.
«Alzati, devi sederti sulla sedia, capisci?»

«Sì!» si alzò per poi sedersi sulla sedia. Guardai il soffitto sorridendo.
«Bene, Lauren!»

«Dimmi.»

«Tua madre mi ha parlato delle tue paure.»

«... Lo so.»

«Sei felice che ti aiuterò?» le chiesi prendendole dolcemente la mano.
«Sì, spero che... Girasole.»

«Dimmi.»

«Niente.» disse piano.
«Hai paura di altro?»

«Uhm, sono aracnofobica e ho paura delle altezze.»

«Davvero?!» feci battere le mie mani dalla sorpresa.
«Sì...! Ogni volta che vado al contro commerciale con mia madre, lei fa le scale mobili, io invece quelle normali. Ho così tanta paura di cadere e morire... Non dobbiamo fidarci dei negozi.»

«Una volta stavo per cadere.»

«Oh, cielo!»

«Ma è tutto okay.» sorrisi.
«Beh, se non fosse tutto okay, a quest'ora non faresti la terapista,» inclinò la testa. «O sbaglio?»

«Non sbagli.»

Mi sentivo già stanca con questa ragazza, sperai con tutto il cuore di riuscire ad aiutarla in ogni modo. «Sei veramente simpatica.» disse di punto in bianco.

«Oh, grazie.» arrossii.
«Come ti chiami?»

«Camila Cabello, Lauren.»

«Capisco, Lauren è il mio nome, ti piace?» chiese.

Era tutto così confuso, sospirai intensamente. «Ti stai arrabbiando? No!»

«No, non mi sto arrabbiando...»

In realtà le mie idee si stavano confondendo il doppio, avrei dovuto studiare ogni suo aspetto e ogni suo modo di ragionare, anche se bizzarro.

Lauren era una ragazza interessante, ero sicura di riuscire a studiarla per bene.

«Camila.» disse con calma.

«Dimmi.»

«Mi odori l'ascella?»

OH YEYEYEYEYE

Eccoci qui con una nuova tortura (per dire nuova, magari lo è solo per pochi, lol)! Spero che siate pronti per affrontare questa pazzia ideata dalla sottoscritta.
Se il capitolo vi è piaciuto, lasciate un voto oppure un commento, grazie in anticipo. 🌻
I titoli mi vengono così, senza una ragione ovvia, è tutto scritto sul momento.

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