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Evelyn Aragonez


 Southern skies
Have you ever noticed southern skies?
Its precious beauty lies just beyond the eye
It goes running through your soul
Like the stories told of old
Old man
He and his dog that walked the old land
Ev'ry flower touched his cold hand
As he slowly walked by
Weeping willows
Would cry for joy
Joy  


- Ha proprio ragione il mare è un posto speciale.- continua a scartare le carte partecipando con disinteresse ma almeno ha imparato a giocare a scopa dopo tutto questo tempo – Sa anche io adoro il mare, se non ci andassi tutti gli anni temo che impazzirei.- ride nervosa portandosi la mano alla bocca per nascondere quel sorriso imbarazzato bianco latte. 

Sei proprio una stupida ragazzina, non pensi mai prima di parlare? 

Valerio le sorride cauto per tranquillizzarla. C'è qualcosa di non detto tra quei due, come con le persone che incontri tutti i giorni per strada o sui mezzi: partecipano alla tua vita, ascoltano le tue telefonate, sono dei punti fissi nella tua giornata ma non conosci neanche il loro nome. 

Evelyn Aragonez è stata molte cose nella mia vita ma mai prima d'ora un punto fisso: lei amava le mie storie e il mio fascino misterioso, io il fatto che fosse la ragazza con il seno più prosperoso della scuola, non ho mai ammesso neanche a me stesso quanto mi avesse spezzato il cuore vederla sorridere a tutti tranne che a me.

- Valerio.- lo dice con un sospiro spezzato di pensieri lasciati a metà, la vedo incupirsi, cercare con lo sguardo quello del ragazzo di fronte a lei – Valerio la vedo un po' più assente del solito ultimamente.- il ragazzo scrolla le spalle – è per via- sospira, ancora. – di quello che è successo a suo fratello?- scrolla le spalle, ancora. 

- Non saprei. Ho sempre pensato che fosse molto triste e che prima o poi sarebbe successo.- Piccolo bastardo saputello, cosa vuoi saperne di me?

- Non vi vedevate da parecchio tempo.- annuisce. Si infossa ancora di più tra le spalle per proteggersi come se fossero un paio di ali – però immagino che le manchi lo stesso.- scrolla le spalle ed Evelyn allunga la mano verso il suo braccio; lo sfiora, lo accarezza, sono abbastanza sicuro che non sia un comportamento professionale ma Evy ha sempre avuto un debole per le persone fragili – Sa che se ha bisogno di parlare di qualcosa, di qualsiasi cosa, io sono qui a posta. Lo sa, vero?- Valerio annuisce mostrandole il sorriso da merluzzo più brutto che sia mai riuscito a fare.

- Tu lo conoscevi.- la sua dolce espressione tentenna e il suo sorriso scolpito inizia a incrinarsi

- È passato tanto tempo, eravamo dei ragazzini.- sembra incerta se continuare o meno il discorso - ma sono rimasta scioccata anche io quindi posso solo immaginare cosa stia provando in questo momento.- Valerio scuote la testa

- Dopo tutto quello che ti ha fatto?- intanto Evelyn riesce a prendere anche il tre di denari, ha la Napola, ormai la partita è decisa

- Le ripeto che eravamo dei ragazzini.-

- Scopa.- sussurra il ragazzo nascosto dietro le sue carte soffocando le sillabe in una risata scomposta - e tu lo hai perdonato?- Valerio riesce a prendere il sette di denari e si porta a casa anche la primiera

- Credo di sì.-

- Credo, credo, credo.- so perfettamente cosa sta per fare, l'ho visto troppe volte per non farmi scappare un'amara risata. Mamma odiava quando Valerio continuava a ripetere le sue parole- credo, credo, credo.- io invece odiavo entrambi

- Io non ce lo porto lo strambo alla festa di Halloween-

- E' tuo fratello, è stato invitato. Ce lo porti eccome.- Valerio stava chiaramente attraversando uno dei periodi no ma mia madre doveva continuare a scolpire l'immagine della famiglia perfetta, aveva insistito perché lo invitassero, gli aveva comprato una maschera e si era addirittura sforzata di preparare la cena. Non sarebbe mai potuta finire bene una serata del genere. 

Rigiravo i maccheroni scotti scartando il tonno di una sottomarca lettone, era già tanto che si fosse degnata di aprire la scatoletta e sbattercela nel piatto. Valerio aveva lo sguardo perso e raggruppava i maccheroni in gruppi di tre senza mangiarli

- Mangia Vale altrimenti per te finisce male questa volta.-

- Stai rompendo i coglioni Doc.- continuavo io stuzzicandolo con il coltello.

- Per te finisce male questa volta.- Ribatteva lui sorridendo al piatto di ceramica. – per te finisce male questa volta, per te finisce male questa volta.-

- Complimenti.- sibilai contro mia madre in tono divertito

- Vaffanculo pure a te.- intanto Valerio diventava sempre più grottesco, più agitato, batteva i pugni sul tavolo seguendo un ritmo ben preciso e sorrideva. Era questo a farla incazzare, sembrava che ci provasse gusto: lei gli bloccava le braccia alla sedia e lui picchiava le mani, lei gli bloccava le mani e lui sbatteva i piedi a terra, sempre con il solito brutto sorriso da merluzzo. Lei gli tirava uno schiaffo e lui piangeva, gliene tirava un altro e lui piangeva più forte. Gli picchiava la testa supplicandolo di smetterla e lui si proteggeva il capo con le mani sporche di tonno, non provava neanche a scappare, stava lì a prendersele tutte, convinto di meritarsele. Io ero troppo impegnato a rigirare i maccheroni per fare qualcosa, mi infilavo le cuffie del walkman e lasciavo che i loro lamenti fossero coperti dalle note di  Southern Nights, fino a quando non scoppiava a piangere pure lei e allora Valerio allungava le braccia per stringerla a se e insieme, mischiandosi le lacrime e il dolore, scivolavano verso il pavimento in un abbraccio ispido come un tappeto di spine.

- Mamma non ci voglio andare alla festa.-

- Va bene tesoro.- sospirava accarezzandogli la nuca – non ci andare.-

- Valerio?.-

- Credo, credo, credo.- colleziona l'ultima scopa della partita ed esulta con le braccia verso l'alto dondolandosi pericolosamente sulla sedia – credo, credo, credo.-

- Valerio che ne dice se usciamo a prenderci una boccata d'aria? È una bella giornata non trova?-

- Ho vinto?- chiede lui tornando improvvisamente in sé.

- Sì ha vinto.-

- Allora usciamo a festeggiare.-

- D'accordo ma arriviamo al massimo fino all'ingresso, per oggi basta emozioni forti.-

Si avviano verso l'uscita ma non sono sicuro di volerli seguire. So che parleranno di me è solo che non sono sicuro di voler sentire quello che hanno da dire.

Sono stato una malattia per entrambi; di quelle che si accucciano dietro lo sterno e mettono radici allungando le loro pendici verso il cuore e i polmoni, una tasca di rimorsi tra le costole.

Vorrei che non mi avessero mai conosciuto per non dover affrontare tutto questo.

Vorrei essere morto e basta, guardando il cielo e i passeri della mia infanzia con i flebili raggi del sole di ottobre che mi sfiorano il viso.

Vorrei aver potuto esalare

l'ultimo

e definitivo

sospiro di sollievo.



N.B: In questi ultimi capitoli ho cercato di far fruttare i vostri preziosi consigli, tendenzialmente sono una frana nel seguire le direttive ma ho pensato che il vostro tempo dovesse pur valere qualcosa quindi ho lasciato un po' meno spazio al cuore e un po' più alla testa. 

La vicenda continua a srotolarsi, appariranno nuovi personaggi e speriamo di riuscire a far chiudere qualche conto in sospeso al nostro protagonista senza nome.

Alcuni di voi mi hanno fatto notare che non ho mai citato il nome del protagonista, questo perchè credo che se una persona ha smarrito se stessa, nella sua complessità e unicità,  un nome non gli serva a niente; sul finale, quando il nostro povero passero avrà le idee più chiare, svelerò il mistero

Buona estate

La stazione con un solo binario 

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