🌹Capitolo Uno- La lettera🌹
La biblioteca era silenziosa come sempre.
I dorsi dei volumi mi osservavano dagli scaffali, quasi invitandomi ad aprirli, ma non era una delle mie solite visitine di piacere.
Balzai sulla poltrona di pelle, coprendomi le spalle con la coperta di tweed a quadrettoni che avevo realizzato anni prima, accanto al camino spento.
Le braci grigie, mezze sepolte nella cenere, sembravano antiche pietre vecchie di millenni.
Accanto all'imponente vetrata di cristallo stava il meraviglioso telescopio di ottone, quello che mio padre adorava ma che io non avevo assolutamente il permesso di toccare.
Spesso l'estate ci mettevamo lì per osservare il cielo notturno, e papà mi mostrava tutte le costellazioni della volta celeste, spiegandomi tutti i nomi e le storie dietro di essi.
《Vedi Violet, questa è Andromeda, una delle costellazioni più grandi della Via Lattea. Andromeda era la figlia della più vanitosa delle Nereidi. Per quietare un terribile mostro, l'oracolo predisse che si dovesse sacrificare la povera fanciulla, che venne quindi incatenata ad una roccia. Per fortuna giunse l'eroe Perseo a salvarla, facendola sua sposa》
Da piccola mi chiedevo come mai Andromeda non si fosse salvata da sola ma, ad ogni domanda del genere, papà faceva una smorfia e non mi rispondeva, oppure mi domandava a sua volta "Ma che domande, è così e basta!"
Non capivo perché una cosa dovesse essere solo in un certo modo, lo trovavo stupido.
E Andromeda avrebbe anche potuto liberarsi da sola.
Di colpo, una massa di pelo nero mi balzò sulle ginocchia, e per poco non saltai dalla paura.
《Kurtz! Mi hai fatto prendere un colpo!》
Come facesse quel gattaccio a seguirmi sempre in ogni stanza era un vero mistero.
Dal canto suo, il gatto si acciambelló sul suo cuscino accanto al camino spento, osservandomi di sottecchi e leccandosi una zampa.
Finalmente potevo aprire la busta da sola.
Tirai un grande respiro e la aprii, voltandola sulle ginocchia.
Ne uscirono fuori due foglietti ripiegati con cura, in quella carta sottile sottile che si utilizza per la posta area a lunga distanza.
Mi meravigliai che la penna non avesse bucato i fogli.
Presi il primo e lo allargai con cura, seguendo le linee di piegatura.
REDWOOD ACADEMY
Istituto per il perfezionamento
di ABILITÀ e PARTICOLARITÀ
A Violet Marina Whisper
235 Butcher Street Woodborough
Gent.ssima signorina Whisper
Siamo venuti a conoscenza della Sua situazione tramite l'efficiente sistema di controllo messo a punto con le istituzioni scolastiche convenzionali, al fine di poter trovare casi come il Suo.
Ma ci permetta di spiegarLe!
Sappiamo bene che, in questo momento, Lei potrebbe trovarsi in uno stato d'animo pieno di sorpresa e, probabilmente, paura, ma Le assicuriamo che non c'è assolutamente nulla da temere.
La nostra Accademia ospita ogni anno decine e decine di bambini e ragazzi in situazioni spiacevoli a causa di alcune "particolarità" che li rendono diversi, spesso oggetti di scherno e derisione da parte delle altre persone che, per ignoranza, si trovano in situazioni che non sono in grado di comprendere.
E quando ci accorgiamo di tali situazioni, entriamo in gioco per provvedere a questi ragazzi sfortunati, impartirgli un'istruzione superiore e insegnargli come padroneggiare e gestire le proprie capacità.
Sappiamo anche dell'esistenza del Suo problema o capacità, come amiamo definirla noi, e siamo più che disposti ad aiutarLa.
È importante che Lei si trovi pronta a partire all'ingiallire delle prime foglie, con un bagaglio di soli due bauli, per il castello di MountBlake, nell'Est che sta al Nord.
Le allego un foglio con annotate tutte le informazioni necessarie per arrivare preparata all'inizio del nuovo anno.
Cordiali saluti
La Direttrice
Lady Moonlight
Osservai in assoluto silenzio il foglio per almeno cinque minuti.
Credo che il mio cervello avesse bisogno di qualche tempo per assimilare tutte le informazioni appena ricevute.
Le parole Redwood Academy, capacità, istituto, partenza mi ronzarono nelle orecchie come api fastidiose.
Che cosa stava succedendo?
Perché ero stata contattata in quel modo?
E, soprattutto, chi diavolo lo aveva fatto?
Mi alzai dalla poltrona e cominciai a camminare in tondo, come facevo ogni volta che avevo bisogno di riflettere.
L'episodio a cui faceva riferimento era sicuramente quello appena accaduto, la visione avuta a scuola, su quello non c'erano dubbi.
Ma come avevano fatto a saperlo?
Che avessero sul serio delle spie a scuola, come avevano fatto chiaramente intendere nella lettera?
《E poi che cavolo vuol dire Nell'Est che sta al Nord?!》esclamai ad alta voce.
Kurtz alzò la testa dal cuscino e mi lanciò un'occhiata stizzita, probabilmente stava dormendo e con il mio urlare lo avevo disturbato.
Tanto meglio, non me ne importava niente.
Comunque non sarei partita, quello era certo.
Quei presuntuosi non potevano aspettarsi che uno, alla prima lettera ricevuta, accettasse di farsi sconvolgere la realtà come se nulla fosse.
Come se poi la mia vita non fosse già abbastanza anormale di suo, con le visioni e tutto il resto!
Mi sedetti per terra e, per la prima volta in diciassette anni di vita, accarezzai la schiena di Kurtz.
Il gatto non fece una piega.
《Cosa dovrei fare, gatto rognoso?》domandai, quasi aspettandomi una risposta.
Cosa che, ovviamente, Kurtz si guardò bene dal fare.
《Trovo ingiusto che qualcuno mi spii per conoscere gli affari miei, ma d'altro canto questi tizi sembrano sapere bene il fatto loro...》
Kurtz non rispose neanche stavolta, limitandosi a scrollare il capo.
《Sono in dubbio, palla di pelo. Cosa faresti tu al mio posto?》
Kurtz miagoló il suo disappunto, tentando di sfuggire alla mia stretta.
《Non parli, eh? Sei proprio un gatto inutile se non sai parlare. Nei libri i gatti parlano tutti.
Forse dovrei farti indossare degli stivali...》
Lo lasciai perdere e mi sdraiai sul pavimento, osservando il soffitto a cassettoni e le mensole polverose.
Tentai di rialzarmi, ma percepivo le membra rigide come marmo.
Lentamente, la bocca mi si riempì di un sapore amaro come zucchero bruciato.
Un attimo, e il buio mi piombó sulle palpebre.
Fantastico, una nuova visione.
Il mio primo pensiero veramente mio, prima che le sensazioni di qualcun'altro mi inondassero la mente.
Riconobbi il divano appiccicoso e il soggiorno sporco, come se ci fossi già stata.
Ovviamente non era Violet ad esserci stata, ma una delle tante in cui lei era entrata.
Precisamente, era il soggiorno della tizia di stamattina.
La signora...
Come diavolo si chiamava?
《Signora Morgan, signora Morgan! Si sente bene?》
Ah già, ecco chi era.
《Lasciami stare Billy. Voglio morire》mi sentì dire, con un'orribile voce strascicata.
Accanto a me c'erano almeno tre cartoni vuoti di vino scadente.
《Non dica così, signora! Dai, la smetta di bere e si tiri un po' su》
《Non voglio smettere di bere!》
Una mano occupò il mio spazio visivo, e mi strappò la confezione.
《Fatti gli affari tuoi ragazzino! Aiutare i vecchi non ti farà ottenere la spilletta degli scout!》
《Per la verità quella l'ho ottenuta a dodici anni, signora. Ora venga, si alzi che l'aiuto》
Un giovane magro e allampanato mi sostenne mentre mi alzavo, incoraggiandomi con un largo sorriso.
Mi fece pensare al classico ragazzino per bene, quello che lascia il posto alle vecchiette sugli autobus.
Il genere che dava sui nervi a me, insomma.
Ho sempre detestato la falsa generosità che la gente mostra per credersi migliore degli altri.
Non sapevo bene se quello era un mio pensiero o se apparteneva alla signora Morgan.
Il ragazzo mi fece sedere su una sedia della cucina, apparentemente meno sporca del soggiorno.
Dopo essersi assicurato che non sarei caduta, il giovane aprì un pensile e prese bicchiere, riempiendolo d'acqua fresca del rubinetto.
《Tenga, beva un po' d'acqua che le farà bene》
Afferrai il bicchiere e buttai giù il suo contenuto come si fa con le pastiglie, senza percepirne né il sapore e né la consistenza.
Succedeva sempre, nelle visioni.
Il giovane mi guardava speranzoso, quasi mi avesse dato da bere la soluzione a tutti i problemi che mi assillavano.
《Speri che mi metta a ballare per dell'acqua? Sei un illuso, uno sciocco ragazzino illuso》
Billy non si perse d'animo, e sorrise di nuovo.
《Certo signora Morgan, lo sono senza dubbio. Ora però andiamo a metterci qualcosa di pulito》
Meow
Meow
Meow
《Togliti di dosso, gattastro!》
Kurtz balzò lontano da me, soffiando con aria minacciosa.
Gli feci una linguaccia.
Finalmente ero tornata in me.
Mi rialzai lentamente per prevedere ogni sensazione di vertigine, e appoggiai la schiena alla poltrona.
Dovetti attendere qualche minuto prima di riuscire a riacquistare sensibilità in tutte le parti del corpo, come ogni volta in cui vi rientravo.
La biblioteca era esattamente come l'avevo lasciata, così come la lettera aperta della Redwood Academy, allargata sulla poltrona.
Mi rialzai e tornai a sedermi lì, tirando le ginocchia al petto.
Per la seconda volta entravo nel corpo della stessa persona.
Non mi era mai accaduto.
Avevo sempre abbandonato i corpi delle persone in maniera definitiva, non ero mai tornata a fargli visita.
E, soprattutto, non avevo mai avuto due visioni nello stesso giorno.
Afferrai di nuovo la lettera e la rilessi da capo, attentamente.
Le allego un foglio con annotate tutte le informazioni necessarie per arrivare preparata all'inizio del nuovo anno.
Cordiali saluti
La Direttrice
Lady Moonlight
Ps: gli episodi da Lei vissuti aumenteranno gradualmente, non si spaventi troppo!
Lanciai un grido spaventato, gettando la lettera lontano da me come se fosse un animale velenoso.
Kurtz, dal suo cuscino, mi soffió di nuovo, arrabbiato.
《Quella frase non c'era prima!》esclamai, assolutamente sbalordita.
Balzai giù dalla poltrona e ripresi la lettera: quella frase era ancora lì!
Cosa cavolo stava succedendo?
Vi, stai calma.
Come potevo stare calma, come!?
Presi un enorme respiro, tentando di calmare i battiti furiosi del mio cuore.
Come poteva una lettera scriversi da sola?
Chiusi gli occhi, cercando di tornare in me.
Inspirare.
Espirare.
Una semplice concatenazione di respiri.
Tutto poteva avere una spiegazione logica.
Ok, la frase era lì ed era reale.
Certamente prima, con l'agitazione e la curiosità, non ero riuscita a leggerla con attenzione e quell'ultima frase mi era sfuggita.
Non c'era nulla da temere.
Assolutamente nulla.
Tornai in me, e riuscivo di nuovo a respirare per bene.
Avrei chiamato Holly.
Sì, lo avrei fatto.
Avevo assolutamente bisogno di qualcuno che mi dicesse che non ero pazza.
Le avrei mostrato la lettera.
Note dell'autrice
Ciao dolcetti! Ecco la prima parte del primo capitolo, che ho dovuto dividere in due per questioni di spazio.
Come vi sembra?
Spero che vi stia piacendo, e vi invito a commentare per farmi sapere quello che pensate.
Vi voglio bene, un abbraccio grande!
Baci
Sophie
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