capitolo 4 non fregarsene un cazzo
Il fuoco scoppietta felice di distruggere ogni cosa, Kim sta ancora sorridendo in modo sinistro e Simon è davvero tentato di fare marcia indietro e non disturbarla, se non fosse che la situazione non glielo permette.
"Kim, c'è Steve sulla linea sicura."
Non si avvicina troppo a lei, si limita ad allungare il braccio e a tirarlo via quando lei prende il telefono, nemmeno fosse un leone e lui avesse in mano una bistecca al sangue.
Osserva i due ancora fermi poco lontano e sicuramente gli scappa un sorriso di pietà per lo sguardo ancora sconvolto di Elia.
Vorrebbe dirgli che non ha visto ancora il peggio, ma come primo assaggio questo basta e avanza.
"Dimmi mio caro amico, quanti ergastoli mi prendo se uccido un poliziotto corrotto e poi mando i suoi resti su una bella isola alle Hawaii?"
Ridacchia dondolandosi sui talloni come una bambina.
Steve, che sa già la situazione perché spiegata da Simon, era partito così bene con l'idea di dirle che lui non c'entra un cazzo, ma ora può solo ingoiare a vuoto e tacere.
Peccato che attraverso il telefono non possa vedere l'espressione di Kim, sarebbe davvero ancora più divertente.
"Non parli eh?
Beh, ho dato fuoco al divano dove tre poliziotto hanno osato posare il culo.
Pensa a quello che potrei fare al tuo se non scopri che cazzo succede."
Ed è ripetitivo, ma Steve non vede il suo sorriso divertito, può solo sentire il suo tono calmo quanto duro per quanto sia un controsenso.
E pensa davvero di avere il diritto di parlare.
"Non so cosa tu voglia da me Kim, non è la mia centrale, che cazzo dovrei fare?"
Il suo tono a Kim non piace per nulla e oggi sembra proprio un bel giorno per romperle i coglioni ma anche per uccidere parecchie persone.
La sua espressione cambia in pochi istanti, i suoi occhi si incedia di rabbia e i due uomini presenti nel giardino istintivamente fanno un passo indietro.
"Ascoltami bene testa di cazzo.
Devi scoprire tutto ciò che puoi, perché ricordati che se cado io, tu cadi con me.
E ti userò come materassino per attutire meglio il mio schianto."
Steve inzia a balbettare, continuando a dire che non sa come possa fare ma Kim portandosi due dita all'attaccura del naso sbuffa ormai annoiata da questa storia e delle persone che continuano a dire che non possono fare nulla.
Non gliene frega un cazzo, lei vuole risultati e li vuole ora.
"Forse non sono stata chiara.
Se serve devi scoparti il culo del commissario e dell'intera caserma, non mi interessano i modi ma avere risposte.
E ti conviene fare in fretta altrimenti userò la canna della mia pistola per sverginarti il culo dolcezza."
E chiude la chiamata, senza dar modo a steve di ribattere, perché non c'è né nessun bisogno, è stata abbastanza chiara e coincisa.
Ignara o meglio fregandosene dei due che ancora la seguono, cammina spedita verso l'ufficio con le tempie pulsanti che le chiedono di bere qualcosa di pesante.
Non sa che ore sono, ma a chi importa, da qualche parte del mondo è sicuramente ora di aperitivo.
"Kim."
I suoi piani finiscono ancora una volta a puttane, il destino non vuole proprio che riacquisti l'equilibrio mentale.
Ma quando si volta verso la voce, incontrando il viso di Kevin sorride divertita piegando leggermente il capo, lui potrebbe essere un bel sacco da box su cui sfogarsi, anche perché nel caso qualcuno facesse domande avrebbe una scusa pronta.
Con quel sorriso capace di far tremare tutti gli uomini nella stanza, si avvicina a lui pronta a nutrirsi di paura, ma poi si blocca completamente.
Chiude gli occhi come quanto si rischia lo schianto contro un muro, il respiro torna regolare e quando riapre gli occhi essi hanno perso il barlume di fuoco che le ceneri del divano le avevano lasciato addosso.
Sia Elia che Albert si guardano intorno cercando di capire cosa abbia fatto calmare all'istante Kim e lo scoprono solo seguendo i suoi occhi.
Dietro alla schiena di Kevin, si nasconde curva su se stessa e lo sguardo basso la dolce Maria e le bambine che kevin ha salvato.
Se Elia è sorpreso, Albert semplicemente sospira con un sorriso comprensivo sulle labbra.
Una fiamma o un arma non potranno mai ferirla, ma sara sempre in ginocchio davanti all'innocenza.
"Avevamo un appuntamento per il mio problema, ma se è un brutto momento ripasso più tardi."
Arrivando a villa queen ha notato molta confusione e nervosismo tra gli uomini a guardia della casa e non gli ha dato l'importanza che avrebbe dovuto, pensando che fosse normale.
Ma non è così stupido da sentirsi impavido davanti al primo sguardo che Kim gli ha dedicato e il fatto che si sia improvvisamente calmata non vuol dire che la quiete durerà allungo.
"Tempismo del cazzo Kevin, ma meglio levarsi il dente prima che marcisca."
Ormai ha fatto trenta, perché non trentuno.
Osserva le bambine, che curiose si guardano intorno meravigliate e con quelle piccole boccucce rosse spalancate, non può certo parlare di certe cose davanti a loro e non sa quanto la sua mente manterrà l'equilibrio.
"Elia e Albert radunate tutti.
Simon chiama i ragazzi a raccolta, c'è bisogno di una riunione straordinaria.
Maria, porta le bambine in cucina, Loredana saprà tenervi compagnia."
Ordina a destra e a sinistra facendo ordine, ha bisogno della sua personalità calcolatrice è la richiama a g4an voce sotto pelle.
Tutti eseguono senza fiatare e rimasti soli fa segno a kevin di seguirla, cosa che fa come un bravo cagnolino.
Kim potrebbe soffermarsi a pensare a quanto l'uomo dietro di lei sia cambiato, forse proprio grazie a Maria e alla storia con Fernandes, ma è troppo impegnata a tenere buone le sue personalità.
Una volta in ufficio, acc3llera il passo verso il frigobar tirando fuori una birra, anche se ci vorrebbe qualcosa di più forte.
Socchiuse gli occhi assaporando il rumore della lattina quando viene aperta, per poi trovarsi davanti Kevin che la guarda confuso e rigido, almeno lui ha capito che non è giornata per dire o fare cazzate.
"Se vuoi una birra prendetela, non siamo in un bar ed io non sono una cameriera."
Dolce come al solito, ma questa volta Kevin evita qualsiasi battuta.
Si serve una birra e si siede davanti a lei, in attesa di un segno che gli dia il permesso di parlare.
Possono sembrare tutti un branco di codardi, ma non possono parlare chi non sono davanti a Kim in questo momento
Nonostante la sua espressione indifferente e la sua voce calma, si può vedere ad ogni nudo il demone che le scorre sotto pelle oggi è che scalpita per uscire fuori.
Meglio non dargli una scusa per festeggiare sulla loro carne.
"Per quanto riguarda Fernandes, ho già programmato tutto.
Da oggi sei ufficialmente sotto la mia protezione e farò i modo che il messaggio arrivi chiaro al destinatario."
Potrebbe sembrare complicato, ma in realtà non lo è.
Parlando ieri sera con Simon, è stato proprio quest'ultimo ad occuparsi della faccenda, mandando una email anonima a Fernandes e facendo girare la voce fin dove le loro mani possono arrivare.
Un gioco da ragazzi per il suo hacker.
"Le bambine hanno bisogno di documenti, di andare a scuola e di qualche certificato medico.
Per quanto riguarda vestiti, giocattoli e altre cose del genere, le mie ragazze si sono proposte di aiutare Maria.
E questo è tutto."
Fine della conversazione per Kim, ha detto tutto quello che c'era da dire e Vorrebbe davvero che tutte le cose si potessero risolvere con tanta facilità.
Ora aspetta solo che Kevin si tolga dalle palle, ma purtroppo non è così.
Lui rimane fermo, aspettando che lei gli dica qualcosa, facendosi avanti quando ciò non succede.
"Io ti ringrazio per tutto Kim, davvero.
Ma che succede?
Perché tanto trambusto in vada tua?"
Ha osato, lo sa benissimo che il rischio di finire lanciato fuori dalla vetrata è alto, ma non può fare finta di nulla.
La donna che ha davanti gli sta salvando la vita e non solo a lui ma anche alla donna che ama e alle bambine.
Perciò se può aiutarla, deve farlo.
"Non sono cazzi tuoi Kevin.
Ora prendi la tua famiglia e fuori dai coglioni."
Se Kim si fosse mostrata incazzata e offesa, lui si sarebbe alzato e se ne sarebbe andato.
Ma la donna che ha davanti non è solo arrabbiata, ma anche stanca e sembra soffocare nell'angolo in cui l'hanno chiusa.
Lui stesso le ha puntato addosso una pistola, ossercandola ridere e danzare con la morte, ora invece sospira nascondendosi dentro un lungo sorso di birra.
"Non ho niente da fare.
Perciò..."
Si mette comodo, con un sorriso beffardo sulle labbra invitandola a parlare.
Kim preferiva con più piacere quando era un povero coniglietto spaurito.
Si sporge in avanti guardandolo con sguardo furioso e socchiuse, ma lui non demorde nonostante nascondi bene i brividi sulla schiena.
Anzi, fingendosi tranquillo tira fuori il pacchetto di sigarette, una per sé e una per Kim, porgendole forse in segno di pace.
Kim la accetta, infondo un occhio indifferente alla questione forse potrà aiutarla.
"Non hai il notiziario questa mattina vero?
Hanno trovato i resti di Victor, sanno che è stato l'angel killer ad ucciderlo e tre poliziotto poche ore fa si sono seduti sul mio divano, lo stesso ridotto in cenere in giardino."
È un buon riassunto, deve segnarselo per tutte le volte che dovrà ripeterlo oggi e folle scoppia a ridere per il suo stesso pensiero.
Si accende la sigaretta, avvicinando la fiamma alla sigaretta di Kevin, dato che quest'ultimo è troppo scioccato per fare da sé.
La sua situazione con Fernandes non è da sottovalutare, ma Kim è davvero nella merda e il fatto che i poliziotti siano arrivati così velocemente da lei significa solo una cosa.
"Deve essere stato qualcuno dall'interno, qualcuno che ti conosce."
Parla in fretta, facendola sbuffare.
La osserva prendere la lattina vuota e schiacciarla tra le mani, per poi doversi parare il viso dato che la lancia su di lui.
Fortunato in realtà, se non fosse stanca gli avrebbe lanciato tutto il tavolo e forse anche le sedie.
"Grazie al cazzo Kevin, questo lo so già da quando ho visto il notiziario.
Il punto è scoprire chi è stato e non solo.
Il caso di Stendhal ha fatto scalpore, i poliziotti non possono stare con le mani in mano a grattarsi le palle, devono trovare il colpevole ed io devo fare in modo che non sia uno di noi."
Non è lei al centro del mirino, non è lei che deve proteggere ma la sua intera famiglia.
Ancora una volta si trova la responsabilità di troppe vite sulle spalle e inizia a pesare tutto troppo e troppo in fretta.
Finalmente forse la situazione è chiara a Kevin.
"Farò muovere anche i miei uomini, puoi contare su di me The Queen, come ti ho già detto qualche mese fa al mio locale."
In primis è una questione di principio, per quanto le gang possano farsi la guerra e odiarsi tra le strade della città, c'è una regola mai detta e mai scritta che non può essere infranta in nessun caso.
Mai fare l'infame, mai tradire la propria arma e la gente che versa lo stesso sangue.
"Bene, una mano e un orecchio in più mi fato comodo.
Tra mezz'ora saranno tutti qua per cercare una soluzione, di a Maria di mettersi comoda, anche se spero di sbrigarmi il prima possibile."
Un alleato in più forse non compensera il nemico che li attende.
Ma più sono, meglio è e quel pezzo di merda deve tremare.
Tradire la The Queen, ora deve essere pronto a combattere la sua furia.
Intanto, Carter osserva curioso Alex ridere di un messaggio che gli è arrivato.
Con i nervi tesi e i mille pensieri nella testa, questa situazione del cazzo gli dà l'emicrania e la risata dell'amico non lo aiuta.
"Cazzo, Kim ha dato fuoco al divano."
Girando il telefono verso Carter, che sbircia di sfuggita dato che sta guidando, Alex continua a ridacchuare mostrandogli la foto del divano bruciare nel loro giardino.
Simon lo aveva contattato pochi minuti fa dicendogli di ordinare un divano rosso identico al loro e quando Alex gli ha chiesto perché lui si è limitato a mandargli questa foto.
Eloquente più di qualsiasi parola.
Carter potrebbe anche ridere, se non fosse che è troppo arrabbiato per pensare a qualcosa di diverso dalla immagine della sua donna che ci prova con quel bastardo.
Alex non ci mette molto a capirlo, così sospira mettendo via il telefono, sperava davvero che quella foto alleviasse un po l'ansia nell'auto ma così non è.
" Sono incazzato quanto te, ma fare quelle scenate del cazzo non risolveranno nulla."
E sa di averlo fatto innervosire ancora di più, ma non gliene frega un cazzo perché Carter deve capire la situazione, con le buone o le cattive.
Cazzo, come se non sapesse di aver esagerato, ma Alex non può immaginare cosa abbia sentito dentro, cosa si sente nel vedere la donna che si ama essere guardata, toccata o desiderata in quel modo.
L'atteggiamento viscido del poliziotto più anziano lo può quasi sopportare, la donna che è al suo fianco è bella da mozzare il fiato, non è il primo verme che la guarda come se davvero avesse una possibilità.
Ma quel Pedro, quel bastardo che si crede tanto superiore con la sua bella divisa del cazzo, è tutt'altra storia.
"Solo io ho visto come la guardava?
Sono pazzo per caso?"
Possibile che solo lui si sia accorto dello sguardo di quell'uomo.
La guardava come solo lui può guardarla, aspirando a qualcosa che va oltre il contatto fisico, voleva sfiorarle l'anima e quella nessuno deve toccarla cazzo.
Nessuno.
"A nessuno frega un cazzo di quel tizio, tanto meno che a Kim.
Abbiamo subito un colpo dall'interno Carter, qualcuno vuole farci la pelle e cazzo potrebbe riuscirci."
Che lo prendano e lo portino in carcere con un bel ergastolo da scontare.
Non riesce a essere lucido e si sente così stupido cazzo, perché mai è stato tanto geloso di qualcuno o qualcosa, non si è mai sentito sfidato e la sensazione di poterla perdere per un altro.
Troppo presunzione, questo è stato il suo errore.
" È nella merda Carter, di nuovo.
Cerca di sostenerla invece di fare scenate di gelosia che non servono a un cazzo.
Anche perché, parliamoci chiaro..."
Lascia in sospeso Alex, prendendo dalla tasca un pacchetto di sigarette e offrendone una all'amico.
Fosse facile lasciare stare, si dice Carter accendendosi la sigaretta, non è stupido e sa che dovrebbe sostenerla come socio, amico e anche uomo.
Ma quell'alone verde gli copre la visuale.
Osserva Alex fumare tranquillo i primi tiri di fumo, creando un suo momento teatrale in un momento del cazzo.
" Kim se ne frega che è un poliziotto.
Se la tocca con un dito, glielo taglia, poi glielo fa ingoiare e poi chissà cos'altro potrebbe inventare la sua mente fantasiosa."
Scoppia a ridere ripensando a tutte le minacce colorate ricevute dalla donna, potrebbe davvero scriverci un libro.
Ma Carter rimane indifferente alla battuta, sospirando amareggiato.
Si fida di Kim è anche se non si fida di quelli che potrebbero avvicinarsi sa che la sua don a sa difendersi meglio di quanto potrebbe fare lui, non è quello a preoccuparlo.
Se Pedro fosse come loro, gli basterebbe puntargli una pistola alla fronte per farlo allontanare da lei, ma non può farlo, non può minacciarlo e con il piano di Kim non può farsi avanti in nessun modo per fargli capire che lui è il suo uomo.
E poi, un altro pensiero gli sfiora la mente da qua do la ha vista vicino a lui.
E se lei scegliesse davvero lui?
Sorride ammaro, se ci pensa è assurdo immaginarla insieme ad un poliziotto, stonerebbe terribilmente.
Ma più volte lei ha confessato a chiunque che vorrebbe una vita diversa e se la cercasse in quel Pedro?
Sta per confessare tutto all'amico, quando quest'ultimo riceve una chiamata.
"Si...
Ok...
Tra dieci minuti siamo lì...
Ok."
Chiude, passandosi una mano tra i capelli E cambiando direzione a u a tale velocità che Carter sbatte con il fianco allo sportello.
Subito glichiede che cazzo gli sia preso, notando anche la sua espressione tornata improvvisamente seria.
"Kim ha indetto una riunione di emergenza tra dieci minuti e non ho nessuna intenzione di arrivare in ritardo."
Cambia marcia, spingendo sull'acceleratore passando anche un semaforo rosso.
Kim è di pessimo umore e potrebbe davvero tagliargli qualcosa se fa ritardo.
E si, in tutta questa merda ha più paura di Kim che dello schifo che devono affrontare.
"Perciò, qualsiasi sia il tuo problema tappati la bocca almeno finché sono presente.
Se provo di nuovo a separarvi quella donna dividerà il mio corpo I mille pezzi."
Carter sbuffa, fine do la sigaretta e buttando la cicca dal finestrino, lo sta trattando come se fosse un bambino e inizia davvero ad esserne stufo.
Così, si mette comodo verso di lui perché vuole godersi l'espressione che farà alle sue parole.
"Sai, vorrei tanto vedere se ci fosse stata Gemma al posto di Kim."
E sorride nel vederlo stringere i denti e la presa farsi più forte sul volante fino a sbiancare le nocche.
Ma la cosa più divertente è che non gli lascia il tempo neppure di finire la frase che già lo sta fulminando con lo sguardo.
Tutti bravi a parole, ma sono i fatti a fregate con stile e poca delicatezza.
Alex, al sol pensiero di Gemma tra le mani di un altro sente schiacciarsi lo stomaco sul fegato e i polmoni prendere fuoco.
" Appunto.
Ora puoi capirmi."
E inutile di che non frega un cazzo, quando si ha paura di perdere qualcuno sono tutti fottuti umani, si ha paura e a volte si fanno scenate di gelosia del cazzo.
Entrambi si dicono continuamente che non frega loro un cazzo, che sono indifferenti al mondo, ma quando è il mondo a interessarsi ai loro beni più preziosi gliene frega eccome.
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