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capitolo 39 scacco alla regina

Dopo la tempesta finalmente arrivo la quiete.
Con la morte di Fernandes, un arcobaleno si era alzato sopra villa Queen, sembra strano dirlo, ma le cose andarono bene.

Girata la voce che l'angel killer aveva fatto fuori il capo del cartello messicano, nessuno ha più osato sfidare i nobili nel Bronx e la pace regno.

Fu grande festa per almeno tre giorni, l'unico fastidio era decidere cosa farne del territorio di Fernandes.
La legge di strada è semplice, ciò che uccidi diventa tuo, cosa che fece sbuffare molto Kim.
Ha già un territorio enorme da gestire, altro potere per lei voleva dire altre rotture di palle.
E già quelle che aveva gli bastavano e avanzavano.

Durante la discussione, Stuart si era fatto coraggio e aveva proposto a tutti loro un patto.
Lui si sarebbe occupato del Messico, dividendo i guadagni a sessanta a lui e a quaranta a loro.
In realtà era la soluzione perfetta, lui riusciva a soddisfare il suo bisogno di accrescere il suo potere e loro avevano un guadagno facile e pulito, più armi e droga, perfetto.

Kim lo aveva guardato con gelo, Stuart aveva ingoiato a vuoto e proposto cinquanta e cinquanta, Kim aveva annuito e accettato.
Facile per lei fare affari.

Tutti tornarono alle loro case, ogni cosa acquisto ordine e le cose andarono bene come non sono mai andate prima.

Ora, sono passati ormai mesi e Kim assomiglia sempre di più a una mongolfiera.
Con i suoi otto mesi e una settimana, Felix è comodamente sulla sua schiena senza infezione di spostarsi.
Posizione comoda, ma non per Kim che ormai fa fatica persino a mettersi le scarpe, quasi neppure lì vede i piedi.

Fino ad ora la gravidanza non è stata una passeggiata, ha passato la maggior parte del tempo a riposo, punture e tutti a dirle di stare a riposo, ma anche agli altri non è andata meglio.
Con gli ormoni impazziti, i piedi gonfi, voglie e nausea, neppure lei sa come sono sopravvissuti.

A Carter aver addosso una colonia diversa dalla propria, o piazzare di olio di motore, è costato parecchie volte il divano.
Per non parlare di un paio di cameriere che erano solo state gentili con lui e si sono trovate un arma puntata sulla fronte, Kim è convinta che abbiano sicuramente cambiato lavoro.

Cam ha preso più oggetti addosso, ogni volta che Kim aveva voglia di biscotti e li trovava finiti, piatti e pentole gli finivano addosso.
E non importava che fosse stata la stessa Kim ad averli finiti in una fame notturna, lei era convinta che fosse lui e nessuno osava contraddirla.

Stefano, forse è lui che se l'è vista peggio.
Ha lui il compito di controllare la salute di Kim e di obbligarla al riposo dopo ogni visita mensile.
Con il distacco della placenta c'è poco da fare e da scherzarci, Kim ad ogni visita sperava di poter tornare a uscire di casa e invece la diagnosi non cambiava.
Stefano le prescriveva riposo, lei si incazzava e gli lanciava qualcosa addosso, lui cercava di sopravvivere.
Ma alla fine per fortuna Kim da buona paziente ha seguito alla lettera tutta la terapia.
Senza mancare però sbuffi e minacce di morte.

I ragazzi insomma per mesi si sono fatti il segno della croce prima di entrare in casa.
Bastava davvero un niente per farla innervosire, niente pianti isterici, solo incazzatura ma non sanno davvero se è un bene.

Al contrario le ragazze erano ormai gli angeli della casa, nessuno poteva dir loro nulla che Kim le difendeva senza pensarci due volte.
E si che lei ha sempre avuto un occhio di riguardo verso di loro, ma in questo periodo è stata completamente cieca, prendendo le loro parti anche quando erano in torto.
E le ragazze ci hanno marciato un bel po' in realtà, quando gli ricapita di avere carta bianca completamente.

Un esempio pratico:
Se Carter le diceva di non esagerare con la Nutella che poi le sarebbe venuta la nausea, lei gli lanciava il vasetto per poi urlargli dietro che se era troppo grassa per lui poteva cercarsi un'altra donna.
Lui taceva e lei diventava paranoica urlandogli dietro che era uno sporco traditore, che se beccava quella puttana l'avrebbe uccisa a mani nude.
Poi veniva colpita da un forte senso di nausea e passava mezz'ora sul water.

Se la stessa identica frase gliela diceva una delle ragazze, lei annuiva e la metteva via, ringraziando dì averglielo ricordato.

Insomma, ascolta più Camilla quando le ordina il riposo che a Stefano.
Tranne oggi.

Con calma si porta le scarpe vicino al letto, pronta a litigare con i lacci che dovrà allacciare senza vederli.
Si ferma quando un piccolo terremoto le smuove il ventre, facendole fare un lungo respiro.
Da ormai un mese, Felix di Dar pace non ne ha intenzione e tutto il giorno si diverte a saltare sulla sua schiena, come se fosse un tappeto elastico.

"Oggi niente scherzi Felix.
E il compleanno di zia Sara e se tuo padre mi vede sofferente inizierà a rompere le palle."

Sembra essere d'ascolto e finalmente si ferma.
Non sanno ancora il sesso e non vogliono saperlo, non interessa né a lei e né a Carter.
La culla è stata presa bianca e nera, come anche la carrozzina e il fasciatoio e i completini sono di colore neutro, perciò poco le interessa il sesso.
L'unica cosa che sa è il nome, Martina o Martino, in memoria della sua amica.

Una notte ha fatto un sogno che sembrava più un ricordo, l'amica le diceva di dare il suo nome a sua figlia e Kim aveva annuito, solo questo.
Quando si è svegliata ne ha parlato subito con Carter, o meglio lo ha svegliato di colpo facendolo cadere dal letto e prendere un colpo pensando a una emergenza.
Comunque lui vedendo tanto turbamento nei suoi occhi, ha accettato senza nulla da ridire, tanto nei loro cuori sarà sempre Felix.

Prova a infilare le scarpe, sbuffando dopo il terzo tentativo, oggi i suoi piedi gonfi non vogliono collaborare, così passa al suo secondo passa tempo preferito.

"AIUTO."

Urla e poi conta con le dita, al quarto dito sceso la porta di spalanca e tutti, proprio tutti, entrano nella stanza.
Hanno la fronte sudata, Kessie è persino con una scarpa si e una no e Stefano stringe il borsone dell'ospedale.
Iniziano a guardarla preoccupati e lei sorridente alza il piede destro.

"Mi aiutate con le scarpe?"

I ragazzi la mandano a fan culo e vanno via, Alex aggiungendo che con i capelli bianche che gli sta facendo venire le manderà il conto del parrucchiere.
Anche Kessie e Gemma la sgridano di non prendersi gioco di loro, mentre la dolce Sara si limita a uno sguardo severo ma sempre con un sorriso dolce.

L'unico rimasto è Carter che sospira, negando con il capo divertito.

"Ti diverti a farli preoccupare vero?"

Lei annuisce contenta osservandolo inginocchiarsi davanti a lei.
Ecco il suo primo passa tempo preferito, essere coccolata dall'uomo che ama.

Le accarezza con dolcezza le caviglie, mettendole con cura le scarpe baciandole più volte i polpacci.
Un po' le manca il sesso selvaggio, Carter da quando hanno scoperto la gravidanza trattiene molto il suo lato bestiale dedicandosi al piacere di lei, facendo l'amore con dolcezza e anima.
E non si lamenta, in qualsiasi modo e posizione in cui la prende, è sempre meraviglioso fare l'amore.

La bacia, le accarezza il seno gonfio trattenuto da un vestito morbido blu, non avrebbe mai immaginato che sarebbero cresciute così tanto.
Maledetto orologio che tichetta ad ogni secondo, non hanno tempo.

"Dobbiamo andare, anche se non vorrei cazzo."

Lei sorride in un sospiro e gli accarezza la guancia, ammirando gli occhi splendidi dell'uomo che ama, chissà se Felix avrà gli occhi di suo padre.
Trova il coraggio e lo trattiene quando sta accarezzando.

"Ci ami vero?
Amerai me e Felix qualsiasi cosa accada?"

Lui annuisce, pensando che sia persino sciocco da chiedere.
Lei e Felix sono ormai la sua stessa vita, il suo respiro, il sangue che scorre nelle sue vene.
Kim fa un lungo respiro, posando la fronte sulla sua, ha una cosa importante da dirgli, se lo tiene dentro da troppi mesi, ha bisogno di dirglielo.
Stringe il coraggio, sta per parlare quando dal piano di sotto gridano di sbrigarsi, il momento passa.

"Anche noi ti amiamo, sempre."

Il momento è passato, Carter sente in questa frase troppi aottontesi, ma sa che Kim è ormai decisa ad andare via.
Da un mese a questa parte Kim sembra ogni volta volergli dire qualcosa, ma la loro famiglia ficcanaso e casinista ha sempre rubato il momento, come è successo adesso.
Stasera le parlerà, non vuole più aspettare il momento, stasera lo creerà lui.
La bacia e raggiunge gli altri, pronti a festeggiare.

Un pranzo delizioso, tanti bei discorsi, tante lacrime, tanti regali per la festeggiata.
Kim seduta comoda, osserva Sara ballare con le altre ragazze al centro della sala, luminose tutte come sempre, i suoi angeli del paradiso.
Poco lontano i ragazzi ridono e si spintono e ogni tanto vengono interrotti da un paio di bambini che corrono tra i loro piedi giocando a nascondino.
Tutto è perfetto.

Kim si accarezza il vetre sfiorando quelle che dovrebbe essere il piede di Felix.
Immagina tra un mese quando festeggeranno il suo mese anniversario, quando tra un anno magari correrà dietro a quei bambini, piangendo perché è troppo piccolo per giocare con loro.

Che sogni ad occhi aperti o chiusi, non fa differenza, Felix è ormai tutto il suo mondo.
Ogni cosa a cui pensa, ogni immagine del futuro, riguarda Felix.
Sarà amato, avrà una famiglia fantastica ad amarlo, non gli mancherà mai niente.

La solita contrazione le colpisce la schiena, si tiene la pancia con entrambe le mani, ma non è come le altre e dura quasi un paio di minuti.
Quando finalmente riesce ad aprire gli occhi qualcosa scivola tra le sue cosce, osserva il pavimento e cazzo.
Le si sono rotte le acque.

No cazzo, è troppo presto, mancano ancora due settimane.
Un'altra contrazione la colpisce e appena ne sente la possibilità urla con tutto il fiato che ha in gola.

"Carter."

Il suo urlo supera la musica e le risate, all'inizio lui la guarda sorridente pensando sia il suo solito gioco, ma gli basta guardare il suo viso per capire che questa volta non scherza.
Si avvicina a lei, vede l'acqua a terra e il suo vestito umido sulle cosce.

"Ok Kim, va tutto bene, sapevamo che poteva anticipare.
Andiamo in ospedale."

Cerca di mantenere la calma ma suda a freddo mentre la prende a modo di sposa.
Tutti lo guardano mettendoci pochi secondi a capire la situazione dando l'allarme e iniziando a fare chiamate, ma Carter non li sta ascoltando.
Vorrei verso l'esterno, Felix sta per nascere, finalmente l'avrà tra le braccia senza lasciarlo mai per tutta la vita.
Alex sale alla guida, lui dietro con Kim tra le braccia, stringendola più forte quando la sente urlare per un'altra contrazione.

"Carter io...
Devo dirti una cosa...
Io..."

Ma trattiene il respiro, un dolore allucinante alla schiena la spezza definitivamente, mai ha provato un dolore così forte.
E sviene, tra le braccia di Carter, si era ripromessa di dirglielo prima, ma invece è troppo tardi.
Nel sonno gli chiede perdono...

Dopo un ora sono tutti in sala d'attesa, neppure a Stefano e a Camilla è permesso di entrare nella zona parto.
Carter si guarda i piedi, ticchettando nervosamente la gamba, non doveva andare così.

Aveva immaginato di entrare con lei in sala parto, di tenerle la mano respirando con lei ad ogni contrazione.
Le avrebbe asciugato la fronte ad ogni spinta, dicendole che la ama e che andava tutto bene, vivendo con lei lacrime di dolore e gioia.
Doveva andare così e invece...

Sospira, invece appena sono arrivati in ospedale l'hanno strappato dalle sue braccia correndo verso la sala parto.
Un cartello con vietato l'accesso e zero risposte da dottori e infermieri che entrano e escono da quella maledetta porta.

Una mano si posa sulla sua spalla.

"Sono arrivato appena ho saputo, ci sono novità?"

Gli chiede preoccupato Albert, sospirando quando il nipote nega con il capo.
E stata Kessie a chiamarlo, parlandogli con il fiato corto, preoccupazione e ansia.
Ha capito solo poche parole: Kim, nascerà, Cesario di emergenza.

Albert appena vede un dottore uscire da quella porta, subito si avvicina incazzato.

"È una vergogna, lì dentro c'è mia nuora con mia nipote, dovete dirmi qualcosa.
Che cazzo succede?"

Ma il dottore nega e rientra nella sala, Albert prova ad aprire la porta con la forza ma nulla e quando guarda il nipote lo vede negare.
Non sa neppure lui quante volte ha litigato con i dottori e cercato di sfondare quella porta, come anche tutti gli altri.
Nessuno può dire nulla, neppure a Stefano e a Camilla.
La paura cresce, guarda l'ora sull'orologio appeso al muro davanti a lui, adesso le ore da quando sono qui sono due.

Black è stato avvisato da Sara, ci metterà un po' ad arrivare e forse è meglio, Carter non sa come spiegargli che sua figlia è lì dentro e che è tutto cio che sa.

Il tempo passa, si alza, cammina, vorrebbe uscire a fumare una sigaretta ma è terrorizzato all'idea che lei esca da lì e non lo trova.
Gli altri lo vorrebbero consolare, calmarlo, ma non ne sono capaci perché anche loro tremano di rabbia e paura.

Un'altra ora passa, i respiri sono ormai corti, troppe infermiere sono state aggredite in cerca di risposte e Carter è ormai circondato dalla sua famiglia per evitare che uccisa davvero qualcuno o butti giù quella porta a pugni nudi.

"Eccomi, mia figlia?"

Entra correndo nella sala d'attesa Black, seguito poco lontano da Jordan e Sharon.
A Carter manca il respiro, non riesce a parlare, non capisce che cazzo sta succedendo.
Albert prende black da parte per spiegargli la situazione, Carter non lo sente neppure.

Odia questa maledetta stanza, si erano giurati che mai più avrebbero avuto paura in questo maledetto posto.
Si alza, prende a pugni il muro, il sangue che cola dalle nocche e la sua famiglia che cerca di fermarlo.
Non doveva andare così, non è giusto, non è così che lo avevano immaginato.

"Il signor Miller?"

Si gira di scatto verso una infermiera e la vede sussultare per la paura.
Non la giudica, deve essere una visione terrificante con la fonte sudata, lo sguardo omicida e le mani sporche di sangue.
Ma fan culo, è la prima parola che gli viene rivolta da quando sono arrivati.

Ingoiando a vuoto, gli fa segno di seguirlo, accelerando il passo per creare una distanza di sicurezza.
Albert poco distante lo segue, perché sa che il nipote non sta bene, nessuno di loro sta bene.

L'infermiera si ferma davanti a una grande vetrata, gli dice che è la culla numero sette, ma Carter non ne aveva bisogno.
Nella culla un bambino piange e urla muovendosi arrabbiato nonostante le coperte strette, un fiocco blu sul bordo.
Martino Felix Miller, suo figlio.

Carter appoggia una mano sul vetro, come se così fosse possibile accarezzare suo figlio, le gambe tremano e cedono, facendolo finire in ginocchio con il nonno dietro di lui.
Continua a guardare sul figlio, piange e sorride sentendo il suo pianto diventare melodia.
Suo figlio, Felix, grida al mondo che ora c'è anche lui.

Poi si ferma, apre gli occhi e sembra stia guardando proprio lui, due lastre di ghiaccio luminose e stupende, ha gli occhi di sua madre.

"Signor Miller?"

Questa volta è un dottore a parlargli, con lo sguardo pieno di compassione e di pietà.
Gli fa segno di seguirlo ma Carter nega non vuole, ha giurato che non avrebbe mai lasciato suo figlio, non vuole farlo.
Guarda sul figlio, è tornato a piangere e a muoversi disturbando tutti gli altri.
Carter sorride, è già fiero di suo figlio, si vede che è un combattente come sua madre.
Sua madre.
Kim.

Torna a guardare il dottore, deve avere lo sguardo così tanto sofferente e confuso che il dottore annuisce, come se lo stesse leggendo nella mente.
Guarda suo nonno.

"Resta con lui, torno subito."

Albert annuisce, guarda suo figlio che a sua volta lo sta guardando con i suoi immensi occhi di ghiaccio.
Gli giura che farà presto, che tornerà con la sua mamma.

Segue il dottore, crede che lo stia portando da lei e invece quando apre la porta Carter si accorge che non è una stanza ma un ufficio.
Il dottore si siede oltre una scrivania, Carter lo guarda confuso e lui gli fa segno di sedersi, sarà una cosa lunga e Carter torna a tremare.

"Kim è arrivata in sala operatoria svenuta e con una forte emorragia esterna.
Zero dilatazione e il canale uterino chiuso, abbiamo dovuto eseguire un Cesario di emergenza ma ci sono state delle complicazioni."

Emorragia, Cesario, complicazioni
Carter si alza di scatto sbattendo i palmi contro il legno della scrivania.
Il dottore non si scompone, neppure quando Carter con la mano fa cadere tutto ciò che incontra a terra.

"Perché non mi avete detto nulla?
Mi avete tenuto all'oscuro di tutto per tre ore cazzo.
È mio figlio.
E la donna che amo."

Urla e si passa le mani nei capelli volendo distruggere l'intera stanza.
Ore e ore di frustrazione e paura che si sfogano in rabbia e distruzione.
Ma il dottore non si scompone, in realtà sapeva a cosa andava in contro.

"Kim lo sapeva, ha dato precisi ordini e firmato tutti i documenti.
Non potevamo dirle niente finché l'operazione non sarebbe finita."

Kim sapeva tutto, ha dato ordini, Carter cade seduto sulla sedia.

Erano circa sei mesi prima, Carter era a un incontro di lavoro e Kim è andata alla visita con la ginecologa da sola.

La dottoressa le ha fatto l'ecografia, il battito del cuore di suo figlio riempie le stanze e Kim vorrebbe piangere se non si sentisse pietrificata dalla gioia.

"Il bambino o bambina sta benissimo, cresce bene e non vedo problemi.
La gravidanza va bene."

Stacca la macchinetta e a Kim già manca il battito di suo figlio.
Con attenzione viene pulita dal gel freddo sul ventre e poi la dottoressa passa alla visita ginecologica.
E fastidioso sentirla inserire un oggetto dure e freddo, si irrigidisce e non riesce a rilassarsi nonostante la dottoressa glielo ripeta più volte, rimane rigida finché l'oggetto non viene tolto.

"Ok, rivestiti con calma, io ti aspetto alla scrivania."

Se prima l'umore della dottoressa era tranquillo, ora Kim le legge chiaramente in faccia la preoccupazione.
Fa come le ha detto, pulendosi qualche residuo di gel rimasto, trovandola alla sua scrivania e leggere i reperti delle visite che le ha fatto fare qualche giorno prima.

"Purtroppo Kim la situazione non è facile.
La gravidanza e il bambino stanno bene, sei tu a preoccuparmi.
Le continue violenze e lesioni hanno fatto gravi danni al canale uterino e l'aborto spontaneo che hai subito è stato curato da cani.
I dottori hanno lasciato l'utero completamente lesionato."

Kim sospira, nulla che già non sapesse.
Da ragazza le hanno prescritto la pillola molto presto proprio per tenere sotto controllo l'utero, ma a quanto pare è stato inutile.
Stupido per lei pensare che tanta violenza subita la lasciasse illesa fisicamente, la vita non la solo segnata mentalmente ma anche fisicamente.

"Avrai una gravidanza tranquilla, potresti sicuramente avere dei riposi forzati a causa del distacco della placenta, ma se verrai ben seguita il bambino nascerà sano.
Ma alla nascita, chi rischia, sei tu.
Dovremmo fare sicuramente un Cesario e il rischio di mortalità nel tuo caso è molto alto."

La dottoressa è terrorizzata dalla situazione, nonostante si mostri professionale.
Morire di parto al giorno d'oggi è quasi assurdo, soprattutto non in un ospedale ben attrezzato ora, come il loro.
A Kim invece non gliene frega nulla, suo figlio nascerà sano, sono le uniche cose che ha ascoltato.

Si alza, sfilando dalla borsa un bastoncino di zucchero portandoselo alle labbra.
Poi guarda la dottoressa.

"Qualsiasi cosa accada, salvate mio figlio.
Firmerò qualsiasi foglio, ma voi dovete salvare mio figlio a qualsiasi costo anche della mia stessa vita.
E non dovrete dire niente a nessuno finché mio figlio non sarà al sicuro."

Il figlio nascerà, lei gli darà la vita qualsiasi cosa accada, Felix nascerà e vivrà una vita felice.
Glielo deve.

Carter sospira, portandosi le mani sul viso, iniziando a piangere disperato.
Lei sapeva tutto, sapeva che lui le avrebbe detto che potevano trovare un'altra soluzione, magari rimandare la gravidanza, ma lei non avrebbe accettato.
Ha amato Felix dal momento in cui quel test di gravidanza si è mostrato positivo, decidendo che avrebbe dato la propria vita per lui.

Ecco cosa cercava di dirgli ultimamente, maledetto karma che gli ha sempre strappato i giusti momenti.

"Non ce la fatta."

E nonostante ha combattuto contro nemici, proiettili nel petto, la sua stessa mente malata e un paio di volte con la stessa vita, vincendo qualcuno ha vinto contro di lei.

Martino Felix Miller, suo figlio, ha fatto scacco matto alla the Queen...

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