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capitolo 30 perché

Tutti si scambiano uno sguardo nella stanza chiedendosi chi dovrebbe rispondere alla chiamata, inutile  e scontato.
Kim ha già il telefono in mano e cammina spedita verso l'ufficio.

Ormai si sta abituando a questo strano "destino" o come volete chiamarlo, che le distrugge tutti i piani ogni volta che sta festeggiando.
Perciò non è nemmeno così tanto arrabbiata, ma semplicemente scocciata e annoiata dall'interruzione di quel verme.

"Non è carino chiamare a questa  ora.
Hai qualche problema con il fuso orario?"

Tranquilla si chiude la porta alle spalle, non volendo essere disturbata da nessuno, ascoltando il respiro affannato dello stronzo.
Una vera goduria per i suoi sensi, quasi lo vede stringere i pugni fino a inclinare il telefono, magari rompendo un po' lo schermo.
Delizioso

"Maldita perra.
Por tu culpa he perdido a muchos de mis hombres"

(Maledetta puttana.
A causa tua ho perso molti dei miei uomini.)

Kim sorride, felicemente soddisfatta del tono frustrato del figlio di puttana.

Le cose in realtà in questi giorni stanno andando bene, ogni uomo di Fernandes finisce a vivere tra i vermi, questo spiega a lunghe linee la sua incazzatura.

"  No me los envías, y no los Mataré. Te lo dije, nunca desafíe a la reina."

(Tu non li mandare da me.
E io non li ucciderò.
Te lo detto mai sfidare la The Queen.)

Si mette seduta comoda, tirando fuori da un sacchetto, che Sara le lascia sempre vicino al suo posto, un paio di bastoncini di zucchero, utili per smettere di fumare e sua ossessione ultimamente.
E, giusto per godersela un po' di più, si mette con i piedi sulla scrivania, così si che è comoda.

"  Crees que eres tan listo, pero también tengo mis ases en la manga."

(Ti credi tanto furba.
Ma anche io ho ho i miei assi nella manica.)

Certo, conosce bene le sue carte, tutte decisamente di merda.
Da quando hanno scoperto che Anderson è la sua talpa, ha perso l'elemento sorpresa e quel topo di fogna si è dovuto nascondere nella fogna più profonda del Bronx.

"Hacer su movimiento"

(Fai la tua mossa.)

In realtà non aspetta altro, ormai si e scocciata di questo gioco al gatto al topo, sogna il momento in cui lui di presenta di persona per toglierselo dai piedi una volta per tutte.

Ma, al suo tono freddo e coinciso,
Fernandes scoppia in una risata isterica e Kim abbassa i piedi a terra sentendo i suoi sensi in allerta.
Non si aspettava di certo questa reazione, qualcosa stona terribilmente  in questa risata, come se avesse una pistola puntata su di lei.

Qualcosa è andato storto nei suoi piani e un senso di ansia la investe all'improvviso.

"Tú también tienes algo muy preciado. Cuatro niñas encantadoras, podrían hacerle compañía a mi hija."

(hai anche tu qualcosa di molto prezioso. quattro ragazze adorabili, potrebbero fare compagnia a mia figlia.)

La malizia nella sua voce le dà la nausea, quasi può sentirlo seccarsi i baffi mentre pensa alle sue ragazze e lo sguardo di Kim si dilata velocemente.
La razionalità abbandona la sua mente, le sale tutta l'adrenalina e gli ormoni fanno la sua parte.
Comette uno sbaglio.

"Sólo trata de acercarlos a ellos y te juro que te enviaré al infierno.
En el peor grupo."

(Prova solo ad avvicinarti a loro.
E giuro che ti mando all'inferno.
Nel girone peggiore.
Il mio.)

Lui ride soddisfatto di aver centrato l'obbiettivo, di aver trovato davvero il punto debole.
E Kim stringe i denti, sbatte un pugno sul tavolo, perché sa di aver sbagliato e di avergli servito l'arma su di lei su un piatto di argento e merda.
Cazzo.

"Calma muñeca, siempre podemos encontrar un acuerdo.

(Calmati bambola.
Possiamo sempre trovare un accordo.)

Kim degrigna i denti fino a sentire dolore, ma non gliene frega un cazzo.
Ha talmente tanta rabbia in corpo che non riesce neppure a parlare, la sua mente è ormai un tunnel di immagini spaventose sulle sue ragazze e quell'essere disgustoso.
Le mani iniziano a tremare e inizia a vederci rosso, come il sangue, come il fuoco, come l'inferno.

"Dame mi mercancía y dejaré a tu familia sola.
E debes saber que conozco cada uno de tus movimientos, incluso sé cuántas veces follas como una puta."

(Tu mi ridai la mia merce.
E io lascerò in pace la tua famiglia.
E sappi che io conosco ogni tuo movimento, so persino quante volte scopi come una puttana.)

Merce.
Merce?
MERCE?

Questo figlio di puttana parla di bambine, persino di sua figlia, come se fossero oggetti.
Scatta in piedi e da subito sente le gambe che  tremano, eppure rimane in piedi soretra solo dalla adrenalina mentre la rabbia sale arrivando al cervello.
Le voci si ammassano nella mente, la sanità mentale vacila, grida di ucciderlo.

Ucciderlo.
Sangue.
Ucciderlo.

E prima che Fernandes possa aggiungere altro un urlo animale le esce graffiando la gola, l'eruzione di un vulcano troppe volte punzecchiato.

"Hijo de puta, estás bromeando con el tipo equivocado."

(Figlio di puttana.
Stai scherzando con la persona sbagliata.)

Lancia il telefono contro il muro, in pochi secondi in mille pezzi a terra, per poi reggersi con forza alla scrivania con la testa che gira e le gambe molli come gelatina.

Attirati dalle urla e dal rumore in molti entrano nella stanza e subito Carter corre verso Kim.
Urla il suo nome, le chiede cosa è successo ma lei non lo sente con i sensi completamente annebbiati, la testa come se fosse in una bolla.

Kim crolla nei sensi di colpa, sente le mani sporche di sangue, si sente lei l'artefice della carneficina.
Cosa ha fatto?
Negli anni in molti hanno provato ad avvicinarsi alle sue ragazze, persino Victor Stendhal, ma mai così vicino.
Vorrebbe essere sicura che è una minaccia a vuoto, ma sa che ha una talpa in casa e che la minaccia è reale.

Le gambe non reggono, l'adrenalina abbandona il corpo, il respiro va piano piano a tranquillizzarsi diventando un lento sussurro.
In un attimo Kim, con la mano posata forte su Felicità, sviene tra le braccia di Carter.

"Kim."

Urla Carter prendendola al volo, non capendo cosa possa averla ridotta così.
L'hanno lasciata sola perché sa quanto odia avere spettatori quando fa una telefonata di "lavoro", ma ora si pente amaramente di quello che ha fatto.

Le sposta i capelli dal viso, posando subito due dita sulla giugulare per sentire il battito, troppo tenue, troppo tranquillo.

Tutti si affollano intorno a loro creando un senso di claustrofobia, tra poco tra confusione e ciò manca l'aria anche a lui.

"Fate spazio, fatela respirare cazzo."

Si fa strada a gomitate Stefano raggiungendo la coppia e facendo fare parecchi passi indietro agli altri.
Carter lo guarda preoccupato, stringendo a se ancora Kim, ma Stefano alza il capo su di lui solo dopo aver controllato il polso di Kim e la reattività delle pupille.

"Sta bene, è semplicemente svenuta, deve essere uno scarico di adrenalina e la stanchezza per la serata."

Stefano è abbastanza tranquillo, in una donna incinta è normale un calo improvviso di energia, in Kim che vive su una giostra di alti e bassi di adrenalina è abbastanza scontato.
Carter finalmente fa un lungo respiro, posando la mano sulla pancia di Kim, come se fosse davvero possibile già sentirlo nonostante sia ancora solo un fagiolino.
Guarda Stefano, lui annuisce ancora confermando in silenzio che anche il piccolo sta bene.
Dopodiché Stefano si guarda in torno cercando di capire dove sistemare Kim, ma alla fine sceglie per la comodità e allunga le braccia facendo segno di darla a lui.

"La porto in camera io, tu cerca di capire che cazzo succede."

Carter vorrebbe negare, dovrebbe andare lui in camera con lei, accarezzandole i capelli finché non riprende i sensi, e invece deve rinunciare a stare con lei e Felicità per risolcere l'ennesimo problema del cazzo.
Alla fine annuisce, tranquillo di darla in mani sicure, osservando l'amico  stringere con cura  tra le braccia Kim e seguito dalle ragazze fuggire  via, mentre Carter rimane immobile al centro della stanza.

Andava tutto bene, stavano festeggiando, come cazzo ci sono finiti a questo?
Perché ogni volta che si concedono un attimo di respiro, qualcuno è pronto a stringere loro una mano sulla gola?

Fa un lungo respiro mentre Simon ha l'ingrato compito di spiegare tutta la conversazione e ogni cosa diventa chiara.
Possono solo immaginare cosa abbia sentito Kim nell'ascoltare quelle parole in prima persona.

"Pezzo di merda, deve passare sul mio cadavere prima di arrivare alle mie nipoti."

Sbatte con forza il pugno sul Albert, mostrando quel lato così simile a Carter che mai prima d'ora gli altri hanno visto.
Un uomo sempre tranquillo e controllato, ora un toro infuriato con tanto di fumo che esce dal naso.
Ma nessuno si prende il tempo di meravigliarsi, tutti i ragazzi vengono ingoiati da rabbia e urla piene di insulti, alcuni molto originali.

Le ragazze si sono allontanate velocemente portando via Sharon e i bambini, ma anche loro tremano di rabbia per la situazione.

Carter, al centro del ciclone ha il pensiero di Kim che martella nella testa e la rabbia cieca per questa storia.
Rovinare un momento tanto ediliaco, minacciare la sua famiglia, fare stare male Kim.
Fernandes è un nuomo morto.

"Silenzio cazzo."

Urla più che può, con quello stesso verso animale che hanno sentito dalle labbra di Kim.
Tutto tace, solo respiri affannati e pieni di collera.

Se li vedesse Kim comportarsi come bestie li picchierebbe uno ad uno, ed è per lei che prende il comando, mantiene il controllo, nonostante dentro vorrebbe solo esplodere e andare da lei.

"Quel figlio di puttana la pagherà cara.
Nessuno minaccia la nostra famiglia e la passa liscia, voglio la sua testa su una picca e l'avremo."

Sembra quasi un condottiero che motiva i soldati prima di andare in battaglia e un po' è così.
Tutti esultano d'accordo, Albert in un angolo annuisce fiero, Black sta già facendo un paio di chiamate e i ragazzi da prima urlanti e casinisti ora parlano tra di loro organizzando le ronde per proteggere le ragazze.
Ma qualcuno non è d'accordo e Kevin fa un passo avanti.

"Vi ho messo io in questo guaio.
Tiratevi indietro finché potete, io porterò Maria e le bambine lontane di qua."

Ma subito viene interrotto ma Cam, che quasi ringhia tra i denti mentre parla con gli altri ragazzi tutti dietro di lui, a sostenerlo.

"E darla vinta a un pedofilo bastardo?
Ti non c'entri un cazzo, quello stronzo ha palesemente minacciato la nostra famiglia, non la passera liscia cazzo."

Tutti annuiscono d'accordo e Kevin con una mano sul petto si rivolge direttamente a Carter facendo un'altro passo verso di lui, quasi pregandolo con lo sguardo.

"Ti prego, ragiona Carter, pensa a Kim e pensa a Felicità.
Se succedesse qualcosa a vostro figlio, io non potrei perdonarmelo."

Ormai fa parte di questa famiglia, deve tutto a loro ma più di tutti a Kim.
Le ho ha preso sotto la sua protezione, ha aiutato le bambine con corsi di terapia specifica, ha dato a Maria una vita diversa da quella destinata a lei.
A lui ha insegnato cos'è davvero una famiglia e cosa vuol dire proteggerla.

Ed ora, al solo pensiero che possa accadere qualcosa a lei, a loro, a Felicità, il cuore si strazia tanto umano come mai lo è stato.

Carter si avvicina a lui, posandogli una mano sulla spalla, come si fa con un amico.

"Da quando ho scoperto di essere padre penso a Felicità sempre, giorno e notte, ci penso anche ora.
Come potrò dire a mio figlio che un uomo, un bastardo, un pedofilo del cazzo senza anima e li a piede libero ed io non ho fatto nulla per fermarlo."

Ha giurato a Felicità di rende un posto migliore per lui, di proteggerlo sempre sopra la sua vita, ora come potrebbe mettere la testa sotto la sabbia.
Pensare a quei bambini, alle vittime di Fernandes e non ci vuole nemmeno pensare allo scenario in cui potrebbe essere Felicità la vittima.
No non vuole neppure pensarci.

Ha giurato di lottare con la sua vita e non smetterà mai di farlo e mai per paura.

"E Kim, me lo stai davvero chiedendo?
Quella donna sta già caricando i proiettili nella pistola, neppure volendo potrei fermarla."

Kevin abbassa il capo sconfitto, sa che qualsiasi cosa possa dire non farà loro cambiare idea.
Si guarda intorno, tutti annuiscono d'accordo e lo guardano con comprensione.
Jek, con le mani in tasca e uno sguardo serio, diverso dalla sua solita smorfia ironica, si avvicina a lui.

"Ormai non sei solo tu, Maria o le bambine.
Quell'uomo è entrato nel nostro territorio, ha portato merda nella nostra città, e questo sarebbe anche trascurabile.
Ma ha osato minacciare noi, le nostre ragazze e persino Kim.
Ormai siamo in guerra, che ti ci sia o no, è qualcosa di più grande e importante."

È la famiglia, quel senso di battaglia quando uno di loro viene toccato, è amore che spinge a combattere anche contro giganti o mulini al vento.
Kevin ora sa, capisce di più questa famiglia e forse un po' anche Kim.
Fa un passo indietro, ma solo in confronto alla resa, perché ora anche lui è sicuro di combattere.
Per Maria, per le bambine, per le sua famiglia.
Per questo si combatte.

"Bene, facciamo il culo a quel bastardo.
Voglio farlo a pezzi, piccoli pezzi di merda buono solo a concimare."

E con un urlo di battaglia sa Cam, il gruppo inizia a discutere della prossima mossa.
Black purtroppo non può fermarsi a lungo, poiché anche lui a casa sua ha un problema di infestazioni, ma comunque promette di essere pronto a tornare a qualsiasi ora della notte e di mandare un paio dei suoi uomini.

Elia è già al telefono per chiamare una riunione del consiglio di emergenza e Albert di vanta di avere ancora qualche favore da da sfruttare.
Tutti sono pronti a combattere, nessuno ha dubbi.

"Pensaci tu, io vado da Kim."

Sussurra Carter ad Alex, per poi lasciare la stanza senza che nessuno faccia domande.
Non è un mistero dove stia andando.

Prima di salire le scale, osserva il soggiorno dove poco più che mezz'ora fa stavano festeggiando Felicità.
Perché tutto deve essere una giostra di alti e bassi?

Sospira, cercando di placare rabbia e nervoso, Stefano è stato molto chiaro su questo.
Kim, soprattutto quando è stanca, non deve essere stressata.
Certo, più facile a dirsi che a farsi.

Sospira ancora quando arriva davanti alla porta proprio mentre Stefano sta uscendo.

"Tutto bene, è stato un calo di pressione, alquanto normale nonostante la situazione.
Non si deve stressare, deve evitare sforzi, ma per il resto sta bene."

Carter annuisce salutandolo con la mano sulla spalla per poi entrare nella stanza.
Non si deve stressare, più facile e dirsi che a farsi, come fa a dirle di non stressarti?
Sa che se solo ci prova, quella donna lo lancerà dalla finestra senza il minimo sforzo.

La stanza è buia tanto che i suoi occhi ci mettono qualche secondo ad abituarsi.
La cerca sul letto, ma lei invece e seduta su una sedia vicino alla finestra, a guardare il cielo stellato.

"Non preoccuparti, non arriverà mai alle ragazze, non lo permetteremo."

Carter mentre parla si siede sul davanzale della finestra vicino a lei, cerca sul suo viso un segno di rassicurazione, ma invece lei si limita ad annuire.
Non è questo a preoccuparla.

La sente sospirare, appena si è svegliata le sue ragazze sono state il primo pensiero ma poi una illuminazione ha placato la rabbia.
Una scoperta dolorosa e quando si sposta una ciocca di capelli dietro all'orecchio, Carter vede una lacrima scivolare sulla guancia.

"So chi è la talpa."

Pochissime volte a pianto, le sue lacrime si contano sulle dite di una mano e questa sera ha superato tutti i record.
Ha pianto con le sue ragazze, tra le braccia di Alex, tra le mani di Simon.
Ha pianto con suo fratello, tra le mani di suo padre e quando la stretta forte a se ed è diventata figlia.
Ed ora piange ancora.

Potrebbe dare colpa agli ormoni della gravidanza e un po' avrebbe ragione, ma non del tutto.
Queste lacrime salgono dalle viscere del suo essere, da una ferita in profondità e quasi dolorosa fisicamente, fa male il petto e il cuore si strugge.

La lacrime di dolore per il tradimento, come se stesse seppellendo una persona che ha amato tanto e che ora è morta ai suoi piedi.
È in lutto, un velo nero sul capo a chiedere compassione a Dio, manca solo un prete a fare la predica.

Sarebbe stato meglio un proiettile nel cuore, essere rapita, torturata e violentata, non avrebbe versato una lacrima.
Tutto sarebbe stato meglio di questo pugnale nel cuore tanto in profondità da non poter essere estratto.
Fa male

"Perché Carter?
Perché tradirci, io non capisco."

Ammette che le interazione umane sono ancora un tabù per lei, non è ancora capace di sfiorare con la propria anima quella di un'altra persona.
E si chiede se sia stata questa mancanza di umanità a renderla una nemica, ha dare nelle mani della talpa un arma tanto affiliata.
Ha forse sbagliato tutto?

Non si è mai fatta queste domande, non ha mai pensato a come qualcun altro potesse vivere le sue scelte di vita e Carter la visuto sulla sua pelle più e più, ma lei non ci ha mai dato peso.
Ha sempre fatto quello che andava fatto, non quello che era giusto ma quello che era da fare.
Forse così ha offeso tanto l'anima?
Perché?

Carter si avvicina a lei, stringendola al petto e lasciando che sfoghi il dolore che porta questa scoperta.
Non è importante il nome, non lo è mai stato, fa parte della famiglia e tanto basta a soffrire.

"Non lo so amore, ma lo scopriremo.
Non passerà la notte, questa croce cade ora, stanotte."

Il cuore in mille pezzi, sapere di dover fare quello che va fatto, con l'anima in lutto verso un amore perduto.
E chiedersi perché arrivare a tanto...

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