capitolo 2 un angelo
"Qualche giorno fa abbiamo ricevuto una soffiata sul dove e come ritrovare il cadavere, di Stendhal Victor.
E altri dettagli interessanti. "
A Pedro e Thomas quasi cade la mandibola, davanti a loro un'enorme muro pieno di foto e fili che collegano persone e azioni, ma tutti riconducibili a un unico foglio bianco al centro del tutto su cui scritto "Angel Killer".
Ripresi in fretta dalla sorpresa, si concentrano sulla vittima, Victor Stendhal, raffigurato in una foto che non gli da giustizia.
Un uomo elegante e di bell'aspetto che possedeva un paio di banche tra cui la più grossa nel Bronx, la Company Bank.
"Da quello che ci hanno detto, Victor Stendhal era il capo del consiglio che gestisce la mafia in questa città.."
Un po' annoiato, Michele fa loro un riassunto di quello che è il crimine organizzato in città.
Spiegando che il consiglio è il punto più alto tra tutte le gang, creata per controllare i rapporti tra i diversi capi mafia prendendo una buona fetta per il loro impegno.
Sul tabellone il nome di Victor è collegata a tutte le famiglie più ricche e potenti della città, nonché a piccoli spacciatori e località sperdute come il porto o un vecchio autogrill abbandonato.
Insomma la storia delle banche è solo la punta dell'aisbergh che brava nasconde tutto il marcio che c'è sotto.
Pedro sulla scrivania cerca documenti o qualcosa che testimoniano quello che sta dicendo, ma nero su bianco non c'è nulla e Michele gli conferma i suoi sospetti, in questa città tutti sanno ma nessuno parla.
" A sempre funzionato così qui e lo ha confermato anche il tizio che ha fatto la chiamata anonima.
Finché non è arrivato L'angel Killer."
E indica la figura al centro, o meglio quel nome scritto su un foglio strappato, segno che di lui non hanno nulla se non una voce, una leggenda.
Ma, chiunque sia questa persona, ogni filo rosso è collegato a lui.
" Di questo personaggio, non si sa nulla se non che è un serial killer, senza pietà .
Ha fatto fuori molti, dei suoi nemici.
Inoltre si dice che ha preso il posto di Victor, a capo del Consiglio."
Ha fatto molto di più, questa persona in poco tempo ha riorganizzato i diversi traffici, cambiando luoghi e fornitori, rendendo il minimo che avevano di informazioni inutili.
Ha buttato giù un governo con una pseudo guerra civile per poi costruirsi un bel castello e un bel governo su cui regnare.
Può veramente una persona fare tutto questo?
Michele gli passa un registratore da cui esce una voce camuffata racconta i delitti commessi dell'angel killer, le torture che ha inflitto, finendo con il dire che quell'essere non è umano, ma un demone.
Un mostro del genere.
Può davvero esistere?
" Secondo la soffiata.
Victor e un suo secondino, Carlos sono stati uccisi circa un mese fa.
Victor con un colpo di pistola mentre Carlos è stato torturato."
Pedro di scatto alza il capo, all'improvviso confuso.
Fin'ora ha osservato in questo personaggio crudeltà si, ma sempre finalizzata a un obbiettivo, una mente diabolica quanto furba e sostenuta da freddo controllo.
Ma allora perché uccidere semplicemente Victor e torturare invece il suo braccio destro?
Una seconda registrazione viene avviata e la descrizione delle torture fanno venire la pelle d'oca ad entrambi.
E quasi impensabile che un uomo possa essere tanto sadico.
"Quando il corpo di Carlos è esploso, posso giurare di aver visto sulla bocca dell'angel killer una espressione eccitata, malata."
Denuncia la voce nella registrazione e tutto lo schema che si era creato nella mente Pedro cade giù.
Grazie al corso di criminologia ha imparato ha inquadrare i serial killer, i suoi modi e potrebbe persino arrivare a capire i meccanismi nella loro testa.
Ma questo, non segue regole.
Osserva di nuovo il tabellone, trovando razionalità in molti omicidi, una sadicita allo scopo di mettere ordine, ma l'omicidio di Carlos è tutt'altra storia sembra più un atto passionale, irrazionale.
Non riesce a inquadrarlo e in più Michele gli dice che di tutto ciò non c'è prova se non questa registrazione e le analisi del coroner sui pochi resti ritrovati sul posto.
" Abbiamo messo a soqquadro, la casa di Victor, alla ricerca di qualche indizio ma sembra quasi abbandonata.
Le cameriere ci hanno detto che il figlio è fuori, per motivi di lavoro e che tornerà, solamente domani mattina"
Passa loro una cartella contente le informazioni su Elia Stendhal, ma anche questo è un buco nell'acqua.
Il ragazzo ha passato la maggior parte della sua vita in un collegio europeo, tornato in città solo dopo la morte del padre, così dice il certificato di permesso firmato dal direttore del collegio.
Un ragazzo semplice e, sembra cattivo dirlo, debole a quanto dicono le testimonianze del personale del collegio.
L'unica informazione più o meno utile è l'indirizzo della villa dove vive da quando il padre è morto, con l'eredità ricevuta non deve essere stato difficile comprare una villa in poco tempo.
A logica Elia Stendhal è solo un orfano che non c'entra nulla con il mondo a cui apparteneva il padre e forse Victor lo ha tenuto distante per tutti questi anni proprio per non farlo entrare nei suoi traffici illegali.
" La casa è immacolata.
Sembra che non ci sia nessuno, da secoli, mai visto un posto tanto pulite."
E questo è strano, un uomo come Stendhal con tanti traffici legali e non, avrebbe dovuto avere documenti, rapporti o almeno un conto in Svizzera.
Invece niente, completamente immacolato ma ragionandoci non è così assurdo, personaggi come Stendhal sono abituati a tener ben nascosti i loro traffici.
"L'unica cosa che abbiamo trovato è questa.
Nascosta, in un nascondiglio, nel comodino di Victor."
Con una espressione finalmente interessante, a tratti anche troppo, tira fuori da una scatola una bustina che contiene un paio di slip bianchi, quasi sicuramente femminili.
Pedro si ritrova ad arricciare il naso nel vedere il collega preso da un paio di mutandine e non da un caso tanto complicato.
Scuotendo il capo decide di essere professionale e di concentrarsi sul lavoro e non sui pensieri personali rivolti al collega, facendo ciò nota delle macchie di sangue sugli slip
" Sicuramente sarà, di qualche sua conquista, le ho gia mandato in laboratorio per analizzarle, domani mattina sapremo a chi appartengono.
Per ciò fino ad allora, io vado a dormire, voi fate quello che vi pare.
A domani ragazzi."
Senza dire altro, se ne va chiudendosi la porta alle spalle.
Thomas appena il loro superiore per anzianità lascia la stanza, libera un sospiro di sollievo e perde la postura rigida avuta fino ad ora.
Si lascia cadere seduto su un poltrona con aria quasi stanca, non che abbia corso una maratona con il suo carattere empatico ascoltare la testimonianza lo ha scosso nonostante non lo dia a vedere.
"Non male come inizio."
Ironizza ma Pedro non lo sta neppure ascoltando.
Concentrato su quei fili rossi che si intrecciano, nella mente una luce illumina il nome dell'angel killer, ma qualcosa stona terribilmente.
" Io non capisco.
Se era una questione di potere.
Perché uccidere Victor, con un colpo di pistola.
E invece torturare il suo socio.
Non ha senso."
Il primo passo per catturate un serial killer è capire il meccanismo delle sue azioni, ma questo essere invece non segue una logica.
Razionale e freddo, poi carnale e folle, chi è davvero?
E davvero la stessa persona o sono due criminali ben distinti?
E l'anonimo che ha denunciato tutto come fa a saperlo e perché denunciare la cosa?
Thomas invece lo guarda con la bocca spalancata, sorpreso che sia questo il punto della situazione per l'amico.
" Perché tutto questo ti sembra che abbia senso?
Quello è un pazzo psicopatico.
Non vedi quanta gente ha ammazzato solo per avere un po' di potere?
Secondo te ha qualche senso nel suo cervello?"
La reazione di Thomas non è del tutto sbagliato ma nemmeno tanto giusta.
Per quanto un killer possa essere psicopatico, nella sua mente deve esserci un senso logico nei suoi atti, per quanto sia difficile da credere.
Essendo un capo mafia potrebbe aver mandato qualcun'altro a fare il lavoro sporco ma riascoltando la registrazione il testimone sottolinea il fatto che tutti gli omicidi siano stati fatti dell'angel killer e questo complica tutto.
Potrebbe mentire e se così fosse perché?
Decidono di concentrarsi su tutti i personaggi che popolano la lavagna, ma sono tutti un buco nell'acqua.
Molti sono morti, altri sono irreperibile e gli unici che riescono a contattare giurano di non saperne nulla e non ci sono prove a loro carico per insistere.
L'unica cosa certa è il capo attuale del Bronx, sempre questo nome che esce fuori a volte anche per sbaglio, angel killer.
Una coincidenza?
No nessuno dei due ci crede.
Alla fine, dopo aver sbattuto contro l'ennesimo muro, decidono di tornare a casa e sfruttare le ore libere per sistemarsi meglio.
Mettendo da parte il serial killer per concentrarsi sullo svuotare gli scatoloni, forse così il mattino dopo vedranno tutto con uno sguardo nuovo, lucido e soprattutto più attento.
Il mattino dopo, sono di nuovo in questa stanza, con le stesse domande e le poche risposte, nella notte non è apparsa una foto dell'angel killer e neppure una spiegazione.
Ormai per Pedro è già una ossessione, per tutta la notte la riletto fascicoli su fascicoli ma la situazione non cambia e neppure ora mentre fissa il muro.
"Farai gli occhi storti a furia di fissare quei fili rossi e quelle foto."
Thomas ha ragione e Pedro si passa una mano sul viso stanco, vorrebbe essere più distaccato ma non ci riesce.
Più ci pensa e più sente che gli manca qualcosa di questo mostruoso Killer.
Ogni volta che sembra sfiorare una certezza, mille dubbi gli fanno fare parecchi passi indietro.
" Lo so ma ancora non riesco ad arrivarné a capo.
C'è qualcosa che ci manca.
Lo sento."
Senza bussare, Michele lo raggiunge con un paio di caffè in mano e uno sguardo sorridente, interrompendo la loro conversazione.
Ma almeno c'è la speranza che abbia buone notizie o nuovi indizzi.
"Buon giorno primini, dormito bene."
Sorvolando sul dispregiativo che Pedro non sentiva dalle media, nota come il collega stia fischiettando girandosi tra le mani una cartellina rossa con una espressione felice e quasi eccitata.
Dopo aver consumato il disgustoso caffè della macchinetta, finalmente si decide a condividerla con gli altri.
Il nome in cima al documento è Kim Dich.
"Questi sono i risultati del sangue ritrovato sulle mutandine, è di una ragazza di nome Kim Dich che abita poco lontano dalla città."
Pedro sfoglia i documenti, la donna vive qui da un annetto circa, ha ventisette anni e lavora come cameriera in un locale, poi più nulla.
Gli altri fogli sono bianchi e quelli con un minimo di scritta dichiarano solo che è cresciuta in casa famiglia, il resto grida top secret, segno che è una testimone di qualche crimine o direttamente vittima.
Ma per il resto niente di niente, chi è questa donna?
"Strano che non si sappia nulla su di lei, una donna del genere non passa inosservata."
Sussurra Thomas raccogliendo la foto caduta a terra dal fascicolo e non ha tutti i torti.
Capelli neri con sfumature blu, corpo perfetto ricoperto da molti tatuaggi e uno sguardo profondo e gelido.
Alza lo sguardo su Michele in cerca si altre informazioni, ma quest'ultimo fischietta passandosi la bustina contenente gli slip tra le mani.
Che nervoso, vuole per caso un applauso o un rullo di tamburi.
"Non guardarmi così ragazzino, è tutto ciò che ho trovato, abbiamo solo un indirizzo e sappiamo che divide la casa con circa quindici ragazzi e ragazze.
Perciò mettetevi la giacca e distintivo in bella vista, andremmo a farle visita ora così da scoprire che ci faceva la sua biancheria intima li."
Michele sorride divertito ed è la prima volta che lo vedono entusiasta per qualcosa, ma sapere che l'argomento sono degli slip femminili fa salire ad entrambi il disagio oltre che il disgusto.
Comunque dieci minuti dopo si trovano davanti a villa queen, chiamata così per il particolare mosaico presente sul giardino davanti al portone.
Guardandosi intorno sembra impossibile che una cameriera possa permettersi un posto del genere, ma il fatto che convive con ben quindici persone spiega perché è possibile.
Michele si fa subito avanti suonando al citofono di fianco al cancello, sistemandosi il ciuffo brizzolato come il resto dei capelli e arrivando persino a soffiare sulla mano per controllarsi l'alito.
Ridicolo.
Una voce dolce, quasi infantile chiede loro chi sono e dopo che Michele si presenta come poliziotto vi e silenzio per minuti prima che il cancello si apre.
Sul portone di casa una ragazza bionda, tanto minuta da sembrare una bambina o forse è il suo sguardo a darle un'aria innocente e infantile.
" Buongiorno sono Sara.
Posso esservi utili?"
Si vede che la ragazza è preoccupata per la presenza di poliziotti alla sua porta ed è normale dato che in una città come questa non è mai segno positivo.
Michele si fa subito avanti, a petto in fuori, porgendo la mano alla ragazza, viscido.
" Sono il detective Michele Rivera e loro sono i miei colleghi.
Dobbiamo parlare con Kim Dich."
La ragazza stringe la mano dell'uomo per educazione, allontanandosi subito di qualche passo, le si vede in faccia che è infastidita dallo sguardo malizioso del loro collega.
Disgustoso.
Chissà quanti altri aggettivi Pedro gli affiderà prima della fine della giornata.
" Prego entrate pure."
Vengono invitati ad entrare in casa e l'interno è molto diverso da quello che ci si può aspettare dalla facciata.
I mobili del soggiorno che li ospita fin da subito sono alquanto modesti se non fosse per i numerosi divanetti e la TV enorme adatta per quindici telespettatori.
La casa è pulita e ordinata, il lusso non passa di qui nemmeno per sbaglio e si respira un aria famigliare, quasi calorosa.
Dalla scala che porta al piano superiore scende facendo il suo ingresso la donna nella foto e Pedro è sicuro che una fotocamera non le darà mai giustizia.
I capelli sciolti ad ondeggiarle sulla schiena fino al fondo schiena, un corpo abbondante trattenuto in una tuta in eco pelle viola, perfetta sulla sua carnagione candida e macchiata di inchiostro
Due occhi, due lastre di ghiaccio, che sorridono loro cordiali e gentili, tutto in lei emana calore e bellezza, Pedro ne è fulminato non ha mai visto una donna tanto bella.
" Buongiorno sono Kim Dich
Come posso esservi utile?"
Appena li raggiunge, il suo odore gli arriva forte alle narici come se fosse appena uscita dalla doccia vestita solo dal profumo del bagnoschiuma ai frutti di bosco.
Questa volta non permette che Michele si faccia avanti anticipandolo con un passo verso di lei.
"Mi chiamo Pedro, siamo ella centrale principale e vorremmo farle qualche domanda su un caso di omicidio."
Lei spalanca gli occhi, posandosi una mano sul petto scossa dalla notizia con lo sguardo che si fa sempre più lucido e preoccupato.
" Omicidio?
Oh mio Dio.
Di chi?
Che cosa è successo?"
La voce di lei è inclinata e Pedro si pente subito delle parole che ha usato.
Avrebbe dovuto avere più tatto verso una donna che convive con una famiglia numerosa e che sicuramente avrà pensato al peggio per qualcuno della sua famiglia.
Vorrebbe avvicinarsi a lei, stringerle le mani per darle un po di calma, ma Michele infastidito da come il novellino lo ha scavalcato, lo fa a sua volta letteralmente con un passo davanti a Pedro sempre più vicino alla donna ancora molto toccata dalle ultime parole pronunciate.
" Sarà meglio parlarne con calma, signorina.
Possiamo accomodarci?"
Kim ancora molto scossa scuote il capo per riprendersi dalla paura che ha provato, facendo loro segno di accomodarsi sui diversi divanetti che popolano la stanza, per poi rivolgersi alla 4agazza che ha aperto loro la porta.
"Sara, tesoro, si gentile e prepara un caffè per questi signori."
La ragazza annuisce silenziosa scomparendo dietro la porta di quella che deve essere la cucina.
Rimasti soli, i tre si siedono sul divano e Kim davanti a loro su una poltrona, divisi da un tavolino basso.
" Ditemi tutto."
Ha la faccia impaurita e preoccupata, con la mano tortura la maglietta cercando di sembrare un minimo sicura di sé.
Pedro continua a guardarla incantato, sentendo il forte bisogno di rassicurarla.
" Stia tranquilla signorina.
Siamo qui, solo per farle alcune domande, nessuno dei suoi cari è coinvolto. "
Lei fa un sorriso dolce, che Pedro non può non ricambiare osservando le sue mani finalmente tornare tranquille posate sulle cosce.
La osserva, seguendo quella dolce scintilla nei suoi occhi scendendo sulle labbra rosse fuoco piegate in una carezza gentile.
Thomas sconvolto da come l'amico sia coinvolto dalla donna e da come Michele sia imbambolato dalla sua scollatura, decide di rimettere ordine.
" Un mese fa è stato ucciso Victor Stendhal."
A sentire quel nome lo sguardo di lei si fa preoccupato, ma mantenendo sempre una postura elegante e raffinata.
Pedro ritorna con i piedi per terra grazie all'intervento dell'amico e osservando la donna capisce che lei conosce la vittima.
" Ma non siamo qua, per il suo omicidio ma perché all'interno di casa sua sono state trovate queste.
Le riconosce?"
Michele le sventola davanti alla faccia gli slip tolti dalla busta per poi posarsi con malizia sul tavolino con fare viscido e divertito.
Verme.
Lei a disagio nega con il capo, tornando a torturarsi la maglietta e mordendosi il labbro in un modo, che dio lo perdoni, fa impazzire Pedro.
Come fa a concentrarsi su un caso di omicidio, con davanti una donna, bella come lei?
" Signorina, sono state trovate su questi indumenti tracce del suo sangue.
Ci può spiegare perché?"
Thomas come Pedro sembra capire il disagio e la paura nello sguardo della donna che hanno davanti, così le rifà la domanda questa volta con un tono più comprensivo.
Kim alla fine sospira amareggiata, annuendo.
" Sì sono mie."
Dice con sguardo basso, le tremano le labbra come se le provocasse un brutto ricordo anche solo guardare quell'oggetto, così Pedro per cercare si farla sentire più a suo agio posa la cartellina che teneva in mano gli slip levandole dalla sua vista.
Questa dolce donna non merita la violenza che questo oggetto sembra provocarle.
" Come sono finite, le sue mutandine in camera del signor Victor?"
Non serve a nulla che i due stiano provando a tranquillizzare la donna, perché Michele con sguardo malizioso rincara la dose.
Pedro inizia seriamente ad odiarlo, ad odiare come meschino stia giocando con la fragilità di questa donna.
" Ho conosciuta il signor Victor qualche mese fa.
Come vedete, abitiamo in una casa molto grande che ospita tutta la mia famiglia e avevamo bisogno di soldi."
La sua voce dolce e tremante accarezza dolce i sensi Pedro, facendogli percepire la sua delicatezza e un pizzico di paura.
" Attraverso un passaparola avevamo sentito che il signor Victor cercava una cameriera.
Così ho deciso di fare domanda."
Non alza lo sguardo finché non finisce il discorso e quando lo fa Pedro si perde nel suo sguardo lucido, vede come continua compulsiva a stringere la maglia, cercando qualcosa a cui aggrapparsi per proteggere e vorrebbe essere lui il suo porto sicuro.
" Ho avuto un incontro con lui ma non è finito esattamente, come speravo.
Quando gli ho chiesto, della proposta di lavoro lui mi ha detto, che c'era un prezzo da pagare e quando mi sono rifiutata, lui non ha voluto sentire ragioni.
E mi ha preso con violenza."
Racconta l'accaduto con voce rotta, tirando ogni tanto su con il naso.
Ha lo sguardo basso sulle sue delicate mani, sicuramente per non farsi vedere in lacrime.
Michele:" Beh, un gesto riprovevole, purtroppo sono cose che succedono a una donna bellissima come lei.
Ma il suo sangue come c'è finito?"
Kim spalanca gli occhi a sentire le parole di Michele e anche Pedro ne rimane completamente sconvolto.
Non sa davvero se essere più incazzato o nauseato dal comportamento del suo superiore, sposta subito lo sguardo su Kim per scusarsi e nei suoi occhi per un attimo vede passare una scintilla, un fuoco d'artificio che come nasce muore, tanto che Pedro non è sicuro di averlo visto davvero ora che vede solo una lacrima che lotta per non cadere.
" È stato molto violento, mi ha picchiata sia prima, che durante penso che il mio sangue sia finito lì per questo."
Michele vorrebbe inferire ancora.
Ma vedendo la fragilità, ll dolore di questo angelo, Pedro si sente in dovere di proteggerla e di concludere qui, il loro interrogatorio.
Così, finendo il caffè che intanto Sara ha portato, si alza insieme a Thomas che sicuramente ha avuto il suo stesso pensiero.
" Beh, credo che basti così ha risposto alle nostre domande."
Lei si asciuga gli occhi con la mano e gli sorride grata di averla salvata da una posizione scomoda e dolorosa.
Messo all'angolo anche Michele si alza, sbuffando un po' per non aver avuto di più da questa donna.
Kim li accompagna alla porta e mentre gli altri escono, allontanandosi verso il cancello, Pedro rimane fermo qualche minuto al portone non pronto a salutare questa donna.
" Stia tranquilla.
Victor ha pagato amaramente per ciò che le ha fatto."
Lei annuisce, prendendogli la mano e il contatto con la sua mano fredda gli fa passare un brivido, su tutta la colonna vertebrale.
" Lo so che non dovrei dirlo e che forse sembrero una persona cattiva ma sono felice che sia morto.
Dell'assassino si sa qualcosa?"
Chiede preoccupata, sicuramente non ha ancora visto il notiziario di oggi e non sa del serial killer.
Sa di averla già turbata molto con il loro interrogatorio, non vuole spaventarla ancora di più così le stringe la sua piccola mano non volendola lasciare andare .
" Non posso dirle nulla, mi dispiace.
Ma stai tranquilla lo prenderemo."
Prima di lasciarla andare, le lascia un bigliettino con il suo numero che hanno fatto poco prima di partire per il Bronx.
Le lascia la mano ma solo per accarezzarle la guancia e spostarle una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
" Qui c'è il mio numero di telefono, personale.
Per qualsiasi cosa o per qualsiasi problema, chiamami."
Lei sorride timida, tremando dolce sotto la sua carezza lasciandogli dentro un senso di calore mai provato prima.
" Grazie mille Pedro."
Il suo nome sulla bocca di lei è puro paradiso, così dolce come lo è il suo sguardo limpido come il ghiaccio.
Si allontana da lei nonostante sia crudele doverla salutare e cercando di racimolare tutto il coraggio si allontana dal portone sentendo alle sue spalle la porta venir chiusa.
Non può fare altro che pensare a lei, cercando di memorizzare ogni dettaglio di lei, dalla sua bellezza alla sua eleganza delicata.
Così dolce e fragile, un angelo.
Si davvero un angelo.
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