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capitolo3 essere cio che serve essere

Si sente una emerita merda, ecco come si sente Alex.
Seduto al solito tavolo, si da dello stupido per come ha affrontato la situazione.

Cosa si aspettava esattamente?
Che Kim lo riprendesse con se a braccia aperte?
Davvero è stato così idiota da sottovalutare il carattere di quella donna?

Si gira il boccale si birra tra le mani, annoiato e senza nemmeno la voglia di bere.

Credeva che gli avrebbe dato un'altra possibilità, una sola.
Ma lei non è quel genere di donna.

Lei è orgoglio e guerra.
Lei è carezza e sofferenza.
Lei è il giusto e la punizione.
E Alex si rende conto che la persa per puro egoismo e orgoglio.

Poteva stare zitto, subire la sua collera e chiedere perdono.
E invece no, la bestia che porta il nome di gelosia e orgoglio, ha preso il sopravvento distruggendo ogni cosa.

Con la mano si sfiora la guancia, sentendo ancora un leggero bruciore sotto il segno delle sue cinque dita, ben nascosto dalla leggera barbetta.
Se le meritato, anzi è sicuro che poteva andargli molto peggio.

" Mi dispiace amico."

Gli sussurra Jek, cercando di dargli conforto.
Ma niente potrebbe funzionare, non ora che sente di aver perso l'unico angelo che poteva salvare la sua dannazione.

Cosi prende un lungo sorso di birra, osservando la sala del suo locale, rendendosi conto che è tornato alla sua vecchia vita, quella prima di conoscere lei.
Ma lei non è scomparsa senza lasciare i segni.

" Anche a me.
Ma infondo è tutta colpa mia.
Ho ragionato di istinto, con lei è sempre stato inevitabile.
Dimenticandomi che si prendono più mosche con il miele che con l'aceto."

Ha sbagliato tutto, dalla notte di Capodanno in cui hanno incontrato la ormai defunta Angel.
E da lì è stato un continuo cadere senza una fune di sicurezza.
Era inevitabile l'impatto a terra, ma alex sa che avrebbe potuto fare molto di più.

" Non potrà mai odiarti per sempre.
Non so se è amore, ma sei importante per Kim."

Ci prova Cam, sostenuto dal gemelli che annuisce d'accordo.
I due li hanno subito raggiunti appena Jek li ha chiamati, dicendogli semplicemente di venirsi a bere una birra.
Ma i gemelli hanno capito subito che non si trattava di una birra condivisa in compagnia, ma di una bevuta per far dimenticare ad un amico.
E queste sono le peggiori.

Sospiri e silenzi, mentre Alex dentro di se ha l'inferno.

"non prendiamoci in giro Cam, la conosci quanto me.
Quella donna è una guerriera senza pietà senza perdono.
E poi, credo che questa volta lo combinata troppo grossa."

Sarebbe più sincero togliere il "credo", ma i suoi amici non vogliono inferire più del dovuto.

Cosi, cercano un nuovo argomento, un modo per farlo scavare anche se per un breve tempo.
Ma Jek ha ancora una curiosità sull'argomento Kim.
Un pallino che da giorni lo tormenta.

" Quello che non capisco, e perché Carter si sia avvicinato così tanto a Kim."

In realta nessuno di loro ci aveva ancora pensato.
Presi da tutto, tra kim e la guerra, il perché dell'interessamento di Carter verso la corvina è passato in secondo piano.

O meglio, si sono sempre detti che l'interesse di Miller per Kim fosse a scopo di guerra, insomma, per colpire Alex.
Ma ora, Jek non è poi cosi sicuro.

"Siamo in guerra, se volesse colpirci gli basterebbe usare villa Queen contro di noi.
Invece, ho notato che nessuno dei suoi uomini si avvicina a Kim.
Davanti alla villa ho persino visto spesso Nik e sembrava fosse li per controllare che nessuno provasse a fare del male Kim."

Puo sembrare paranoico, ma Jek sa quello che ha visto.
E come un sesto senso il suo, raccogliere informazioni anche solo guardandosi intorno.
E Alex si fida ciecamente del suo istinto e delle sue capacità.

"Pensi davvero che Carter abbia qualche interesse particolare verso Kim?"

Questo è davvero un pugno nello stomaco di Alex mentre sente la terra sotto ai piedi tremare lasciando crollare le sue certezze.

Si era appena convinto che tra Carter e Kim non ci fosse stato nulla.
Invece ora quel malsano pensiero rimette le radici.

E si ritrova su un altalena di emozioni devastante.
Perché da una parte, come può dargli torto lei è perfetta, bellissima e unica.

Tira un pugno contro la tavola, cercando di sfogare in silenzio la frustrazione che sente.
Solo il pensiero delle mani di quel viscido sulla sua Kim, gli fa ribollire la rabbia fino ad esplodere.

Che cosa vuole da lei quel bastardo?
E lei, potrebbe avvicinarsi a lui?

" Calmati amico.
Kim non è una sprovveduta. Non cadrà mai nella sua trappola"

La verità è che Alex ha paura che la rabbia nei suoi confronti, le faccia fare qualche stupidaggine.
Conosce bene il suo spirito vendicativo, l'orgoglio e l'odio che prova verso di lui in questo momento.

"È più forte di quanto pensi e soprattutto più furba."

E Alex può solo sperare che Jek abbia ragione.
Ma non può tacere quel pizzico di terrore nel pensare che tutto possa cadere ancora più in basso.

Ma purtroppo, hanno altri problemi grossi a parte i problemi di cuore dell'amico.
E vorrebbero davvero dargli più tempo per riprendersi, ma la situazione è più critica di quanto pensavano.

"Dobbiamo parlare della tua reputazione Alex.
In giro il tuo nome inizia a vacillare."

Massi riceve subito uno sguardo torvo da parte di Jek, che non pensa sia proprio il momento per parlare di questo.
Ma Massi, per quanto sia dispiaciuto, non può nascondere questa storia per ancora molto tempo.

La guerra continua a fare danni da una parte e dall'altra.
E per loro la situazione sta andando sempre più a peggiorare.
Purtroppo anche a causa di questa storia con Kim.

"In giro si dice che ti sei rammollito per una donna.
Molti stanno parlando di spodestarti perché non sei più all'altezza della tua corona."

Alex si passa le mani sul viso, anche questa non ci voleva.
E si ritrova a dare ragione alle parole di suo padre, a quando gli diceva che i legami rendono deboli un re e un re debole rende fragile il proprio regno.

Ripensa a tutto il lavoro che ha fatto per arrivare qui, tutto messo in discussione per un attimo di debolezza.

L'amore, infondo, è debolezza e Kim ha sempre avuto ragione.

Ora si trova a cadere in un pozzo senza fine.
Ha appena perso la sua donna e presto anche la sua corona gli verrà strappata dal capo.
E questo cio che vuole?

E alza la testa, nascondendo le debolezze dietro al suo miglior sguardo di indifferenza.
No, non è questo che vuole, non è disposto a perdere tutto ciò che ha guadagnato con fatica e sudore.

"Metteremo le cose in chiaro stasera.
Nessuno oserà più dire che sono debole."

Il cuore è ancora spezzato, ma ormai non ci sono più possibilità di aggiustarlo.
Puo solo recuperare il recuperabile e in silenzio soffrire solo quando è solo.

Deve rimettere in piedi tutta la sua reputazione.
Dimenticare Kim e ciò che sono stati.
Anche perché è ormai inutile distruggersi per un qualcosa che non c'è più.

Gli amici lo guardano con un velo di compassione, perché sanno che non deve essere facile per lui.
Ma nel loro mondo non c'è spazio per le fragilità, cane mangia cane e solo i più forti sopravvivono.

Finisce l'ultimo sorso di birra, ingoiando gli ultimi spezzoni di debolezza, nella giusta o sbagliata scelta di tornare quello che era prima di incontrare lei.

Cosi, la sera stessa il gruppo si dirige con la macchina di Alex, al solito locale.
Questa volta dirigendosi al tavolo al centro della sala, rinunciando così al privé in modo che tutti possano vedere che il king è tornato.

Infatti, mentre attraversano la sala, ha gli occhi di tutti puntati addosso e il silenzio viene spezzato da numeri sussurri.

" È il king...
È tornato"

Si è tornato ed è ora di fare un po ordine nel suo regno.
Alla sua vita privata, ci penserà quando ne avrà le possibilità.

Una volta accomodati al tavolo, la cameriera non ci mette molto ad arrivare.
Sfoderando il suo sorriso più bello e ondeggiando i fianchi alla ricerca di attenzione.
Soprattutto l'attenzione del king o almeno di qualcuno della sua cerchia.

Alex non ne è per nulla attratto, il suo corpo femminile non le fa nessun effetto.
Ma è ora di entrare in scena, di vestirsi con una maschera, anche se è meschino e disgustoso.

E quello che si aspettano tutti in questa stanza, non può più permettersi di sembrare debole.

Deve sembrare il bastardo puttaniere di sempre.

" Cosa ti porto king?"

È quasi un gemito mentre sussurra il suo nome, una disperata alla ricerca di cazzo.
Ed è strano per Alex giudicarla ridicola e squallida, ripensando che un tempo questo era il suo unico genere di donna.

" Tu cosa mi consigli dolcezza?"

Si lecca il labbro, interpretando un ruolo che non usa da tempo.
Eppure il suo tono non ha perso il tocco, perché la cameriera non può evitare di stringere le cosce e sussultare.

Le è bastato così poco per eccitarla, Alex aveva quasi dimenticato cosa si prova ad avere questo effetto.

" Be', per adesso posso portarti una birra.
Ma dopo potrei offrirti il dolce."

Si passa la lingua sul labbro, spiegandogli il braccio, ma Alex non sente niente, nemmeno un briciolo di eccitazione.

La mente a Kim, il corpo una lastra di legno.
Ma ha una reputazione da recuperare, quindi deve fare quello che dove fare.

" Allora portami una birra, il dolce dovrà aspettare un po'."

Mentre si allontana gli da una pacca sul culo, facendola vibrare.
Alex sa di avere addosso lo sguardo confuso e forse un po deluso degli amici, ma sa anche che lo capiscono e che in un certo senso lo sostengono.

" Allora sono vere le voci, sei tornato Sanders."

Una voce falsa e fastidiosa, fa saltare i nervi tesi di Alex.
Un uomo della sua stessa età, si siede davanti a lui con sguardo straffottente e presuntuoso.

Logan Orial, un pezzo di merda che gli sta attaccato al culo da anni, in attesa di un suo passo falso.
Ed ora eccolo, che si sente una iena pronta ad azzannare la carcassa di un leone morto.
Ma Alex è ancora in piedi ed è incazzato nero.

"Avevo sentito in giro che Carter ti aveva fatto fuori.
E ora sei qui vivo e vegeto davanti a me.
E normale che sia sorpreso non credi?"

Sorride Logan, sorseggiando la sua birra, dando l'impressione di averlo in pugno.
Ma Alex è da anni che interpreta questo ruolo e non sarà questo verme a piegarlo.

" Pensi davvero che Carter possa davvero farmi fuori? Che illusi."

Logan rimane lì immobile davanti ad Alex, scrutandomi, cercando la mia debolezza.
Povero coglione, Alex appena perso tutto per mantenere alto il mio nome.
Questo stronzo non è niente in compenso ad aver detto addio Kim.

" Comunque ho sentito dire che hai perso qualcosa di più di una battaglia.
Dove hai lasciato la tua Queen?
Si dice in giro che adesso se la faccia con Carter."

Il bastardo sa dove colpire, ha fatto bene i suoi calcoli e si è ben informato.

E sfiora il nervo teso, facendolo alzare di colpo. sbattendo i palmi delle mani sul tavolo.
Facendo girare la maggior parte delle persone in quella stanza.

" Perché te la prendi tanto per una puttana, non dirmi che...,"

Logan ha il tempo di finire la frase, che finisce a terra a causa di un pugno sul naso, che con grande soddisfazione di Alex adesso sanguina.

Lasciandolo lì a lamentarsi, alex torna comodamente seduto, tirando sulle proprie ginocchia la cameriera arrivata a servire le birre.

Sembra così tranquillo, rilassato e accarezzare il fianco e il seno della donna seduta sulle sue gambe, manda in fumo le parole di Logan.

Tutto ben calcolato, prendendosi anche qualche piccola soddisfazione.

" Non me ne frega nulla di quella puttana.
Ma nessuno si deve permettere di mancarmi di rispetto.
E chiaro.?"

Parla a voce bassa, scivolando con la mano tra le cosce della donna, senza che quest'ultima si ribelli, anzi la sua faccia estasiata è tutt'altro che infastidita.

L'unico a mostrarsi furioso e logan che si tiene la mano sul naso alzandosi da terra, scontrando il proprio sguardo con quello indifferente di Alex.

Come già approvato, ha già perso tutto, non c'è più niente che lo può uccidere.

"E questo vale per tutti voi.
Chi oserà mancarmi ancora di rispetta, avrà una fine peggiore."

I ragazzi si alzarono al suo fianco, affiancando, affiancando il loro king.
Mandando così un messaggio chiaro.

Il king è tornato e chi oserà mettersi contro di lui, potrà solo finire tre metri sotto terra.
E un silenzio di assenso, da risposta che l'avviso è arrivato a tutti, anche a chi non è presente nel locale.

Cosi, Alex continua la sua serata, tra risate finte con qualche conoscente e molte donne che si avvicinano a lui.

Una sigaretta tra le dita, una donna seduta sulle sue gambe e un bicchiere nell'altra mano.
Tornando a essere esattamente ciò che un King deve essere.

Nel suo mondo non c'è posto per l'amore ora lo sa, ora ne ha le prove.
Dividersi da Kim è stata la cosa giusta da fare, si ripete nella mente in un mantra per autoconvicersi.
Ma non può nascondere a se stesso che non potrà mai dimenticarla.

Kim è stata l'unica donna al mondo a fargli provare qualcosa, a insegnargli cosa può essere davvero la felicità.

Lei sarà per sempre la sua the Queen, ma solo in segreto, solo nei sogni più nascosti.

Ignaro che anche Kim gli sta dicendo addio per l'ultima volta.
Lontano da lui, in angolo nascosto, ha assistito a tutta la scena.

La sentito paragonarla a una qualsiasi puttana, la scisto toccare in modo squallido una donna dopo che solo questa mattina aveva detto di voler tornare con lei.
La visto preferire il suo regno a lei.

Perché si, Kim non è stupida, sa che tutto quello che sta facendo Alex è solo per recuperare la sua reputazione.
Anche se ciò vuol dire rinnegare se stesso e ciò che c'è stato con lei.

Kim lascia il locale, lasciandosi per sempre lui alle spalle.
Consapevole che lei non è così importante per lui quanto credeva, altrimenti non avrebbe rinnegato la loro pseudo relazione così facilmente.

Cosi, una volta in macchina, sgomma sull'asfalto bagnato, volendo solo mettere più distanza possibile tra di loro, più di quanta metaforicamente già ce.

Vederlo stamattina, parlarci, ha aperto una voragine sulla scatola che rinchiudeva i suoi sentimenti, facendoli fuggire tutti in colpo e distruggere la sua maschera di indifferenza.

Vederlo con quella donna, toccarla come fino a un mese fa toccava lei, le fa salire rabbia e nausea in gola.
Mentre le lacrime le fanno colare il trucco sulle guance

Distrutta, persa, arrabbiata, vuota, delusa.
Sono troppe le emozioni che le bruciano lo stomaco stringendolo in una morsa.

Preme con il piede sull'acceleratore, con gli occhi appannati per le lacrime e la pioggia che sbatte sul parabrezza.

La visibilità è scarsa, ma questo non la fa rallentare.
Anzi accelera ancora di più, facendo slalom tra le macchine, fregandosene di un paio semafori rossi.

In questo momento non le importa niente, vorrebbe solo sbattere contro un muro e non esistere più.

Ci teneva davvero a lui, è stato il suo primo amore e cazzo i libri hanno ragione, il primo amore dura quanto un graffio ma lascia il segno.
E restano solo i rimpianti e la consapevolezza che lui non sarà mai suo, non lo è mai stato.

Anche se lo avesse perdonato, anche se non fosse successo niente, lui non sarebbe mai stato suo.

Non può e lei sente di non poter pretendere nulla da lui.

E meglio così per lui, senza debolezza, nessuno lo sfiderà.
Standogli lontano lo salverà dal suo stesso mondo .

Ma stargli lontano, fa fottutamente male.
Averlo perso, dover dire addio a tutte quelle emozioni che per poco l'hanno resa viva, fa ingiustamente male.

Piu corre, più soffre, più vorrebbe sparire e dimenticare per sempre tutta questa sofferenza.
Vorrebbe solo tornare quella che era prima di conoscere l'amore, vuota ma con ancora il respiro in gola.

E mentre la sua disperazione arriva al culmine, viene attratta dal lampeggiare alle sue spalle.
La luce del faro si riflette a tratti sullo specchietto centrale, infastidendole lo sguardo già arrossato per le lacrime.
Ma Kim non le da retta, limitandosi a spostare la levetta dello specchietto, lasciando che la luci si rifletti verso il tettuccio.

Non si ferma, correndo ancora più forte, sperando di seminarlo in un corse al limite del suicidio.
Il clacson delle macchine a cui rischia di tagliargli la strada, le rimbombano nelle orecchie ancora piene delle parole di Alex.

Vuole solo stare sola, trovare una fine a questo dolore nel petto.

Ma la macchina che le ha lampeggiato poco prima, continua a starle alle costole.
Chiunque sia vuole raggiungerla, fregandosene del suo bisogno di stare sola.

Tra il dolore, la confusione nella mente e la vista offuscata tra pioggia e lacrime, finisce dopo una curva stretta in un vicolo cieco.
Costretta a fermarsi.

Subito mette la retro marcia per tornare sulla strada principale, ma è inutile.
La macchina dietro di lei le ha bloccato la via.

Perché questo steonzo le sta addosso?
Perché non la lasciano in pace maledizione?

Aprendo di scatto il portaoggetti, tira fuori la pistola stringendola tra le dita tremanti, scendendo dalla macchina pronta a togliersi dai piedi questo rompi coglioni, in un modo o nell'altro.

" Che cazzo fai sei impazzita per caso?
Volevi ammazzarti?"

La sua vista appannata dalle troppe lacrime, ci mette un po' a focalizzare la persona che si trova davanti a lei.

Carter.

Di tutte le persone che poteva incontrare, deve incontrare proprio lui?
Perché gli è sempre intorno, che cosa vuole da lei?
Perché continuare a usarla contro Alex, se sa bene che lei l'ha perso.

È lì a un passo da lei, che continua a sgridarla per il suo tentativo di andarsi a schiantare contro qualsiasi cosa.

E Kim lo ringrazia, portandogli la pistola contro.
Fermando le urla, ma non la pioggia che continua a cadere su entrambi.

"Calmati Kim, sono solo preoccupato per te.
Non sono qui per farti del male."

Vorrebbe gridargli contro, dirgli di farsi i cazzi propri, tirargli un cazzotto per averla seguita e fermata.

Ma è stanca di questa guerra, di questo continuo combattere trattenendo il respiro.
Di mille domande che le stanno rubando il sonno e un battito tutte le notti

"Perché mi hai usato?
Perché volevi questa cazzo di guerra?"

Urla Kim, mantenendo la mira della pistola su di lui.
Lo osserva fare un cenno di non muoversi, verso la macchina dietro di lui, segno che c'è qualcuno con lui ma che non interverrà.

Ma ancora una volta a Kim non importa.
Ora vuole solo sapere perché è finita a essere una vittima di questa guerra personale tra i due uomini.

"So quello che ti è successo, so che ha Alex ha tradito te come in passato a tradito me.
E..."

Ma Kim non gli dà modo di continuare e Carter si ritrova a saltare sul posto mentre un proiettile gli sfiora il laccio della scarpa.
Dietro di lui, Nick ha già tirato fuori la pistola caricandola, persino kim sente il rumore della pallottola che viene caricata nella canna dell'arma.

Ma a Kim non interessa se presto la colpiranno con del piombo nel petto.
O la questa bella messinscena del bravo ragazzo di Carter.

Vuole sapere se essere usata, aver perso il suo primo amore, il sangue versato tra le strade valgono la causa.

E Carter capisce, che davanti a se ha un lato di Kim pericoloso.
A cui non bisogna mentire o prendere in giro.

"Anni fa io e Alex eravamo amici, anche quando siamo saliti su i nostri rispettivi troni.
Ma poi, una notte, lo beccato a letto con la donna più importante della mia vita.
Mi ha tradito e per anni ho preteso la vendetta che ora sto assaporando."

Kim non è per nulla soddisfatta della sua mezza verità e in pochi lunghi e veloci passi è davanti a lui.
Con la pistola ora appoggiata al suo petto e il suo sguardo di gelo, fuoco e dolore a fulminare il suo confuso e shoccato.

"Tutto questo per una donna?
Tutto quel sangue innocente per una donna?
Quando andrai da quelle madri e ti chiederanno perché i loro figli sono morti tu cosa gli dirai?
Che sono morti a causa di una donna?
Nessuno vale tanto."

Carter ingoia a vuoto, stringendo i pugni fino a sbiancare le nocche.
Se fino ad ora è rimasto calmo per cercare di capire cosa l'avesse spinta a quella guida spericolata.
Ma ora ai sente offeso è furioso.

Chi è lei per giudicarlo?
Come si permette a sminuire la donna di cui parla?
E perché sente i muscoli tremare sotto pelle nel vederla tanto disperata e ferita?

"Tu non sai un cazzo di me.
Quella donna è mia madre."

Kim lo guarda confuso e sorpreso, ma la sua mente fa rumore per quanto stia pensando.

La pistola lentamente scende dal petto, fino ad essere un oggetto inutile che stringe nella mano ora fermo al suo fianco.

Collega i puntini, i racconti, le parole di Alex e capisce.
La madre di Carter è la donna con cui Alex ha avuto quella relazione malata velenosa.

E scoppia a ridere in faccia alle sue stesse parole.
A sempre avuto ragione.
Il dolore è un virus che colpisce, contagia ed uccide, in questo caso anche innocenti.

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