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capitolo 8 lalcol e i suoi guai

Una volta sola, Kim finalmente può rilasciare un lungo respiro trattenuto da giorni.
Ha levato il vestito, optando per un pantaloncino corto a metà coscia e una maglietta a manica corta senza il reggiseno sotto.
Sentendosi finalmente bene.

Sola in cucina, anzi no, in compagnia della vodka e un pacchetto di sigarette è pronta per la vera festa.

Giù un sorso, direttamente dalla bottiglia, per tutta sta merda del consiglio.
Giù un altro per tutta la merda che sta per arrivare.
Giù un altro per la paura che possa succedere qualcosa a Sara.

Lo stomaco brucia, la gola grida pietà, eppure si sente sempre meglio.
Più leggera, più spensierata.
Altro che i diamanti, per Kim è l'alcol il migliore amico di una donna.

E Giu un sorso, sempre dalla bottiglia, per questa storia della nuova gang.
Giù un altro  per quello stronzo di Alex che la ha distrutto e che adesso dovrà vedere ogni santo giorno.

Non mangia e non dorme da giorni e alcol le sta divorando anche l'anima cazzo. 
Potrebbe collassare, ma non le frega un cazzo. 
Ha ancora un Brindisi da fare ma quando sta per buttare l'ultimo sorso, sente bussare alla porta. 

Chiedendosi chi sia il guastafeste, prende la pistola dal mobiletto all'entrata e guarda dallo spioncino.
Sbuffando quando vede che è Carter, ci mancava solo lui. 

Ma è divertente pensare che il prossimo brindisi l'avrebbe dedicato a lui.

Posando la pistola, apre la porta, scontrandosi all'istante con il suo sguardo di fumo.
Cazzo, inizia a odiare i suoi occhi, se non fosse che hanno lo stesso calore del fumo che risale da una sigaretta.
Nella sua mente ora un po compromessa, associa direttamente i suoi occhi ai propri vizi, perciò potrebbe davvero mai odiare quel fumo?

" Miller che ci fai qui?
Hai dimenticato qualcosa?"

Lui si fa avanti, spingendola così di istinto ad arretrare, autoinvitandosi in casa.
Un bel maleducato il bel Carter miller.

" Volevo solo sapere, come stai?"

Kim alza gli occhi al cielo, pensando che una domanda tanto idiota non poteva farla, chiudendo la porta a chiave e lasciandosi seguire in cucina dalla sua amata bottiglia.

Si accende una sigaretta, facendo un lungo tiro che poi rilascia dal naso, per poi fare l'ultimo brindisi della festa.
A Carter, lo stronzo che le sta attaccato come una cozza e che le fa provare uno strano tremore sotto pelle.

"Mai stata meglio.
Mi ritrovo in una situazione del cazzo, senza sapere come ci sono finita.
Devo vedere il mio ex tutti i santi giorni, cercando di tener buono il mio istinto omicida.
E avrò a che fare anche con te biondino, per non parlare di tutto il resto del casino.
Quindi, cosa ti fa pensare che non sto bene?"

Ironica e velenosa, si lascia andare con una facilità preoccupante.
Si dice che è lalcol, che stasera ha esagerato, ma non sa se è davvero così.

Ogni volta che si ritrova questo uomo davanti, le barriere cadono giù istintivamente.
Con Alex non è mai successo, non ha mai sentito questo senso di libertà e fragilità che sente ogni volta che incontra Carter.

Intanto lui la osserva attentamente, cercando le giuste parole da dire, sapendo bene che in questo momento basterebbe un niente per farla esplodere.
Per fare uscire la bestia che vive nell'oscurità dentro di lei.

"Non devi stare male per quel coglione, tu meriti di meglio.
Qualcuno di meglio."

Peccato, Kim pensava davvero che avrebbe valutato meglio cosa dire, invece ha appena acceso una miccia pericolosa e che porta a una carica esplosiva letale.

"Oh, che tesoro che sei.
E chi mi merita, tu?"

In piedi, appoggiato al mobiletto della cucina, ingoia a vuoto sia per le parole che per il suo passo lento verso di sé.
Fa fottutamente male vederla in questo stato e sopratutto non sapere cosa dire.
Se non subire qualsiasi veleno lei gli voglia iniettare.

"Mi hai usato come un giocattolo per una stupida vendetta, avvicinandoti velenoso a me solo per arrivare ad Alex.
E pensi di essere meglio di lui?"

Perché Kim ha sempre saputo il suo piano, ancor prima di arrivare a casa sua il giorno in cui a rapito Sara.
Non ha mai avuto dubbi, capendo alla perfezione di essere un un'oggetto, una patata bollente da laciarsi uno all'altro.
Esattamente come ha fatto questa sera victor.

Quello che Kim non sa è che da tanto tempo, lei non è più un mezzo, ma molto di più.
Che è da quando la incontrata che non gliene fotte nulla della vendetta contro Alex, o meglio di usarla contro di lui.

Ma non riesce a parlare e lei si avvicina sempre di più, con i respiri di alcol e fuoco che si fondono, nel poco spazio che è rimasto tra le loro bocche.

"Ed ora, quale la prossima mossa?
Vuoi scoparti la sua ex ragazza come lui ha fatto con tua madre?
Perché  a parte questo non c'è un cazzo che puoi fare."

E lei continua a parlare di Alex, dandosi il nome di oggetto, sputandogli addosso i suoi errori.
Perché si, è stato un errore lasciarsi sopraffare da lei, lasciarsi rendere cretino da lei.
Avrebbe solo dovuta usarla e invece è  rimasto fottuto.

"E una volta che mi avrai scopato che farai?
Mi passerai a Victor?
E poi, di chi sarà il turno, vuoi mettere davanti alla mia camera da letto un distributore di bigliettini?"

E Carter non ci vede più e il sangue nelle vene e diventato lava, mentre i pugni stringono il marmo alle sue spalle.

Non riesce piu a sopportare le parole di Kim, l'idea che ha di lui ma soprattutto il pensiero verso se stessa, nel credersi davvero solo uno stupido oggetto.
Perché lui non sa che per anni è stato solo questo per gli uomini, un oggetto da usare e consumare.

E Carter ascoltando le sue parole, all'idea di farla sentire un oggetto sessuale, una puttana, sente i nervi tesi scoppiare.

"Basta, smettila."

Sussurra a denti stretti, pregandola di fermarsi.
Ma Kim ormai è un treno senza binari che corre pronta a schiantarsi.
Tutto lo stress accumulato, l'alcol e il dolore degli ultimi mesi, le scoppia nel petto riversandosi all'esterno e distruggendo qualsiasi cosa, anche chi non c'entra nulla.

"Basta dici?
Dovrei dirlo io.
Perché sono stufa di essere usata, di sentirmi un oggetto con cui giocare per poi passare al prossimo.
Ancora, ancora e ancora cazzo, distruggendomi ogni giorno sempre di più.
E questo che sono.
Un oggetto da consumare finché non resta più nulla.
Finche..."

Ed è Carter a dire basta, a fermare questo fiume di parole che stanno distruggendo entrambi.
Spingendosi in avanti, intrappolandola tra il suo corpo e il tavolo, baciandola con rabbia e disperazione.

E se in un primo momento Kim è rimasta scioccata, poi si lascia andare anche lei, sfogando così tutte le cose che non ha ancora detto.

Le mani di Carter si posano sui suoi fianchi gemendo, tra le lingue  che si toccano e consumano, per il piacere di sfiorare  finalmente la sua pelle fredda e morbida.
Ed è un tocco caldo è gentile che fa scattare i brividi lungo la schiena e chiudere gli occhi.
Non si è mai sentita così bene, così al sicuro nella sua fragilità ed è questo pensiero a spaventarla e a mettere fine a questo bacio improvviso quanto bisognoso.

Ancora vicini, con il respiro  in affanno e le sue mani addosso, Kim non sa più cosa pensare.
Cosa fare.

" Che cosa vuoi da me Carter? Che cosa cerchi?
Fino a un mese fa mi volevi usare ed adesso mi salvi la vita.
Carter cosa vuoi?" 

Lui stringe i denti, con ancora il sapore di lei in bocca insieme all'amarezza di non saper più cosa fare.
Stringe leggermente la presa sui suoi fianchi, spaventato all'idea di perdere questo contatto che agoniava da tempo.

Posa la fronte sulla sua, perdendosi nei suoi occhi gelidi eppure tanto profondi e pieni di tutto e niente.
Mostrandosi anche  lui fragile, mandando a fan culo qualsiasi piano di andarci piano o di proteggersi da lei.

" Non lo so cazzo.
Non so cosa voglio da te. 
È tutto fottutamente sbagliato. 
Io sono sbagliato, tu sei sbagliata, noi siamo sbagliati. 
Tutta questa merda e sbagliata.
Ma io non posso farne a meno."

La mano sale dal fianco sulla guancia di lei, provando una strana soddisfazione nel vederla chiudere gli occhi e rilassarsi al suo tocco.
In questo momento tutto il resto sparisce, ogni cosa è fuori quella fottuta porta, mentre qui ed ora ci sono solo loro due, troppo stanchi e fragili per potersi riparare all'impatto.

"So solo che non riesco a non pensarti.
Che sei nella mia fottuta mente da quando mi sveglio a quando vado a dormire e  anche nei sogni non mi dai  tregua.
Ormai da  tanto tempo non sei più un qualcuno da usare." 

Kim ingoia a fatica e sembra quasi non  riuscire a respirare. 
Il seno pressato contro il petto di lui e cazzo l'unica cosa a cui pensa è che vorrebbe baciarlo ancora e lasciarsi andare con lui.

E ci manca davvero poco. 
Ma poi una luce, una lampadina, un momento di lucidità e scappa dalla sua presa.
Allontanandosi da lui quanto può, quanto basta per riprendere respiro e ragione.

" Non posso.
Mi hanno appena spezzato il cuore, è stata una serata di merda e sono anche ubriaca. E sai qual'è la mia paura?
Sai qual'è il mio vero problema? "

Lui fa un passo verso di lei, tornando al punto di partenza, imprigionandola tra se e il mobile della cucina.
E  Kim non ha più forza in corpo e in questo momento potrebbe fare di lei qualsiasi cosa.

" Quale è?"

La voce di lui è un sussurro che supplica una risposta.
Mentre egoista respira il suo respiro, rendendola sempre più fragile persa di lui.

Quando cazzo è successo?
Come si sono ritrovati in questa situazione?
Persi uno nell'altro, nel desiderio di qualcosa che non sanno davvero cosa sia.

" Che se non te ne vai, potrei essere io ad usarti, per avere un po' di sollievo.
Poi domani mattina da sobria me ne pentirei.
Anche se lo voglio pazzamente, anche se vorrei solo buttarmi sulla tua bocca e sfogare tutta la mia rabbia.
Ma sarebbe sbagliato.
Quindi ti prego, allontanati, vattene via adesso che sono ancora lucida."

L'alcol e i suoi guai, si sbagliava Kim, meglio i diamanti.
E Carter, cosa può ora contro le sue parole?

Non c'è più distanza tra di loro, le labbra quasi si sfiorano ed ora che ne ha assaggiato l'amaro sapore, la testa continua ad urlare di baciarla ancora, fino a consumarle.

Ed è lei, la donna che desidera, che sogna da settimane, che le sta fottendo velocemente il cervello.

E lei non è d'aiuto dato che ha appena detto che lo desidera anche lei.
Percio, distoglie lo sguardo, ma peggiora solo ancora di più la situazione.

Non ha più il vestito eppure non la mai vista così sexy.
Il seno preme contro il suo petto e può persino percepire i suoi capezzoli turgidi per il freddo, nonostante la camicia che indossa.

Per non parlare del  pantaloncino molto corto, che non copre le cosce sode e le gambe lunghe, fasciando appena quel dolce culo che si ritrova.

E nonostante l'alcol profuma, profuma di sesso cazzo, di lussuria, di donna.

E chiude gli occhi per un secondo, tornando con le mani sui fianchi nudi, pregando di raggiungere un minimo di lucidità per capire cosa è giusto fare.
Ma quando riapre gli occhi e si perde in quelli di lei, è  fottuto.

Una notte, una sola notte di fuoco, lasciando che lei faccia di lui qualsiasi cosa vuole.
E non è un santo, non ha la forza per resistere a una tale tentazione.

"Usami."

E la bacia, un bacio soffice quasi senza forze, così leggero quasi da non sentirlo.

La mano sale dal fianco, perdendosi nella sua chioma blu notte, mentre lei stringe tra le dita la camicia rendendola stropicciata e imperfetta proprio come sono loro.

E quando lei gli morde il labbro inferiore infuocata dalla presa tra i suoi capelli, la situazione degenera del tutto.
Esce fuori il loro lato animale, il bisogno di sfogarsi e lasciarsi andare al desiderio.

Il bacio diventa follia che distrugge tutte le loro certezze.

La stringe ancora di più a se, mentre la mano passeggia sul suo fianco indisturbata ingoiando i gemiti che rilascia tra loro lingue.
Un suono dolce, tossico e Carter sa che non potrà più farne a meno.

"Tu sei molto di più di un cazzo di oggetto.
Ed è una fottuta strozzata se lo pensi, perché sei tutto cazzo.
Tutto."

Le sussurra sulle labbra per poi spostare le labbra sul collo, lasciando così la bocca libera di ansimare e sussurrare il suo nome quasi malecidendolo.

Ma a Carter va bene così, accetta di essere maledetto se questo significa continuare ad assaggiare la sua pelle.

Afferandola per i fianchi, la tira su come se fosse un peso piuma  mettendola a sedere sul tavolo, facendosi spazio tra le sue cosce aperte.

La bocca ancora sul collo, le mani che salgono sul seno stringendolo in una presa dolce ma decisa, rendendo l'unica melodia presente i suoi gemiti e respiri affannati.

Kim non si e mai sentita tanto bene quanto affamata e con fretta gli slaccia la camicia fregandosene di qualche bottone che salta, sospirando di piacere quando è finalmente a petto nudo sotto le dita.

Le bocche tornano consumarsi, le mani non possono smettere di toccarsi e presto anche la maglia di Kim finisce a terra a far compagnia alla camicia.

E Carter, scopre cos'è davvero il paradiso, si stacca dalle sue labbra rosse e gonfie per guardarla meglio.
E tanta bellezza dovrebbe essere illegale.

Il suo seno è abbondante e sodo, decorato da una fenice che sembra proteggere il  suo cuore.
I colori dei disegni si fondono con la sua pelle bianca se non per i capezzoli rosei e perfetti.
Un opera d'arte da tenere per sé, gelosamente e con cura.

"Dio Kim, mi fai impazzire."

E si fionda sui capezzoli, succhiando e mordicchiandoli con gusto alternandosi tra i due senza poter fare a meno di assaggiare entrambi.
E Kim può solo lasciar cadere la testa all'indietro gemendo senza poter controllare i suoni che escono dalle labbra socchiuse.

Di questo passo potrebbe venire anche solo così, con la sua bocca sul seno e le mani a stringerle vogliosi i fianchi.
Gli posa le mani sulle guance, godendo persino del tocco contro la sua barba sottile.

Lo tira su, tornado a baciarlo, stringendo le cosce sui suoi fianchi per tenerlo stretto a se e strusciando più che può le loro intimità.
Arrivati entrambi al limite della sopportazione e della attesa.

" Saliamo, andiamo in camera."

Quando cerca di scendere e di scappare alla sua presa, Carter la stringe ancora di più a se, costringendola a stringere le cosce sui suoi fianco, baciandola mentre si muove goffamente verso le scale con  Kim che non gli dà respiro.

Le mani si lei a stringere le larghe e muscolose spalle  mentre la bocca gli tortura il collo.
Rendendo una impresa arrivare alla camera che Kim gli indica senza fermare mai i baci sul collo.

Carter si ritrova a sbuffare, sentendo l'erezione nei boxer dolorante, ma lei ride divertita.
Ride, facendo vibrare le labbra sulla pelle del suo collo.
Ed è il suono più bello del mondo, che vale qualsiasi difficoltà o dolore pur di sentirla.

Finalmente arrivano in camera e Kim scoppia a ridere quando lui la fa cadere sul letto con una smorfia di stanchezza sul viso.

"Ridi eh...
Ora vediamo se ridi ancora."

Si vendica di lei, mettendosi in ginocchio tra le sue gambe, passandole una mano tra i capelli e stringendo la cute tirandola a se per baciarla ancora.
Non sarà mai sazio della sua bocca, ma ora può avere tutto il suo corpo ed è deciso ad assaggiare ogni centimetro della sua pelle.

Abbandona la sua bocca, scivolando sul collo, sfiorando ogni petalo della rosa che le macchia la pelle, ascoltando attraverso le labbra il battito accelerato e i respiri che si trasformano in gemiti.

Scende più giù, coccolando la fenice con baci e carezze, creando in Kim un nodo in gola.
La fenice è il primo tatuaggio che ha fatto, l'inizio del suo cambiamento,  della sua rinascita e il tocco di Carter sembra quasi sfiorare non l'immagine, ma l'animale che è dentro al suo petto.

La pelle che trema, il battito che aumenta e anche Carter si rende conto di aver toccato una corda delicata della sua anima.
Risale sul suo viso, baciandole le labbra e le guance, riuscendo a capire cosa sente, di cosa ha paura.

"Lasciami fare e ti giuro che mai potrei farti del male.
Lasciati andare."

Le sta chiedendo tanto, di poterla spogliare fin sotto pelle, come mai nessuno a osato fare.
E la paura è tanta da farle tremare le labbra.

Carter capisce che c'è davvero tanto in questa donna, sotto la sua corazza e l'inchiostro con cui si protegge.
E capisce che non è ancora pronta, perciò le sorride prepararandosi a scendere di nuovo sul seno.

Ma lei gli afferra il viso, baciandolo in modo talmente dolce da dar l'illusione che non sia davvero lei.
E annuisce, basta questo a fargli capire che vuole provarci, che vuole sentirsi bene tra le sue mani.
Per una notte, essere fragile come non ha mai potuto essere in vita sua.

E lui torna a baciarle il seno, questa volta non vedendo la fenice, ma baciando le leggere cicatrici che nasconde.
Facendo l'amore con la sua anima e non solo con il suo corpo.

E scivola sui capezzoli, stuzzicandoli con denti e lingua, facendo gemere oscenamente Kim in un mix di dolcezza e istinto animale che la fa impazzire.
Soprattutto quando con la bocca gioca con il piercing all'ombelico per poi perdersi tra le sue cosce.

"Carter."

La sua bocca abbandona la dolcezza, diventando famelica, succhiando il clitoride e entrando dentro di lei con un dito, impazzendo nel sentire il suo nome sulla bocca di lei.

Appena la sente pronta, le dita diventano due e persino lui si ritrova ad ansimare nel sentire un assaggio nell'essere dentro di lei.

"Cazzo Kim, sei così calda e bagnata."

L'erezione fa sempre più male, ma resiste volendo farla stare bene più che può.
Sincronizzando il movimento delle dita sempre più veloce alla lingua che continua ad assaggiare il clitoride ormai stimolato al massimo.
E lei che continua a gridare il suo nome non aiuta, sopratutto quando lo grida, lasciandosi andare a un delizioso e forte orgasmo.

Liberandosi dei boxer, sale verso di lei baciandola con il respiro ancora in affanno.
Facendole assaggiare il suo stesso sapore, condividendo il piacere provocato e provato.

"Non resisterò a lungo."

Quasi si scusa Carter, sentendosi molto vicino al limite ancor prima di entrare dentro di lei.
E Kim si trasforma completamente, come sempre in una giostra che sale e scende nella completa confusione.

Spinge sul suo petto, facendolo sdraiare sulla schiena e salendo a cavalcioni si di lui.
E Kim nuda e con quel sorriso folle e malizioso è puro piacere.

"Ora tocca a me."

Si solleva leggermente, prendendolo dentro di sé con una lentezza disarmante.
E Carter deve concentrarsi per non scoppiare all'istante.

La sensazione delle dita non è lontanamente paragonabile al piacere del stare dentro di lei.
Stretta, calda e bagnata è il paradiso sceso in terra per maledirlo.

Si muove lentamente, prendendosi il proprio piacere, con il viso rivolto al soffitto e le unghie ben piantate sui pettorali.
Carter ricambia afferrandole il seno con entrambe le mani, lasciandole il pieno comando e la libertà.
Ecco come la fa stare bene  rendendola libera di essere ciò che vuole, l'importante è che si senta libera.

" Ah, ah car..."

Subito Carter la tira a se, tappandole i gemiti con la bocca, sentendo il seno strusciarsi sul petto.

" Non lo fare ti prego.
Non gridare il mio nome o non resisto più."

Ma lei è crudele e sorride avvicinando la bocca al suo orecchio e sussurrando il suo nome in gemiti e ansimi caldi e irresistibili.

Lo fa apposta, lui lo sa, come sente anche il desiderio di averlo, di condividere il piacere che anche lei sente.
E continua a muoversi su di lui, sempre più veloce, con la pelle lucida per il sudore e gli occhi a brillare per  il piacere.

"Kim, cazzo.
Sto per..."

Stringe i denti, aspettando che lei si tolga per poter venire.
Ma lei continua a muoversi sempre più veloce, scendendo di nuovo sul suo orecchio, solleticandogli la guancia con i capelli lunghi.

"Tranquillo, puoi farlo."

E Carter non voleva sentire altro.
Appena lei torna dritta sulla schiena, le stringe i fianchi dettato un ritmo veloce e forte.
Raccoglie le ultime forze e la riporta sotto di sé, attaccandosi al suo collo fino a lasciarle i segni, spingendo dentro di lei con tutta l'anima..
Fino al punto più sensibile, fino al punto di non ritorno, sentendola urlare e raggiungere il piacere, seguendola pochi attimi dopo.

Venire dentro di lei è come sfiorare il paradiso con un dito.
Mai si è sentito così facendo sesso, forse perché questo non lo è.
Non è stato semplice sesso, lo capisce fino in fondo solo ora.

Lentamente scivola fuori da lei, sdraiandosi al suo fianco e invitandola tra le sue braccia.
Sorridendo quando la vede titubante, non deve essere abituata alle coccole dopo il sesso e in realtà nemmeno lui.

"Ok, forse per una notte potrei anche farlo."

Sembra quasi parlare con se stessa, mentre si avvicina a lui appoggiando il capo sul petto e ascoltando il battito del cuore ancora frenetico.
E si sente strana nel sentirsi rilassata anche quando la mano di Carter le accarezza la schiena con dolcezza.

Perché si sente così bene?
Perché non le dispiace rimanere abbracciati, quando con Alex appena finivano di fare l'amore si davano le spalle?
Perché Carter è cosi diverso ma soprattutto perché lei si sente così diversa con lui?

"È una pazzia."

La sente sussurrare e non sapendo cosa frulla nella sua testa, pensa semplicemente che stia parlando di ciò che hanno appena affatto.
E non è cosi lontano della verità, ha solo lasciato tutto il resto ancora fuori da queste mura.

" Si ma è stato stupendo."

Lei si limita ad annuire, ancora ferma con la testa sul suo petto, trovando stranamente troppo comodo, tanto che pochi secondi dopo Carter sente il suo respiro farsi regolare, segno che esausta si è addormentata.

Continua ad accarezzarle la schiena, sospirando ogni volta che trova una cicatrice a macchiare la sua morbida pelle.
Chissa cosa ha passato e chissà se lo vorrà con se nel suo presente.

Pensava seriamente che dopo aver fatto sesso con lei, l'attrazione sarebbe diminuita.
E invece, si sente ancora più dentro di lei, ancora più bisogno di lei e di poter ancora accarezzare la sua anima come è successo stanotte.

Il problema è che stanotte non è la realtà, ma lo strappo di un spazio per loro, solo per stanotte.

E non importa che il suo profumo gli sta fottendo il cervello, come anche la sua pelle troppo morbida per essere reale.
Non importa il suo desiderio di dormire ogni notte con lei, di creare un qualcosa per loro due.
Non importa il suo cuore che batte prepotente nel petto semplicemente nell'averla vicino a se.

Non importa, perché loro sono soldati verso la guerra. E nella guerra non c'è posto per l'amore.
Ma per ora la stringe a se, volendo sfruttare questa notte finché l'alba non li riporterà alla realtà.

"Tu dici che ti ho salvato.
Ma io sono semplicemente caduto all'inferno con te."

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