capitolo 6 il galà
I giorni sono passati in fretta e prima che Kim potesse trovare una soluzione, la sera dell'invito a cena da Stendhal è arrivata.
Ad una settimana dallo spiacevole incontro e a tre giorni dall'arrivo dell'invito in carta pregiata per mano di un uomo ben vestito e con un Rolex costoso al polso, il momento di andare è arrivo.
Ferma sulla porta di casa, infila nella borsetta le ultime cose, molto innervosita dal fatto di non poter portare la pistola, clausola ben chiarita nell'invito, ma non ha comunque rinunciato al suo amato coltello nella giarrettiera legata alla coscia.
Prima di uscire si volta verso le ragazze poco distanti da lei, accarezzando la guancia di Sara spingendola ad alzare lo sguardo sul suo.
"Hai capito tutto Sara?"
La bionda annuisce sicura di sé, ripensando mentalmente al piano creato dall'amica.
E da giorni che ne parlano, che Kim le spiega la situazione, arrivando a uno pseudo piano solo poche ore fa.
Nella speranza che tutto vada per il meglio.
Cosi Kimle bacia la fronte con affetto, per poi andare via senza dire una parola.
È ormai una specie di abitudine questa, anche se strana o inspiegabile agli occhi degli altri.
Nell'ultimo periodo, ogni volta che Kim esce, Sara l'accompagna alla porta per poi farsi baciare sulla fronte e vederla andare via.
Un po' come una promessa sottintesa tra le due dove Kim le gira che tornerà e la biondina che la aspetterà.
Mai nessuno potrà capire fino in fondo lo strano legame tra le due.
Una volta in macchina, kim spinge con forza il piede sull'acceleratore, fumando l'ennesima sigaretta della giornata con nervosismo.
Vuole solo finire questa serata il prima possibile e buttarsi questa alle spalle.
Ma, sfortunatamente, ha il sospetto che questa storia non finirà tanto presto.
Fa l'ultimo tiro, fino a sentire le dita che tengono la sigaretta quasi bruciarsi, per poi buttar via la cicca dal finestrino.
La gola piena di fumo e lo stomaco chiuso in una smorfia.
Tutta la tranquillità che aveva riacquistato se ne andata a puttane dopo l'incontro con Stendhal, tornando a nutrirsi di preoccupazione e alcol.
Dire che è nervosa e dir poco, ma non è l'unica.
Davanti alla villa, assomigliare molto più a un castello, due gruppi si guardano in cagnesco con solo un soffio di vento a dividerli.
Da una parte Carter, Nik e Teo, dall'altra Alex, Jek e Cam.
Tra di loro rabbia e risentimento, insieme alla consapevolezza che se faranno qualcosa di stupido per loro finirà male e presto.
Ma tutti i loro pensieri, i loro interessi di guerra scompaiono a causa del rumore di una sgommata davanti alla scalinata.
Conoscono bene la macchina che si è appena fermata e anche la donna che scende lentamente dal lato del guidatore lasciando con indifferenza la chiave al parcheggiatore.
Ma nonostante la conoscono, rimangono comunque incantati dalla sua presenza, sopratutto i due capi gruppo.
Bella, Kim lo è sempre, ma stasera a superato qualsiasi limite di legalità.
E il bello è che non hanno ancora visto il meglio.
"Chiudete la bocca e entriamo, non voglio restare qui fino a domani mattina."
Dolce come sempre, li supera entrando nel grande portone, senza nemmeno guardare i due uomini fermi all'ingresso, indifferente alla loro bava che tra poco tocca terra.
In compenso Alex e Carter li guardano subito in cagnesco, per poi guardarsi con sfida tra loro stessi.
E Kim sbuffa, chiedendosi cosa abbia fatto di male in vita sua per ritrovarsi due Pitbull attaccati al culo.
Infondo ha solo ucciso, torturato, corse illegali, incontri clandestini, insomma cose da normali persone per bene.
Giusto?
No, diciamo che il karma ha una ironia sadica quando ci si mette.
Cosi li ignora, lasciando il cappotto lungo a un uomo di servizio, guardandosi intorno per studiare il luogo.
Ma l'unica parola che riesce a trovare come aggettivo è lusso, lusso sfrenato.
Se prima pensava che sembrasse un castello, ora ne ha la certezza che lo è.
Tra tavolini pregiati, servitù vestita da pinguini, quadri enormi ai muri, pavimento di marmo italiano e una scala con tanto di tappeto rosso infondo all'entrata, si chiede se vedrà una principessa girare sconsolata tra le stanze.
Ma mentre lei si guarda intorno, constatando il lusso ma anche la sicurezza, Alex e Carter non riescono a distogliere lo sguardo da lei.
Due spalline sottili sulle spalle, con una forma a cuore sul seno abbondante e e traboccante dalle coppe, la pancia coperta da un strato di pizzo fa effetto vedo e non vedo, nascondendo con poca cura il brillantino del piercing all'ombelico.
I fianchi vestiti di pizzo che danno quasi l'illusione che manchi la biancheria e quando fa il primo passo, la coscia che muove rimane scoperta grazie allo spacco che parte da sopra la metà coscia, mentre l'altra gamba rimane coperta dalla stoffa nera fino alla caviglia.
E per quanto possa essere definita bella anche così, la parte migliore è la schiena.
Nuda se non fosse per l'inchiostro dei tatuaggi che la vestono di colori e immagini in contrasto con la sua eleganza e raffinatezza.
Un vestito nero, che sembra essere stato creato apposta per la sua pelle a tratti bianca come la neve, modellato sulla sul suo corpo mozzafiato.
Ed è bella, sexy e forse anche volgare, ma non importa.
Perché il suo sguardo gelido e il suo passo sicuro infondono un chiaro messaggio.
Guardare, ma non toccare e chi osa sa solo dio a cosa andrebbe incontro.
I due uomini, con gli ormoni a palla e il cervello in pappa, appena notano di non essere gli unici a guardare, si portano al suo fianco seguiti dai loro uomini.
Sotto lo sguardo di Victor molto lontano da loro e dalla loro visuale.
"Che donna potente."
E ammira la sua bellezza, non è cieco o gay, ma è il potere che emana la donna a intrigarlo ancora di più.
Fiera di sé, cammina a testa alta, con alla sua destra Alex e i suoi uomini mentre alla sua sinistra ci sono Carter e i suoi.
E divertente vedere due che sono sempre stati rivali, camminare lo stesso passo solo per proteggere lei e lo stesso vale per i loro bracci destri.
Una donna che riesce in ciò, può far tutto e anche di più.
E tutto ciò va a gran favore di Victor, che è annoiato di stare a distanza e decide di avvicinarsi alla sua invitata speciale.
Molto speciale.
"Signorina Dich, sono felice che lei abbia accettato il mio invito."
Le porge la mano, prendendo la sua e portandola alle labbra in un'elegante bacio mano.
Sfiorando la sua pelle fredda e morbida, ma soprattutto i suoi nervi tesi in grande contrasto con lo sguardo indifferente che gli sta dedicando.
"Direi che non potevo proprio mancare signor Stendhal."
Sorride lui, capendo il riferimento alla minaccia.
E rimane affascinato da come la donna, nonostante si sa che vorrebbe solo insultarlo, si mostra diplomatica e raffinata.
Come solo una vera donna può fare.
"Immagino perché non volesse darmi un dispiacere."
Preferisce rimanere al gioco Victor, forse per scoprire fino a che punto può arrivare questa donna o perché gode nel vedere i due uomini vicino a lei stringere i pugni furiosi.
O semplicemente perché questa donna è fuoco per le falene e a lui non dispiace scottarsi un po.
"Seguitemi, gli ospiti ci attendono."
Lascia la sua mano, con un po di noia, poiché avrebbe voluto stuzzicarla ancora un po.
Ma non importa, si dice, avrà molte occasioni per testare il suo nuovo interesse.
Appena entrati nella sala, sposta subito lo sguardo su di lei, per rubare la sua reazione.
Se l'ingresso sembrava elegante e raffinato, la sala è tutt'altro è trabocca di peccato è perversioni.
Dieci uomini seduti a una lunga tavolata, si godono le attenzioni di donne seminude o in intimo, mentre alcuni mandano giù in gola cibo afrodisiaco insieme a qualche pastiglia di estasi e altri fanno tiri dal naso di cocca servendosi sul seno di qualche sciagurata.
Il tutto tra fumi di champagne pregiato e ottimi sigari.
Disgusto, libidine, disagio, niente di tutto ciò vede sul viso di Kim.
Anzi la donna sorride, pensando che infondo tanta luce che risplende sui diamanti non può nascondere la merda di un bordello, diverso da alcuni in cui è stata solo per l'alta qualità di escort e vari divertimenti.
E mentre i ragazzi vicino a lei sono un po a disagio per lo spettacolo, ma solo perché in compagnia di Kim, Victor ammette di essere molto deluso, sperava davvero di metterla un po in difficoltà.
"Accomodiamoci."
Victor prende posto a capotavola come sempre, osservando i ragazzi sedersi poso lontano, con al centro lei, andando a imitare la stessa formazione che ha visto fin poco fa.
I due capi gang e i loro uomini sembrano quasi una corazza a proteggerla su entrambi i lati.
"Cosi, questa è la famosa angel killer, interessate ma mi aspettavo qualcosa di più."
Ha parlare è Anderson Richard, uno dei dieci componenti del consiglio e uno dei primi di essi a non reggere alcol e droga.
Con il naso ancora sporco di polvere, il bicchiere di champagne in una mano l'altra sul culo della escort che lo accompagna, guarda Kim con presunzione e arroganza.
Com'è il suo solito fare.
Ma Victor decide di lasciarlo fare, lasciandosi coccolare dalle carezze di una donna alle sue spalle, mentre si gode la scena che sa già essere imprevedibile.
"Si fidi di me, anche io mi aspettavo qualcosa di più.
Ma purtroppo è la vita, dobbiamo accontentarci."
La lingua tagliente di Kim colpisce senza pietà, perché si che si era ripromessa di fare la brava.
Ma quel pizzico di follia dentro di sé ha sempre la meglio.
Eppure è elegante mentre parla e si posa il tovagliolo sulle spalle.
È spudorata nei suoi doppi sensi che colpiscono senza alcun dubbio Anderson.
E per quanto sia belle e sexy, Anderson non lo può negare, ritorna a un briciolo di lucidità per ritrovare l'orgoglio quasi perduto a causa delle parole della donna.
"La sua arroganza è pericolosa cara Angel killer, perché in realtà ha molto da perdere.
O meglio, una persona a lei cara che potrebbe pagare per la sua straffotenza."
Victor, divertito dalla situazione, si sporge persino in avanti per godersi la scena, fregandosene della mancanza di carezze che ha in questa posizione.
Della escort alle sue spalle non gliene frega nulla, vuole vedere la faccia di questa misteriosa donna.
Ma Kim continua a essere indifferente, senza mostrare un minimo di esitazione o preoccupazione.
Immobile mentre sorseggia lo champagne.
"Se le dicessi che alcuni miei uomini stanno entrando in casa sua in questo momento.
Mi chiedo se avrebbe ancora il coraggio di parlare."
Ma Kim ancora nulla, sembra quasi annoiata dalle parole di Anderson, al contrario di Jek che si muove irrequieto sulla sedia capendo subito la velata minaccia verso Sara.
E vorrebbe alzarsi, gridare, anche contro Kim che rimane immobile come se niente fosse.
Ma poi vede il suo sorriso e il capo che si piega leggermente, sintomo della sua follia che si fa spazio nei suoi occhi.
E si calma all'istante, capisce che Kim non si fa fottere facilmente.
"Certo che parlerei e le direi che mi dispiacerebbe per la metà dei suoi uomini che finirebbero sulle mine nascoste nel mio giardino.
Ma anche per quelli sopravvissuti che non troveranno nessuno in caso.
E in questo caso, mi chiederei se reggerebbe il confronto con questa donna."
Ok, la storie delle mine è una cazzata.
Ma non la storia che la casa è davvero vuota.
Il piano idealizzato con Sara, serve proprio per questa eventualità, calcolato appunto per evitare di mostrare fragilità.
Sara ha avuto l'ordine da Kim di andare in un albergo o qualsiasi altro posto con le ragazze e Massi, senza però dire dove a lei o a Jek.
Infatti il ricciolino non può negare che il fatto di non sapere nulla di tutto ciò lo infastidisce un po', ma dura pochi secondi poiché capisce il perché di tanta segretezza e la appoggia pienamente.
Al contrario, Anderson mostra tutto il suo disdegno per essere stato appena preso per il culo davanti a tutti, alzandosi e sbattendo i palmi delle mani sul tavolo.
"Tu stupida..."
Lei rimane seduta comodamente mentre i ragazzi ai suoi lati si alzano in piedi pronta a difenderla.
Sbuffa, capendo che così facendo stanno facendo il gioco di Stendhal ed è un peccato.
Non voleva dargli tanta soddisfazione.
E infatti, Victor ha esattamente ciò che voleva.
Ed ora, può muoversi liberamente nel piano che ha ideato con cura.
"Non fare tante sceneggiate Anderson, hai iniziato tu questo gioco, perciò ammetto la sconfitta e torna seduto."
Ammaestrato con un fedele cagnolino torna seduto e altrettanto fanno i ragazzi con Kim senza però distogliere gli occhi da Anderson che a sua volta fissa Kim.
Che gioco fastidioso e insensato, pensa invece Kim davvero annoiata dalla piega che sta prendendo la serata.
La cena continua abbastanza tranquillamente, con solo gli uomini del consiglio a chiacchierare e a sguazzare nei loro vizi come dei veri porci da fattoria.
Mentre i tre uomini interessati osservano con la coda dell'occhio Kim.
Questa donna è un camaleonte, perfetta ovunque si trova.
Perfetta in una rissa da bar ma anche ora mentre con eleganza consuma la cena e sorseggia buon vino.
Sembra nata in questo ambiente, si confonde completamente tra buone maniere è lusso.
La realtà è molto più semplice, Kim ha imparato con gli anni a essere sempre all'altezza della situazione, più che altro per passare in osservata, con scopi diversi ogni volta.
A metà cena, finalmente Victor prende parola, attirando l'attenzione di tutti.
"Direi che è il momento di parlare di cose serie, del motivo per cui siamo qui.
Come ho già detto, gira voce che uno straniero vuole mettere disordine nel Bronx.
E il fatto che voi due prendiate tempo ad ammazzarvi tra di voi, gli renderà le cose molto facili."
Questa non è di certo una novità, tutti loro sanno già che questa cena è stata organizzata a posta per il trattato di pace tra le due gang.
E, a malincuore, è cosa giusta poiché grazie a Nik e Jek i due capi hanno scoperto che non sono solo dicerie e che questo straniero a già messo zampino in giro.
Cio che rimane ancora a tutti sconosciuto è perché della presenza di Kim.
"Questo è già stato appurato.
Ma vorrei sapere cosa centro io in tutto ciò."
E proprio la diretta interessata a parlare, stanza di questi fottuti giochetti da tavolino.
Vuole capire la situazione in modo da creare subito una via di fuga.
Ma il sorriso di Victor le dice che la situazione andrà presto a degenerare.
E infatti.
"Semplice.
Tu sarai a capo dell'unione tra le due gang e guiderai gli uomini per stanare questo fastidioso topo di fogna."
Il silenzio cala nella sala per pochi secondi, dopodiché carter e Alex cadono nell'ennesima trappola, alzandosi di scatto e gridando che non se ne parla, oppure che è troppo pericoloso.
E Kim vorrebbe davvero tirar loro qualcosa in testa.
Due uomini a capo di due grandi gang che si fanno mettere nel sacco così facilmente, si chiede come facciano a essere ancora vivi nel mondo in cui vivono.
La verità e6che per entrambi quando si tratta di Kim, il cervello e la ragione lasciano spazio all'istinto.
"Come fate a non vedere quanto lei sia un ponte fra voi due?
Insieme in una stanza sareste capaci di uccidervi a vicenda ma basta la sua presenza per farvi collaborare per proteggerla.
E poi, la signorina qui presente ha già mostrato grandi capacità di leader e di sapersi muovere alla perfezione nel nostro mondo.
Sono sicuro che con lei al comando sarete in grado di fermare ogni possibile attacco all'ordine da me stabilito.
Dico bene the Queen."
I nervi di Kim, nascosti con cura dall'indifferenza, scoppiettanti sotto la pelle e sono adrenalina nelle vene.
La mente che urla di prendere il coltello e tagliargli la gola contra la razionalità che grida di non essere stupida.
Ecco perché lei si trova lì, per essere una arma da usare contro Sanders e Miller, un autobomba che distruggerà lei stessa è le persone che ama se non accetterà.
Nello sguardo di Stendhal legge che non ha via di fuga e che è solo un pupazzo tra le sue mani.
Se fosse sola, se ne fregherebbe e si lascerebbe uccidere anche se combattendo e portandosi più gente possibile con se all'inferno.
Ma non è più sola e forse è pronta a combattere per non esserlo più.
"La trova una decisione ragionevole.
Accetto."
La sorpresa di tutto, soprattutto dei suoi amici, mentre lei non distoglie lo sguardo sa Victor, ancora una volta senza dargli la soddisfazione di un briciolo di paura.
In questo mondo, nella loro realtà, non ce posto per la debolezza e la paura.
Cane mangia cane e un capo branco non è mai sazio.
E in più, kim ha dalla sua parte la follia e la sete di vendetta a farle da adrenalina in vena.
Perché si, questa sera deve piegarsi a quest'uomo, poiché non è stupiida e sa quanto sia potente e pericoloso sopratutto per le persone che lei ama.
Ma lo giura che prima o poi avrà la sua vendetta.
Senza attendere altre portate o il dolce, finisce il calice di champagne e riposando a tavola il tovagliolo si alza elegante e senza far rumore con la sedia.
"Direi che la nostra presenza qui non è più necessaria, perciò vi auguro una buona serata.
Con permesso."
Un piccolo chino di capo verso victor e quando quest'ultimo annuisce di assenso se ne va seguita dai suoi compagni.
Un vero dispiacere per Victor che sperava in una serata in sua compagnia ma dall'altro canto non ha scuse per trattenerla e non vuole anncora mostrare il suo interesse verso di lei.
Torna comodo sulla sedia, tornando a una realtà che sta diventando noiosa abitudine ma sorride, sapendo con certezza che la incontrerà ancora.
Appena usciti dalla sala si dirigono verso il porta guardaroba per recuperare i loro soprabiti, se non fosse che uno degli uomini di Victor osa rischiare la propria vita.
Nessuno vede la mano dell'uomo posarsi sul sedere si Kim.
Ma tutti si fermano quando lei si gira di scatto dandogli un pugno sullo zigomo destro.
Con un calcio al fianco lo fa finire in ginocchio, nella completa confusione del malcapitato, che in fine si trova una lama puntata alla gola.
Alcuni uomini nel corridoio si avvicinano per aiutare l'amico a terra, ma Alex è Carter sono già davanti a lei a scudo.
Peccato che Kim nemmeno li guarda.
Con lo sguardo fisso sulla preda, il capo che si china leggermente osservando ingorda la lama sul gola che si smuove in un ingoio di saliva dettato dalla paura.
Non è nemmeno colpa di questo omuncolo, solamente si è trovato davanti al cammina di un vulcano pronto ad esplodere.
Seducente si piega verso di lui, sussurandogli all'orecchio con la lama sempre puntata alla gola.
"La prossima volta che pensi di toccare una donna senza il suo permesso, ricordati di me."
La lama scivola appena, quanto basta per lasciare il segno è versare poche gocce sul suo bel vestito da pinguino.
Poi solleva come se nulla fosse, tornando a camminare verso l'uscita.
I suoi compagni la seguono, con un sorriso divertito sulle labbra.
Mentre il poveraccio è ancora in ginocchio, con gli occhi sgranati dal terrore.
"Quella donna è un mostro."
Sussurra a se stesso traumatizzato.
E nonostante Kim l'abbia sentito, non gli dà nessuna retta.
Ha sentito di peggio nella sua vita, perciò ormai non gli fa più nessun effetto.
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