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capitolo 5 il consiglio

Il gelido inverno, piano piano si placa sfiorando la metà di febbraio e con il freddo, stranamente anche nel bronx il tempo sembra essersi calmato e con esso la guerra e il sangue che per giorni a macchiato le strade.
Nessuno sa chi ha vinto, se qualcuno a vinto e se così non fosse, perché il tutto si è fermato.

Dietro alle quinte, i due uomini che hanno dato inizio a questa guerra, sono troppo turbati da altri pensieri per concentrarsi su una guerra di cui ora ignorano persino il motivo per cui è iniziato.

Tutto per quella donna, per le parole che lei ha usato contro di loro, per quello che ha creato dentro di loro.

Alex, sorseggiando il suo whisky, si lascia tormentare dai ricordi vissuti con lei, dalla consapevolezza di averla perduta.
Le ha detto addio, ma ciò non fa scomparire il sentimento che lo lega a lei.
Una relazione istintiva e vorace che è durata quanto un fulmine ma lasciando lividi fin nel profondo.
Come il proiettile che veloce gli ha colpito la coscia, lasciando un segno per sempre.
L'unica cosa a cui riesce a pensare Alex è alla paura di perderla davvero dalla sua vita, a quanto vorrebbe poterla avere vicino, anche come amica.
Ma sa che questa è una dolce illusione da affogare nel bicchiere.

Carter invece, non sa che pensare.
Più cerca di essere razionale e logico, più il pensiero sfugge dal suo controllo.
Se chiude gli occhi, l'immagine di lei è ancora vivida nella sua mente.

La fragilità e il dolore, fuso con rabbia e orgoglio.
I capelli bagnati attaccati al viso, il trucco colato sulle guance, una pistola stretta tra le dita.
Eppure era lui a sentirsi inferiore, era  lei ad avere il controllo e la testa sempre alta.

Lei era distrutta  e allora perché era  lui  a struggersi?
Non lo sa, non sa perché più la pensa e più si pente di non averla nemmeno sfiorata.
Rimasto a distanza, con i pugni stretti nel desiderio, immobile a guardarla ingoiare sorsi di vodka uno dopo l'altro.

Con la paura che sarebbe bastato sfiorarla per lasciarsi infettare da lei.
Ma ne è rimasto davvero immune, nonostante sia rimasto a distanza?

No, nessuno ne rimane pulito e puro.
Chiunque l'abbia anche solo guardata, non può fingere di rimanerne indifferente.

Abituata a muoversi nell'oscurità, Kim ignara di aver attirato l'attenzione di molte persone più in alto dei due capi gang.
Sopratutto lo sguardo di un uomo, che ne rimasto affascinato e intrigato.

In villa Queen è ora di cena e le donne che ci vivono sono già a tavola in attesa che Kim le raggiunga tra qualche minuto.
Con la pace astratta che ricopre la città, le ragazze hanno ripreso a lavorare e a seguire i corsi, ma sotto stretta sorveglianza di Kim e dei loro fidanzati.
Infatti nonostante abbiano ripreso ad uscire di casa, Kim ha ordinato loro di non muoversi mai da sole, ma sempre accompagnate o da lei o da uno dei ragazzi.

Nonostante sia frustrante, le ragazze non hanno avuto nulla da ridire.
Anche perché non sono stupide, sanno che è ancora molto rischioso muoversi da sole.

Comunque, questa sera sarà Kim ad accompagnarle al corso e ad andarle a riprendere, sfruttando il tempo di attesa per fare una corsa poco lontano dall'istituto.
Come sempre Kim ha tutto sotto controllo e mostra i segni della rinascita dopo la batosta di Alex.

Dopo l'aperitivo con Carter è tornata a casa e per la prima volta si è lasciata andare con Sara, sfogandosi con lei.
Inutile dire che la biondina è rimasta molto sorpresa, ma anche molto sollevata che finalmente l'amica si sia sfogata.

Kim lo negherà per sempre, ma le ha fatto davvero bene lo sfogo che ha consumato tutta la sera, sia nella discussione con Alex, la chiacchierata con Carter e lo sfogo con Sara.

Si sente ancora ferita e a volte di notte nella solitudine dei suoi pensieri, i ricordi le fanno salire un nodo in gola.
Ma ora sa che pian piano si riprenderà e il fatto che abbia iniziato a mettere qualcosa da mangiare nello stomaco a parte alcol e fumo, è già un bel passo in avanti.

Dopo un pomeriggio passato in palestra, si è lanciata sotto l'acqua calda della doccia, rimanendo finché la pelle non le si è arrossata e consumata.
Come da abitudine naturalmente.

Lasciando i capelli umidi, osserva l'orologio che segna puntale le venti, perciò scende al piano di sotto per la cena, con la sua abitudinaria puntualità.
Se non fosse che questa sera qualcuno a deciso di smontare la sua tabella di marcia.

Sta per entrare in cucina, quando il campanello alla porta la ferma di scatto.
È raro che qualcuno si presenti a casa sua a quest'ora e questo la mette sull'allerta all'istante.

""Sara, tu e le altre salite in camera mia e chiedetevi a chiave, rimanete lì finché non vengo a chiamarvi."

Sara e le altre si alzano subito dal tavolo, fregandosene della cena che potrebbe raffreddarsi.
Sanno che Kim raramente è preoccupata di qualcosa e lo sguardo allarmato che ha ora le spaventa.

"Se entro dieci minuti non vengo a chiamarvi, chiama Jek e digli di venire."

Il campanello si ripete sotto le dita di un uomo poco paziente, facendo  sobbalzare le donne ma soprattutto annuire di scatto e correre al piano di sopra.

Kim invece infila con calma la pistola nel retro dei pantaloni, osservando la figura delle ragazze salire le scale finché non le vede scomparire nel corridoio.

All'esterno intanto, qualcun'altro osserva lo sconosciuto, accompagnato da due uomini armati, davanti al portone di villa Queen.

Due macchine, molto distanti tra di loro, ospitano due coppie di uomini che osservano preoccupati la losca figura.

E ironico che in una macchina ci siano Alex e Jek, mentre nell'altra Carter e Nik.
E che le due coppie ignorino la presenza dell'altra.
Jek e Nik si sono ritrovati a seguire i loro amici in un impulso di...
Che cosa?

Cosa spinge i due capi a venire fin qui, davanti a villa Queen, solo per vederla uscire e accompagnare le ragazze?
Nessuno di loro lo sa e i due bracci destri possono solo sbuffare per la poca incoerenza e seguirli nella speranza di non dover raccogliere le loro ceneri.

E successo spesso nell'ultimo periodo, ma stasera è diverso.
La presenza di quell'uomo a villa Queen mette tutti in allerta, pronti a intervenire se ce ne sarà bisogno.

Kim osserva ancora nello spioncino, osservando sfiduciosa l'uomo che si trova dall'altra parte della porta, ma soprattutto i due uomini che gli coprono le spalle.

Non può farli rimanere lì fuori, legge negli occhi scuri dell'uomo, la certezza che non se ne andrà facilmente.
Anche perché sa chi ha davanti, resta solo di chiedersi perché sia qui.

Una cosa è sicura, se avrebbe voluto ucciderla, lei sarebbe già morta.
Ma meglio non dargli questa soddisfazione, orgogliosa come pochi, si veste di indifferenza mentre apre la porta che la divide da ciò che sarà il suo futuro.

L'uomo che si trova davanti è alto circa quanto lei, capelli brizzolati, un viso maturo che segna una età tra i quaranta e i cinquanta e un sorriso sulle labbra che mostra tutta la sua sicurezza.
Anche se i due uomini alle sue spalle fanno già la loro porca figura.

"Signorina Kim Dich, non immagina quale mio grande piacere sia incontrarla di persona.
Chi io sono, sono certo che lei lo sa già."

Non le porge la mano, limitandosi a un piccolo chino del capo, ma è molto meglio così.
Kim non aveva nessuna intenzione di stringergliela.

Dritta e sicura di sé, si lascia guardare e analizzare infondo, senza mostrare disagio o indifferenza.
Se è venuto qui per scoprire i suoi punti deboli, ha decisamente fatto un viaggio a vuoto.

"Ma certo, lei è Victor Stendhal, capo del consiglio.
Lo stesso piacere è reciproco."

Ironica, schietta e indifferente.
Victor fino ad ora ha solo immaginato questa donna in base ai racconti dei suoi uomini, che di certo non le fanno giustizia.
Kim Dich è una donna piena di colpi di scena, con la sua introversa presenza che la rende ancora più interessante.

"Bella, ironica e intelligente, le voci che parlando di lei non sono minimamente vicino alla verità.
Non mi sarei mai aspettato di trovarmi davanti una donna tale, mentre stavo cercando l'angel killer."

Ecco un nuovo soprannome che le hanno etichettato addosso.
L'angelo assassino, poiché chi la vista uccidere credeva di aver davanti un angelo, con le mani sporche di sangue.
E a Kim non dispiace per nulla.

Per il resto, le lusinghe di questo uomo non le fa né caldo ma freddo e Victor lo sa bene.
Lo vede nella sua finta indifferenza, nel suo sguardo di gelo che sembra annoiato mentre invece è attentato su ogni cosa che la circonda.
Con il suo corpo sinuoso e femminile, dritto e rigido pronto a scattare appena sentita il pericolo avvicinarsi a metri da lei.

"Mi hanno chiamato in molti modi signor Stendhal, non credo che lei sia qui per elencarli.
Perciò, essendo lei già molto impegnato, penso che vorrà risolvere i quesiti che la portono davanti alla mia casa."

Diplomatica, compiacente ma diffidente.
Non lo invita ad entrare, anzi chiude la porta alle sue spalle senza dar segno di volerli ospitare.
Perché Victor sa il prestigioso tesoro che nasconde in casa e sa che non permetterà a nessuno di avvicinarsi ad esso.

E vorrebbe pretendere di entrare, lasciare che i suoi uomini tirino fuori la pistola, minacciandola.
Ma poi, dove sarebbe il divertimento e poi non è cosi sicuro che i suoi uomini abbiano le capacità di metterla davvero alle strette.
Non è uno stupido, ha studiato con cura la donna che ha davanti.

"Speravo che mi invitasse a prendere almeno un caffè, ma comprendo la sua diffidenza.
E so per certo che non la spaventano i miei due uomini o la consapevolezza che non viaggio mai senza una buona scorta.
Non la spaventa essere da sola contro di me, ma su questo potrei sbagliarmi."

Il sorriso sulle labbra di victor e le sue pragmatiche parole, la mettono subito sull'allerta.
I sensi amplificati al massimo, lo sguardo fisso sulle due dita che alza verso il cielo, medio e il pollice a sfregarsi in uno schiocco.
E tutto succede troppo velocemente.

I due uomini alzano l'arma, il rumore di foglie che vengono calpestate, l'istinto di sopravvivenza e il risultato e davvero sorprendente per Victor che a distanza si gode la scena.

Kim ha due pistole nelle mani, puntate sui due uomini in prima fila.
Altri scagnozzi di Victor si sono fatti avanti circondandola.
Ma si sbagliava, Kim non è da sola.

Gli uomini che la circondano si trovano sotto arma dagli uomini di Alex e di Carter, entrambi sorpresi della presenza dell'altro.

Appena hanno visto Stendhal davanti casa di Kim, hanno chiamato i loro uomini a circondare la villa, in attesa di muoversi se ce ne sarebbe stato bisogno.
Cadendo così entrambi nella trappola di Victor, grazie alla succulenta esca, la the Queen.

"Signor Sanders, signor Miller.
E straordinario vedere le mie semplici intuizioni diventare realtà.
Chissà perché ero sicuro che entrambi vi sareste uniti alla festa."

Con un altro schiocco delle dita, gli uomini di Stendhal abbassano le armi.
E Kim, ora completamente lucida, capisce di essere stata usata come se fosse un giocattolo.

Il sorriso di Victor le fa tremare i nervi, era tutto un fottuto piano per far uscire allo scoperto i due cretini, che ci sono cascati come due ebeti.
Ma kim sa che anche lei ci è cascata, troppo concentrata a proteggere le donne all'interno della casa per analizzare meglio qui fuori.

"Perciò, lei è venuto da me, per usarmi come un oggettivo lucente ad attrarre quei due allocchi?"

Parla tra i denti, senza abbassare le armi mentre tutti gli altri alla festa l'hanno già fatto.
Carter e Alex non sanno davvero cosa fare, ma vedono nel suo sguardo quel pizzico di follia crescere dentro di lei.

E, ok, hanno agito di istinto mandando avanti gli uomini e mettendo sotto mira Victor e i suoi uomini.
Ma sanno che non è saggio mettersi contro Stendhal ed ora hanno paura che Kim si lasci andare al suo lato demoniaco e folle.

Nel silenzio di un giardino un po' troppo affollato, si ode solo un sussurro.

"Quante storie che fa, come se non le piacesse essere usata per bene dagli uomini."

La nota maliziosa dietro alla frase di uno dei tanti uomini di Stendhal, arriva alle orecchie di tutti, soprattutto a quelli di Kim, insieme alla certezza che sono le ultime parole che quella boccaccia a pronunciato.

Con lo sguardo fisso in quello di victor, non ha nemmeno bisogno di girarsi, le basta alzare la mano che impugna la pistola e sparare.
Dritto in mezzo agli occhi di quel deficente che non ha saputo tenere la bocca chiusa.

Le armi si rialzano su di lei e lo stesso fanno gli uomini di Sanders e Miller, ritornando al punto di partenza.
U cerchio di armi pronte a sparare con lei al centro del tutto.

E Victor dovrebbe mostrare un minimo di nervosismo, sia perché la vista sparare senza pensarci due volte e sia perché ha ucciso uno dei suoi uomini.
Ma invece non gliene frega nulla, rimane concentrato su di lei, incantato da tanta bellezza, follia e controllo tutto in un unico corpo.

"Immagino che sia fastidioso.
Ma dovevo avere la certezza che i due avrebbero fatto qualsiasi cosa per lei signorina kim.
E ammetto che vederli sfidare me per salvare lei, è la perfetta prova."

Le armi tornano di nuovo basse, nella piena confusione di tutti gli uomini presenti, che non distolgono lo sguardo da Victor e Kim.
Quest'ultima sorride, quasi divertita, piegando leggermente il capo con sguardo acceso di rabbia, mentre rimette dietro alla schiena le armi, che ora non servono più.

"Un bel teatrino, ammetto che pagherei volentieri il biglietto per rivedere lo spettacolo.
Ma ora signor Stendhal, avrei degli impegni e davvero poca pazienza.
Perciò, cortesemente e con tutto il rispetto, posso sapere a cosa devo tutto ciò."

E difficile da inquadrare Kim, è una co tinta altalena di sbalzi d'umore, capace di essere minacciosa e diplomatica pochi secondi dopo.
E l'uomo che ha davanti non può che sorridere, attratto dalla mente distorta della donna.
E forse la sua pazzia ad aver attratto i due uomini?

Secondo le sue informazioni, Kim è l'ex donna di Sanders, ma quest'ultimo continua ad avere un legame con lei.
Nel frattempo anche Miller ha mostrato molto interesse verso la donna.
E il fatto che i due uomini stiano facendo fronte unito per proteggere questa donna,  incuriosisce e diverte molto Stendhal.
E pensare che credeva di averle viste tutte, ma questo prima dell'arrivo di Kim Dich.

"Capisco il suo stato d'animo, perciò cercherò di fare in fretta e in dolore."

Kim, Carter e alex, come anche Jek e Nik, stringono i denti snervanti dai modi teatrali con tanto di suspence di Stendhal.
Tesi come lame di rasoio, saranno con lo sguardo dalla conversazione al centro, agli uomini che calpestano il giardino di the Queen.
Tanta è l'ansia e la tensione che nessuno di loro si rende conto di avere un presunto nemico a combattere con sé.

E questo che da la certezza a Victor Stendhal e lui non sbaglia mai.

"Lei, il signor Sanders e il signor Miller siete invitati a cena nella mia dimora.
A stomaco pieno, le due gang firmeranno un trattato di pace."

Cosa?
Da quando il consiglio si intromette tra i litigi delle gang?
Non l'ha fatto quando Perez rischiava di mandare tutto a puttane, perché ora si?

Ma lo sguardo dei due uomini si sofferma  sulla figura di Kim.
Perché invitare anche lei?
Cosa in mente?

"Un informatore di fiducia, mi ha detto che c'è una nuova gang alle porte del bronx.
A capo un uomo molto che mira ad essere a capo del bronx  superando persino il consiglio.
E da alcune voci che mi sono arrivate, il rischio che ce la faccia è molto alto."

Nessuno di loro ne sapeva niente, ma non si sorprendono, erano troppo impegnati a far la guerra tra di loro per concentrarsi sul resto.

Alex sposta subito lo sguardo su Jek, come ha dirgli di indagare su tutto ciò che Victor sta dicendo e Jek annuisce capendo al volo.
Poco distante, anche Carter sta facendo lo stesso con Nik.

E triste pensare che tutti loro insieme  potrebbero davvero fare molto, se non fossero troppo impegnati a distruggersi tra loro.

Eppure, tanto si odiano, ma sono qui in pace, per proteggere questa donna.

Ma Kim non li sta calcolando di striscio.
Impegnata a capire quanto puzza di merda questa storia.

"Capisco loro due.
Ma cosa vuole da me?"

È stato chiaro, vuole che i due coglioni tornino amici e che sconfiggono l'uomo cattivo.
Ma lei che cazzo c'entra in questa storia?
Perché nonostante non voglia questo due uomini vicino, se li trova sempre attaccati al culo?

"Lo saprà a cena mia cara e sono sicuro che accetterà il mio invito.
Lo riceverà ufficialmente nei prossimi giorni, così avrà il tempo di pensarci, ma intanto mi saluti le sue ragazze."

La minaccia è tutto fuorché velata, e lo sguardo dell'uomo verso la finestra, accentua le sue parole.

Poco distante Jek stringe i pugni fino a sentire le unghie corte scavargli la pelle ed è sicuro che se Cam e Massi fossero qui, sarebbero nella sua stessa condizione.

Il messaggio è chiaro, se non si presenteranno alla cena, succederà qualcosa alle ragazze.
E Carter?
Cosa ha per minacciare lui?

In realtà non ha bisogno di parlare contro Miller, Victor sa per certo che la the Queen accetterà l'invito, di conseguenza anche Carter non potrà negarsi.

"Le auguro una buona serata signorina Kim.
E stato un piacevole incontro."

Viscido come un verme, si permette anche di farle l'occhiolino, sentendo di sottofondo quelli che sembrano ringhi, ma non solo da parte di Alex.
E se ne va, seguito dai suoi uomini che portano via con sé il cadavere del loro amico.

Jek, l'unico che ne ha il permesso, si avvicina a Kim, guardando con lei le macchine che partono e vanno via.

"Cos'hai intenzione di fare?"

Come se davvero ne avesse scelta, è quasi tentata di tirargli un pugno in testa per la sua stupidità.
Ma sarebbe solo un pretesto per sfogare tutta la sua rabbia.

Quell'uomo l'ha fregata alla grande, in poco tempi ha dimostrato pienamente il merito di essere a capo del consiglio.
E vorrebbe davvero negarsi e mandare a fan culo tutto.

Ma poi alza lo sguardo verso la finestra di Sara, trovando la luce accesa, la tenda spostata e lei con le ragazze immobili lì a guardarle.

"Mettete il vostro smoking migliore e fate lucidare le scarpe, si va alla festa.
E se avete qualcosa da ridire, be', tenetelo per voi, non mi interessa."

E li abbandona la, tornando in casa e sbattendo a tutti loro la porta in faccia.
Di loro in questo momento non gli interessa nulla.

Il giorno in cui ha conosciuto Sara, ha promesso che l'avrebbe sempre protetta anche con la sua vita.
Percio, gioca la partita Victor Stendhal, ma ricordati che dopo è il turno della the Queen...

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