capitolo 27 era un addio.
"Ho la tua cara biondina, perciò se la rivuoi indietro bambolina, ti conviene venire da me."
Kim ingoia a vuoto, sentendo il telefono vicino all'orecchio , mentre sposta lo sguardo sulle scale che portano al piano superiore.
Basterebbero pochi passi per raggiungere il piano superiore, Alex nel bagno e fargli capire cosa sta accadendo.
Ma la voce dall'altra parte del telefono ferma qualsiasi suo piano o tentativo di imbrogliare.
"Non fare la furba con me kim, esci immediatamente di casa e segui le mie indicazioni.
Al primo sospetto, farò saltare la testa alla tua amata amichezza, naturalmente dopo averla coccolata a modo mio."
Kim rabbrividisce ricordando bene cosa intende lui per "coccole".
Il brivido le scorre su tutta la schiena, arrivando come un fulmine nel cervello, quasi ad annebbiarle la vista per qualche attimo di secondo.
Senza pensarci troppo, afferra chiavi, pistola e scappa via, guardando la propria dimora forse per l'ultima volta.
La voce di Stone continua a dargli le indicazioni da seguire, ma lei lo ascolta in modo meccanico, mentre invece l'anima si lascia andare tra confusione e pensieri.
La chiamata di Stone è arrivata all'improvviso, una doccia fredda che ancora le stordisce i sensi.
Guida, cambiando marcia e ascoltando le indicazioni, senza rendersi conto che sta andando incontro alla morte per mano di un bastardo.
Forse nemmeno le interessa, nella sua mente c'è solo l'immagine di Sara in pericolo, insieme a tutto ciò che è successo nelle ultime ore.
Tutti quei piccoli gesti, ognuno di loro era un addio.
"Al prossimo incrocio gira a destra bambolina e si più veloce, ti sto aspettando con ansia mio amore."
Viscida la voce che gli pizzica i nervi e lo stomaco in un senso di nausea.
Ma è l'ultima parola ad attirare i suoi ricordi, prendendo completamente la mente e lasciare solo al corpo il compito di seguire le direzioni.
Amore, come osa questo essere solo pronunciare questa parola.
Questo sentimento così puro che kim solo negli ultimi mesi ha conosciuto, ha imparato a vivere.
E la mente non sa davvero da dove iniziare, dal principio?
Da quel sorriso caldo e quello sguardo azzurro come il cielo?
Logorroica nella sua stessa mente, Sara è stato l'inizio, quel fuoco per cui vale sempre lottare.
Per cui ora è pronta ad andare contro la morte, senza riserva se non qualche rimorso.
Forse avrebbe dovuto darle più abbracci, dirle più volte che le voleva bene, starle più vicino e vivere più ricordi insieme.
E invece, l'abbraccio condiviso questa mattina e che ancora sente addosso, era un addio.
E nemmeno lo sapevano.
Quante notti fuori casa a pensare a lei, a chiedersi se sta a bene, se stava dormendo oppure l'avrebbe trovata sveglia sul divano ad aspettarla.
Si, lei è stata la madre, il ventre che ha dato la vita all'amore.
Ma non si è limitata la biondina, non si è fermata a piantare un girasole nella sua vita, ma la accudito, nutrito e amato fino a vederlo sbocciare.
Ripensa al suo sguardo, a come si sente ogni volta che la guarda, a quante volte a cercato la redenzione per una vita di fuoco nella purezza dei suoi occhi cielo.
La trascinata nella sua vita w per questo chiederà perdono, eppure non se ne pente.
E stata egoista, volendo tenere vicino a se quel l'angelo destinato invece al paradiso.
Ed ora va incontro alla morte, con in mente due occhi cielo e un cuore che ha saputo far battere anche il suo.
L'inizio, era solo il principio, perché poi è arrivato Alex.
E sorride a pensare a quella testa di cazzo che sta imparando solo ora ad amare.
E ricorda il dolore del tradimento?
Si, è sempre vivo nella sua mente, ma non più nel suo cuore.
Li sono costuditi solo i bei ricordi, quegli attimi condivisi con gelosia nella strana amicizia che poi hanno saputo creare delle ceneri della loro perduta relazione.
Quella testa dura, con il suo orgoglio inutile e testardo, ma è pura ipocrisia perché anche lei ha problemi con il suo orgoglio in una traumatica relazione.
E forse va bene così, insieme sbagliando hanno imparato ad amare e non è certo poco.
Forse avrebbe dovuto dirgli che la perdonato, che gli vuole bene e che è stato l'inizio dell'amore.
E invece non gli resta che quel abbraccio di angoscia seduti sul pavimento di un bagno, un addio davvero strano come in verità sono sempre stati loro.
Strani, incompatibili, sbagliati eppure capaci di imparare ad amare.
Una lacrima scivola dalle ciglia arrivando alle labbra, posate in un sorriso nostalgico e angosciato.
Poi sono arrivati quegli arroganti rubabiscotti, rumorosi, fastidiosi e rompi palle.
Delle vere spine nel fianco, ma cosa sarebbe villa queen senza di loro?
Diventati la melodia di una dimora, il calore di un camino, le forti pareti a proteggere dalle tempeste, insieme a quelle due ragazzine ormai cresciute.
I suoi ragazzi e ragazze, la sua famiglia, a cui ha dato addio regalando questa giornata che spera abbia portato un po di calore nei loro cuori.
Ed è istintivo, naturale, quasi un patetico cliché pensare a due occhi grigio fumo che le hanno condannato il cuore.
Non è stato facile, tra dolore, preoccupazione e difficoltà nel fidarsi ancora.
Lasciarsi andare con Carter è stata una maratona, una guerra tra cuore e ragione.
Ma lui è sempre rimasto lì, ad aspettarla e non importava quante volte lei lo ha cacciato, lui testardo e sicuro di sé è rimasto lì ad aspettarla.
A raccogliere quelle piccole briciole lasciate su una strada disconnesso e piena di buche, è rimasto lì in silenzio, ma diventando un porto sicuro, un abbraccio da cui tornare ogni sera.
Avrebbe dovuto dirgli quanto lui è importante, quanto sia stato un fulmine a ciel sereno a squarciare una notte buia e morente.
Sulle labbra, ha ancora il ricordo del loro ultimo bacio e sospira sollevata di essere riuscita a dirgli ti amo, anche se era solo un addio addolcito con l'alcol.
Tutto sta per finire, Kimèormai rassegnata all'idea che Stonela ucciderà e con Sara nelle sue grinfie, lei non potrà che mettere il capo ai piedi del boia.
Ma la morte non la spaventa, ormai èda tutta la vita che l'attende ha braccia aperte in attesa di un ultimo abbraccio.
No, non pensa alla morte, pensa solo alla sua famiglia, chiedendosi cosa faranno questa sera, quando Sara tornerà da loro e gli dirà che la guerra è vinta e che hanno solo una vittima da piangere.
Perché anche questa è una certezza, seconda solo alla sua morte, se ne andrà da questa vita salvando Sara e portando Stone all'inferno con se.
Come?
Ancora non lo sa, non sa dove la sua voce Viscida e senz'anima la s trascinando, non sa dove sarà la fossa comune che l'accogliera nel sonno eterno e dove qualcuno poserà un fiore.
Non lo sa, ma non se ne andrà da questa vita senza sapere in salvo lei e lui all'inferno con se.
"Ora gira a sinistra e poi vai sempre dritto fino al lago nero."
Kim, asciugandosi le lacrime e posandosi una sigaretta tra le labbra, riflette per l'ultima volta ai piccoli gesti che erano solo addii.
Dice addio all'amore, alla famiglia, a tutto ciò che la resa viva, permettendo che se ne andrà salvandoli.
La chiamata non cessa, il contatore dei minuti sullo schermo continua ticchettio minuto dopo minuto ed è strano che stia guidando da quasi un ora e non se ne nemmeno accorta.
Il tempo e6tanto vulnerabile, fragile quanto imprevedibile.
E ruba ore nei momenti felici, rivendicandole nei momenti fragili.
Perché ora, mentre lucida guida su questa stradina di campagna, i secondi hanno aumentato il loro peso, rendendo quasi eterna l'angoscia e l'ansia.
Lago nero, quanto sa essere ironica la vita, la morte di un'anima che solo negli ultimi mesi ha conosciuto la luce, sepolta nell'oblio del lago nero.
Poetico, quanto patetico.
E l'assassino è lì ad aspettarla, davanti a lei con ancora il telefono all'orecchio e un sorriso crudele sulle labbra.
E quasi tentata di accelerare e metterlo sotto, ma invece si ritrova a stringere i denti.
"Pensa alla tua biondina mia cara.
Spegni la macchina e vieni da me a mani alte."
Una madre puttana è sempre incinta di bastardi, ma forse non era questo il detto ma ha comunque un buon suono nella mente di kim.
E spegne la macchina, lasciando le chiavi nella scalanatura della serratura, scendo piano e alzando subito le mani al cielo.
Ormai è arrivata al punto della sua fine, senza un piano o una idea, seguendo l'istinto che parte dal cuore alla cieca e nella sordità.
Dicendo per l'ultima volta a tutte quelle cose che erano in realtà già degli addii.
"Dove lei?"
Parla tra i denti, tenendo a fatica le mani in alto, osservandolo avvicinarsi lento e letale.
Non gli fa paura, ha smesso di averne e di piangere tanti anni fa, ora l'unico pensiero è lei.
Ma lui ride e gioca con il telefono con aria soddisfatta.
"Piccola bugia, ma comunque non se la sta passando bene."
Gira lo schermo verso di lei, mostrandogli una foto che gli morde assassina il cuore.
Sara con le ginocchia posate sull'asfalto bagnato, con i vestiti strappati e sporchi e il braccio ferito e ustionato.
La velocità con cui abbassa la mano verso la pistola è sorprendente, ma non abbastanza.
Un urlo morto in gola e si trova in ginocchio con un proiettile nel braccio.
Non se lo aspettava e ha fatto un enorme errore.
Il pensiero fisso a lei le ha offuscato la mente, impendendole di notare i tre uomini poco lontano.
Sopratutto il più basso dei tre che ancora tiene tesa la mano armata della pistola che la ferita.
"Così mi deludi Caterina.
Pensavi davvero che fossi solo?
Non essere così sciocca."
Con un pugno le colpisce la guancia facendole cadere ancora più a terra, guardandola soddisfatto, provando piacere nel vederla a terra davanti ai suoi piedi come quando era bambina.
Era bambino, il verbo al passato è ben usato, perché Caterina è morta molto tempo fa e a Kim non le piace essere guardata dall'alto.
E si alza, tenendosi il braccio ferito e sputando sulle belle scarpe di lui il sangue.
Non abbassa lo sguardo, non si arrende sopratutto ora che sa Sara ferita e sanguinante.
E fa un passo verso di lui, ritrovandosi però di nuovo in ginocchio, con una chiazza di sangue sul fianco e la terza costola inclinata da un proiettili a brucia pelo.
"Arrenditi, si mia e tutto questo finirà.
Piegati a me."
Stone da divertito passa a essere nervoso e frustrato dalla tenacia di questa donna, sopratutto quando si alza di nuovo nonostante le gambe tremanti ma lo sguardo fiero e dritto su di lui.
Miserabile donna, come osa sfidarlo, come osa sputare sulla mano che gli sta porgendo, preferire la morte a lui.
E scatta su di lei, afferrandole il collo e sfilandole via la pistola dalla tasca.
Occhi negli occhi non si piega cazzo, nemmeno quando la presa è tanto ferrea da negare l'ossigeno.
Questi maledetti occhi di ghiaccio non si spezzano e continuano a guardarlo con odio e superiorità.
E la bacia, mordendole il labbro fino a sentire il sapore ferroso del sangue nella bocca.
Leggendo nei suoi occhi il disgusto a cui risponde dandole una ginocchiata nello stomaco per poi lasciare la presa e guardarla cadere in ginocchio e tossire il respiro tornato troppo veloce nei polmoni.
"Stupida puttana."
La rabbia che prova nel vederla alzare ancora lo sguardo è devastante.
Ed è eccitazione tra furia e vecchi ricordi, perché è una stronza ma cazzo se è diventata una bella donna, ma non si meraviglia.
Fin da bambina era bella, poteva solo migliorare e quel alone di dannata e folle la rende solo più sexy e bella.
Si piega sulle ginocchia, prendendole con forza i capelli a costringerla ad alzare il viso.
Nessun smorfia sul suo viso, anzi sorride lei spurandogli in faccia il sangue che le ha provocato al labbro.
Un bel diversivo per tirare fuori dallo stivaletto il coltellino e ferirgli la guancia.
Ma solo la guancia.
Stone, nonostante il sangue sputato sugli occhi è stato veloce ad arretrare e a salvarsi così da un taglio che era destinato alla gola.
Si sfiora la guancia per poi portarsi davanti agli occhi le dita sporche del suo sangue mischiato a quello che kim gli ha sputato.
Mentre lei ride, anche quando gli tira un pugno e la tornare stesa a terra.
Ride lei, folle e ormai senza più nulla da perdere.
"Fottiti Stone eri un verme da ragazzino e non sei migliorato con gli anni.
Puoi anche uccidermi, ma sei pazzo se pensi che sarò tua.
Meglio la morte."
Sarebbe lui il pazzo?
Non lei che lenta si rimette in piedi, con il viso livido e sporco di sangue e due ferite di fuoco che ancora sanguinano colorando di rosso le vesti viola.
Un abbinamento davvero da schifo, pensa kim, guardando il viola e il rosso starci malissimo insieme.
E si, la ragione la ormai abbandonata lasciando posto al respiro di una guerriera che mai se ne andrà senza lottare.
Ma lui le scoppia a ridere in facci, quasi le sembra ridicolo il suo continuo lottare che non la porterà a nulla.
Scambiando la voglia di vendetta con stupidità.
"Se non ricordo male, non ti dispiaceva quando questo verme ti piegava a suo piacimento.
Ricordo ancora il tuo viso innocente e come me lo succhiavi con sapienza e esperienza."
Kim scatta in avanti guidava dal disgusto di quei ricordi che invece fanno brillare gli occhi di Stone.
Ma la mano di lui le circonda il collo bloccandolo il respiro mentre l'altra mano gli afferra il braccio, proprio sul punto dove il proiettile ancora mangia la sua carne.
Con forza la spinge a terra, mantenendo la mano sulla ferita e massaggiando quel punto a smuovere quel pezzo di ferro che sfiora i nervi in scosse che arrivano al cervello.
La follia e rabbia e tanta, ma il dolore che le smuove dentro e il sangue che scorre sempre di più dal suo corpo la rendono debole e fragile.
"La tua amica biondina sa tutte le porcate che hai fatto?
E il tuo uomo, sa quanto sai essere gentile verso le voglie di un uomo o più di uno?"
Spinge ancora sulla ferita e le labbra non riescono a trattenere l'urlo che le secca la gola.
Lui è piegato sulle ginocchia, a un soffio dal suo viso ma lei non ha nemmeno la forza di respirare.
Non è solo dolore fisico, lui ha appena scoperto i suoi punti davvero fragili e rigira il coltello in una ferita sanguinante.
Ridendo e soddisfatto di vederla finalmente ferita.
"Che sciocco che sono, non le hai detto niente e ora lei è morta.
Per quanto riguarda il tuo amato, non credo tu abbia avuto il coraggio di farti toccare ancora da qualcuno."
Sposta la mano sporca di sangue tra i capelli liberandole il viso e sporcandole il viso.
Sporca come invece lei si sente dentro nel rimembrare i ricordi condivisi, con il pensiero di Sara che è morta e del suo amato che non rivedrà mai più.
Il silenzio intorno a loro è devastante ma mai quanto il rumore che provoca il respiro di lui.
Gli arriva sul viso come un gas nocivo che le risale le narici e le brucia la gola.
Prova a rialzarsi, ci prova a lottare, ma lui la respinge giù con uno schiaffo, il corpo ferito e l'anima crollata in una fossa dove riposano tutti gli addii dati troppo presto.
"Non hai più nulla, nemmeno la forza di rialzarti.
Che patetica che sei, venuta a morire per una ragazzina, mi aspettavo molto di più da te."
Che ne sa lui di Sara?
Cosa può saperne lui di quanto lei sia tanto, di come lei sia la casa da cui desidera tornare ogni sera.
Cosa ne sa lui di famiglia, di vita e di amore?
Nulla e questa sua manca lo rende patetico.
E lei, che patetica che è lei, a terra a farsi pestare ancora una volta, a lasciarsi trattare come una vittima, lasciarsi piegare da uni stronzo qualunque.
"Kim, tu sei molto di più di quello che vuoi sembrare.
Il passato ci segna, ma siamo noi a decidere chi siamo e cosa saremo."
Biondina, anche se non sei con lei e come se fossi presente sotto pelle.
E come se Sara fosse il respiro in gola, una mano che porge aiuto e speranza, una scosse che ora spinge le sue gambe ad alzarsi.
Ancora una volta, ancora una.
"Sei molto di più Kim e cazzo nemmeno te ne rendi conto.
Fai tanto la stronza eppure hai una famiglia che ti ama.
Hai me."
Carter, un battito nel petto, un brivido per ogni bacio rubato e ogni notte passata a sognare sul suo petto, un urlo che la sprona a vivere e combattere ancora, ancora una volta.
Ed è ancora in piedi ed è cosi che se ne andrà da questa vita.
In piedi e fiera, ma sopratutto pronta a combattere per tutto ciò che ha ricevuto e che porta dentro in questo addio alla vita.
E sorride vedendo la smorfia di rabbia sul viso di Stone, non gli darà soddisfazione e non si piegherà a quello che ormai è passato.
Uno schiaffo sulla guancia, un altro e un altro ancora ma non cade più, non si piegherà più.
Se la vorrà vedere di nuovo a terra, dovrà ucciderla.
"Stupida.
Non capisci che è tutto inutile.
Sembri una donna, ti comporti come una donna, ma sei ancora quella piccola bambina rinchiusa in una fetida stanza con dei mostri.
Non hai più nessuno."
Urla furioso, non ottenendo nulla se non il suo sguardo e il suo sorriso folle.
E quasi gli dispiace sperava davvero di averla ancora, che potesse essere sua.
Ma qualcosa nei suoi occhi gli grida che non sarà mai più un anima innocente in pena, non sarà più la sua dolce bambolina.
Si allontana di qualche passo, tirando fuori dal retro dei pantaloni la pistola e portandola contro di lei, verso il suo petto che non trema e che non fugge più.
"È davvero un peccato bambolina.
Addio."
Le dita sfiorano il grilletto, ma prima che il colpo parta, un proiettile colpisce il gambo della pistola allontanandola dalla sua mano.
Sconvolto guarda i suoi tre uomini, trovandoli a terra forse svenuto o morti, ma non ha nemmeno il tempo di essere sorpreso perché viene attirato da una voce poco lontano da loro.
"Ti conviene allontanarti da lei, altrimenti conoscerai dei mostri veri.
E non sarà divertente."
...
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