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capitolo 26 trappola nella trappola

"Ho la tua cara biondina, perciò se la rivuoi indietro bambolina, ti conviene venire da me."

Jek continua a muovere la mano sull'acceleratore, nonostante la luce negli occhi e la presenza ingombrante di Sara davanti a lui.
Spesso la donna le occupa la visuale e ciò lo porta a dover guidare seguendo l'orientamento e la memoria.
Ma forse tutto questo non basta.

Sara spara l'ultimo colpo in canna, prova a infilare la mano nella giacca di Jek per vedere se ha un secondo caricatore, ma il tutto si ferma.

"Cazzo."

La voce di Jek le risuona nelle orecchie, la moto che perde attrazione con la strada, le braccia di Jek che la stringono mentre vengono entrambi colpiti da un urto per poi finire a terra rovinosamente.

L'udito ancora confuso, sente solo il rumore delle ruote che sgommano sul terreno struccievole e la ruota della moto continuare a girare nonostante non tocchi più l'asfalto.

Jek si riprende più velocemente possibile dal colpo, osservando la macchina che li ha tagliato la strada, la moto a terra per il colpo e Sara a terra vicino a se.

"Sara, Sara tutto bene?"

Anche la biondina si riprende con i suoi tempi, mettendosi seduta e annuendo, nonostante la smorfia di dolore e la mano a tenersi il braccio vicino al petto.
La caduta dalla moto la portata a strisciare il braccio sull'asfalto caldo, con il risultato di una bella ferita sull'avambraccio.

Entrambi si concentrano sulla macchina che gli si ferma davanti, osservando i due uomini scendere e fermarsi davanti a loro quasi annoiati.
Uno dei due tira fuori il telefono e lo punta su Sara, facendo alzare un sopracciglio a Jek, che si chiede cosa stia facendo e perché.

"Bene, ora possiamo ucciderli."

Ride, mettendo via il telefono e tirando fuori una pistola che Sara fissa terrorizzata.
L'adrenalina in corpo è scomparsa, resta solo il dolore per le ferite, la paura e l'angoscia nel pensiero che presto la sua vita finirà.

Si dice che negli ultimi attimi di vita, si rivede tutta la propria vita.
Non è vero, Sara non vede nulla di tutto ciò, pensa solamente ai rimpianti, alle tante cose che ancora vuole fare, ai sogni nel cassetto ancora da esaudire.
E che rabbia che fa, morire così, senza sapere perché o per mano di chi.
Fissando quella pistola come se solo guardandola la si potesse fermare.

E no, uno sguardo non basta, ma la macchina di Carter che arriva come un carrarmato, spostando di peso la macchina nemica e con essa la mano che voleva ucciderli, si basta di certo.

"Fan culo."

Parla tra i denti Carter, spingendo sull'acceleratore, spostando ancora di più la macchina e quasi udendo le ossa di quello stronzo rompersi pezzo per pezzo sotto le sue ruote.
Vede Jek e Sara feriti e un po gli fa rabbia non aver fatto in tempo per vederli inlesi.
Ma quando la macchina di Cam lo supera, posizionandosi dietro di jek e Sara e pochi secondi dopo la macchina di Alex fare lo stesso mettendosi davanti, un sospiro di sollievo gli sale in gola.
Non hanno fatto troppo tardi, anche se lì hanno salvati per un pelo, va bene così.

A corazza sui due ragazzi, ciò che è stato raccontato in una decina di riga è il realtà successo in pochi istanti.
Il terrore, la certezza di morire per poi ritrovarsi circondati dai loro amici.
La vita in sé è fatta di attimi, che sia per la morte o la salvezza.

Su di loro piovono proiettili, le macchine nemiche da tre sono diventate sei e si ritrovano circondati come in un circolo vizioso di cerchi su cerchi.

"Forza, salite."

Gli urla Teo, spalancando lo sportello posteriore della macchina guidata da Cam, aiutandoli a salire più in fretta possibile.

Per fortuna le nuove modifiche alle macchine fanno il loro dovere e sia la carrozzeria che i vetri antifurto proiettili li proteggono dall'attacco.

"Che si fa Carter?
Rimaniamo così finché non finiscono le munizioni?"

Chiede Cam innervosito nel sentirsi un bersaglio, assordato dal rumore dei colpi contro il metallo e Nik e Teo sembrano dello stesso parere.
Mentre nella macchina con Alex, Simon e Massi con i loro PC e palmari cercano più informazioni possibili attraverso le telecamere e le piantine della città.

"Merda."

Parla a denti stretti Simon, collegando il palmare allo schermo della radio in modo da condividere le immagini con gli altri.
Dalle video camere di sicurezza del  porto, hanno una parziale visuale dall'alto della situazione, non vivida ma quanto basta per capire la situazione.

Sembra quasi un mosaico a cerchi, loro al centro e due giri di cerchi a macchine intorno.
Le loro carrozzerie sono rinforzate e non avrebbero problemi a farsi spazio su una fila di macchine, ma due è un rischio molto alto.

"I rinforzi?"

Chiede Alex, mentre continua a guardare la sequenza di immagini mandate da Simon, cercando una falla nella loro trappola.
Ed è Massi a rispondere, mandando le immagini dell'incrocio a qualche kilometro di distanza da loro, sovente i rinforzi sono stati anche loro bloccati.

Era tutto programmato, una trappola in cui Jek e Sara erano l'esca.
Ma perché?
Che senso ha tutto questo?

Intanto Sara ha il respiro in affanno, una smorfia di dolore a causa del bruciore dei graffi sul braccio che continuano a sanguinare macchiando il maglioncino blu rovinato già da strappi e macchie di fango.

Cerca di trattenersi, non volendo dare ulteriori preoccupazioni, ma Jek che la stringe tra le braccia sente il suo corpo tremare e lamentarsi, sente il battito lento contro il respiro accellerato.
Sa che sta soffrendo e che ha bisogno di aiuto.

"Sara è messa male ragazzi, ha bisogno di aiuto e subito."

Sara alza di scatto lo sguardo su di lui, pronta a negare ogni cosa a fingere che vada tutto bene, ma a cosa servirebbe?
I suoi occhi azzurri sono lucidi e bagnati di lacrime, i denti sbattono tra dolore e freddo e la pelle bianca sporca del sangue che ancora sgorga dalla ferita.

Jek le posa un bacio sulla fronte, soffrendo nel sentirla calda, quasi sicuro che le stia salendo la febbre.
Sentendo il cuore a pezzi per una giornata che doveva essere ricordato per sempre e che invece si è tramotato in un incubo.

"Mi dispiace amore mio, non ti ho protetto."

Sara toglie la mano dal braccio ferito, spostandola sul viso di lui, perché nonostante il dolore è lui la priorità, è lui che sembra averne più bisogno.
È angosciante la sua tremante che lieve si posa sulla guancia, le labbra a voler sussurrare un ti amo, gli occhi che si fanno pesanti.
Il tempo di un bacio, un ti amo appena sussurrato e Sara sviene tra le mani di jek.

"Cazzo, muoviamo il culo ragazzi, Sara dta peggio di quanto pensavamo."

Urla Cam vedendo dallo specchietto retrovisore lo sguardo vuoto di Jek e le sue braccia tremare nello stringere la sua amata dormiente.
E il biondo preme sull'acceleratore a vuoto, senza muoversi ma solo per sfogare in qualcosa la frustrazione.

Ma le ruote che girano veloci alzano la polvere per pochi secondi, quanto basta per permettere a kessie di osservare questo strano fenomeno.

"Il loro scopo è non farci muovere da qui, giusto?"

Carter non sa se la sorella si stia rivolgendo a lui o se stia ragionando ad alta voce, ma la sua espressione non le piace.
E quando si gira verso di lui, con sguardo sicuro e i pugni stretti dicendo che ha un piano, sa che la situazione potrà solo accelerare.

"Ascoltatemi, dovete coprirmi fino alla moto, mi farò seguire da una delle macchine e voi potrete avere un varco libero."

La moto è poco lontano dalla loro formazione e se riusciranno ad alzare la polvere per quanto basta a farle raggiungere il mezzo a due ruote, il gioco è fatto.

Questi uomini che li circondano non si stanno nemmeno impegnando a farli fuori, si limitano a rimanere fermi a circondarsi circondarsi a sparare di continuo per vietargli ogni iniziativa di fuga.
Se uno di loro scapperà, una delle macchine in seconda fila li seguirà e così facendo gli altri potranno scappare.

"Scordatelo, troveremo un modo.
Con il cazzo che ti mando in pasto a questi bastardi."

Le bestemmie e le urla di Cam continuano per molto tempo, quasi ad assordare i compagni inqcchina con lui.
Ma Kessie è sorda alle sue urla, la situazione qui è grave e c'è in gioco la vita di Sara.
Non possono pensare a sé stessi, non è così che funziona questa famiglia.

Se Kessie ha una casa, una famiglia, una vita, la sicurezza di sentirsi importante e viva, lo deve a queste persone.
Perciò è pronta a tutto per salvarli.

Intanto Carter vorrebbe mangiarsi le mani per la situazione di merda in cui si trovano.
È stato lui a dire a Jek di venire qua, con l'idea di attirarli in una trappola e invece questa conca di container è diventata è diventata la loro fossa.
Si è lasciato guidare dall'istinto, dalla fretta di salvarli, kim avrebbe saputo fare sicuramente meglio.

Kim, a proposito, ma dove...

"Andrò io con lei, lo spazio per arrivare alla moto è ristretto.
E io e Kessie potremmo arrivarci senza problemi, le copriro le spalle."

Ferma i suoi pensieri Simon che appena ha sentito l'idea di Kessie ha zummato sulla moto per trovare la giusta soluzione e ha capito subito perché la donna si è offerta di andare.
Con la loro formazione a corazza, hanno limitato di molto lo spazio intorno a loro, ma ciò ha creato un piccolo spazio tra due macchine nemiche per arrivare alla moto.
Troppi stretto per gli altri armadi loro amici, al contrario di Simon che ha un corporatura magra e piccina.

E vorrebbe ridere della situazione, per anni lo hanno preso per il culo s causa del suo fisico minuto e invece ora sarà proprio questo difetto a salvare il culo a tutti.

Cam sta per ricominciate con le sue lamentele, ma kessie lo ferma sul nascere.

"Amore io andrò, che tu lo voglia o no.
Puoi scegliere se fare il broncio o aiutarmi."

Cam quasi la preferiva com'era prima.
La sua dolce, indifesa e fragile Kessie si è trasformata  in una guerriera cazzo e lui se ne reso conto solo ultimamente.
Ma poi sorride, ma dando a fan culo i suoi ultimi pensieri, da quando è andata a vivere a villa queen è cresciuta e ha finalmente ritrovato se stessa e la voglia di vivere.

Ma non è giusto vederla combattere, macchiata di questo mondo che si era ripromesso di tenerle distante.
E guarda dallo specchietto retrovisore il suo amico che stringe tra le braccia la dolce Sara, con il capo chino e la voglia di mandare a fan culo tutto.
Lo capisce, anche lui si sente così in questo momento.

Avevano promesso di proteggerle dal loro mondo ed oggi sono loro a salvarli da questa realtà schifosa.
Cosa possono fare, cosa devono fare?

"Vai piccola e fagli il culo."

Sorride, capendo che è l'unica cosa giusta da fare.
Non stare davanti a lei a scudo e non starle nemmeno dietro, ma di fianco andando a fan culo qualsiasi cosa potrà accadere.

Pistole nella tasca, ancora il rumore dei proiettili sul metallo e gli ultimi preparativi di un piano folle quanto sicuro.

"Ora."

Urla carter, premendo sull'acceleratore come fanno subito dopo anche le altre due macchine.
Le ruote che girano veloci sul catrame, lo struccievole asfalto che fa da proiettili, la polvere che si alza rendendo invisibile i due che scendono dalla macchina e si muovono bassi e veloci alla moto.

Il cuore di kessie a battere a mille quando si trova tra le due macchine nemiche, a camminare bassa al di torre del finestrino, sentendo le bestemmie e la polvere attaccarsi alla pelle.
Per fortuna Simon è alle sue spalle e con una mano sulla schiena ferma la sua corsa verso la crisi si panico, facendole segno di continuare a camminare.
Dietro non si può tornare, si può solo andare avanti e pregare che vada tutto bene.

I nemici hanno smesso di sparare, confusi e storditi dalla polvere e il rumore di accelerazione e di pietre che sbattono contro le loro macchina, mentre alcuni si riparano in macchina per evitare di essere colpiti ancora.

La moto è a un passo da kessie e lei si ferma a fare un lungo respiro.
Ora arriva la parte difficile, trovare davvero tutto il coraggio e combattere.
Conta fini a tre mentalmente, facendo lunghi respiri ad ogni numero, sentire le gambe tremare.
Ma correre veloce verso la moto, alzarla velocemente e osservare Simon salire alla guida, essendo lui un motociclista capace al contrario di lei, per poi salire anche lei dando però la schiena a Simon.
Stringe la cintura con cui lega se stessa a Simon, per poi afferrare le pistole e aspettare.
Attimi di secondi che bloccano il respiro.

La polvere, il rumore di pietre e ruote sull'asfalto, ma quando Simon mette a moto, tutta l'attenzione è su di loro.

"Veniteci a prendere bastardi."

Urla, mentre le ruote rallentano e la polvere cala tornando a terra.
Fa un giro su stesso, quasi a prendersi gioco dei suoi nemici per poi partire ad un andamento lento.
Il piano va meglio del previsto e tre macchine della seconda fila si distaccato dagli altri per seguire i due fuggitivi.

Kessie si concentra sul grilletto che preme e sul peso delle pistole nelle sue mani, cercando di non pensare alla moto che accellera e alla sua andatura a zig zag.
Non è la prima volta che kessie stringe un arma e nemmeno per Simon di guidare una moto, ma entrambi lottano dentro di sé contro l'adrenalina e il panico che pizzica i nervi.
Entrambi hanno sempre preferito rimanere e aiutare dietro alle quinte, mentre ora corrono tra i container con tre macchine a seguirli e i proiettili a sfiorargli i capelli.

"Guarda tu che mi tocca fare."

Parla fra sé e se Simon, piegandosi quanto può sulla destra per perdersi nel labirinto, sentendo kessie fermarsi dallo sparare per tenersi con forza alla sella della moto.
Un'altra curva così e kessie finira a terra o peggio.

Intanto, con questo diversivo, finalmente Carter vede una via d'uscita e prima che i nemici se ne rendano conto, da il via libera a muoversi.
Cam scatta in avanti a tutta carica spingendo via la macchina che ha davanti, creando il varco che libera gli altri due.
Finalmente sono fuori da quel circolo del cazzo e a tutta velocità cercano di raggiungere Simon e togliersi dai piedi ste teste di cazzo.

"Ora ci divertiamo."

Sorride Teo, caricando la pistola e affacciandosi dal finestrino, mentre Massi fa la stessa cosa affacciandosi sulla parte opposta della macchina di Alex.

Ora si che sentono i conti andare in paro, sparando con precisione alle ruote e creando un bel distacco.
Steonzi a pensare davvero di aver sconfitto la gang della the queen.

E accellerano, rispondendo al fuoco e seguendo le tre macchine che a loro volta sono dietro a Simon e kessie.

"Carter, dobbiamo toglierci dalle palle questi tre."

Parla Alex, cambiando marcia mentre Massi si diletta tra spari e PC.
Alex lo afferra dalla maglia tirandolo dentro alla macchina prima che la curva stretta che stanno per fare gli faccia finire la faccia contro il metallo dei container.

Non c'è nemmeno il tempo di ringraziare, Massi mette mette l'arma, collegando il PC allo schermo e dando piena visuale a tutti di ciò che mostrano le telecamere di sicurezza.
Carica veloce un programma che individua Simon e si sposta da una telecamera all'altra per non perderlo.
Una volta soddisfatto, manda a fan culo tutto, torna a sparare e un po per fortuna o po per destrezza colpisce al centro della fronte un autista,  osservando soddisfatto la macchina sbandare e fermarsi rovinosamente in una delle vie secondarie.

Carter invece fissa la strada davanti a sé, pensando velocemente, trattenendo il respiro.
Un curva larga, una occasione e accellera più che può portandosi al fianco della terza macchina, per poi entrare nella curva a destra e girare di scatto a sinistra facendo sbandare la macchina nemica e farla finire contro il muro.
Alex e Cam lo sorpassano facendolo finire infondo alla fila.

Alex dopo qualche curva fa la stessa identica mossa, togliendosi dai piedi la seconda macchina nemica e facendo passare davanti carter, che da solo in macchina non può sia guidare che sparare.

Simon stringe una bestemmia tra i denti quando si ritrovano all'uscita del labirinto, sapendo che in uno spazio aperto sono fottuti.
E anche kessie se ne rende conto, sa che le loro possibilità di salvezza diminuiscono ad ogni metro che sbuciano su l'asfalto.

E respira profondamente, ricorda nella mente tutto ciò che le ha insegnato il nonno paterno.
Ricorda le domeniche insieme a lui prima che partisse, ricorda quando le ha messo in mano un arma per la prima volta.

"Ricorda, segui il tuo respiro, punta il tuo obbiettivo e lasciato guidare dall'arma.
Perché lei è nata per questo, per uccidere."

E fa come gli ha detto quel giorno, un lungo respiro, prende la mira e spara lasciando all'arma fare tutto il resto.
Sembra quasi che il tempo rallenti mentre la luce dello spazio aperto le fa da sfondo, i capelli che le svolazzano intorno al viso mentre la pallottola nasce dall'arma e veloce vola verso la macchina.

Non si ode il rumore del vetro che si crepa, le urla dell'uomo, la pallottola che infila la carne arrivando al cuore.
Un battito, lo spazio aperto, la morte e la macchina nemica sbanda.

Simon ferma la sua corsa vedendo le macchine dei suoi amici mettersi davanti a lui a scudo e nessun segno delle altre macchine nemiche fermate un po da Teo e Massi mentre altre sono state intrappolate dai rinforzi arrivati appena in tempo.

Cam scende giù dalla macchina, correndo verso kessie fregandosene del l'uomo che esce dalle lamiere finite contro il muro.

Le slega la cintura e la stringe a se facendole stringere le cosce sui suoi fianchi e nasconderle il viso nel suo collo.

"E tutto finito amore.
Fan culo, gli hai fatto il culo a strisce."

E kessie scoppia a piangere, un po per la gioia di essere vivo o per l'adrenalina calata di colpo facendola tremare.
Nascosta da lui, si lascia andare mentre Cam batte il pugno con simon in un virile ringraziamento di averla protetta.

Invece Carter scatta sull'uomo che striscia a terra, ferito dall'impatto violento e cruento.
Lo prende dai capelli, gli chiede chi cazzo è, perché sono lì.
Ma quel folle scoppia a ridere, gelandogli il sangue nelle vene.

"Troppo tardi, lei è ormai condannata."

Ed è sempre tutto troppo veloce, dalla tasca tira fuori una pistola puntando sulla propria fronte e spara.
Il sangue a schizzi arriva fino al viso di Carter, ma non è questo a confondersi e scioccarlo.

Lei chi?
In che senso è condannata?
Parla di Sara?
No, sembra tutto troppo finto, una merda di trappola creata per tenere tutti qui.
Tutti qui, tranne...

"Massi, dove cazzo è kim?"

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