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capitolo 25 non dimenticare che ti amo

"Diciamo che Kim ha dato precisi ordini per oggi."

Sorride Jek, tirando fuori dal sotto sella un secondo casco che porge a Sara.
E da tanto che non fanno un giro in moto o che hanno un pomeriggio per loro.
Ed entrambe le ragazze, percorse dallo stesso pensiero, arrivano a comprendere le parole di Jek, la the Queen ha ordinato una giornata libera da passare con le loro ragazze e sicuramente lei tutta di corsa è  scappata da Carter.

Sara lascia che jek le allacci il casco, mentre Co la coda dell'occhio osserva kessie un po angosciata.
Ma con la sensazione che Kim ha pensato anche a lei, Sara ne è sicura.

Jek l'aiuta a salire sulla moto, per poi sospirare quando finalmente si stringe alla schiena di lui.
La moto che parte, il motore che vibra, i ricordi del loro primo appuntamento.
Fanno lo stesso identico percorso, questa volta con un cuore diverso.

Mentre quel giorno si era soffermata su ciò che la circondava, ora la sua mente può solo pensare a chi sono loro.
A chi sono diventati, all'amore che ormai condividono con una straordinaria naturalezza, nonostante lui abbia le mani sporche di sangue e polvere da sparo e lei gli occhi macchiati di purezza e pace.

Tutto è cambiato da quel giorno, soprattutto loro stessi ancor prima di loro come coppia.
Erano solo due ragazzi che avevano paura di innamorarsi, mentre ora hanno solo paura di perdersi.

La moto si ferma davanti allo zoo e nella mente di Sara i ricordi si accavallano tra di loro, ancor prima di scendere dalla moto.

"No, tu mi rendi un disastro, perché sei davvero troppo bella per essere vera."

Le guance si colorano di rosso a ripensare a questa frase, appena sospirata prima di condividere il loro primo bacio.
Qui, davanti a questo luogo, che molti mesi fa  ha visto nascere la loro relazione.

"Sembra passato appena un giorno e invece sono già passati sette mesi."

Jek sembra avere gli stessi pensieri, mentre scende dalla moto aiutandola a fare Lo stesso.
Era novembre, faceva freddo e l'inverno bussava alla porta, mentre ora che è maggio la primavera li circonda con nuovi dettagli.
Gli unici a rendere veritiero il tempo che è passato.

"Già, eppure ne sono cambiate di cose."

Sorride Sara, prendendogli la mano e trasxianndolo fino alla panchina dove mesi fa hanno passato ore a baciarsi.
E ha ragione, in pochi mesi la loro vita è stata stravolta, in meglio o in peggio.

Jek guarda la donna che siede di fianco a lui, troppo impegnata a guardarsi intorno sognante per rendersi conto di essere fissata.
La ragazzina timida e con la testa sempre china, sembra essere scomparsa lasciando posto a questa donna fiera e sicura di sé.
Eppure, quando lei si volta verso di lui, ha le guance rosse e lo sguardo timido, una dolcezza e purezza che non scomparirà mai dalla sua anima.
Il motivo per cui la ama ogni giorno di più.

"So di essere una persona, che dovrebbe starti lontano.
So che è sbagliato il mio desiderio di averti vicino.
E ti giuro che c'ho provato a tenerti lontano.
Ma non ce la faccio."

Era stato lui a dirlo, con il cuore in gola e la paura di essere rifiutato.
Non si sentiva degno di lei, persino guardarla gli sembrava un peccato e invece ora non può farne a meno.

"Perché mi guardi così?"

Sorride lei, arrossato come un peperone, spostandosi i capelli da dietro l'orecchio a davanti al viso, il solito vizio di quando si vergogna o si sente a disagio.
Una donna che ha saputo affrontare molto in questi mesi, eppure conserva quell'atteggiamento quasi infantile che la rende unica.

Jek avvicina la mano alla sua guancia, rimettendo la ciocca dietro all'orecchio, liberandole il viso.
Si perde nei suoi occhi azzurri, gli stessi che lo hanno stregato fin dal primo giorno, circa due anni fa.

da più di un anno che continuo ad osservarti di nascosto, cercando di starti vicino senza mai intrappolati nella mia vita.
Ma sono un uomo egoista e prepotente e non posso, ora che ho assaggiato cosa vuol dire starti vicino, non posso rinunciare a te.
E permetterti di andare via."

Un anno per trovare il coraggio di avvicinarla, o forse un anno a resistere senza di lei.
Cercare di proteggerla, di tenerla lontano dalla sua vita, per poi trovarla davanti, a camminare nel suo mondo in punta di piedi.
Vedere tutti quegli uomini a guardarla, volerla, respirare la sua stessa aria.
Cosa l'ha spinto a cadere nella sua trappola angelica, jek non lo sa, è successo e basta.

"Perché sei ogni giorno più bella ed io sono fortunato ad amarti."

E la bacia, all'improvviso, ripercorrendo nella mente il loro primo bacio e tutti quelli prima di ora.
La stringe a se, recuperando ogni occasione persa per abbracciarla, cercando di imprigionarla sempre di più a se.
Chi avrebbe mai detto che l'amore fosse così naturale eppure così straordinario.

"Io non me ne voglio andare.
Non potrei più ora andare via, allontanarmi dalle tue mani, ora che ho scoperto quanto abbiano il potere di scaldarmi il cuore."

E ha mantenuto la parola Sara, dandogli accanto ogni giorno, a volte sorprendendo molto Jek.
Si stacca da lei quanto basta per posare la fronte sulla sua, con gli occhi chiusi e il respiro in affanno.
Sono così sciocchi questi pensieri, jek si sente un ragazzino alla prima cotta, lontano dall'immagine che da in giro di sé.

Lui, Jek Hall, il braccio destro del Bronx, il , ora trema nelle mani di lei.
Trema sotto la mano di lei che gli accarezza la guancia.
Trema lui davanti a lei, solo con lei, mentre per il resto del mondo rimane il , agli occhi di lei è semplicemente Jek Hall.
Come è successo?
Quando è successo?

Ne hanno passate davvero tante da quel giorno e Jek non può dimenticare la notte del suo "incidente".
Forse la prima volta in cui lei è stata macchiata davvero, tirata dai capelli nella realtà sporca in cui lui vive.
So era ripromesso di proteggerla, eppure quella notte è lei che lo ha protetto dagli incubi, tenendoli la mano stretta nella sua per tutta la notte, causandogli ogni livido e lavandogli via i residui di un mondo che li imprigiona.

Forse dovrebbe lasciarla andare, farla volare via da questa gabbia che li rinchiude, rinunciare a lei per renderla libera.
Ma la sua dolce mano gli accarezza la guancia, infilando le dita tra i suoi ricci indomabili rendendolo schiavo del suo calore.

"Qualsiasi cosa succeda, non dimenticarti che ti amo."

Sussurra Sara, facendogli spalancare gli occhi e nello sguardo di lei legge l'angoscia e l'ansia.
Sa che questo pomeriggio insieme non è solo un giorno dedicato a loro, ma è un ricordo da custodire mentre lui sarà in guerra.
Non è stupida, sa cosa sta per succedere, come sa che non è né la prima e ne l'ultima guerra che affronteranno.

E sarà sempre così, ogni bacio potrebbe essere l'ultimo, ogni carezza potrebbe diventare solo un brivido, ogni ti amo potrebbe essere l'ultimo sussurro.
Ma lo sanno entrambi, ne sono coscienti, hanno scelto questa vita volendo o no e possono solo fare questo.
Ricordarsi di non dimenticarsi che si amano.

E come fa anche solo a pensare di lasciarla andare?
Come pensa di sopravvivere senza di lei, vederla volare via come un angelo mentre lui è destinato a cadere all'inferno?

E lui la attira di nuovo a se, stringendola così piccola tra le sue braccia, con il naso tra i suoi capelli che sanno di vaniglia, di lei, di casa.
Cosciente che non può più vivere senza di lei, perché lei è diventato il tutto in un mare di niente, una casa in cui rifugiarsi dopo una tempesta.

"Qualdiasi cosa accada, non lo fare nemmeno tu."

E va bene così, godersi questi piccoli attimi e proteggerli da geli e terremoti.
Perché si, amarsi è anche questo, ricordarsi  che l'amore rimane sempre, nonostante tutto e tutti.
Ed è un qualcosa che rimane sotto pelle, togliendo il respiro, il sonno, ma dando un qualcosa che accende l'anima.
La vita, a cui non si può facilmente rinunciare

Imperfetti, perfetti e semplicemente innamorati in un mondo che sputa su qualunque cosa brilli nell'oscurità.
Camminano mano nella mano, ripercorrendo con il sorriso il ricordo di quel giorno, del loro primo appuntamento.
Non c'è più l'ansia e il disagio di quel giorno, la timidezza nel sentire le dita di lui intrecciarsi a quelle di lei.
Sono cambiati, cresciuti, forse più maturi.

Eppure lui le ruba dei piccoli baci ridendo e lei arrossisce portandosi le mani sul viso per nascondersi.
Eppure lei sorride per ogni piccola cosa che vede e lui perde un battito ogni volta, portandosi una mano alla nuca nervoso trattenendo la voglia di baciarla e portarla via, in un posto nascosto e solo loro.

Sono cambiati, tutto è cambiato, ma certe cose rimangono sempre le stesse, per non dimenticare di amarsi sempre e comunque.

"Sai, quel giorno forse non avrei mai accettato se non fosse stato per kim."

Sorride Sara, con lo sguardo verso la grande gabbia dei pappagalli, seduta su una panchina vicino a Jek.
Kim è stata davvero l'artefice di tutto, più di quanto Sara pensa.

Perche lo zampino di Kim ha segnato la loro relazione molto prima, dal loro primissimo incontro, quando la corvina la difesa per poi metterlo alle strette.
Obbligandolo a riflettere, a chiedersi se Sara era davvero così importante per lui.

"Quella donna è sempre un passo davanti a tutti.
Anche quando pensi di averla fregata, lei ti guarda, sorride e tu capisci che è lei ad aver fregato te.
Ma comunque hai ragione, le devo davvero tanto."

Le accarezza la guancia, per poi darle un semplice bacio a stampo, solo uno, per poi godersi il suo sguardo imbarazzato.
Qualsiasi cosa accadrà, mai si dimenticherà di questo giorno, di quelli passati e di quelli che verranno, mai si dimenticheranno di amarsi.

E il piano è semplice  ripercorrere il loro primo appuntamento, come a festeggiare un meseanniversario, a modo loro.

Finita la gita nello zoo, risalgono in moto, pronto a ripercorrere la strada di ritorno, fermandosi nel parco e nel viale di negozi proprio come hanno fatto mesi fa prima di andare a cenare in quel locale.
Tutto deve essere semplicemente perfetto, forse più di allora e meno del loro prossimo appuntamento.

Sembra tutto così tranquillo, cosi bello come se fossero in una favola.
Ma loro non vivono in una fiaba e la realtà e crudele a risvegliare i loro sogni ad occhi aperti.

Nonostante la felicità e la serenità che Jek sente dentro, i suoi sensi sono sempre in allerta.
E notate che la macchina dietro di loro è la stessa che li segue da tre incroci.
Lo sguardo si sposta velocemente dalla strada allo specchietto retrovisore e quando vede una mano uscire dal finestrino di quella macchina, armata di pistola, l'allarme è ormai un concerto che esplode nella testa.

"Tieniti forti."

Le urla, ringraziando il collegamento bluetooth nei caschi.
Sara veloce si stringe più forte a lui, urlando quando la moto si piega totalmente verso la destra mentre alcuni proiettili per poco non li sfiorano.

"Jek."

Grida Sara, stringendosi a lui e tenendo gli occhi chiusi mentre sente la moto accelerare sempre di più, sballottata a destra e sinistra mentre le orecchie sono assordate dal rumore di clacson e proiettili.
Jek è completamente nel panico, con la mente concentrata a portarla in salvo, a salvarla da qualsiasi cosa stia succedendo all'improvviso.
Guarda a zig zag per non essere un facile bersaglio, ma stanno percorrendo un rettilineo che non da possibilità di nascondersi.

E Sara, con la mano sul petto di lui, sente il suo cuore pulsare improvviso, impadronirsi nel suo corpo che trema per paura.
Paura di perdere di lei, di averla condannata a essere ferita senza poterla salvare.

"Vuoi essere per tutta la vita la donzella da salvare?"

Quante volte Kim gliela ripetuto, quanto aveva ragione.
E stanca di essere un peso, di essere la giusta preda da usare per tirare in trappola le persone che ama.
Essere sempre sassi nelle tasche delle persone che ama e che cercano di non affogare mentre è proprio lei a tirarli giù.

Vosi, chiude gli occhi, lunghi respiri, cercando di ragionare lucidamente, come le ha insegnato lei.
Come deve essere se vuole stare al fianco dell'uomo che ama.

Spalanca gli occhi, sentendo l'adrenalina di cui tanto parla Kim, scorrere a una velocità assurda nelle sue vene.
Infila la mano nella giacca di Jek, afferrando quello che riconosce essere il gambo di una pistola e la sfila dalla tasca di lui.

Con la mano libera impegnata a stringersi a lui, punta l'arma come può verso la macchina che li insegue, sparando tre precisi colpi, come le ha insegnato kim.
Sorridendo quando sente il rumore della macchina sbandare e il forte rumore di qualcosa che sbatte contro un'altra macchina, ma la felicità dura pochi minuti che subito i proiettili tornano a mirare su di loro.

La macchina che è finita contro un'altra parcheggiata, viene velocemente sostituita da altre due che non sembrano voler mollare.
Jek è ancora sorpreso dalla iniziativa di Sara ma capisce anche che la bionda non è più la bambina di molti mesi fa.

"Devi metterti davanti a me, aiutami ok?"

Le urla Jek, muovendosi solo quando la sente annuire.
E l'unico piano possibile, deve fidarsi di lei, della donna che è diventata.
Le afferra la coscia, portandola sulla propria, piega la moto di scatto sul lato per aiutarla grazie alla forza di gravità e il resto è solo l'istinto di Sara e le ore passate in palestra che la spingono a muoversi velocemente ritrovandosi, non sa nemmeno lei come, seduta sul bacino di lui con la schiena rivolta al manubrio e la testa sulla spalla di lui.

"Forza piccola, falli neri."

Le urla sorridente Jek, cercando di nascondere la tensione, rimanendo concentrato sulla strada.
Sara annuisce, tornando con l'attenzione sulle due macchine e sparando come può.
La sua mira non è precisa e formidabile, ma almeno rallenta le due macchine dietro e i proiettili che mirano su di loro.

"Ma quelli...
Sono Sara e Jek."

Sussurra Kessie alzandosi dalla panchina per poi seguire Carter che senza farsi troppe domande sta già correndo verso bilocale dove ha lasciato la macchina, mentre si porta nervoso il telefono all'orecchio.
Per fortuna, passa un solo squillo prima che riceva risposta.

"Jek, che cazzo succede?"

Urla al telefono, mentre sale in macchina e vede Kessie fare lo stesso.
Vorrebbe dire alla sorella di andarsene, ma lei tranquilla si mette comoda, facendogli segno di muoversi.
Non sembra intenzionata a stare al sicuro e a farsi i cazzi suoi, kim ha avuto sicuramente una cattiva influenza su di loro.

"A saperlo, te lo direi cazzone.
Ce li siamo trovati attaccati al culo, peggio delle zecche.
Li sto portando al porto.'

Per fortuna Jek si è ripreso velocemente dallo stato di panico e il piano che ha in testa non è male, tirarli al centro di una trappola e carte l'ha solo anticipato chiamandolo.

Sara stretto a lui continua a sparare, ascoltando anche lei la chiamata in corso, ma con il cuore a un battito troppo elevato per rispondere o per avere un pensiero diverso dal continuare a sparare.

"Perfetto, arriviamo."

La macchina in moto e kessie si ritrova appiattita al sedile per la velocità improvvisa della macchina.
Ma dura pochi secondi, dopodiché si ritrova a lottare contro la forza centrifuga e senza che Carter le dica nulla inizia a premere i pulsanti sullo schermo della radio, avviando la chiamata con Cam, il primo che gli è venuto in mente.
Inutile negare di capire perché proprio lui.

"Ei cazzone, risolto con la mia donna?"

Risponde sorridente Cam, ignaro che Carter abbia la vena sul collo a pulsare impazzita e il respiro accelerato.
Sente addosso una strana sensazione, come un coltello che gli graffia la pelle prima di ferirlo.
Questa situazione non gli piace, non gli piace per nulla.

"Amore, smettila di dire cazzate e ascoltami bene."

E Kessie a spiegare la situazione, dicendogli di chiamare anche gli altri.
Della ragazzina fragile non c'è più traccia e nella voce di lei c'è solo sicurezza e una briciola di preoccupazione.
Continua tranquilla a spiegare il piano a cam, per poi chiudere la chiamata e aprire il porta oggetti per tirare fuori le due pistole di cui una la passa a Carter.

E quando lui la prende guardandola interrogativa su come sapesse cosa fare, lei arrossisce mostrando un po della tua timidezza che è sopravvissuta al cambiamento del tempo.

"Kim mi ha sempre detto che se dovesse mai succedere qualcosa, tutte le macchine hanno almeno un arma nel porta oggetti e di usare la radio della macchina per comunicare."

Carter a questo punto si sente un po' scemo ad averle fatto questa muta domanda, poiché era scontato che kim avesse ben addestrato le sue ragazze.
E il pensiero alla corvina, lo porta a fare il suo numero al telefonino, mentre Kessie sta chiamando usando la radio Alex.

Il telefono di kim risulta occupato ed è scontato pensare che sia in chiamata con Cam per la stessa situazione.
Cosi mette via il telefono, concentrandosi sulla voce di Alex che risponde alla chiamata.

"Cazzo Alex, muoviti.
Muoviti cazzo."

Gli urla di scatto Carter, vedendo davanti a se le macchine che sono diventate tre, seguire Jek e quest'ultimo muoversi con difficoltà sulla strada struccevole che porta al porto.
E Kessie che cerca di spiegare la situazione, mentre Carter cerca disperatamente di superare le tre macchine per mettersi tra esse e Jek.

"Arrivo subito."

Alex si alza dal pavimento, correndo al piano di sotto, cercando con lo sguardo Kim non trovandola però da nessuna parte.
Arrivando alla conclusione che sentendo che Sara è in pericolo, sarà corsa di fretta per andare a salvarla.

Afferra chiavi e pistola, correndo verso la macchina per la prima volta senza voltarsi con lo sguardo verso la finestra di Gemma.
Questa volta è un lusso che non si può permettere, la sua famiglia è in pericolo e può solo correre da loro per aiutarli.

Ma comunque, questa storia fa acqua da tutte le parti, ma non hanno il tempo di capire perché puzza tanto.

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