capitolo 22 e colpa tua
Kim avrebbe potuto mandare qualcun altro, oppure costringere Cam ad occuparsene.
E invece non la fatto, perciò non ha diritto di lamentarsi anche se ne ha tanta voglia.
Si limita a sbuffare, sentendosi un taxi, avendo persino l'animo scorbutico dell'autista, fermandosi ogni giorni minuti per poi aspettare venti minuti in macchina ad ogni sosta.
La prima commissione è stata la consegna della tesina all'istituto e Kim pensava che sarebbe finita la, decisamente pensava male.
Dopo la consegna c'è stata la lavanderia, la biblioteca ed ora sbuffa aspettando che escano da un negozio alimentare.
Pregando il cielo che sia l'ultima fermata.
"E anche questa è fatta, ora dobbiamo solo portare i vassoi a Carmen.
E poi..."
Sospirano le ragazze salendo in macchina, senza notare lo sguardo di Kim che sta arrivando all'esasperazione.
Appena tutti gli sportelli sono chiusi, Kim fa un accellerata per poi frenare di colpo, facendo prendere un piccolo colpo in testa alle ragazze contro il poggiacapo.
Il messaggio arriva limpido e forte, tanto che il viso delle ragazze si colora di porpora mentre si accarezzano la nuca indolenzita dal colpo.
"E poi abbiamo finito, abbiamo sicuramente finito."
Alza la voce Mary per essere sicura che Kim la sente, tra i risolini delle due amiche e i soliti versi di sbuffo della corvina.
Ma almeno ora è Chiara la sua voglia di tornare a casa, il primo possibile.
Sara seduta al suo fianco preme i pulsanti della radio, insieme a Mary che affacciata dai sedili posteriori litiga per cambiare canzone.
Perciò la rossa continua a premere alcuni pulsanti mentre la bionda ne preme altri.
Con il risultato di un miscuglio di suoni che da l'emicrania.
Kim, con molta calma, spegne la radio con un tocco inquietante.
E quando le due ragazze provano a ribattere, si ritrovano lo sguardo nervoso di Kim addosso, i suoi occhi possono sembrare due vulcani pronti ad esplodere e la sua bocca e una linea dritta che può diventare un morso appena qualcuno osa avvicinarsi.
Le ragazze stringono le labbra costringendosi al silenzio, tornando composte al loro posto.
Direi che per stamani hanno tirato abbastanza la corda meglio non rischiare che Kim si incazzi davvero.
Cosi, in assoluto silenzio, per fortuna vorrebbe aggiungere Kim, dopo un quarto d'ora la macchina si ferma davanti a casa di Carmen.
Questa piccola dimora dove il tempo sembra non avere controllo, lasciandola in un lup continuo di bambini che ridono e la musica che si diffonde fino al vicinato.
La sensazione di essere a casa, il calore che possono emanare le mura, un benessere secondo solo a villa Queen, la loro dimora.
Le ragazze scendono dalla macchina, senza fare caso a kim che invece rimane comoda seduta, ad accendersi una sigaretta tra le labbra.
Sicure che non le seguirà, preferendo aspettarle in macchina.
Appena arrivano davanti alla porta, le nocche non arrivano nemmeno a sfiorare il legno che il portone si spalanca e le tre ragazze vengono risucchiate nell'abbraccio di Carmen.
"Le mie bambine, che bello vedervi."
La purezza del.cuore di Carmen sarà sempre un mistero per il mondo.
È bastato poco alle ragazze per entrare nelle sue grazie, è bastato rendere felice i suoi bambini per farle diventare parte della famiglia.
"E Kim che ci fa in macchina?
Ha paura che gliela rubano?"
Anche verso Kim è nato un legame, molto diverso da quello che ha con le ragazze e i ragazzi.
Kim semplicemente è la donna di casa, colei grazie alla quale tutto è cambiato, grazie alla quale Carmen ha ritrovato i suoi bambini.
Sara sorride per la pseudo battuta, amcje perché nessuno oserebbe anche solo sfiorare la macchina di Kim, pronta a spiegarle che sono di fretta.
Ma Carmen non le dà minimamente ascolto, sorpassandole senza lasciare il porticato.
"Kim, ho fatto la torta alle gocce di cioccolato.
E ancora calda, calda, appena uscita dal forno."
Sara e le altre negano con il capo, convinte che Kim nemmeno le rispondera.
E invece, rimangono a bocca aperta quando la vedono scendere e camminare con in sotto fondo il clic della macchina che viene chiusa.
Supera le quattro donne davanti casa senza dare spiegazioni, incamminandosi a passo veloce verso la cucina guidata dall'odore di cioccolato e vaniglia.
"Uomo o donna, non fa differenza, saprò sempre prendere per la gola il capo del Bronx."
Soghigna Carmen, raggiungendo la the Queen in cucina, lasciando alle ragazze il tempo di riprendersi per poi scoppiare a ridere.
Nessun giorno sarà mai privo di sorprese.
Insomma, dieci minuti dopo si trovano seduti al tavolo a chiacchierare, tranne Kim che lentamente e in silenzio si gode ogni boccone della deliziosa torta.
"E per il resto, come vanno le cose?"
Chiede Carmen un po in generale, anche se la sua espressione preoccupata vorrebbe dire tanto altro.
Cam e Jek le hanno spiegato la situazione anche se vedere un paio di uomini davanti a casa sua a fare da guardia, era già un bell'indizio.
"Bene, oggi abbiamo anche consegnato la tesina per l'esame, perciò va tutto bene."
Cerca di alleggerire la tensione Kessie, ignara dello sguardo perso nel vuoto di Sara.
Va tutto bene?
Va tutto bene, così si dice ogni giorno, eppure non tutto va bene.
Perche sorride, si concentra sullo studio, ma è un continuo tremare ogni volta che i ragazzi devono scappare di notte perché Josh gli crea problemi.
Va tutto bene?
Perché non dovrebbe andare bene, infondo le persone che ama sono ancora vive, dovrebbe bastargli.
Va tutto bene, ma non tutto.
E Kim la osserva, vede il labbro stretto tra i denti segno delle tante parole che si trattiene dal dire.
E vede le mani giocare con l'orlo della maglia, a sfogare il bisogno di stringere qualcuno a se.
E i suoi occhi azzurri come il cielo ora persi a navigare in un orizzonte troppo lontano, rischiando di perdersi.
"Vado a fumarmi una sigaretta.
Sara vieni con me."
Ed è doloroso risvegliarsi dai suoi pensieri, la voce preoccupata di lei la fa cadere dalle nuvole e persino le altre donne nella stanza si rendono conto che non va tutto bene.
Che non può andare tutto bene.
Le due donne escono un giardino, sole ma insieme in uno spazio riservato solo a loro.
Il sole di mezzogiorno riscalda le ossa indebolite dall'inverno rigido e il respiro torna a scorrere nei polmoni, mentre kim invece respira nicotina, catrame e preoccupazione.
"Che succede bionda?
Non ce la fai più?"
Mai stata di tante parole, arriva al punto e colpisce a volte senza averne il permesso.
Sono giorni che vede la biondina pensierosa e ansiosa, esattamente dalla notte in cui hanno affrontato Stone.
Ma si è detta che è normale, che un angelo si sente soffocare dallo zolfo.
Che chi ha il bene nel cuore, subisce il doppio dal male.
Che succede?
Non ce la fa più?
No, non ce la fa più, ma Kim per una volta non ha capito nulla.
"Perché mi dite tutti la stessa cosa, perché tutti pensate che io non possa starvi vicino, senza capire che è la vostra sfiducia in me a soffocarmi."
Esplode Sara, rilasciando finalmente il labbro trattenuto per troppo tempo tra i denti, liberandosi dal peso che sente dal petto.
Dovrebbe sentirsi in colpa, perché sta usando Kim come un sacco da box su cui sfogare i sentimenti che invece riversa su tutti e tutti.
"Restare a casa, con le mani giunte a pregare di vedervi tornare sani e salvi, stringendo tra le mani una cassetta del pronto soccorso pronta a curare le nuove ferite.
Quando invece vorrei essere lì, a combattere al vostro fianco."
Quante notti passate a vedere Kim uscire di corsa di casa, oppure Jek lasciare il loro letto senza dare spiegazioni.
Continuando a dire che va tutto bene, che non è successo niente di grave.
"E tremare, nell'attesa che questa maledetta guerra finisca, ma tremare all'idea che finisca.
E come finirà?
Chi vincerà, chi perderà ed io cosa potrò fare per aiutarvi?
Rimanere a tremare, aspettando ed avendo paura che tutto finisca."
Kim la lascia parlare, piegando il capo osserva il suo viso arrossato, le lacrime a rigarle le guance e il respiro trattenuto in gola.
La lascia sfogarsi, anche se non tutto quello che dice ha un senso logico, lascia che i suoi pensieri vengano fuori anche se in disordine.
A creare il puzzle dei suoi pensieri ci penserà dopo.
"E se finirà presto, cosa accadrà dopo?
Avro un amico perso da piangere, oppure tutto tornerà come prima?
I ragazzi torneranno ognuno alle loro vite, svuotando la nostra casa, non avendo più bisogno di essere una famiglia.
E le cose non dette e le cose non fatte?
Ci sono tanti discorsi da fare, tante cose che io voglio fare prima che tutto finisca, tante cose che vorrei aiutare a risolvere prima che tutto finisca."
Nella testa di Sara, finire questa guerra vincenti o perdenti, vuol dire la fine del tutto.
Alex e Carter non avranno più motivo di convivere nella stessa gang e allora tutti torneranno nella loro casa, svuotando villa Queen.
Forse anche le ragazze andranno via, perché non avranno più bisogno di protezione.
Andranno via, senza aver risolto con i loro demoni.
E Kim?
Tornerà la stessa di prima?
Tornerà a essere un animale notturno che spinge sulla vita con fare e incontri?
"Tutto finirà, rimarrò a tremare mentre ognuno riprende la sua strada.
E kessie non avrà mai più occasione di risolvere con Carter.
E Alex si dimenticherà dei passi in avanti fatti con te e il tuo ragazzo.
E le due gang torneranno ad odiarsi.
E io non passerò più la notte abbracciata a jek cercando di trovare il coraggio di dirgli ti amo.
E tu tornerai a essere indifferente al silenzio.
E...."
Ma Kim è decisamente stanca, ha sentito troppe cazzate uscire dalla bocca della biondina, alcune insensate e dettate solo dalla pura.
"E basta così."
Alza la voce, fermando il monologo della biondina.
La sigaretta è ormai una cicca che finisce sotto il piede mentre si avvicina a lei posando la fronte sulla sua.
Con le dita le asciuga le lacrime che non hanno diritto di essere su questo viso.
E prima ancora di dire qualcosa la tira a se, abbracciandola.
Le lascia il tempo di riprendere respiro mentre singhiozza sul suo petto, la lascia sfogare attraverso le lacrime e le mani che stringono la stoffa della giacca posata sulla schiena della corvina.
La stringe a se, come avrebbe dovuto forse fare giorni fa, invece di lasciarla affogare nei suoi dubbi.
La troppa libertà, a volte fa male, a volte fa perdere la strada di casa e dei dolci pensieri.
"Nulla più tornerà come prima.
Per quanto io vorrei che tornasse la solitudine e il silenzio, nulla tornerà come prima.
È la colpa è solo tua."
Sara sconvolta dall'ultima frase, spalanca gli occhi, abbandonando il petto di Kim per alzare il viso verso la maggiore.
Una frase a doppia lama che dovrebbe ferire, ma Kim non sembra arrabbiata, anzi i suoi occhi di ghiaccio brillano come rugiada al mattino.
E un sorriso appena accentuato sfiora la sua bocca in genere piegata in una smorfia.
"È colpa tua, perché un giorno hai deciso di sorridermi.
È colpa tua, perché hai trasformato la nostra abitazione, un semplice edificio dove vivere, in una casa per tutti noi.
È colpa tua, perché hai deciso di voler bene a tutti noi, cosi facendo salvandoci un po dai nostri demoni.
È colpa tua, perché sei diventata, insieme alle ragazze, il porto sicuro dove tornare per tutti noi.
Per colpa tua, nulla tornerà come prima."
Una persona, può davvero cambiare il mondo?
Un sorriso può davvero salvare una vita?
Fino ad oggi Sara non l'ha mai vista così e persino sorride ironica allontanandosi di qualche passo da lei.
"È colpa mia se hai accettato il ricatto di Stendhal.
E sono il continuo pensiero di proteggermi a tenerti sveglia la notte, a spingerti in scontri a fuoco rischiosi solo perché io sono un peso che ti tieni legata alla caviglia.
Dovresti essere tu a non farcela più a rischiare la tua vita per me."
Ma Kim invece di annuire o arrabbiarsi, scoppia a ridere riprendendo quei passi che Sara a creato per allontanarsi.
"Io rischio la vita per te, ma se non fosse per te io una vita non l'avrei.
Non ho ceduto al ricatto di Stendhal, io ho ceduto all'amore.
All'amore che tu mi hai riacceso dentro."
Le lacrime cadono ancora sulle guance rosee di Sara, a chiedersi quando le finirà, quando avrà la forza di smettere di piangere.
E guarda Kim davanti a lei, ripetendo bellamente le Sue parole, non capendole fino in fondo.
La mano di Kim torna sulla sua guancia, alleviandola dal dolore e dai dubbi, come potrebbe fare solo un gesto fraterno o persino materno.
"Avere qualcosa per cui lottare, non ci rende debole.
È non avete più forza di vivere, limitarsi a sopravvivere, che ci rende vuoti e deboli.
Tutti noi, prima di conoscerti, prima di creare questa famiglia, per quanto strana e discutibile, ci limitavano a sopravvivere un giorno in più.
Invece per colpa tua, ora abbiamo una vita, un amore, delle amicizie, uno scopo per cui combattere."
Entrambe le mani di Kim si posano sulle guance di Sara, avvicinandosi a se il più possibile, stringendo il tatto sulla pelle di lei come a volerla strappare dai suoi insani pensieri e farle leggere la sua mente.
Avvicinandola a se sempre di più, un respiro di distanza mentre tornano fronte su fronte.
"Cazzo Sara, prima di incontrarti io ero morta, mentre stamattina ho detto a Carter che lo amo.
Come cazzo fai a dire che sei un peso?
Come è possibile che tutto torni come prima?"
Parla con rabbia Kim stringendo i denti, come se la stesse gridando quando invece ancora una volta le sta spalancando il cuore.
Sara non avrebbe mai pensato di aver fatto così tanto, di essere stata così tanto senza fare nulla.
"E per quanto riguarda le cose non dette e non fatte, fan culo Sara ti giuro che tutto avrà il suo tempo.
Perche per colpa tua nulla tornerà come prima, potrà solo cambiare ancora e crescere giorno dopo giorno."
Tutto ciò che hanno creato, in cui credono, per cui lottano, non dipende più da loro o dal loro volere.
E un seme ben impiantato nel cuore di tutti loro con radici che non posso essere sradicate.
"E non so dirti chi vincerà questa guerra, se sarà l'ultima guerra, se la ferita alla spalla sarà l'ultima che mi hai curato.
Ma posso dirti che finché lotto è perché ho qualcosa per cui lottare, è perché sono viva cazzo.
E questo vale per tutti noi ed è tutta colpa tua."
Maledetto sia il senso di colpa e invece Sara sorride perché Kim non le poteva dare colpa più dolce.
Ancora vicine, si lancia tra le braccia della sorella, perché non ce più nulla da dire, per ogni dubbio è diventato fumo che la sfiora e scompare.
E Kim la stringe a se, come se fosse per l'ultima volta, a imprimersi sulla pelle le sue lacrime, le sue paure, il suo amore.
E forse questa guerra sarà l'ultima guerra e cadrà in una lotta per ciò che si ama.
Ma cadrà con gli occhi chiusi, senza parlare e con un sorriso sulle labbra.
Perché per colpa di Sara, per colpa delle persone che ama, sfiorerà la morte o forse la prenderà per mano, ma con l'anima salva e ancora viva.
Rimangono eterni minuti, stretti in un abbraccio che profuma di ultime volte, come il bacio dato a Carter, come i ti amo, come le colpe date per essere stati amati.
Dimenticando chi erano prima di incontrarsi e chiedendosi che senso aveva vivere senza tremare.
E Kim la allontana leggermente da se, asciungandole le lacrime e sorridendole, felice di vedere nei suoi occhi il cielo tornato sereno e luminoso.
Come è giusto che sia, perché è colpa del cielo nei suoi occhi se Kim ha salvato la propria anima all'inferno.
"Va dentro e avvisa quelle ficcanaso che ci stanno spiando dalla finestra, che è ora di andare.
E fatti dare un pezzo di torta da Carmen, mi raccomando abbondante"
Sara scoppia a ridere, per poi annuire sollevata.
Ora la realtà non le fa più paura, sente che kim ha ragione e che nonostante tutto nulla tornerà come prima.
E benedetta dia la colpa che Kim le attribuisce.
Con il cuore più leggero, la lascia in giardino correndo felice verso la porta che da alla cucina.
Kim la osserva con attenzione e appena la vede fuori dalla sua portata si porta il telefoni all'orecchio, tenendolo tra la spalla e la guancia mentre con le mani si porta una sigaretta alla bocca.
"Dimmi tutto Kim."
Gli risponde Jek dall'altra parte della cornetta, con tono molto preoccupato.
In genere kim comunica con messaggi brevi e conicisi e il fatto che l'abbia chiamato lo ha subito messo in allerta, soprattutto sapendo che è insieme alle ragazze.
Lo stesso pensiero deve aver sfiorato la mente di Cam, poiché di sotto fondo lo si sente chiedere spiegazioni e se le ragazze stanno bene.
"Di a quell'impiccione di tacere, mi sta facendo venire l'emicrania.
E quando finalmente starà zitto, digli che oggi avete la giornata libera.
E questo vale per lui, per te e per tutti gli altri, oggi niente affari."
Nel prova a controbattere, nella loro situazione non gli sembra il caso di prendersi una vacanza.
Josh li sta mettendo in difficoltà, ogni giorno ce un suo uomo che prova ad entrare nei loro affari.
Non gli sembra il caso di fermarsi ora, ma la the Queen non ama essere contraddetta.
"Non è un consiglio Jek, è un ordine.
Gli affari sono importanti, ma la famiglia va sopra ogni cosa ed ora la famiglia ha bisogno."
Jek ingoia a vuoto, annuendo di istinto nonostante sappia che kim non lo possa vedere.
La famiglia sopra ogni cosa e qualcosa gli dice che la sua biondina c'entra qualcosa e non ha nulla da ridire, niente per controbattere.
"Bene, detto ciò, passami Cam mi deve un favore ed io sono pronta a intascarlo."
Perché è vero, nulla tornerà più come prima e forse questa guerra finirà con il suo sangue, ma almeno può spingere il destino ad accelerare, spingendo la mano sulle cose ancora da dire e da fare.
Ed è tutta colpa di Sara, ma è il momento di condividere anche se solo in parte il senso di colpa...
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