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capitolo 13 ritrovarsi nei passi del passato

In villa Queen, la tensione non è mai stata così alta.
Con il suo ultimo respiro, Aspry ha innescato nella mente di Kim immagini che le tolgono il sonno e la fame.
Continua a rivedere i suoi ragazzi massacrati e le ragazze violentate senza pietà, visioni che la rendono nervosa e iperprotettiva.

Il suo stato di allerta non è per nulla velato e i ragazzi cercano in tutti i modo di appoggiarla, cercando di non darle pensieri più e eseguendo senza mai contraddirla.
Alex e Carter hanno spiegato a tutti loro cosa è successo e le parole dello stronzo, perciò è piu che comprensibile il comportamento di Kim.

Ha rinunciato a qualsiasi impegno che la porti fuori casa, dormendo con l'arma sotto il cuscino e un occhi sempre aperto.
A ordinato a Simon e a Massi di avere sempre sotto controllo il sistema di sicurezza, con il risultato che i due si danno il cambio ogni 12 ore per non lasciare mai la postazione.
E a persino convinto, con una dolcezza che usa solo con loro, le ragazze a non uscire se non per assoluta necessità.

Cam ha storto il naso quando la sentita parlare dolce e paziente con le ragazze, mentre con loro si limita a ringhiare ordini e a tirare scappellotti sulla nuca, sopratutto a lui.
Ma d'altra parte si sente molto più tranquillo, per quanto riguarda Kessie.
Ha una completa fiducia verso Kim e sa che la sua ragazza finché vivrà sotto il tetto della The Queen, sarà al sicuro.
E lo stesso vale per Jek.

Carter invece, non sa cosa fare, sentendosi le mani legate dietro alla schiena.
La guarda muoversi come un aninale selvatico in gabbia, pronta ad azzannare chiunque possa credere un nemico.
La notte passa spesso con la macchina davanti alla villa, trovando quasi sempre la luce della cucina accesa e vedendo la sua sagoma muoversi irrequieta cantine indietro.
Riesce a dormire un paio d'ore?
Mangia quando loro non ci sono?
Essendo che a tavola la vede giocare con il cibo, mangiandone la meta, con la mente chissà dove.

"Che situazione di merda."

Sbuffa Alex al suo fianco, riferendosi sicuramente al quadro generale di tutta sta storia del cazzo.
Si ritrovano soli nella stessa macchina a dover andare a incontrare un fornitore di armi trovato da Kim.

Ora, come Kim abbia trovato questo tizio, i due non ne hanno la minima idea.
Lei si è limitata a dire che ha trovato un tizio che può essere un buon aggancio per le armi e  di andarci a parlare subito.
I due non hanno fatto domande su come sia successo, ma hanno preferito lamentarsi di nonn voler andarci insieme e per poco Kim non li ha tirato la sedia addosso.

Senza giri di parole, gli ha detto chiaramente di non romperle le palle con i loro problemi da ragazzine.
E di muoversi in fretta, altrimenti avrebbe trovato lei il modo per farli scattare.
I due sono scappati, senza avere intenzione di scoprire quali sarebbero stati, anche perché conoscendo lei non sarebbero stati sicuramente modi gentili.

"E già e finché non prenderemo quel bastardo, non credo che cambierà."

Gli risponde Carter, girando per una stradina secondaria che li porterà a destinazione, un piccolo ristorante a tema famigliare poco lontano dal bronx.

La tensione tra i due e palpabile ma mai quanto il disagio.
Un tempo erano amici, parlavanondi tutto, rimanendo nottate intere a immaginare il loro futuro.
Da perfetti amici a perfetti sconosciuti in un battito di ciglia ed ora non resta che il disagio e l'amarezza.

Carter lo spia, indisturbato dato che Alex sta guardando fuori dal finestrino, chiedendosi come sia potuto succedere tutto questo.
Credeva davvero nell'uomo che siede vicino a lui, si fidava di lui, ma poi si ricorda di averlo visto a letto con la madre e stringe i pugni  sul volante sentendo la stessa rabbia che ha sentito quel giorno.

La madre non è mai stata una santa, Carter sa bene che anche quando il padre era ancora vivo lei si dilettava a saltare da un letto all'altro.
Ma Alex, era il suo migliore amico, cazzo, come ha potuto approfittarsi di lei?
Di sua madre cazzo.

Ferma la macchina davanti al locale e guardando l'orologio si rende conto di essere in anticipo di mezz'ora.
Di male in peggio e quindi cosa fare?
Rimanere in macchina sembra quasi una tortura, il disagio gli sta chiudendo la gola.
Vorrebbe solo scendere e scappare via, ma Alex lo ferma.

"Non te lo mai detto, ma mi dispiace per quello che è successo."

Ed è una bomba che esplode, la certezza che entrambi sentono lo stesso disagio e hanno gli stessi pensieri.

Chiusi in una macchina, possono scegliere di scappare o affrontare questa esplosione che ha distrutto la loro amicizia.
Si voltano uno verso l'altro, guardando gli uomini che sono diventati e forse ripensando ai loro stessi ragazzini.
Sono cresciuti, cambiati eppure sembrano gli stessi di allora ai loro occhi.

"Non voglio giustificarmi, ma forse è il momento di darti la mia versione.
Di dirti quello che non ho avuto il coraggio di dirti in questi anni."

Alex scende dalla macchina, avvicinandosi a una fontana con dei gradini, poco lontano dal locale.
E Carter, ancora in macchina, mentre lo guarda avvicinarsi agli scalini per sedersi, ha come un flash del passato.
Non è la prima volta che viene qui, con Alex.

E questo luogo che ha spronato Alex a parlare finalmente di questa storia, ricordandosi di quando i due insieme a Jek venivano qui da ragazzini a guardare le famiglie perfette entrare nel locale per maggiare in armonia.
Una pace che nelle loro case, nelle loro famiglie, non c'è mai stata.

Carter scende dalla macchina, osservandolo fumare una sigaretta mentre si porta la mano libera sulla nuca in una espressione di ansia e stanchezza.
Esattamente come faceva tanti anni fa, quando si incontravano qui e i due erano ancora amici.

Ricorda che l'ultima volta che si sono incontrati qui, Alex lo aveva chiamato di nascosto in piena notte, dicendogli di trovarsi al solito posto.
E quando lo aveva raggiunto, l'aveva trovato nella stessa posa, con un livido sul labbro e un occhio viola.

Era stato suo padre, non era la prima volta e come sempre Alex era uscito di nascosto da casa per incontrarsi con i suoi migliori amici qui.
Anche Carter e Jek vivevano la stessa situazione e la soluzione per tutti e tre era la stessa.
Trovarsi qui, fumare una sigaretta e spiare in silenzio le famiglie felici vivere la normalità, magari immaginando di avere anche loro una vita normale.

"Era da anni che non venivo qui."

Sussurra Alex, sentendo l'ex migliore amico sedersi vicino a lui.
E come rivedere loro due da ragazzini, Alex si volta verso di lui e lo vede più giovane di dieci anni con i jeans strappati, il sopracciglio spaccato e quel sorrisetto presuntuoso sulle labbra.
E lo stesso vale per Carter, Alex ai suoi occhi non ha un completo blu, con camicia di seta e gemelli d'oro ai polsi.
Ma ha la solita maglia nera con un teschio disegnato sopra e il pantalone di una tuta, con il labbro spaccato e il suo stesso sorriso.
Erano così simili a quei tempi , come in realtà lo sono anche ad oggi.

"Gia, anche io.
Lultima volta che sono stato qui, tuo padre ti aveva beccato a rubargli un sigaro dalla sua collezione pregiata.
E invece del sicuro, eri riuscito ad avere solo un labbro spaccato."

Entrambi ridono, ricordando che il giorno dopo si sono vendicati rubando le migliori bottiglie di whisky dei loro padri, quella volta senza essere beccati.

L'atmosfera si è stranamente calmata, ma purtroppo Alex non vuole più tornare indietro.
Ricorda le parole che gli ha detto Kim qualche giorno prima, quando si era rifiutato di andare a una consegna con Carter.

"Vi credete due leoni e invece siete due conigli terrorizzati dall'idea di affrontarvi.
Sarebbe ora di tirare fuori le palle Alex."

Kim ha ragione, ha sempre ragione quella donna testarda e schietta.
È il momento di chiarire una volta per tutte, sopratutto ora che dovranno lavorare spalla a spalla, ma anche perché ha bisogno di togliersi questo peso dal petto,
Poi sarà Carter a decidere cosa fare.

Cosi, dopo un lungo sospiro e aver acceso la seconda sigaretta, comincia a parlare senza pensarci, tirando fuori tutto ciò che tratteneva dentro da anni.

Gli racconta della prima donna che lo ha avvicinato, invitandolo a provare dell'erba di qualità, per poi sentirsi stordito e quasi imponente mentre la donna lo baciava e toccava, completamente stordito dall'alcol e la droga.

Gli racconta di come lui le avesse detto che non poteva, che era la madre del suo migliore amico e di come lei gli avesse sorriso sorriso dicendogli che non gli avrebbe detto nulla se Alex avesse fatto il bravo bambino.

"Qualche giorno dopo mi ha invitato da lei, con la scusa di avere bisogno di un aiuto per il giardino e non so come siamo finiti a letto."

Carter degrigna i denti, stringendo i pugni fino a sentirli duolerli.
Vorrebbe colpirlo in faccia e andare via, ma poi lo guarda negli occhi e non sa perché gli da una possibilità di continuare a parlare.

"Hai tratto le tue conclusioni e hai iniziato la guerra.
Tanto sangue per una incomprensione....
...E sempre meglio sentire più campane"

Perche nella mente gli tornano queste parole, le stesse che Kim gli ha detto quella notte e quella donna ne sa sicuramente una più del diavolo.
Percio trattiene il respiro, facendogli segno di continuare senza parlare.

"Io non so dirti perché lo fatto, non era mia intenzione tradirti.
Ma lei mi faceva sentire bene ma anche succube di se.
Sembrava così giusto e naturale fare quello che facevamo.
Poi a un certo punto, ho perso persino la capacità di ragionare da solo."

Gli racconta di come si sentisse manipolato e ossessionato da lei.
Del fatto che avesse chiuso con tutti, che si rifiutava anche di mangiare per lei, di come si facesse umiliare e usare da lei, senza rendersene conto.

Gli racconta dei festini di droga, tirando fuori dettagli umiliante che con Kim si è risparmiato.
E Carter man mano che parla, sente la rabbia diventare pena.
Perche purtroppo sa quanto la madre sia eccentrica e sa che Alex non è stato il primo.

"E quando ci hai scoperto, continuava a dirmi che non era colpa mia.
Che tu non potevi capire cosa c'era tra di noi e che non avevo bisogno di amici perché avevo lei."

E ride quasi isterico Alex, perché ad oggi queste parole gli sembrano così assurde e senza senso.
Eppure sa che a quei tempi ci credeva davvero, era più semplice lasciare che lei gestisse la sua vita, quasi liberatorio.

Ma ad oggi sa che era una libertà che in realtà lo stava consumando e legando a sé senza possibilità di respirare se non era lei a volerlo.

"E io pensavo che avesse ragione.
Ero completamente esueffato da lei, tanto da eliminare dalla mia vita tutto il resto se non lei.
Non so nemmeno come posso descriverti come mi sentivo, tanto che solo tempo dopo mi sono reso conto del torto che ti ho fatto."

Pian piano le mani di Carter si rilassano, leggendo negli occhi dell'altro una fragilità e una confusione che non ha mai visto in lui.
Nemmeno quando il padre lo massacrava di botte, lo ha mai visto tanto debole e vulnerabile.

E si riaccende una fiamma dentro di lui, quella piccola scintilla che ricorda la loro amicizie e tutte quelle volte che si sono spalleggiati da piccoli.
Ed ora sembra proprio come allora, che Alex silenziosamente gli stia chiedendo di aiutarlo.

Ma non sa cosa fare, non sa più a cosa credere.
Anni passati ad odiarlo e ora lo vede come una vittima come lo è lui.

"Se non fosse stato per Jek che mi ha strappato via da quella relazione tossica, non so dove sarei ora."

E stato come disintossicarsi, Carter lo sente che è così, lo vede nei suoi occhi quanto è stato difficile e doloroso.
Ed istintivo appoggiargli una mano sulla spalla, il primo contatto fisico da quando si sono rincontrati ed è strano che non gli crea nessun fastidio, come invece credeva che sarebbe stato.

E Alex torna a respirare, questo piccolo contatto gli sta come togliendo un peso sul petto, finalmente si sente libero di poterlo guardare in faccia nonostante sappia che lultima parola aspetta a lui.

Carter ha il diritto di decidere cosa fare, se credergli, perdonarlo oppure no.

"Ora so la verità e avresti dovuto dirmelo prima."

Forse se avesse saputo tutto ciò molto tempo fa, molte cose sarebbero andate diversamente.
La rabbia non gli avrebbe consumato il fegato per anni e forse sarebbero tornati amici.

Ma sono troppi i se e magari non sarebbe cambiato nulla.
Non lo sapranno mai.
Ma resta il fatto che ora, seduti su questi scalini, gli sembra di essere tornati quelli che erano un tempo, con qualche anno in più insieme a molti errori.

"Non posso dirti che ti perdono.
Per anni siamo stati amici e poi per tanti altri nemici, ora non so.
Ma, forse con il tempo, capirò se ti odio ancora o se ti considero solo uno stronzo."

L'ultima frase la dice con un sorriso, contagiando Alex in una risata liberatoria.
Non lo sta perdonando ufficialmente, ma è già un passo in avanti.
Non sarà facile, hanno molta strada da percorrere ma almeno ora non hanno un ostacolo davanti.

O meglio, un piccolo ostacolo ancora c'è e Alex ora più che mai si sente pronto a sorpassarlo, anche se gli costa un po.

"So che ci tieni davvero a Kim e che lei tiene a te.
Non ho diritto di chiederti nulla, ma...
Non fare i miei stessi errori, non arrenderti con lei."

È una specie di benedizione?
Carter non lo sa, ma si ritrova a sorridere per la piega che questa situazione sta prendendo.
È assurdo, due uomini innamorati della stessa donna, che si ritrovano a parlare di lei.

Ma poi guarda Alex, è una domanda gli sorge spontanea.

"Sei ancora innamorato di lei?"

Non conosce la loro storia, come si sono conosciuti e quanto hanno condiviso.
Ma sa che hanno combattuto insieme e spesso li ha visti parlare con una certa confidenza.
Sa che per Alex, lei è importante e il sentimento è sicuramente reciproco.
Ma fino a che punto?

Alex sospira il fumo, pensando con calma alla domanda diretta.

"Credo di averla amata.
Kim ti sconvolge la vita, ti fa sentire insicuro su tutto enti fa mettere te stesso in discussione.
Ma stare con lei mi ha fatto scoprire emozioni che credevo inutili e impossibili."

Deve tanto a lei, gli ha aperto gli occhi nonostante i suoi modi freddi e così razionali.
Grazie a lei ha superato la storia con la madre di Carter e ha imparato cos'è davvero importante, la famiglia.

Essere fragili, sentirsi vulnerabili ti fa vedere il mondo con occhi nuovi.
Ed è così che si sente Alex, un uomo nuovo, con l'unico rimorso di non averla rispettata come doveva.

"Ma non credo di amarla ancora, la guardo è sento un legame con lei, ma non penso sia quello che senti tu.
Voglio proteggerla, le voglio bene, ma con lei ho capito che l'amore ha una marcia in più."

No, non la ama, perché altrimenti non si sentirebbe così tranquillo a saperla con Carter e invece, sente di essere felice se lei lo sarà.

Non è stata un fuoco di paglia, una scintilla che è durata al massimo fino all'alba.
Semplicemente si sono voluti bene e se ne vogliono ancora ora.
O almeno Alex spera che lei lo potrà perdonare e voglia ancora volergli bene.

La gelosia di Carter non è scomparsa del tutto, vederli  vicini gli darà fastidio per ancora molto tempo.
Ma vuole credergli e non vederlo come un possibile rivale.

"È complicato, lei è complicata e sopratutto ora sembra chiusa peggio di un riccio.
E hai ragione, Kim è un uragano che ti svolge la vita, ma io ci sto bene nella confusione che crea."

Perché gliene sta parlando?
Gino a mezz'ora fa voleva tirargli un pugno in faccia, mentre ora si sta aprendo a lui come se non fossero mai stati nemici.
Ma alla fine Victor Stendhal ha ragione, quella donna è un filo rosso che lega i due uomini, il punto di incontro tra i due.
Ed è ironico, perché fino a qualche giorno fa sembravano due lupi pronti a sbranarsi.

"Non mi arrenderò con lei, perché sento che è più di quello che sembra, sento che provo qualcosa di forte per lei."

E Alex ascoltando le sue parole e guardando i suoi occhi, ancora di più si convince che quello che prova per Kim non è amore.
Perché quel sentimento forte lo legge negli occhi di Carter, nella sua tenacia di starle vicino, quell'istinto che lui ha sempre barattato con una fuga.

Vede una macchina fermarsi poco lontano da loro e scendere da essa un uomo simile alla descrizione che Kim gli ha fornito.
Deve essere l'uomo che aspettavano.

Cosi butta via la sigaretta ormai consumata e posa una mano sulla spalla del ritrovato amico.

"Non sarà facile, ma sono sicuro che ne varrà la pena.
Se la vuoi, se la ami davvero, impara dai miei sbagli."

Detto ciò, si alza dallo scalino impolverato, pulendo i vestiti e sistemandosi la giacca, vedendo Carter al suo fianco fare lo stesso.
Si sorridono, con una strana scintilla negli occhi, per poi incamminarsi verso il locale.

Entrambi sentono il cuore molto più libero, perché Kim aveva ragione, l'odio è un virus che distrugge dentro e chi si ha vicino.
Serviva lei per farlo capire a due teste dure come loro e il destino andato il resto facendoli tornare in questo posto che credevano aver dimenticato per sempre.

Serve poco per ritrovare se stessi, basta ripercorrere i propri passi, risentire vecchie emozioni e posare la mano sulla spalla di un amico che si credeva di aver perso per sempre.

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