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Cap.6- Su un vassoio d'argento

La principessa si stronfinó gli occhi e si mise seduta osservando la lucertola finita per terra dolorante, per poi alzare lo sguardo verso il ragazzo.
"E tu chi diavolo sei?!" Chiese.
"Lui non parla." Rispose Giosch ancora un po' stordito. "Noi siamo venuti qui per..."
"Siete qui per riportarmi a casa?"
Il ragazzo si inchinó ai suoi piedi in segno di rispetto, facendo un cenno positivo con la testa. Ilean rise. "Lo hanno ammaestrato bene a questo qui!" Commentò. "Non essere così formale, puoi chiamarmi Ilean. O potresti, se parlassi." Rise nuovamente.
Lui la guardò male, rimettendosi in piedi.

"Comunque, spero che i miei genitori abbiano finalmente capito il loro errore e vorrei portare con noi anche Ketlin se non vi dispiace. Abbiamo stretto amicizia durante questi mesi ed è anche un'eccellente cuoca!" Parlò Ilean.
"Se ci tieni, tanto ci pagano comunque." Acconsentì Giosch.

Il guerriero intanto aveva la mente assorta. Ripensó agli istanti trascorsi prima di giungere al Rift, allo strano sbalzo di tempo e alla sorte di quegli uomini.

Decise che una volta tornato a Tsalej sarebbe stato piuttosto interessato a indagare sul motivo della maledizione che aveva colpito i principi e, magari, riuscire a trovare un modo per aiutarli.

"Molto bene, non c'è tempo da perdere!" Cosí dicendo la principessa tirò via il ragazzo per il colletto proprio nel pieno delle sue riflessioni e si apprestó a uscire dalla catapecchia. Sembrava non vedere l'ora.
"Aspetta, sai com'è, abbiamo viaggiato notte e giorno, vorremmo anche riposare..." Disse il lucertolone interrompendo l'euforia del momento.
"E cosa volete che me ne freghi dei vostri bisogni?!" Sbottó lei.
"Ma... lui doveva andare in bagno!" Aggiunse Giosch.
La ragazza li guardò entrambi e poi sbuffó. "Bah, inutili pezzenti! Dovevo salvarmi da sola!"

Giunse finalmente la strega, che aveva finito di cucinare.
"Ben sveglia Ilean, cara, lasciate che vi offra la mia specialità!"
Così dicendo portò in tavola un vassoio argenteo e, alzato il coperchio, mostrò un grosso e brutto rospo in salsa, con contorno di pezzi di vetro e blatte spiaccicate al momento.
"Sappiate che quando ho detto che è un'ottima cuoca, era una battuta." Sussurrò la principessa agli altri due, che fissavano il piatto nauseati.
"Il rospo è fresco fresco! L'ho preso che ancora nuotava!" Aggiunse Ketlin, fiera di sé.
Gli altri annuirono, fingendo di trovarlo invitante.
Non appena la strega tentò di tagliarlo, questo si mosse facendo versi deliranti.
"Oh mamma! Ma è vivo!" Esclamò Giosch allarmato.
"Nah, è normale, è solo un po' al sangue." Giustificó Ketlin.
Il rospo aprì gli occhi, balzando in piedi. Scosse il capo e fissò tutti i presenti gracidando.
"Un po' al sangue, diceva." Borbottó la lucertola.

"Mia adorata! Vi ho trovato, ordunque!" Annunció il brutto saltafossi, rivolgendosi a Ilean.
"Ora finalmente potremo sposarci!"
La ragazza lo guardava sbigottita. "Eh?" Fece.
"Ma certo, lasciate che mi presenti. Sono il principe Sesar, proveniente da..."
"Oh cielo, non di nuovo lui... Sopprimetelo!" Ordinò la principessa.
"No, no! Pietà!" Imploró il rospo.

"Ma come hai fatto a diventare un rospo?!" Chiese Giosch.
"Non ne ho idea, mio viscido amico pezzente." Rispose Sesar sconsolato.

"Gli altri principi lottavano fra loro per arrivare per primi, io invece scappai, da codardo. Pensavo di essere il primo a giungere alla gola, invece, quando arrivai c'era già qualcun altro. Cercava la principessa, Poi d'un tratto vide qualcosa. Un urlo agghiacciante. Poi nulla più, lo trovai morto.
Prima che potessi avvicinarmi, qualcosa mi spinse verso il basso. Svenni. Affogai nelle acque congelate della palude e, quando mi destai, ero già un rospo."

Il racconto non quadrava al giovane avventuriero. Sembrava non fosse poi una semplice maledizione, qualcosa impediva appositamente ai principi di raggiungere la principessa.
L'intera situazione, somigliava per assurdo ad una specie di complotto, a cui i due ingenui sovrani avevano partecipato, pur non sapendone nulla.

Si chiese se non fosse opera della strega.
Questa, non mostrava nel volto alcuna espressione.
Anche Giosch ora la guardava. "Non potresti farlo tornare normale con la magia?" Chiese.
"Posso provarci." Rispose lei.
Ella concentrò fra le mani il proprio potere, recitando parole incomprensibili ai comuni esseri umani.

"Acido desossiribonucleico!"

Cosí facendo colpì con l'incantesimo il principe rospo.
Il suo maleficio tuttavia era intoccabile e un'onda d'urto respinse l'incantesimo a chi lo aveva lanciato, trasformando la strega in un principe!
"Questa cosa non va bene..." commentó Giosch stravolto.
Il guerriero aveva ora la conferma che non si fosse trattato di lei: una strega è sempre in grado di annullare un incantesimo imposto da se stessa. Tutto questo era a opera di qualcun altro.
Ketlin si trovava per terra, indolenzita.
Quando si rialzó, si vide indosso gli abiti regali e, sconvolta andò a guardarsi allo specchio.
Vista la propria immagine riflessa, ella cacciò un urlo disperato.
"Suvvia, se non altro sei un bel ragazzo!"
La principessa, in tono stranamente smielato tentò di tranquillizzarla.
Del tutto invano.

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