Risposte
Capitolo 13
Teresa mi guardò dritta negli occhi, o così mi sembrò. Non disse molto altro, niente che non sapevo già.
Venne verso il nostro tavolo e si sedette, nel contempo la riunione andò avanti, senza di noi.
«Ciao Riley.» mi salutò come se mi conoscesse da sempre, mentre io di lei non sapevo niente se non quello che mi aveva raccontato Thomas. Mi fece sentire a disagio quello sbilanciamento di conoscenza. «Newt, Minho,» fece un cenno nella loro direzione. Be' almeno non ero l'unica in imbarazzo. «Thomas.» Riservò a mio fratello l'ultimo sguardo che mi parve essere più intenso degli altri.
Thomas fece un mezzo sorriso, che cercò di nascondere. Capii dai suoi occhi che non sapeva come comportarsi con lei, era plausibile, l'aveva conosciuta e l'aveva perduta nella stessa notte, per poi dimenticarla del tutto una volta nella radura e ricordare la sua morte una volta fuori. Non la conosceva eppure voleva stringerla a se quando gli sorrideva o gli parlava. Voleva amarla, ma non sapeva da dove cominciare.
Avrei voluto lasciarli soli, a parlare, a conoscersi, ma avevo bisogno di risposte, tutti ne avevamo.
«Risponderò a tutte le vostre domande.» esordì Teresa come se mi avesse letto nel pensiero.
Ci fu un momento in cui io e i ragazzi ci guardammo negli occhi, uno a uno, come per metterci d'accordo su quale domanda affrontare per prima.
«I nostri amici sono vivi...» parlò Minho. «come?»
«Li abbiamo salvati. La WICKED li aveva lasciati in quel magazzino a morire così che li trovaste.» spiegò. «Siamo riusciti a salvarli senza mettere a rischio il Braccio Destro.»
«Perché?» Newt alzò appena un po' la voce. «Perché li avete salvati?» domandò sulla difensiva.
Thomas lo rimproverò con uno sguardo.
Sembrava voler ad ogni costo trovare del marcio nel Braccio Destro, ma era come cercare il fuoco dove in realtà c'era solo cenere. Teresa era sincera.
«È quello che facciamo, salviamo i Muni.» Incrociò le mani sul tavolo, era strano vedere quanto poco dimostrasse la sua giovane età.
«I Muni?» fece eco Minho. «Che caspio sono?»
Teresa si concesse di fare una mezza risata. «Siete voi, siamo noi, tutti quelli immuni all'Eruzione.»
Mi strinsi nelle spalle cercando di nascondere il disagio nell'essere diversa da tutti loro, nell'essere l'unica tra tutti i presenti ad avere il virus. Newt sembrò notarlo, vidi il suo sforzo nel non dire o fare niente perchè sapeva che era quello che volevo.
«Ma,» feci disinvolta. «se voi avete salvato i nostri amici portandoli qui, allora noi che cosa abbiamo visto laggiù?» Prestai tutta la mia attenzione alla ragazza dai capelli corvini, tanto dal non percepire l'irrequietezza di Newt che batteva un piede a terra senza sosta.
«Ologrammi.» rispose schietta Teresa. «La Paige deve essersi accorta della sparizione dei corpi, così li ha sostituiti.»
Con la coda dell'occhio vidi Minho squassare il capo. Quando mi voltai, la sua espressione era diversa.
Fece un respiro profondo. «E mio fratello? Nick non è qui!» protestò mostrando tutto il suo dolore, era la seconda volta in pochi giorni che Minho, il ragazzo duro e imperturbabile, si lasciava sopraffare dalle emozioni.
Thomas cercò di farlo calmare con qualche parola che non riuscii a capire. Comunque sembrò funzionare.
Intanto guardai Teresa, era silenziosa. Qualcosa non andava, questo lo avevo già capito poco prima, dopo aver fatto due più due.
«C'erano due corpi, quando siamo arrivati,» Teresa abbassò gli occhi sulle sue mani, fece pressione stringendole l'una nell'altra. «che erano stati messi li, ma erano già senza vita.»
Nick e Rachel, pensai all'istante. Avevo ragione, anche se avrei preferito sbagliarmi, avevo ragione. Le due persone a me più care, quelle che mi avevano aiutata a sopravvivere in un luogo di tortura come la WICKED, erano morte.
Il luccichio delle prime lacrime brillò nei miei occhi.
Minho si alzò in piedi, il viso inespressivo. Disse di voler rimanere solo, che stava bene e si ritirò nei dormitori.
Lo guardai andare via cercando di decidermi se era bene seguirlo oppure no.
Poi qualcosa dentro la mia testa si risvegliò, il dolore che provai questa volta fu più forte, martellante e impetuoso.
Cercai di restare lucida e di pensare a come evitare che l'attenzione si spostasse su di me, ma a un certo punto mi fu impossibile trattenere un gemito.
«Riley!» gridò Newt stringendosi di più a me. Le sue dita erano strette sui miei polsi quando cominciai a darmi dei colpi sulle tempie sempre più forti. «Riley smettila!» A quel punto la riunione si era interrotta definitivamente e tutti gli sguardi finirono sulla ragazza pazza che si dimenava sul pavimento. «Tommy!» gridò Newt disperato, ma Thomas era già li, pronto a reagire.
«Ci sono.» disse senza fiato. «Tu prendi quello, io questo.» istruì Newt che fece come suggerito afferrandomi il braccio destro con due mani. Thomas fece lo stesso con il sinistro.
Cominciai a piangere dopo che mi venne negata ogni possibilità di muovere braccia e gambe. Dal cerchio fitto di persone che si formò intorno a me, riconobbi il visino dolce di Chuck, ora corrotto dalla paura. Teresa riuscii a inquadrarla accanto a Thomas, inginocchiata mi teneva per le gambe. C'era anche Braiden, in prima fila.
«Fa male!» Un grido mi si bloccò in gola. «Fa tanto male.» piagnucolai con la sensazione nello stomaco di aver ingoiato dei cubetti di ghiaccio.
Cominciai a sentire freddo per via del contatto con il pavimento. Oltre al dolore, riuscii a pensare a quanto mi mancasse il calore della Zona Bruciata.
Il viso di Newt sopra di me coprì il soffitto. «Che cosa le è preso?» chiese a nessuno in particolare.
Il sospiro che uscì dalle labbra di Teresa non preannunciava niente di buono. Io ovviamente sapevo che cosa stava accadendo, ci ero già passata, ma non così. Janson quella volta sulla Berga aveva detto che il Nirvana, quello strano liquido trasparente che mi aveva iniettato avrebbe dovuto rallentare il virus. E allora perchè avevo avuto un altro attacco di isteria a distanza di così poco tempo?
«È l'Eruzione, inizia a mostrarne i sintomi.» parlò piano come per non farsi sentire da orecchie indiscrete. «Ha bisogno del Nirvana se vogliamo che sopravviva fino al giorno in cui troveremo la cura.»
«Che cos'è il Nirvana?» Thomas aggrottò le sopracciglia.
«Vieni.» sussurrò Newt conducendomi tra le sue braccia. «Va meglio?» I suoi occhi verdi splendevano sotto la luce al neon.
Avrei voluto dire che si, andava meglio, ma non riuscii a parlare. Con la testa gli feci un cenno di assenso.
Fui sorpresa nel sapere che Teresa sapeva del Nirvana, ma d'altronde cos'è che quella ragazza non sapeva?
«È un siero che rallenta gli effetti del virus, consentendo alla persona che l'ha contratto di vivere più a lungo possibile. Qui a Denver è solo una leggenda, ma io so che esiste. La Paige stessa lo ha creato per Riley.»
«Denver?» bofonchiai, nessuno parve sentirmi. Eravamo a Denver, il Pass Verticale ci aveva portato a Denver.
«Sembri sapere molte cose sulla WICKED. Dove caspio hai preso tutte queste informazioni?» il modo di parlare di Newt a volte poteva risultare stravagante, ma Teresa non lo notò nemmeno.
«Quando ero là usavo i condotti di aerazione per origliare le conversazioni della Paige. Ho sentito parecchie cose su parecchie persone.» Con un gesto della mano indicò la porta.
«Accompagnala nel dormitorio, è meglio che riposi.» suggerì malinconica. «Racconterò il resto della storia a Thomas, se per lui va bene.» L'imbarazzo tra i due crebbe quando lei cercò il suo sguardo.
«Okay.» disse rivolto a Teresa. Vi racconterò più tardi.» aggiunse guardando me e Newt.
Qualcosa mi fece intuire che lo disse solo per evitare una protesta da parte mia, non avrei voluto aspettare un minuto di più per delle risposte.
***
L'ultimo briciolo di forza mi aveva abbandonata nel raggiungere il dormitorio delle ragazze. Newt voleva portarmi in braccio, ma io avevo insistito perché non lo facesse. Mi sarei sentita in colpa nel farlo affaticare più di quanto non fosse già.
«Mi hai fatto prendere un caspio di infarto... ho avuto paura di perderti.» confessò tormentandosi il ciuffo di capelli biondi con una mano.
Era accovacciato accanto al mio letto, vedevo il suo viso a malapena per via del buio che riempiva la stanza. Mi vergognai a pensare che se il mio letto fosse stato quello superiore, per starmi accanto, Newt avrebbe dovuto sdraiarsi sotto le coperte con me.
Un fiotto di calore improvviso pervase il mio intero corpo come un brivido freddo.
Mi affondai ancor di più tra le coperte per nascondere l'imbarazzo e le guance sicuramente arrossate.
«Mi dispiace che tu abbia dovuto vedermi in quello stato.»
«Shh,» mi zittì posandomi un dito sulle labbra. La sua mano cercò la mia tra le coperte. «cerca di riposare ora.»
Annuii e lasciai che mi baciasse prima di chiudere gli occhi e farmi prendere dal sonno.
...
*Spazio Autrice*
Allora... vediamo un po'... io voglio assolutamente sapere che cosa avete pensando leggendo quest'ultima parte! :)
Pensate che Riley si salverà oppure morirà? Vorreste che si salvasse?
Al prossimo capitolo ;)
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