Il ritrovo
Capitolo 11
Calai lo sguardo sulle mie scarpe ormai distrutte e logore. Il viaggio verso le montagne era cominciato solo da mezz'ora, ma i miei piedi sentivano già il calore del terreno che li scottava.
Da quando eravamo finiti nella Zona Bruciata, avevamo camminato così tanto che neanche un conta passi sarebbe riuscito a tener conto della distanza percorsa.
Stavo per concedermi una pausa di pochi secondi, quando Thomas rallentò il passo e mi raggiunse lasciando andare Minho e Newt in testa.
«Non pensi che meritino una sepoltura?» disse lanciando uno sguardo alle nostre spalle, verso il magazzino dove avevamo lasciato i nostri amici.
Trattenni l'impulso di voltarmi anch'io. «Si, la meritano.» bofonchiai avvilita.
«Sai cos'altro meritano?» chiese poi. Alzai lo sguardo su di lui, l'espressione era criptica. «Vendetta.» aggiunse.
Annuii. Ero completamente d'accordo con Thomas. «Che cos'hai in mente?»
«Voglio uccidere la Paige... tu da che parte stai?» Non riuscii a credere che me lo avesse chiesto sul serio.
Rielaborai la domanda e non ci pensai un secondo di più a rispondere, era più che ovvia la mia scelta.
«Dalla tua, Thomas, da quale altra parte potrei stare?» domandai retorica.
Gli afferrai un braccio e mi strinsi un po' a lui come per dare più valore alle mie parole.
«Che ci piaccia oppure no, la Paige è nostra...»
«Non lo dire!» lo interruppi, sentii le vene sotto la pelle bruciare e il sangue salirmi alla testa al solo pensiero della parola madre.
«Okay, non lo dirò.» mi concesse lui. «Volevo solo essere certo che la pensassimo allo stesso modo.»
«Ed è così.» finii io.
Minho si voltò verso di noi, la sua espressione gridava "Problema!" «Guardate un po' Pive.»
Entrambi alzammo lo sguardo. Thomas si scostò dalla mia presa per raggiungere Minho e Newt. Uno di loro mi spinse leggermente indietro, come erano soliti fare quando volevano proteggermi.
«Che cosa c'è?» chiesi senza ricevere alcuna risposta.
Sbuffai tentando invano di aggrapparmi a Newt per vedere oltre le loro spalle. Lui si girò lanciandomi un'occhiata di rimprovero.
Udii dei passi avvicinarsi a noi.
Qualcuno si schiarì la gola. «Vi stavamo aspettando.» disse una voce maschile.
«Chi siete?» si informò Thomas, riconobbi l'amarezza della diffidenza nel tono pacato.
«Siamo del Braccio Destro.» rispose un'altra voce.
A quelle parole, il cuore fece un balzo nel mio petto. Avevamo trovato il Braccio Destro, o meglio loro avevano trovato noi.
Mossa da una tremenda eccitazione, mi insinuai tra il corpo di Thomas e quello di Newt così da superarli.
«Voi siete del Braccio Destro!» esclamai incredula, gli occhi sbarrati per la sorpresa fissarono, uno per volta, i due ragazzi con la divisa mimetica. Dovevano avere l'età di Nick, forse qualche anno in più.
«Così mi sembra di aver appena detto.» rispose quello dalle spalle larghe. I suoi occhi si strinsero leggermente, erano furbi e così familiari.
Lo fulminai con lo sguardo. «Era un'esclamazione,» precisai indispettita dalla sua provocazione. «non una domanda.»
«Riley mantieni la calma.» Percepii l'alito caldo di Newt sul collo e improvvisamente sentii i nervi tesi sciogliersi come neve al sole. «Sono armati.» Ed era così, avevano pistole e molto altro, ma nulla più mi spaventava.
Odiavo sentirmi irritata fino a quel punto da una persona, l'unico altro ragazzo che mi aveva fatta sentire in quel modo era stato Gally.
Comunque loro erano la nostra unica possibilità di sopravvivenza al momento, quindi non c'era molto che potessi permettermi di fare senza peggiorare quella situazione già di merda.
Improvvisamente l'euforia di un momento prima, per aver trovato il Braccio Destro, era sparita.
«Tu devi essere la ragazza.» disse facendo un sorriso sghembo. L'altro, in silenzio, guardava la scena.
Un grugnito si levò nell'aria, Minho parlò. «Che caspio vorrebbe dire?»
«Quale ragazza?» Newt mi tirò accanto a se, sentii la stretta un po' troppo forte sul braccio.
«Teresa.» saltò su l'altro a un certo punto. Sembrò annoiato dal dilungarsi inaspettato della conversazione. «Tu sei la ragazza con cui ha parlato Teresa.» aggiunse lanciando uno sguardo all'amico.
«Si.» dissi e mi resi conto che non voleva una risposta bensì una conferma di ciò che già sapeva.
«Lei dov'è?» chiese Thomas. Percepivo ancora dell'ostilità nella sua voce, questa storia aveva reso difficile a tutti fidarsi delle persone, ma a me e a Thomas, più che a chiunque altro. Se non potevamo fidarci nemmeno di nostra madre, sangue del nostro sangue, allora di chi potevamo fidarci davvero?
«Teresa? Vi porteremo da lei.» disse il ragazzo furbo e irritante.
Fece un passo indietro invitandoci a salire su un gippone, dello stesso colore della sabbia, che fino a quel momento non avevo notato.
Tutti e quattro restammo immobili per qualche minuto.
«Che dite, dovremmo fidarci di queste testapuzzone?» sentii dire da Minho che si era sporto verso Newt e mio fratello.
«Io dico di andare,» Newt scosse la testa, ma Thomas continuò il discorso. «i nostri piani di far creare una cura alla WICKED e rubarla sono cambiati. L'unica possibilità che ci è rimasta per salvare Riley è quella di seguire queste persone e sperare che riescano a sviluppare un vaccino senza uccidere nessuno.»
«Si, ma non possiamo essere certi che la trovino!» a quel punto Newt quasi urlava, vidi le vene del suo collo ingrossarsi a dismisura. «Cacchio Tommy, tua sorella potrebbe morire!»
Per un brevissimo, ma intenso istante, anche Thomas perse la calma e gli urlò contro. Avrei voluto dire loro di tacere, di smettere di urlare perché la testa mi faceva terribilmente male, ma non ci riuscii. Le lacrime mi salirono agli occhi.
«Voglio andare.» dissi con voce tremante e strozzata.
Ancora una volta Newt scosse il capo. «Teresa non ti ha mai assicurato che il Braccio Destro dei miei stivali avrebbe trovato una cura.» si voltò verso di me prendendomi entrambe le mani, le strinse per non lasciarle più. «Io voglio certezze, non illusioni.»
«E pensi che la WICKED possa darci queste certezze?»
Non rispose.
«È la cosa giusta Newt.» Thomas gli posò una mano sulla spalla, ma lui non sembrò convincersi delle nostre parole.
Guardai Minho che annuì in segno di supporto, poi riguardai Newt un'ultima volta. «L'unico modo in cui la Paige avrebbe trovato la cura sarebbe stato quello di uccidervi e tu sai che non lo avrei permesso, il Braccio Destro è la nostra scelta migliore Newt.» Riuscii a trattenere il respiro fino a un suo cenno di assenso.
«Verremo con voi.» annunciò Thomas ai due ragazzi. Li seguimmo dentro al gippone senza dire nessun'altra parola.
La strada che ci divideva dal nascondiglio del Braccio Destro era più di quella che mi ero immaginata e fui contenta di non doverla fare a piedi. Anche Minho e gli altri sembrarono sollevati nel non dover più camminare, eravamo stremati e la fame ancora non era sparita.
I due ragazzi, i quali scoprimmo chiamarsi Travis, quello fastidioso e Braiden, quello sempre sulle sue, ci dissero che una volta arrivati avremmo potuto rifocillarci, lavarci e riposarci. Quello era l'unico pensiero a cui mi ero aggrappata per costringermi a tenere gli occhi aperti e non dormire durante il viaggio.
Verso sera riuscimmo finalmente a raggiungere i piedi della montagna. Quasi mi venne un colpo quando Travis spinse il piede sull'acceleratore verso una parete scoscesa del monte. Il pensiero di una morte precoce mi saltò istantaneamente alla testa, pensai che saremmo morti spiaccicati fino a quando la macchina non raggiunse la parete rocciosa e ne venne inghiottita.
Il Pass Verticale, che accidenti prima o poi mi avrebbe fatto venire un infarto, sputò la macchina all'interno di un enorme garage. C'erano una decina di altri giovani uomini e donne tutti impegnati in qualcosa, c'era chi si dilettava con le armi, chi si occupava di scaricare un camion di provviste e chi invece restava immobile a guardare i nuovi arrivati.
«Seguiteci.» ordinò Travis con un gesto della mano, per un attimo pensai di rimanere li solo per dispetto, ma tutte quelle persone che mi guardavano, come se venissi da un'altro pianeta, mi inquietavano.
Raggiunsi Minho che rise di me. «Non fare la fifona Fagiolina.»
«Chiudi il becco!» gli diedi un pugno sulla spalla che probabilmente fece più male a me che a lui.
***
La sede del Braccio Destro non era esattamente come ce l'aspettavamo, non era grande quanto la WICKED ma lo era abbastanza da lasciarci a bocca aperta.
Al pian terreno c'era l'enorme garage in cui eravamo apparsi dopo aver attraversato il Pass Verticale, al primo c'erano la mensa e la cucina, al secondo i bagni, i dormitori e un solo laboratorio.
Mi aspettai una protesta di Newt quando Braiden ce lo mostrò, ma non arrivò mai. Dovevo ammettere che in quanto a strumentazione, la WICKED era molto più fornita e questo dava loro più possibilità di trovare il tanto desiderato vaccino contro l'Eruzione. Non importava comunque, se era destino che io vivessi allora saremmo riusciti a trovarlo anche solo con una provetta.
«Qui vi lascio.» annunciò Braiden, con quel fare autoritario che non aveva mai abbandonato da quando lo avevamo incontrato in compagnia di Travis. «Da questa parte» indicò a sinistra. «ci sono il dormitorio e il bagno delle ragazze,» guardò nella mia direzione. «da quella parte, invece, quelli dei ragazzi.» Minho, Thomas e Newt annuirono. «Avete un'ora per lavarvi e vestirvi. Alle sette e mezza viene servita la cena, se non ci sarete, qualcun altro mangerà la vostra razione di cibo e a quel punto o gliela fate rigurgitare o muovete il culo la prossima volta per arrivare in tempo.» Un'espressione gelida gli si congelò sul volto, Braiden era serio.
Tutt'a un tratto mi sembrò di essere tornata nella Radura, l'ultimo che arrivava a tavola, rimaneva a bocca asciutta.
Thomas rise, mentre Minho scuoteva la testa. «Stai scherzando no?» disse.
Braiden lo guardò in silenzio. «È così che funziona, se vuoi mangiare sii puntuale.» detto questo ci lasciò li, avviandosi verso la porta.
«Aspetta!» lo fermò Minho. «Quando avremo delle risposte?»
«Ci sarà un'adunata, dopo cena.»
«Chi è il capo in questa specie di posto?» domandò Newt a sua volta, scuro in viso, era stato in silenzio fino a quel momento.
Braiden scosse la testa. «Non c'è. Ognuno è il capo di se stesso qui.» Uscì dalla porta, calò il silenzio.
«Okay, allora noi andiamo.» Thomas mi guardò come per chiedermi il permesso.
«Starò bene.» sorrisi.
Newt mi baciò prima di seguire i ragazzi nel loro dormitorio. «Tieni gli occhi aperti.»
Gli presi il viso tra le mani, con il pollice sfiorai il labbro inferiore della sua bocca. Sospirò.
«Siamo al sicuro qui, Newt. Il Braccio Destro ci aiuterà.»
«Okay» mi assecondò. «ma tu sta attenta comunque.» Le sue mani si posarono sulle mie, le nostre fronti si toccarono per poi staccarsi un istante dopo.
Annuii e solo allora Newt mi lasciò andare. Sentii il suo sguardo sulla schiena fin quando non ebbi raggiunto la porta del dormitorio.
Entrai, l'aria profumava di pulito. La stanza era spaziosa, ai lati e al centro erano disposte file di letti a castello, la maggior parte erano occupati da ragazze che o dormivano o si litigavano i cuscini o nascondevano coltelli e pistole sotto i materassi. Rabbrividii.
Mi sentii invisibile, passando tra un letto e l'altro nessuno sembrò notarmi.
Trovai un letto vuoto accanto al muro, mi ci stesi e fu come sdraiarsi su una nuvola. Inspirai l'aria chiudendo gli occhi.
«Ciao!» esclamò qualcuno da sopra il mio letto, una massa di capelli ballonzolò nell'aria.
Balzai a sedere sbattendo la testa sulle doghe del letto superiore, imprecai. «Ahi, che dolore!»
«Scusa non pensavo di spaventarti.» rise la ragazza, stava a testa in giù e i suoi capelli castani scuro mi impedirono di inquadrare il suo volto. «Io sono Brenda, piacere.» calò un braccio per farsi stringere la mano.
La strinsi, con grande difficoltà. «Riley.»
«Ti conviene alzare il culo e andare a lavarti Riley, tra mezz'ora si mangia e tu puzzi di marcio.» sghignazzò, se raddrizzò a sedere e con un salto atterrò sul pavimento di fronte a me.
«Grazie.» dissi, ma fu un grazie gentile, senza ostilità. Sembrava una ragazza simpatica ed energica. Il suo viso era magro e i suoi occhi scuri, non sapevo dire, per via della luce, se neri oppure marroni. «Questi sono miei?» domandai prendendo dei vestiti che erano riposti ai piedi del letto.
Brenda annuì mostrandomi che sotto vi era anche un asciugamano. «Vai, le docce sono da quella parte.»
«Grazie.» ripetei di nuovo, mi sentii frastornata per tutto ciò che avevo intorno. Solo giorni prima dormivo a terra con la puzza di carne umana e detriti sotto al naso mentre ora, stavo per andare a fare una doccia e mangiare insieme a un altro centinaio di ragazzi.
Andai alle docce, mi spogliai gettando i vestiti lerci e le scarpe che avevo indossato per troppo tempo, in un angolo.
La sensazione dell'acqua calda sulla pelle mi fece sorridere. Cercai di sbrigarmi, il desiderio di rimanere li in eterno era davvero forte, ma la fame lo era ancora di più.
Una volta fuori, mi asciugai e mi vestii. Indossai un paio di scarpe che Brenda mi aveva gentilmente prestato e raggiungemmo la mensa.
«Ti abituerai presto a tutto questo, poi non sarà più così stupefacente.» stava dicendo Brenda in riferimento allo stupore nei miei occhi quando mi sedevo sul letto-nuvola, quando mi asciugavo i capelli con il phon o quando mi sedevo a un tavolo vero, con sedie vere per mangiare del cibo vero.
Seduta accanto a Brenda, con un piatto di maccheroni davanti, pensai ai ragazzi. Non li avevo visti quando ero uscita dal dormitorio e non li vedevo nemmeno ora. «Che hai? Sei silenziosa... non che prima fossi una chiacchierona.» disse lei cercando un qualche tipo di reazione da parte mia, ma il mio sguardo era perso.
Fissai la porta con insistenza e poi il resto dei tavoli intorno a me, diventai ansiosa al pensiero che Newt potesse aver ragione e che fossimo ancora nei guai.
La mensa è ancora mezza vuota, sta calma.
La porta alle mie spalle si aprì, mi voltai ed eccoli li. L'ansia sparì di botto nel vederli.
Feci slittare la sedia sul pavimento, che cigolò, attirando l'attenzione di tutti i presenti su di me. Raggiunsi i ragazzi. Li abbracciai tutti e tre insieme, i loro profumi forti si mescolarono con il mio più dolce.
«Perché ci avete messo tanto?» feci un po' arrabbiata.
«Chiedi a Minho.» rispose Thomas con noncuranza. Lo vidi più rilassato, così come Newt e Minho, erano più belli che mai con indosso i vestiti puliti e i capelli pettinati.
«Chiudi quella fogna, non è una colpa dormire un po' dopo quello che abbiamo passato.» grugnì lui, in risposta, facendo una smorfia a Thomas.
Risi conducendoli al mio tavolo. Li presentai in fretta a Brenda, poi cominciammo a mangiare. Al nostro gruppo presto si aggiunsero altri ragazzi e ragazze, alcuni della nostra età, altri più grandi, altri più piccoli.
Raccontammo la nostra storia e loro la loro.
«Noi veniamo tutti dalla WICKED, siamo immuni. Il Braccio Destro ci ha liberato.» disse una ragazza bionda.
«Mai nessuno è stato nella Zona Bruciata a parte voi!» raccontò un altro.
«Nessuno? Mai?» chiese Thomas al ragazzo.
Lui scosse la testa. «Nessuno tranne voi e loro.» Ci indicò un tavolo dal lato opposto della mensa, ci voltammo tutti insieme. Io dovetti allungarmi un po' di più per riuscire a guardare.
Il rumore metallico delle forchette che cadevano nei piatti. «Come caspio è possibile!?» Minho saltò sulla sedia, Newt sbarrò gli occhi mentre io e Thomas eravamo già in piedi pronti a raggiungere i Radurai.
Sbattei le ciglia incredula nel vedere Frypan, Winston, Gally, Ben, Zart e il resto dei ragazzi che avevamo lasciato nel Labirinto, seduti a chiacchierare.
Sulle labbra mi si disegnò il sorriso più grande che ebbi mai fatto nell'incrociare lo sguardo innocente del piccolo Chuck, sotto il cespuglio di capelli ricci.
I Radurai erano salvi, non c'era una spiegazione plausibile per ciò che stava succedendo, ma non me ne preoccupai fino a dopo cena.
...
*Spazio Autrice*
Spero di avervi fatto contenti Pive, i radurai sono salvi ❤️
Che ne dite del capitolo? Come pensate che andranno a finire le cose?
Alla prossima...
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