Fino all'ultimo respiro
Capitolo 22
Newt
Ormai non ricordavo neanche più quanti giorni fossero passati da quando era entrata in quella stanza. Ma erano tanti, eppure lei era ancora li.
Forse non sarebbe morta, non per davvero. Teresa ci aveva spiegato che chi contraeva il virus poteva impazzire e poi morire oppure poteva impazzire e diventare uno spaccato. Tutto dipendeva da quanto fosse forte la personalità della vittima.
Riley era forte, lo aveva detto anche Thomas, ma io non ero sicuro di volerla vedere trasformarsi in un mostro.
Anche ammesso che dopo avremmo trovato la cura, sarebbe stato troppo tardi per salvarla.
Una volta trasformati, non si torna indietro.
Così aveva detto l'intero team di laboratorio.
«Newt» Ero seduto a terra, con la schiena premuta contro al muro, quando udii la sua voce.
Mi alzai in piedi come una molla e mi affrettai a guardare oltre la finestrella di vetro. Il volto stanco e pallido di Riley mi apparve davanti agli occhi.
Premette la mano fasciata sul vetro come per svegliarmi dalla trance.
Cercai di forzare un sorriso, per comunicarle che stavo bene anche se non lo stavo affatto.
«Ho bisogno...» disse ansimando. Cercai di leggerle il labiale, ma si era fermata.
Posai la mano sul vetro, proprio sulla sua. Combaciavano perfettamente.
«Di cosa?» chiesi. «Di cosa hai bisogno?»
La vidi chiudere gli occhi. La mia mano era già pronta ad aprire la porta quando parlò.
«Ho bisogno di te.»
Entrai senza neppure un secondo di esitazione, richiusi la porta alle mie spalle e non pensai al fatto che poi non sarei potuto uscire.
La stanza era sempre la stessa, letto a lato e scrivania di fronte, solo che ora non c'era più alcun oggetto come matite, penne, forbici o altro con cui potesse farsi del male, solo un materasso e un pezzo di legno.
Mi avvicinai a lei.
La abbracciai, annusai il profumo della sua pelle ancora dolce, poi tornai a guardarla.
«Sono qui, Riley.» sussurrai.
Perse l'equilibrio tra le mie braccia, cercai di sorreggerla. Mi sedetti a terra tenendola stretta a me, la sua schiena premuta contro il mio petto.
La vidi chiudere appena gli occhi. «Ho paura, Newt.» ammise con voce tremante.
Cercai le giuste parole per confortarla, ma caspio stava morendo (o trasformandosi, in entrambi i casi, la Riley che tutti conoscevano era come se fosse morta) che cosa c'era che potevo dirle per farla sentire meglio?
Le accarezzai i capelli, la baciai sulla tempia sinistra, era bollente. «Qualsiasi cosa accada,» deglutii il groppo che mi si era formato in gola. «sappi che ti amo.»
A quel punto volse la testa verso di me, serrò gli occhi e cercò le mie labbra. La baciai lentamente e sentii che quella volta era stato diverso.
Riley tirò su con il naso e tornò a posare la testa sul mio petto.
«So che sto per chiederti tanto, forse più di quanto dovrei...» disse incerta, incrociando le sue dita alle mie. «ma... Newt devi farlo.»
«Che cosa devo fare?» domandai quando l'attesa divenne estenuante.
Con la mano libera andò ad infilare la mano nella tasca dei miei pantaloni. In quella tasca tenevo un coltello, da prima che arrivassimo al Braccio Destro e malgrado trovassi strano il fatto che lei sapesse dove si trovava, non feci domande.
Rimasi attonito quando mi resi conto delle sue intenzioni. «Dovrai uccidermi.» disse stancamente, il respiro affannato.
Squassai il capo allontanando la mano con cui teneva stretto il coltello. «Non puoi chiedermelo davvero cacchio!»
Inspirò ed espirò, era seria. Non era impazzita, in quel caso non era il virus a farla parlare, il che mi fece ancora più male.
«Ti prego Newt,» mi guardò dal basso verso l'alto, non potevo acconsentire questa volta. «non voglio trasformarmi in una di quelle... cose.» Scrollò le spalle come scossa da un brivido.
«Non posso farlo!»
«Si che puoi.» insistette lei.
«No!» gridai tra i singhiozzi. Una lacrima mi cadde sulla mano, stavo per andare ad asciugare le guance di Riley prima di accorgermi che le lacrime erano le mie. «Non puoi pretendere che ti uccida, sai quello che provo per te?»
«Si, lo so, certo che lo so, ma Newt,» lo sguardo era implorante, gli occhi azzurri brillavano sotto la luce al neon. «le tue sono le uniche braccia tra le quali desidererei morire.» ammise asciugandomi una lacrima che era scivolata sotto al mento.
Sentivo un dolore terribile al petto. Provai l'orribile sensazione di stare per morire dentro, qualcosa si spezzò, forse il mio cuore.
Senza lasciarmi il tempo di dire altro, mise il coltello tra le mie mani.
Tremavano, ora piangevo senza più alcuna vergogna.
C'eravamo solo io e lei.
«Riley...» protestai.
Lei mi zittì subito. «Anche io ti amo.» sussurrò sul mio collo, vi lasciò un bacio caldo per poi voltarsi nuovamente.
Posò entrambe le mani sulle mie, strette attorno al pugnale.
Non voglio farlo, pensai. Non voglio.
Passarono uno, due, tre secondi, il silenzio che mi ronzava nelle orecchie, poi Riley, insieme a me, spinse il coltello verso il suo cuore e li rimase.
Un attimo prima che il suo cuore smettesse di battere, chiusi gli occhi sperando che fosse tutto solo un sogno. Che non stesse accadendo. Che lei era ancora con me. Ma quando li riaprii, Riley era morta per davvero.
***
2 giorni dopo
Ormai non uscivo più da quella stanza, era li che lei aveva vissuto i suoi ultimi giorni ed era li che io mi sentivo più vicino a lei.
Era stata davvero coraggiosa alla fine, la morte non è mai una scelta semplice e lei amava le cose complicate.
Quel giorno trovai una serie di lettere nel fondo del cassetto della sua scrivania. Doveva averle scritte i primi giorni in cui si era fatta rinchiudere, quando ancora aveva un po' di lucidità da parte.
Cominciai a leggere.
Caro Thomas,
la vita è così ingiusta. Ho vissuto un'intera vita senza sapere nulla di te, senza sapere chi fossi, ed ora che finalmente abbiamo imparato a conoscerci (almeno un po') e a volerci bene, siamo costretti a lasciarci. Avrei voluto fare molte cose insieme a te, come litigare ad esempio... ho sentito dire che è una cosa che i fratelli fanno spesso e potrebbe essere divertente. Non trovi?
Ora proverò ad essere arrabbiata con te mentre tu metterai il muso e non mi chiederai mai scusa per avermi tirato le trecce perché sei orgoglioso...
Smisi di leggere. Decisi che toccava a Tommy leggerla per primo. La ripiegai in quattro, con vli occhi umidi e la posai sulla scrivania.
Ce n'era una anche per Minho, la più lunga di tutte in cui probabilmente lo riempiva di domande (alle quali sapeva non avrebbe mai avuto risposta) sulla sua "relazione" con Brenda.
Poi ce n'era una, un po' più breve per la stessa Brenda e un'altra per Teresa e per Chuck.
Tutte molte brevi del tipo mi mancherai e mi dispiace non avervi potuto dire addio di persona, più qualche altra frase che non persi tempo a leggere.
Le posai tutte una sopra all'altra poi arrivai all'ultima lettera.
La mia.
La aprii e la lessi tutto d'un fiato.
Caro Newt,
non odiarmi per ciò che ti ho chiesto di fare. Volevo che fossi tu. Solo tu.
Non avrei mai avuto il coraggio di farlo da sola e a chi potevo chiederlo se non alla persona a cui ho donato il mio cuore?
È così, il mio cuore è tuo, questo vuol dire che
Il tipo di scrittura cambiò verso la fine, era tremolante e disordinata.
Rimasi senza fiato quando arrivai a leggere le ultime parole.
Girai il foglio per assicurarmi che non ci fosse nulla sul retro. Era bianco, non c'era niente che si potesse leggere.
Aveva lasciato il discorso a metà.
Mi asciugai gli occhi con il dorso delle mani mentre la lettera cadeva a terra.
Ricordai il giorno in cui si era ferita, aveva detto: Non voleva più scrivere. E io voglio scrivere ancora qualcosa.
Capii solo in quel momento a cosa si riferisse. Si riferiva alla mia lettera, l'aveva lasciata a metà perché non aveva avuto più la forza, ne la sanità mentale per continuarla.
Mi chinai a terra per riprenderla in mano, era riuscita a scrivere altre quattro parole sul bordo del foglio, si leggevano a malapena.
Mi dispiace, tua Riley.
Piansi, per la seconda volta piansi, senza vergognarmi delle lacrime che mi bagnavano le guance.
Riley se n'era andata. Mentre io ero ancora qui.
Un anno dopo
COMUNICAZIONE STRAORDINARIA
-Il vaccino contro l'Eruzione è stato testato
-Nessun Mune è stato sacrificato
-Soggetti infettati sottoposti a sperimentazione: 115
Successi: 115
Fallimenti: 0
-La cura è funzionante
Dott.sa T. Agnes
*SpazioAutrice*
Non commento, andate a leggere l'Epilogo ❤️
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