C'e sempre un altro modo
Capitolo 14
Quando la mattina successiva mi svegliai, mi resi conto di non sapere a che ora venisse servita la colazione. Dovevano essere le sei più o meno quando andai a farmi una doccia, la sensazione fu piacevole come la prima volta.
Ciascuna ragazza era ancora nel proprio letto quando feci ritorno alla mia postazione, Brenda era l'unica tra le donne a non essere li. Durante la notte mi ero svegliata e dopo essermi alzata e aver visto il suo letto in perfetto stato, avevo ricordato la rissa alla mensa e il turno di guardia che ne conseguì.
Brenda era una ragazza davvero tosta, avrei voluto assomigliare a lei più di quanto fossi disposta ad ammettere.
Mi vestii velocemente, ero intenta a infilare le scarpe quando qualcuno parlò.
«Riley.» Una voce di bambino, dolce e assonnata, giunse alle mie orecchie dalla porta, a qualche letto di distanza.
Chuck, indeciso se entrare o meno, aveva le guance rosse per l'imbarazzo.
«Chuck, che ci fai qui?» domandai sperando di non aver parlato troppo forte.
Si guardò intorno. «Quel Pive sdolcinato di Newt mi ha chiesto di controllare se stavi bene.» disse con una punta di sarcasmo nella voce.
Sorrisi al pensiero che Newt si preoccupasse per me. Raggiunsi Chuck ancora sulla porta, erano le sette in punto quando i primi sbadigli riempirono il dormitorio. Uscii seguita dal ragazzino riccioluto.
«Sto bene.» dissi a Chuck con un sorriso. Lo abbracciai forte come per salutarlo. «Lui dov'é?»
«Alla mensa.»
Decisi di raggiungerlo, Chuck mi disse che lui sarebbe tornato da Thomas, che non voleva vomitare per le troppe smancerie che ci saremmo scambiati. Poi, d'un tratto, tornò serio e mi confessò che la sera prima si era spaventato a morte quando avevo dato di matto.
I suoi occhioni marroni luccicarono inumiditi dalle lacrime. «Prometti che non te ne andrai e non mi lascerai da solo?»
Mi mancò il fiato a quelle parole.
Avevo già promesso a Newt qualcosa che non potevo fare, qualcosa che non riuscivo a fare perchè non era affatto facile, ossia combattere per la mia vita. Non potevo fare un'altra promessa che non sarei riuscita a mantenere.
Ma lo feci ugualmente, non avrei sopportato vedere Chuck piangere.
Il cuore mi fece male al pensiero di tutte le persone che avrei lasciato se mai l'Eruzione avesse avuto la meglio su di me.
Chiusi gli occhi un istante di troppo. «Lo prometto.»
Alle sette e mezza, la mensa era ancora vuota. Non fu difficile, quindi, individuare Newt seduto allo stesso tavolo del giorno prima.
Rimasi a guardare la chioma bionda del ragazzo da dietro finché lui non si girò e mi vide arrivare.
«Ehi, che ci fai qui?» chiese con sorpresa. La voce era impastata e gli occhi leggermente arrossati, mi diede l'impressione che non avesse dormito molto quella notte.
Mi accomodai accanto a lui, il suo braccio toccò il mio. «Chuck è venuto da me, ha detto che lo hai mandato per sapere come stavo...» Newt scosse la testa prima ancora che finissi di parlare.
Sembrava non capire cosa stessi dicendo. «Lascia stare...» dissi quando mi fu chiaro cosa stesse succedendo. Chuck aveva detto di essersi preoccupato per me la sera prima, forse era lui a voler vedere come stavo e si era vergognato nel chiedermelo.
Mi sentii invadere il petto da un piacevole calore.
«Senti Riley,» Newt stava parlando. «forse dovrei raccontarti ciò che si sono detti quei pive di Thomas e Teresa ieri.» lo disse con un certo turbamento negli occhi verdi.
Annuii immediatamente come per paura che potesse ritirare l'offerta da un momento all'altro. «Sono tutta orecchi.»
«Ti dice qualcosa il nome Vince?»
Ci pensai un attimo, ma no, non mi diceva assolutamente niente. Squassai il capo. «Perché?»
«Tommy dice di ricordarlo,» mi svelò. «dice di averlo sentito in un caspio di sogno una volta alla WICKED.»
«A me non dice niente.» ribadii agitandomi sulla panca.
Newt sospirò mesto. «Teresa ha detto che è stato un uomo di nome Vince a creare il Braccio Destro molto tempo fa. Ha detto che lo aveva fatto per espiare le colpe della moglie e preservare la razza umana.»
«Continua.» lo esortai quando, passati due minuti di silenzio, non riprese.
Si inumidii le labbra. «Sua moglie era Ava Paige.» fece una pausa per deglutire. «Vince era tuo padre.»
In un primo momento sembrai non rendermi conto di ciò che Newt aveva detto, Vince era mio padre, mi concentrai solo sul tempo verbale che utilizzò.
«Era? Perché era?»
«È morto qualche anno fa.» disse con la voce più compassionevole di sempre. «L'Eruzione lo ha ucciso.» finì.
Quando mi guardò negli occhi cercando la mia reazione, annuii facendogli capire che era tutto a posto. Anche se quell'uomo era mio padre, io non lo conoscevo, non lo avevo mai visto nemmeno in fotografia, perciò non riuscii a provare l'affetto e il senso di perdita che avrei dovuto provare nei suoi confronti.
A quel punto, Newt riprese a raccontare senza che fossi io a chiederglielo. «Thomas ha detto che Teresa non sapeva i dettagli, ma c'è un ragazzo qui che ha aiutato vostro padre in tutto questo. È stato il primo ad essere salvato da Vince e da allora continua il suo lavoro come gli ha chiesto di fare prima che morisse.»
«Chi è questo ragazzo?» Pregai perchè dalla labbra di Newt non uscisse il nome di Travis.
Scosse la testa inespressivo. «Teresa non l'ha detto.»
«E riguardo alla cura?»
Notai il corpo di Newt irrigidirsi accanto a me. Si strinse nelle spalle.
«Non ne hanno parlato.» disse freddamente. «O almeno Thomas non ne ha parlato con me.» fece un po' irritato al pensiero che uno dei suoi migliori amici potesse nascondergli qualcosa.
Cercai di cambiare discorso, un po' perchè non sapevo che cosa dire e un po' perchè ero interessata a sapere come stava Minho.
«Dov'è Minho?»
Newt si girò di spalle distratto da alcuni ragazzi e ragazze che entravano in mensa. «Ancora al dormitorio. Non ne è più uscito da quando ci è entrato ieri.» bofonchiò abbassando il capo sulle mani congiunte. «Ben e gli altri hanno cercato di convincerlo a venire a colazione, ma non vuole saperne di mangiare. È una testa di caspio davvero cocciuta.» disse battendo con un colpo di nocche sul tavolo.
Lo capivo, anche io stavo male. Per Rachel. Per Nick. Persino per tutti quei ragazzi che erano morti per mano di mia madre ma che non conoscevo.
Cercavo di non pensarci la maggior parte del tempo, ma quando mi capitava di lasciare spazio ai pensieri, piangevo tutte le lacrime che non avevo mai versato.
«Dovrei andare da lui.» dissi immersa nei pensieri.
Newt mi prese le mani. «Prima mangia qualcosa.»
Sotto l'attenta supervisione di Newt, mangiai del latte con i biscotti poi mi alzai e uscii dalla mensa per andare nel dormitorio maschile. Newt non mi seguii, disse di dover rimanere e che Thomas stava arrivando.
Lo incrociai nel corridoio, era solo.
«Ehi!» esclamò salutandomi con un abbraccio. «Newt ti ha raccontato tutto?»
«Già.» risposi senza sapere cos'altro dire.
«Chi poteva immaginare che nostro padre avesse costruito tutto questo.» sospirò sollevando le mani in aria, all'altezza dei fianchi come per indicare tutto ciò che avevamo intorno.
«Davvero tu lo ricordi?» chiesi spinta da una forte curiosità.
Anche a me sarebbe piaciuto ricordare qualcosa dell'uomo che aveva salvato la vita di centinaia di ragazzi.
Fece un cenno che non parve completamente un cenno di assenso. Le sue labbra si arricciarono come cartapesta. «Non sono sicuro che si tratti di un ricordo.» disse vago. «Potrebbe essere semplicemente un sogno.»
«Che cosa accadeva di preciso?» volli sapere.
Thomas si sforzò di ricordare mentre con l'indice e il medio si pizzicava il naso.
Gli schiamazzi animati provenienti dalla porta alle nostre spalle, mi fecero capire che la mensa si era riempita e che se non avessi lasciato andare Thomas, sarebbe rimasto senza colazione.
Scrollò leggermente le spalle. «Ero piccolo nel sogno.» strinse gli occhi guardando un punto lontano come se vi vedesse la scena. «Un uomo di nome Vince, mi abbraccia e all'orecchio mi dice "Non fidarti della WICKED, Tom. C'è un altro modo, c'é sempre un altro modo."» recitò quelle parole a cantilena e per un attimo mi sfiorò il pensiero che se le fosse scritte per ricordarle esattamente in quell'ordine. «Di tanto in tanto mi capita ancora di sognarlo,» ammise con occhi trasognanti. «sempre la stessa scena, sempre le stesse parole. Non sono mai riuscito a vederlo in faccia però.»
«Non penso che fosse un sogno.» dissi trascinata da una sensazione che mi nacque nel petto. «Credo proprio che fosse lui.»
«"C'è un altro modo. C'è sempre un altro modo."» ripeté in un sussurro. «Si riferirà alla ricerca della cura? A come la Paige ha agito?»
«Credo proprio di si. Lui stesso stava cercando un altro modo.» gli dissi e sorrisi inconsapevolmente.
Non tutti nella mia famiglia erano cattivi.
...
*Spazio Autrice*
Che dolce che è Chuck ❤️
Okay, lo spazio autrice era solo per scrivervi questo ahah ;)
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