Capitolo 9
Capitolo 9
«Comoda?» domandò Dorcas, lanciando un breve sguardo alle catene che stringevano i polsi esili di Faith.
La ragazza sorrise ironicamente, «A poche ore da uno scontro, sei l'ultima persona che mi sarei aspettata di vedere, Dorcas Meadowes».
«Sì, ammetto che questa visita non era nei piani» annuì l'Auror. Prese una sedia da un angolo e la posizionò, al contrario, davanti alla prigioniera. Poi si sedette a cavalcioni e intrecciò le mani sullo schienale, poggiando il mento sugli avambracci, «Sei cambiata dall'ultima volta che ti ho vista, a Hogwarts».
«Non ho più bisogno delle sembianze di una stupida umana» commentò Faith, «Voglio sperare che una strega dotata come te abbia già tratto le sue conclusioni e che io non debba seriamente ricominciare il racconto da capo».
«Esattamente» disse Dorcas, «Diciamo che i ragazzi mi hanno lanciato qualche briciola di pane, qualche mese fa... e che la mente della giovane Lily Evans non sia proprio a prova di bomba».
«Legilimanzia» mormorò Faith, deliziata, «Mi piace la tua totale mancanza di rispetto nei confronti della privacy altrui. Assolutamente fantastica».
Gli occhi di Dorcas si assottigliarono per un breve istante: «Non sono qua per parlare di questo e non ho tempo da sprecare» replicò, piatta.
«Uhh, aggressiva» Faith le fece l'occhiolino, «Se ci fossimo incontrate durante il periodo dell'Inquisizione, sono sicura che saremmo diventate grandi amiche. Mi piace il tuo lato da stronza senza cuore anche se un po' troppo ostentato. Quegli stivali, davvero necessari? Per non parlare del bustino. Forse andava di moda ai tempi del Re Sole... e non ti dico tra che gente. Se c'è una cosa che ho capito negli anni è che si può essere le cattive senza rinunciare a un minimo di decenza stilistica».
Le labbra di Dorcas ebbero un fremito. Per un solo istante, sul volto di porcellana dell'Auror era passata l'ombra di un sorriso: «I miei gusti in fatto di moda non penso ti riguardino».
L'altra sorrise e si arricciò una ciocca di capelli intorno a un dito, osservando la strega con espressione divertita: «Sì, decisamente saresti stata il mio tipo. Peccato! Ammetto, però, che quel Fabian Prewett sia una scelta molto intrigante».
La Meadowes sbuffò: «Abbiamo finito?».
«Non lo so, dimmi tu. D'altra parte, sei venuta per un motivo, no? Nessuno si presenta al mio cospetto senza una ragione».
«Non mi interessa ciò che sei o cosa ti serve per tornare ad essere la Grande Madre Affettuosa. Il problema al quale non riesco a trovare risposta è tuo fratello».
Ogni traccia di divertimento sul viso di Faith scivolò nel sentire quelle parole: «Cosa centra Ambros?» domandò, «Cosa gli hai fatto?».
Gli occhi violetti della ragazza brillarono, pericolosi, e davanti alla Meadowes, il suo corpo delicato prese a vibrare lasciando intravedere il vero volto demoniaco di Faith.
«Rilassati» disse la Meadowes «per ora, non ho fatto nulla. Ho solo alcune domande e, forse, un accordo da proporti».
«Un accordo? Pensavo che avessi capito con chi hai a che fare. Diciamo che non sono il tipo da fare accordi, soprattutto quando spezzeranno il rubino».
Dorcas finse di non averla sentita: «Tuo fratello, ammesso e concesso che sia veramente tuo parente, è un Obscuriale, il più potente che io abbia mai visto o che, in generale, sia stato mai avvistato nella storia. Per il momento, sono riuscita a tenerlo a bada – semplici incantesimi di contenimento –» ci tenne a precisare nel cogliere l'espressione accigliata della ragazza, «Purtroppo, a differenza degli altri Obscuriali, Ambros sta crescendo» e si maledisse quando la propria voce acquisì una sfumatura allarmata.
Faith assottigliò i magnifici occhi violetti: «Vai avanti».
«La massa oscura sta aumentando di volume. Pulsa, diciamo, ed emette bagliori alquanto sinistri. Come se fosse in incubazione. Avrei potuto benissimo cercare su qualche volume di magia nera, ma ad osservare la tua espressione credo che nemmeno tu sappia che cosa stia accadendo».
Faith Chasm le restituì uno sguardo serio e inspirò profondamente: «Ambros non è solo un Obscuriale, ma è il primo Obscuriale mai creato al mondo» le rivelò, «Diciamo che è stato creato per privare gli uomini di una spinta naturale del loro essere: l'odio. Quando ancora non ero rilegata e limitata nel corpo di un'umana, soffrivo nell'osservare i miei figli uccidersi a vicenda, farsi del male gratuitamente perché spinti da un bisogno inalienabile di potere. Così, decisi di alleggerirli dal peso del male, illudendomi stupidamente che in quel modo avrei ristabilito l'ordine delle cose. Che ingenua» sospirò, tra sé e sé, «Avrei dovuto capire, conoscere le creature che avevo creato. Invece, ero cieca, troppo inebriata d'amore nei loro confronti per rendermi conto che non si può fuggire alla propria natura. E così, decisi di creare un essere che si sarebbe nutrito dell'odio e dei sentimenti repressi dell'umanità. In questo modo, nacque Ambros».
«Bella storia, commovente quasi. Se aspetti qualche secondo, forse riesco a fare uscire anche le lacrime» commentò cinica Dorcas, «A me non interessa della creazione di Ambros. Io voglio sapere perché diavolo si sta ingigantendo e come posso fermare questa sua trasformazione».
«Se vuoi capire come bloccarla, devi conoscere tutto. Era necessario che ti spiegassi la sua creazione affinché si potesse comprendere ciò che sta succedendo. Ambros è una creatura fatta di odio e oscurità, ma non è malvagia. E in questo momento, non si sta trasformando, ma è alla ricerca di qualcosa».
«Alla ricerca di cosa?».
«Non ci sei ancora arrivata? E dire che sei la strega più brillante che io abbia mai conosciuto, dopo quella serpe di Rowena» aggiunse con una smorfia.
All'espressione confusa di Dorcas, Faith sorrise: «Non esiste una creatura che sia completamente vòlta al bene o al male. Per quanto ci si possa sforzare, esisterà sempre una goccia di bontà nella malvagità e viceversa. È vero: Ambros si è alimentato per millenni dell'odio altrui, ma riflettendo, che cos'è l'odio? Da che cos'è dettato? Da vendetta, da potere, da cattiveria...».
«... dall'amore».
«Esattamente!» esclamò la ragazza. Sembrava che le piacesse che le persone arrivassero alla verità da sole. «L'amore. Ormai entrambe dovremmo essere nauseate dall'amore. Guardati, per amore nei confronti di tua madre hai cominciato la tua crociata nei confronti di chi l'ha uccisa. Per amore, hai allontanato Fabian. Sempre per amore hai lasciato che tuo fratello se ne andasse dall'Inghilterra e ti abbandonasse. Si potrebbe affermare che tu e l'amore non siate proprio sulla stessa lunghezza d'onda» e le rivolse un sorrisino candido.
Dorcas assottigliò lo sguardo; non le piaceva che Faith – un'estranea – si mettesse ad analizzarle la vita, in particolar modo gli avvenimenti che più l'avevano ferita.
«Ehi, non te la prendere. Guarda me!» e la giovane spalancò le braccia come per prendere più visibilità. «Se ci mettessimo ad elencare tutte le disfatte della mia vita ci sarebbe da ridere per un'eternità. Prima di tutto, ho dato vita a delle creature che, ad un certo punto, hanno cominciato a detestarmi. Dopodiché, mi sono innamorata di uno di essi per poi essere rinchiusa nel corpo di un'umana, tra l'altro, da una delle mie figlie predilette. Infine, dopo millenni, mi trovo imprigionata da quelli che, genealogicamente parlando, dovrebbero essere miei lontanissimi nipoti. Direi che a te è andata piuttosto di lusso».
Suo malgrado, la Meadowes non poté trattenere un sorrisetto divertito. Se non fosse stata una creatura pericolosissima, probabilmente Faith le sarebbe stata simpatica. Cosa molto insolita per una come Dorcas.
«Comunque, ritornando al nostro discorso, Ambros è stato creato dall'odio, che a sua volta prende vita da sentimenti differenti, tra i quali l'amore. Quello che non tutti sanno, quando studiano gli Obscurus, è la loro naturale e inalienabile inclinazione a trovare qualcosa che possa salvarli dalla totale oscurita che, nel loro caso, rappresenterebbe la totale abnegazione di se stessi. In poche parole: un Obscurus vòlto completamente al male, scompare, cessa di esistere. Per questo motivo, agli Obscuriali serve un ospite; l'ospite rappresenta la goccia di bene nel mare dell'oscurità. Purtroppo, Ambros è l'Obscurus e, essendo tale, non ha bisogno di un ospite per vivere. Certo, io gli ho donato fattezze umane, ma ciò che voi vedete – il ragazzo dai capelli scuri – non è altro che una vostra proiezione mentale, o meglio, una mia creazione che gli permette di vivere nel mondo degli esseri umani indisturbato. Ad Ambros manca quella minuscola parte di bene per poter equilibrare la propria natura... e penso che ciò che gli sta accadendo non sia altro che un lento processo di autodistruzione».
«Quindi, a tuo fratello serve... un ospite?».
«No» rispose Faith, lievemente seccata. «Mio fratello non può avere un ospite».
«E allora che gli serve?».
La ragazza sorrise e inclinò la testa, lasciando che i lunghi capelli neri ricadessero sulle sue spalle. «Non è ovvio? A lui serve Emmeline Vance».
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Lily e Sirius camminavano nella notte senza luna avvolti da lunghi mantelli neri. Immersi nel silenzio tombale, parevano ombre.
Si erano smaterializzati da poco nel vicolo dopo essere passati a casa dei signori Evans. La Caposcuola era stata brava. Nonostante fosse stato doloroso, aveva salutato i genitori e la sorella senza far trasparire la profonda paura annidiata nel cuore. Sapeva che quella notte sarebbe potuta morire, ma non aveva avuto il coraggio di dire addio a sua mamma e a suo papà. Se n'era andata con un "Ci vediamo presto" rimastole amaro sulla lingua.
Quanto sarebbe stato presto?
Si era aggrappata alla mano di Sirius come un salvagente. Il Malandrino l'aveva accompagnata fuori di casa dopo aver salutato i signori Evans e dopo aver garantito loro che si sarebbe preso cura della figlia.
Gli avevano chiesto come mai non ci fosse anche James Potter con loro e, per un momento, Sirius aveva creduto di veder l'amica crollare. La Evans, invece, aveva stirato un sorriso abbastanza convincente e aveva risposto che si sarebbero ritrovati da lì a poco.
Spero che tu abbia ragione, aveva pensato Felpato.
Dopodiché Quentin ed Helen avevano chiuso la porta e Lily aveva potuto lasciar andare le lacrime.
«Lily» le aveva detto Sirius, prendendola per le spalle, «ritornerai da loro, te lo prometto».
La Caposcuola aveva alzato gli occhi verdi colmi di lacrime sul suo volto e aveva sorriso. «È la stessa cosa che mi ha detto James» sussurrò.
«E aveva ragione. Noi stasera ce lo riprenderemo, costi quel che costi».
«Anche se dovesse valere delle nostre vite? Non voglio perdere anche te, Sirius. Né Remus, o Emmeline, Peter, Frank, Alice... abbiamo già perso...».
Marlene.
Il nome dell'amica era aleggiato tra di loro come una cannonata.
Il giovane Black aveva chiuso gli occhi per un momento e la figura della McKinnon gli era comparsa davanti in tutta la sua bellezza. Quando avrebbe voluto rivederla, risentire il suo profumo...
«Lo facciamo anche per lei. Lo facciamo per tutti quelli che abbiamo perso».
«Mi dispiace, Sirius. Non te l'ho mai detto ad alta voce. Mi spiace che tu abbia perso Marlene, so quanto le volessi bene. Io voglio che tu sia felice» e Lily gli aveva accarezzato una guancia. Poi aveva posato il volto sul suo petto e aveva sospirato.
Stare vicino a Sirius era come riavere un pezzo di James. E forse, anche per il malandrino era così, perché le aveva passato un braccio intorno alle spalle e l'aveva avvicinata a sé.
Ora, il ragazzo si sentiva inquieto.
Stavano rischiando la vita per salvare i due amici... e sapevano che due di loro sarebbero morti, così aveva predetto Faith.
Sarebbe stato lui? Sarebbe stata Lily? O Remus? I volti dei propri amici lo tormentavano. Avrebbe preferito di gran lunga potersi sacrificare per non dover soffrire la morte di nessuno. Non pensava che ce l'avrebbe fatta.
James ed Emmeline contano su di noi, pensò per darsi forza.
«A cosa pensi, Sirius?» gli domandò Lily.
«A niente. Siamo quasi arrivati, vedo Alice e Frank, là in fondo».
I due amici camminavano vicini e in poco li raggiunsero.
«Sirius, Lily! Com'è andata?» chiese Alice.
I due alzarono le spalle: «E a voi?».
«Lo stesso. Mia mamma non smetteva più di piangere» ammise Frank e solo in quel momento Lily notò i cerchi rossi intorno agli occhi dell'amico. Istintivamente, gli posò una mano sul braccio.
«Gliel'hai detto?» domandò Sirius.
«Ha capito da sola».
«Mi spiace» mormorò Lily.
«Gli altri?». Alice si guardò intorno.
«Arriveranno tra poco tempo, poi ci smaterializzeremo».
Qualche minuto dopo, comparvero Remus, Mary e Peter. Tutti indossavano mantelli lunghi ed espressioni terribilmente serie.
«È il momento» affermò Mary, «Io volevo solo dire una cosa, prima che tutto cominci». Passò lo sguardo su ognuno di loro e prese un respiro: «Ci siamo conosciuti in circostanze spiacevoli, ma penso che tutto ciò che ci sia successo ci abbia legati. È brutto da dire, ma la Guerra ci ha resi un gruppo più forte di quanto ci si sarebbe mai aspettato, e ora siamo qui, insieme, pronti a dare la vita per salvare quella dei nostri amici. Volevo solo ringraziarvi, perché senza di voi non sarei arrivata fin qui e non avrei avuto il coraggio di unirmi all'Ordine e lottare per ciò che credo. Quindi, grazie. Siete la famiglia che mi è stata strappata anni fa».
«Anche io volevo dirvi una cosa» annuì Remus e il suo sguardo passò velocemente tra gli amici.
Lily scorse nelle iridi chiare del ragazzo un lampo di terrore. Aggrottò le sopracciglia quando Lunastorta la fissò con intensità... e capì. Comprese che l'amico avrebbe rivelato loro un segreto che si era tenuto dentro per troppo tempo. Comprese che, finalmente, aveva accettato di cominciare a vivere.
Gli sorrise, fiera di potersi considerare amica di Remus Lupin, qualunque fosse stata la sua natura.
Sirius, a qualche passo, annuì insieme a Peter, e abbassò lo sguardo, mentre un sorriso baluginava sulle labbra pallide.
«Io...» cominciò Remus, bagnandosi le labbra con la lingua, «Non è una cosa facile. Non lo è mai stata». Inspirò e si passò più volte una mano nei capelli biondi.
«Remus» mormorò Lily, tendendogli una mano.
Il malandrino la strinse e il gesto parve dargli forza. Alzò la testa e inspirò: «C'è un segreto che mi porto dentro da moltissimi anni, da prima di cominciare Hogwarts. Non è facile per me perché ciò che sto per rivelarvi è stato, per molto tempo, il motivo del mio isolamento. Mi sono vergognato a tal punto di ciò che ero che ho smesso di vivere. Mi sono volontariamente negato alla vita perché ero soffocato dall'umiliazione per ciò che ero e per ciò che la gente avrebbe potuto pensare di me. Però sono cresciuto... non da solo, devo ammetterlo. Ho ricevuto un sostegno che non avrei mai sperato di avere. Ci sono state delle persone che hanno fatto sì che io potessi scorgere il vero Remus sotto il rifiuto che io stesso sono andato a creare. Stanotte potrei morire e, se c'è una cosa che so, è che non voglio andarmene senza che coloro che considero la mia famiglia sappiano tutto di me».
Lily sorrise e lo invitò a continuare.
«Io... sono un Lupo Mannaro» rivelò Remus, con un filo di voce e gli occhi colmi di lacrime.
Il gruppo venne pervaso dal silenzio.
Nessuno riuscì a nascondere la sorpresa provocata dalla dichiarazione dell'amico: Alice e Frank strabuzzarono gli occhi e il ragazzo non poté impedire alla bocca di spalancarsi in maniera esagerata. La fidanzata, o meglio moglie, gli assestò una sonora gomitata tra le costole e Paciock recuperò il contegno adeguato.
«Tu... da quanto tempo?» domandò Mary dopo quelle che parvero ore.
«Ero un bambino. Un Lupo Mannaro mi morse per vendicare un torno subito da mio padre» raccontò Remus.
«Oh Dio...». La ragazza si portò una mano davanti alla bocca, «È terribile. E come hai fatto per tutto questo tempo? Le trasformazioni?».
«Silente è stato abbastanza gentile da supportarmi. Il Palatano Picchiatore nasconde un passaggio segreto per la Stamberga Strillante. Sono io il motivo di tutte le storie sulla casa infestata: le urla, i colpi... ero io durante le trasformazioni».
«Come hai potuto tenere un segreto come questo per tanti anni?» chiese Frank. Agli occhi di Lily sembrava più sconvolto del fatto che l'amico non gliel'avesse detto che per la rivelazione in sé.
Anche Remus doveva essere della stessa idea, perché non riuscì a trattenere un'espressione stupefatta. «Io... avevo paura della vostra reazione. La licantropia viene spesso considerata come una malattia contagiosa. Le persone provano disgusto nello stare nella stessa stanza con un Lupo Mannaro».
«Beh, le persone sono deficienti» sbottò Alice, dopo qualche istante di silenzio. «Insomma, voglio dire che tu sei ancora tu. Sei lo stesso Remus che ha frequentato Hogwarts con noi».
Alle sue parole, Frank annuì convinto e rivolse all'amico un sorriso solidale. «Sono d'accordo con Alice. Non mi interessa ciò che sei o che fai una volta al mese. Ciò che importa è quello che vuoi essere nel tempo restante».
Lupin abbassò lo sguardo, sopraffatto dalle emozioni. «Non so cosa dire».
«Io sì! Una volta riportata Emmeline a casa, le chiederai di uscire o giuro sul cappello di Merlino che ti farò rimpiangere di non avermi morsicato durante uno dei Pleniluni!» sbottò Sirius. «Ora non hai più scuse».
Le guance di Lupin si tinsero di un delizioso rosa scuro e il malandrino giurò di averlo sentito borbottare qualcosa di molto simile a: "non si scherza su queste cose".
«Penso che tutti dovremmo ringraziarci a vicenda per questi splendidi anni e per ciò che ne è scaturito: una famiglia» sorrise Lily. «Vi voglio bene, ragazzi».
Alice non riuscì a trattenere un singhiozzo e poggiò la testa sulla spalla di Frank. «Wow! Se non avessi visto le tue labbra muoversi, non avrei mai giurato che queste parole potessero venire dalla Caposcuola Lily Evans» ghignò il grifondoro.
«Già, all'inizio di quest'anno non l'avrei detto neppure io».
Gli amici si osservarono, i volti segnati da emozioni incomunicabili e gli occhi colmi di gratitudine e dolore.
«E' ora» disse Remus, dando un'occhiata veloce all'orologio.
Lily percepì la contrazione del proprio cuore. Qualche istante prima che i compagni scomparissero dalla sua visuale, venne pervasa da un calore insolito e una sola lacrima solitaria brillò su una guancia pallida.
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Non appena comparvero nel vicolo buio, Lily venne attraversata da una scossa adrenalinica e sentì rizzarsi i peli delle braccia. Non sapeva il perché di quella sensazione, ma dentro di sé percepì che quella notte sarebbe stata scritta una parte di storia.
Fece per dire qualcosa, ma delle figure ammantate comparvero a una decina di metri da loro.
Le figure ammantate si bloccarono nel vedere il gruppo di studenti, ma non arretrarono, né fecero cenno di voler fuggire.
Un campanello d'allarme si accese nella mente di Lily, ma subito venne messo a tacere quando la prima figura, la più alta, si staccò dalle altre e avanzò verso di loro con andatura disinvolta.
«Non un altro passo» intimò Sirius, levando alta la bacchetta e subito seguito a ruota da Remus e Frank.
Il Mangiamorte non diede segno di aver sentito.
«Ho detto...».
«Tutti abbiamo sentito quello che hai detto» fece un secondo Mangiamorte. Con nonchalance, si calò il cappuccio dal capo e una cascata di capelli biondo miele si riversarono sul mantello nero con una sorta di eleganza. Lucius Malfoy rivolse loro un sorriso beffardo e fece un cenno breve al compagno.
Quasi gli avesse parlato, la figura ammantata rivelò il proprio volto e Lily trattenne il respiro: James Potter la stava osservando con occhi spenti, così diversi dal solito.
«James...» sussurrò e Sirius le avvolse una mano tra le sue, stringendole le dita.
«Ma che scenetta commovente. L'amico che si fa carico della fidanzatina. Però non so quanto gli farebbe piacere vedervi così affiatati. Oh, ma tu guarda. Invece è proprio davanti a voi... ma non vi riconosce».
«Sta' zitto, Malfoy» sibilò Remus.
«Sta' zitto tu, animale» ribatté una terza figura.
Sirius riconobbe la voce e, d'istinto, si portò lievemente in avanti a fare da scudo a Lily.
Bellatrix Lestrange scoppiò in una risata sguaiata e si rivelò agli occhi dei Grifondoro. «Cuginetto, da quanto tempo. Hai portato anche la bestia con te».
«Detto da un'altra bestia è quasi ironico» commentò Alice, incrociando le braccia al petto.
Il sorrisetto sulle labbra di Bellatrix scivolò come olio. «Tu, sudicia puttanella!» urlò, ma Malfoy la bloccò.
«No» disse con voce imperiosa. «Non deve finire in questo modo».
«Penso che sia la cosa più intelligente che tu abbia detto da quando sei nato» disse Sirius in tono beffardo. «Ora, consegnateci Emmeline Vance».
Alle spalle di Lucius, la Grifondoro, legata e incappucciata, tentò di divincolarsi, ma il Mangiamorte che la reggeva per le spalle la scrollò violentemente.
Bellatrix scoppiò a ridere e si attorcigliò una ciocca di capelli intorno alla bacchetta ad artiglio. «Quanto sei divertente, Sirius. Fai quasi paura».
«Non sto scherzando, Lestrange, e ti assicuro che pagherei il mio peso in oro per spedirti all'Inferno. Dateci Emmeline e vi lasceremo andare senza farvi nulla».
Fu il turno di Lucius per ridere. I ragazzi lo guardarono mentre, in un eccesso di risa, si piegava in avanti tenendosi la pancia.
«Dunque, ricapitolando» ghignò Bellatrix «Siete riusciti a trovarci e a fermarci. Ma ciò non toglie che siate ugualmente in netta minoranza. Cosa sperate di fare, esattamente?» arricciò le labbra, evidentemente deliziata dalla situazione. «Per giunta, non siamo solo noi quelli da sconfiggere. Ce la farete ad ammazzare il vostro amichetto, Potter?».
Lily fremette dalla rabbia: «Sei spregevole» le sibilò con odio. «Quando sarà tutto finito, mi preoccuperò che tu marcisca ad Azkaban per il resto della tua miserabile e schifosa vita».
La donna affilò gli occhi neri come la pece, non più così divertita. Quella ragazzina la infastidiva, e non poco. Con quello sguardo arrogante; aveva la lingua troppo lunga. Sarebbe stato davvero delizioso potergliela staccare. «Speri di farmi paura, carina? Sei una sciocca se pensi di poterlo salvare. Potter è la tua più grande sconfitta, e tu odi le sconfitte, no? È per questo che continui a sperare?».
«Che premio vinco se faccio finta di essere interessata a quello che stai dicendo?».
La Mangiamorte ghignò, divertita: «Io vi conosco; questo patetico atteggiamento arrogante è solo un bluff per prendere tempo».
«O forse voi siete dei perfetti deficienti. D'altronde, siamo ancora tutti vivi, o sbaglio?» fece Sirius.
«Non penso che istigarli sia la cosa migliore» sussurrò Alice, alle sue spalle.
«Se avete fretta di morire...» ringhiò Bellatrix,, e scagliò un incantesimo che però venne prontamente deviato dalla barriera di Sirius.
«Mmm... prevedibile».
La parola fu una miccia: i Mangiamorte ancora incappucciati sibilarono, rabbiosi, e mossero veloci le bacchette. Gli unici a tenersi fuori dalla mischia furono James, Lucius e quello che reggeva Emmeline: con un balzo, si spostò dal campo di battaglia, trascinando la ragazza con sé.
«CRUCIO»
«BOMBARDA»
«SECTUSEMPRA»
I tre incantesimi si andarono a schiantare contro le barriere innalzate dai ragazzi, ma furono talmente forti da far sì che i Grifondoro arretrassero di qualche metro.
«IMPEDIMENTA» urlò Alice mirando a Mulciber, una volta che il cappuccio scivolò rivelandone l'identità.
Il Mangiamorte schivò l'incantesimo, ma non fu altrettanto veloce a ripararsi da quello di Mary che lo colpì a una gamba. Il rumore dell'osso spezzato riecheggiò in tutta la via.
«Stronza...» sibilò. «AVADA...».
«STUPEFICIUM!!».
Remus lo bloccò prima che potesse completare l'Anatema, e Mulciber si riverse sul terreno, svenuto.
«Ma che bravi» si complimentò Bellatrix, con un ghigno beffardo. «Vediamo come ve la cavate con qualcuno che non ha paura di uccidere».
Alice e Frank le si pararono davanti. «Non vedo l'ora» sibilò la Grifondoro.
Dall'altro lato, Sirius si scagliò contro Malfoy.
«Come sta la tua amata mammina Sanguesporco, Black? Ti lava ancora le mutande come se fossi figlio suo?».
«Non osare parlare dei Potter. Non quando hai il sangue così sporco da fare ribrezzo pure alla peggior feccia magica» ribatté il giovane.
I due presero a girare in cerchio, occhi negli occhi, le bacchette puntate l'una contro il petto dell'altro.
«Che c'è? Nervo scoperto? Chissà come deve essere stato difficile vivere senza il tuo amichetto. Voi siete amici per la pelle, no? Magari piangerà al tuo funerale».
«Al tuo, invece, non ci sarà nessuno. Nemmeno tua moglie, che probabilmente non vede l'ora di liberarsi di te».
Lucius sorrise pericolosamente. «Vuoi sapere un'altra cosa divertente? La tua amichetta... Marlene McKinnon... è stato eccitante vederla morire davanti ai miei occhi. Così innocente e pura...».
«BASTARDO! CRUCIO» urlò il malandrino, attaccando per primo.
Malfoy si scostò con incredibile velocità e mosse il polso, senza emettere un suono. Un'enorme pietra si alzò alle spalle del malandrino e lo colpì in mezzo alle scapole, mandandolo a carponi.
Il giovane Black sentì il respiro mozzarsi nei polmoni e per qualche istante tutto il mondo si macchiò di rosso. La voce di Lily che gridava il suo nome fu un'eco lontano e ovattato.
Strinse la bacchetta, a terra, e tentò di rimettersi in piedi, ma Lucius gli sferrò un calcio in pancia.
«Non fai più il beffardo, vero?» ghignò, godendo nel vederlo soffrire. «Ho aspettato questo momento...» e lo colpì in faccia, frantumandogli uno zigomo. «Mi sono preso una rivincita anche con il tuo amichetto Potter. Ammetto che ha una sorprendete resistenza, ma alla fine si è piegato anche lui» e gli assestò un altro calcio nell'addome.
Un rivolo di sangue cominciò a sgorgare da un lato della bocca di Sirius.
«Sei...» tossì e sputò un grumo rossastro «...sei un bastardo...».
«Sarà un immenso piacere ridurti a una poltiglia di sangue e...».
«EHI, STRONZO!» urlò una voce alle spalle di Malfoy. Il Mangiamorte si voltò, preso alla sprovvista, e Lily gli assestò un pugno sullo zigomo, mandandolo a carponi.
«Expelliarmus!» ordinò, facendogli saltare la bacchetta. Poi, lo colpì di nuovo, ignorando le scariche di dolore che si diramavano dalle nocche: «Ti diverti ancora? EH?!» e lo stordì con un incantesimo.
Lucius mugolò a terra.
«Non fai lo sbruffone, senza bacchetta! Figlio di puttana».
Lily sollevò il braccio per metterlo fuori gioco, ma una mano le avvolse il polso e la scagliò in terra.
«Ma che...?» biascicò.
Batté le palpebre qualche volta e mise a fuoco la figura che aveva davanti: James Potter la fissava con quel suo sguardo vacuo, la bacchetta sollevata nella sua direzione.
«No...» mormorò lei, indietreggiando a carponi. «James, no, sono io. Lily» balbettò.
Rivolse un'occhiata intorno, ma i suoi amici erano impegnati con gli altri Mangiamorte e Sirius era ancora riverso a terra, in stato di semi incoscienza.
«Stupeficium» ordinò l'ex malandrino.
«Protego! James, smettila!».
«È inutile, tesoro» urlò Bellatrix «Non sei niente per lui».
Una lacrima solitaria scorse sulla guancia della Grifondoro. «Ti prego, James... non obbligarmi a combattere».
«Crucio!».
Lily rotolò su un fianco, con un urlo. Si alzò in piedi e tese la bacchetta davanti a sé: «Non voglio combattere contro di te, James» ripeté.
«Allora morirai» disse lui con voce fredda. «AVADA KEDAVRA».
Il getto di luce smeraldina saettò nell'aria con uno schiocco e si andò ad abbattere contro la parete di roccia invocata dalla Evans.
«JAMES, SMETTILA!» pianse lei.
«AVADA KEDAVRA!».
Per la seconda volta, l'Anatema andò a vuoto.
«STUPEFICIUM!» gridò Lily, ma James parò il corpo con disarmante facilità.
«Dai, Lily. Sei la strega più dotata del nostro anno» commentò lui, quasi divertito. «Colpiscimi. Colpiscimi davvero».
«ARTIS TEMPORUS».
«Aguamenti. Evans, non ti stai impegnando».
«James, per favore...».
«Smettila con questa lagna. Colpiscimi... o ti ucciderò».
«James, tu non sei in te. Non vuoi uccidermi, non veramente. Tu...» tentò la Caposcuola, ma dovette interrompersi per ripararsi da una fontana di schegge di vetro che il Cercatore aveva invocato. Nonostante lo scudo, alcune si fecero largo nella barriera e si conficcarono nella carne della ragazza, che urlò di dolore.
Si accasciò a terra, mentre il sangue rosso zampillava allegramente dalle ferite.
«Bombarda» ordinò James.
Con le ultime forze, Lily parò l'incantesimo. Era allo stremo e, più passavano i secondi, più sentiva le energie estinguersi e scivolare fuori dal suo corpo insieme al sangue.
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«LILY» urlò Remus, vedendola cadere a terra.
Con gli occhi cercò Sirius e trovarlo riverso a terra, in una pozza del suo stesso sangue, gli mozzò il respiro.
«Cazzo» sibilò. Mandò al tappeto Avery e si lanciò verso l'amico, ma prima che potesse raggiungerlo, un'esplosione lo scagliò a qualche metro dal punto in cui si trovava.
Tossendo, si guardò intorno e vide Lily e James avvolti dalla polvere, le bacchette ancora levate davanti a loro.
Poi, la Caposcuola scivolò indietro con un gemito e Potter sorrise perfidamente. Le sue labbra si schiusero e si mossero a formare un incantesimo, ma nulla affiorò dalla punta della bacchetta, perché questa schizzò via dalle mani dell'ex malandrino e atterrò sul palmo di Mary, appena liberatasi da Goyle. Dopodiché, la ragazza schiantò il giovane.
Nello stesso istante, i due incantesimi incrociati mandarono Bellatrix Lestrange in ginocchio. La strega si ripiegò su se stessa e lanciò un ringhio disumano. Con un gesto veloce, Remus le sottrasse la bacchetta e, subito, puntò entrambe contro l'ultimo Mangiamorte che, a distanza di qualche metro, reggeva Emmeline.
«Ora, lasciala» gli intimò, scandendo attentamente le parole.
La figura incappucciata sussurrò qualcosa all'orecchio della ragazza ed Emmeline si divincolò, ma a Remus parve che non stesse facendo nessun tentativo per liberarsi realmente.
«Lo hai sentito? Lasciala!» ringhiò Alice.
«Revelio» mormorò Remus e una brezza leggera fece cadere il cappuccio dal capo della figura, e sotto di esso comparve il volto di Regulus Black.
«Tu...» mormorò Sirius, rimettendosi in piedi a fatica. Zoppicò fino a Lily e le si inginocchiò di fianco. «Avrei dovuto capire che tutta la feccia si sarebbe riunita stanotte» e tossì.
«Sirius, stai bene?» domandò Lunastorta. «Peter?», ma l'amico non rispose.
Il malandrino, allarmato, si guardò intorno e vide il compagno steso a terra con una profonda ferita alla tempia. «PETER!» urlò.
Mary, la più vicina, si piegò sull'amico ed esaminò il taglio: «È vivo, ma l'hanno colpito forte» commentò.
«Regulus» lo chiamò Remus, senza mai abbassare le bacchette, «porta qui Emmeline... e non ti faremo del male».
Il volto del minore dei Black venne attraversato da un'ombra furibonda. «Voi non capite...» cominciò, ma anche Alice e Frank lo misero sotto tiro.
«Non ho il controllo di Lupin» ringhiò la Prewett. «Quindi non esiterò a farti saltare le budella, se dovessi farti venire strane idee. Accio cappuccio» e scoprì il volto dell'amica, rigato dalle lacrime ma illeso, «Em, grazie a Melrino» sussurrò con un groppo in gola.
Regulus, però, strinse la presa sugli avambracci di Emmeline e indietreggiò.
«Non un altro passo, Black» lo ammonì Lupin. «Davvero, non voglio farti del male e so che non sei un ragazzo stupido».
«Dovete lasciarci andare!» esclamò Regulus con rabbia. «Voi non capite. Tutto questo...» ma non riuscì a proseguire perché il volto si contorse in una smorfia agonizzante. Si piegò, gemendo, ed Emmeline si inginocchiò con lui.
La ragazza cercò di dire qualcosa, ma il bavaglio trasformò le parole in mormorii sconnessi. Poi, la Vance alzò gli occhi pieni di lacrime sugli amici e scosse il capo.
«Ma che...?» disse Mary.
Poi, cominciò l'inferno.
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Lo sentirono ancor prima che arrivasse. I Mangiamorte cominciarono a gemere all'unisono, afferrandosi l'avambraccio e conficcandosi le unghie nella pelle che bruciava. Chi non aveva il marchio, avvertì comunque un'elettricità improvvisa nell'aria, una tensione, un fremito eccitato.
Una nube nera si staccò dal cielo plumbeo e un uomo atterrò con eleganza in mezzo al cerchio.
Il vento cessò, così come la pioggia.
Lily alzò lo sguardo dall'amica e sentì un brivido gelido correrle lungo la schiena: in mezzo a loro, stava la persona più famosa nel mondo dei maghi, l'uomo più potente e temuto di tutti i tempi.
Mani dalle dita lunghe, grifagne. Un viso gelido e spettrale su cui scintillavano ammaliatori due occhi rossi, ardenti come fanali, belli come rubini. Lui. Il terrore di quei tempi e di quelli futuri.
Il mondo tacque.
La avvertirono tutti, la sua presenza, perché non c'era nessuno, Purosangue o Mezzosangue che fosse, che non percepisse l'aura che lo avvolgeva. Nessuno che non conoscesse il suo volto, la sua forza, la sua crudeltà.
Il suo nome...
Lord Voldemort passò in rassegna i giovani volti, le labbra serrate, una gelida calma dipinta sul volto serpentino.
Poi, in un giubilo collettivo, i Mangiamorte alzarono le bacchette al cielo ed urlarono. Urlarono la loro fede, la loro gioia, il loro sollievo.
Perché Lord Voldemort era arrivato.
E, al suo cospetto, anche la tenue speranza che, per un secondo, aveva riempito i cuori dei ragazzi, parve scemare.
Ciao ragazzi!!
😻♥️
Come state?
Io bene! Dopodomani parto per l'America e quindi mi sembrava carino lasciarvi con un capitolo 💣BOMBA💣
OVVIAMENTE mi odierete, perché alla fine dei capitoli mi odiate sempre😭😹
Vabbè me ne farò una ragione.
Bene, è arrivato il Voldy!🙀 aiuto che paura👹
Qualcuno morirà? ASSOLUTAMENTE SÌ, e sarà una morte orribile e terribilmente struggente (spero). Non vedo l'ora!
Mi spiace, io non vorrei essere così sadica, ma è nella mia natura😇
Quiiiiiindi vi voglio bene e mi auguro che il capitolo vi sia piaciuto!
Vi auguro anche una buona fine estate e taaaaaante belle cose. Al mio ritorno, vi farò vedere le foto! 😻
PS. Ma quanto odiamo Bellatrix? Bitch🖕🏻
Un beso
Laura😻🥰😘😊😇🥳👹♥️
PPS. ANDATE A LEGGERE IL CP. 38 DELLA PARTE 1 CHE L'HO RISCRITTO E FA UN SACCO PIANGERE CON MOLTE SCENE BLACKINNON E JILY🥰
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