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Capitolo 5

Capitolo 5

Faith osservò i tre ragazzi che aveva davanti con un misto di soddisfazione e divertimento. Sapeva bene che ciò che avrebbe rivelato loro sarebbe andato al di là della semplice conoscenza umana.
Era quasi tentata di interrompere il racconto e rimangiarsi la promessa solo per guardarli cadere nella disperazione, ma si trattenne.
Nei loro volti riconosceva la stessa impazienza e curiosità che aveva visto tempo prima in un giovane, poco più grande di loro. Si ricordava benissimo di quel ragazzo sconosciuto e orgoglioso che le si era presentato innanzi con audacia e che, come molti altri, era caduto ai suoi piedi, incantato e perso nelle profondità della sua anima. A differenza di tutto il resto del mondo, però, quel giovane uomo era riuscito a fare breccia nel cuore di una creatura immortale, invincibile ed impalpabile, vestita di conoscenza e di potere, nata dal nulla e madre del tutto.

"Come vi ho già detto, un tempo non esisteva la magia, perlomeno, non esisteva la magia come la conoscete adesso. Il mondo era dominato da una Forza superiore, dominatrice, distruttiva, ma madre amorevole, creatrice del bene e del male, bilancia dell'esistenza.
Questa Potenza non possedeva un nome, né un corpo; viveva attraverso il mondo, nel mondo e per il mondo. Non aveva bisogno di preghiere o di elogi: il suo unico scopo era la proliferazione degli esseri viventi, umani e animali. Tutto ciò che non poteva essere spiegato in modo razionale, era ricondotto a Lei. Le alluvioni, le buone annate di raccolto, le tempeste, i miracoli, le catastrofi naturali. Tutto ciò che, al tempo, oltrepassava i limiti della conoscenza umana, era opera divina.
Nonostante molti temessero l'incostanza della sua benevolenza, la potenza non era malvagia. Anzi, si considerava la creatrice della Terra e la madre di ogni essere vivente che vi avesse mai messo piede".

"Il fatto che tu continui a parlare di te stessa in terza persona mi fa intuire quanto questa Potenza dovesse essere umile" commentò Sirius, lievemente annoiato da un discorso fin troppo prolisso.

Lily nascose un sorriso dietro un colpo di tosse.

"Stavo cercando di farvi capire quanto complessa fosse la situazione prima dell'avvento della Magia" replicò Faith con voce piatta.

"Beh... abbiamo capito. Nessuno faceva incantesimi, tutti avevano paura dei temporali, tu ti divertivi a comparire qua e là come un fungo... Che ne dici di arrivare alla parte interessante? Ossia, come diavolo hai conosciuto i quattro fondatori e perché sei tanto ossessionata dal rubino?".

"Bene" disse la ragazza, stizzita, "Si dà il caso che, pochi anni prima del primo millennio, un gruppo di giovani estremamente brillanti abbia cominciato a fare delle ricerche molto approfondite sulla potenza divina che controllava il mondo. Qualche secolo prima, l'avvento del Cristianesimo come religione fondante aveva iniziato a circolare per l'intera Europa. Se, inizialmente, il culto era rimasto all'ombra del paganesimo, a poco a poco le genti avevano cominciato a convertirsi e, di lì a poco, la venerazione degli déi e, di conseguenza, la mia, era stata additata come eretica. Dopo l'Editto di Tessalonica da parte di Teodosio, il culto pagano divenne proibito e ne seguirono spaventose stragi di chiunque venisse sorpreso ad idolatrare altro che non fosse l'unico Dio.
Furono anni di devastazione. Mai, in tutta la mia esistenza, avevo assistito ad una tale violenza animalesca; i miei figli, fratelli e consanguinei, diventati macellai, bestie senza cuore e senza anima. Ciò che di più prezioso avevo creato, ciò che di meglio era mai esistito, si stava macchiando indissolubilmente di una colpa capitale che mai avrei più potuto perdonare.
Fu così che i miei figli si allontanarono e fuggirono il mio amore per loro. Non provavano più nessun sentimento – se non odio – nei miei confronti e in qualsiasi modo io cercassi di dar loro una mano, eccoli ad additarmi come una forza oscura e tentatrice, subdola e malvagia. Ben presto, il mio aspetto venne trasfigurato in quello demoniaco di colui che in molti ora chiamano Satana. Nonostante le repressioni, però, ci fu qualcuno che continuò a credere in me e ad imparare da vecchi tomi salvati dai gradi roghi dei primi secoli. Qualche anno prima dell'inizio del primo millennio, quattro giovani della citta di York riuscirono a trovare, in una vallata a ridosso dei Southern Uplands, un sito celtico andato distrutto durante le spedizioni di conversione forzata mosse dal vescovo anglosassone Boniface. In quel villaggio, era ancora presente un antico cromlech celtico. Secondo alcune trascrizioni greche, nel momento in cui la luna si sarebbe trovata al suo zenit rispetto all'asse terrestre, i suoi raggi avrebbero colpito contemporaneamente le pietre poste in posizione circolare e queste avrebbero svelato all'attento osservatore la posizione di un kardià.
Il kardià era un mezzo di comunicazione – un tramite per così dire – creato da antichissimi sacerdoti silvani, i quali avevano donato la loro vita alla ricerca di un legame con la divinità. Alcuni di essi riuscirono nel loro intento: l'oracolo di Delfi, l'oracolo di Dodona e il Nechung tibetano sono stati gli unici esseri umani ad aver creato un legame vero con me. Con le persecuzioni, però, i tre principali kardià erano andati perduti, nascosti e poi dimenticati o distrutti per paura della morte.

Solo uno dei quattro giovani, Godric Grifondoro, aveva intrapreso il lungo viaggio. Per mesi aveva attraversato lande desolate; neve, pioggia e vento non avevano spento in lui l'ardore di giungere alla meta.

Per tutto il tragitto, lo aveva osservato, curiosa di scoprire quanto in là si sarebbe spinto un singolo essere umano solo per soddisfare la propria sete di conoscenza. A un certo punto, mi ero ritrovata a sperare che riuscisse nell'impresa: le sue fatiche erano diventate le mie. Silenziosamente, agivo intorno a lui per permettergli un viaggio sicuro. Non incontrò né belve, né avversari. Nessuno o niente ostacolò il suo percorso perché io volli così.
E quando giunse finalmente al villaggio celtico e si impossessò del kardià, non per un solo istante fu tentato di scoprirne i segreti da solo, né di nasconderlo al resto del mondo.
Rimasi stupita da ciò: molto spesso, la bramosia di potere e la superbia sono capaci di rendere malvagio l'uomo più onesto.. ma così non fu.

Intraprese il viaggio di ritorno con una volontà implacabile e anche senza la mia intercessione sarebbe giunto a casa sano e salvo.

La mia essenza, dentro e fuori dal kardià iniziò a risentire della sua presenza. Era come se, inconsapevolmente, ci stessimo avvicinando. Mi teneva in una tasca del mantello, così vicina al suo cuore che iniziai a provare i suoi stessi sentimenti. Percepivo l'ardore, la rabbia, la paura e l'emozione come se fossero miei e mai, per un solo istante in tutta la mia esistenza, avevo provato sentimenti umani.
Ne rimasi affascinata; nonostante gli uomini fossero stati una mia creazione, non ero mai stata in grado di capirli, non come in quel momento riuscivo a capire Godric Grifondoro.
Probabilmente anche lui mi percepiva, perché tutte le sere estraeva il kardià e lo rimirava, in egual modo incantato e spaventato, senza pretendere di conoscerne i segreti, ma turbato dallo strano potere che esso emanava.
Quando giunse dai suoi compagni, Rowena, Tosca e Salazar, giunse il momento di evocare l'Entità.

Li osservai a lungo, prima di decidere. In particolar modo, colse la mia attenzione la più misteriosa delle due giovani donne. Rowena Corvonero..." e la voce di Faith, per la prima volta dall'inizio del racconto, vibrò di uno strano sentimento, "Lei era esattamente come tutti si immaginano e ancor più sorprendente di quanto si dica. Non esagerano nell'affermare che, al suo tempo, non esistesse donna più bella di lei... e più superba, ma questo lo scoprimmo in seguito.

Come giusto che fosse, Godric era rimasto affascinato dalla giovane. Non dalla bellezza, tanto accecante quanto effimera, ma dalla sua incredibile e ammaliante intelligenza. Rowena Corvonero era, in tutto e per tutto, la mia opera più incredibile. Io stessa rimasi colpita da quanto quell'umana avesse potuto superare qualsiasi limite io avessi imposto alla natura e, solo come una madre potrebbe essere orgogliosa della figlia, ribollii di estasi nel vederli insieme. Lui, straordinario uomo dalle infinite qualità positive e lei la somma perfezione dell'umanità. Quindi, quando mi invocarono, fu quasi con disinvoltura che scelsi Godric come destinatario del mio messaggio. Avrei potuto mostrarmi come realmente appaio, ma qualcosa dentro di me mi spinse oltre le regole che avrei dovuto rispettare e, davanti ai suoi occhi, comparvi in fattezze umane. Non scelsi il mio aspetto, né prestai attenzione ai particolari; semplicemente apparii come ritenevo che sarei stata sulla Terra.

Si prostrò ai miei piedi, incantato e stupefatto, e mi supplicò di essere clemente con lui e i suoi compagni. Non sapeva che io avevo vegliato su lui e gli altri per tutti i mesi precedenti, ma lo lasciai parlare e contemplai il suo volto, per la prima volta, attraverso degli occhi umani.

Anche se lo negai per molto tempo, sapevo di aver commesso un indicibile errore a comparire al suo cospetto in quelle forme femminili, ma ancor di più, ero consapevole che avrei dovuto rimanere imparziale durante il suo viaggio. Eppure, c'era qualcosa nel suo animo che mi spingeva alla curiosità. Avrei dovuto capire che la curiosità non era qualcosa di naturale in un essere superiore, ma ignorai la pulsione e rimasi a bearmi del suo sguardo ammaliato.

Da tempo avevo deciso che alcuni tra i miei figli avrebbero ricevuto in dono parte della mia conoscenza, ma nessuno più di lui e dei tre amici sembrava idoneo a quel compito. Quindi, lo istruii: gli consegnai dei kardià sotto forma di quattro gemme preziose, al cui interno avevo riversato alcuni dei miei poteri. Un rubino, uno zaffiro, un eliodoro e uno smeraldo; quattro catalizzatori che avrebbero permesso loro di vedere ciò che i loro occhi ancora non erano in grado di cogliere. La magia, in realtà, non è che conoscenza della mano che muove i burattini.
Prima di tornare alla realtà, Godric mi donò l'unica cosa che non avevo mai avuto... un nome".

Faith interruppe il racconto, lo sguardo rivolto a qualcosa che i tre ragazzi non potevano vedere. Gli occhi violetti, così spesso colmi di superbia o malizia, scintillavano colpiti dalla tenue luce dei lampadari, per la prima volta accesi di vita propria. Agli occhi di Lily sembrava essere tornata la ragazza che aveva visto per la prima volta al castello, innocente e delicata, circondata da un'aura tranquilla ed amorevole, lungi dall'essere la creatura malvagia che poi si era rivelata.

"Un nome?" domandò Mary con cautela, "Non hai mai avuto un nome?".

Faith si volse nella sua direzione e le labbra rosee si piegarono in un sorriso triste: "Perché mai avrei dovuto avere un nome? A cosa mi sarebbe servito? Nessuno lo avrebbe mai utilizzato. È vero, io avevo il mondo nelle mani, ma ero terribilmente sola, come una madre i cui figli, ormai grandi, prendono la propria strada e abbandonano il cammino famigliare. Ognuno ha interpretato la mia natura a proprio piacimento; sono stata moltissime cose, ma mai un'identità specifica. Godric Grifondoro è riuscito a prendere la mia immensità e coglierne un frammento, ancorandolo fisicamente al suo mondo. Da tempo ho abbandonato il nome che scelse per me, ormai inadatto alla persona che sono diventata. Non mi rispecchia più... e non ha più senso utilizzarlo" aggiunse sottovoce.

"Che nome ti diede?" chiese Lily.

"Mira, che significa meravigliosa. E lo fui davvero, in tutti i sensi; meravigliosamente felice di essere qualcuno, anche solo per pochi istanti. Perché Godric non si limitò ad assegnarmi un nome. No" e scosse la testa, sorridendo, "lui mi diede la vita che non avevo mai avuto".

"Dopo il lungo viaggio intrapreso insieme verso il villaggio celtico e il nostro incontro, entrambi capimmo che si era creato un legame tra di noi. Da parte mia, inizialmente, lo interpretai come il sentimento di riconoscimento e di affetto di un cieco che ricomincia a vedere. Il cuore umano, invece, è più fragile e infinitamente più complicato. Nonostante il suo amore per Rowena, non poté ignorare il turbamento che gli aveva infiammato il sangue la prima volta che aveva posato gli occhi sulla mia figura. Tentò inutilmente di resistere alla pulsione, ma più i suoi poteri si sviluppavano, più il legame con me, la Magia, si faceva forte ed insistente.
A differenza degli altri, solo lui era in grado di evocarmi. Non so ancora spiegare perché; forse per il legame che ci aveva unito fin dal principio, forse perché avevo scelto lui come primo ricettore del potere, forse perché anche da parte mia aveva iniziato ad esserci di più... è una domanda a cui probabilmente non otterrò mai risposta.
Ci trovavamo spesso a parlare in una sorta di limbo, un luogo a metà tra il mio mondo metafisico e il vostro; in cui spazio e tempo sono ampliati all'ennesima potenza e tutto appare sospeso nel nulla.
Mi chiedeva di insegnargli tutto ciò che conoscevo e io, sorpresa e lusingata dal suo interesse per la mia natura, non esitai a mostrargli le innumerevoli facce del mondo metafisico. Naturalmente, condivideva la sua conoscenza con Rowena, Salazar e Tosca, in modo tale da non porsi mai in posizione di superiorità nei loro confronti.

Più la loro magia cresceva, più capimmo che un tale dono sarebbe stato sprecato se racchiuso in soli quattro umani: bisognava che la comunità magica si ampliasse; che alla parte di mondo predisposta ad accogliere e far fruttare la mia conoscenza venissero aperti gli occhi verso nuovi orizzonti.

Fu così che iniziò il lungo viaggio dei quattro: si incamminarono per deserti, montagne, pianure e valli. Raggiunsero gli estremi di ogni continente, le vette più alte, le zone più remote della Terra. Con loro, portavano i quattro kardià. Spiegai che avrebbero funto da bussole verso tutti coloro il cui animo si sarebbe mostrato predisposto ad accogliermi.
Passarono quasi quattro anni prima che Godric, Tosca, Salazar e Rowena si rincontrassero nuovamente, e a loro seguito portavano ragazzi di ogni età, nazionalità e aspetto. Tutti, però, con un particolare in comune: la predisposizione ad accogliere la mia conoscenza.

I primi tempi furono abbastanza difficili: come avrebbero potuto istruire quella gente senza destare alcun sospetto nei senza-poteri? Il gruppo diveniva di giorno in giorno sempre più numeroso e se dapprima la situazione poteva essere controllata, col passare delle settimane la gestione divenne quasi impossibile.

Fu Tosca, nel 998 d.C., a proporre l'idea della costruzione di una scuola magica celata agli occhi dei senza-poteri, o babbani, come preferite chiamarli. Unendo la loro conoscenza e le loro abilità, realizzarono Hogwarts sulle rovine di un castello ormai in rovina. Intorno a esso, innalzarono le più potenti misure di sicurezza mai realizzate, protezioni che ancora adesso celano la vostra scuola da sguardi indiscreti.Così i ragazzi vennero accolti in una struttura in cui avrebbero appreso a gestire e usare i loro poteri, in cui sarebbe stata insegnata loro la capacità di modificare la realtà a loro piacimento e a canalizzare la magia dal loro corpo al mondo fisico.

Nel frattempo, io rimanevo al fianco dei quattro ragazzi che, tra gli alunni, presero il nome di Fondatori. A me si rivolgevano per qualsiasi questione riguardante la magia, l'insegnamento e la gestione della scuola. Mi faceva piacere contribuire attivamente ad un progetto tanto grande quanto ambizioso.
Era evidente che sarebbe diventata una cosa che avrebbe superato qualsiasi nostra aspettativa e quindi lavorammo duramente per porre le fondamenta di quello che è ora il vostro mondo.

Tra i quattro Fondatori, però, solamente tre apparivano realmente contenti del nostro progetto, o perlomeno, soddisfatti di ciò che avevamo costruito. Rowena Corvonero, a scapito di ciò che avevo pensato la prima volta che l'avevo vista, non sembrava per nulla interessata alla costruzione della scuola, né alla tradizione della conoscenza metafisica agli studenti.

Mi pento ancora di non avere intuito in tempo le sue intenzioni e questo sarà per sempre il mio più grande rimpianto. Troppo intelligente per fingere di non capire, aveva concluso con amarezza la sua storia con Godric, ormai innamorato di un'altra. Dopodiché, oltrepassando ogni mia previsione o conoscenza, si era gettata febbrilmente sullo studio delle proprie capacità; col tempo, dopo aver appreso qualsiasi sfaccettatura del dono che le avevo fatto, aveva compreso che vi era di più, che esisteva qualcosa che non avevo mostrato loro. Quindi, in segreto, iniziò degli studi su se stessa per individuare un limite che, nella sua superbia, avrebbe voluto oltrepassare. Contro ogni aspettativa, riuscì nel proprio intento e fu così che costruì un diadema intriso dei più profondi e oscuri incantesimi da lei inventati. Il gioiello le avrebbe permesso di espandere la propria conoscenza fino ai confini che avevo stabilito, e abbatterli.

Nessuno di noi sapeva realmente cosa stesse succedendo. Neppure io, che avrei dovuto riconoscere i segni di un tradimento. Ero così concentrata sul sentimento umano in cui mi ero trovata intrappolata da non accorgermi che una delle mie figlie stava meditando di conficcarmi un pugnale nella schiena.
Nemmeno quando si presentò a Godric porgendogli un fazzoletto bianco in segno di tregua e un modo per realizzare il suo desiderio più profondo, il sospetto si insinuò tra noi.

Mi sento sciocca a non averlo capito, ma l'amore rende cieca anche la persona più saggia ed imparai la lezione sulla mia pelle.
Dopo tutti gli anni trascorsi con Godric, avevo finalmente accettato l'idea di essermi innamorata di un umano, di una mia creatura.
Avremmo pagato qualsiasi prezzo per poter vivere il nostro amore. Ogni secondo che passavo ad osservarlo rafforzava questo mio, nostro, sogno. Poter toccare il suo volto, percepire il respiro caldo sulle gote, sfiorare le sue labbra..." il sorriso di Faith era così dolce e struggente che Lily percepì il cuore contrarsi in una stretta dolorosa. Nonostante fosse ben consapevole di chi fosse la persona davanti a lei, non poté non provare una profonda tristezza per la sorte della ragazza; anche lei conosceva quella sensazione: non poter stare vicino ad una persona che amava.

Con un sospiro, Faith scosse il capo e posò nuovamente gli occhi violetti sui suoi interlocutori. Le labbra si piegarono in una smorfia amara: "Avrei dovuto prevedere che Rowena, nella sua sapienza, aveva già capito tutto e che stava pianificando la distruzione delle due persone che le avevano arrecato una simile sofferenza. Il diadema le aveva rivelato possibilità a cui neppure io ero mai giunta e, tra una di queste, la Corvonero scelse la più allettante... e rovinosa. Una sera, dopo aver convocato Godric nei suoi appartamenti, si scusò per essersi allontanata da lui e aver provato odio nel vederlo felice. Aggiunse, poi, che i propri sentimenti non fossero cambiati e che fosse ancora innamorata di lui e, di lui solo, lo sarebbe stata per l'eternità. Disse di aver compreso ciò che univa me e l'uomo e che, nonostante la facesse soffrire, l'unica cosa che avrebbe voluto era vederlo felice. Quindi gli propose ciò che avrebbe segnato la mia condanna e la fine del nostro amore.

Non posso, né desidero, riportare gli incantesimi formulati quella notte e di certo tre studenti come voi non potrebbero nemmeno comprenderne la difficoltà, per quanto intelligenti e preparati voi possiate essere.
Vi basti sapere una cosa: se l'incantesimo fosse andato a buon fine, disse Rowena, all'alba del giorno successivo io, Mira, mi sarei reincarnata nel corpo di una donna e, finalmente, avrei potuto vivere una vita insieme all'uomo che amavo.

A raccontarlo a posteriori, era logico che niente sarebbe andato per il verso giusto, perché nel corpo di Rowena Corvonero non esisteva né la compassione né l'amore. Il suo cuore era nero come la sua anima, vendicativa e maligna, volta al dolore del prossimo.
Ciò che non ci aveva detto, infatti, era che l'incantesimo avrebbe davvero permesso alla mia anima di reincarnarmi, ma che una volta sulla Terra, non avrei potuto più ritornare nella mia forma metafisica. Le leggi universali sono molto dure a riguardo: niente può rinnegare la propria natura, né fuggire da essa.

Una volta nata, il mio corpo da umana reagì come avrei dovuto aspettarmi: poiché privato di gran parte della sua potenza, essendo racchiuso in una creatura terrestre, iniziò ad attingere da altri il potere necessario per colmare il vuoto che era stato creato. Da divinità ero stata ridotta ad una vile sanguisuga che per sopravvivere avrebbe dovuto prosciugare chiunque le fosse capitato intorno. Invano tentammo di invertire la maledizione, perché è questo che fu: una maledizione che mi privò della mia vera natura e dell'unico uomo che avessi mai potuto amare.

Rowena si dichiarò allo scuro di tutto, ma anche se avesse confessato la propria colpa non ci sarebbe stato nulla da fare: il mio più grande desiderio si era tramutato in un incubo.

Divenni un pericolo anche per gli studenti; persone così giovani e incapaci di controllare il loro potenziale, ancora debole, sarebbero diventati i primi bersagli delle mie nuove ed aberranti capacità.
Dovetti allontanarmi da loro, da Hogwarts, ma soprattutto da Godric. Nonostante mi pregò di rimanere e mi promise che avrebbe trovato una soluzione, non potei rischiare la sua incolumità per la mia felicità. Non avrei sopportato di perderlo.

Fuggii per secoli. Contribuii alla costruzione di molte scuole magiche, viaggiai per i continenti senza sosta, senza permettermi di affezionarmi a qualcuno che avrei dovuto abbandonare. Non avrei trovato nessuno, comunque. Il mio cuore rimase, e rimane tutt'ora, dell'unico uomo che mi abbia amata per quella che ero. Nel corso degli anni cercai di rimediare, o comunque di arginare gli effetti della maledizione. Riuscii a renderla meno aggressiva, ma l'incantesimo che lanciai fu molto dispendioso e per renderlo eterno dovetti usare quasi tutte le mie forze. Per questo motivo, viaggio spesso per scuole o comunità magiche. Ho bisogno di stare in luoghi pieni di maghi o streghe in modo tale che il mio corpo possa assorbire la quantità giusta di magia per sopravvivere. Più a lungo mi fermo, più le mie capacità si fortificano".

"Per questo motivo sei venuta ad Hogwarts?" domandò Mary.

"Anche per questo motivo." annuì Faith, "Ciò che non vi ho ancora raccontato è che una volta lanciato l'incantesimo e aver visto le disastrose conseguenze delle sue azioni, Rowena si pentì di aver rovinato la vita dell'unico uomo che avesse mai amato. Per cercare la redenzione, cercò una qualche soluzione e, dopo anni di ricerche e studi, la trovò.

Usando la proprietà di catalizzatori dei kardià che donai loro e che successivamente fecero incastonare in quattro cimeli – una coppa per Tosca Tassorosso, il diadema per Rowena Corvonero, un medaglione per Salazar Serpeverde e la spada per Godric Grifondoro –, fece in modo che, alla morte dei quattro Fondatori, i loro poteri sarebbero tornati nelle gemme. Infranta anche solo una di esse, l'incantesimo avrebbe permesso che la magia dei Quattro, ceduta da me per amore, tornasse nel mio corpo e mi riconsegnasse il potere necessario per spezzare la maledizione che mi tiene ancorata alla Terra, ristabilendo l'ordine e la natura delle cose. In quegli anni, però, un profondo litigio segnò la fine dell'amicizia tra Godric e Salazar che, furioso con il Grifondoro, lasciò Hogwarts portando con sé il medaglione, scomparendo nel nulla. Parimente, Tosca si allontanò dalla Scuola di Magie e Stregonerie per sposare un Babbano, cambiando il proprio nome per vivere gli ultimi anni della sua vita in pace e tranquillità, ormai soddisfatta del lavoro compiuto nel tempo.
Rimasta sola, senza poter ottenere la spada se non da Godric stesso, che la odiava per ciò che aveva fatto a lui, ma soprattutto a me, Rowena capì che l'unico modo per redimersi sarebbe stato distruggere la sua più grande creazione. Prima che potesse rompere lo zaffiro incastonato nel diadema, però, la figlia Helena, invidiosa della suprema intelligenza della madre, fuggì da Hogwarts portando con sé il cimelio e, quindi, l'unica possibilità per la donna di redimersi. Da lì a poco, Rowena si consumò per il dolore, portando nella tomba il segreto più oscuro della sua vita".

La stanza piombò nel silenzio.

Lily non poteva credere al racconto che aveva appena ascoltato; se tutto ciò che Faith aveva raccontato fosse stato vero, allora la storia che conoscevano era stata tutta una menzogna: la creazione di Hogwarts, l'armonia tra i quattro Fondatori... bugie create per insabbiare una verità torbida e oscura, per nulla simile a ciò che la Grifondoro si era sempre immaginata. Secondo le parole di Faith, colei che aveva rovinato il rapporto tra i quattro non era stato Salazar Serpeverde, bensì Rowena Corvonero, molti anni prima che questi lasciasse Hogwarts per sempre. Ai suoi occhi, la giovane imprigionata non era più una nemica, ma una vittima di un piano più grande. Se tutto quello fosse stato vero, che ragione aveva loro per non aiutarla?

"Quindi, se dovessimo spezzare il rubino, tu te ne andresti per sempre?".

"È quello che ho sempre desiderato dal momento in cui ho messo piede sulla Terra. Non voglio altro che scomparire" annuì Faith con voce stanca, "Non potete neppure immaginare cosa sia vivere un'eternità in prigionia, costretta in un corpo non mio, senza riuscire ad essere ciò che sono realmente".

"È vero, non lo immagiamo" commentò Mary, "Ma possiamo capirlo".

"Io vorrei sapere come hai fatto a diventare ciò che sei adesso. Dal tuo racconto, non sembravi altro che una madre benevola e compassionevole, mentre ai nostri occhi appari come una creatura maligna".

Faith si voltò a guardare Sirius e i suoi occhi violetti si oscurarono per qualche istante: "Gli uomini sono crudeli, meschini ed egoisti. La loro massima aspirazione è il potere e la loro natura è di doppiogiochisti. Ho vissuto quasi un millennio in mezzo alla gente. Ho visto guerre, carestie, epidemie, tradimenti, conquiste... e in tutto ciò, il bene era sempre un minuscolo granello di sabbia in mezzo ad un mare di pece nera. La maledizione di Rowena non ghermisce solo il potere, ma anche le personalità. Ogni volta che mi avvicino ad una persona, questa mi cede parte del proprio essere. Nel mio corpo convivono mille facce della stessa medaglia, e molto spesso mi è difficile scegliere chi essere, perché questo corpo decide da sé. Mi ritrovo intrappolata in una coscienza più grande, nella mente di un burattinaio che ogni giorno rimescola le carte in tavola".

"Perché non hai cercato di vendicarti di Rowena, dopo ciò che ha fatto? Eri comunque un'ottima strega, di gran lunga più potente di lei" domandò Sirius.

"Ma io ho ottenuto la mia vendetta" rispose Faith con un breve sorriso amaro, "La consapevolezza che Rowena sia morta sola, odiata dalla figlia e dall'uomo che amava veramente... questa è stata la mia vendetta, ma nonostante ciò, il mio primordiale sentimento materno nei confronti dei figli è duro da assopire e, per quanto io l'abbia odiata, non ho mai smesso di piangerla dopo la sua morte".

"Se ami tanto i tuoi figli come dici, perché hai permesso che un uomo come Lord Voldemort salisse al potere? E perché hai lasciato che Emmeline e James venissero catturati?!" domandò Lily.

"Perché non sono il burattinaio. Io sono la forza che spinge il mondo e, per quanto possa essere doloroso, non si può impedire il corso degli eventi. Ho imparato la lezione sulla mia pelle".

"Questo significa che non puoi rivelarci il luogo in cui sono tenuti i nostri amici" sussurrò Mary.

"No, il contrario" rispose subito Faith, "Il mondo funziona come una bilancia: l'equilibrio deve sempre essere garantito e la conoscenza richiede un prezzo. In questo momento, il destino vuole che James Potter ed Emmeline Vance siano imprigionati fino alla loro morte. Se davvero la vostra decisione sarà quella di sapere dove sono tenuti e, quindi, di liberarli, allora dovrete essere pronti a pagarne il prezzo: due vite per due vite, è così che funziona".

"Stai dicendo che...?".

"Se libererete Emmeline e James, due dei vostri moriranno".

Ciao ragazziiii!
Scusate per l'attesa. Per chiunque non lo sapesse, ho dovuto dare un esame colossalmente (noioso) difficile! Ma l'ho passatooooooo🎉🎉🎉
Non avete idea di quanto io mi senta la versione buona di Rowena (quindi intelligente, non stronza manipolatrice ehe).
Beh, che ve ne pare di questo capitolo "tuffo nel passato"?!
Sicuramente adesso abbiamo capito chi è Faith e che diavolo aveva a che fare con Godric e gli altri fondatori.
Ma vi sareste mai aspettati che il tradimento arrivasse da Rowena? So che la storia della Rowling vuole Salazar come stronzo di turno, ma io adoro i cambi di programma e sinceramente il fatto che Salazar Serpeverde fosse il cattivo mi pareva molto un cliché. Quindi ho inventato ehehe

LO SO che tutto ciò che ho scritto lì sopra non ha nulla a che vedere con la versione della Rowling. Voglio però spiegarvi tutto qua sotto:

1) come già detto, non mi piace ripetere le stesse storie. Okey, la zia Row ha fatto un lavoro della madonna, ma nella mia versione dei fatti, ho voluto che la Magia non fosse sempre esistita e avesse da sempre diviso magici da babbani.

2) per chi non avesse ben capito dal capitolo, rispiego.
Qualche anno prima del 998 d.C [anno in cui viene fondata Hogwarts] non esisteva la divisione tra maghi e babbani. La Magia era ancora quella divinizzata dai pagani (vedi Greci o Egizi o tutti i popoli che credevano nella "magia" o che comunque non erano cristiani).
Dopo l'avvento del Cristianesimo, il paganesimo [NB. nozioni di storia] viene tacciato come "eretico" e iniziano le perseguitazioni. Questa conversione forzata arriva anche in Inghilterra (York si trova in Inghilterra) e, per mano del vescovo Boniface, le genti pagane iniziano a convertirsi.
Godric, Tosca, Rowena e Salazar fanno parte di quella fetta di popolazioni che ancora crede nella magia.

3) è vero che la Rowling ha parlato di quattro maghi/streghe esistiti prima della fondazione di Hogwarts.
Questo potrebbe spingervi a chiedere: "ma se la magia non esisteva, come possono essere esistiti 'sti tizi?".
La risposta è semplice [viene spiegato anche nell'opera sui Fondatori]: Faith assumeva le fattezze umane se necessario, ma solo come figura divina, non terrena.

4) kardià in greco significa "cuore".

5) il cromlech è una costruzione simile a Stonehenge (pietre monolitiche messe in cerchio)

6) vi chiederete: "perché (quella stronza di) Rowena voleva distruggere proprio il diadema, quando ancora c'era la spada? Beh, semplice.. Rowena non è una Grifondoro. No Grifondoro, no spada

7) Salazar è un tatone (ndr)

8) ho inventato che Tosca si sposasse con un babbano. Sì, l'ho inventato. Si chiama "licenza poetica" e quindi per me è giusto così

9) basta ciao

Vi lascio qui dei ritratti di come io mi immagino i protagonisti di questa storia!

👇🏻

Rowena

Mira/Faith

Tosca

Salazar

Godric

Beh, fatemi sapere che ne pensate, ma soprattutto, ve l'aspettavate??

Un bacione,
Laura😘😻🥰♥️🎉🔥📖

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