Capitolo 4
Capitolo 4
Mesi prima
Emmeline batté gli occhi più volte, confusa.
L'ultima cosa che ricordava era Lucius Malfoy sopra di lei, le sue mani sul corpo ed il respiro sulle labbra. Eppure, intorno a lei non sentiva altro che silenzio.
Era sdraiata su un materasso morbido e comodo e i polpastrelli sfioravano lenzuola di seta. Non le sembrava di riconoscere il soffitto; il letto di Lucius Malfoy aveva il baldacchino, ma sopra la sua testa vi era solo una parete nera come la notte, puntellata da minuscole sfere d'alabastro.
Si mise a sedere troppo in fretta e la colse un capogiro.
"Non l'avrei fatto, al posto tuo. Hai dormito per due giorni" le disse una voce calma.
Emmeline sobbalzò, presa alla sprovvista, e si voltò per cercarne la fonte.
Lontano da lei, nel più remoto degli angoli, illuminato flebilmente da una candela posta sul tavolino, era seduto il fratello di Sirius, Regulus Black. Il ragazzo la osservò impassibile, poi le indicò qualcosa alla sua destra: "Se dovessi aver freddo, ti ho portato una vestaglia".
Solo in quell'istante, Emmeline si rese conto di non indossare i propri vestiti, ma una pregiatissima sottoveste di seta nera ricamata in pizzo alle estremità. Istintivamente, portò le mani al petto, tirando la coperta in modo che la coprisse dal suo sguardo: "Dove... come...?" balbettò, rossa in volto.
Regulus si passò una mano sulla mandibola: "Ti trovi nelle mie stanze, molto lontana da Malfoy. Prima che tu possa chiederlo, ti ho portata via prima che potesse farti qualsiasi cosa, ma eri già svenuta".
Calde lacrime offuscarono gli occhi chiari della Vance, ma si impose di non piangere, non davanti a lui. Si limitò ad annuire senza incrociare lo sguardo del Black : "Perché?" chiese.
"Mi disgusta la violenza fine a se stessa e disprezzo le persone che ne abusano" rispose il giovane e, nel dirlo, la sua espressione si contrasse, indurita da qualcosa che Emmeline non poteva vedere.
"Quindi dovrei ringraziarti" mormorò lei.
"No, non farlo" la interruppe subito, "Mi è stato ordinato di tenerti al sicuro nelle mie stanze".
"Dov'è James?" domandò la grifondoro, "Che gli avete fatto?".
"Potter si trova ancora nei sotterranei. Diciamo che rappresenti una garanzia per il Signore Oscuro".
"Cosa significa? Che avete in mente?".
Regulus si alzò lentamente e si avvicinò al il letto: "Sarai al sicuro, Emmeline Vance" le disse con voce controllata, "finché Potter farà quello che il Signore Oscuro gli ordinerà".
Il cuore della ragazza perse un battito e tutto il mondo intorno divenne gelido: "Cosa significa?!" esclamò.
"Non dovrei dirtelo".
"Volete usare me per obbligarlo a sporcarsi le mani, non è così?!" ringhiò, gli occhi nuovamente inondati da lacrime di rabbia.
Con un balzo, si alzò dal letto e gli si gettò contro con tutto il peso. Colpirono il pavimento freddo con forza, risentendo del contraccolpo. La ragazza tentò di colpirlo, ma Regulus era troppo forte per lei e in pochi secondi ribaltò la situazione, bloccandole i polsi sopra la testa, "Siete dei mostri!! MOSTRI!" urlò.
Graffiò e scalciò mentre il ragazzo la riportava a forza sul letto e non si arrese neppure quando la ebbe legata contro la testiera con catene incantate. Si dimenò finché i polsi non presero a sanguinarle così copiosamente da toglierle le forze.
Di sfuggita, vide Regulus muovere la bacchetta e un senso di torpore le invase le membra.
"Sei solo un figlio di puttana..." pianse tra i denti, mentre intorno a sé il mondo cominciava a sfumare.
"Non voglio farti del male, Emmeline" lo sentì dire in lontananza. "Devi credermi...".
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Era passato troppo senza che Emmeline si facesse viva.
Anche se nelle celle il passare del tempo era incalcolabile, James era quasi sicuro che fosse trascorso almeno un giorno.
Aveva urlato, aveva minacciato il mondo, aveva tentato di tutto, ma nessuno si era fatto vivo. Da quando avevano portato via la ragazza, il Malfoy Manor era caduto in un silenzio tombale.
Poi, aveva ricevuto una visita: Regulus Black era sceso nelle segrete per comunicargli che la ragazza sarebbe stata bene finché lui avesse servito Lord Voldemort.
Il cuore gli era sprofondato nel petto come un macigno. Sapeva che non avrebbe mai giurato fedeltà al Signore Oscuro, ma la sua scelta avrebbe dettato la sorte dell'amica: sarebbe stato in grado di reggere il peso della sua morte?
Non era gente con cui avrebbe potuto mediare; la vita e la morte, là dentro, non erano altro che futili dettagli di un piano più vasto. A nessuno sarebbe importato del destino di Emmeline Vance, men che meno a Lord Voldemort in persona.
Due giorni dopo la chiacchierata con Regulus, James era seduto a terra, la testa stretta tra le mani e il cuore di ghiaccio.
Aveva pensato a tutto; aveva vagliato ogni singola alternativa, ma era giunto ad una sola, terribile conclusione: non c'era una via di salvezza.
Emmeline sarebbe stata al sicuro solo se lui avesse accettato un accordo che non avrebbe mai potuto firmare. Non poteva. Non dopo tutto ciò che avevano passato.
Conosceva la ragazza fin da bambino. Erano cresciuti insieme; ne avevano passate troppe fianco a fianco, soprattutto nell'ultimo anno. Tutto ciò che aveva affrontato nei sette anni ad Hogwarts aveva riguardato, seppur in parte, Emmeline Vance.
Come avrebbe potuto guardarsi allo specchio, se l'avesse lasciata morire per un suo credo?
Lei avrebbe capito? Emmeline avrebbe fatto la stessa scelta?
Un rumore lo distolse dai propri pensieri, obbligandolo a sollevare lo sguardo. Regulus avanzò nella sua direzione, avvolto da un mantello scuro. "Potter" salutò con un cenno del capo.
James rimase in silenzio, percependo l'odio nei confronti del Serpeverde montagli nel petto.
"Sono passati due giorni. Hanno detto che non hai toccato cibo" disse, tendendogli un sacchetto di carta. "Pane e formaggio, tutto ciò che ho trovato".
"È una specie di scherzo per te?" commentò il Grifondoro con voce arrochita dal troppo silenzio. "Pensi che me ne freghi qualcosa del cibo? O del tuo perbenismo?!".
Regulus sospirò e si accovacciò davanti a lui. "Sto solo evitando che tu muoia. Poi la scelta è tua" e scrollò le spalle. "Decidi tu se morire come un idiota o morire lottando".
"Quindi la scelta è questa. Bene o male, non uscirò vivo da qua".
Nuovamente, il giovane Black alzò le spalle. "Ti è stata data un'alternativa".
"Un'alternativa!" rise amaramente James, annuendo. "Bella scelta del cazzo. Se ti chiedessi di uccidere tutta la tua famiglia, tu lo faresti?".
Il Serpeverde rimase in silenzio, la mandibola contratta.
"Certo, perché per voi è semplice dettare legge. Te l'ho già detto: preferirei morire che servire il tuo Signore. Non mi frega un cazzo della mia vita; uccidetemi. Non mi userà come pedina per i suoi sporchi giochi da tiranno".
"Il Signore Oscuro vuole il tuo potere. Per qualche strana ragione, rappresenti tutto ciò che cerca in un mago: lealtà, coraggio, capacità e forza".
"Dato che è tanto informato, saprà anche che non mi potrà avere. Mai".
Regulus annuì. "È a conoscenza di ciò. È quasi inquietante vedere come riesca ad analizzare le persone senza neppure parlarci. Ha un'immagine ben chiara di te nella testa. Ti conosce molto meglio di quanto tu pensi".
Potter scoppiò in una risata amara e gettò il capi indietro. "Un po' arrogante, non credi?".
"L'arroganza è una conseguenza della conoscenza" replicò il Serpeverde. Poi, come in controvoglia, lo fissò dritto negli occhi e si fece serio. "Non sarei venuto qui se non sapessi quanto sei importante per lui. Il Signore Oscuro ti vuole tra le sue fila, e non è abituato a ricevere dei rifiuti. Se non accetterai adesso, con me, dovrai farlo davanti a lui... e non sarà piacevole. Ti sto offrendo un'alternativa".
"Che cosa ne pensano i suoi scagnozzi di questa sua ossessione nei miei confronti? Deve essere dura accettare che un figlio di Auror scali così in fretta la piramide al potere. Cosa pensa di ottenere da uno come me? Fedeltà?" e scoppiò nuovamente a ridere. "La fedeltà si guadagna, non si compra. Fino al mio ultimo respiro, sarò leale verso Silente e verso coloro che amo".
I lineamenti di Regulus si indurirono e parve infastidito, se non arrabbiato, del comportamento ribelle del Cercatore. "Dimentichi che non sei l'unico prigioniero sotto il suo controllo. La tua amica non si trova nelle mie stanze per sua gentile concessione. Il Signore Oscuro conosce la pietà, ma persegue il successo ed Emmeline Vance non è altro che un sassolino in una scarpa".
James strinse i denti, furente, preso alla sprovvista dall'improvviso cambio di argomento. "Non osare torcerle un capello, Regulus! Se lei dovesse... se le capitasse qualcosa... ti ucciderò con le mie stesse mani!" sibilò, grondante di odio.
"Non voglio farle del male" rispose subito il Black e scandì la frase con attenzione. Era come se ogni parola gli costasse enorme fatica, quasi avesse qualcosa in gola che gli impedisse di parlare. "Ma se lui mi ordinerà di ferirla, non potrò tirarmi indietro. Se mi dirà di torturarla, sarà torturata. Obbedirò... e la responsabilità sarà tua".
"No, ti sbagli" lo interruppe James. "La responsabilità delle tue azioni è solamente tua. Nonostante soffrirò con lei e pregherò che tutto ciò finisca, non sarò l'artefice del suo male. Non sarò io il boia che calerà la scure sul suo collo. Non piegherò la testa davanti a Voldemort e non mi farò comandare come una marionetta. Se fossi sincero come fingi di essere, l'avresti già liberata".
"Emmeline Vance non è mia nemica" sibilò il giovane Black.
"Eppure è prigioniera nelle tue stanze".
"Non è prigioniera".
"Allora lascia che se ne vada" ribatté James. "Lascia che si salvi".
Un silenzio concentrato li avvolse per qualche istante.
"Non è così semplice" disse poi Regulus. "Tu non hai idea di cosa sia capace il Signore Oscuro, altrimenti non parleresti in questo modo. Lui conosce delle torture che mai avrei immaginato esistessero" e, affermandolo, il poco colore che gli tingeva le gote scivolò dal volto.
"E sapendolo, lasceresti che Emmeline venisse torturata?!".
"Mi è troppo cara la vita. Chi è lei, per me?".
James sbatté violentemente un pugno sul pavimento. "Un'innocente, Cristo!! Non è colpa sua se Voldemort mi vuole con sé! Come potrai vivere col rimorso di ciò che hai fatto, consapevole che avresti potuto porre un rimedio?!".
"Tu..." sibilò Regulus, afferrandolo per il colletto della camicia logora e sollevandolo di qualche centimetro da terra. "Tu non sai un cazzo del rimorso!!" ringhiò con furia. I lineamenti, dapprima principeschi, si contorsero in un'orribile maschera di dolore. "Non sai niente".
"Proprio perché conosci le conseguenze dovresti volere che tutto ciò non accada!!" ribatté il Cercatore, a qualche centimetro dal volto del Black. "Non sei una persona cattiva, Regulus" soffiò.
Il ragazzo scoppiò a ridere e lo lasciò andare. "Se stai cercando di trovare del buono in me, lascia perdere. Ho abbandonato quella strada qualche tempo fa".
"Io so che non sei come la tua famiglia. Sei come Sirius, non come loro".
Il grifondoro non distolse lo sguardo dal ragazzo: negli occhi del Black, mentre parlava, gli era sembrato di scorgere una luce guizzante, una fugace scintilla di vita. Nonostante Regulus avesse scelto la parte sbagliata, qualcosa nel petto del malandrino gli sussurrava che non fosse davvero malvagio. In fondo, forse, Regulus e Sirius non erano così diversi l'uno dall'altro.
Se fosse riuscito a instaurare in Regulus il minimo dubbio, il più piccolo frammento di rimorso, forse lui ed Emmeline avrebbero avuto una possibilità di andarsene. Magari non tutto era perduto.
L'altro gli lanciò un'occhiata fugace, poi scosse la testa e lasciò che le ciocche corvine gli coprissero gli zigomi affilati.
"Se fossi un vero Mangiamorte, non saresti qui. Non mi avresti portato da mangiare e non avresti salvato Emmeline da Malfoy. Non puoi vestire una maschera per tutta la vita" continuò Potter.
"Se solo sapessi che cos'ho fatto, non parleresti in questo modo".
"Il passato si può modellare sulle impronte del presente. Puoi fare la scelta giusta, Regulus. Puoi far sì che una vita venga risparmiata, grazie a te. Una vita innocente che non merita di diventare vittima di una Guerra di cui non fa parte. Emmeline Vance non c'entra nulla in tutto questo. Si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato; loro volevano me".
"Pensi di sapere tutto solo perché fai Potter di cognome. Mi piacerebbe che tu avessi ragione, ma se veramente Emmeline fosse solamente uno sbaglio, sarebbe morta da tempo. Siete rinchiusi qua sotto da un mese, ma siete entrambi vivi. Ci è stato ordinato il suo rapimento tanto quanto il tuo".
Il Cercatore accolse la notizia con gelida sorpresa.
Perché Lord Voldemort avrebbe voluto Emmeline Vance? Perché proprio lei? I suoi genitori non erano Mangiamorte, ma neppure Auror. Non aveva nulla a che fare con la guerra, se non l'amicizia con lui e con gli altri.
"Perché la vogliono? Che ha in mente Voldemort per lei?".
"Non ne ho idea. L'unica cosa che so è che non è stato il Signore Oscuro a richiedere il suo imprigionamento".
D'improvviso, espressione controllata del Serpeverde si contrasse in una smorfia di dolore e, contemporaneamente, si portò la mano all'avambraccio sinistro.
"Cazzo" sibilò, balzando in piedi.
"Che succede?!".
Il volto di Regulus s'indurì nel ricambiare il suo sguardo e un'ombra scura gli attraversò gli occhi neri. "Ti avevo detto di scegliere, ma adesso è troppo tardi" ringhiò. Si voltò e sparì dalla sua vista.
"Regulus!" chiamò James. "Regulus, ti prego! Non permettere che le facciano del male! -REGULUS!!", ma ben presto si ritrovò ad urlare contro il nulla.
Percepì chiaramente un'ondata di potere che dilagò per tutto il sotterraneo come elettricità impazzita.
I suoi sensi di Animagus, seppur indeboliti, captarono per primi lo spostamento d'aria altrimenti impercettibile. Poi, dei passi in lontananza, una camminata calma, cadenzata e senza fretta riempì l'altro delle scale davanti a James.
Il ragazzo udì un respiro, e nonostante fosse tanto distante, ne intuì la freddezza. Non vi era vita nei polmoni della persona che, da lì a poco, si sarebbe presentata al suo cospetto.
L'aura magica divenne via via sempre più imponente, schiacciante, capace di far rizzare i peli sul collo al Cercatore.
Qualcosa, dentro di lui, intuiva l'identità dello sconosciuto, ma la negazione era troppo forte per lasciare spazio a qualsiasi altro sentimento cur non fosse il terrore più primordiale.
Per quanto cercasse di darsi coraggio, non poté impedire ad un brivido di paura gelida di scorrergli lentamente lungo la schiena, atrofizzandogli i muscoli e costringendolo, contro la sua volontà, ad osservare pietrificato la figura che comparve dall'ombra.
Un uomo di mezz'età, dalla carnagione tanto pallida da apparire traslucida, fece il proprio ingresso nel cerchio di luce a qualche metro da James. Ciocche di capelli castani coprivano gli occhi scuri iniettati di sangue che subito guizzarono nella sua direzione. Il volto appuntito e spigoloso appariva innaturalmente magro, scavato, e la pelle secca mostrava una sfumatura grigiastra. Il malandrino non avrebbe potuto dare un'età alla persona che aveva davanti: era giovane, ma allo stesso tempo l'immenso potere che trasudava da ogni suo poro gli conferiva l'aspetto di una creatura centenaria. Ai suoi occhi, Lord Voldemort non era altro che un adolescente intrappolato nel corpo di un uomo adulto, figura tanto irreale da sfiorare il grottesco, troppo spaventosa per essere vera.
Il mago oscuro mosse pochi passi verso di lui, poi si fermò. Lo osservò con pacata calma, lasciando che le lunghe dita affusolate giocassero con la bacchetta bianca. Non una singola parola scaturì dalle sue labbra.
Si studiarono per quelle che al malandrino parvero ore. Non sapeva se fosse il coraggio ad impedirgli di distogliere lo sguardo da quelle iridi serpentine, gelide e profonde come pozzi e, per quanto gli paresse paradossale, non provava più paura.
Era consapevole che sarebbe morto. Nessuno era mai sopravvissuto a Lord Voldemort, e sicuramente lui non sarebbe stato il primo. La schiacciante verità dei fatti lo lasciò, d'un tratto, indifferente alla propria sorte.
Non avrebbe pianto, non avrebbe supplicato; sarebbe morto coraggiosamente, senza distogliere gli occhi da quelli dell'assassino, ricambiando lo sguardo di sfida della Morte in persona.
Dopo un'immensità di tempo, il mago oscuro schiuse le labbra sottili e parlò: "James Potter".
Il sussurro si propagò nell'aria intorno a loro, in una strana melodia agghiacciante e soave allo stesso tempo. I due maghi rimasero ad ascoltare il nulla finché l'ultimo soffio di Voldemort non si disperse nell'aria.
L'uomo fece un passo ancora e, guardandolo, piegò lievemente il capo. Pareva curioso, come uno scienziato che studia per la prima volta la sua creazione dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto, immensamente interessato ed estremamente cauto.
"James Potter" ripeté nuovamente e, quella volta, il ragazzo percepì il sibilo serpentesco nella sua voce.
"Lord Voldemort" replicò, con eccesso di spavalderia. Non abbassò lo sguardo e strinse i pugni dietro la schiena, alzando il mento in gesto di sfida. Una parte di sé, atrofizzata e lontana, era terrorizzata, perché solo uno sciocco non avrebbe provato paura nell'osservare il proprio assassino. Nel petto, però, sentiva ardere un audacia mai provata fino a quel momento; un coraggio che percepiva scorrergli nelle vene bollente ed elettrizzante.
Per un solo istante, il mago parve sorpreso, ma l'espressione scivolò dal volto veloce com'era arrivata. "Coraggioso" ammise, più a sé che al Grifondoro. "Apprezzo questa dote. Purtroppo, molto spesso la si confonde con semplice stupidità. È il tuo caso, James?".
"No" rispose con durezza.
"Molto bene. Apprezzo anche la sincerità. Mi fa piacere scoprire che giovani maghi come te posseggano due delle virtù che più onoro. Sai, James" e mosse un altro passo "io non ho nessuna intenzione di sprecare il tuo sangue. Al contrario di ciò in cui molti di voi credono, non mi reca gioia uccidere maghi e streghe. Nelle loro vene scorre sangue prezioso e sarei uno stupido a voler eliminare la mia gente. È un peccato, però, notare come questo legame sia andato progressivamente a macchiarsi. Tu mi capisci, non è vero? I Purosangue sono ormai fin troppo rari, ma esistono. E noi due ne siamo la prova, non è così? Anche la tua dolce amica Emmeline Vance è una Purosangue...".
Nel sentir nominare la giovane, James ebbe un spasmo involontario. Si diede dello stupido per aver sperato invano che Regulus l'avesse davvero tenuta al sicuro. Dopo ciò che gli aveva detto, si sarebbe dovuto aspettare una minaccia, ma non avrebbe mai pensato che dalla bocca di Voldemort sarebbe apparsa come una vera e propria sentenza di morte.
Il mago colse il cambiamento d'espressione e fece un lento cenno di diniego col capo. "Le sei affezionato. Lo leggo chiaramente nei tuoi occhi. Hai paura che io la usi per piegarti; è questo che ti ha riferito Regulus Black, vero?".
Il Cercatore digrignò i denti. "Non ti giurerò mai fedeltà, dovrai uccidermi!" esclamò.
Voldemort sorrise, gelido. "E' qui che i nostri piani prendono due direzioni diverse, James Potter. Io non ti ucciderò" commentò candidamente. "Alla fine, sarai tu, di tua spontanea volontà, a supplicarmi di poter accedere alle mie fila".
Con un coraggio che non pensava di avere, il grifondoro scoppiò in una risata sprezzante. "A meno che tu non voglia ricorrere alla maledizione Imperio, non mi avrai mai. Mai. Non servirò i tuoi ideali maniacali e non ucciderò gente innocente per piacere. Potrai torturarmi fino alla pazzia, ma non mi spezzerò, non per te".
"Oh... ma non ci sarà affatto bisogno di torturare te. Conosco voi giovani e so che non c'è nulla di più forte dell'orgoglio, James Potter. Siete terribilmente spavaldi e arroganti da pensare che la vostra audacia possa fare da scudo alle persone che più amate, ma vi sbagliate: voi non conoscete il mondo, non tanto quanto lo conosco io. Ho vissuto molto più di te per sapere che non serve sforzarsi più di tanto per ottenere la fedeltà di una persona... basta solo sapere quale leva toccare" e fece un gesto impercettibile con la bacchetta.
Dal nulla, comparvero due Mangiamorte incappucciati che reggevano Emmeline per le braccia. Nonostante la ragazza avesse gli occhi e la bocca bendati e delle catene alle caviglie per impedirle di fuggire, era cosciente e continuava a mugugnare e dibattersi per liberarsi dalla loro morsa.
"No..." sussurrò James, con voce spezzata.
La Grifondoro, udendo la sua voce, si agitò con più violenza. I due carcerieri, ad un cenno di Voldemort, la gettarono malamente nella polvere.
La ragazza urtò il pavimento e fu solo per fortuna che riuscì ad attutire il colpo con le mani.
"James..." gemette lei, levandosi il bavaglio dalla bocca. "James, dove...?", ma le parole morirono in bocca quando, una volta scoperti gli occhi, mise a fuoco la figura di Voldemort.
"Benvenuta, signorina Vance" la salutò cordialmente . "Non sottovaluto la tua intelligenza, quindi sono sicuro che tu sappia perfettamente per quale ragione ti trovi qui".
Emmeline lanciò uno sguardo veloce in direzione dell'amico.
"Lei è la leva che mi permetterà di piegarti, James Potter. Non voglio mentire a nessuno dei due: ti torturerò, Emmeline Vance" le disse, guardandola negli occhi. "Le pene che ti infliggerò saranno tanto atroci che mi supplicherai di ucciderti, mi pregherai di porre fine alla tua esistenza. Quando perderai conoscenza, ti sveglierò solo per poterti vedere soffrire di nuovo. Quando sarai ad un passo dalla morte, ti guarirò e poi ricomincerò. Patirai tutti i rifiuti del tuo amico, finché lui non accetterà. Sarà allora, James Potter" e si rivolse al malandrino "che ti guarderò piegarti ai miei piedi. Quando mi pregherai in ginocchio di ammetterti tra le mie fila, quando mi supplicherai senza ritegno, allora io ti permetterò di ucciderla e di azzerare ogni sua sofferenza. Ti permetterò di essere generoso".
"No..." bisbigliò il ragazzo. "Tu sei pazzo... sei un FOLLE! IO NON TI GIURERO' MAI FEDELTA', HAI CAPITO?!".
"E allora lei morirà sapendo che tu, suo amico, non hai fatto nulla per proteggerla" sentenziò il mago con voce greve.
"NO!! LASCIALA STARE! BRUTTO FIGLIO DI PUTTANA!!".
"James!" urlò Emmeline, piangendo. Si trascinò verso di lui e si aggrappò alle sue spalle con disperazione. "Guardami! GUARDAMI!!". Gli prese il volto tra le mani e lo strinse finché gli occhi ambrati del ragazzo non si incatenarono ai suoi. "Non permettere che vinca..." gli sussurrò, poggiando la fronte alla sua.
"Divideteli" ordinò Voldemort.
"Non cedere! Hai capito? Non cedere!!" ripeté con urgenza.
"Emmeline...".
"NO! James, non devi farlo. Promettimelo!!".
Due mani la afferrarono per le ascelle e la costrinsero in piedi.
"PROMETTIMELO!!" urlò la Grifondoro tra le lacrime. "PROMETTIMELO!!".
"EMMELINE!!".
I carcerieri sparirono insieme alla ragazza, ma le sue grida continuarono a riecheggiare per il sotterraneo.
Rimasero solamente Lord Voldemort e James.
"Ti lascerò fino a domani mattina. Poi, la vita di Emmeline Vance sarà nelle tue mani".
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"Bene" esordì Lily, accomodandosi davanti a Faith nella piccola stanza di Grimmauld Place, "Distruggeremo il rubino, ma prima dovrai spiegarci perché la gemma sia tanto importante per te. Inoltre, vogliamo conoscere la tua storia e il tuo passato. In poche parole, ci racconterai la tua vita dal principio fino ad oggi, senza tralasciare nulla".
"Alla prima stronzata, sarò felicissimo nel tagliuzzarti con la spada" aggiunse Sirius con un sorriso sornione.
"Non ne dubito" commentò Faith. "Avete delle pretese un po' alte".
"Disse quella che aveva richiesto la distruzione di un rubino potenzialmente pericoloso senza dare alcuna spiegazione" fece Mary, le braccia allacciate al petto.
"Dopo averci raccontato la tua storia, ci dirai dove trovare James ed Emmeline. Poi, potrai avere il rubino".
Faith rimase in silenzio ad osservarli, un silenzio che si prolungò per interi minuti. Dopodiché, con un sospiro, annuì. "Non penso di avere altra scelta, no?".
"Infatti" annuirono i tre Grifondoro.
"Dovrete mettervi comodi, perché la mia è una storia lunga ed intricata, difficile da comprendere se non si analizza nel complesso. Sedetevi, prego, e fate tesoro delle mie parole, perché nessuno, prima di adesso, è mai vissuto tanto per poter vantare una simile conoscenza. Vi avverto, però, che le notizie che vi darò saranno spaventose e irreali, stenterete a credere alle vostre orecchie e più di una volta metterete in questione la mia parola. Sappiate che non mentirò e che dovrete prendere per assolute delle verità che potrebbero mandare in pezzi tutto ciò in cui avete sempre creduto. È una storia che..".
"Ne hai ancora per molto?" domandò Sirius, annoiato. Nel vedere gli sguardi di rimprovero delle due compagne, fece spallucce e aggrottò le sopracciglia. "Di questo passo, domani mattina saremo ancora qui a sentirla blaterare su quanto sia fantastica la storia della sua vita" su giustificò.
"In un certo senso, lo è stata. Intendo, fantastica. Non è possibile riassumere la mia vita in un racconto breve, ma se dovessi partire davvero dall'inizio, probabilmente nemmeno l'eternità sarebbe abbastanza. Vi basti sapere che non sono sempre stata un'umana e che la magia, così come voi la chiamate, non è sempre esistita. In principio, maghi e babbani erano riuniti sotto il comune nome di "uomini" e, come tali, vivevano in pace e in armonia, senza distinzioni sociali, né gerarchie di importanza. Ciò che di particolare accadeva non era frutto loro, ma di una forza superiore, incredibile e misteriosa, senza volto, né nome.
Gli uomini, nella loro instancabile abitudine di dare un nome alle cose, ritennero opportuno identificare tale entità, e questa assunse i mille volti degli déi. Osiride, Iside, Persefone.. tanti nomi raggruppati sotto una singola potenza infinita.
I secoli passarono indisturbati, finché questa forza 'divina' non cominciò a ritenere opportuno che alcuni tra i suoi figli fossero pronti per ricevere un'eredità. Avrebbe concesso loro parte delle proprie conoscenze, permettendogli di vedere oltre il mondo materiale, oltre i confini che rinchiudevano l'intelletto umano, così da infondere in loro la sua sapienza e , di conseguenza, le sue capacità. La scelta ricadde su quattro giovani, solo quattro. Non perché fossero i più forti o i più importanti o eroi: vennero scelti per le loro capacità, per quella minuscola scintilla di vita che possedevano in più degli altri.
Erano ragazzi svegli, anticonformisti e oltremodo curiosi; avevan cercato per il mondo indizi che rimandassero ad un'Entità superiore. Avevano studiato per lunghi anni su testi antichi, di nascosto dalla gente che li avrebbe marchiati come eretici. Grazie alla loro forza di volontà, erano stati ritenuti i più degni a ricevere un'eredità tanto importante. È qui che la mia storia si ricongiunge alla vostra".
Lily e Sirius si scambiarono un'occhiata rapida.
"I quattro ragazzi scelti diedero inizio alla storia del mondo che conoscete adesso. Salazar Serpeverde, Rowena Corvonero, Tosca Tassorosso e Godric Grifondoro".
Ciao a tutti, Potterheads! ♥️
Tutti vi sareste aspettati il CAPITOLONE del secolo... e invece☝🏻
So che fa un po' schifo, ma penso di riuscire a scriverne altri in poco tempo. Ora che ho dato l'esame 🔥 (il primo di 617301737) mi sento lievemente più libera, in una condizione simile a quella degli arresti domiciliari.
COMUNQUE!
Sorpresa sorpresona.... ecco a voi, Lord Voldemort!! In prima persona, in tutta la sua agghiacciante cattiveria e pazzia.
Povera Emmeline😔🤷🏼♀️ e povero James, dai! Insomma, in che situazione del cavolo si è andato a cacciare?!
Per non parlare di Regulus! (però lo amo lo stesso☺️).
La mia principale intenzione era quella di chiudere il capitolo con la parte di James ed Emmeline, ma poi la mia dolce beta mi ha praticamente minacciata di continuare e quindi ho aggiunto la parte di Faith.
La parte di Faith. Ecco.
È un sacco IMPORTANTE! Non solo perché anticipa un capitolo PAZZESCO, ma anche perché è essenziale per capire cosa giri nella testa di quella psicopatica. Per chi ancora non l'avesse capito, o per chi non avesse proprio letto la mia storia sui
👇🏻
Fondatori
👆🏻
è tutto collegato! 🙀🙀🙀🙀🙀
ORA potete andare a leggere il primo capitolo dell'altra storia e capirci qualcosa in più!
Fatemi sapere che ne pensate! ♥️
Inoltre, ma non in ordine di importanza:
come siete messi coi regali di Natale??? Io sono disperata! Domani andrò al Centro di Arese per razziare i negozi. Quindi se qualcuno dovesse trovarsi là, sappiate che potreste vedermi in giro con la faccia da maniaca/disperata.😹
Beh, vi lascio alle vostre cose!
Ovviamente vi ringrazio, soprattutto ringrazio tutti quelli che mi scrivono sul mio profilo instagram
@the_marauders_7thyear
per farmi i complimenti o chiedere spoiler (cosa che non concederò MAI🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥)!
Amen🙏🏻
Sappiate che io sono una vera spoilerona, quindi più tirate la corda più mi prendo bene e rischio di raccontarvi vita, morte e miracoli di tutti i personaggi! 🥶
Quindi🤫
Un beso,
Laura♥️😘😻🔥🎉🔝🎊
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