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Capitolo 16

Capitolo 16

«E, per la cronaca, mentre tu piangevi e pensavi alla tua dolce Emmeline, lei se la spassava col fratello di Sirius».

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Le parole di Faith risuonavano ancora nella mente di Remus quando, in silenzio, il gruppetto si decise a valicare l'ingresso dell'Accademia Auror, le facce scure e l'umore sotto i piedi. Aver superato indenni uno scontro a tu per tu con Lord Voldemort sembrava quasi una bazzecola all'idea di dover cominciare un anno nuovo in compagnia delle persone più pericolose e irritanti della Storia della Magia.

«Sono sicura che ci sia una spiegazione» provò a dire Lily, avvicinandosi all'amico e posandogli cautamente una mano sulla spalla, «Cioè, stiamo parlando di Regulus Black... un Mangiamorte!».

James, qualche passo dietro, sollevò lo sguardo verso la Caposcuola e aggrottò le sopracciglia, ma non disse nulla. Non avrebbe mai dimenticato l'espressione devastata e preoccupata di Regulus nelle segrete del Malfoy Manor, quando lo aveva pregato di consegnarsi a Lord Voldemort pur di risparmiare a Emmeline le torture quotidiane. Sentiva ancora nella mente il suo tono supplichevole, mentre gli portava di nascosto del cibo per mantenerlo in forze. In quel momento, il Malandrino non aveva davvero compreso le ragioni che spingevano il fratello di Sirius a rischiare la propria vita e posizione per un nemico. Tuttavia, dopo aver intercettato lo sguardo che si erano scambiati lui ed Emmeline sul campo di battaglia, poco prima che Remus potesse portarla in salvo, i pezzi del puzzle avevano cominciato a combaciare.

Povero sciocco, pensò con un sorriso amaro. Non aveva ancora capito che l'amore non aveva posto in quella lunga e logorante Guerra?

«Lascia stare, Lily» replicò Sirius con voce piatta. La superò con le mani tuffate nelle tasche dei pantaloni e il volto attraversato da un'ombra.

Le sopracciglia della giovane guizzarono verso l'alto: dopo tutto quel tempo insieme, Lily aveva imparato a leggere le emozioni dell'amico e, in quell'istante, avrebbe giurato che quella frase fosse stata un tentativo di distogliere il discorso dal fratello. Come se l'idea che qualcuno potesse parlare male di Regulus gli provocasse un immenso fastidio.

Ma cosa sta succedendo?

Avanzarono nel lungo corridoio illuminato da bracieri fluttuanti; le pareti erano disadorne, così lontane e diverse da quelle che li avevano accompagnati per sette anni a Hogwarts, e i muri di pietra sembravano riflettere un gelido senso di vuoto e distacco. Era come se la stessa Accademia non li volesse lì, che cercasse in tutti i modi di apparire il più inospitale possibile per temprare quelli che sarebbero divenuti i nuovi Auror.

«Ma accendono mai il riscaldamento, qui dentro?» domando Alice, sfregandosi le braccia, «La Stamberga Strillante è più ospitale».

«Perché non l'hai mai vista nelle notti di Luna Piena, quando il nostro amato Remmi dava il meglio di sé nel tentativo di ucciderci» bofonchiò Sirius. Nonostante la rigidezza delle spalle, le labbra si tesero in un lieve ghigno.

Remus gli scoccò un'occhiataccia: «Non mi sembrano cose da dire».

«Per l'amor di Merlino, Luna! Ormai sono rimasti in pochi a non sapere del tuo PPP!» ribatté l'altro Malandrino.

«E vorrei che rimanesse così, grazie».

Finalmente giunsero in un atrio abbastanza ampio da poter contenere una cinquantina di ragazzi della loro stessa età. Tutti si guardavano intorno con fare diffidente, tanto che Lily cominciò a sentirsi a disagio quando un ragazzo alto e biondo le rivolse tre occhiate in meno di un minuto. Istintivamente si spostò verso James, ma il Malandrino mosse un passo indietro e lei si ritrovò di fianco a Remus.

La Caposcuola strinse i denti, mentre piccoli artigli ghiacciati le tracciavano sottili ferite sul cuore: sarebbe stato così, d'ora in avanti? Lui che la proteggeva solo per quell'assurda promessa che aveva fatto a suo padre? Perché sì, Lily li aveva sentiti parlare e, per un secondo, aveva sperato che le parole del Cercatore fossero state dettate dai sentimenti che - sapeva - entrambi provavano. Invece, James si era chiuso a riccio e aveva posto quella distanza tra di loro che, seppur invisibile, pesava come un macigno.

Dopo tutti quegli anni, quando finalmente Lily si era resa conto di ricambiare il sentimento, ecco che il giovane faceva si allontanava da lei... per la sua sicurezza! La Caposcuola non poteva pensare a una ragione più stupida di quella: erano in Guerra, ormai la propria sicurezza era l'ultima delle sue preoccupazioni.

Improvvisamente, il mormorio si spense: due figure solenni e imponenti fecero il loro ingresso nell'atrio e si posero al centro della stanza. Emanavano un'aura talmente schiacciante da riempire tutto lo spazio a disposizione: loro erano potere e pericolo al tempo stesso, impossibile affermare che fossero veramente buoni, mentre rivolgevano loro uno sguardo carico di severità e onnipotenza.

Lily percepì i peli delle braccia rizzarsi e un brivido scorrerle lungo le membra: l'aura magica dei due Auror era incredibile, e la ragazza poteva solamente paragonarla a quella che l'aveva investita quando, tempo prima, si era trovata a specchiarsi negli occhi di Lord Voldemort. Non era una sensazione piacevole, comprese, neppure se quei due tizi erano dalla loro parte.

«Benvenuti» disse l'Auror di sinistra, quello più vicino a loro. Era interamente vestito di blu, e il cappuccio calato sul volto rendeva impossibile scorgerne i lineamenti. La voce era bassa e profonda, ma - si sorprese Lily - molto più giovane di quello che si aspettava. L'unica parte di corpo visibile era il braccio destro, completamente scoperto per l'assenza della manica: la pelle caffelatte era interamente ricoperta da linee e segni neri, che si intrecciavano in un intricatissimo gioco di volute e catene che terminava, sempre più sottile, sul mignolo, all'altezza di un grosso anello di metallo. «Il mio nome è Malakai, ed è l'unica informazione che otterrete su di me, per il momento. Insieme alla mia collega, Edith» e, con un gesto fluido, indicò la donna che gli stava accanto, che fece un cenno impercettibile del capo, «sarò il responsabile della vostra formazione all'Accademia. Non voglio illudervi: non siete più a scuola, e quindi ciò che vi verrà richiesto qui dentro è il massimo impegno e la massima devozione alle missioni che vi saranno assegnate. Scordatevi le esercitazioni: quelle sono per ragazzini. In Accademia, ogni missione potrebbe essere la vostra ultima, quindi pensateci bene prima di varcare insieme a noi quel portone e devolvere completamente la vostra vita agli Auror».

Il silenzio che ne seguì fu più assordante di una valanga. La tensione si sarebbe potuta tagliare con un coltello e, dai volti dei presenti, tutti ne erano perfettamente consapevoli.

Gli occhi verdi di Lily si spostarono verso Faith, in fronte a loro dalla parte opposta della sala. La ragazza stava in piedi a braccia incrociate, il viso piegato in un'espressione mista tra la noia e il divertimento. Chissà quante volte aveva sentito quei discorsi, nella sua lunga vita da immortale, e quanto le dovesse sembrare ridicola quella situazione.

Al suo fianco, Ambros sembrava pensarla come lei: non pareva aver ascoltato una singola parola di ciò che era stato detto, e i suoi occhi cristallini erano rivolti unicamente al profilo di Emmeline. Sembrava sul punto di dirle qualcosa, o di sfiorarla, ma qualcosa lo tratteneva... forse l'aura gelida della ragazza, che fissava i due Auror con distacco, senza che una singola emozione trasparisse dal volto mozzafiato.

«Verrete sottoposti a un test» prese la parola il secondo Auror, muovendo un passo in avanti. Anche se era nettamente più bassa ed esile del collega, irradiava una forza spropositata. I capelli biondi erano tagliati corti, a livello della mandibola, e gli occhi grigi erano cerchiati da un trucco scuro che li rendeva ancor più penetranti. A differenza dell'uomo, indossava un'uniforme attillata: il corpetto le stringeva il busto e la camicia leggera, dalle maniche lunghe e ampie, mentre le gambe erano avvolte da pantaloni tecnici, che si tuffavano in stivali alti di cuoio. Un laccio era stretto intorno alla coscia sinistra e, in esso, era conficcata una bacchetta dall'impugnatura intricata. Tuttavia, ciò che più colse l'attenzione dei presenti, fu la lunga cicatrice frastagliata che le correva da un lato all'altro del collo. Lily dovette distogliere lo sguardo, mentre una sgradevole sensazione di nausea le chiudeva lo stomaco.

«Alla fine di questo test, vi verrà assegnata una missione segreta. Non vi sarà concesso di parlarne con nessuno, se non con i vostri partner, se doveste averne. La ragione della segretezza risiede della volontà di tutelare i vostri compagni: se mai doveste cadere nelle mani del nemico, meno persone saranno coinvolte più saranno le possibilità di successo. Nel momento in cui accetterete l'incarico, verrà siglato un patto magico tra voi e la vostra missione; sapremo se il segreto verrà divulgato... e sarete espulsi dall'Accademia. Durante l'anno, oltre alle lezioni pratiche e teoriche, il superamento della missione sarà il vostro obiettivo. Non ci saranno giorni di riposo, né di svago. Il vostro tempo libero sarà quello da dedicare al superamento della vostra prova. E ricordate: una volta usciti dall'Accademia, sarà la Guerra ad accogliervi».

«Okey, hanno chiarito il concetto» bisbigliò Sirius, «Un po' drammatici».

Remus gli rifilò una gomitata nello stomaco.

Con un gesto della mano, Malakai spalancò l'enorme porta in legno appena dietro Ambros, Emmeline e Faith e fece un cenno d'invito: «Vi prego di accomodarvi e aspettare di venir chiamati per la vostra prova» e, detto ciò, s'incamminò insieme a Edith senza più voltarsi.

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«James Potter».

Quando il nome del Malandrino risuonò nella sala, le teste di tutti i presenti si voltarono nella sua direzione. Non era difficile immaginarne il motivo: ormai, la notizia che il figlio di due degli Auror più potenti d'Inghilterra era stato rapito dalle fila nemiche e aveva portato il loro Marchio aveva fatto il giro di ogni pub, locanda e giornale incantato.

«Dicono che abbia tentato di ammazzarsi» si udì perfettamente.

«Guardagli la faccia... sicuro non è ancora a posto. Chi ha pensato che fosse una buona idea quella di ammetterlo all'Accademia? Insomma, potrebbe essere una spia di Tu Sai Chi...».

«Secondo me...».

«Avete finto?!» ringhiò Alice, balzando in piedi. «Come osate parlare di cose che non conoscete?! Voi non avete idea di cosa sia successo. Anzi, voi non avete idea di nulla, perché per vostra immensa fortuna non siete mai stati obbligati a combattere contro Lord Voldemort!» e, nel vedere le persone ritrarsi a quel nome, sorrise amaramente: «Non siete neppure capaci di ascoltare questo nome, come pensate che possiate affrontarlo? Abbiate un po' di rispetto, soprattutto per chi ha dato qualsiasi cosa per far sì che voi poteste avere un giorno in più per riempirvi la bocca di stronzate».

Frank, di fianco a lei, si morse il labbro per non far trapelare un sorrisetto di soddisfazione.

James, dal canto suo, posò una mano sulla spalla dell'amica e le rivolse un mezzo sorriso: «Grazie, Alice, ma non è necessario. Hanno ragione a pensarlo e va bene così: vuol dire che dovrò impegnarmi il triplo per provare a tutti loro che morirei pur di non farmi schiacciare nuovamente da lui».

Eppure, Lily vide il guizzo fugace del muscolo sulla sua mandibola. Vide l'ombra oscurare quelle bellissime iridi d'ambra. Vide il sorriso troppo forzato. Vide tutto. E provò una stilettata al cuore nel rendersi conto che James Potter provava un profondo disgusto verso se stesso, e si sentiva terribilmente sbagliato, colpevole di tutto ciò che era successo. Forse - forse - davvero il gesto che aveva compiuto nel rimuoversi il Marchio Nero era qualcosa di più, che tuttavia aveva nascosto dietro l'ennesimo ghigno furbo e spensierato. Forse, il Malandrino era diventato terribilmente bravo a nascondere i propri sentimenti - tutti i sentimenti, persino quelli verso di lei -.

La Caposcuola gettò uno sguardo verso Remus e Sirius, e comprese al volo che anche loro non si erano bevuti quella messinscena. Lo capì dall'occhiata affilata di Felpato e dall'espressione preoccupata di Lunastorta.

Poi, gli occhi d'ossidiana di Sirius si spostarono su di lei e ne percepì il terrore: l'amico temeva che il suo James non sarebbe più tornato indietro.

Mentre James si alzava per dirigersi verso la porta del test, una voce risuonò chiaramente per tutta la stanza:

«E... Lily Evans. Siete pregati di entrare».

La Caposcuola sgranò gli occhi, il cuore che perdeva un battito. Non avevano ancora chiamato nessuno in coppia: erano sempre e solo entrate persone singole. Perché in quel caso, lei e James dovevano sostenere il test insieme?

Gli rivolse uno sguardo, e anche sul volto di James era dipinta un'espressione interdetta.

Nuovamente, le iridi smeraldine di Lily saettarono a Sirius, che le restituì un'occhiata sospettosa. Corrugò la fronte e fece un gesto col capo.

Hai bisogno di aiuto?, le stava domandando nel linguaggio silenzioso che avevano sviluppato in quei lunghi mesi.

Lei scosse il capo, ma non poté far trapelare l'ansia.

No, ma non capisco perché vogliano entrambi.

Sono qui fuori. Capirò se avrai bisogno di me.

Lily gli sorrise flebilmente e poi si girò, pronta ad affrontare qualsiasi cosa li attendesse dietro la porta di legno scuro. Fu in quel momento che intercettò le iridi del Cercatore, che erano passate da lei a Sirius con una calma glaciale, ribollenti di un fuoco che la ragazza pensava si fosse estinto.

Una vampata di rabbia le avvolse lo stomaco e le infiammò le guance: come si permetteva, dopo settimane che a stento le rivolgeva la parola, che la sua sola presenza gli era così insopportabile, poter giudicare il rapporto che si era creato tra le e Sirius, loro fratello?

In un moto di stizza, balzò in piedi e si diresse a grandi falcate verso il Malandrino. Poi, quando gli fu a qualche centimetro dal viso, gli rivolse uno sguardo duro e lo superò, accingendosi ad abbassare la maniglia. Sentiva il cuore batterle nelle orecchie, e non capiva se fosse per la paura o per il fatto di essersi avvicinata tanto a James da aver percepito il suo profumo dolce e pungente invaderle la mente. Si detestò per quella sua debolezza, soprattutto perché ormai sembrava che il Cercatore avesse deciso che starle alla larga sarebbe stata la cosa migliore da fare.

«Muoviti» commentò e, senza aggiungere più altro, varcò la soglia.

Ci mise un secondo ad adattarsi all'oscurità che avvolgeva la stanza. Le uniche luci erano le fiammelle delle quattro torce appese lungo le pareti, ma anche con quelle, l'ambiente rimaneva quasi completamente invisibile ai suoi occhi.

Istintivamente, sfilò la bacchetta dalla tasca e ne strinse l'impugnatura: si era resa conto che quel semplice gesto era in grado di infonderle tranquillità. Non permise a una piccola parte della sua mente di suggerirle che, un tempo, quel potere era stato nelle mani di James Potter.

«Benvenuti» disse una voce agghiacciante, e rimbalzò intorno a loro come se appartenesse alla stanza, uomo, donna e bambino insieme, rauca e cristallina, antica e potente. Terribile.

La Caposcuola strinse i denti, ma non indietreggiò, mentre sentiva il respiro di James, al suo fianco, farsi più pesante.

«Lily Evans e James Potter... coloro che una volta lo hanno sfidato» proseguì la voce, «Ma ancora due...».

«Carcere veritatem» ordinò Malakai, apparendo dal nulla. Nel momento stesso in cui finì di pronunciare l'incantesimo, la stanza venne illuminata da un fascio di luce, rivelando un'aula così normale e insignificante che sarebbe potuta benissimo essere una delle tante in cui avevano passato sette anni a Hogwarts. «Dovete scusare la Stanza, a volte tende a prendersi troppe... libertà» commentò. Apparvero tre sedie e fece loro cenno di accomodarsi.

«Sarebbe questo il test? Una chiacchierata?» chiese James, allungando le gambe davanti a sé come un gatto. Ancora non aveva riposto la bacchetta nella tasca dei pantaloni.

«Ovviamente no» rispose Malakai e, dalla voce, Lily potè giurare che stesse sorridendo sotto il cappuccio, «Ma sarebbe un inutile dispendio di energie sottoporre voi e i vostri amici al test, dato che avete provato più e più volte la vostra dedizione alla causa... e le vostre capacità».

«Allora perché non sono qui dentro con noi?» domandò Lily.

«Perché non sono stati i vostri amici a portare alla luce una magia così arcana che neppure i più antichi libri di magia ne contengono traccia». All'espressione interdetta della ragazza, spiegò: «Quando lei e il signor Potter siete stati attaccati da Lord Voldemort, si è scatenata una magia mai vista prima, senza che uno di voi due l'avesse invocata. Come se il solo contatto tra di voi fosse stato l'interruttore che l'ha riportata in vita».

Lily comprese perché non ricordava: i suoi occhi erano stati avvolti dall'oscurità quando lei e James si erano ritrovati sul campo di battaglia. Aveva percepito della magia crepitare intorno a loro, ne aveva assaporato il sapore dolce, la carezza calda sulla pelle, ma non era riuscita a scorgere neppure un'ombra di ciò che l'aveva circondata.

Spostò gli occhi sulla figura del Cercatore che, in silenzio, osservava Malakai con espressione cupa.

«Ciò che non possiamo ignorare è che quello scudo dorato che si è creato intorno a voi è stato in grado di respingere un'Avada Kedavra, la quale - fino a oggi - è considerata un'anatema impossibile da bloccare».

«Quindi» disse James lentamente, incrociando le braccia al petto, «voi volete quel potere».

«Mi compiaccio nel notare che lei non è stupido, signor Potter».

«Mi spiace deludere le vostre aspettative, ma è una speranza vana. Non ho idea di come io abbia creato quella 'bolla protettiva' o come diavolo volete chiamarla. Quindi sprecate tempo».

Malakai si mise più comodo e cominciò a giocherellare con l'anello che aveva al dito. A Lily pareva che i segni sul suo braccio si muovessero, sinuosi e fluidi, seguendo il ritmo dei movimenti dei muscoli sottopelle. Era una danza affascinante e pericolosa.

«Abbiamo avuto tempo per rifletterci, signor Potter, e crediamo che quel potere si sia risvegliato in lei per molti fattori concomitanti... ed e qui che entra in gioco lei, signorina Evans» commentò, voltando il capo nella sua direzione.

Nonostante la giovane non potesse vedere al di sotto del cappuccio, si sentì intimidita dallo sguardo invisibile che le accarezzò la pelle. Deglutì, ma strinse le mani a pugno.

«Tutto ciò che il signor Potter ha provato negli ultimi mesi, tutto ciò che ha subito, il terrore, il dolore, la solitudine... tutto ciò è possibile che abbia incrementato il potere in lui. E poi, come ciliegina sulla torta, quando ormai quando la sua parte magica più pura era stata rilegata in una parte così remota della sua mente per essere riportata in vita, quando l'oscurità di Lord Voldemort aveva conficcato gli artigli troppo a fondo, ecco che una semplice ragazza - lei, signorina Evans - riesce a combattere l'incanto del mago più potente di tutti i tempi, a respingere le tenebre dal cuore del signor Potter e aprire uno spiraglio a quella magia assopita. Tuttavia, è stata la minaccia alla sua vita, quando Lord Voldemort gli ha ordinato di ucciderti, a fungere da miccia».

Di fianco a lei, James si agitò.

«Quindi» proseguì Malakai, «Queste saranno le vostre missioni» e, con un gesto della mano, fece comparire due foglietti tra l'indice e il medio.

«Due missioni?» domandò Lily. «Perché ci avete chiamato insieme se poi gli incarichi saranno differenti?».

Malakai rimase in silenzio, ma tendeva ancora verso i biglietti.

Il cuore di Lily batteva come un tamburo nel petto. Sapeva che non sarebbero state missioni facili, ma le sembrava che dall'ultima battaglia fossero passate poche ore invece che settimane. Era ancora così tremendamente stanca e psicologicamente distrutta che a volte faceva fatica persino a respirare. Tuttavia, erano anni che era consapevole di ciò che era giusto fare, e finalmente poteva decidere per la propria vita; soprattutto, per la prima volta si rese conto della propria libertà: non ci sarebbe stato nessuno a dirle cosa doveva o non doveva fare e, per quanto le facesse male non avere il supporto di James - per quanto la presenza del Malandrino fosse divenuta fondamentale per la sua esistenza - capì che poteva farcela anche da sola. Anzi, ce l'avrebbe fatta anche da sola.

«Va bene» disse, allungandosi per afferrarne uno. Con la coda dell'occhio, vide James muovere il braccio come se volesse fermarla, ma ormai era troppo tardi. Le dita di Lily sfiorarono la carta ruvida e, d'improvviso, il secondo scomparve nel nulla.

E sia lei che James compresero che, in realtà, si era trattato di un test... che Lily aveva superato, anche se ancora non ne conosceva il prezzo.

«Molto bene, Lily Evans» fece Malakai, finalmente alzandosi in piedi, «A fronte della grande pericolosità della missione, sarai affidata a me. Partiamo domani».

La Caposcuola non vide il lampo di puro terrore che illuminò gli occhi di James. Non percepì la magia del Cercatore crepitare nell'aria, quasi tendersi nella sua direzione per farlo da scudo a ciò che avrebbe letto. Non capì che la rigidità che aveva bloccato il Malandrino alla sedia era scaturita dalla consapevolezza: lui aveva capito il gioco, e quasi aveva tentato di fermarla, di non accettare quella missione.
 
Mentre le parole di Malakai le rimbombavano nella mente, gli occhi verdi di Lily leggevano il biglietto:

Missione Ombra

Infiltrazione e spionaggio in un covo nemico.

- - -

🥺

Ehilà, c'è qualcuno? 🫧
Bella faccia tosta ricomparire così, dopo anni. Beh, qualcuno doveva anche farlo, no?
Non mi scuserò, anche perché risulterei più patetica che a non farlo. Penso.
Volevo solo dirvi che vi leggo, anche se sono passati decenni da che ci siamo visti su questa piattaforma🫠 nel frattempo, whatsapp ha reso disponibili nuove emoji con cui posso spiegare appieno il mio stato d'animo🫣
Voglio rendere onore a questa storia, che se devo essere sincera mi appassiona e mi tormenta da sempre. Nel senso che non passa un giorno in cui io non ci pensi.
Ho provato a scrivere altro, ma è come se non averle dato una chiusura non mi permetta di dedicarmi a cose nuove.

🪨🪨🪨

Vi lascio i sassi con cui lapidarmi😇

Beh, che dire.
Al prossimo decennio? 😜
Lol
No, scherzavo🙌🏻

Fatemi sapere che ne pensate!
Vanno bene anche insulti😮‍💨😇

Un bacio,
Laura






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