Capitolo 19 : Allontanati.
Capitolo 19 : Allontanati.
Una settimana di sospensione.
Un naso completamente rotto.
Una reputazione tramutata in meglio.
Somma tutto ciò e avrai come risultato il suo nome.
Nicholas Morgan.
Esatto, dopo che lui andò direttamente in presidenza–di sua spontanea volontà tra l'altro–Sara non fece altro che punirlo in quel modo, obiettando anche il fatto di far presentare Dylan per saperne di più sulla questione. E di certo non aiutò molto che tutto ciò fosse accaduto in pubblico, davanti alla mensa gremita di studenti dotati del loro IPhone.
Immaginerai a cosa comporta, vero?
Esatto ancora. Qualche idiota, quel giorno stesso, caricò il video filmato con il suo cellulare e ci vollero solo pochi giorni prima che si facesse virale in internet.
"La Bestia di Nashville."
Perfino il titolo fa ridere.
Nick venne etichettato da tutta la scuola come il ragazzo a cui non ci si poteva avvicinare, certo, a meno che non volevi ricevere un pugno in faccia dal diretto interessato. In quanto a Dylan, per lui la sua reputazione si poteva considerare assai distrutta dai fratelli Amundsen. Decise di non andare a scuola per tre giorni, e al quarto si presentò con i capelli rasati completamente a zero, fatto che sorprese tutti e di certo non mancarono i commenti tutt'altro che positivi; era diventato lo zimbello di tutta la scuola per averle prese dal ragazzo nuovo, cioè da Nicholas.
Poi ci sono io, Alexandra Anne Kate. Colei che in un arco di tempo passò da essere la troia della scuola a l'emarginata di sempre. Insomma, pare che per la mia inesistente reputazione giovò in senso buono almeno.
Ma il senso di colpa è come una morsa allo stomaco nei momenti di tranquillità come questi. Potevo alzarmi e rispondere a tono a Dyaln, dovevo. Invece quel che ho fatto è stato solo starmene lì, a vedere come Nicholas veniva in mio soccorso.
Maledizione, mi sento così inutile e patetica.
E la cosa peggiore non è solo la colpa, ma guardare in faccia Nick. Perché sì, passata la settimana ritornò in classe e nessuno osò parlargli, e neanche avvicinarsi a lui in mensa; solo si allontanavano come se avesse la peste.
Quindi, riassumendo le cose, Nicholas è l'appestato della scuola grazie a me.
Ben fatto, Alex. Ben fatto. Hai rovinato la reputazione del ragazzo che ti ha difeso. Ben fatto.
«Alex, io sto uscendo per fare la spesa! Vuoi che ti prenda qualcosa?»ancora mi sconcerta quel tono di voce dolce e materno di Mairan.
Con passo felpato mi dirigo verso la mia porta e apro di pochi centimetri, affinché possa giusto osservarla.
«Non voglio niente, grazie.»mi limito a dire, concentrata più che altro al suo viso privo di trucco. Parte dell'avversione che sento dentro inizia a dissiparsi di colpo, notando un particolare nel suo collo. Una collana.
O meglio la collana. Inutile dire che per me ha un grande valore, sia affettivo che morale. Papà mi accompagnò in quel negozio di gioielli vicino alla libreria Dixtem, insomma, non è che la maggior parte del merito fosse mio, no, era più che altro di papà. Fu lui a far incidere le iniziali di Mairan, insistendo poi di comprarmi un bracialletto–che tuttora conservo–; una giornata indimenticabile.
E lo fu, tanto. La espressione di Mairan quando aprì il regalo e poi lesse la chilometrica lettera dedicata a lei, per finire poi con un abbraccio ed io che ridevo con i miei genitori in piena tranquillità.
In una spensieratezza tipica di una ragazzina di dodici anni.
«Te la ricordi? Me l'hai comprata quando avevi dodici anni per la festa della mamma. È stato così bello quel giorno, Alex. Abbiamo...»la interrompo prima che una fitta si scagli nel mio petto con decisione.
Oh Mairan. Avevi un marito che ti amava e una figlia che ti adorava con tutto il cuore.
Perché hai rovinato tutto?
Non ti bastava?
Nego con la testa, scacciando via i ricordi struggenti.
«Ci metterai molto?»chiedo adocchiando l'ora nella schermata del mio cellulare. Cavoli, devo caricarlo.
«Solo un'ora e poi ritorno. Perché?»Maccolt compare dietro le mie pantofole e sbircia dietro la porta, cercando di annusare Mairan. I miei occhi saettano da una parte all'altra, finché si fermano nella porta semiaperta della sua camera.
Ovvio che mi serve tempo se voglio farlo.
«Nulla di importante, Mairan. Ci si vede dopo.»pronuncio con una nota di disprezzo il suo nome e poi le sbatto la porta in faccia.
Maccolt mi ringhia lievemente.«Amico, tu non lo sai. Sta giocando con noi. Quella lì è falsa. Siamo una squadra, appoggiami.»
Cammino fino alla finestra della mia camera e noto le sue persiane azzurre chiuse insieme alla sua di finestra.
Sicuramente mi odierà.
Sospiro con pesantezza e mi impongo di non pensare a lui per almeno diverse ore. Riordino il mio letto disfatto, pulisco la mia scrivania e cerco quella lettera.
«Trovata!»esclamo accogliendo un tripudio nel mio stato d'animo. È un po' accartocciata e morsa sui lati–sospetto sia stato Maccolt–, ma riesco ancora a leggere bene il numero impresso dietro.
Quella volta la persona che mi rispose non si dimostrò molto collaborativia, ma trovai comunque qualcosa che mi aiutò da quella piccola conversazione.
Quel soggetto sa chi è mio padre e, facendo un'ipotesi affrettata e anche azzardata, potrebbe sapere dov'è papà.
Con la convizione e la sicurezza che affiorano in me, entro nella stanza di Mairan con l'unico obiettivo di trovare qualche indizio.
[…]
L'ora è passata, ma di Mairan nessuna traccia.
In quanto al mio piano ho trovato solo una lettera senza senso e un piccolo braccialetto con inciso le iniziali di due nomi, che guarda caso sono quello di Mairan e di un certo Sam.
Ovviamente il Sam delle lettere in quella scatola. Deve essere lui.
La questione si fa interessante riguardo un aspetto sentimentale, ma dall'altra parte non mi è d'aiuto per trovare papà. Un braccialetto e una lettera. Che mai me ne faccio?
Non mi servono a nulla!
Beh, tranne se vendo il braccialetto.
«Andiamo, ci sarà dell'altro!»esclamo, infilando le mani nel suo armadio di legno pregiato; dovrò mettere a posto tutto prima che arrivi. Rimango estatica quando sento qualcosa cadere sopra l'armadio.
Una busta con dentro una cartella clinica.
«Depressione, l'individuo Sam...»lascio cadere la cartella di colpo appena sento uno strepito potente fuori. Faccio un respiro e rallento i miei battiti cardiaci.
Una specie di flusso di adrenalina scorre nel mio sistema e in fretta e furia prendo la cartella, sistemando tutto prima. Corro in camera mia con premura e lo lascio lì, sotto il mio libro di chimica.
Depressione e Schizofrenia.
Le due parole non la smettono di ripetersi nella mia testa.
«Ding Dong, Ding, Dong...»il campanello inizia a suonare, ma ad un ritmo calmo, perciò scarto l'idea che possa essere Jane. Quella ragazza si riconosce subito da come suona.
Passo la lingua tra le mia labbra screpolate e con un movimento lesto apro la porta.
Decisamente, lei è quella che meno mi aspettavo di vedere.
«Emmm... Ciao?»azzardo un saluto ridicolo e non posso far a meno di arricciare il naso per il forte profumo che emana.
Fuori scorgo il cielo opprimente tinto di un soffocante blu oscuro con leggeri colori come l'azzurro e il grigio. Una raffica di vento si innalza, riuscendo ad andare a fondo nelle mie ossa e pelle, scaturendo l'emozione di pura angoscia mischiata ad una latente e disperata libertà.
«Mi fai passare?»nel suo sguardo che a primo impatto appare insondabile si nasconde un velo di arroganza. Non mi piace.
Alla fine la invito ad entrare un po' stranita dalla sua presenza in casa mia. Andiamo, l'ho vista solo in quella festa e basta. Ora piomba in casa mia come se niente fosse?
Manco fossimo amiche di tutta la vita.
«Siedeti se vuoi.»faccio un sorriso forzato e le segnalo il divano mentre io mi posiziono nella poltrona rossa, di fronte a lei. Ad Amber.
Ha un capotto nero addosso e un capello sopra la testa che le dà un'aria da francese, insieme a dei pantaloni rosso oscuro con degli stivali abbinati. I suoi occhi piccoli mi dedicano uno sguardo che tenta di essere dolce, ma esce più imponente. Le sue fattezze di certo ispirano una grande fiducia, ma dietro quegli occhi e quel sorriso scherno si nasconde altro che miele e dolcezza.
«Sei carina, Alex.»dice sorridendomi di lato e togliendosi il capotto, lasciando allo scoperto le sue braccia delicate e dalla pelle tersa.
Aspetta, non sarà che è...?
«Sarò chiara con te, Alex. Non voglio fare troppo giri di parole, hai capito? Perciò ti dico solo di allontanarti e basta.»proferisce parola, incontrando i miei occhi che la guardano senza capire a cosa si riferisce.
La mia espressione da imbecille tramuta in una interdetta in meno di un secondo.
«Sò benissimo che Nicholas è stato sospeso per una settimana, credimi io so tutto, cara Alex. Ma veniamo al dunque, accetto che l'abbia fatto per aiutare la gente mediocre per essere gentile, d'altro canto lui è superiore a queste cose...»annuncia e noto un lampo di gelosia nel suo viso. La situazione mi comincia a infastidire dalle sue parole venelose di questa vipera.«Ma non accetto che abbia difeso una ragazza come te, Alex. Insomma, avrei preferito che difendesse il tuo amico, o Claudia, ma te?»
Okay, la ragazza non mi piace per niente.
«Senti, non so come lo sai e non me ne importa neanche, ma questo non ti dà il diritto di intrometterti. Non sei sua madre e non sei nessuno per dirmi quello che devo dare. Non ti riguarda...»
«Non mi riguarda? Ragazzina cresci un po'! Credi veramente che l'abbia fatto per te, dato che ha visto una piccola ragazza verginella e ingenua come te nei guai? No, lui non è così. Andiamo, guardati e capirai. Perciò, te lo ripeto chiaro e tondo, Alex. Allontanati e non avrai problemi con me. Anzi, puoi anche parlargli, ma non toccarlo. Sai no? La mediocrità si contagia.»
«Wow! Vedo che hai proprio tanta sicurezza che Nicholas sia tuo. Ti informo una cosa: non è un oggetto. Vai al diavolo, Amber.»rispondo acida, iniziando a sentire un pizzico di rabbia e vergogna internamente.
«Oh, ti stai arrabbiando? Mi dispiace tanto! Fa male sentire la verità, no? Ti spiego una cosa : Nicholas non sta e non starà mai con ragazze come te. Sai perché? Perché ci sarò sempre io a impedirlo. Lui prova pena e compassione per soggetti come te. Non tentare di avvicinarti a lui e neanche di sapere del suo passato, perché potresti pentirtene amaramente se volessi.»fa una pausa per guardare l'orologio nel polso e impallidisce all'istante.
«Purtroppo il tempo è finito. Mi dispiace dover andarmene, ti avrei elencato almeno altri cento motivi per dirti che non sei degna di Nicholas. Cominciando dal fatto che non sai niente sulla sua vita.»prima che possa dire parola si dirige verso l'uscita; mi rivolge uno sguardo insondabile e bieco.«Dovresti cercare meglio.»
***
«Hai visto come l'ha preso e buttato a terra? È incredibile!»passo tra i corridoi della scuola e tra gli armadietti non trovo altro che il vociare di tutti riguardo a Dylan e Nicholas.
«Quel ragazzo è una bestia!»un ragazzo con le sopracciglia folte e gli occhiali neri sussurra agli amici accanto.
Bestia! Já, se sapessero che veramente gli hanno dato questo soprannome.
«Melanie, non mi dire che ti piace! Sei seria? Non posso negare che sia sexy! Cazzo, l'hai visto agli allenamenti senza la maglietta?»due amiche vociferano tra di loro a cinque armadietti più avanti dal mio.
Nego con la testa e prendo i libri necessari per la seguente classe. Ieri non sono riuscita a chiudere occhio pensando all'ultima cosa che ha detto–tra le tante–prima di andarsene.
Amber sa delle cose?
Non ha senso, è anche assurdo pensarlo. Non la conosco nemmeno, mai vista nella mia vita. E allora perché l'ha detto? Così, a caso? O veramente c'è un motivo reale? Troppe interrogative che vanno dirette nel vortice delle cose da scoprire. Anche supponendolo, in cosa sarebbe legata alla mia famiglia?
A niente.
Non devo farmi prendere la mani, devo solo sapere di più su quella cartella di quel Sam e su dove si trova papà. Ma il mistero che si cela in tutta questa questione non fa altro che aumentare il mio difetto più grande.
La curiosità.
Mairan di certo nel suo passato ha avuto dei pretendenti e lo dimostrano quelle lettere, ma ha avuto anche dei grossi segreti che tuttora nasconde e temo si porterà fino alla sua morte, certo, non prima che io riesca a saperne almeno una metà.
E poi come diavolo sa che sono ancora vergine?!
«Oddio, guardalo! È arrivato!»
«Ti conviene stare alla larga da lui, Cel.»
«È così attraente, Melanie. Voglio parlargli.»
«Andiamocene, quel tizio mi fa paura.»
Roteo gli occhi, infastidita dagli studenti che giudicano senza sapere. Tecnicamente sarei anche ipocrita dicendo che io non lo faccio, perché almeno tutti nella vita hanno commesso uno sbaglio. E penso che di sbagli io ne commetto anche troppi.
«Ti potresti spostare?»una voce dietro di me parla, causando un palpitazione immediata nel mio cuore appena riconosco a chi appartiene.
Alzo il viso di scatto e faccio incontro con quello sguardo grigiastro e magnetico.
Oh...
«Sò che sono bello, ma ora veramente spostati, Alex. Ho bisogno di prendere i miei libri.»delle occhiaie violacee sono notabili sotto i suoi occhi grigi, che trasmettono uno sguardo vacuo e spento.
Sembra così sofferente e tormentato, ma non so da cosa e voglio scoprirlo. Il suo viso trasmette un chiaro messaggio: lasciami in pace.
Ma penso proprio di non seguire il messaggio, dato che, ora come ora, Nicholas mi suscita una tale curiosità da essere incontrollabile.
«Sembri sorpresa.»informa accennando un sorriso genuino. Non tralascio un dettaglio particolare nelle sue mani; sono rosse, in carne viva e... sanguinano parecchio a vista d'occhio.
Senza pensare nemmeno a quel che faccio la afferro e la accarezzo un po'. Riesco a scorgere come la sua espressione cambi in un millesimo di secondo.
«Che ti è successo?»gli chiedo a bassa voce, prendendo dal mio zaino la mia bottiglia d'acqua fredda e gliela poso nelle nocche.
«Non vuoi saperlo veramente.»dice semplicemente, guardandomi diritto negli occhi.
«Invece sì... dobbiamo andare in infermeria per disinfettare. Vieni.»non so cosa mi succede, ma mi lascio guidare dal mio istinto e camminiamo insieme finché non giungiamo davanti ad una porta bianca con una piccola croce rossa.
Più ovvi si così non si poteva essere.
«Ti preoccupi molto per me, streghetta.»sobbalzo di colpo quando sento la sua voce molto vicina al mio collo. Roteo di poco la nuca e scorgo un brillio di malizia nei suoi occhi; sono terribilmente stanchi e mi sorprende non vederlo crollare al suolo per concedersi un minuto per dormire almeno un pochino.
«Oh ragazzo, che hai fatto alla mano?»una signora paffutella e con le guance rosse ci riceve appena entriamo.
Guardo Nicholas per vedere quale sarà la sua risposta.
«Ho colpito un ragazzo finché non l'ho visto perdere coscienza. I suoi amici dicono che sta bene.»deglutisco saliva, aspettando che sia solo uno scherzo, ma a quanto pare–per la sua espressione imperterrita–presumo che non sia così.
«Oh, ma che senso dell'umorismo! Ragazza, tu potresti occupartene? Ho una accanto che sta vomitando...»dice con un sorriso solare. Io annuisco in silenzio e faccio sedere Nicholas nel lettino bianco.
L'odore a disinfettante mi innonda nelle narici; le pareti spoglie e di un bianco immacolato insieme ai lettini, anch'essi dello stesso colore, danno l'idea di stare in una stanza grande, quando non è così.
«Stavi scherzando, vero?»chiedo cercando del ghiaccio. Non risponde.
Mi accascio davanti a lui e non posso far meno di pensare che questa posizione sia molto compromettente vista da certi versi. Una vampata di calore mi travolge il viso.
«Perché ti sei arrossata?»una nota di divertimento si fa presente nel suo tono. Alzo il viso e poi lo degrado con le guance paonazze.
«Per niente.»farfuglio mentre metto un po' di ghiaccio alle sue nocche. Il sangue ormai è sparito.
Nella sua mano destra, proprio nel suo palmo, noto una specie di cicatrice che sembra essere lì ormai da anni.
«A volte penso che dietro quella testolina si nasconde una mente perversa quanto la mia. Non lo pensi anche tu?»la bocca mi diventa arida e sono incapace di proferire parola con lui.
Tecnicamente ha capito a cosa stavo pensando.
«Alex.»
«Cosa?»
«Grazie.»
In un millesimo di secondo mi ritrovo a guardare da vicino i suoi occhi a pochi centimetri dal mio viso, le sue mani nelle mie spalle e la sua bocca premuta nella mia guancia destra in un tocco così divoratore che mi trasmette una sensazione di pura follia e conturbanza nel mio petto.
Lui prova pena e compassione per te.
Mi scanso di colpo, realizzando il significato di quelle parole nella mia mente. Fanno eco, consumando lo spazio che poco fa era riempito solo da Nicholas.
«Dobbiamo andare in classe ora.»dico avventata e coprendo il mio viso infiammato. La guancia mi formicola e controllo l'irrefrenabile voglia di accarezzarmi quella zona che brama di essere di nuovo a contatto con la sua bocca.
«Certo.»si gratta la nuca con nervosismo e poi afferra lo zaino in terra e procediamo ad uscire fuori dall'infermeria.
Un silenzio cala velocemente tra di noi, fino ad essere spezzato da una voce allegra e maschile.
«Tigre! Ehi Nick!»Jason arriva correndo verso di noi sorridendo. Solo quando mi è vicino circonda le mie spalle e subito sento un grugnito da dietro; Nick.«Come sta la mia tigre?»
«Ma che ci fai qui?»mormoro, guardando nei dintorni se trovo Sara.
«Oh, oh. Non sono solo, tigre. C'è anche Brad e Derek. Ryan non ha voluto cambiare scuola perché voleva restare insieme a Jane... ovviamente come amici, solo amici, bro.»enfatizza la parola "amici" quando vede il viso accigliato di Nicholas.
Quindi ci ho azzeccato, a Ryan piace Jane!
«Aspetta, davvero studierete qui?»chiedo sorpresa e con il cuore a mille. Jason accenna un sorrisino sghembo e si inclina fino alla mia altezza. Maledetti alti.
«Perché, non ci vuoi tigre?»i suoi capelli castani coprono un piccolo taglio nel suo sopracciglio sinistro. Lui lo nota e all'istante lo copre di più.
«Coglione, dove cazzo stavi? Io e Brad ti abbiamo cercato!»un Derek tutto arrabbiato arriva da noi, colmando il gruppo in un quartetto. Il ciuffo blu elettrico ora è sostituito da un rosso oscuro che si abbina perfettamente con le sue Converse dello stesso colore.
«Ehi vampira!»
Ed ecco anche Brad.
«Ehi biondo.»okay, sto gestendo la situazione meglio di quanto pensavo.
«Io me ne vado. Ci si vede, Alex.»apro la bocca per fermare Nicholas, ma lui se ne và da un'altra parte con le mani nelle tasche e il zaino penzolante nella spalla destra.
Io veramente voglio sapere cossa gli è successo ieri.
«Non preoccuparti. Siamo a fine novembre, perciò è un brutto periodo per Nick. Durerà solo un paio di giorni e poi starà meglio.»sento dire dietro da parte di Brad sospirando, e guardando con tristezza l'amico.
«Perché è un brutto periodo?»
«Perché in questo mese sono morti i suoi genitori, Alex.»
Hi mandarini!
Come state? Stanche? Arrabbiate? Stressate? Insoddisfatte?
Anyway, vi è piaciuto il capitolo?
Ah, poi ho creato delle ship per Alex e Nick, e visto che chiedo sempre la vostra opinione volevo sapere quale preferite. Sono:
#NickAndra
#Nicklex
#Alexick
#NickAlex
Che altro?
GRAZIE ANCORA PER LE VIEWS!
Vi adoro e non sapete quanto vi ringrazio.
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