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GROVER PERDE INASPETTATAMENTE I PANTALONI

Tutti nella stanza scoppiarono a ridere tranne Grover, che divenne rosso vivo. 
"Perché dovresti perdere i pantaloni, Grover?" chiese Travis, dimenando le sopracciglia. Grover alzò gli occhi al cielo.
"Immagino che sia qui che Percy scopre che Grover è un satiro."  Intervenne Talia
Percy fece una smorfia. "Okay, questi non sono i miei pensieri. Mi rifiuto di crederci." Grover rise e Charles sorrise. "Almeno anche tu ti rendi conto di quanto insensati siano." "EHY!"
"E va bene, confesso: scaricai Grover non appena arrivammo alla stazione degli autobus."
"Ve lo avevo detto." Canticchiò Leo, soddisfatto di sè. Atena scosse la testa. "Perdere il proprio custode è una mossa poco saggia." "Certo, perché i mortali normali si tengono il satiro da compagnia, sciocco me." Rispose Percy. La dea lo fissò. "Non sei un mortale." "Non lo sapevo, forse." Atena annuì. Il ragazzo, da quel punto di vista, non aveva colpe. La colpa era imputabile a qualcun altro.
"

Mi hai fatto venire un altro infarto." Gemette Grover, e Percy, con un sorriso imbarazzato, disse. "Scusa, G-man."

"Lo so, lo so. È stato disonesto da parte mia. Ma Grover mi stava mandando fuori di testa. Continuava a guardarmi come se fossi spacciato, borbottando: "Perché succede sempre così? Perché sempre in prima media?"" Grover arrossì, mentre molti semidei annuirono. Hermes disse. "Non ero lì, e sta innervosendo anche me." "Anche me." Annuì Apollo. Annabeth fece una smorfia. "Ti avrei mollato anche io. Non eri di molta buona compagnia." "L'agitazione di solito gli stimolava la vescica,"
Il satiro arrossì di nuovo.
"perciò non mi stupii quando, appena scesi dall'autobus, mi fece promettere di aspettarlo e si precipitò in direzione del bagno. Invece di aspettarlo, però, recuperai la valigia, sgattaiolai fuori e presi il primo taxi"
"Sarebbe stato più facile se almeno fossi rimasto a casa." Grover borbottò in modo che solo Percy e Poseidone potessero sentirlo. Il Dio era così vicino che non si poteva sussurrare a Percy senza che lui lo sentisse. Poseidone stava avendo una notevole difficoltà per non fissare costantemente il satiro. 
Non solo aveva aiutato suo figlio a capire che qualcosa non andava, ora lo aveva anche spaventato e poi perso le sue tracce. 
Stava cominciando a capire perché Grover avrebbe potuto fallire un precedente incarico. L'unico motivo per cui si stava trattenendo era il palese affetto che suo figlio nutriva per il satiro. E che suo figlio era chiaramente vivo e tra le sue braccia, nonostante l'incompetenza del Satiro.
“Non potevo perdermi il viaggio a Montauk.” sussurrò Percy con un sorriso sognante. "Inoltre, non mi ero reso conto che mi saresti venuto dietro."
"

per l'Upper East Side. - Fra la Centoquattresima Est e la Prima - dissi al tassista."
"Sappiamo dove vivi." Sorrise Ares, e il ragazzo si affrettò  a dire. "Non vivo più lì."
"Una parola su mia madre, prima che la conosciate."
"La conosciamo già." Alzò gli occhi al cielo Talia e Percy le fece una smorfia. "Non tutti. E smettila di metterti in mezzo, Tals. Non sei al centro dell'universo." "Quello sono io." Sorrise Apollo, che fu ignorato da tutti.
"Si chiama Sally Jackson ed è la persona migliore del mondo, il che non fa che provare la mia teoria secondo la quale alle persone migliori toccano le sfortune peggiori."
"Ha avuto te come figlio." Rise Annabeth, che si sorprese quando non venne nessuna risposta sarcastica dall'amico.
"I suoi genitori sono morti in un incidente aereo quando aveva cinque anni, (motivo per cui ho il terrore degli aerei e sono grato a mia madre per non aver mai insistito per farmi salire su uno)"
"E Chirone che si era preoccupato per la possibilità." Rise Grover e Percy scrollò le spalle. "Sono anche clasto... clau..." "Claustrofobico?" Offrì Atena e Percy annuì, dicendo poi. "Quello che ha detto Atena. Gli aerei sono troppo piccoli, esco di testa a vederne solo uno." "Lo hai preso." Fece notare Annabeth. "Ho avuto gli incubi per giorni." Ammise Percy, rabbrividendo. "ed è cresciuta con uno zio a cui non importava molto di lei. Voleva fare la scrittrice, perciò ha trascorso le superiori a lavorare per mettere da parte i soldi e iscriversi a un college con un buon programma di scrittura creativa. Poi, all'ultimo anno, suo zio si è ammalato di cancro e ha dovuto lasciare la scuola per occuparsi di lui. Quando lo zio è morto, si è ritrovata senza soldi, senza famiglia e senza diploma."
"E' stata una vita difficile." Notò Artemide, dicendo poi. "Deve avere uno spirito forte." "Sally è incredibile." Disse Nico, prima di fulminare Percy. Ade intervenne. "Come conosci la madre di Percy?" "Qualcuno le ha detto che non avevo un posto dove stare." "Ehy, mamma ha sempre voluto che avessi un fratello/sorella in giro! Sei stato adottato nella famiglia Jackson, non è colpa mia!" Percy alzò le mani, e poi indicò Jason e Talia. "Li senti lamentarsi?" "Ha adottato anche voi?" Chiese Zeus, divertito. Jason annuì, e Talia sospirò. "Percy ha la migliore madre di sempre." "Anche padre." Disse subito il semidio, sorridendo al padre che ricambiò il sorriso. "Non ci vuole molto per vincere." Sussurrò Jason, sentendosi in colpa quando vide il lampo di dolore negli occhi del padre. "L'unica fortuna che le sia mai capitata è stata conoscere mio padre. Non ho ricordi precisi di lui, a parte questa specie di bagliore caldo, forse una vaghissima traccia del suo sorriso."
"Sei andato a trovarlo quando era piccolo?" Domandò Demetra, e Poseidone arrossì. Percy sorrise, ma molti campeggiatori si sentirono delusi dai loro genitori. Poseidone aveva rischiato per Percy, perché i loro non lo avevano fatto?
"A mamma non piace parlarne perché la rattrista. Non ha fotografie. Il fatto è che non erano sposati. Mi ha detto che era ricco e importante, e che la loro relazione era segreta. Un giorno è salpato per non so che viaggio importante nell'Atlantico e non è più tornato. Disperso in mare, mi ha detto mamma. Non morto. Disperso in mare."
"Una donna molto intelligente." Approvò Demetra. Poseidone sorrise. "Sally è sempre stata di più, rispetto alle altri mortali." Una nuova voce intervenne. "Allora forse posso arrivare ad apprezzarla." Percy si voltò, riconoscendo subito la donna. "Lady Anfitrite." "Percy. Non servono formalismi in famiglia." Gli occhi di Percy si spalancarono, mentre Anfitrite si sistemava vicino a Tritone, dal lato opposto rispetto a Poseidone.
Apollo chiese. "Sapeva chi era tuo padre, quindi?" Percy annuì.
"Lei ha fatto ogni genere di lavoro, ha frequentato la scuola serale per prendere il diploma e mi ha cresciuto da sola. Non si è lamentata mai e non si è arrabbiata mai. Nemmeno una volta. Ma io sapevo di non essere un figlio facile."
Annabeth impallidì, quando si rese conto che la sua battuta rispecchiava il pensiero dell'amico, almeno a dodici anni.
"Alla fine ha sposato Gabe Ugliano, che è stato simpatico per i primi trenta secondi che lo abbiamo conosciuto e poi si è mostrato per quel che era: un idiota di prima categoria. Da piccolo l'ho soprannominato Gabe il Puzzone. Spiacente, ma è la verità. Quel tizio puzzava come una fetta di pizza all'aglio imputridita e incartata in un paio di calzoni da ginnastica." "Mi piacciono i tuoi soprannomi." Rise Hermes, e Connor e Travis risero forti. Leo approvò. "Non è buono come alcuni che hai usato sull'Argo, ma sei partito bene." "Grazie, mi sono impegnato." Percy sorrise e Grover sbuffò. "Voglio vederti giustificare qualche soprannome" "Ehy! Siete voi due che continuavate a dire che i nomi erano potenti!"
"Fra tutti e due, rendevamo la vita della mamma piuttosto difficile. Il modo in cui Gabe il Puzzone la trattava, il modo in cui io e lui tiravamo avanti... be', il mio rientro a casa è un buon esempio."
"Oh, Percy!" Poseidone strinse il figlio. Molti guardarono il semidio che sembrava desiderare scomparire tra le braccia del padre. Afrodite ebbe compassione per il suo prediletto, e proseguì nella lettura.
"Entrai nel nostro piccolo appartamento, sperando che mamma fosse già tornata dal lavoro. Invece c'era Gabe il Puzzone, in soggiorno, a giocare a poker con i suoi amici. La televisione sparava il canale dello sport a tutto volume e la moquette era cosparsa di patatine e lattine di birra. Alzando a malapena lo sguardo, mugugnò col sigaro in bocca: - Così sei tornato."
"Ugh, è disgustoso!" Piper storse il naso. Leo spalancò la bocca, mentre Hazel chiedeva. "Vivevi con questo coso?" Percy annuì e basta.
"-Dov'è mamma?- -Al lavoro- disse. - Hai dei soldi?"
"Per questo dovevi andare a lavorare?" Domandò Talia, fissando arrabbiata il libro. Poseidone strinse di nuovo il figlio, che in quel momento sperò che non fosse citato niente in più sul loro passato. Ade avrebbe dovuto far rivivere il morto solo perché Poseidone lo uccidesse personalmente.
"E questo è quanto. Niente: "Bentornato. È bello vederti. Come te la sei passata negli ultimi sei mesi?"."
"Non ti ha mai picchiato, vero?" Chiese Talia, guardando improvvisamente il cugino. Avrebbe spiegato qualcuna delle sue reazioni, come fosse sempre pronto a ignorare i suoi problemi e bisogni , concentrandosi su quegli degli altri.
Gli dei erano tutti pronti a distruggere il mortale e i semidei pronti a ucciderlo. Percy deglutì tra le braccia del padre, prima di dire. "Non.." per poi implorare Afrodite di proseguire con la lettura.

"Gabe era ingrassato. Sembrava un tricheco senza zanne vestito al negozio dell'usato. Aveva due o tre capelli in tutto, pettinati con cura sul cranio pelato, come se servisse a renderlo attraente. Dirigeva il Megamart di elettronica nel Queens, ma se ne stava a casa per la maggior parte del tempo. Non so perché non l'avessero licenziato già da un pezzo. Si limitava a incassare lo stipendio e a spendere i soldi in sigari rivoltanti e, naturalmente, in birra. L'immancabile birra." Artemide ringhiò. "Sono per uomini come questi che ho ancora tante Cacciatrici al mio servizio." Piper fece una smorfia. "Ci sono anche ragazzi come Percy." "Grazie?" Rispose, dubbioso Percy e Talia rise. "Hai fatto ammettere anche a Zoe che non tutti i maschi fanno schifo." "Wow! Davvero?" Michael fissò Percy che annuì.
"Ogni volta che ero a casa, pretendeva che gli rifornissi la cassa del gioco. Lo chiamava "il nostro piccolo segreto." Nel senso che se lo dicevo a mamma, mi avrebbe fatto saltare i denti."
"Lo ucciderò." Ringhiò Apollo. Percy sorrise. "Siete tutti in ritardo." Era la guardò. "Lo hai ucciso tu?" "Nah, la mamma." Talia sorrise. "Sapevo che tua mamma era forte." "Sally è la migliore." Annuì Nico.
"- Non ho soldi - gli risposi. Inarcò un sopracciglio unto. Gabe riusciva a fiutare i soldi come un segugio, il che era stupefacente, considerato che il suo fetore personale avrebbe dovuto soffocare tutto il resto." Grover ebbe un attacco di risa, e Jason disse. "Probabilmente avevi ragione. Soffocava te." "Sì, lo faceva." Artemide approvò. "Donna intelligente."
"- Hai preso il taxi dalla stazione degli autobus - sottolineò. -E probabilmente l'hai pagato con un biglietto da venti. Il che fa sei o sette dollari di resto. Una che si aspetta di vivere sotto questo tetto, dovrebbe contribuire al suo sostentamento. Dico bene, Eddie?" "Idiota" ringhiò Demetra e Poseidone fissò Ade. "Vorrei venire nel tuo regno a trovare questo mortale ogni tanto." "Sei il benvenuto, fratello"
"Eddie, il custode del condominio, mi guardò con un barlume di compassione."
"Almeno uno di loro era semi decente." Disse Annabeth, il tono titubante. Non aveva mai saputo questo del suo amico, ed ex ragazzo. Le faceva male pensare che non aveva mai potuto sfogarsi con qualcuno a riguardo.
"- Via, Gabe - commentò. - il ragazzo è appena arrivata.- - Dico bene? - ripeté Gabe. Eddie si chinò a guardare torvo la ciotola dei salatini. Gli altri due invece si limitarono a scoreggiare all'unisono."
"Fa schifo." Disse Talia, e Percy annuì. Jason fissò il cugino. "Mi sorprende che non ti sia arrabbiato con gli dei per aver vissuto con quell'essere." Percy scrollò le spalle. "Non erano stati loro a mandarlo lì. Che senso aveva biasimarli?" Gli dei lanciarono uno sguardo meditabondo al ragazzo. Molti dei loro figli non si ponevano il problema e vedevano in loro il nemico numero uno.
"- Bene - sospirai. Tirai fuori una manciata di dollari dalla tasca e gettai i soldi sul tavolo. - Ti auguro di perdere.-"
"Piuttosto mansueto, provenendo da te." Disse Talia, e Percy scrollò le spalle. La cugina socchiuse gli occhi. Avrebbe dovuto affrontare l'argomento Gabe con l'amico.
"-È arrivata la tua pagella, cervellone! - mi gridò dietro. - Eviterei di fare tanto il saputello." "Con uno così, chiunque può permettersi di fare il saputello." Ringhiò Nico, sentendosi arrabbiato per conto del cugino. Talia stava pensando che favori avrebbe dovuto fare ad Ade per ottenere il permesso di torturare quell'essere. Annabeth sussultò. "Quando ti chiamo Testa d'Alghe sai che sto scherzando, vero? Sei estremamente intelligente, non..." "Annabeth, lo so, calma." Annabeth annuì, pensando che avrebbe dovuto parlarne con l'amico alla prima occasione.
"Sbattei la porta della mia stanza, che non era davvero la mia stanza." "Non credo che tua madre ti avrebbe tolto la stanza." Disse Annabeth, confusa. "Intendevo dire che mentre non c'ero, Gabe se ne impossessava." Grover fece una smorfia. "Non mi stupisce che l'odore fosse così forte all'inizio dell'anno." "Scusa, G-man" Gli disse Percy.
"Durante i mesi di scuola, diventava lo "studio" di Gabe. Non studiava un bel niente, a parte vecchie riviste di auto, ma adorava ficcare tutte le mie cose nell'armadio, lasciare i suoi scarponi sudici sul mio davanzale e mettercela tutta per infestare il posto con l'odore della sua colonia, dei suoi sigari pestilenziali e della sua birra rancida."
"Sebbene rivoltante, dovresti essere grato per il suo odore ripugnante." Disse Atena, e Percy rispose. "Sono grato a mia madre. A lui non devo nemmeno il pensiero." Atena annuì. Non poteva contestare quella logica. "Mollai la valigia sul letto. Casa dolce casa. La puzza di Gabe era quasi peggio degli incubi sulla Dodds o del suono delle forbici di quella vecchietta quando aveva tagliato il filo. Ma non appena ci ripensai, mi sentii le gambe molli. Ricordavo lo sguardo di panico di Grover, il modo in cui mi aveva fatto promettere di non tornare a casa senza di lui."
"Adesso ci pensa." Mormorò Grover, e Talia gli disse. "Abbi pazienza, Grover! Sei stato orribile!" "Lo so, lo so. Ero spaventato." "E sapevi. Io non avevo idea di cosa ti prendesse, avevo sentito che avevate paura per la mia vita... Come pensi che stessi?" Chirone fu preso dal senso di colpa.
"Fui assalito da un gelo improvviso. Ebbi la sensazione che, in quello stesso istante, qualcuno... qualcosa... mi stesse cercando."
"Oh, guarda, l'istinto di Percy ha fatto la sua comparsa." Disse Michael, guardando il ragazzo divertito. Apollo fu improvvisamente interessato. "In che senso?" Charles spiegò. "Ha un ottimo istinto. Ed è la persona che comprende meglio le profezie." Clarisse annuì. "Ha risolto la mia non appena l'ha sentita." "Questo perché era chiara." Disse Percy. "Le profezie non sono chiare." Gli disse Rachel, e Percy alzò gli occhi al cielo. "Certo che no." Apollo lo guardò incuriosito. "Magari era già sulle scale, il passo pesante, le mani che si tendevano in lunghi e orribili artigli."
"Quello era inquietante." Tremò Piper. Percy scrollò le spalle. "Ho abbastanza immaginazione per le cose brutte." "Oh, gioia!" Disse Talia. Michael annuì. "I tuoi incubi sono sempre orrendi." "Dillo a me." Poseidone e Apollo fissarono il ragazzo. "Cosa ne sapresti degli incubi di mio figlio?" Michael guardò Percy, che era improvvisamente  arrossito. Afrodite continuò a leggere con un sorriso sul viso.
"Poi udii la voce della mamma.
- Percy?- Aprì la porta della camera e le mie paure si dissolsero all'istante. Mamma ha il potere di farmi sentire bene anche solo entrando nella mia stanza."
Anfitrite sorrise. Aveva sempre voluto un figlio di cui prendersi cura, ma purtroppo gli dei non hanno bisogno dei propri genitori. Anche Poseidone stava pensando la stessa cosa. Sally aveva avuto la fortuna di crescere il suo piccolo eroe.
"I suoi occhi scintillano e cambiano colore alla luce. Il suo sorriso è caldo come un piumone. Ha qualche filo grigio fra i lunghi capelli castani, ma non penso mai che sia vecchia. Quando mi guarda, è come se vedesse in me tutte le cose buone e nessuna delle cattive. Non l'ho mai sentita alzare la voce o dire qualcosa di sgarbato a nessuno, nemmeno a me o a Gabe." "Non hai cose cattive, Percy." Disse Talia. Percy scrollò le spalle, ma Nico continuò. "La dislessia e l'ADHD non sono per colpa tua." "Sei stato fortunato che tua madre capisse cosa stava succedendo con tuo padre." Disse Travis, e Connor annuì. "Almeno non ha avuto una brutta sorpresa e ha potuto prepararsi." Percy sorrise ai quattro.
"- Oh, Percy! - Mi abbracciò forte. - Non posso crederci. Sei cresciuto, da Natale!"
Clarisse sbuffò. "Quanto eri tappo, prima?" "Almeno sono più elegante di te, Clarice." "Sono Clarisse, Prissy." "E' Percy, Clarice." "Smettetela." Disse Charles, e i due smisero di parlare, anche se si scambiarono un sorrisetto da lontano.
"La sua uniforme rossa-bianca-e-blu del negozio Dolcezze d'America profumava delle cose migliori del mondo: cioccolata, liquirizia e tutte le altre squisitezze che vendeva alla stazione centrale. Mi aveva portato una grossa busta di "campioni gratuiti", come faceva sempre quando tornavo a casa. Ci sedemmo sul bordo del letto. Mentre io addentavo le stringhe di gelatina al mirtillo, lei mi passava la mano fra i capelli e voleva sapere tutto quello che non avevo scritto nelle mie lettere. Non fece parola dell'espulsione. Non sembrava che le importasse."
"Probabilmente ci aveva fatto l'abitudine, a quel punto." Disse Talia, e Percy annuì. "Lo aveva fatto. Non era nemmeno così male, rispetto al solito." "Una Furia non era così male?" Chiese Ade e Percy annuì. "Questo è solo triste." Disse Talia, e Percy le sorrise. "Te l'ho detto che non c'era paragone." "Questo resta da vedere." "Però stavo bene? Il suo bambino se la passava bene?"
"Figlio di mamma." Le disse Ares e Percy annuì. "Decisamente." Molti risero dell'espressione del dio, che non si aspettava la risposta pronta del ragazzo.
"Le dissi che stava esagerando, che non era successo niente di così tanto grave, ma in realtà ero felicissimo di vederla e di sentire che, nonostante fossi un casino ambulante, ci teneva."
"Niente di così grave? Come valuti il grave?" "Se sono morto, era grave." Rispose a Jason Percy. Leo fischiò. "La barra è sotto terra." "E' divertente che lo menzioni, visto che ci finisco." "Sei andato negli Inferi?" Chiese Reyna. "Da vivo?" Domandò Piper. "Oh, no. Sono morto, ma lo zio non mi voleva tra i piedi e mi ha buttato fuori a calci." Nico ci pensò, e Talia disse. "Non è nemmeno così inverosimile." "Mi risento." "Risentiti pure, ma è vero."
"Dall'altra stanza, Gabe strillò: - Ehi, Sally... che ne dici di un po' di salsina ai fagioli, eh?"
"Quel verme.... Non è la tua schiava!" Artemide si indignò, e Anfitrite disse. "Doveva amarti molto per sopportare quell'essere." "Lo fa anche adesso." Sorrise Percy.
"Strinsi i denti. Mia madre è la donna più buona del mondo. Avrebbe dovuto sposare un milionario, non un idiota come Gabe."
"I soldi non fanno la felicità." Disse Rachel, sostenuta da Piper. Michael sbuffò. "Sono sempre i ricchi a dirlo." "Già, se vi fanno così schifo, sentitevi libere di darli a noi." Disse Connor, facendo ridere molti.
"Per farle piacere, mi sforzai di raccontare in tono allegro i miei ultimi giorni alla Yancy. Le dissi che non me l'ero presa troppo per l'espulsione. Stavolta avevo resistito quasi per tutto l'anno. Avevo dei nuovi amici. Me l'ero cavata piuttosto bene in latino. E, onestamente, le risse non erano state tanto frequenti come sosteneva il preside. Mi piaceva la Yancy Academy. Davvero. Le dipinsi l'anno in una luce così positiva che per poco non ci credetti anch'io. Cominciai a sentirmi un nodo in gola, ripensando a Grover e al signor Brunner. Tutt'a un tratto perfino Nancy Bobofit non sembrava più tanto male."
"Come diavolo ci sei riuscito?" Domandò Clarisse e Percy scrollò le spalle. "Sorvolando qualche discussione, saltando qualche rissa e facendola sembrare adorabile. Ho un talento per quello." "Fai schifo a mentire." Disse Michael, e Travis disse. "Ma è un asso nelle diversioni ed omissioni." "L'amiamo per quello." "Grazie, ragazzi." Sorrise loro Percy. "Fino a quella gita al museo..
.- Cosa? - mi chiese mamma. Il suo sguardo mi pungolò la coscienza, frugando alla ricerca di segreti. - Ti ha spaventato qualcosa?-
- No, mamma."
"Mamma sa sempre quando mento." Fece una smorfia Percy. Jason gli lanciò uno sguardo. "Avresti dovuto essere felice per quello." "Pensare di essere pazzo? Ti ricordo che non avevo idea di cosa fosse la Dodds. Certo, mi ha fatto odiare ancora di più la matematica." Inclinò il capo Percy, riflettendo. Grover sbuffò. "Facevi schifo anche prima." "Lo so, mi distraevo ogni volta." "In che modo?" Chiese Atena. "Una volta, ho deciso di dare la caccia a una mosca che mi girava per la testa." "L'hai presa?" Domandò Michael. Grover annuì. "Ha esultato subito dopo. Ad alta voce." Percy arrossì. 
"Non mi piaceva mentire. Volevo raccontarle della Dodds e delle tre vecchiette con il filo, ma pensai che sarebbe sembrato stupido. Lei strinse le labbra. Sapeva che le nascondevo qualcosa, ma non insistette."
"Avrebbe dovuto." Mormorò Grover, e Percy scrollò le spalle. "Non sono sicura che avrebbe cambiato molto. Nemmeno lei sapeva cosa fosse successo, no?" Talia annuì. "Non avrebbe saputo che era peggiorata la situazione."
"- Ho una sorpresa per te - disse invece. - Andiamo al mare." "Montauk?" Chiese Michael. Poseidone lo guardò. "Conosci Montauk?" Silena rise. "Chiunque abbia passato cinque secondi con Percy conosce Montauk. Ama quella cabina, e le vacanze con sua madre." "E quindi?" Le chiese Percy, facendola sospirare. Charles disse. "Andiamo, Percy, la prima volta che abbiamo parlato, hai iniziato a descrivermi quella cabina." "E? avete detto anche voi tre che era bella. E a Nico è piaciuta." Talia sobbalzò. "Hai portato Nico a Montauk?" "Anche me." Disse Hazel. Talia fissò Percy. "Perché loro?" "Perché sono i miei cugini preferiti, ovviamente." "Duh." Disse Nico, sorridendo alla ragazza. "E' ingiusto! Mi conosci da più tempo di entrambi!" "E?" Nico ed Hazel risero. Jason sospirò. "Pensavo di essere io il tuo cugino preferito." "Ti preferisco ad Ares." "E' qualcosa." Offrì Leo, facendo ridere Nico e Hazel.
"Sgranai gli occhi. - Montauk?-
-Per tre notti! Nel solito bungalow.-
- Quando?-
Sorrise. - Il tempo di cambiarmi."
"Sembrava Natale." Percy sorrise. "Perché amavi Montauk così tanto?" Domandò Anfitrite. Poseidone arrossì, rispondendo. "Immagino che Sally lo portasse lì perché ci eravamo conosciuti su quella spiaggia." Anfitrite annuì. Iniziava a capire perché Percy fosse così in sintonia con le emozioni del marito.
"Non riuscivo a crederci. Erano due estati che io e mamma non andavamo a Montauk, perché Gabe diceva che non c'erano abbastanza soldi. Gabe comparve sulla soglia ringhiando: - Allora, Sally, questa salsa? Non mi hai sentito?" "Picchialo." Disse Talia. "Uccidilo." Corresse Nico. "Cavagli gli occhi con una matita." Offrì Hazel. "E tagliagli quelle mani." Aggiunse Leo. "Uh... Tipo, siete in ritardo di qualche anno, ragazzi." Disse Percy, venendo ignorato.
"Gli avrei mollato un pugno, ma incontrai lo sguardo della mamma e capii che mi stava offrendo un patto: dovevo essere carino con Gabe per un po'. Solo finché non era pronta. Poi saremmo filati via di lì.
- Arrivo, caro - rispose. - Stavamo solo parlando della gita.-
Gabe socchiuse gli occhi. - La gita? Vuoi dire che facevi sul serio?-
-Lo sapevo - borbottai. - Non ci lascerà andare.-
-Ma certo che lo farà - replicò mamma senza scomporsi. - Il tuo patrigno è soltanto preoccupato per i soldi. Tutto qui. E poi - aggiunse -Gabriel non dovrà accontentarsi della salsina ai fagioli. Gli preparerò una scorta di salsa sufficiente per tutto il weekend. Di quella a sette strati: guacamole, panna acida... Vedrai che bontà.-
Gabe si addolcì un po'. - Allora, questi soldi della gita... vengono tutti dal tuo gruzzolo del guardaroba, giusto?-"
"Verme viscido..." Artemide ringhiò.
"-Certo - rispose mamma.
- E userete la mia macchina soltanto per andare e tornare.-
-Faremo molta attenzione.-
Gabe si grattò il doppio mento. - Forse, se ti dai una mossa con quella salsa a sette strati... E forse, se il ragazzo si scusa per avermi interrotto la partita..."
"Interrotto la tua partita? L'hai aggredito tu!" Jason si arrabbiò, con Talia che annuiva e diceva. "E l'ha pure finanziata!" mentre Piper cercava di calmare il fidanzato prendendogli la mano. Leo scosse la testa. "Tua madre deve essere un angelo per sopportare quel verme." "Perché non lo picchi?" Chiese Clarisse, delusa. "Mamma non voleva." Disse triste Percy. Poseidone lo strinse. Percy apprezzò la vicinanza del padre, perché in realtà aveva paura di Gabe e di quello che poteva fargli. Lo aveva superato, ma in quel momento non si sentiva così coraggioso.
""Forse se ti mollo un calcio nel didietro" pensai. "E se ti faccio cantare da soprano per una settimana...""
"Questo è più simile a te." Rise Annabeth, e Grover annuì. "Mi chiedevo dove fosse il sassy Percy." "Ha un titolo?" Chiese Zeus, e Michael chiese. "Non penserete mica che lo riserva solo agli dei?" "No, il ragazzo ne ha per mortali, satiri, Titani, Giganti, Primordiali." "Vai grande o vai a casa"
"Ma gli occhi di mia madre mi avvisarono di non farlo arrabbiare. Perché sopportava questo tizio? Avevo voglia di gridare. Perché le importava di quello che pensava lui?"
"Per me." Disse triste Percy. Poseidone pensò che parlare con il figlio di quella situazione fosse doveroso. Non poteva incolparsi per la scelta di Sally di tenerlo insieme a sè.
"- Mi dispiace - farfugliai. - Mi dispiace tanto di avere interrotto la tua importantissima partita di poker. Torna subito a giocare, ti prego."
"Ecco il sarcasmo!" Esultò Travis. Connor e Michael applaudirono insieme, facendo alzare Percy e inchinarsi verso di loro. Hermes e Apollo continuarono a fissare il gruppo, lasciando anche Poseidone ad interrogarsi sul loro rapporto.
"Gabe socchiuse di nuovo gli occhi. Probabilmente il suo cervellino insulso stava cercando di individuare del sarcasmo nella mia affermazione.- Bah, al diavolo - decise, e finalmente tornò alla sua partita. Evidentemente, richiedeva troppo sforzo per lui."
"Ecco perché abbiamo stabilito quella regola." Disse Jason, guardando Percy. "Quale?" Volle sapere Zeus. "Io sto zitto davanti agli dei. Perché sono irrispettoso, e non piaccio a suddetti dei. Jason parla con loro perché è grandioso e fantastico." Disse Percy, citando qualcun altro. Annabeth sbuffò. "Non ho detto quello!" "Praticamente. E alcuni dei che abbiamo incontrato volevano parlare con Percy. Come Bellona." Offrì Leo. Jason annuì. "Volevano parlare con il nostro capo. E quando ho parlato io, mi hanno ignorato e hanno chiesto a Percy." "Perché anche se non mi inchino, continuo a rischiare la mia vita per l'Olimpo. Posso permettermi qualche 'mio signore' in meno." "No, non puoi." Gli disse Annabeth. "Attraversa il Tartaro, poi parliamone." Disse Percy, facendo sussultare tutti gli dei. "Percy?" Chiese Apollo. "Parlavi metaforicamente?" Domandò Poseidone. Percy fece una smorfia. "Più o meno." Nico sbuffò, più ironico che divertito.
"- Grazie, Percy - mi disse mamma. - Arrivati a Montauk, parleremo più a fondo di... quello che hai dimenticato di dirmi, va bene?" "Avreste dovuto parlarne lì." Disse Annabeth, e Percy alzò gli occhi al cielo. "Non avrebbe fatto molta differenza." "Anzi, meglio Montauk. Eravamo più vicini al Campo." Disse Grover, rabbrividendo al pensiero di cosa sarebbe successo se non lo fossero stati.
"Per un attimo, mi sembrò di intravedere dell'ansia nel suo sguardo - la stessa paura che avevo visto in Grover durante il viaggio in autobus -come se anche lei avvertisse uno strano gelo nell'aria. Ma poi le tornò il sorriso e pensai di essermi sbagliata."
"Non lo avevi fatto." Negò Talia, e Percy scosse la testa. "Decisamente no," "Sarebbe un bel giorno se Percy si sbagliasse su uno dei suoi presagi brutti." Sospirò Grover, facendo annuire molti semidei.
"Mi passò una mano tra i capelli, scompigliandoli, e andò a preparare la salsa a sette strati per Gabe. Un'ora dopo eravamo pronti per partire. Gabe interruppe la sua partita di poker il tempo necessario per guardarmi trascinare i bagagli della mamma fino alla macchina. Non fece che lagnarsi e lamentarsi per il fatto che avrebbe dovuto fare a meno della sua cucina- e soprattutto della sua Camaro del '78 - per tutto il fine settimana."
"E della mancanza della moglie e figlio non le interessava?" Chiese Era, irritata dall'uomo. Guardò il marito. "Proprio come te!" "Quello era solo offensivo! Zeus è circa centocinquanta volte meglio di Gabe. Arrotondato per difetto." Percy fissò la dea, e Jason disse. "Inoltre, è difficile essere peggio o come quell'essere." "Penso che Crono ci vada vicino." Mormorò Grover, e Talia annuì. "Solo che il disgustoso immondo essere è peggio." Percy sorrise ai tre.
"- Non voglio vedere un graffio su questa macchina, moccioso - mi avvisò mentre caricavo l'ultima borsa. - Nemmeno un graffio minuscolo."
"Come se guidassi tu, poi." Alzò gli occhi al cielo Michael.
"Come se guidassi io. Avevo dodici anni."
Michael e Percy si allungarono per darsi il cinque, facendo ridere Travis e Connor e sospirare Silena e Charlie.
"Ma a Gabe non importava. Se anche un gabbiano l'avesse fatta sulla vernice, avrebbe trovato il modo di incolpare me."
"Beh, se fosse stato un cavallo, avrebbe potuto essere colpa tua." Percy sorrise pensando a Storm, il cavallo che viveva vicino a casa, nel ranch che aveva aperto quando aveva cinque anni. "Probabilmente."
"Mentre lo guardavo tornare con il suo passo pesante verso il condominio, mi prese talmente tanta rabbia che feci qualcosa di inspiegabile. Quando Gabe arrivò sulla soglia, ripetei il gesto con la mano che avevo visto fare a Grover sull'autobus, una specie di scongiuro contro il male: le dita ad artiglio sul cuore e poi una spinta leggera verso Gabe. In quel momento, la porta a vetri si richiuse sbattendogli sulle chiappe e mandandolo a gambe all'aria sulle scale, come se fosse stato sparato da un cannone."
"Come hai fatto?" Chiese Talia, sorpresa. "Forse per lo stesso motivo per cui è così in sintonia con l'umore di suo padre." Offrì Anfitrite. Poseidone diede uno sguardo alla moglie, ricevendo in cambio il sorriso della donna. Il dio sospirò. Ovviamente sua moglie aveva capito il motivo in poco tempo.
"Forse era stato il vento o un improvviso guasto dei cardini, ma non aspettai abbastanza per scoprirlo. Salii sulla Camaro ed esortai mia madre a pigiare sull'acceleratore."
"Probabilmente una saggia scelta." Approvò Atena, e Demetra annuì. "Quell'uomo sembrava disposto ad incolparti anche di quello." Persefone e Ade si lanciarono uno sguardo. Ade decise che avrebbe ricercato alla prima occasione che tipo di punizione era toccata all'uomo, peggiorandola senza alcun dubbio.
"Il nostro bungalow in affitto era sulla costa meridionale, sulla punta più esterna di Long Island. Era una piccola scatola color pastello con le tendine scolorite, mezza affondata fra le dune. Trovavamo sempre la sabbia nelle lenzuola e i ragni negli armadietti, e per la maggior parte del tempo il mare era troppo freddo per nuotare."
Drew storse il naso. "Sembra orrendo."
"Adoravo quel posto."
Molti risero, e Percy annuì. "Adoro anche adesso quel posto." "Nessuno aveva dei dubbi, Percy." Lo rassicurò Charles , facendo alzare gli occhi al cielo a Silena.
"Ci andavamo da quando ero piccolo e mamma lo frequentava anche da prima. Non l'aveva mai detto esplicitamente, ma sapevo che quella spiaggia per lei era speciale. Era il posto in cui aveva conosciuto mio padre. Più ci avvicinavamo a Montauk e più sembrava ringiovanire. Anni di lavoro e di preoccupazioni le sparivano dal volto. I suoi occhi prendevano il colore del mare. Arrivammo al tramonto, spalancammo tutte le finestre della casetta e ci dedicammo per un po' alle solite pulizie generali. Poi passeggiammo sulla spiaggia, lanciando patatine azzurre ai gabbiani e mangiucchiando gelatine azzurre, caramelle mou azzurre e tutti gli altri campioni gratuiti che mamma aveva portato dal negozio. Immagino di dovervi spiegare questa storia del cibo azzurro."
"Scopriremo finalmente la tua ossessione?" Chiese Annabeth. Percy la guardò male. "Non è un'ossessione! E se me lo avessi chiesto, te lo avrei spiegato volentieri." "Il problema poi era farlo stare zitto ." Disse, ridendo, Travis.
"Il fatto è che una volta Gabe aveva detto a mamma che una cosa del genere non esisteva. Avevano litigato e all'epoca era sembrata una sciocchezza. Da allora in poi, però, mamma faceva di tutto per mangiare in azzurro. Cucinava torte di compleanno azzurre. Preparava frullati blu al mirtillo. Comprava patatine azzurre e riportava a casa dolciumi azzurri dal negozio. Questo - oltre al fatto che aveva tenuto il cognome da ragazza, Jackson, anziché farsi chiamare signora Ugliano - era la prova che non si era fatta del tutto fregare da Gabe. Aveva anche lei una vena ribelle, come me."
"Aspetta, davvero? Solo per far tacere il patrigno?" Chiese Annabeth. "Era più di quello. Era più un: anche se sembra impossibile, c'è sempre una possibilità." Percy spiegò. Anfitrite si ritrovò colpita da quella donna. Tra le mortali con cui il marito l'aveva tradita, questa sembrava la migliore.
"Quando si fece buio, accendemmo un fuoco per arrostire gli hot dog e i marshmallows. Mamma prese a raccontarmi di quando era piccola, prima che i suoi genitori morissero nell'incidente aereo. Mi parlò dei libri che avrebbe voluto scrivere un giorno, quando avrebbe avuto abbastanza soldi per mollare il negozio di dolciumi. Alla fine, trovai il coraggio di chiederle quello che mi passava sempre per la testa ogni volta che venivamo a Montauk: mio padre."
"Aspetta, le continuavi a chiedere di parlare di tuo padre? Un padre che ti aveva abbandonato?" Chiese, confuso, Chris. Percy annuì. "Certo che lo facevo. E mamma non si è mai risentita di lui, quindi non avevo motivi per odiarlo." Poseidone sorrise.
"Sugli occhi della mamma scese un velo di tristezza. Immaginai che mi avrebbe raccontato le stesse cose di sempre, ma non mi stancavo mai di ascoltarle."
"Non ti annoiavi?" Chiese Annabeth, e Percy scosse la testa. "Era la parte più bella dell'anno." Poseidone lo strinse forte, per una volta non per preoccupazione.
"- Era gentile, Percy - esordì. - Alto, bello e forte. Ma anche delicato. Tu hai preso i suoi capelli neri, sai, e i suoi occhi verdi."
"E' vero, sono della stessa tonalità." Confermò Tritone, controllando. Apollo annuì. "Adesso sembri proprio un mini-Poseidone." Percy storse il naso, e Poseidone lanciò uno sguardo cupo al dio, non gradendo l'attenzione verso suo figlio, specialmente non da parte di Apollo.
"Pescai una gelatina azzurra dalla busta.- Vorrei che potesse vederti, Percy. Sarebbe così fiero."
"Lo sono." Annuì Poseidone, stringendo il figlio con un impetuoso orgoglio, negli occhi e nella voce.
"Mi chiesi come potesse dire una cosa del genere. Che avevo di così grandioso? Ero un ragazzino dislessico e iperattivo, con una pagella da cinque (tranne che in latino e in mitologia), espulso da scuola per la sesta volta in altrettanti anni."
"Non ti biasimerebbe di certo per quello." Rise Anfitrite, continuando. "Sarebbe stato orgoglioso di quella vena ribelle che hai." Talia sbuffò, e Travis disse. "Percy non ha una vena ribelle." "Sarebbe più corretto dire che ha una vena che segue le regole." Percy fece ai due figli di Hermes una linguaccia, e Poseidone disse. "Mi rende solo più orgoglioso."
"- Quanti anni avevo? - chiesi. - Cioè... quando è partito?"
"Non sono rimasto." Disse Poseidone, tristemente. Percy scrollò le spalle. "Avevo solo una sensazione, non importa." Anfitrite guardò incuriosita il marito. Aveva visitato il figlio?
"Lei fissava le fiamme. - È stato con me solo per un'estate, Percy. Proprio su questa spiaggia. In questo bungalow.-
- Ma... mi ha conosciuto quando ero piccolo .-
-No, tesoro. Sapeva che aspettavo un bambino, ma non ti ha mai visto . È dovuto partire prima che tu nascessi."
"E' una dimostrazione che gli dei non sono adatti a fare i genitori." Disse Chris, e Percy annuì. "Deve essere orribile vedere i propri figli continuare a morire senza poter fare niente." Molti dei lo fissarono, stupiti che pensasse a una simile evenienza. Poseidone chiuse gli occhi quando si rese conto che avrebbe perso anche lui.
"Cercai di far quadrare questa informazione con il fatto che mi sembrava di ricordare qualcosa di mio padre. Un bagliore caldo. Un sorriso. Avevo sempre dato per scontato che mi avesse almeno conosciuto. Mamma non l'aveva mai detto chiaro e tondo, eppure avevo la sensazione che fosse così."
Poseidone ammise. "Sono venuto a trovarti nella culla. Non avevo intenzione di infrangere il mio giuramento. Ho pensato di dovervi almeno quello. Mi sentivo molto in colpa per quello cui ti avevo condannato." Percy gli sorrise, ricambiando l'abbraccio che il padre gli stava dando.
"E invece, sentirsi dire che non mi aveva mai nemmeno vista... Improvvisamente, mi sentivo triste... Non avrebbe potuto aspettare a imbarcarsi per quel viaggio? Almeno il tempo di vedermi una volta?"
"Mi dispiace, Percy." Le disse Poseidone, lanciando poi uno sguardo ai fratelli. "Ma non volevo rischiare la tua vita." "Papà, capisco perché lo hai fatto, davvero." Lo rassicurò Percy, dicendo poi. "E non sono mai stato arrabbiato con te, onesto." Poseidone gli sorrise, sentendosi poi in colpa quando si rese conto che aveva pensato per un momento che sarebbe stato capace di ucciderlo .
"- Hai intenzione di mandarmi via un'altra volta? - le chiesi. - In un altro collegio?-
Tirò via un marshmallow dal fuoco.- Non lo so, tesoro. - Aveva la voce triste. - Penso... penso che dovremo fare qualcosa.-
-Perché non vuoi avermi tra i piedi? Sono così incasinato?-"
Poseidone guardò il figlio, e Estia si sentì preoccupata per il suo nipote preferito. Il fatto che incolpasse se stesso diceva molto del danno che aveva subito da bambino.
"Mi pentii non appena lo dissi. Gli occhi della mamma si riempirono di lacrime. Mi prese la mano e la strinse forte. - Oh, Percy, no. Io... io devo farlo, tesoro. Per il tuo bene. Devo mandarti via."
"In un altro collegio?" "Mi avrebbe mandato al Campo. Aveva capito che stavo diventando troppo grande." Spiegò Percy a Leo, che annuì. Talia alzò un sopracciglio. "Ti voleva mandare al Campo? Solo?" "Sapeva di Grover, lei." Disse Percy, guardando male l'amico. "Scusa, seguivo gli ordini." "Anche i nazisti, ma li hanno giustiziati lo stesso." "Adesso sei solo drammatico." Disse all'amico Charles, ma Michael annuì. "Ha ragione Percy."
"Le sue parole mi ricordarono quelle del signor Brunner: per me, lasciare la Yancy era la cosa migliore."
"Di nuovo con i presentimenti." Mormorò Silena. Piper guardò incuriosita Percy. "E' una cosa normale? Fare strani collegamenti?" "Yep." "Ci hanno salvato la vita molte volte, i suoi strani collegamenti." Disse Nico, e Percy sorrise.
"- Perché non sono normale - conclusi.
- Lo dici come se fosse una brutta cosa, Percy. Ma non ti rendi conto di quanto tu sia importante. Pensavo che la Yancy Academy sarebbe stata abbastanza lontana. Pensavo che finalmente saresti stato al sicuro.-"
"Non sarebbe bastato per tenerti al sicuro." Disse Talia, scuotendo la testa. "Ha rischiato di ucciderti." Disse Jason. "Anche sapere cosa rischiavo... Ho preferito crescere con mia mamma." "Potevi morire." "Sarei morto con qualcuno che mi amava vicino." Rispose sicuro il ragazzo, senza dubbi. Poseidone strinse forte il semidio, impallidendo al pensiero di perderlo ancora prima di conoscerlo.
"-Al sicuro da cosa?- Mi guardò negli occhi e mi sentii assalire da una marea di ricordi: tutte le cose assurde e spaventose che mi erano accadute, alcune delle quali avevo cercato di dimenticare. In terza elementare, un uomo vestito con un impermeabile nero mi aveva molestata in cortile. Quando gli insegnanti avevano minacciato di chiamare la polizia, se n'era andato ringhiando, ma nessuno mi aveva creduto quando avevo detto che sotto l'ampia tesa del suo cappello quell'uomo aveva un occhio solo, proprio in mezzo alla fronte. Prima ancora, un ricordo molto precoce: ero alla scuola materna e una maestra mi aveva messo a dormire in un lettino in cui si era infilato un serpente. Mamma aveva strillato quando era venuta a prendermi e mi aveva trovato a giocare con una flaccida corda rivestita di scaglie: non so come, ma ero riuscito a strangolarlo con le mie manine paffute. In ogni singola scuola, era successo qualcosa di pauroso o di pericoloso, ed ero stato costretto a trasferirmi."
"Sono molti incidenti." Fischiò Leo. Jason annuì. "Nemmeno io ho avuto così tanta sfortuna." Talia rabbrividì. "Io sì." "Zio preferisce mio papà al tuo?" Offrì Percy, e Ade ridacchiò, sapendo che era il motivo per cui aveva sempre chiuso un occhio verso il ragazzo. Oltre all'evidente rispetto che aveva verso di lui e le creature del suo regno.
"Sapevo che avrei dovuto raccontare alla mamma delle vecchiette della bancarella, della Dodds al museo e della mia folle allucinazione di averla disintegrata con una spada. Ma non ci riuscivo. Avevo la strana sensazione che la cosa avrebbe posto fine alla nostra gita a Montauk, e non volevo che accadesse."
"Azione poco saggia, quella. Un po' di divertimento non vale la propria sicurezza." "Se credi di essere pazzo, allora non farebbe differenza." Fece notare alla dea Rachel, facendo annuire poi Atena. Effettivamente, il ragazzo non aveva agito con tutte le informazioni a disposizione.
"- Ho cercato di tenerti il più possibile vicino a me - spiegò lei. - Mi avevano avvisata che era uno sbaglio. Ma c'è un'unica altra opzione, Percy: il posto in cui tuo padre voleva mandarti. Solo che... solo che proprio non riesco a farlo.-"
"Chi l'aveva avvisata?" Domandò Artemide e Chirone rispose. "Sarei stato io, Divina Artemide. La signora Jackson sapeva che tenevamo sotto controllo suo figlio, ma non aveva voluto informarci su chi fosse il padre." "Oh, ecco perché ci avete messo secoli a capirlo." Pensò Percy, che era stato sicuro che il padre avesse detto alla madre chi era. "Sally sapeva chi ero. Sapeva anche del pericolo che avrebbe corso un mio figlio. Aveva deciso di negare ogni conoscenza in nome della sicurezza di nostro figlio." Rispose Poseidone e Percy esultò. "Te lo avevo detto che mamma lo sapeva da sempre." Disse ad Annabeth, che fece una smorfia. "Bene, avevi ragione."
"-Mio padre voleva mandarmi in una scuola speciale?-
-Non una scuola - rispose lei piano. - Un campo estivo.-
Mi girava la testa. Perché mai mio padre - che non era nemmeno rimasto in circolazione abbastanza a lungo per vedermi nascere - avrebbe dovuto parlare con mamma di un campo estivo? E se era così importante, perché lei non l'aveva mai nominato prima?"
"Eri risentito per essere stato lasciata!" Disse Annabeth, e lui scosse la testa. "Per non aver mai avuto la possibilità di conoscerlo. E' diverso." Anfitrite annuì. "Lo è sicuramente, ma quello è anche un merito di tua madre."
"- Mi dispiace, Percy - aggiunse, notando il mio sguardo. - Ma non riesco a parlarne. Io non... non potevo mandarti in quel posto. Poteva significare dirti addio per sempre.-
-Per sempre? Ma se è solo un campo estivo!"
"Ovviamente non ti avrebbero fatta uscire! Un figlio di Poseidone..." Atena sbuffò. Michael, Travis e Connor scoppiarono a ridere. "Divertente come pensi che Percy ascolti qualcuno." "Al mare non piace essere limitato." Sorrise Poseidone, orgoglioso di suo figlio.
"Si voltò a guardare il fuoco, e dalla sua espressione capii che se avessi insistito sarebbe scoppiata a piangere. Ovviamente, smisi di parlarne."
"Donna forte, ma emotiva." Fece una smorfia Atena. Percy la guardò male, dicendo poi. "Almeno le importa dei propri figli, non li manda a morire per una statua." "Era stata rubata!" "Hai mandato migliaia di tuoi figli a morire! Hai istigato Annabeth ad attaccare i romani! Se non abbiamo fallito, è stato solo perché Annabeth non è stupida! Non è saggio istigare la guerra civile!" Michael, Travis e Connor scoppiarono a ridere. Silena tossicchiò. "Non è nemmeno saggio offendere la madre di Percy." "L'ultimo che lo ha fatto si è ritrovato senza testa." Ricordò Leo. "Chi?" "Efialte. Aveva fatto un commento poco carino sui genitori di Percy..."
"Quella notte feci un sogno vivido. C'era una tempesta sulla spiaggia e due splendidi animali, un cavallo bianco e un'aquila d'oro, cercavano di uccidersi sull'orlo della risacca."
"Stai sognando il litigio di tuo padre e zio?" Chiese, incuriosita, Artemide. Apollo annuì. "Evidentemente dovevi essere coinvolto nella missione. Chiaramente avevi un ruolo da svolgere." Percy esultò per finta. "Sì me."
"L'aquila piombava giù dal cielo e feriva il muso del cavallo con i suoi artigli enormi. Il cavallo si impennava e scalciava l'aquila sulle ali."
Percy fece una smorfia. Quel sogno gli aveva rovinato la vacanza.
"Mentre lottavano, la terra rumoreggiava e una voce mostruosa rideva in un punto imprecisato del sottosuolo, incitando gli animali a combattere."
Zeus impallidì. "Sentivi Crono nei tuoi sogni?" "Non ha smesso fino al mio sedicesimo compleanno." Disse Percy, con una smorfia. I sei figli di Crono lo guardarono con un ritrovato rispetto. Il loro padre era spaventoso.
"Io correvo verso di loro, sapendo di dover impedire che si uccidessero, ma correvo al rallentatore. Sapevo che non avrei fatto in tempo. Vidi l'aquila che si tuffava, puntando il becco contro i grandi occhi del cavallo, e gridai: "No!""
"Difenderesti tuo padre anche in sogno." Sorrise Apollo ed Hermes annuì. "Non fanno più tanti figli come te." Percy sorrise ad Hermes, mentre Poseidone si pavoneggiava.
"Mi svegliai di soprassalto. Fuori c'era davvero una tempesta, del genere che squarcia gli alberi e abbatte le case. Non c'erano cavalli o aquile sulla spiaggia, solo i fulmini che illuminavano il cielo a giorno e onde di sei metri che si schiantavano sulle dune come raffiche d'artiglieria. All'ennesimo tuono, mamma si svegliò. Si drizzò a sedere, con gli occhi sgranati, e disse: - Un uragano."
"Forse per quello ti sei svegliato. Percepivi l'umore aspro di tuo padre." Fece notare Demetra e Percy annuì. "Non comprendo come tu potessi essere così in sintonia con lui. Non lo avevi mai incontrato, sebbene lui ti avesse fatto visita." Zeus riflettè. Persefone aveva iniziato a sorridere. Aveva capito, proprio come fatto da Anfitrite, perché il ragazzo fosse così in sintonia con le emozioni del padre.
"Era pazzesco. Non c'erano mai uragani a Long Island all'inizio dell'estate. Ma l'oceano sembrava essersene dimenticato. Oltre il ruggito del vento, udii un lamento lontano, un verso rabbioso, sofferto, che mi fece drizzare i capelli. Poi un rumore molto più vicino, come di mazze sulla sabbia. Una voce disperata: qualcuno che gridava, tempestando di pugni la porta del bungalow."
Poseidone si drizzò. "Chi?" La presa su Percy si strinse quasi dolorosamente. "Ahi, papà, non respiro." Poseidone rilassò la presa sul figlio.
"Mamma balzò giù dal letto in camicia da notte e corse a togliere il chiavistello. Nella cornice della porta apparve Grover, stagliato sullo sfondo della pioggia battente. Ma non era... non era esattamente Grover.
- È tutta la notte che vi cerco - esclamò col fiato grosso. - Che accidenti pensavate di fare?"
Talia rise. "Hai visto gli zoccoli?" "Mi ha spaventato!"
"Mamma mi guardò, terrorizzata: non aveva paura di Grover, ma del motivo per cui era venuto.
- Percy! - disse, gridando per farsi sentire oltre la pioggia. - Cos'è successo a scuola? Cos'è che non mi hai detto?"
"Avresti dovuto raccontare tutto a tua madre." Annuì Atena e Percy annuì. "Se avessi saputo che era così importante, lo avrei fatto." Atena annuì. Per quanto odiasse ammetterlo, il ragazzo non sembrava affatto stupido. Inoltre, amava troppo sua madre per metterla volontariamente in pericolo.
"Io rimasi impietrito a fissare Grover. Non riuscivo a capire ciò che avevo davanti agli occhi
.- O Zen kai alloi theoi! - strillò lui. - Ce l'ho alle calcagna! Non gliel'hai detto-
Ero troppo scioccato per notare che aveva appena imprecato in greco antico e che io l'avevo capito benissimo. Ero troppo scioccato per chiedermi come avesse fatto ad arrivare là da solo nel mezzo della notte. Perché Grover non aveva più i pantaloni... e dove avrebbero dovuto trovarsi le gambe... dove avrebbero dovuto trovarsi le gambe..."
Grover fece una smorfia. "Scusa, Perce!" "Non preoccuparti, G-man. Una bella sveglia, probabilmente." Talia rise, dicendo. "Una volta che superi lo stupore." Percy annuì.
"Mamma mi guardò con un'espressione severa e si rivolse a me in un tono che non le avevo mai sentito: - Percy. Dimmelo subito!-
Balbettai qualcosa sulle vecchiette della bancarella e sulla Dodds, e mamma mi fissò, il volto di un pallore mortale nel bagliore intermittente dei fulmini. Afferrò la borsetta al volo, mi gettò un impermeabile rosso e ordinò: -Filate in macchina. Tutti e due. Via!-
Grover si mise a correre verso la Camaro, ma non stava correndo, non esattamente. Stava trottando, dimenando il posteriore irsuto, e a un tratto tutta la faccenda della carenza muscolare alle gambe mi fu chiara. Capii come facesse a correre così velocemente, pur zoppicando quando camminava. Dove avrebbero dovuto trovarsi i piedi, infatti, non c'erano affatto dei piedi. C'erano degli zoccoli caprini."
Grover belò. "Caprini! Lo sapevi anche tu!" "Ero shockato! E dopo tutte le bugie che mi avevi rifilato, ti meritavi di essere chiamato asino!" Talia rise. "Lo hai chiamato asino?" "Lo scoprirai tra poco." Disse Percy. Afrodite consegnò il libro a Estia, che lo iniziò a leggere con un dolce sorriso rivolto verso Percy.

Angolo autrice
Mi scuso per il ritardo, ma tra esami e dita rotte, ho avuto un po' di impegni
Alla prossima
By rowhiteblack

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