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2) Bottigliette e Brividi

LUNE🌕

Dio santo.
Ma perché tutte a me? Seriamente? Anche le allucinazioni ora?

-Lily- la chiamai appena la campanella suonò.

-Hai un okitask? Oggi sto impazzendo- dissi.

-Si, certo- mi sorrise.

Frugò nella sua borsa glitterata e mi passò la bustina.

-Hai bisogno anche di un po' d'acqua?- mi chiese.

-No, grazie vado alle macchinette- dissi, alzandomi a stenti e avviandomi in corridoio.

Quando arrivai davanti alla macchinetta infilai i due dollari e digitai il numerino della bottiglietta d'acqua.

La bottiglietta d'acqua fece per muoversi ma si bloccò proprio quando stava per cadere.

-Seriamente?- dissi.

Ma cos'è oggi, la sfiga fatta a giornata?

Ormai esausta alle nove del mattino e frustrata come non so cosa, battei un pugno sul vetro con le unghie lunghe e tinte di nero che mi graffiavano la pelle per il pugno stretto.

Ma la bottiglietta sembrava incastrata là, incurante del mio bisogno di prendere quel maledetto okitask.

-Ah si, eh? Non te ne frega un cazzo? Sei una stronza, stupido pezzo di plastica. Ma la sai qual'è la cosa che mi sta più sulle palle? Che io ho bisogno di te per vivere, altrimenti morirei stecchita. Mi fai schifo, le bottigliette come te non dovrebbero esistere.-

Iniziai a insultare la bottiglietta in ogni lingua, pensando che si fosse arrabbiata e sarebbe caduta sotto.

Giuro che di solito non me la prendo con le bottigliette, giuro, non sono pazza.

-Ti odio, lo sai che butto la tua famiglia nei cestini ogni giorno? Eh? Esatto, io uccido la tua famiglia appena torno a casa se non scendi . Ti credi simpatica a far morire di sete le persone? - continuai il mio sfogo sulla bottiglietta.

Ma non mi accorsi che metà degli occhi erano su di me.

In verità, non me ne fregava niente comunque.

Sferrai altri cazzotti.

-Vediamo se mi stanco prima io a dare cazzotti o tu a rimanere impalata lì, eh- dico, con ormai le nocche insanguinate.

Non mi arrendevo comunque, non me ne fregava un cazzo della gente o delle mie nocche.

Io dovevo avere quella bottiglietta.

Finalmente la bottiglietta su mosse e cadde.

-Ce l'hai fatta eh, stronzetta- dico ansimando dalla fatica.

Mi accovacciai e la afferrai.

Poi mi girai, pronta a tornare in classe ma qualcosa mi bloccò.

I due ragazzi che erano davanti a me in classe lo erano anche ora, e mi fissavano.

Ma nel momento in cui i miei occhi incontrarono i loro, una fitta assurda alla testa mi colpì, ma mi promisi di tenere la testa alta.

Quei due occhi, verdi e azzurri...

Dei brividi si fecero spazio sulla mia pelle e mi sentii morire. Sprofondare.

Subito spostai gli occhi, come se mi fossi scottata. Come quando tocchi qualcosa di bollente e d'istinto ti ritrai.

Feci una smorfia di dolore.

Non capii cosa stesse accadendo. Cosa mi stava succedendo? Perché sentivo le mie gambe lentamente cedere, le palpebre farsi più pesanti che mai, e la testa stridere?

Ovviamente pensai alla cosa più razionale, ovvero che dovevo fare colazione la mattina.

Il dottore mi aveva avvisato che ci sarebbero state delle conseguenze.

Oppure avevo la febbre. Questo spiegava i brividi e la temperatura alle stelle del mio corpo.

Ma questi ragazzi sono mie allucinazioni?

Quella domanda iniziò a tartassare la mia mente quando li superai e mi avviai in classe a bere l'okitask.

Svuotai la bustina e bevvi l'acqua per mandarlo giù.

Speriamo vada meglio.

Mi sedetti al mio posto affianco a Lily che si gustava una barretta di cioccolato.

-Lily, ma li vedi anche tu?- chiesi, ormai disperata, indicando i due ragazzi alti.

-Certo che li vedo! Sono i ragazzi nuovi, tutti ne parlano. Si sono trasferiti da poco da non so dove, sono l'argomento preferito delle ragazze. Ma come mai?- parlò a raffica e io feci fatica a seguirla.

Ah ok, allora sono veri. Mi ero solo immaginata la loro conversazione.

Devo tornare dal dottor Ollynson.

-Bho- risposi, bevendo altra acqua dalla bottiglietta.

Quando uscimmo dall'inferno anche chiamato scuola, non era cambiato assolutamente niente.

Forse si era allentato un po' il dolore iniziale di quando vidi i due ragazzi, ma mi sentivo lo stesso molto scossa e confusa.

Il cielo era coperto di nuvole grigie, e faceva un freddo cane. Mi strinsi nella giacca e misi le mani in tasca, camminando con Lily affianco.

-VENITE ALLA FESTA NEL BOSCO! INAUGURIAMO IL NUOVO ANNO SCOLASTICO INSIEME E IN FELICITÀ!-

Sobbalzai dallo spavento quando sentii quelle urla sotto le scalinate.

Una ragazza riccia e occhialuta vendeva dei volantini e molte persone sembravano interessate.

Compresi quei due ragazzi. Almeno, uno di loro.

-Ci saremo, bellezza- il moro fece l'occhiolino alla ragazza che arrossì, mentre il biondo gli sferrò una gomitata e lo prese in disparte a discutere.

-Noi non ci andremo- disse il biondo.

-Eddai, dobbiamo divertirci e lasciarci alle spalle il passato, no? L'hai detto tu- rispose l'altro.

-Innanzitutto "divertirci" l'hai aggiunto tu, e poi credi che non abbia capito cosa hai intenzione di fare? Un be banchetto, eh?- disse.

-Ehi, ehi, guardami. Rilassati, amico- disse l'altro, tranquillissimo, alzando una mano, piena di anelli argento, e scompigliandosi la chioma scura.
 
Smisi di ascoltare quando Lily mi strattonò dal braccio e si fiondò sui volantini.

-Che bello! Una festaa!- esclamò eccitata.

-Più sto con te, più mi rendo conto che la nostra visione del mondo è completamente opposta.- sbuffai.

-Ci devi venire. Per forza. Ti tirerebbe su- mi disse.

-Su da cosa?- chiesi, girandomi verso lei.

-Beh, sai...- tentò di dire.

-Si, certo, ho capito. Sono passati anni e io non voglio fare ne pena e tantomeno dovermi tirare su da qualcosa- dissi fredda come il ghiaccio.

Mi staccai da lei.

-Devo andare o mia madre si preoccupa. -

Feci dietro front e  me ne andai.

Lily non era mai stata una persona che prova gusto nel ferire gli altri.
Ma io ero una causa persa. Per ogni piccola cosa, mi allontanavo.

Ne sentivo il bisogno, come se tutti volessero ferirmi.

Lily non c'entrava niente, era proprio una cosa mia.

-Mamma!- gridai quando entrai in casa.

Casa mia era praticamente interamente fatta di legno. Il parquet, le scale, i muri...

A me non dispiaceva. Era casa.

Mia madre arrivò davanti a me di fretta con la borsa in mano.

-Tesoro, devo andare a pulire la casa di Shelly, torno tra un po'. Come è andata a scuola?-

-Credo di dover tornare dal dottor Ollynson.- dissi.

- Cosa? Senti, dopo mi racconti, ti ho fatto la minestra di zucca, attenta che è bollente, e poi ti ho rifatto il letto che era un casino. Dai le medicine a tuo fratello, stasera mi spieghi. Ciao-

Aggrottai le sopracciglia.

-Ciao...- dissi.

Mollai lo zaino all'ingresso e quando mi girai vidi Tom corrermi addosso.

-Tom!- risi, abbracciandolo e prendendolo in braccio.

Gli sistemai il tubo che gli serviva per respirare con cura e mi avviai in cucina.

-Come è andata con il signor Mike?- gli chiesi dandogli un bacio sulla guancia paffutella.

-Bene! Lo sai che i dinosauri sono il doppio di noi umani?- mi disse, mentre lo appoggiavo sulla sedia in cucina.

-Davvero? E cos'altro  hai imparato di bello?- chiesi, mentre afferravo due piatti e ci versavo la zuppa.

-Le moltiplicazioni, ma preferisco i dinosauri- mi disse.

Risi e li misi il piatto bollente davanti.

-Concordo con te. Vuoi un po' di crostini?-

-Si!- battè le manine e io sorrisi.

Li presi, e notando la poca quantità di zuppa nei due piatti, presi il mio e rovesciai altra zuppa in quello di Tom.

-Tieni i crostini- dissi.

-Ma tu ne hai poca di zuppa!-

-Ma no, oggi ho mangiato qualcosa a ricreazione. Non ti preoccupare e mangia, altrimenti cambio idea eh!- gli sorrisi e lui fece una risatina.

Voglio sentire questa risata per tutta la vita.

Si mise i crostini nella zuppa e iniziò a mangiare.

Lo guardai mangiare in silenzio, sorridendo con gli occhi e aiutandolo a pulirsi quando si sporcava.

Quando lui finì, lo presi in braccio e lo portai al piano di sopra.

Lo misi a letto, li diedi le medicine e poi lo coprii con le coperte.

-Ti voglio bene Lune- mi disse, e con le sue corte braccia mi strinse.

Un amaro sorriso mi si dipinse in volto.

-Anche io-

Andai in camera e mi infilai il pigiama.

Io non avevo mai creduto al karma.

La vita a volte ti punisce anche senza aver fatto niente.

Te me capitano una dopo l'altra.

E tu sei lì a chiederti perché. Perché proprio a te, magari hai fatto qualcosa di sbagliato, e questo è quello che ti spetta.

Ma, in verità, tu non hai fatto assolutamente niente, è solo la vita che ti prende a cazzotti solo per vedere se hai la capacità di rialzarti.

"Se ce l'hai, allora sai stare al mondo. Se non ce l'hai e molli subito, allora forse questo mondo non fa per te". Era questo che diceva papà.

Io non ero mai stata sicura di essere d'accordo con questo concetto.

Ognuno prende cazzotti diversi, ognuno ha diverse capacità di incassarli.

È vero, la vita ti pone davanti a diverse situazioni per superarle, ma chi dice che ci alla fine non ci riesce non sia degno di stare a questo mondo?

A papà non riuscii mai a dirgli in faccia la mia opinione.

Mio padre da quello che ricordo era un grande uomo, che aveva i suoi principi ma che ascoltava anche quelli degli altri.

Non si era mai scoperto come era morto davvero.

Queste cose Lily, come le altre persone,
non le sapevano. Ci sono mille cose che la gente non sapeva.

Alcune volte, puoi affondare anche in una superficie che all' apparenza sembra stabile.

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