Zwei
"Seguimi allora." la Bestia rompe il silenzio e Roderich si volta a guardarla, distogliendo lo sguardo dal viale innevato della villa, segnato solo dalle impronte del cavallo nero di suo padre.
Biascichi un 'sì' prima di seguirlo, stringendoti al petto il tuo libro preferito, l'unica cosa da cui non ti sei mai separato.
La Bestia ti mostra il castello come un bravo padrone ma tu lo ascolti a metà, atterrito dalla sua mostruosità o da cosa ti potrebbe fare.
"L'Ala Ovest ti è vietata."
"Perchè?" Ti mordi la lingua per quella domanda che ti è uscita senza un motivo preciso.
Sei curioso, lo sei sempre stato. Bramavi e brami tutt'ora la conoscenza, il sapere. Per questo non hai nemmeno pensato prima di chiedere il motivo del divieto, lo hai fatto e basta.
"Perchè così è deciso."
La sua risposta ti fa storcere il naso, indispettito. Un po' per la maleducazione, un po' perché non era una vera risposta.
"Questa è la tua nuova camera. Ti aspetto per cena. Alle otto, non tardare."
Quando la porta si chiude alle tue spalle non puoi fare a meno di buttarti a peso morto sul grande letto con gli occhi lucidi.
Sei solo.
Hai salvato tuo padre, certo. Ma ora chi salverà te dalla Bestia?
Nascondi il viso fra le mani, indeciso se abbandonarti o meno alla disperazione.
"Ehi!" una vocina, poco più di uno squittio ti fa trasalire.
Voltandoti vedi una tazzina che sta saltando sulla scrivania scura, volendo attirare la tua attenzione.
Allunghi le mani pallide permettendo al piccolo oggetto di saltarti in mano.
"Ciao!" guardi la tazzina con gli occhi sgranati.
Non esistono tazze che parlano, pensi, nè tantomeno che sorridono!
"Io sono Feliciano Veneziano Vergas! E tu, chi sei?"
Più lungo il nome della tazzina, aveva subito pensato il moro sorridendo.
"Roderich Edelstein." aveva risposto.
"Felì!" il moro si gira vedendo, solo ora, il grosso guardaroba intento a girare per la stanza.
"Sì?"
"Sarà il caso che te ne vai?! La cena inizia tra poco quindi sciò!"
Roderich assiste attonito al battibecco tra un armadio e una tazzina chiedendosi se la sua sanità mentale non l'avesse abbandonato prima di entrare nella magione.
"La cena è servita." boffonchia una voce annoiata che, Roderich abbassa la testa per vederlo, appartiene ad un orologio a pendolo alquanto imbronciato.
"Lui è mio fratello Romano Lovino Vergas!" Feliciano si affaccia dalla porta per presentare l'orologio che sbuffa.
"Noi ce ne andiamo, si sbrighi." borbotta prima di trascinare la tazzina-fratello via con sè.
"Allora, cosa desideri metterti? Io penso che quest'abito ti starà d'incanto!"
"Non servirà nessun abito, poichè non ho intenzione di scendere."
L'armadio lo guarda con un misto di comprensione prima di posare un abito bianco sulla sedia che, per grazia della sanità mentale del moro, sembra realmente un mobile.
****
"Gilbert."
La Bestia si voltò nel sentir pronunciare il suo nome, interrompendo il frenetico girare per la sala.
Davanti a lui, sul camino, stava il fidato amico di sempre, Francis, ora trasformato in un candelabro.
"È carino, non pensi anche tu?"
"Chi?"
"Il ragazzo. Potrebbe spezzare lui la maledizione."
"Per queste cose servono le ragazze."
"Già, ma a te non piacciono le ragazze."
La Bestia sbuffa prima di riprende a girare in cerchio innanzi al camino accesso.
"Perchè non scende?!" sbraita.
"Gilbert, datti una calmata, ha appena preso tutto ciò che ha, dalla libertà a suo padre. Dagli tempo per riprendersi." cerca di calmaro il biondo.
"Forse hai ragione." Il candelabro sorride, contento d'aver calmato lo spirito animale dell'albino.
Un esitante bussare li fa voltare entrambi.
"Dov'è lui?" sibila la Bestia vedendo comparire Lovino.
Il maggiore dei Vergas esita, ben consapevole dell'indole del padrone e non volendo causare sofferenza a quel ragazzo che, nonostante tutto, non gli sembra cattivo.
"...non verrà." sospira infine.
È un attimo.
La Bestia pare uscire di senno tutto d'uno colpo dirigendosi ad ampie falcate verso la stanza del moro.
***
Roderich si alza dal letto in quel momento ma tre colpi alla porta gli spezzano il respiro.
Quasi sente i cardini cedere sotto gli artigli della Bestia.
Chiude gli occhi, cerca di fare qualche respiro profondo, come a calmare il precedente spavento.
La Bestia sbraita e Roderich trema quando sente un lungo ringhio a seguito dell'ennesimo rifiuto di scendere per la cena.
"Come desidera. Ma se non cena con me non cenerà affatto!"
Quando la porta del corridoio sbatte il castano si concede di crollare nuovamente sul letto, con gli occhi sbarrati.
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