*~PROLOGO~*
Era una serata buia e piovosa nello Wiltshire, e il Malfoy Manor era più tenebroso del solito. Draco Malfoy se ne stava in camera sua a guardare fuori dalla finestra, conscio del fatto che presto lo avrebbero chiamato di sotto. Non voleva andarci, non voleva diventare come suo padre, ma sapeva che non aveva scelta. Era stato chiamato dal Signore Oscuro, che non avrebbe accettato un no come risposta, qualunque fosse stata la sua richiesta. Il temporale che scuoteva gli alberi della villa rispecchiava molto il suo umore, quella sera. Esprimeva perfettamente ciò che lui avrebbe voluto fare, ossia fregarsene di tutti e prendere finalmente in mano la sua vita. Però, a differenza del temporale che imperversava libero su tutta la Gran Bretagna, Draco non era libero, non lo era mai stato. Non poteva lasciare la sua famiglia e scappare. Non poteva rischiare che Lord Voldemort si vendicasse sui suoi genitori per il suo comportamento. No, doveva andare di fronte ai Mangiamorte e accettare in silenzio un destino che gli era stato imposto fin da piccolo, un destino che lui non voleva e che detestava.
Un leggero battito alla porta lo riportò alla realtà, e il suo cuore cominciò a battere all'impazzata. Era arrivato il momento che tanto temeva. Ormai privo di speranza andò ad aprire, e si trovò di fronte il volto prossimo alle lacrime di sua madre.
«Il Signore Oscuro vuole parlarti, tesoro.»
Anche lei odiava quella situazione. Più volte aveva cercato di convincere il marito a lasciare in pace Draco, a non obbligarlo a diventare un 'mostro'. Ma Lucius Malfoy era stato irremovibile: suo figlio sarebbe diventato un Mangiamorte, e avrebbe servito fedelmente Lord Voldemort, come faceva lui da anni.
«Va bene, madre.»
Stava per uscire dalla stanza, ma Narcissa lo bloccò, abbracciandolo come faceva quando era piccolo e indifeso.
«Non lo devi fare per forza, Draco. Sei ancora in tempo per tirarti indietro.»
Lui sorrise tristemente, e fissò i suoi occhi color del ghiaccio su quelli della madre, dolci e al tempo stesso autoritari.
«Certo, come no. Ho mai avuto la possibilità di scegliere cosa fare della mia vita, madre?»
Non attese risposta, perché sapeva già quale sarebbe stata. Nonostante sua madre avesse sempre cercato di opporsi al volere del marito, l'influenza che Voldemort manifestava sulla famiglia Malfoy era altissima.
Con il cuore affranto Draco raggiunse i Mangiamorte e il Signore Oscuro nel salone principale della villa. Non appena entrò, tutti gli sguardi dei presenti si posarono su di lui.
«Benvenuto, Draco. Ti stavamo aspettando.»
La voce di Tu-sai-chi gli provocò un brivido lungo la schiena, mentre la paura rischiava di farlo svenire. Il suo inconscio gli diceva di scappare, di fregarsene di tutti e andarsene. E l'avrebbe pure ascoltato, non fosse stato per il fatto che avrebbe messo in pericolo sua madre, la persona cui teneva di più al mondo.
«Buonasera a tutti.»
Si sforzò di sembrare sicuro di sé, convinto di ciò che stava per fare.
Dietro di sé sentiva i singhiozzi di Narcissa, ma cercò di farsi forza e non pensare a niente. Non poteva mostrarsi debole, non in quella situazione.
«Avvicinati, così che possa fare di te un Mangiamorte.»
Draco provò a muoversi, ma i suoi piedi sembravano incollati al pavimento, come a convincerlo di non farlo, di non cedere al potere del Lord. Avrebbe solo voluto scappare, ma ormai non aveva scelta. Strinse i pugni sotto le maniche della giacca e si avvicinò al mago più potente e crudele del mondo magico.
«Bene, ora tira su la manica e offrimi il tuo braccio sinistro.»
Il giovane Serpeverde eseguì gli ordini di Voldemort come un automa, e scoprì la pelle bianca e cadaverica. Sua zia Bellatrix lo osservava carica di orgoglio, ma lui avrebbe solo voluto sputarle in faccia tutto l'odio che provava nei suoi confronti. Odiava la sua pazzia e la sua totale fedeltà verso Lord Voldemort, ma c'era una persona che però odiava più di sua zia: suo padre. Quando era piccolo lo considerava il suo idolo, il suo eroe, ma ora lo detestava, per non avergli permesso di scegliere cosa fare della propria esistenza e per averlo costretto a diventare come lui. Sotto sotto Draco era pure felice che ora suo padre, Lucius Malfoy, se ne stesse a marcire ad Azkaban.
«Ora ti inciderò sulla pelle il Marchio Nero, e poi sarai a tutti gli effetti un Mangiamorte.»
La bacchetta del Mago Oscuro si posò sul polso di Draco. Voldemort pronunciò delle parole che giunsero incomprensibili alle orecchie del ragazzo, troppo concentrato a mantenere il controllo sulle sue emozioni. Poi sulla pelle di Draco cominciò a formarsi il Marchio Nero, e un bruciore insopportabile si diffuse dal braccio lungo tutto il corpo. Il giovane Malfoy urlò il dolore che stava provando in quel momento, mentre sembrava che tutto in lui stesse andando a fuoco. Gli sembrava di stare in una vasca, in cui al posto dell'acqua c'era lava incandescente, che lo infiammava fino alle viscere. Quando il bruciore passò, Draco rimase senza fiato per qualche secondo, a guardare con malcelato disgusto la figura formata da un teschio e un serpente, tatuata indelebilmente sul suo avambraccio. Trattenne a stento un conato di vomito, tanto ribrezzo provava per quella 'cosa schifosa' impressa sulla sua pelle.
«Benvenuto tra noi, Draco Malfoy.»
Zia Bellatrix lo abbracciò, fiera del suo giovane nipote. Narcissa, invece, lo strinse a sé per confortarlo, sapendo che d'ora in avanti tutto per lui sarebbe stato più difficile.
«Ora che sei un Mangiamorte, Draco, ho un compito importantissimo da assegnarti.»
Il cuore di Draco si fermò per qualche istante e il suo sguardo si fissò su Piton, che se ne stava in disparte, scuro in volto.
Perché? Perché il Signore Oscuro voleva già affidargli un compito? Perché non poteva darlo a qualcun altro? Perché proprio a lui? Non gli restava che sperare che fosse qualcosa di facile e non troppo rischioso.
«Io credo in te, Draco. E proprio perché so che puoi farlo, ho deciso di assegnarti un compito importantissimo!»
Tutti fissarono il loro Capo, aspettando che annunciasse l'incarico che spettava al ragazzo. Draco, invece, avrebbe solo voluto morire, piuttosto che eseguire gli ordini di un pazzo omicida senza scrupoli.
«Dovrai uccidere Albus Silente. Non mi interessa come, spetta a te decidere in che modo. Basta che porti a termine questa cosa. Lo voglio morto!»
I Mangiamorte scoppiarono in un urlo di felicità, mentre il giovane Serpeverde sentiva il sangue defluirgli definitivamente dal corpo. Se possibile divenne ancora più bianco di quanto già non fosse. Doveva uccidere Silente! Non poteva e non voleva farlo. Non era pronto per diventare un assassino.
«Va bene, Signore. Sarà fatto.»
Si congedò e uscì dal Salone, seguito a sua volta dalla madre. Corse su per le scale e si rifugiò in camera, sperando che nessuno scoprisse quanto quella cosa lo avesse terrorizzato. In preda alla disperazione scoppiò in lacrime e guardò fuori dalla finestra, desiderando più che mai di non essere mai nato.
«Draco, per favore. Non sei costretto a farlo. Lascia che se ne occupi qualcun altro!»
Lui si girò di scatto e fissò sua madre, che se ne stava accasciata contro la porta, priva di forze.
«Il Signore Oscuro mi ha scelto, madre. Non posso tirarmi indietro, non più.»
Spazio autrice: Ciao a tutt*!!! Ed eccoci qui con il prologo di questa nuova storia! Ho faticato molto a scriverla e a portarla a termine, ma sono contenta di tornare a pubblicare dopo tanto tanto tempo. Fatemi sapere cosa ne pensate di questo prologo! E, se volete, lasciatemi qualche vostro commento o qualche stellina!! Poi, naturalmente una storia stenta a crescere senza la "pubblicità" e il passaparola, quindi se voleste aiutarmi anche in questo ve ne sarei molto molto riconoscente!! E niente, spero di avervi incuriosit*, e nel caso ci risentiamo nel prossimo capitolo!! Ciaoooo!!
Giada
P.S. Ho dovuto annullare la pubblicazione della storia perché mi si sono sfasati tutti i capitoli. Un po' alla volta risistemerò l'ordine e li ripubblicherò. Per ora ricominciamo con il prologo!!
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