Capitolo 18
N.d.A:
Sorpresa!🎉
Un nuovo capitolo tutto per voi già disponibile!
Spero vi piaccia, buona lettura!
Ineki96.
Marcus
Sebbene non fossi uno sprovveduto alle prime armi e ignaro delle faccende soprannaturali, non mi era mai capitato di vedere uno spettacolo simile.
Facevo fatica a vedere il mio riflesso in quei meravigliosi ed inquietanti occhi multicolori: mi attraevano ad un livello di profondità tale da rasentare la mistica adorazione di un seguace religioso.
Sentendo il suo corpo, ora morbido e formoso, tra le mie braccia non potei non essere felice e turbato dalla piega degli eventi. Molti miei dubbi erano ancora irrisolti, senza contare questa ultima rivelazione, e la rabbia e il rimorso per non averla salvata prima dalle grinfie di Randy mi bruciava ancora.
A causa delle manette era molto più vulnerabile e non l'avevo protetta adeguatamente, non importava che lei fosse scappata.
Mentre le curavo le ferite, incurante del dolore atroce alla gamba, ragionai su quale tattica fosse la migliore per evitare che ricapitasse una simile situazione.
Lasciarla andare era fuori discussione.
L'unica alternativa era accontentarla e concederle, in una certa misura, di esaudire alcuni dei suoi desideri. Se uno di essi fosse stato quello di farmi baciare ancora non mi sarei potuto di certo lamentare!
Quel bacio mozzafiato era stato inaspettato e gradito, non mi sarei mai aspettato che prendesse lei l'iniziativa.
Stando attento a non pigiare le ferite in via di guarigione, la strinsi di più a me godendomi quel momento di beatitudine.
Quel legame era anche una rottura, ma non mi ero mai sentito così completo come in quel momento.
Certo, poter avvertire nel giro di così poco tempo la morte - o quasi - della propria Thanatos non era una passeggiata.
Notai in quel momento che la mia donna si era addormentata come una bambina, probabilmente a causa degli effetti medicinali dell'unguento.
Il volto era lievemente corrucciato e il respiro accelerato, come se si fosse gettata tra le braccia di Morfeo con un conto in sospeso da risolvere o un brutto sogno ad inseguirla. Accarezzandole la testa con dolcezza, riuscii a distendere i tratti del suo viso e il suo respiro divenne meno affannoso.
Mi adagiai sul letto, portandola sul mio petto, in modo da averla il più vicino possibile e controllando che non si voltasse sulla schiena.
Giocherellando con i suoi capelli, mandai un messaggio mentale al personale della servitù, così che ripulissero l'altra stanza dal cadavere e dai resti della colluttazione.
Prendendo con un braccio un po' di unguento che era rimasto dal boccetta sul comodino lì vicino, mi curai finalmente la ferita e dopo non molto potei rilassarmi e dormire con la mia metà.
Sentendo da lontano un rumore fastidioso, come di pale d'elicottero, mi sveglia di soprassalto con un peso sul petto.
Quando mi ricordai che lei dormiva comodamente su di me mi bloccai all'istante, appena prima di prenderla e farla ruzzolare giù dal letto.
Dovrò abituarmi a dormire con qualcun altro nel letto.
Ed eccola lì, stesa di lato con la testa sul mio petto e le mani legate unite tra loro.
Le labbra schiuse facevano passare il suo dolce respiro e quella vista ispirava la mia mente a creare fantasie poco raffinate e molto bollenti.
Riuscivo a percepire il sangue scorrere veloce e infuocarsi seguendo quei pensieri torbidi, così decisi di darmi un contegno.
Prima devi conquistare la sua fiducia, poi arriverà il resto.
Anche se era molto difficile non sfruttare quella posizione così vantaggiosa, contando il fatto che sembrava avere abbastanza fiducia in me da dormire così vicina a me.
Poi mi ricordai della medicina e il mio umore volò a picco.
Mi resi conto all'improvviso di sentire di nuovo lo stesso rumore che mi aveva destato, ma molto più vicino.
L'allarme si accese di nuovo in tutta la tenuta, udibile solo al particolare orecchio della mia specie, avvertendomi dell'arrivo di altri intrusi.
Ora chi altro era venuto a rompere?! mi domandai stizzito.
Facendo attenzione a non svegliarla, mi alzai mettendomi dei pantaloni di una tuta lisi e, dopo aver controllando le nostre ferite ormai completamente rimarginate, fui pronto a scacciare via i nuovi venuti.
Salendo le scale che portavano al tetto adibito per l'atterraggio di veicoli aerei a motori, potei vedere uscire da un elicottero verde militare l'amica della mia Thanatos e l'altro tipo che erano nell'appartamento l'ultima volta.
Come avevano fatto a trovare quel posto?
Ricordando la cornetta infilata nel cuore di Randy, scoprii i denti capendo che era riuscita a chiamare aiuto prima dell'aggressione.
<< Dov'è lei? Dov'è Ate? Cosa le hai fatto? Dimmi tutto, subito! >> avanzò l'umana come una furia.
Mi raggiunse dall'altro lato della pista, seguita dall'uomo che la accompagnava come una guardia del corpo ben vestita, tempestandomi di innocui pugni per il mio fisico non umano.
Senza difendermi risposi con un semplice : << Seguitemi >>.
Grazie alla sfuriata di quella ragazza mi era venuta in mente un'idea geniale per conquistare la mia piccola muta-pelle divina combina guai.
Inoltrandomi nel castello senza guardarmi le spalle, seppi dal rumore delle loro scarpe sul pavimento che mi stavano seguendo, fino ad arrivare ad un salottino a tre camere di distanza dove riposava la mia prigioniera.
No, lei è Ate, questo è il nome della tua predestinata.
Che nome particolare! Proprio come tutto ciò che la riguardava: il suo aspetto mutevole, le sue amicizie e la sua famiglia, per non parlare del comportamento imprevedibile.
Appena pensavo di averla inquadrata riusciva a sfuggire alla mia comprensione.
Dovetti frenarmi dall'istinto di andare a controllare se fosse ancora nel letto, lì dove l'avevo lasciata.
Ma ora dovevo concentrarmi sui miei ospiti, che aspettavano impazienti di saper notizie.
L'uomo, dagli occhi viola chiaro e dal bel viso, non mostrava alcuna espressione, al contrario dell'evidente turbamento della ragazza che non aveva smesso di chiudere i pugni, tanto da farsi sbiancare le nocche.
Prima che potesse aprire di nuovo bocca, sbottai fuori con un: << Ora sedetevi, non siamo nemici e sono certo potremo trovare un accordo che accontenti tutti. Voi volete vedere la vostra amica... >> marcai sulla parola lanciando uno sguardo ammonitore al tizio, per poi continuare dicendo <<...e io voglio la sua fiducia, poterle stare vicino senza doverla rincorrere e darle la caccia sprecando un sacco di tempo inutilmente mentre ci facciamo la guerra. Che ne pensate?>>
Violetto Dal Viso Perfetto scoppiò in una risata.
<< Sei davvero arrivato a contrattare con noi per aiutarti ad entrare nelle sue grazie? Oh sei messo davvero molto male, ma mi stai simpatico, per questo ti aiuterò. Ad una condizione però >> aggiunse infine il tizio.
La ragazza dai capelli chiari guardò il suo compare come se gli fosse spuntata un'altra testa, prima di accasciarsi su un divanetto dietro di lei; tutto ciò a causa di un colpo dietro alla nuca inflitto dall'uomo.
Leggermente confuso dalla piega che stava prendendo la faccenda, ascoltai cos'altro aveva da dirmi, curioso di sentire la proposta.
<< Se io ti aiuto a conquistare la tua bella, allora io potrò comunque chiamarla per il lavoro e tu sarai in debito con me, così che io possa chiederti un solo favore, di qualsiasi genere >> mi spiegò con un sorriso poco rassicurante, avvicinandosi leggermente in avanti come se stesse già pregustando che favore malato chiedermi.
<< So che lei sa fare bene il suo lavoro, ma dovrai permettermi di accompagnarla quando lo riterrò necessario; inoltre non farò niente che possa ferirla, intesi? >> lo avvisai. Sapevo che era una specie di sicario a domicilio, ma non avevo idea che lavorasse per un umano.
<< Tranquillo, riesci a ferirla più che abbastanza senza che io mi intrometta >> mi centrò con una frecciatina l'altro. Digrignando i denti potei solo stare zitto, ammettendo che non aveva tutti i torti, purtroppo.
Violetto Dal Viso Perfetto prese in braccio il corpo svenuto della bella addormentata umana e, prima di uscire dalla stanza, disse: << Sono certo, dopo aver parlato con te, che la mia dipendente e socia sia tutelata quanto basta per essere utile. Accetto l'accordo. Ora mi devo occupare di lei per non mandare a monti i nostri piani. Sarà tutto perfettamente risolto dopo che le avrò parlato, appena si risveglia. A più tardi, Marcus >>.
Chiuse la porta alle sue spalle con un click e rimasi un momento a fissarla, riflettendo su quel tipo singolare.
Scrollandomi di dosso la sensazione di aver fatto un patto con il diavolo, mi precipitai in camera, dove un gomitolo caldo e fatto di carne tenera mi aspettava ancora nel mondo dei sogni.
Che strano che non si fosse ancora svegliata.
Scostandole i capelli dalla fronte, mi resi conto che sudava copiosamente e la sua pelle sembrava essere di un colore scuro sbiadito.
Cosa sta succedendo?
La paura mi risalì veloce lungo la spina dorsale, quando capii che non stava bene.
Ma cosa poteva essere stato? Qualcuno le aveva fatto del male in mia assenza?
Impossibile.
Non c'erano tracce di intrusi da nessuna parte, conclusi guardando tutto intorno alla stanza.
Sedendomi accanto a lei potei solo starle accanto.
Ti prego, fa sì che stia bene!
Le sue condizioni stavano peggiorando a vista d'occhio: era accaldata come se avesse la febbre alta e il suo corpo veniva scosso da brividi sempre più forti, incontrollabili da quella povera creatura sofferente.
Chiamai a mente tutte le mie conoscenze su di lei e mi accorsi di sapere troppo poco sull'oggetto dei miei desideri. Non riuscivo nemmeno ad alleviare le sue sofferenze, come avevo pensato di poterla proteggere? Dopo aver rivisto tutte le mie opzioni decisi di chiamare i suoi amici: forse loro sapevano cosa avesse, avendo lei un corpo pressoché umano e loro appartenendo a quella debole specie.
L' umana, Samantha se non sbaglio, aprì la porta di scatto, come se ci fosse fiondata sopra, entrando come un'invasata.
Appena vide l'amica divenne bianchissima in volto tutto in un colpo.
Vedere una reazione del genere non era esattamente ciò che mi aspettavo.
Sentii il sangue ghiacciarsi nelle vene mentre le chiedevo disperatamente: << Aiutala. Io non so come toglierle questo dolore che l'affligge. La pomata che le ho dato aveva funzionato prima, non so perché ora stia così male. Anche le sue ferite più recenti si sono rimarginate. >>
Strabuzzando gli occhi nella mia direzione la ragazza si mise seduta al capezzale dell'amica malata e chiese con un tono di voce simile al verso dei gabbiani: << L'hai ferita?! Tu dannato pezzo di merda, come hai osato farle una cosa simile?! Non ha già dovuto soffrire abbastanza senza che ci metta il tuo zampino? Togliti dai piedi e lascia che la curi qualcuno che la conosce e si interessa davvero al suo benessere, non qualcuno che la rapisce con la forza e cerca di scagliarla in un'esistenza di dolore e di prigionia! >>
Ma che lingua lunga che aveva! Okay che non mi ero inizialmente comportato nei migliori dei modi , ma non mi metteva di certo di buon umore essere sgozzato al primo incontro.
Forse avrei potuto evitare di fare quella scenata davanti al tribunale divino e avrei dovuto decisamente salvare la situazione quando eravamo al villaggio, ma al momento la cosa che più mi interessava era salute della mia Thanatos.
Per questo motivo ingoia il boccone amaro e digrignai i denti, trattenendo per dopo i commenti.
Mia, pensai deciso.
Nel frattempo delle venature nerastre si erano formate sulla sua pelle scura, come rampicanti ipnotici che ad una velocità accecante la ricoprirono.
La faccia sconvolta dell'umana non lasciava presagire nulla di buono.
Perché non sapevamo cosa diavolo avesse? Cosa potevo fare? E dov'era quell'altro, Violetto Dal Viso Perfetto?
Con uno spasmo Ate spalancò la bocca in un urlo silenzioso, contraendo i muscoli in una scena che i miei occhi rifiutavano di continuare a vedere senza agire.
Avvicinandomi ulteriormente la tenni ferma tra le braccia, alzandole la testa, con la paura che potesse mordersi e mozzarsi la lingua con uno scatto della testa. Sorprendentemente sembrò calmarsi almeno un po' : i tremori persistevano, ma non più così violenti.
Sentii boffonchiare qualcosa alla piccoletta che aveva osato sfidarmi con tanto ardore che suonava come "Guarda te, sa essere utile a qualcosa allora!", ma non me ne importava.
Tutta la mia concentrazione era focalizzata sull'essere che avevo tra le braccia: in poco tempo era arrivata nella mia vita, entrando ed uscendo dal mio raggio d'azione e costringendomi ad inseguirla a più riprese. Non era solo il legame che si era creato tra noi quando mi aveva reciso la gola a portarmi da lei; fin dalla primissima volta l'attrazione era stata istantanea, una feroce curiosità che ti rode dall'interno e ti riduce ad un cumulo di aspettativa e bisogno di conoscenza che destabilizza le menti più fragili.
Dovevo conoscere di più su di lei.
Mi accorsi così che la pelle della fonte della mia curiosità si stava scolorendo. Prima diventava una specie di tatuaggio vivente a forma di siepe oscura e poi si sbianca come un panno in lavatrice? Ma cosa le stava capitando?!
Sotto al nostro sguardo stupeffato dall'ennesimo cambiamento, la ragazza sdraiata perse diversi chili, anzi per l'esattezza divenne leggera come una piuma. La sua pelle era bianchissima, come nessuna pelle umana può essere; i capelli si erano anch'essi schiariti a tal punto da sembrare opalescenti, ma potevo notare delle striature dorate appena accennate tra le ciocche.
Le labbra erano nere e luminose come l'ossidiana e la corporatura, al contrario di quella precedente, era minuta ed esile, più di tutte quelle in cui l'avevo vista.
<< Ma cosa...? >> dicemmo all'unisono io e Samantha.
Mi sentii afferrare alla gola da una mano pallidissima armata di artigli neri ricurvi, i quali erano non troppo lunghi ma altamente appuntiti. Tuttavia era ancora legata all'altra mano dalle catene magiche. Da cos'era causata quella trasformazione?
Occhi alieni, gli stessi che mi avevano fissato quando ci eravamo baciati, e incorniciati da ciglia bianche come i capelli, mi inchiodarono al mio posto.
La vista del suo aspetto con l'aggiunta di quei occhi mi fece accendere una lampadina in un angolo remoto della mia mente.
Dentro di me sapevo che quello era il suo vero corpo, quella era l'autentica Ate in tutto il suo splendore!
Senza fiato per varie ragioni, tra cui la mano che ancora mi serrava la gola, cercai di tranquillizzarla: << È tut-to okay. Sei al sicu-ro e nessuno ti farà del male...Rilassati. >>
Il suo sguardo, inizialmente perso, si fece sempre più consapevole e quando si rese conto di quello che stava facendo allentò la presa.
Con voce eterea, simile ad un sussurro in una stanza vuota, Ate proferì le parole che cambiarono totalmente le nostre vite, per l'ennesima volta.
<<Abbiamo un serio problema: dopodomani avremo alle calcagna tanti di quegli esseri immondi che ci sembrerà di essere all'inferno. Tutto ciò è a causa mia e del blocco mentale che mi impediva di ricordare: non avrei mai dovuto baciarti. Ora tutto il mondo pagherà per il mio errore: aver liberato la più grande calamità che sia mai esistita e che nessuno può sconfiggere.>>
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