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Capitolo 16

N.d.A:
Buon San Valentino a tutti!
Non sono morta, anche se potrebbe sembrare visto la mia assenza a tratti... Ma eccomi qui con un nuovo capitolo che spero vi piaccia. Ovviamente sono sempre ben accette critiche e commenti, oltre che a graditi aiuti sulla grammatica e su altri aspetti migliorabili ( non fanno mai male ).
Ora vi lascio al capitolo, buona lettura!
Ineki.

Rancore.
Il mio odiato e deturpato fratellastro incarnava perfettamente ciò che il suo potere donava con così tanta generosità. Il suo nome era impronunciabile e questo non aveva decisamente aiutato a rendergli il carattere più amabile.
Da quanto ricordavo, lo chiamavo amorevolmente...
<< Chi non muore si rivede, eh fratellino? >> domandai con forte sarcasmo mentre progettavo una fuga rapida.
Molto rapida.
Poche cose mi erano chiare, ma con certezza potevo affermare che:
Uno.
Odiava essere chiamato così.
Due.
Gli avevo sfregiato io il bel volto in un combattimento.
Tre.
C'è l'aveva a morte con me dopo che avevo rifiutato le sue avance e l'avevo privato della sua faccia d'angelo .
Non chiedetemi come io abbia fatto a ferire così gravemente e in modo permanente un essere immortale, non saprei rispondervi.
Inaspettatamente sentii queste parole in risposta alla mia provocazione:
<< Tutto bene, e tu? Ho saputo che probabilmente sei la Thanatos del mio grande amico Marcus! Congratulazioni! >>
La mia mascella cercò in tutti i modi di resistere, ma dovette arrendersi allo sconvolgimento che mi avevano procurato quelle parole e si diresse verso il basso, lasciandomi a bocca spalancata.
Ero molto carina in quel momento, davvero.
<< Non volevo disturbarti, ma sai che non ci vediamo da un po', così ho fatto un salto qui sperando di trovarvi...ed eccovi qua!>> continuò tutto contento quello che il mio istinto continuava a catalogare come una minaccia.
I suoi gesti e i suoi occhi non davano segni che stesse mentendo, ma non potevo esserne certa.
Mi sembra giusto avvertire che il possessore del potere del rancore si ergeva intorno ai due metri, con occhi neri come l'oscurità derivata dall'assenza di qualsiasi forma di luce e labbra sottili come rasoi. Per non parlare della capigliatura fluente e vermiglia, che poteva far pensare ad un incrocio improbabile tra il rosso fuoco e il rosso sangue. Un bel fisico allenato contribuiva a rendere spettacolare l'insieme. Peccato che la cicatrice rovinasse quelli che erano stati dei lineamenti perfetti.
<< Bene, hai visto tutto quello che volevi vedere e anche di più, perciò tornate da dove sei strisciato fuori e lasciaci in pace Randy!>> gli ringhiò contro Marcus.
Non mi ero scordata di lui.
Sarebbe difficile anche se non avessi avuto una bella veduta del suo corpo nudo visto da dietro, ma la presenza dell'altro maschio aveva attivato i miei campanelli d'allarme rosso: pericolo imminente.
Aspettate un momento!
<< Randy?! Questo è il nome che ti sei scelto? >> chiesi cercando di trattenermi.
Tutto inutile.
Esplosi in una fragorosa risata. Sistemandomi l'asciugamano addosso, mi rotolai sul letto tenendo le braccia strette sulla pancia finché non ripresi fiato e non incontrai lo sguardo dei due maschi, che mi fissavano attoniti.
<< Non guardatemi così, non mi aspettavo che si facesse chiamare con un nome che assomigliasse così tanto al suo potere e allo stesso tempo che facesse venire in mente un damerino infighettato d'alta classe! >>
Mi scuso sinceramente per chi abbia questo nome, ma nella mia mente contorta questa è l'immagine che ho di voi.
Con un sorriso forzato, il mio fratellastro (o dovrei chiamarlo Randy? Meglio di no, se no non mi sarei più fermata dal ridere) cercò di mantenere una facciata di compostezza.
Marcus, ora girato in modo tale da tenere d'occhio entrambi, coprì qualche risata con dei colpi di tosse, fasulli come le borse griffate che si vendono agli angoli di alcune strade.
<< Si, questo è il nome che ho adesso. Sei simpatica come sempre, vedo >> chiuse il discorso il nuovo arrivato.
Era un accenno di stizza quella che percepivo?
<< Ovviamente, sono molto amica di Simpatia, a volte andiamo anche a prenderci dodici litri di latte caldo e un camion pieno di biscotti ricoperti di gocce di cioccolato!>> ribattei divertita, sogghignando come una deficiente.
Ma la situazione come era arrivata fino a quel punto, quando prima stavo lottando per la mia virtù?
Più precisamente per la tua vita, mi fece notare una vocina.
Probabilmente una parte della mia coscienza razionale che mi ricordava la maledizione che mi gravava sulle spalle. O dovunque si fosse localizzata. Chissà se prende forma davvero sul corpo del malcapitato... Basta divagare!
Improvvisamente mi accorsi di due cose: Marcus aveva appena fatto un'espressione che poteva solo significare che avrebbe fatto fare un volo in picchiata fuori dalla finestra a Randy (pff!), invece quest'ultimo si accorse delle manette che mi circondavano i polsi.
Potei vedere la sua maschera sgretolarsi davanti ai miei occhi.
Un attimo prima era la cortesia fatta persona e subito dopo la sua faccia esprimeva stupore, rabbia e una malsana smorfia di cattiveria mista a cupidigia.
Ahia, si mette male.
Già riuscivo a malapena a gestire il pennuto, se poi dovevo pensare anche al mio fratellino rancoroso me la sarei vista brutta.
Dov'era il mio piano di fuga quando me ne serviva uno?
L'unica cosa che avrebbe facilitato tutto sarebbe stata...
Randy e Marcus si mossero all'unisono: il primo nella mia direzione e l'altro per intercettarlo a mezz'aria.
...una lotta tra i miei due avversari!
Mi tolsi dalla traiettoria, schivando i loro due corpi che combattevano senza esclusione di colpi sul letto su quale ero stesa poco prima.
Lasciandoli continuare ad azzuffarsi, mi precipitai silenziosamente fino alla finestra.
E saltai.
Liberaaa.
Il vento tra i capelli, la pressione allucinante allo stomaco e la sensazione di pura adrenalina mi sommersero tutti insieme.
Sotto di me un ramo enorme, di un albero ancora più grande, mi permise di rallentare la mia caduta senza sfracellarmi al suolo. Ci avrei messo troppo tempo per riprendermi dall'impatto e cambiare corpo.
Usando con intelligenza l'asciugamano che mi avvolgeva, lo incastrai velocemente in una irregolarità del ramo e mi lascia penzolare, nuda, sul ramo più in basso.
Ottimo.
Senza perdere tempo, mi misi a correre il più velocemente possibile senza cadere per sbaglio dagli alberi. Anche se l'episodio della boccetta nella vasca sembrava essere troppo ghiotta per essere una casualità, non volevo sfidare troppo la sorte.
In effetti forse l'avevo già fatto saltando da una finestra posta a qualche centinaia di metri da terra... Che potevo dire?
Benvenuta nel club delle mie amicizie, Fortuna!
Sentendo provenire un urlo agghiacciante alle mie spalle, mi girai appena in tempo per vedere una sagoma scura scendere in picchiata dal castello.
Chi aveva vinto?
Erano entrambi valorosi guerrieri, ma diciamocelo: non avrei voluto scoprirlo neanche per tutte le informazioni del mondo, se ciò significava essere di nuovo in trappola.
Mmmh... ripensandoci, le informazioni le avrei accettate: sono il vero potere che fa mettere in moto l'universo.
Continuando per la mia strada, mi ritrovai a tenere i miei sensi allerta, aspettandomi di tutto.
A parte quello che mi colpì.
Sentii un bruciore improvviso ad una caviglia e, mentre abbassavo la testa per controllare cosa diavolo fosse successo, persi le forze. O meglio, i miei muscoli smisero di funzionare e mi ritrovai a testa in giù mentre cadevo da una vecchia quercia malata.
Conoscevo quella sensazione.
Una volta mi era capitato di provarla quando avevo fatto una scampagnata in una giungla per studiare gli esseri velenosi che l'abitavano.
Se non avete mai sentito parlare di piccole ranocchie multicolore, vi avviso io: sono altamente velenose. Alcune popolazioni umane conoscevano questa loro caratteristica e la usavano a loro vantaggio per procacciarsi il cibo. Ingegnosi, vero? Da perfetta idiota quale sono, all'epoca avevo deciso di cimentarmi anch'io in questa pratica: purtroppo avevo solo ottenuto una pseudo morte per avvelenamento.
Con quel pensiero in mente, mi accorsi troppo tardi che non sarei arrivata a fare la stessa fine della scorsa volta.
Un forte crack, che avevo sentito solo poco tempo prima mentre rompevo il naso a Marcus, si ripeté per farmi presente che il mio collo si era spezzato in modo irreparabile.
Chissà che aspetto mi sarebbe capitato questa volta.
L'ultima cosa a cui riuscii a pensare fu che al mio risveglio avrei dovuto uscire dal cumulo di foglie che mi sommergevano, cadute insieme a me a causa della mia irruenza, con una terribile emicrania.

Marcus

Bip bip bip!
Perché andava sempre a finire così?, mi domandai, infuriato come non mai.
Era scappata di nuovo.
Dal mio castello.
Dal mio letto.
Finalmente ero riuscito a metterla alle strette e come una stupida, indifesa e sfuggente (oltre che bellissima, combattiva e profumata) saponetta era scivolata via dalle mie mani.
Non avrei dovuto perdere la concentrazione su di lei, ma molta della colpa era da imputare a quello stronzo di Randy.
Proprio ora decideva di farmi visita?
E cos'era quella storia dei fratellastri?
Sapevo che era una divinità minore, ma non avrei mai pensato che potesse essere così strettamente imparentato alla mia fuggitiva.
Ringhiai frustrato mentre la cercavo senza fermarmi nella foresta che circondava l'edificio, sicuro di trovarla nella mia proprietà.
Si estendeva per chilometri e chilometri, perciò non avrebbe potuto andare lontano in così poco tempo.
Sempre che non tirasse fuori qualche asso dalla manica.
Non era stata una mossa saggia quella di urlare di rabbia quando mi ero reso conto che Ate non si trovava più nella stanza.
Dopo aver messo ko Randy, che non poteva nulla contro di me anche se mi aveva ferito in modo considerevole una gamba, avevo trovato l'asciugamano appeso ad un' immensa pianta appena sotto la traiettoria che aveva all'incirca percorso saltando giù dalla finestra.
Una fitta d'eccitazione mi corse giù per la schiena, immaginandola nuda che correva libera per la foresta, come una driade guerriera in una notte di luna piena.
Avrei fatto meglio a trovarla prima che calasse il buio, se no avrebbe potuto soffrire il freddo oltre che la fame. Chissà che cibo le piaceva...
Avevo troppe cose da sapere, poco tempo per apprenderle e una figura assente al mio fianco per fare quello che volevo.
Bip bip bip!
Ma che diavolo è questo suono?
Ci mancava solo quello a distrarmi dalla mia ricerca.
Mentre davo la caccia alla mia preda, mi resi conto che il fastidioso allarme proveniva dal sensore che mi avvertiva se qualcuno non autorizzato entrava nella proprietà senza un permesso. Era un aggeggio molto comodo, visto che avevo fatto sì che si potesse sentire solo dalle mie orecchie, grazie ad una magia elfica, e che fosse udibile per tutta la magione.
Strano.
Anche se Randy non era previsto, lui era già stato lì e aveva il lasciapassare...
All'improvviso una lampadina si accese nella mia mente e aumentai ancora la velocità, incurante del dolore alla gamba, la quale sanguinava abbondantemente.
Dovevo trovare al più presto la mia Thanatos, se no sarebbe stata davvero in pericolo.
Aspettami, sto arrivando.

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