Capitolo 13
N.d.A1:
Mi hanno avvisato che non si vedeva il capitolo, spero che ora, ripubblicandolo, il problema si sia risolto.
Buona lettura, spero vi piaccia! Se non piacesse accetto volentieri critiche e commenti, anche per sistemare punti poco chiari ed errori sintattico-grammaticale in questo, negli scorsi e prossimi capitoli.
Un saluto,
Ineki.
N.d.A2:
Ho provato a revisionare il capitolo, ma il contenuto in generale non dovrebbero essere cambiato. Se qualcuno volesse farmi notare altri errori, mi attiverò per correggerli al più presto.
Ho mantenuto la nota precedente, ma se pensate non sia necessaria posso toglierla, anche se la proposta (o supplica?) continua a rimanere valida.
Un grazie e un saluto particolare a chi mi aiuta e chi mi aiuterà (forse... Scusate la mia vena depressa che fa la sua entrata in scena 😥), ma anche a chi legge solamente un sincero ringraziamento.
Buona lettura!
Ineki.
Caos.
Fumo soffocante, frammenti di mobilio e intere parti dell'appartamento della mia amica venivano proiettate in tutte le direzioni. Anche contro di noi.
Per la seconda volta in poco tempo utilizzai il mio potere per proteggere Samantha, rimasta indifesa nell'altra stanza, e Willy... beh lui poteva cavarsela da solo.
Okay okay, l'avrei protetto, ma solo perché ero in debito con lui e la cosa non mi piaceva affatto.
Con mia enorme sorpresa, notai che la portata del mio potere era maggiore rispetto a prima: una specie di promozione soprannaturale? Non me la sarei di certo fatta scappare!
Mentre ero concentrata sui miei pensieri, vidi appena in tempo la mano sbucare dalla nube prodotta dall'esplosione.
La schivai buttandomi all'indietro sul pavimento pieno di detriti. La mano era attaccata ad un essere che speravo di non dover mai più vedere nella mia lunga esistenza.
<< È sempre un dispiacere rivederti, Minor >> lo salutai con un sorriso finto. Più che altro poteva sembrare che mostrassi i denti in modo molto minaccioso e poco amichevole.
Il bestione con lunghe corna appuntite e la faccia taurina sbuffò nella mia direzione, come a voler contraccambiare il saluto.
Era uno dei miei zii più educati per quanto riguardava questo genere di cose: purtroppo non si poteva dir lo stesso per tutto il resto.
In più non era un Minotauro, ma il Minotauro.
Infatti gli umani avevano manipolato la storia a loro vantaggio facendo vincere Teseo, quando in realtà il poveretto era morto come tutti quelli che l'avevano preceduto: massacrato dalla furia di quella temibile creatura.
La testa scura era grossa quanto il mio busto e il corpo peloso, che sosteneva tutto quel peso, sembrava fosse stato forgiato dal fabbro più irascibile dell'Olimpo, Efesto, un altro dei miei parenti dal lato materno.
A dirla tutta ero praticamente imparentata con tutto l'Olimpo!
Fatemelo dire: può essere una vera rottura aver a che fare con loro, come in questo caso.
<< Perché tu e il tuo brutto muso da bovino mi state dando la caccia?>> domandai tirandomi su velocemente per essere pronta a qualsiasi sua mossa.
Dovevo stare attenta: Minor era un valido guerriero, ma era conosciuto per la sua predilezione a giocare con le sue prede. Si diceva gli ricordasse il periodo in cui era confinato nel labirinto.
<< Ti rivuole a casa, Ate >> brontolò la creatura.
Non sentivo.
Non dovevo ascoltare più niente.
Non poteva aver detto quelle parole.
Le parole che mi avrebbero condannata.
<< Sei stata via troppo a lungo e ora è finita la sua pazienza, non accetterà che tu sfugga dal suo controllo come ti lasciva fare secoli fa. Sopratutto con tutti i problemi che sta causando quel pollo abbrustolito. Fai la brava, seguimi prima che ti debba far male >> continuò Minor estraendo un'ascia da guerra da dietro la schiena muscolosa.
Io? Fare la brava?
<< Mi dispiace che la tua memoria sia così compromessa, ma la tua cara nipote non ha mai fatto e mai farà ciò che tu le ordini di sua spontanea volontà. E di certo non adesso che posso fare questo >> gli feci notare indicando con un dito di guardare alla sua sinistra.
Pensando fosse un trucco, continuò a guardare verso di me.
Grave errore.
Fu così che non vide arrivare l'unica parete che era rimasta per lo più intatta e che il mio potere aveva lanciato accidentalmente nella sua direzione.
Non l'avevo ancora detto? Quando sono impegnata su più faccende, come sopravvivere, la parte di me che è addetta a controllare il potere si autogestisce per preservare la mia felicità.
Perciò ora lo zio sarebbe andato a farsi un viaggetto dall'altro lato della città.
O almeno, questo era quello che speravo.
La parete si sbriciolò contro la sua forza erculea, ma riuscii comunque a distrarlo e a fargli perdere la sua arma, cioè quanto bastava per saltargli addosso e colpirlo freneticamente in testa con un pezzo di legno trovato in un angolo.
Muori muori muori!
Non che potesse realmente morire, era anche lui un semidio, ma poteva stare fuori combattimento per qualche ora permettendomi di darmi alla fuga.
Le sue grandi mani pelose mi strinsero e con un muggito mi sbatté sul pavimento malconcio, così forte che sputai sangue come una maledetta fontanella.
Visione raccapricciante.
Prima che potesse mutilarmi con l'ascia che aveva magicamente ritrovato (come abbia fatto non lo so, dato che c'erano ruderi ovunque), mi protessi e attaccai allo stesso tempo : una fila di schegge di vetro puntarono ai suoi liquidi occhi neri e io mi nascosi dietro a quel che rimaneva del tavolo della cucina di Samantha.
Sammy.
Oddio cosa le era successo?
Una parte del mio essere mi rassicurò, facendomi presente che non avevo mai mollato la presa sulla bolla di protezione che avevo creato in una situazione simile. Come in un tornado, la mia amica si trovava nell'occhio calmo e sicuro del ciclone che imperversava attorno all'aria intorno a lei.
Se non avessi avuto questo impedimento avrei di certo potuto sconfiggere Minor molto più facilmente, ma non volevo che scoprisse quanto ero diventata fantasiosa. O che scoprisse quanto tenessi a Samantha.
Urla di dolore mi confermarono che avevo accecato temporaneamente il mio avversario.
<< Me la pagherai per questo! >> gridò lui.
Decisa a mettere finire a quello scontro, mi alzai dal mio nascondiglio per fronteggiarlo.
Con una fiammata d'effetto entrò in scena l'ultimo invitato di quella festa, o così speravo.
Marcus, completamente trasformato, si ergeva fiero tra me e il Minotauro, che eravamo entrambi troppi sbalorditi per quell'entrata a sorpresa.
Di fatto non avrebbe potuto mettere ko con facilità il potente Minor con una semplice serie di pugni ben studiati e un po' di fuoco. Non senza il suo arrivo inaspettato e le gravi ferite che gli avevo già inflitto io.
Non poteva essere così forte, punto.
Con dolore, mi accorsi di avere tre costole spezzate, un polmone perforato e un lancinante dolore al collo su cui non volevo indagare. Nel frattanto la Fenice aveva deciso di concentrare nuovamente la sua attenzione su di me; infatti non mi ero persa il suo sguardo quando era comparso nella stanza.
<< Ti ho trovata, come ti ho già detto. Vedo che hai avuto ospiti, ma non ti devi preoccupare. Ci penserò io a chiunque ti dia fastidio >> spiegò come se fosse un dato di fatto.
Se stavano così le cose allora...
<< Dici davvero? C'è questa persona che continua a perseguitarmi e mi faresti un enorme favore se ti sbarazzassi di lui >> gli rivelai abbassando lo sguardo.
Marcus si avvicinò ulteriormente e mi prese una mano tra le sue.
<< Dimmi chi è e ti porterò la sua testa, se tu mi prometterai che non scapperai più da me >> disse dolcemente lui.
Con un sorriso sincero lo ringraziai dicendo : << Grazie per la proposta, ma hai già fatto più che abbastanza >>
Così per la seconda volta, lo sgozzai.
Quantomeno quello era il mio piano.
Mi ritrovai dopo neanche un millisecondo con un braccio serrato dietro la schiena e la faccia premuta contro il suo petto.
<< Non casco nella stessa trappola due volte, mia malefica metà >> mi sussurrò all'orecchio con il suo alito bollente, mentre il tonfo del frammento di vetro che cadeva a terra mi confermava che mi aveva disarmata prima che lo ferissi.
Click.
Manette mi strinsero i polsi e una sensazione di privazione mi costrinse a spalancare gli occhi per lo sgomento.
Non poteva succedere proprio a me.
<< Ora sono io che conduco il gioco e tu dovrai stare alle mie regole. Sono certo che Castelash ti piacerà >> concluse con un sorriso trionfante Marcus prima di caricarmi di peso per volare via. Di nuovo.
Ma questa volta ero seriamente nei guai.
Quella sensazione... mi aveva bloccato completamente i poteri.
Sono totalmente fregata.
L'ultima cosa che vidi fu lo sguardo impotente di Samantha, appena liberata dal mio potere che la stava proteggendo fino ad un attimo prima, che mi guardava andare via.
L'unica consolazione era che, nel posto dove mi stava portando il mio sequestratore, probabilmente nemmeno quella persona sarebbe riuscita a raggiungermi.
Ormai speravo solo in quello, visto che il resto della mia fortuna sembrava essersi esaurito nello stesso istante in cui il suono metallico delle manette mi aveva tolto ogni possibilità di fuga dal mio oscuro destino.
Mi rimaneva solo d'aspettare la prossima mossa di Marcus e cercare di farlo impazzire.
Ma come?
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