Prologo
Brandon
L’aria di aprile mette ancora i brividi, nonostante sia primavera inoltrata. Mi stringo di più nel cappotto, mentre raggiungo il Park Plaza di Londra, dove questa sera farò da fotografo alla festa di compleanno della modella francese Arline Roche. Altri cinquanta metri, fatti quasi di corsa per il freddo, e poi finalmente mi trovo di fronte al lussuoso hotel.
Nonostante non sia la prima volta che mi trovo qui, ne resto sempre incantato. Le colonne di marmo dell’ingresso, in contrasto con lo stile moderno del resto dell’edificio e illuminate di viola, le vetrate che riflettono le luci della città e il London Eyes, poco distante, creano un panorama unico. Un tempo mi avrebbe fatto impressione entrare in un posto simile, ma dopo anni che faccio questo lavoro per me è una serata come tante, in un luogo a quattro stelle, con i vip più disparati. Mi chiedo chi incontrerò stasera.
Essendo in anticipo, come mio solito, raggiungo subito l’ingresso, dove sono appostati due bodyguard.
«Nome e cognome, prego» dice quello alla mia destra.
«Brandon Benedetti», rispondo.
Il primo controlla l’elenco degli invitati e mi domanda: «Lei è il fotografo, giusto?»
«Esattamente».
«Bene, può entrare».
Faccio un cenno di saluto e raggiungo la sala congressi, la location che la festeggiata ha affittato per tutta la sera.
Quando entro, i miei occhi si illuminano: la familiare sala con le pareti nere e i candelabri in cristallo questa sera è addobbata con rose rosse a ogni angolo, i tavoli con eleganti tovaglie bianche in lino e nastri rossi intorno ai tovaglioli. Sul fondo si staglia un pannello foto realizzato, col raso bianco e quello rosso che lo copre per metà come una tenda tirata in un solo lato; due lanterne rettangolari e alte posizionate a destra, con all’interno delle candele, e sul fondo altre rose rosse.
Non mi rendo conto di essermi completamente estraniato ad ammirare le decorazioni, finché un tocco delicato sulla spalla mi fa sussultare. Mi volto e mi trovo di fronte una ragazza incantevole. I suoi capelli sono una cascata di boccoli color platino, impreziositi con gemme per la particolare occasione, gli occhi neri, la pelle come porcellana, le labbra a cuore colorate con un rossetto rosso acceso, in tinta con l’abito senza spalline dal corpetto in pizzo e la gonna morbida in chiffon che avvolge il corpo snello.
«Oh, chéri, non volevo spaventarti», si scusa con un piccolo sorriso. «Tu devi essere Brandon».
Mi rilasso e sorrido a mia volta. «Sì, sono io. Tu devi essere Arline».
«Oui, mon cher, cʼest moi» risponde, poi si dà un buffetto sulla fronte e si corregge: «Ah, perdonami, forse tu non conosci il francese. In ogni caso, son proprio io!»
«No, tranquilla, qualcosa capisco. Comunque, tantissimi auguri».
«Merci beaucoup. Gli invitati devono ancora arrivare, quindi se vuoi bere qualcosa, fa’ pure. Ci sono i calici di champagne».
«A dire il vero, volevo approfittare di questo momento per scattarti qualche foto, se ti va».
«Mais oui! Direi che è perfetto», risponde entusiasta, le mani unite in un piccolo applauso.
«Allora, andiamo», dico, prima di prendere la macchina fotografica dallo zaino.
Perdo la cognizione del tempo, e a malapena faccio caso alla stanza che si sta riempiendo. La professionalità della modella è evidente e, con grande sollievo, non è stato necessario ripetere nessuna foto.
Solo quando un bodyguard la informa che tutti gli invitati sono arrivati, raggiunge l’angolo in cui è stata allestita la postazione del DJ.
«Bonsoire a tous. Sono felicissima che siate qui. So che molti di voi hanno dovuto fare uno sforzo per partecipare a questa festa, quindi, grazie dal profondo del mio cuore. Venticinque anni non si compiono tutti i giorni!» Una pausa studiata per le risatine che s’innalzano, e poi continua: «Il banchetto per l’aperitivo è aperto, per chi volesse accedere. Intanto, vi aspetto uno alla volta al pannello per fare una foto. Spero che la serata sia di vostro gradimento».
Al suo breve discorso seguono applausi e fischi di approvazione, poi un ragazzo biondo l’aiuta a scendere dal piccolo palco posto in un angolo.
Ho appena il tempo di domandarmi se sia il suo fidanzato, che la modella gli getta le braccia al collo, prima di stampargli il suo rossetto sulla guancia. Sì, probabilmente ho indovinato.
Mentre lei è impegnata a parlare con chiunque la fermi, ne approfitto per buttar giù un bicchiere di prosecco. Ne ho bisogno per sopravvivere a questa festa, visto che gli ospiti sono almeno centocinquanta e i festeggiamenti sono appena iniziati.
La serata si sta rivelando migliore di quella che avevo immaginato, e, tutto sommato, mi sto divertendo abbastanza fra una chiacchiera e un calice di vino. Alcuni invitati sono molto simpatici e mentre tutti ballano, inizio a conversare con un attore francese, ancora poco conosciuto, su come sia stato duro diventare un fotografo del mio livello. Mentre sono preso dal discorso, Arline mi raggiunge.
«Brandon, chèri, cercavo proprio te».
«Dimmi tutto», rispondo, dopo aver fatto un cenno di scuse al ragazzo.
«Fra dieci minuti sarà mezzanotte e uscirà la torta. Dopo ho una sorpresa per gli ospiti, e vorrei che tu facessi un video. Puoi farlo?» mi chiede, mentre si sistema un boccolo scappato dall’acconciatura dietro l’orecchio.
«Certo. Mi dirai tu quando iniziare», la rassicuro.
«Oui, oui. Fra poco».
Sto per rispondere, ma una voce divertita alle sue spalle mi interrompe.
«Arline, sparisci proprio quando mi devi un ballo?».
Guardo incuriosito il ragazzo appena arrivato. Mi sembra la stessa persona che l’ha aiutata a scendere dal palco poco fa. Osservandolo meglio, mi chiedo se sia anche lui un modello. I capelli leggermente mossi, gli occhi azzurri, i lineamenti delicati, il naso all’insù, con una spruzzata di lentiggini, e un fisico snello ma muscoloso. Ha tutte le carte in regola per esserlo.
«Oh, amour, non potrei mai», si scusa lei, mentre si lascia abbracciare. Un sorriso sereno aleggia sulle sue labbra. «Stavo solo avvisando il fotografo che fra dieci minuti uscirà la torta».
Il ragazzo le poggia il mento sulla spalla e inizia a fissarmi con interesse. Mi sento a disagio, e inizio a mordermi il labbro inferiore, arrossendo quando lui sposta di nuovo lo sguardo su Arline e la punzecchia: «Mmh… hai amici così sexy e non me li presenti?»
Lei scuote la testa, sconsolata. «Non ci provare, Matt. Non puoi infastidire tutti i miei invitati. Allez, visto che ti devo un ballo», lo prende per un braccio e lo trascina in pista.
Faccio un respiro profondo e m’impongo di ignorare il disagio appena provato, per poi raggiungere uno dei tavoli del buffet, dove mi verso un bicchiere di vino e lo butto giù tutto d’un fiato. Mi guardo intorno. Dell’attore francese nemmeno l’ombra. Sbuffo appena, per essere rimasto di nuovo solo, ma fortunatamente pochi istanti dopo le luci si spengono, e recupero la macchina fotografica per continuare il mio lavoro.
Quando il nuovo giorno scocca, si levano urla che sovrastano l’Happy birthday. Immortalo la festeggiata mentre soffia sulle candeline, insieme a ogni invitato, e poi nel taglio della torta.
Poco dopo i camerieri cominciano a distribuire le fette di dolce, mentre io mi metto seduto in un angolo a controllare le foto che ho scattato.
«Torta?» sento domandarmi.
Alzo la testa e mi trovo di fronte il ragazzo che Arline ha chiamato Matt. «Fai il cameriere?» scherzo, prima di riportare l’attenzione alla macchina fotografica.
«Solo per i ragazzi sexy come te…»
Stringo le labbra e poi chiarisco: «Matt, è così che ti chiami, giusto?» L’altro fa un cenno quasi impercettibile. «Scusami tanto, ma sono fidanzato. E non provo alcun interesse per… per…»
«Per i ragazzi?» termina per me. «Mmh… ne sei proprio sicuro?» mi provoca.
Scatto in piedi. «Sì, decisamente», taglio corto. Sento le guance iniziare a bruciare per il nervoso, misto all’imbarazzo. «Quindi, per favore, smettila d’importunarmi. Io sono qui per lavorare», e così dicendo, mi allontano. Ho bisogno di uscire a fumare, e così mi metto alla ricerca di Arline.
«Mais oui» risponde lei alla mia richiesta. «Anzi, se non ti scoccia, vengo con te».
«Certamente. Mi fa piacere un po’ di compagnia».
In silenzio raggiungiamo la terrazza della sala e le offro una sigaretta.
«Merci», mi dice, prendendola.
Le rivolgo un cenno ed espiro a lungo.
«Ti stai divertendo?» mi chiede, dopo aver accesso la sua e avermi passato l’accendino.
«Sì, è una bella festa».
«Brandon, ho visto che Matteo non ti molla. Mi dispiace. Non è abituato a ricevere un no come risposta e l’alcol non aiuta. Ma lo conosco da anni e non è un cattivo ragazzo, puoi stare tranquillo», mi rassicura, guardandomi con aria di scuse.
«Figurati, non è questo il problema. È solo che sono fidanzato, quindi…» le spiego, senza staccare lo sguardo dal London Eyes, che brilla di fronte a noi.
«Oh, je comprends. Tranquillo, dopo gli parlo e gli dico di smetterla di infastidirti».
«Te ne sarei davvero grato».
Finiamo di fumare in silenzio, e dopo aver spento i mozziconi in un posacenere torniamo nel salone.
La festa termina oltre le tre, e dopo aver salutato Arline e averle rinnovato i miei auguri, raggiungo l’esterno con un sospiro di sollievo. Mi fermo giusto il tempo di un’altra sigaretta, e aggrotto le sopracciglia quando sento urlare: «Ehi, aspetta!» La riconosco subito: è la voce di Matteo.
Mi volto. «Sì?»
Lui mi raggiunge a fatica. Barcolla, e le guance rosse e gli occhi lucidi sono la conferma che è sin troppo alticcio.
«Vo-volevo sapere se v-vuoi un passaggio a casa».
Rimango interdetto: perché mai dovrebbe accompagnarmi?
«Ho la mia moto, ti ringrazio. Piuttosto, credo che tu non possa guidare in queste condizioni».
Matteo ride appena e fa un passo nella mia direzione, ma inciampa nei suoi stessi piedi. Lo afferro giusto in tempo, prima che possa cadere, e ancora una volta i nostri volti si trovano fin troppo vicini. Questa cosa non mi piace affatto, così mi allontano, interrompendo la connessione dei nostri sguardi e chiedo, preoccupato: «Stai bene? Vuoi che ti chiami un taxi?»
«Starei meglio se tu ammettessi che mi vuoi…» mi confida a fior di labbra.
«Sono fidanzato. Non tradisco la mia ragazza, e non ho alcun interesse nei tuoi confronti», ribadisco, ancora una volta.
Ma lui sembra non ascoltarmi minimamente. Mi accarezza con sensualità la guancia, fino a raggiungere la mia bocca schiusa, e non riesco a trattenere un fremito.
«Si vede proprio che non sei attratto da me, moretto», mi prende in giro con un mezzo sorriso.
«Ti ho detto che sono fidanzato, Matteo. E lasciami in pace. Nemmeno mi conosci!» alzo leggermente il tono della voce. Poi cerco di allontanarmi, ma lui non me lo permette.
«Mi vuoi, Brandon? Dimmi la verità».
Un attimo di tentennamento, in cui istinto e ragione sembrano lottare, in cui i ricordi che per tutta la sera mi hanno urlato in testa tentano di prendere il sopravvento, ma alla fine lo spingo via in modo brusco.
«Lasciami in pace, chiaro? Ti stai rendendo ridicolo. E poi… non sai un cazzo di me!» Ringhio queste parole con tutta la rabbia, il dolore, la paura che sento in questo momento, prima di correre verso la mia moto.
Non credo che dimenticherò questa serata tanto facilmente.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro