(Lapo e Beatrice ) Da Beatles & Baileys
Lapo non poteva credere che esistesse una ragazza disposta a calarsi da una finestra per lui ma, più trascorreva il tempo con Beatrice, e più avvertiva ogni convinzione venir meno.
Era davvero quel Grande Esperto che credeva di essere, in materia di ragazze?
Se non l'avessero "sfidato" non avrebbe mai dato il via a quel gioco.
Se Neri non se ne fosse uscito con certe affermazioni, i suoi occhi non avrebbero mai incontrato quelli grandi e brillanti di Beatrice.
Le sue mani non avrebbero mai assaporato il piacere di un petto senza vezzi...
- Non hai il reggiseno nemmeno stavolta. -
Lapo lo disse al suo orecchio, dopo averla fatta stendere sul basso casotto del gas.
La loro nicchia segreta si scopriva difesa da alti cespugli sempreverde, piantati lungo il profilo circolare di una piazzetta di ghiaino.
Un tetto fatto di stelle impediva di spogliarsi troppo ma le mani riuscivano comunque a raggiungere i luoghi anelati.
Ora stringendo, adesso accarezzando con maggior premura, il ragazzo si era scoperto ad avere una voglia matta di quella che in molti consideravano una bambina.
Beatrice aveva fama di essere un maschiaccio.
All'artistico, in molti si domandavano se fosse lesbica a causa di quei suoi abiti troppo larghi e del taglio di capelli alla Miley Cyrus.
Non si sapeva chi le piacesse e dalle sue labbra uscivano troppi discorsi da maschio...
Non si giustificava mai a educazione fisica per spettegolare, usando la scusa del ciclo come la maggior parte delle ragazze...
- L'ultima volta che ho messo il reggiseno, ti è rimasto il bracciale infilato nel gancio... -
- Questo tuo lato pratico è dannatamente tenero. - ridacchiò Lapo, tornando a baciarla.
Più le stava addosso e maggiore si faceva il desiderio.
Era una vera tortura essere stretto da quelle piccole cosce forzute, senza possibilità di sbottonare ogni cosa e fare quel che già aveva sperimentato.
Lapo era rimasto molto soddisfatto delle sue esperienze precedenti mentre per Beatrice era tutto una scoperta.
- Ti stanno per esplodere i pantaloni... - ridacchiò a fior di labbra, mentre ad occhi chiusi si gustava il respiro di lui sul volto e sul collo.
- Provochi? -
- Ah, è una sensazione strana. E' buffa... - proseguì divertita, stringendolo ancora più forte.
- Buffa... se fossimo in un luogo più opportuno useresti un'altra parola. - alluse un'espressione malandrina.
Beatrice mandò lo sguardo a lato, avvertendo i battiti cardiaci accelerare.
Sapeva di star nuotando contro corrente per l'ennesima volta.
Sapeva che se avesse raccontato di lei e di Lapo alle sue amiche, nessuna l'avrebbe capita.
Lei si sentiva così diversa dalle altre...
All'improvviso, lo scuotersi delle fronde allertò i loro sensi.
Beatrice buttò giù la maglia e Lapo si chiuse celermente il giubbotto.
Con il cuore in gola, aguzzarono la vista nell'oscurità, speranzosi che si trattasse solo d'un falso allarme.
Se li avessero beccati avrebbero fatto finta di niente.
Se li avessero beccati mezzi nudi, con le mani a far questo e quello, sarebbe stato peggio...
- Ripetimi, di chi è che dobbiamo avere paura? -
- Della vedova Landi, della Sora Giuditta e della Gattaccia. -
- Ok, da quand'è che siamo diventati protagonisti di un romanzo ottocentesco? -
- A parte la Gattaccia, le altre due si chiamano davvero così! - spiegò un sorriso deliziato, mentre Lapo se la tirava addosso da dietro, tornando a baciarle il collo. - La Sora Giuditta è romana e il vero cognome della Gattaccia è Gattai. -
- Sono le tre migliori amiche di tua madre, no? -
- Le sue spie. -
Beatrice lo sospirò mentre le mani del ragazzo penetravano la blanda difesa degli enormi pantaloni da freestyler.
Le mani di Lapo sul suo corpo le erano piaciute a pelle, sin dal primo tocco...
D'impatto.
Era come se chimicamente fossero fatti per legarsi in maniera perfetta.
Certo, era strano scoprirsi immediatamente così bagnata dopo neanche due carezze ma, sull'argomento, la sua Mimma era stata più che descrittiva...
A Marina era già successo.
- Forse, alla Mimma potrei anche raccontarlo. -
Così pensò, mentre le dita di Lapo si divertivano a danzare sul cotone teso del suo intimo.
Si muoveva con delicatezza, nonostante le porcate che era solito sparare ai giardini di Campo di Marte con gli altri.
Lì, fra le sue braccia, Beatrice non avrebbe mai attribuito quelle attenzioni a un ragazzo ossessionato dal parcheggiarlo qua e là...
Senza contare le sue arringhe sul sesso orale...
Beatrice fu scossa da un brivido improvviso e un gemito nuovo le sfuggì di bocca.
Adesso, le gambe s'erano fatte più leggere e girarsi nel suo abbraccio divenne un'esigenza. Cercando un nuovo lungo bacio, la ragazza gli si strinse addosso, inebriandosi del suo calore.
- Vorrei toccarti anch'io, ma ho paura di farti male... -
- Farmi male? Scusa ma, chi è il ragazzo fra di noi? -
Lapo lo chiese con assoluta innocenza.
Era dolce che una ragazza si facesse di simili problemi.
Era bello non essere scambiato per il solito maniaco, a priori, solo perché maschio e sveglio.
Certo, quando si abbandonava ai suoi soliti commenti non sperava d'essere assolto, ma talvolta, era irritante come delle perfette sconosciute lo squadrassero dall'alto in basso, prima ancora d'aprir bocca.
Lapo si era sentito giudicare dal gentil sesso molte volte e non sempre era divertente farsi in quattro per passare la selezione...
Alcune ragazze sapevano giocare alla pari.
Altre gli mettevano di fronte una sequela di prove talmente imbarazzanti da mandarle a quel paese, al di là di quanto potessero essere belle o interessanti.
E poi, ecco l'insospettabile Beatrice...
Avvertire la sua mano tremante all'altezza della patta fu più emozionante di qualunque altra volta. Beatrice non lo guardava con occhi languidi o quel fare sfacciatamente malizioso da ragazza disinibita, eppure, lo stava stregando più di qualsiasi fem fatal.
I primi tocchi furono strani, impacciati... quasi dolorosi.
E la pelle infreddolita dalla bassa temperatura non aiutava...
Lapo dovette farsi coraggio e superare quell'imbarazzo ormai perso da tempo.
Usando ogni premura, portò la sua mano su quella di lei, decidendo di guidarla.
Pochi istanti... e poi tutto prese forma.
Ben presto, furono in due a stendersi sul casotto del gas, cercando di stringersi il più possibile.
- Quest'affare è più stretto della testata del letto del Titanic, eppure ci stiamo comunque... - paragonò il ragazzo, schiacciando la fronte contro quella di lei.
- Titanic... come avrà fatto a piacere a tutte! -
- BB... ma sei vera? -
Un bacio impedì a Beatrice di rispondere, e ben presto, Lapo le fu addosso.
Con slancio, tornò fra le sue gambe, affondando di più con la mano.
Le carezze si fecero più intense provocando nel bacino l'istinto di spingere sempre più a fondo...
Dai lombi al basso ventre, una scarica elettrica lo pervase, riempiendolo di un unico pensiero: fattela.
Ma non aveva i preservativi.
Ma non c'era tempo.
Poi, fu come se a Beatrice mancasse il fiato.
Lapo se la ritrovò stretta addosso, tutta tremante e caldissima.
Le dita, ancora a contatto con l'intimità bollente, adesso erano come più umide... bagnatissime.
Che diavolo era successo?
Beatrice si scoprì con gli occhi umidi e i battiti cardiaci accelerati.
Una lacrima rigò la guancia destra, dopodiché Lapo tolse la mano.
- Se entrassi adesso, penso che non sentiresti male, anche se fosse la prima volta. -
- Entrare...? -
Beatrice lo ripeté senza afferrarne totalmente il senso, poi il telefono vibrò nel suo giubbotto.
Edoardo aveva appena scavalcato il cancelletto est del giardino e questo costrinse entrambi a fermarsi.
Suo fratello non aveva niente contro Lapo ma in quelle poche volte che s'erano incrociati non aveva esitato a guardarlo con circospezione, avvertendo la necessità di farsi un'idea del probabile fidanzato di sua sorella.
Perché... loro due erano fidanzati, no?
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