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33. Tradimento

Luca Tolosa se ne stava in piedi, rigido come alla fine di un processo inesorabilmente perso. Nel suo sguardo c'era la tipica aggressività di chi non può far altro che accettare i fatti. Quel completo grigio, quello che indossava nei giorni dove si sentiva fortunato, adesso pareva costringerlo come un abito troppo piccolo.
E poi c'era Amanda.
La sua Amanda sempre sorridente e armoniosa, piegata su una sedia come un fiore avvizzito. Quella donna dai capelli color sandalo e dalle dita lunghe non aveva fatto altro che singhiozzare da quando si erano trovati di fronte a Juri.
E Juri?
Juri se ne stava seduto sul letto con la schiena poggiata ai cuscini, un gran dolore alla nuca, le mani fasciate e lo sguardo perso alla sua destra.

- So che avreste voluto sentire un'altra storia ma... perché mentirvi? - 


Con voce rauca Juri tornò a guardare sua madre negli occhi, dopodiché una lacrima rigò la pelle accuratamente truccata della donna, cadendo giù come la pioggia che imperversava oltre l'ospedale, fuori, dove nubi pesanti s'addossavano nella fredda sera.
Tutto era iniziato a fine allenamento, ai motorini, quando Lombardi e altri titolari l'avevano circondato con intenzioni poco amichevoli. 

- Il Rinascita è una squadra di finocchi

Così aveva esordito Pepi, piazzando lo schermo del proprio Iphone a un palmo dal naso di Juri.
Il colosso dalle spalle larghe e dai grandi piedi aveva usato un tono basso e parlando il labbro superiore s'era alzato particolarmente, mostrando i denti bianchi. Le nere pupille avevano scintillato come in partita, quando schiacciando superava il muro avversario, mettendo a segno bordate da capogiro. 
Juri aveva inarcato un sopracciglio, studiando l'ennesimo post fastidio/scemenza che Facebook accoglieva come fosse materiale da prima pagina. Serrando le labbra, aveva alternato lo sguardo dagli occhi neri del Pepi a quelli degli altri, sintonizzati sul medesimo stato d'animo.

- Lo ha scritto uno del Sesto, quelli con noi perdono sempre con dieci, dodici punti di stacco per set. Volete davvero darci peso? -

Lombardi aveva reagito alle sue parole afferrandolo per una spalla.
La sua testa s'era avvicinata di molto e quasi a fronte a fronte aveva ringhiato sul profilo fermo ma assolutamente in allerta di Juri. 
Poi aveva parlato Edoardo.

- Il coach ha appena lasciato la palestra. -
- Tolosa, non me ne frega un cazzo di quello che fai nella tua vita privata ma non accetto che il tuo culo mi rovini! - aveva minacciato Lombardi, e dietro di lui, altri avevano annuito.
- Tu non conosci suo padre, anzi, tu non conosci nessuno di noi! - 

Di nuovo Pepi; un tipo con il naso aquilino e molti problemi con le belle ragazze.

- Il Lomba viene da una famiglia di carabinieri e suo nonno ha prestato servizio in guerra. Hanno già iniziato a rompere per colpa tua e del tuo ragazzo! -
- Io non ho il ragazzo. - aveva opposto Juri con tono deciso - E non ho mai sbandierato un bel niente di quello che faccio o non faccio fuori di qui. - 
- Un momento, non stai negando di essere un frocio di merda?! - era entrato in gioco Andrea Migliorini, raddrizzando i suoi occhiali da quattrocchi poco credibile. 

Assai basso per giocare in una squadra di serie, il difensore aveva puntato le sue grosse mani robuste sulle anche solide e scuotendo la testa carica di neri ricci crespi, aveva assunto un'espressione quasi commiserevole.

- La mia inclinazione sessuale non vi riguarda. - 
- Hai mollato quella gnocca di Sara per farti fare il culo da quel frocio rifinito di Lamberti. - aveva ripreso Lombarti; ora ridendo in maniera isterica, adesso tornando a ringhiare. - Mi dai la nausea, Tolosa! -
- Basta, questa conversazione finisce qui! - 

Così aveva provato a dire ma uno spintone fu la risposta di Migliorini e tutti gli furono addosso.
Mani, gambe, fiato... urla.


- Poi credo di aver battuto con forza la testa. Non so dirvi quanto male volessero farmi... ultimamente mi ero accorto che qualcosa non andava. - finì Juri, tornando al presente. Una mano sfiorò la ferita alla testa mentre gli occhi cercarono di nuovo la loro comprensione.
- Non ti toccare. - suggerì Amanda.
- Gay. Gay. - sospirò suo padre, rabbrividendo come se quella parola gli provocasse un forte disturbo - Vedi? Ecco i problemi e i fastidi di cui ti parlavo! -
- Luca, adesso no. Juri è... traumatizzato! - ansimò la donna - E' stato accerchiato dai suoi compagni, lo hanno aggredito a parole e... e anche a gesti! Seppur lui... lui non abbia nemmeno il segno di un pugno... - proseguì la donna, alternando lo sguardo fra i due uomini della sua vita.
- In ogni caso, porterò tutti in tribunale con gravi, gravissime accuse! - si ripromise Luca, continuando a fare avanti e indietro per quell'ala stranamente silenziosa del pronto soccorso.
- Ma... io non so se loro volessero... -
- Ti hanno chiamato frocio di merda, questo non ti basta?! - parlò sopra suo padre, facendogli abbassare lo sguardo. 


Juri tirò le ginocchia al volto, dopodiché domandò del suo cellulare scoprendo di non averlo più.
Voleva chiamare i suoi amici.
Voleva chiamare Damiano.
Voleva che qualunque cosa stesse crescendo dentro di lui, smettesse di farlo.
Era stato circondato, aggredito, sbattuto contro un muro... eppure non riusciva a versare una lacrima o a sentirsi in qualche modo sfiorato dagli accadimenti. Era come se qualcosa si fosse congelato dentro di lui.

- Quindi, hai saltato gli allenamenti per le angherie dei tuoi compagni? - riprese Amanda, usando un tono dolce.
- Di punto in bianco hanno iniziato a farmi sentire sgradito. Erano sempre molto educati ma nessuno scherzava più con me. - 
- Tutti quanti? -
- Più o meno. Alcuni, probabilmente non sapevano niente, ma s'era come creato un tacito accordo. Del Lombardi hanno tutti un po' paura. - descrisse Juri, poco prima di strusciarsi le tempie e di levare lo sguardo oltre la tendina che lo isolava dal resto dei letti del Pronto Soccorso.


Rocco, Marina e Damiano erano lì, in piedi, tanto tremanti quanto incerti sul da farsi.
Un'infermiera s'era affacciata per domandare se fosse il caso di far passare anche loro e adesso se ne stava in attesa di un rapido cenno d'assenso. Luca corrucciò la fronte e strinse i pugni.
I suoi occhi blu, identici a quelli del figlio, trapassarono quelli grigi di Damiano, chiaramente palpitanti di domande e di frustrazione.
Un brivido freddo pervase la schiena del ragazzo, mentre Marina si allacciava al braccio di Rocco, come se avesse intuito qualcosa. Fu Amanda a evitare ogni possibile reazione del marito e dopo essersi asciugata gli occhi, invitò Luca a lasciare da soli i ragazzi per un caffé. Ma il sorriso che rivolse a Damiano fu molto diverso da quello che usò per Marina e Rocco.
Damiano lo percepì distintamente ma non abbassò lo sguardo.
Avvertiva forte e chiaro il peso della colpa che voleva imputargli ma non ci sarebbe riuscita, almeno, non senza conoscere tutta la storia... 
E la storia stava lì, negli occhi di Juri, adesso persi nel nulla.
Damiano ebbe quasi timore ad avvicinarsi. Il passo rallentò a poco a poco, fin quasi a urtare Marina, un metro dietro di lui. 

- Non dovevate venire... -

Juri si rivolse loro come se fosse stato ricoverato per un intervento programmato ma le lacrime della compagna di classe cancellarono subito quella specie di falsa, sortita fuori per chissà quale bisogno.
Marina gli allacciò le braccia al collo e con rumorosi singhiozzi sfogò tutta la sua preoccupazione. Fu allora che Juri avvertì rompere qualcosa, un qualcosa che dal petto rimbombò per tutto il corpo, portando seco gli sguardi minacciosi dei suoi compagni.
E i ringhi.
E le mani sul suo corpo, sin troppo opprimenti.
Poi lo strusciare delle scarpe sul ghiaino.
Un corpo troppo addosso...
Il fiato di Lombardi sulla propria bocca.
Dolore.
Buio.
Juri si ritrovò le guance cariche di lacrime, lacrime che sul principio non seppe se attribuire a se stesso o alla ragazza, poi, un tocco gentile di Rocco invitò Marina a calmarsi.

- Hai detto tutto ai tuoi, non è così? - esordì Damiano, dopo un lungo e basso respiro - L'ho capito dai loro occhi e sapendo della pallavolo, beh, ho fatto i miei conti. Ti hanno aggredito perché sei gay. - 
- I fatti sono un po' più complicati. - corresse Tolosa, seppur annuendo - Cioè... non so se m'avrebbero picchiato o se si sarebbero solo limitati alle minacce verbali. So solo che mi hanno spinto al muro e che ho perso i sensi, ma dopo, nessuno mi ha preso a calci e... quindi, magari... - 
- Hanno fatto di peggio. - parlò sopra Damiano, tirando fuori il proprio cellulare - Sempre che da svenuto tu non abbia deciso di diventare qualcun altro - 

Tu: Ciao, è difficile spiegare quello che sento per gli altri. In generale, io... sono pessimo nella gestione dei sentimenti. La morte di Mirko mi ha... mandato fuori di testa anche se sono stato spesso bravo a nasconderlo. Io sotterro tutte le sofferenze ma queste poi scavano e fanno buchi. Sono come tarme , e prima o poi, il legno cede sempre. Stavolta non mi va di cadere. Ti ho ignorato dopo il compleanno di Neri. Dopo il diario. Tu non hai colpa. Sono io. Sono io... ma non ti sto scrivendo per piangere sulla tua spalla. Vorrei parlarti dal vivo, Juri. Ho anche rivisto Ruben ( poi ti dirò meglio ) e... ho DAVVERO bisogno di un sano confronto con te. Vediamoci.
Juri: Ok, parliamone.
Juri: Comunque, sei davvero un cavernicolo a usare gli SMS
Tu:...buongiorno, Principessa.
Juri: La tua ^_- Dai, vediamoci subito. Sono ancora bello fresco di doccia. Ci facciamo una birra?

- Hai... hai rivisto Ruben?! - esclamò Juri, come se quel fatto avesse più importanza del resto. Una poderosa fitta alla testa sembrò ripristinare il valore degli eventi. 
- Lascia perdere Ruben! - proseguì Damiano, prendendolo per le spalle  - Quelli hanno il tuo cellulare, conoscono il tuo pin e chissà cos'altro stanno combinando...! -
- Dio! Perché la mente umana regredisce davanti all'avanzare della tecnologia? - brontolò Rocco, mentre già Marina si connetteva a Instagram, dove una foto a petto nudo di Tolosa era seguita da commenti spinti.  -

Juri divenne paonazzo.
Non poteva crederci.
Non poteva.
Qualcuno aveva il suo cellulare e conosceva il suo pin. Chi?
Chi si stava divertendo a ridicolizzarlo in quel modo?
Chi lo stava trattando come se non avesse né voce né volontà, esponendolo a chiunque possedesse un account Facebook, Instagram, Twitter...?
Gay.
Gay.
Gay.
Contenuto pubblico.
Adesso lo sapeva tutto il mondo.
Gocce di sudore sulla fronte e Juri prese a tremare...

- Mi... mi manca l'aria... -

Si afferrò con forza la gola mentre tutto prese ad affollarsi nello stesso momento con la medesima irruenza. 
Damiano Lamberti. Sara che viene asfaltata da Damiano per le sue cattiverie. Sara che giura vendetta iniziando a sbandierare l'omosessualità di entrambi sui Social. Il suo infortunio. I suoi compagni di squadra che cambiando atteggiamento. Qualcuno forse sa qualcosa. Claudio che lo mette alle strette perché sa. Claudio e Marina che lo accettano per quello che potrebbe essere..
Edoardo che lo canzona e che lo mette in guardia al tempo stesso.
La rissa al compleanno di Neri.
Il ragazzo morto.
Le sue esperienze sessuali con Damiano.
Damiano che non vuole impegni.
Ruben.
La pallavolo che fa sempre più schifo.
Il disprezzo dei suoi compagni.
La rissa.
Il buio.
Le lacrime dei suoi genitori.
La diffamazione pubblica.

- Muoio... -

Un ansimare strozzato e poi la pressione alle stelle.

- Sono gay e sto morendo... -

Medici e infermieri accorsero fulminei e per quel giorno non fu più possibile parlare con Juri.



Damiano maledì se stesso per aver mostrato quei messaggi con tanta leggerezza. Era giusto che Juri sapesse ma forse avrebbe potuto trovare un momento migliore. Imprecando qualcosa d'incomprensibile, scagliò un pugno contro il vetro del distributore e Rocco si vide costretto a bloccarne un secondo e un terzo.
Guardandolo dritto negli occhi lo richiamò con fermezza, riuscendo a farlo ragionare davanti agli occhi gonfi di Marina.
La ragazza, sempre più provata, s'era raccolta in un angolo, abbracciandosi la pancia per la nausea.
Una persona mal intenzionata aveva accesso a tutti i Social di Juri.
Un volto cattivo stava pubblicamente gettando fango su di lui.
Come difendersi?

- Dobbiamo dirlo ai suoi genitori. - esclamò decisa, scontrandosi con tutto il disappunto di Damiano.
- Fantastico! Così, dopo essere stato aggredito e diffamato pubblicamente, gli diranno pure di non vedermi! Juri ne uscirà talmente devasto che non ci metterà due secondi a ripetere la storia di Zack...! -
- Non dirlo neanche per scherzo, Dam! - schizzò su la ragazza, ritrovandosi l'immagine del corpo esanime di Mirko davanti agli occhi. Trasalendo, fece qualche passo per la stanza, come se avesse freddo - Juri...! Juri non ripeterà mai un gesto del genere... -
- La situazione è troppo grave per non chiedere aiuto, Damiano. Marina ha ragione. -
- Voi non potete immaginare che razza d'inferno diventerà la vita di Juri... - profetizzò Lamberti, ormai fossilizzato sulla propria visione - Vedrete quanti divieti imporrà paparino bello, pur di evitare che io o chiunque altro s'avvicini al suo preziosissimo figlio. Calpesteranno la sua felicità e senza rendersi conto gli faranno più male di chiunque... -

Damiano avrebbe avuto molto altro da aggiungere, ma non ne ebbe modo.
Il suo sguardo e quello del signor Tolosa si erano incrociati nuovamente.
Stavolta, negli occhi di Luca non v'era solo rabbia ma anche delusione. Damiano strinse i pugni e con la sfacciataggine che è propria degli adolescenti non s'azzardò a muoversi.
Credeva veramente alle sue parole.
Con le labbra tese e il corpo rigido, il signor Tolosa si prese qualche istante per squadrare quel ragazzo che già aveva conosciuto. Un aspetto ordinato si sommava a una corporatura decisamente maschia. Non aveva niente di quello che solitamente il costume sociale identifica come possibili caratteristiche gay.
La sua voce, i suoi modi, la sua camminata...
Damiano appariva in tutto e per tutto un comune adolescente maschio eterosessuale.
Eppure...
Eppure con il suo Juri...

- Le visite sono sospese fino a domani. A breve lo porteranno in reparto. Ha avuto un attacco di panico, una reazione del tutto normale, nel suo caso. Rasserenatevi, per quanto possibile. - spiegò un tono calmo.
- Ma domani pomeriggio possiamo venire a trovarlo? - domandò Marina.
- Certamente. - sospirò Luca, alternando lo sguardo dalla ragazzina a Damiano, quasi volesse aggiungere qualcosa. - Sapete già come tornare a casa? -
- ...Mi accompagna Dam. -


Mi accompagna Dam...
Rocco era già nel suo letto quando quella vocetta odiosa tornò a risuonargli nella testa per l'ennesima volta. Il vibrare del cellulare sul comodino faceva a gara con il fastidio del repentino cambio di Marina.
Cos'era, lui e suo padre non andavano più bene?
Damiano era palesemente gay, ma tale consapevolezza non gli impediva di girarsi e rigirarsi nel letto, immaginando la bella seduta sul sedile anteriore della macchina di un altro con tutte quelle cosce scoperte.
Marina aveva delle belle gambe.
Gli piaceva la forma delle gambe di Marina. Lamberti era chiaramente gay.
Chiaramente?
Marina si chinava sempre in avanti quando stava seduta, forse per sfoggiare volutamente la generosa scollatura dei suoi indumenti. I gay gettano l'occhio sui davanzali delle ragazze?
Può un ragazzo di diciotto anni essere già dannatamente sicuro della propria inclinazione sessuale?
Erano già le due quando Rocco si alzò per andare in bagno usando l'applicazione torcia per farsi strada. Le chiamate di Clarissa erano arrivate a trentasette e i messaggi a cinquantatré.
Ma anche la chat di Marina era attiva.

Marina: sono andata con Damiano per tenerlo a bada. I suoi genitori non lo controllano per niente e lui è il classico tipo che in situazioni del genere potrebbe mettersi nei guai. E' un bravo ragazzo ma se va fuori di testa potrebbe combinare non poche cazzate. Buonanotte e a presto.
Tu: E non ti è venuto in mente che una volta riaccompagnata a casa, potrebbe comunque fare quello che vuole?

E mentre l'invio del messaggio si accompagnava al rumore dello sciacquone, oltre la piccola finestra del bagno, qualcuno levò lo sguardo alla sua stessa luna, già sdraiato a pancia sotto nel proprio letto, con i piedi fuori dal piumone e la schiena scoperta.
Accanto, una figura più piccola se ne stava raggomitolata di fianco, con il volto illuminato dallo schermo dell'Iphone.
Nel silenzio assoluto della stanza, una maglia troppo larga scivolò su una graziosa spalla ossuta, vestita unicamente da uno spallino sottile di raso viola.
Damiano si girò in quello stesso istante e con una strana espressione in volto, osò:

- Perché non gli scrivi che stanotte mi terrai letteralmente legato al letto? - 


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Finale burlone, ma prima di prendere fucili, lupare, cannoni, spade laser o quant'altro aspettate il seguito... solo allora potreste deporre le armi o... raddoppiare l'arsenale!
A presto.

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