23. Sensibilità: sostantivo maschile
- Voglio provarlo con te. -
E' un po' luogo comune pensare che tutti i maschi siano maiali affamati di sesso.
E' uno stereotipo identificare un ragazzo di diciassette anni come un morto di figa, pronto a dir di sì a qualsiasi offerta sessuale.
Avere un paio di testicoli non è sinonimo di insensibilità.
Chiuso nel garage della provocante Cristina, con le chiavi del motorino fra le mani e ancora la sensazione del casco integrale sulle guance, Claudio si ritrovò a domandare alla bella se avesse capito bene.
Cristina frequentava una scuola privata e, fin dai primi approcci, era stata molto chiara su ciò che volesse da un ragazzo. Con quel suo visino alla Lucy Hale e il corpo perfettamente proporzionato appariva come la classica ragazza trofeo, una di quelle che chiunque avrebbe sfoggiato con orgoglio.
Messaggio dopo emoticon, Claudio era arrivato al loro appuntamento tutto galvanizzato.
A diciassette anni le esperienze di un certo tipo non sono mai abbastanza.
Baci, carezze, tocchi arditi ed esplorazioni in zone buie eccitano come certe droghe capaci di crear dipendenza ma... nessuno è fatto solo di carne.
- Se tu usi la bocca con me anch'io la userò con te. -
Cristina lo aveva proposto come se fossero in un hot film all'italiana per adolescenti.
Il sangue era andato al cervello ma il cuore s'era fermato di colpo.
Claudio, rigido nei suoi jeans scuri, sentì la felpa degli Avangesrs stringersi al costato e respirare si fece difficile.
La voglia di provarci c'era, ma come negare quella forte sensazione di smarrimento che si frangeva nei grandi occhi malandrini di lei?
Cristina era fin troppo sicura di se stessa.
- Dritta al sodo, tu... - borbottò un finto tono disinvolto.
Avanzando nel piccolo garage, Claudio superò una vecchia Kawasaki mezza smontata e alcuni scaffali di prodotti in scatola ancora sigillati. Respirando piano, scivolò dalle lattine dei ceci alle panciute bottiglie d'olio, dopodiché tornò a fissare la provocante conoscenza.
- Mi hai scritto che i tuoi sono in casa. Sei sicura che non scenderanno? -
- Sicurissima. -
- Ma qui sotto è pieno di cibo. E se a tua madre venisse voglia di recuperare... che ne so... lo zucchero?! Avete lo zucchero per la colazione di domattina? -
- Non sei il primo ragazzo che porto qui sotto. - spiegò un caldo sorriso, mentre un tocco libertino conduceva la mano alla fibbia dei jeans - Allora? -
Claudio affondò gli incisivi nel labbro inferiore e annuì più volte.
Le nocche bianche di Cristina sembravano bruciare contro il suo addome, mentre quelle sue dannate pupille senza paura continuavano a sondarlo dal basso verso l'alto come se fra i due, la ragazza fosse lui.
Soggezione. Quel musetto adorabile senza difetti lo stava letteralmente mandando in tilt.
- Hai già fatto baciato una ragazza là sotto? -
- Certo. - mentì spudoratamente.
- Allora, perché non me lo racconti? -
L'invito di Cristina fu accompagnato da un giocoso girellare su se stessa, seguito da un abbraccio grazioso e da un mezzo lancio sul divano. Claudio si lasciò trascinare, ritrovandosi seduto su quel che restava di un voluminoso mobilio anni sessanta in finta pelle lucida.
Cristina lo fissava con la classica espressione di chi ha voglia di rompere i soliti schemi, incurante di qualsivoglia conseguenza.
- Ero al mare e c'era questa ragazza con la quale si flirtava già da un po'. - descrisse convinto, facendo sua una vicenda di Lapo. - Ci fissavamo con discreta insistenza da giorni. A lei piaceva abbrustolire al sole come una lucertola mentre io seguivo sul cellulare gli aggiornamenti del calcio mercato. Il primo incontro avvenne in acqua, quando non so dirti chi dei due seguì l'altro. La sera, in passeggiata, ci trovammo quasi per scherzo e... sarà che al mare viene tutto più facile, ma lì... combinammo subito. -
Cristina annuì più volte, poi strinse gli occhi come se una voce dentro di sé stesse valutando a sua volta le parole del ragazzo. V'era un silenzio irreale fra le mura giallognole di quel seminterrato, illuminato da una misera 45 watt e dallo schermo acceso di un PC.
- E quella sera... sei riuscito a farla venire? -
In gola, il riso si mescolò a una chiara esclamazione di sorpresa.
Alzarsi in piedi e iniziare a girellare in prossimità dei ceci fu un modo come un altro per scaricare i nervi. No, la tensione non poteva fottergli un'occasione del genere...
Cristina era bella e anche lui aveva voglia di fare quel che Lapo gli aveva narrato più volte.
Cristina era disponibile e senza impegno, dunque, perché diavolo stava facendo il coglione?
- Scusa Cri, non sono abituato a sentir parlare in maniera tanto diretta. -
- Lo so. Preferiscono tutte fare le false santarelline. - osservò lei, abbandonandosi allo schienale del divano. - Vuoi una birra dal pozzetto? -
- C'è anche un pozzetto, qua sotto? -
Cristina gli fece cenno di servirsi e Claudio pensò che una rossa avrebbe potuto aiutarlo a farsi uomo. Aveva ricamato molto su quel venerdì sera e già pregustava quel magico momento dove avrebbe raccontato ai suoi amici di questo e di quello... facendoli morire d'invidia.
Stavolta, sarebbe stato lui il fortunato...
Ma ecco spuntare una bottiglia di Baileys oltre i colli lunghi delle Forst Sixtus e qualcuno che aveva bellamente ignorato per tutto il giorno comparve come un fantasma.
Claudio avvertì lo stomaco stringere ma assai leste furono le labbra ad affogare ogni ripensamento nella doppio malto.
Cristina, intanto, accavallava le gambe seminude con aria scettica. Ora giocherellando con gli strass della gonna, adesso puntando i talloni sulle mattonelle poco pregiate del garage, fissava il calciatore in attesa di una sua mossa.
- Ti sei rilassato? -
- Non sono nervoso. -
- Dici? - schernì dispettosa, decidendo di togliersi il maglione per rendere il gioco ancor più interessante - Non sembri il ragazzo della chat... -
Claudio avvertì la gola seccare davanti a quelle grosse e voluminose rotondità a malapena coperte da un reggiseno che ben poco lasciava all'immaginazione. La trina, nera e particolarmente trasparente, non si faceva più fitta neanche in prossimità dei capezzoli.
Capezzoli... quand'è l'ultima volta che ne aveva visti un paio?
Un divertente pomeriggio al mare gli sovvenne all'eco di un ceffone ben assestato.
Il triangolo di Vittoria era stato portato via da un'onda più forte delle altre e lui s'era trovato tanto a portata del suo imbarazzo quanto della sua rabbia.
Poi c'erano stati anche i capezzoli di Martina, durante una piccante pomiciata nei bagni del cinema, ma ogni momento legato a Vittoria Carboni sembrava incidersi nella sua mente con maggior prepotenza.
- Vieni? -
La voce suadente di Cristina lo riportò alla realtà e come il vetro della tedesca incontrò il pavimento rossastro, le sue labbra iniziarono a discendere dal collo al seno di lei.
Claudio avrebbe voluto iniziare con il classico bacio, ma Cristina aveva sollevato il mento a un soffio dal suo respiro, facendogli tacitamente intendere di voler ben altro.
Genitori moderni: sono belli, non smettono di divertirsi nonostante l'arrivo dei figli, conoscono le lingue straniere, lavorano sodo e si tengono addirittura in forma...
Lasciano spesso i figli da soli a casa.
Osservando sua madre e suo padre, Vittoria trovava in loro un esempio da seguire, tuttavia, quando il silenzio calava fra le mura domestiche, in serate del genere, qualcosa le strideva dentro.
Certo, se quel venerdì sera, scivolando in soggiorno, avesse trovato sua madre a leggere di fianco alla vetrina, comunque non le avrebbe raccontato niente di lei e di Claudio, ma la cosa avrebbe fatto la sua differenza.
Magari, un abbraccio glielo avrebbe dato...
Si sentiva irragionevolmente triste e, dandosi della stupida, vagava per casa alternando lo sguardo dal cellulare alle vecchie foto. Mordicchiandosi le labbra, si chiedeva perché avesse rifiutato l'invito di Beatrice o perché non si stesse avvantaggiando con le tavole di anatomia, ma quel girellare indolente da una stanza all'altra sembrava l'unica cosa da fare...
Poi, Somethings dei Beatles partì per l'ennesima volta.
Era tutta la sera che ascoltava a ripetizione la canzone del suo primo vero bacio.
Ora felice. Adesso arrabbiata.
Adesso... furibonda.
Vic: Sei solo una grandissima testa di cazzo.
Se Claudio lesse quel messaggio, non fu per l'avviso di notifica...
Ormai scaldato, s'era finalmente abbandonato alla provocante Cristina, e più che soddisfatto d'avercela stesa addosso, aveva allungato una mano alla tasca del giubbotto per controllare l'effettiva presenza di un alleato indispensabile per salvaguardare salute e progenie inattesa...
Il cellulare era balzato fuori, per terra, su sfondo durex, scivolando fra jeans, felpa e braccialetti.
Inizialmente, Claudio ignorò la 'sì eloquente infamia e, con un certo sadismo, mise a confronto l'infantile atteggiamento della sua Vic con le super attenzioni da donna di Cristina.
Vittoria era solo una bambina capace di scrivere messaggini litigiosi.
Cristina era una bomba sexy che non si vergognava di baciarlo dappertutto.
Vittoria era una ragazzina petulante, lunatica e manesca.
Cristina era diretta e sapeva molto bene dove era bene allungare le mani...
- Ma sei ancora moscio?! -
'sì inequivocabile esclamazione gli gelò il sangue.
Claudio si bloccò immediatamente, rimandandole un'espressione esterrefatta.
Tenendola per le spalle, si soffermò un attimo sul proprio corpo e dunque lasciò rimbalzare uno sguardo adirato da se stesso a lei.
Indignato, la spinse via, e in uno strano misto di rabbia e di nervosismo, prese a rivestirsi. Cristina scoppiò a ridere e, nel vano tentativo di recuperare la situazione, provò ad abbracciarlo. Gli disse di aver detto quelle cose solo per scaldare la situazione e che non era assolutamente sua intenzione prenderlo in giro o dubitare della sua mascolinità... ma Claudio non riuscì a risponderle.
In testa, era come se un essere informe urlasse e ringhiasse.
In tutto il corpo era un fuoco e un bollore tale che se lungo la via del ritorno non andò a schiantarsi, fu solo una casualità.
I segnali stradali... i semafori... ce n'erano da casa di Cristina a casa propria?
Quella sera, Claudio non avrebbe saputo raccontarlo.
Con gli occhi gonfi di lacrime, di rabbia e di vergogna, aveva solo voglia di mettere le mani addosso a qualcuno.
Cristina era stata una vera stronza.
Il suo corpo non aveva funzionato.
Cristina l'avrebbe certamente deriso.
Il suo corpo non aveva funzionato.
Non ci sarebbe stata alcuna super avventura erotica con la quale farsi grosso perché per la prima volta in vita sua, il suo uccello non aveva risposto al richiamo di un meraviglioso corpo femminile.
Claudio sentì una lacrima solitaria rigargli gli occhi e con rabbia se la strappò via dalla guancia, graffiandosi la pelle con il cinturino dell'orologio.
Non sentiva più nulla.
Non voleva più sentire niente.
Anche il pensiero di non essere riuscito a rimettere al suo posto quella... fottuta troia, adesso, s'era aggiunto agli elementi negativi.
Ma... possibile?!
L'orgoglio mordeva e lui non sapeva a chi dare la colpa.
Emettendo un suono non dissimile dal ringhio di una bestia, Claudio tirò un gran calcio all'ombrelliera, facendola rotolar giù per i pochi gradini del pian terreno. Le chiavi di casa gli sfuggirono di mano, mentre la luce del condominio s'accendeva, e oltre le sue spalle, una figura femminile faceva la sua comparsa.
I grandi occhi spauriti di Vittoria si persero in quelli gonfi e arrossati di Claudio, adesso furibondi e affatto rassicuranti. La rossa, stretta in una coperta di pile, rimase immobile sull'uscio, fissandolo fin quando anche l'ultimo ombrello non ebbe terminato di ruzzolar giù.
- Tutto bene? -
- Ma ti pare, piccola stronza?! E' solo colpa tua! -
Decretato ciò, Claudio sbatté la porta e Vittoria se ne rimase così, disorientata, nello spandersi di un rumore tanto assordante da scatenarle un tremore ingiustificato in tutto il corpo.
Che diavolo era successo a quella specie di fratellastro mancato?
Perché se l'era presa con lei?
Per quale motivo l'aveva guardata in un modo tanto cattivo?
Spaventata, Vittoria corse a chiudersi in camera sua, girando la chiave in modo che Claudio non potesse farle alcuna brutta sorpresa.
Claudio aveva le chiavi di casa sua e lei non poteva tirare il catenaccio del portone perché non sapeva a che ora sarebbero tornati i suoi genitori.
Tremando, la ragazza si ficcò nel letto e rilesse l'ultimo messaggio spedito.
Poteva avercela con lei per una frase del genere?
Possibile?
No.
Vittoria non poteva sapere che era più facile spiegare il proprio fallimento fisico dando la colpa al suo ricordo, piuttosto che accettare la propria umanità.
Come ogni adolescente maschio, Claudio avrebbe voluto essere una sorta di stallone irrefrenabile, sempre sul pezzo, ma non era che un ragazzino...
Quella sera, una ragazza troppo disinibita per lui l'aveva messo in soggezione, privandolo della naturalezza con la quale è bene approcciarsi alla conoscenza del corpo di un'altra persona.
Claudio s'era sentito sotto esame e l'ansia da prestazione aveva giocato la sua parte.
Claudio non era stato messo a suo agio e niente aveva funzionato come avrebbe dovuto, anche se la voglia c'era tutta.
Anche se in passato, le sue parti basse avevano reagito per molto meno.
- Dopo aver baciato Vittoria, ce l'avevo così duro che ci avrei potuto montare un armadio dell'Ikea...! Possibile che stasera... ma.. fanculo! Fanculo a quella troia! - continuava a borbottare fra una stanza e l'altra, senza curarsi della presenza o dell'assenza dei suoi genitori.
Lui non aveva mai rimuginato sull'attivissima vita sociale dei propri vecchi, bastava solo che non gli facessero trovare l'anziana nonna in casa, da badare, a tradimento.
- Io non sono malato. Io sto bene. Io non devo andare da un fottuto dottore del pisello... da un... un ginecologo per maschi! -
Ormai così sudato da poter competere con un maratoneta, Claudio prese il telefono e digitò il numero dell'unica persona alla quale avrebbe avuto il coraggio di raccontare un simile casino.
Non poteva parlarne con Lapo: ne andava della sua dignità.
Non poteva sfogarsi con Neri: l'avrebbe preso in giro.
Non poteva piagnucolare sulla spalla di un qualunque suo compagno di squadra: sarebbe stato certamente ridicolizzato per mesi, nelle docce.
- ...Pronto? -
- Oh! Juri... meno male che sei ancora sveglio... è successo un vero casino e... ma perché hai il fiatone? -
- Che? Fiatone? No... no... sono con Dam, tutto tranquillo. -
- ...Ah, Dam! Ma... di venerdì sera... ok, comunque, senti, io... stavo giusto con Cristina quando... ma... ah, fanculo anche a voi! Froci maledetti! Scommetto che a voi non vengono problemi di erezione! Cazzo! Ma... io non sono gay... no... non lo sono! ...Stasera non è successo niente! ... No! Beh, fanculo! A domani a scuola, ciao! Mi fa rabbia, ma se almeno tu stai trombando sono felice...! Ti voglio bene... -
Disteso sul sedile passeggeri della macchina di Damiano, Juri si scoprì a fissare il cellulare con espressione incredula. Mancavano quindici minuti allo scadere del coprifuoco e con giacche, golf e camice sbottonate, lui e Damiano avevano deciso di concedersi qualche coccola speciale sotto le stelle, a due passi dall'isolata villetta dei Tolosa.
Ridacchiando, il biondino se ne stava con il mento appoggiato ai pettorali del libero, fissandolo con le sue labbra gonfie e umide di baci a schioppo.
- Ti ha sentito e se l'è presa, Dam. -
- Non si risponde al cellulare, quando si stanno facendo certe cose... -
- Forse, ma... è stato comunque maleducato. -
- Il maleducato sei tu! - giocò Damiano, fingendosi risentito - Prima mi regali una serata da sogno alla Galleria dell'Accademia, poi, quando la situazione inizia a farsi calda, ecco che rispondi al telefono... che insensibile! -
- Ho guardato solo perché pensavo che fosse mia madre. - spiegò Juri, ancora frastornato da tutta quella confusione - Il pollice m'è scivolato su " rispondi " per...
- Perché ti ero troppo addosso. - parlò sopra un tono ammiccante, seguito da un nuovo assalto.
Juri non riuscì più a spender parole sull'accaduto ma di certo non avrebbe dimenticato i guai del suo carissimo amico...
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Il titolo del capitolo offre un'analisi grammaticale del termine " sensibilità " volutamente errata per abbattere uno stereotipo che spesso dipinge i ragazzi solo come dei bifolchi proiettati solo sul sesso.
Immagine del capitolo: " nudo maschile " di Egon Schiele
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