19 Io Sono Diverso
Non aveva parole.
Non aveva parole per descrivere ciò che gli stava squarciando il petto.
Delusione. Dolore. Sensazione di profondo tradimento.
Tornare agli allenamenti dopo l'infortunio aveva portato seco brutte sorprese, e quel suo cuore gonfio per l'atteggiamento di Damiano c'entrava ben poco...
La squadra era andata avanti senza di lui.
La squadra si era adattata a un nuovo sistema di gioco forse più efficace del precedente.
Lo avevano sostituito strappandogli quel senso di unicità con il quale aveva vissuto la sua vita sino a quel momento.
Juri Tolosa, figlio unico di Luca e di Amanda.
Juri Tolosa, eccellente studente sin dal primo giorno di scuola elementare.
Juri Tolosa, grande amico con il quale è impossibile litigare.
Juri Tolosa, libero titolare del Rinascita Volley...
Adesso, Edoardo aveva preso il suo posto.
La decisione non era ufficiale ma già il Mister gli aveva accennato che non avrebbe giocato le partite di mercoledì e di sabato con la scusa di fargli riprendere il ritmo.
Juri non ci aveva creduto.
Le parole del tecnico erano suonate quasi bugiarde mentre tutto il reparto d'attacco del Rinascita Volley sembrava trovarsi meglio con Edoardo, piuttosto che con lui.
- Scusate se non mi va di frequentare l'Otel con voi. -
Juri si era ripetuto questa frase molte volte.
Al Rinascita Volley non aveva coltivato grandi amicizie.
Fra lui e i suoi compagni di squadra c'era armonia, ma al di là del rettangolo di gioco, non v'erano contatti. Più volte, Edoardo e gli altri l'avevano invitato per locali, ma Juri aveva declinato.
Edoardo, Simone e chiunque altro in quella società concepiva le uscite al solo scopo d'imbroccare e locali come l'Otel erano perfetti.
La maggior parte delle ragazze sembrava in vetrina fra le note di quel grosso disco-pub quasi chic. Bastava sedersi da una parte per rifarsi gli occhi fra scollature vertiginose e sederini strizzati in tubini da capogiro.
Peccato che la musica fosse troppo alta.
Peccato che occorresse pagare più di dieci carte per entrare.
Peccato che Juri non amasse investire tante energie alla disperata ricerca di gnocca...
- Evidentemente, ho fatto la scelta sbagliata. - si era detto durante la via del ritorno - Il feeling sul campo va ben oltre la singola bravura. Edoardo e gli altri si divertono molto più di me, sotto rete. Si conoscono meglio. C'è più armonia. Sono più simili. -
E più ragionava in questi termini, più avvertiva qualcosa divorarlo.
Aveva giocato la partitella d'allenamento come libero delle riserve, perdendo un set dietro l'altro in mezzo a compagni che forse giocavano con ancor meno convinzione degli altri titolari.
Edoardo gli aveva rubato il posto, seppur non ci fosse ancora niente di definitivo.
E mentre l'umore si faceva più nero, ecco la sfortuna accanirsi davanti alla porta di casa.
Amanda aprì il portone all'eco di un rabbioso vaffanculo al mondo, mentre un Samsung d'ultima generazione si schiantava a terra, ruzzolando per i cinque gradini di pietra che separavano la villetta dal grazioso giardino di lastroni bianchi.
Fra i ciclamini autunnali e i settembrini più vigorosi, lo schermo del cellulare di Juri si scheggiò irrimediabilmente.
Già innervosito dalla pessima giornata, schiantò a terra lo zaino ed esplose come un pazzo. Sua madre e suo padre furono costretti a trascinarlo dentro, ma in casa non furono che litigi.
Amanda e Luca ce la misero tutta per mantenere la calma, ma Juri era incontenibile.
Solo verso le undici, dopo una cena saltata e qualche porta sbattuta, sua padre si ripropose.
- Non puoi valutare un percorso sportivo da un unico allenamento. Vedrai che nel giro di un mese, sarà di nuovo Edoardo a fare panchina. -
- Io sono strano, babbo. Sono diverso. -
Quelle parole gli uscirono quasi spontaneamente.
Ora disteso sul letto, a pelle morta, Juri parlava con espressione stremata.
Aveva pianto e urlato disperatamente, vomitando una tensione che andava ben oltre la questione pallavolo.
Luca non comprese il senso di 'sì strana affermazione ma fu abbastanza sensibile da non lasciarla cader lì, nel vuoto.
- Diverso da chi? -
- Da tutti loro. - proseguì Juri, continuando a tenere gli occhi chiusi - Io non frequento i locali per morire dietro alle ragazze. Io non spendo cinquanta euro a settimana per fottermi il fegato con i cocktail e sperare che una rizza cazzi mi faccia toccare una tetta. -
- Perché stiamo parlando di ragazze? -
- Perché sono fuori dal gruppo. Edoardo non è più bravo di me, ma Simone gli vuole più bene, e questo, per quanto sia assurdo, fa gioco di squadra. Tutti i titolari escono insieme. -
- E tu no. -
- Nessuno ha deciso di tagliarmi fuori a priori, però... io non me la sono mai sentita e adesso me ne pento. Avrei dovuto fare uno sforzo e investire di più sulla squadra. -
- No, Juri, non è questo il modo di farsi accettare nei gruppi. - osservò suo padre, adesso accarezzandogli i capelli. - Ma... adesso capisco perché sei tornato in simili condizioni. -
- Mi fa male la testa... -
- Se vuoi prendere una Tachipirina, prima mangia qualcosa. -
- Mi passerà dormendo. - sospirò Juri, ora scaraventando via le scarpe. - Mi faccio veramente schifo. -
- Domani la situazione sarà meno nera e tu avrai più neuroni per ragionarci su. Fidati di me. -
I tempi della ragione non sono i tempi dell'emotività.
Nonostante il chiaro sostegno di suo padre, quella notte, Juri ebbe un sonno disturbato.
Incubi terribili lo scoprirono espulso dal Rinascita Volley mentre in altri cercava di utilizzare il suo cellulare rotto, ma senza riuscirci.
Una sete cattiva lo svegliava a distanza di poche ore, scoprendolo con la gola secca; sudato.
Le lenzuola erano mutate in prigione, mentre brividi di caldo e di freddo l'aggredivano costantemente, scoprendolo sempre più agitato.
E poi la mente volava a Damiano.
Altre ore trascorse senza sentirlo e lui non conosceva il suo numero a memoria.
Juri pregò con tutto se stesso di ritrovarlo a scuola, ma come lo sperò, si ritrovò in piedi di colpo.
Gli occhi, sgranati e quasi doloranti, spaccarono il buio come se potesse vederci attraverso.
- Fanculo... no! - ansimò disperato, iniziando a strusciarsi nuca e fronte - Il tema... domani la professoressa lo ritira... e io non l'ho fatto! -
Rabbrividendo, Juri si mise alla scrivania.
Erano le cinque del mattino e mentre un sole debolissimo accennava a voler sorgere oltre le persiane della sua stanza, la mano destra provò a buttar giù qualche riga ma inutilmente.
A un certo punto, un foglio venne pure accartocciato a causa del sudore...
- Dam! Dam! Perché non hai un fottuto account messanger? Anche se ho il cellulare rotto, almeno potremo sentirci da lì... cazzo! Non posso neanche chiamarti a casa perché tua madre avrebbe certamente da ridire... e poi, ce l'hai il numero di casa? Ah! Ma perché non ho imparato il tuo numero a memoria. Dam! Sto uno schifo e ho bisogno di te... non m'interessa se hai messo tanta distanza fra di noi... prima di essere due che hanno fatto certe cose siamo amici, no? Due amici! -
Il mattino seguente, Juri uscì di casa prima del solito e senza fare colazione.
Amanda avvertì lo stomaco stringere ma Luca le suggerì di non fare niente.
Era giusto che Juri avesse i suoi spazzi, che respirasse; anche se limitarsi a osservare un figlio che tenta disperatamente di risollevarsi dalla polvere con le sue sole forze, stringe il cuore.
In realtà, Amanda aveva annusato qualcos'altro.
La bella genitrice non sapeva come spiegarselo, ma nel volto sbattuto del suo Juri v'era una luce diversa. I suoi occhi, da sempre limpidi e puliti, adesso avevano assunto un tono più cupo, diverso. Sconosciuto.
Ma era solo una sensazione.
Guidando velocemente sino alla fermata degli autobus di Piazza Tasso, Juri sperò con tutto il cuore che Damiano rispettasse le proprie abitudini.
La fortuna fu dalla sua.
Come lo vide scendere dal bus, senza mettere il bloccasterzo, Tolosa schizzò dal motorino sino a lui, rivolgendogli uno sguardo talmente allucinato, che per qualche istante, Damiano temette un destro in pieno stomaco.
Ritrovarsi con le sue braccia al collo fu un vero choc ma andò benissimo.
Lì, divisi fra il traffico del Viale Petrarca e il grande giardino deserto, i due lasciarono che il mondo continuasse a scorrere intorno a loro.
Qualcuno sorrise.
Qualcun altro li evitò...
Qualcuno disse qualcosa.
Dentro di sé, Damiano ignorò ogni paio d'occhi indiscreti e con gioia rispose all'abbraccio dell'altro. Nemmeno lui aveva dormito bene, dopo quella non risposta...
Non era il solo ad avere tanta voglia di lui.
- Saltiamo scuola? -
- Saltare? - sorrise il biondino, continuando a tenerlo - Sei davvero Juri Tolosa? -
- Purtroppo sì. Sai, è da ieri che sto cominciando a odiarmi. -
- Odiare è una brutta parola ma... abbiamo un'intera mattinata per provare a cancellarla. -
Juri guidò sino agli isolati giardini del quartiere quattro, parcheggiando alla Montagnola, nelle vicinanze dell'asilo nido.
In quella zona residenziale non v'erano molte distrazioni, ma dopo aver fatto incetta di biscotti e di schiacciatine al forno, i due ragazzi convennero di non aver bisogno d'altro.
Le panchine di quel parco scollinato sembravano aspettar solo loro, offrendo tanta quiete quanta discrezione.
Gli stessi rumori della strada giungevano ovattati, talvolta accompagnati dal chiasso dei bambini. Dopo aver divorato mezza schiacciata, Damiano invitò Juri ad accucciarsi nel casotto dello scivolo, strappandogli il primo sorriso della mattina.
- ...E così, dal nervosismo, hai pure rotto il cellulare. - riassunse Damiano, poco prima di sfoggiare il suo antico Nokia - Lo vedi questo? Se cade si scompone in mille pezzi ma non smette di funzionare. -
- Non sbattermi in faccia i vantaggi dell'Età della Pietra! Non ne ho bisogno. -
- Cielo! Sei davvero six feet under! -
- Sì, ma dirlo in inglese cambia poco... non voglio rinunciare alla pallavolo. -
- Nessuno ti sta dicendo che devi. Perché vedi tutto così buio? -
- Non lo so. - uggiolò Juri, tirando le ginocchia al mento - E' come se... è come se oltre a essere stato tagliato fuori dalla rosa, io... ecco... fossi fuori da tutto. - ammise rabbrividendo.
Il vento soffiò forte e fu in quel momento che Juri cercò gli occhi di Damiano con maggior necessità.
- Io sono diverso, Dam. -
- Lo siamo entrambi. -
Serrando le labbra, Juri si concentrò sul battito del proprio cuore.
Era dolce rammentare che sulla tavola periodica i numeri primi andassero ben oltre il 2...
Damiano aveva afferrato il senso di quelle parole prima che lui stesso riuscisse a sbrogliare la matassa, e davanti alla comprensione totale della sua presenza, poco importava se fossero fidanzati, amanti o amici.
Damiano c'era e andava bene così.
Gli occhi si fecero lucidi ma Juri si trattenne dal piangere.
Era un uomo e non doveva.
Era un maschio che aveva baciato e toccato un altro maschio ma questo non c'entrava niente con il suo orgoglio.
- Se solo non mi fossi fatto male... -
- No, niente se o ma. - bloccò Damiano, tirandoselo addosso - Non ti fanno bene. Non fanno bene a nessuno. -
- E' che... stasera devo pure tornare ad allenarmi... con le riserve. - lagnò Juri, rilassandosi al tocco delle dita di Damiano sulla carne scoperta del collo. - Mi tocca, perché mercoledì non giocherò al torneo. -
- Immagino la delusione... -
- Quest'anno è tutto più faticoso; la scuola in primis. Mi sono sempre recato agli allenamenti con entusiasmo. Amo giocare a pallavolo. Amo sudare e sentire i muscoli lavorare duro ma... ieri sera non è successo niente di tutto questo. -
- E come poteva succedere? -
- Forse, non ho mai imparato a perdere, Dam. -
- Probabile. -
Un gatto vagabondo attraversò l'area giochi in quel momento, spostando l'attenzione di Damiano dalle labbra di Juri alle altalene immobili. Il cielo era striato da ben tre code d'aereo, mentre nuvole informi s'addossavano all'orizzonte, oltre i tetti disordinati dei palazzi.
Le foglie erano quasi del tutto cadute, tappezzando il parco di giallo e d'arancio, in una cornice che strizzava l'occhio al romanticismo.
Qualcosa iniziò a scaldargli il petto ed ecco lo sguardo farsi rapire nuovamente dalla bella bocca di Juri.
Damiano corrucciò la fronte e il cigolare di un vecchio dondolo lo distolse ancora da pensieri che era meglio accantonare. Il vento s'era alzato nuovamente.
- Dam, perché ieri non sei venuto a scuola? -
Passargli la lettera di Mirko Zacchini fu il metodo più rapido per spiegarsi omettendo le bravate della domenica. Juri dovette abbandonare le coccole per concentrarsi sulle ultime confessioni del ragazzo suicida, trattenendo il fiato dalla prima all'ultima parola.
- Ma... ma lo hai detto ai tuoi genitori?! -
- Scherzi? Se lo facessi, dovrei dirgli di essere gay, e non ne ho proprio voglia! E' troppo presto... -
- Dam, qui c'è la chiara allusione a... a un istigazione al suicidio! - elaborò Juri, picchiettando con l'indice le ultime battute del foglio di quaderno
- Posso garantirti che non conoscevamo nessuno di tanto pericoloso. -
- Sia di persona che su internet? - incalzò Juri, provocando un chiaro scossone nell'altro - Un tempo c'eri anche tu su Facebook, Twitter o non saprei dove... e Mirko? Mirko non ha mai smesso di esserci, no? Dunque, la rete dei contatti si espande. -
- Si... si espande anche troppo... merda! -
- Dove vi siete conosciuti, tu e Mirko Zacchini? -
- Noi... noi ci siamo conosciuti proprio su un gruppo Facebook ma... -
- Qui dice che parlavate con la stessa persona. Lui. Una persona pericolosa. -
Damiano si coprì la faccia con le mani poi mise via la lettera e rivolse a Juri un riso sghembo.
Un bacio arrivò a tradimento, con tanto di mani a incorniciare il volto.
Juri sentì sbattere la nuca contro il legno dello scivolo ma non essendo il protagonista di alcun telefilm da batticuore, non vi fu alcun effetto magico. Decisamente urtato, oppose le mani e rimandò un'espressione tutt'altro che condiscendente.
- Evita! Non faremo queste cose come se niente fosse! A confronto, le mie lamentele sulla pallavolo sembrano nulla! Dam, un ragazzo con il quale andavi a letto è morto! E' morto e forse qualcuno ha fatto in modo che s'uccidesse... Questo non significa nulla per te?! -
- Certo che significa qualcosa! - brontolò Damiano, mentre rabbia e capriccio si mescolavano in lui, senza riuscire a equilibrarsi - Ma... non ho la benché minima idea di cosa fare, Juri. Che cosa posso fare?! -
- I nomi dei gruppi... li rammenti? -
- Sì, quelli li rammento... ma se anche Mirko alludesse a una conoscenza in comune sul web, non è detto che questa persona sia ancora lì o che davvero c'entri qualcosa! Mirko era un ragazzo molto sensibile... una persona fragile... -
- Quindi... non vuoi fare niente? -
- Di sicuro non posso andare dai miei genitori, considerando che si trattava di gruppi per gay. -
- Li frequentavi per... conoscere i ragazzi? -
- E anche per sapere a quali feste e in quali locali andare. Sai, la storia del gay radar è un po' una bufala. - spiegò Damiano, poco prima di scivolar giù e di avvertire l'esigenza di sgranchirsi le gambe. Juri lo seguì a ruota, indeciso se lasciar cadere l'argomento Mirko Zacchini o se provare tornarci nuovamente.
- E Ruben? -
- Perché parliamo di Ruben? -
- Anche lui faceva parte di quei gruppi? -
- Sì. -
- Forse, lui potrebbe sapere qualcosa di... -
- Non parlerò più con quella dannata checca isterica! -prevaricò Damiano, rimandandogli un'espressione che non accettava repliche.
Una volta rincasato, Amanda l'aspettava al varco.
Il registro elettronico era pressoché impossibile da sabotare e a Juri non rimase che dir la verità a sua madre.
Dal tema a quello che aveva dentro, il pallavolista ferito vuotò il sacco mentre i bocconi di cibo andavano giù lentamente. Sua madre l'osservava con espressione seria, dura ma affatto giudicante.
Terminata la propria arringa, Amanda gli impose di non combinarle più un simile scherzo.
Preferiva saperlo a casa piuttosto che a bighellonare per la città.
Juri inclinò la testa con fare colpevole e non osò domandare quando e semmai avrebbe ricevuto un nuovo cellulare, tuttavia, fra i molti rimproveri arrivò anche dell'inaspettato conforto.
- Fra un mese, se la situazione non sarà cambiata, parlerò con il tuo allenatore. - decretò la donna, facendosi sentire decisa - Essere silurati per un semplice infortunio è ingiusto, ma vorrei dare a quell'uomo il beneficio del dubbio. Tu, poiché ti sei preso un impegno, continuerai a frequentare e a farlo bene, ma sappi che se stai subendo un'ingiustizia, non sarai da solo a combatterla. -
- Vorresti parlare con il coach? -
- Solo se continuerà a tagliarti fuori. Le ragioni me le deve dire in faccia. Mi sembra impossibile che un tuo compagno di squadra possa aver compiuto prodigi in quindici giorni scarsi... -
- Questo... mi mette un pizzico di voglia in più, sai? -
- Ho sempre pensato che dovessi imparare a camminare sulle tue gambe, Juri, ma è anche vero che non sei figlio di nessuno. - spiegò Amanda, allungando una mano in una carezza - Facciamo ognuno la nostra parte in questa storia, intesi? -
- Grazie. -
- Aspetta a ringraziarmi. -
Amanda lasciò la tavola per tornare con il suo vecchio cellulare, una sottomarca sulla quale a stento girava Whatsapp.
- Sappi che la tua bravata di stamattina ha posticipato l'acquisto del nuovo telefono a Natale. -
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Spazio Autrice:
Questo capitolo era molto atteso e mi felicito di come Juri e Damiano siano entrati nei vostri cuori.
La faccenda di Mirko Zacchini avanza lentamente.
Qualcuno di voi già ha dei sospetti su come siano andate le cose?
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